martedì 20 dicembre 2011

Cristianesimo e Giudaismo. Interessanti sintonie con lo spirito Post-conciliare.

Desidero condividere con voi un articolo di Don Curzio Nitoglia sulla vexata - e spinosa - quaestio dei rapporti con l'Ebraismo oggi più incombente che mai
Io stessa mi ero imbattuta su questo problema, di cui ho già parlato qui, credo con equilibrio e secondo una logica aletica dettata dalla fede cattolica. Citavo, su Benamozegh e le tendenze attuali, ormai sempre più evidenti, questo recente documento, pubblicato proprio da me per un sito sul dialogo ebraico-cristiano di cui ero curatrice; ma con una chiosa inserita in nota.


Benamozegh (Livorno 1823-1900) biblista, talmudista, cabalista, è stato uno dei maggiori rabbini italiani del XX secolo. Nato da una famiglia sefardita, originaria del Marocco, trascorse tutta la sua vita a Livorno, esercitando l’ufficio di rabbino.
Il suo pensiero è autorevole, illuminante e soprattutto attuale. Il rabbino livornese (maestro del padre di Elio Toaff, ex rabbino capo di Roma, che ha accolto Giovanni Paolo II alla sinagoga romana il 13 aprile 1986, ove pronunciò la famigerata frase sugli “ebrei nostri fratelli maggiori nella Fede”) conobbe un giovane cattolico di Lione, Aimé Pallière il quale si trovava «alla ricerca di un’esperienza religiosa che non trovava più nel Cattolicesimo... Pallière mostrò l’intenzione di convertirsi all’ebraismo, ma Benamozegh lo dissuase; il giovane francese aveva per Benamozegh un compito particolare, quasi provvidenziale, che poteva compiere solo restando cristiano; Pallière doveva essere il messaggero della... dottrina dei Noachidi, secondo la quale gli ebrei avevano funzione di sacerdoti del genere umano... Per rendersi conto di questa missione, Pallière non aveva bisogno di convertirsi, ma solo di “purificare” la propria religione da alcuni errori: l’Incarnazione e la Trinità» ([i]). 

 Benamozegh definiva i dogmi dei Cristiani «come una scimmia rispetto all’Uomo [Israele, nda]... la scimmia è l’imitazione mal riuscita del modello, e allo stesso tempo la sua caricatura... il Cristianesimo è una religione... non per uomini normali, ove dietro l’eccesso di ascetismo si cela la corruzione» ([ii]). 

 In Israele e l’umanità (scritto prima del 1885 e pubblicato in Francia per la prima volta nel 1914) ci presenta il giudaismo come “messaggero della religione nel mondo intero, ma il cristianesimo ha cercato di adulterare la missione divina di Israele ed esso dovrebbe restaurare “un ordinamento gerarchico dell’umanità a Israele e rinunciare alla centralità della Chiesa a favore della centralità di Israele ordinando l’umanità al popolo sacerdotale Israele” ([iii]). 

Il giudaismo religione «racchiude una duplice credenza - per Benamozegh - il pluralismo della divinità e l’immanenza. È perlomeno quanto afferma la teologia cabalistica... Quanto all’immanenza... gli angeli appaiono come il prolungamento della Divinità nella natura; il Talmùd dice perfino che sono sue membra ed organi... La Càbala, è la sola capace, di ristabilire l’armonia tra l’ebraismo e la gentilità... poiché la vera tradizione ebraica riconosce sia l’immanenza che la trascendenza di Dio, e unisce così il panteismo con il monoteismo. La fede che Israele conserva, potrà un giorno riconciliare le Chiese divise» ([iv]). Secondo il rabbino livornese «la Càbala concilierà Israele sacerdote con l’umanità laica» ([v]). Il sacerdozio ebraico presuppone un’umanità al servizio della quale è posto. «La fraternità tra tutti i popoli e la comunione di tutti con Israele, che è il centro verso cui devono tendere, per riunirsi, tutte le religioni» ([vi]). Lo scopo supremo del culto ebraico è per la Càbala l’unificazione del Dio immanente e del Dio trascendente, per mezzo dell’uomo. 

 «L’uomo deve agire sulla natura dominandola, e tale dominio è - per l’ebraismo - una cooperazione con Dio... I cabalisti hanno presentato questo dominio come una vittoria che l’uomo riporta su Dio come Creatore» ([vii]). Mentre il cristianesimo con la sua concezione del Dio-uomo, Gesù Cristo, ha scavato un abisso tra Dio trascendente e il mondo. Se per il cristianesimo l’Incarnazione si compie in un solo uomo, «per la Càbala l’incarnazione esiste nel fatto e pel fatto dell’intera creazione» ([viii]). Israele deve essere il centro dell’umanità, poiché è un popolo destinato ad assumere - nell’umanità - il ruolo di sacerdote. «Israele è stato scelto per assolvere il compito eminente di dottore, di predicatore, di sacerdote delle nazioni, compito dovuto... certamente anche alla sua naturale predisposizione ad accogliere la verità religiosa... e soprattutto al suo carattere indomito, fermo e tenace, che era necessario per resistere al mondo pagano, per vincerlo e convertirlo» ([ix]). 

 Nel 1863 l’Alliance Israélite Universelle decise di pubblicare la terza parte dell’opera di Benamozegh (Essai sur l’origine des dogmes et de la morale du christianisme) intitolata Morale juive et morale chrétienne. In Italia Carucci ha pubblicato nel 1977 Morale ebraica e morale cristiana e finalmente nel 2002 Marietti ha pubblicato le prime due parti dell’opera del 1863, sotto il titolo di L’origine dei dogmi cristiani, e ben presto si avrà anche una pubblicazione in francese. 

 L’origine dei dogmi cristiani è una spiegazione cabalistica della dogmatica cristiana, in essa l’autore sostiene che «Lo Gnosticismo non è che un puro travestimento della tradizione acroamatica [esoterica] ebraica, ossia della Càbala» ([x]). Mentre il cristianesimo sarebbe nato - secondo il rabbino di Livorno - soprattutto dalla Càbala che s’incontrò con la filosofia platonica, stoica e orientale e Gesù sarebbe stato iniziato da esseni cabalisti. Gesù sarebbe stato una sorta di iniziato all’esoterismo cabalistico ed al talmudismo ([xi]).

Benamozegh lo prova scrivendo che lo Gnosticismo è di origine cabalistica e così la Càbala tramite lo Gnosticismo ha influito sul cristianesimo ([xii]). I Padri della Chiesa del II secolo rifiutarono però tale gnosticismo cabalistico e lo bollarono come eretico, quindi per Benamozegh il cristianesimo primitivo era gnostico, esoterico e cabalistico; mentre il cattolicesimo dei Padri, e già prima con Giovanni e Paolo, ripudiò la sua origine giudaico-cabalistico-talmudica per erigersi in Chiesa ([xiii]). La Gnosi dichiarata eretica da S. Giovanni e S. Paolo e scomunicata dai Padri è la Càbala rabbinico-farisaica, accettata da Gesù ma rifiutata dai Pastori e dagli Apostoli, perciò il Benamozegh invita la Chiesa a ritornare alle sue origini cabalistiche e a rifiutare la ellenizzazione e romanizzazione del cristianesimo originario operata dai Padri ([xiv]). 

 In Morale ebraica e morale cristiana - Benamozegh - cerca di provare che la morale del Vangelo è inferiore a quella farisaica, «Il cristianesimo... ha fatto un Dio a sua immagine, come gli dèi d’Omero, invece di far l’uomo ad immagine di Dio... Ora, non solo, con ciò, ha offeso il buon senso, la retta ragione..., ma ha reso inutile ogni rivelazione» ([xv]). Inoltre accusa il cristianesimo di aver distrutto l’amor patrio. «Il patriottismo, è un sentimento dell’Antica Alleanza, che teoricamente non ha posto nella Nuova; ed il giorno in cui il Vangelo è stato predicato ai Gentili è stato l’ultimo giorno delle nazionalità [o meglio, nazionalismo esasperato, nda]. Il sentimento di nazionalità come l’intendono gli Inglesi è un sentimento essenzialmente ebraico... I cristiani sono un non-popolo, cioè la negazione teorica e pratica di ogni nazionalità» ([xvi]).

Benamozegh continua: «spettacoli orribili, teorie ripugnanti, dottrine difformi, vizi inauditi si nascondono sotto i principii del Cristianesimo... la finzione della resurrezione dei fedeli con Gesù... questi vizi non si sono nascosti, non si son vergognati di sé, ma hanno occupato arditamente un posto nella Chiesa, hanno esposto senza pudore la loro deformità al sole» ([xvii]). 

 Il cabalista livornese di origine marocchina conclude con l’esaltazione del fariseismo che sorpasserebbe infinitamente la morale evangelica, scrivendo «la morale ebraica rassomiglia all’uomo, ma all’uomo che realizza le sue due forme, e cioè l’uomo primitivo di Mosè, l’androgino di Platone, l’uomo dai due sessi..., la morale cristiana rassomiglia alla donna isolata, separata dall’uomo, senza il contrappeso della sua fermezza, della sua esperienza; la donna abbandonata a tutti i trasporti della sensibilità, della passione... la concezione del Cristianesimo primitivo ha qualcosa di troppo femmineo..., vi è nella parola e negli atti di Cristo e dei suoi primi discepoli, l’eterno femminino...» ([xviii]). 

 Conclusione 

Come si vede le idee benamozeghiane sono state recepite in pieno dal Vaticano II e sono penetrate profondamente in ambiente cattolico post-conciliare. 

 1°) Benamozegh: “Rinunciare alla centralità della Chiesa a favore della centralità di Israele”; cfr. Paolo VI, NOM del 1970, orazione del Venerdì Santo “pro judaeis”, in cui si chiede la loro “fedeltà all’antica Alleanza”. Giovanni Paolo II (Mainz, 1981) “L’Antica Alleanza mai revocata; (Roma, 1986) gli “Ebrei fratelli maggiori [e prediletti] nella Fede”. 

 2°) Benamozegh: “La fede che Israele conserva, potrà un giorno riconciliare le Chiese divise”; cfr. J. Ratzinger, Molte religioni, una sola Alleanza, (Assisi, La Porziuncola, 2008) in cui scandaglia la nuova teologia conciliare e post-conciliare sulle “radici giudaiche del cristianesimo”, che debbono riunire le diverse religioni. 

 3°) Benamozegh: “Se per il cristianesimo l’Incarnazione si compie in un solo uomo, per la Càbala l’incarnazione esiste nel fatto e pel fatto dell’intera creazione”; cfr. “Gaudium et Spes” n.° 22 (del 1965): “per il fatto stesso che il Verbo si è incarnato, si è unito ad ogni uomo”, con i relativi commenti di Giovanni Paolo II nelle sue encicliche “Redemptor hominis” (1979) e “Dominum et vivificantem” (1986). Nella prima scrive: “Con ognuno Cristo si è unito per sempre […]. Sin dal momento in cui viene concepito sotto il cuore di sua madre” (n.° 13); “ciascun uomo, senza eccezione alcuna, […] anche quando l’uomo è di ciò inconsapevole” (n.° 14). Nell’altra enciclica si legge: “L’Incarnazione […] significa assunzione di […] tutta l’umanità, di tutto il mondo visibile e materiale” (n.° 50); “il Verbo si è unito ad ogni carne o creatura, specialmente all’uomo. […] Dio è immanente al mondo e lo vivifica dal di dentro” (n.° 54). 

 Più chiaro (anzi, “oscuro”) di così, si muore.
 d. Curzio Nitoglia 9 marzo 2009
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 NOTE :
[i]) A. Guetta, Qabbalà e Cristianesimo nella filosofia di Elia Benamozegh, in «La Rassegna Mensile di Israel», vol. LXIII, settembre-dicembre 1997, pagg. 20-21.
[ii]) Ibidem, pagg. 23-24. Cfr. A. Pallière, Il santuario sconosciuto, Roma, 1953.
[iii]) E. Benamozegh, Israele e l’umanità, Marietti, Genova, 1990, pagg. XIII-XIV. 
[iv]) Ibidem, pagg. 39-41 e 50.
[v]) Ibidem, pag. 101.
[vi]) Ibidem, pag. 115.
[vii]) Ibidem, pag. 156.
[viii]) Ibidem, pag. 166.
[ix]) Ibidem, pag. 287.
[x]) E. Benamozegh, Le origini dei dogmi cristiani, Marietti, Genova, 2002, pagg. 15-16.
[xi]) Cfr. Ibidem, pagg. 21-60.
[xii]) Ibidem, pag. 73.
[xiii]) Ibidem, pag. 111.
[xiv]) Ibidem, pag. 112.
[xv]) E. Benamozegh, Morale ebraica e morale cristiana, Carucci, Assisi-Roma, 1977, pag.6.
[xvi]) Ibidem, pagg. 12-13.
[xvii]) Ibidem, pagg. 45-46.
[xviii]) Ibidem, pagg. 188 e 192.

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Sorprendentemente chiaro, anzi oscuro, come conclude l'Autore!

Anonimo ha detto...

I cristiani sono un non-popolo, cioè la negazione teorica e pratica di ogni nazionalità»

Quest'affermazione di Benamozegh si basa sul trinomio Dio-Popolo-Terra, che configura l'appartenenza etnica al popolo sacerdotale da cui Israele non si è mai staccato; ma non è vero che il cristianesimo è un non-popolo: esso è il Corpo Mistico di Cristo - la cui appartenenza non è etnica ma teologale e implica l'irruzione del Soprannaturale: Incarnazione - che il concilio ha diluito nel generico "popolo di Dio", di conio vetero-testamentario...

Anonimo ha detto...

... anzi il Cristianesimo come Corpo Mistico di Cristo è il Popolo dei Salvati, dei Redenti da Cristo Signore, che porta a compimento l'intera Storia della Salvezza iniziata con Abramo.

Invece, l'ebraismo talmudico-rabbinico ci considera noachidi, cioè eredi del Patto di Noè (i gentili da non buttar via ma comunque al di sotto di loro), il quale non appartiene alla Storia della Salvezza iniziata con Abramo, che essi considerano il loro "padre nella fede"... In è effetti è anche il nostro, ma perché ha creduto nel Cristo venturo. Ed è proprio qui che gli ebrei hanno concluso la prima Alleanza, sfociata definitivamente nella Nuova ed Eterna Alleanza in Cristo Signore...

don Camillo ha detto...

Terreno assolutamente minato, si sa, si può parlare di tutto ma se si tocca la questione Ebrea, si scatena il finimondo.

Si è parlato molto ampiamente del giudaismo post templare, sono duemila anni che se ne parla, noi ci dobbiamo però attenere a quello che è il Magistero Cattolico, perenne e immutabile, che è identico a quello che la Chiesa "Orto"dossa ancora professa, per non essere accusati di antisemitismo, revisionismo, ect ect.

pertanto consiglio di leggere con calma e sangue freddo questi Documenti Pontifici:

http://www.doncurzionitoglia.com/BOLLE%20%20PONTIFICIE%20su%20giudaismo.pdf

Icabod ha detto...

Ora mi spiego meglio il filo-giudaismo di certo movimentismo cosiddetto cattolico, che dicono frutto della "primavera" conciliare: lo stesso Riccardi, fondatore della comunità di S. Egidio, ha rapporti privilegiati con gli ebrei e si riconosce un noachide, rinnegando apertamente i dogmi.
Altrettanto dicasi per il cammino neocatecumenale che fa ampio e smodato uso di simboli ebraici e anche di predicazione vetero-testamentaria.

Anonimo ha detto...

Come documento basilare richiamo l'attenzione a questo scritto di Mons. Gherardini: Sugli ebrei così serenamente

Anonimo ha detto...

per chi volesse scaricarselo, il testo di mons. Gherardini è disponibile in formato rtf

Giampaolo ha detto...

Eh già, terreno minato a dir poco.

Consiglio sulla questione un testo (in inglese) di M. Jones, The Jewish revolutionary spirit, ed Igniatius Press. Tomo ponderoso, che occorre ordinare oltre oceano, ma vale l'impresa.

Qui qualche recensione http://www.culturewars.com/Reviews/RevolutionaryReviews.html

In sostanza la tesi sostenuta e ampiamente argomentata sotto il profilo storico, teologico, filosofico e sociale, è questa: da quando gli ebrei hanno rifutato Cristo il Logos, e hanno fatto di ciò il proprio tratto identitario, essi sono condannati all'irrazionale, e dunque sono e saranno rivoluzionari per essenza (è chiaro che ciò con l'antisemitismo non ha nulla a che vedere, essendo la questione del tutto teologica e in alcun modo razziale). Seguono una serie impressionante di esempi storici di rivoluzioni da questi appoggiate, studiate e perseguite.

don Camillo ha detto...

Io ritengo che sulla questione ebraica don Curzio sia maggior esperto vivente. Ovviamente ricoperto di insulti da parte di tutti. Ma nella sua opera pluridecennale c'è stato un momento di svolta di anno zero direi, e questo anno zero è rappresentato dai DOCUMENTI PONTIFICI MAGISTERIALI da lui recensiti e pubblicati nel suo sito (http://www.doncurzionitoglia.com/). Oltre che due contributi della Civiltà Cattolica che non si riescono più a scaricare e che io ho nel mio PC.

umanesimo ebraico? ha detto...

Ogni anno, ad Assisi, si organizzano incontri dallo Comunità di S. Egidio. Andrea Riccardi ha ripetutamente spiegato che lo «spirito di Assisi» si ispira alla « religione universale» preconizzata dal rabbino Elia Benamozegh. Una figura che cita molto spesso, come suo maestro spirituale.

«Elia Benamozegh, uomo di grande sapienza», spiega Riccardi, che ne esalta il saggio principale, «Israele e l’umanità – Studio sulla religione universale». Un’opera in cui il rabbino «rispondeva alle accuse che l’ebraismo non fosse una religione universale, aprendo una discussione con il cristianesimo e chiedendo di riflettere sulla legge noachica (...). Dove proponeva l’ebraismo come popolo messianico e sacerdotale tra le religioni. (Un libro che) intendeva provocare in cristianesimo e islam, un tiqqun, un processo di risanamento a partire dall’universalismo e dall’umanesimo ebraico»

http://www.santegidio.org/it/eventi/convegni/20070118_andreariccardi.htm

Anonimo ha detto...

Grazie Giampaolo,
io ho centellinato, con molto profitto, "Il mistero della sinagoga bendata" di Enrico Maria Radaelli.
Conosci?

Giampaolo ha detto...

Sì sì, ce l'ho. Illuminante l'ultimo paragrafo sul tentativo di sostituzione della (sic)"dottrina della sostituzione".

Il taglio di Jones è un po' più americano, se si vuole, meno fine sotto il profilo teoretico, più robusto sotto quello storico documentario. Molte "perle", per fare un esempio, sulla ricezione del Talmud a Roma presso la Santa Sede, che ne ignorò l'esistenza e i contenuti per diversi secoli.

Superfluo dire che pubblicazioni del genere costano spesso la carriera di chi se ne fa carico.

don Camillo ha detto...

invio per email i due articoli di Civiltà Cattolica, sembrano scritti ieri, per quanto sono attuali per chi vuole:

rev.doncamillo@hotmail.com

Giampaolo ha detto...

Caro don Camillo, ho provato a scriverLe all'indirizzo segnalato, ma ogni mail torna indietro dicendolo inesatto...

don Camillo ha detto...

Carissimo, ho provato a me funziona. Riprova magari era solo un problema temporaneo di hotmail.

don Camillo ha detto...

Ho inviato una mail con ciò che mi hai richiesto con un altra email, dimmi se ti è arrivata.