domenica 11 dicembre 2011

Santa Sede - FSSPX. La situazione delineata da Mons. Fellay il giorno dell'Immacolata

Sono in grado di pubblicare le parole sulla situazione attuale, pronunciate da Mons. Fellay durante il Sermone tenuto l'8 dicembre nel Seminario di Ecône. Sostanzialmente egli non dice nulla di nuovo né di diverso da quanto già non conosciamo e che non sia anche la nostra stessa esperienza di credenti di fronte a mutamenti pragmatici che non trovano riscontro nella Tradizione perenne, apparentemente non modificata di una virgola nelle parole, ma sostanzialmente oltrepassata nei fatti... Son cose che abbiamo detto e ripetuto molte volte su diversi punti nodali; ma, ogni volta, arrivati al punto cruciale dei necessari espliciti e definitivi chiarimenti, le nostre perplessità e i nostri interrogativi vanno ad infrangersi su un muro invalicabile e non scalfibile in alcun punto...

Prima delle parole, che ho trascritto fedelmente mantenendo intatto lo stile discorsivo, Mons. Fellay si è espresso in termini spiritualmente molto profondi anche sulla ricorrenza e, poi, ha iniziato col dire che «lo spirito del mondo è entrato nella Chiesa: un corpo estraneo dal quale le cellule cercano di difendersi. Quel che è più grave è che gli organi di controllo non solo non agiscono ma dicono "Non dovete difendervi, dovete accettare tutto, ingoiare tutto" ciò che è accaduto negli ultimi 50 anni...»

Indubbiamente siamo ad una svolta. La dichiarazione è precisa e ferma, ma non è la formulazione ufficiale di un rifiuto esplicito. E', tuttavia, la constatazione lucida e responsabile della realtà delle cose e delle conseguenti implicazioni, potremmo dire ineluttabili, se tutto resta incanalato così com'è. Sostanzialmente è la nostra stessa reazione di fronte all'articolo dell'Osservatore dei giorni scorsi, che si intuiva emblematico e pesantemente allusivo.

Che dire? Oltre che esprimere sconcerto e disagio di fronte a quanto siamo costretti a registrare ed anche a subìre, perché francamente anch'io mi sento coinvolta allo stesso modo sia pure non dall'interno della Fraternità, posso solo continuare a sperare e pregare che non si determini nulla di definitivo, che mi apparirebbe drammatico e suscettibile di sviluppi imprevedibili.


Ultima parte del Sermone di Mons. Fellay.
[...]
Avete tutti capito che c'è stata una proposta di Roma che dice: "siamo pronti a riconoscervi". Il problema è che c'è sempre una condizione. Questa condizione ha variato un po' nelle formulazioni, ma in fondo è sempre la stessa e questa condizione è che si deve accettare il Concilio. Si potrebbe riassumere la situazione dicendo: sì, potete criticare il concilio, ma ad una condizione, bisogna prima accettarlo, e noi diciamo: ma cosa si può criticare, dopo?

Credo sia un riassunto onesto della situazione attuale. Non è difficile dare la nostra risposta. Evidentemente le formule sono sempre più interessanti, più vicine a ciò che diciamo. Si può dire che arriviamo ad un punto che manifesta la profondità del problema attuale, perché in quelle formule proposte ci viene detto vi impegnate a riconoscere che nei punti che fanno difficoltà nel Concilio, la sola maniera di comprendere quei punti è di comprenderli alla luce della Tradizione continua e permanente e del Magistero precedente. E' la sola maniera con cui si possano capire i punti dubbi: alla luce dalla Tradizione. E vanno ancora più lontano. Dunque ogni interpretazione di questi punti dubbi che sarebbe opposta a questo Magistero permanente deve essere rigettata. E' quello che noi abbiamo sempre detto, ma con un piccolo inciso che dice: "come lo dice il nuovo catechismo", nuovo catechismo che riprende il Concilio...

Dunque, sul principio non si può che essere d'accordo, ma l'applicazione è completamente opposta. A Roma pretendono di praticare questo principio dicendo che tutto ciò che è stato fatto nel concilio è buono e fedele alla Tradizione, è in comunione con la Tradizione: l'ecumenismo, la libertà religiosa... Ciò mostra la gravità del problema. C'è un problema da qualche parte, non è possibile altrimenti. Il problema è sulla comprensione di certe parole e queste parole sono: Tradizione - Magistero.

La loro maniera di capire queste parole è una maniera, diciamo, soggettiva. Si può eventualmente comprendere la parola Tradizione nel senso di trasmettere: l'atto del trasmettere è una tradizione; ma la maniera abituale per capire questa parola è il contenuto: che cosa è trasmesso di generazione in generazione. La definizione classica "ciò che è stato creduto da tutti ovunque e sempre" è l'oggetto. Ora, è come se si passasse dall'oggetto per non guardare più che colui che trasmette. Per questo si parla di Tradizione "vivente", perché colui che trasmette è vivo, ma la vita si muove, cambia, i papi cambiano e così via... e dal momento che si cambia la Tradizione cambia ma resta, la tradizione è la stessa tradizione ma che cambia.

Evidentemente la Chiesa (certo ha considerato anche questo senso, ma in modo evidentemente secondario) non è di questo di cui parla la Chiesa quando parla di Tradizione, ciò che è chiamato il Deposito della Fede, l'insieme delle cose che Dio ha affidato alla Chiesa affinché le anime siano salvate ed è per questo che a lato della definizione dell'infallibilità nel Vaticano I la Chiesa dirà che lo Spirito Santo è stato effettivamente promesso a Pietro ed ai suoi successori, ma non è stato promesso in modo tale che con una nuova rivelazione i Papi insegnino qualcosa di nuovo. E' stato promesso affinché, con l'aiuto dello Spirito Santo, S. Pietro e i Papi conservino santamente e trasmettano fedelmente ciò che appunto non cambia il Deposito rivelato.

Ecco a che punto siamo, ciò che cerchiamo di fare dal momento che c'è effettivamente un gesto di Roma nei nostri confronti. Bisogna riconoscerlo. Un gesto ch'è sorprendente perché dopo le discussioni si constata che non si è d'accordo. Se due persone si incontrano, discutono e arrivano alla conclusione che non sono d'accordo, cosa si fa? Beh, Roma ci dice voi accettate lo stesso e noi diciamo non è possibile non è possibile... E oltre a dire non è possibile, ci sarebbe da dire ma non vorreste cercare di guardare le cose un po' altrimenti? Non vorreste cercar di capire che non è la Fraternità che è un problema, che c'è effettivamente un problema nella Chiesa e che non è la Fraternità?

Noi non siamo un problema se non perché diciamo che c'è un problema. Allora occupatevi del vero problema. Noi siamo pronti, non desideriamo altro che attaccare il vero problema. Capirete che perché accettino di cambiare una posizione in quel modo umanamente non c'è grande speranza.

Forse il fatto che attualmente si manifesta in modo più chiaro il disastro, l'infertilità, non ci sono più vocazioni, è spaventoso...

Mons. Fellay continua quindi a parlare delle vocazioni invitando a costantemente pregare pregare pregare perché il Signore liberi la Chiesa e la Santa Vergine faccia qualcosa, Lei che ha promesso che il suo cuore trionferà, per far uscire la Chiesa da questo disastro.
[Ringrazio sentitamente, per il prezioso contributo, Luisa]

62 commenti:

don Camillo ha detto...

Il Cuore Immacolato delle Santissima Vergine VINCERA'! Questa è la cosa che più conta... sono un uomo di fede così come lo è S.E. Mons Fellay, a cui va tutta la mia stima e filiale rispetto, e so che più le prospettive sono buie e più sarà sorprendente l'azione di Dio nella storia, nella nostra storia.

Anonimo ha detto...

Queste parole di mons. Fellay riepilogano il quadro della situazione ma non aggiungono nulla di nuovo, se non l'evidenziare l'insistenza di Roma sull'accettazione del Concilio.
Ovviamente l'impossibilità espressa da Mons. Fellay non si riferisce al concilio come evento, ma ai punti controversi messi a fuoco da tempo e non solo dalla Fraternità.
Se davvero Roma (chi è che rappresenta Roma c'è da chiedersi: Levada, il Santo Padre o chi altri?) VUOLE favorire la riconciliazione e accetta che ci possano essere discussioni, perché tirar fuori machiavellici cavilli che rischiano di provocare un cataclisma?

Anonimo ha detto...

... o davvero non si riesce a mettere in discussione neppure una virgola del dio-concilio?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Purtroppo avverto una nota di maggiore sfiducia rispetto a dichiarazioni precedenti.

Luisa ha detto...

Ho la tua stessa impressione caro Dante, man mano che ascoltavo l`omelia "sentivo" venire quella che non vorrei chiamare "conclusione".
Ma io mi dico, se è domandato di riconoscere il Vaticano II come evento storico, nel senso che ha il suo posto nella storia della Chiesa, perchè non riconoscerlo? È un dato di fatto.
Mentre ascoltavo mons. Fellay descrivere la posizione vaticana, mi dicevo, ma è esattamente quello che dice la Fraternità, interpretare i punti problematici del Concilio Vat.II (già ammetterlo è importante e cosa nuova...)alla luce del Magistero perennne, ma poi....
Ma poi, in realtà, introducendo il passaggio obbligato del nuovo Catechismo che non fa che riflettere il Vaticano II, si domanda di accettare il contenuto delle nuove dottrine uscite da quel Concilio, e così si ritorna alla "case départ"e la risposta della Fraternità non può che essere quella che Mons. Fellay ha spiegato nella sua omelia e che è quella costante e coerente della Fraternità.

Comunque si palesa che le autorità vaticane, consapevoli della crisi della Chiesa, hanno modificato i termini delle loro proposte, anche se in fondo nulla cambia.

A dire il vero non ho visto spiragli dal punto di vista umano, umanamente c`è poco da sperare, resta la preghiera, pregare, pregare e ancora pregare.

Anonimo ha detto...

Sì, Dante, l'ho notato anch'io; ma non voglio ancora credere che la questione debba arrivare ad una conclusione negativa.
Comunque, questa notizia, insieme alla voci che circolano di imminente approvazione della liturgia neocat (a me sembra assurdo, ma in questa situazione c'è da temere di tutto) mi impone un interrogativo angosciante, credetemi. Questa è ancora la nostra Chiesa o è un'altra cosa?

Ecclesia militans ha detto...

Mi capita sempre più spesso di fare una equazione elementare: se la Chiesa odierna determina uno scisma con la FSSPX che non è altro che la custode della Tradizione arrivata fino a noi per 2000 anni, e se è il Concilio la causa di questa frattura, sarebbe giocoforza dedurre che è il Concilio ad essere scismatico.

DANTE PASTORELLI ha detto...

E dunque, se ne dovrebbe ricavare, la vera Chiesa è la Fraternità S.Pio X. Roma è in stato di scisma capitale, il Papa è eretico ecc. ecc. Bene, ma perché restate nella Chiesa romana? Un po' di coerenza non farebbe male.
Certe equazioni semplicistiche son pericolosissime, non tenendo nel debito conto la complessità della situazione della Chiesa e della materia che si tratta..

Anonimo ha detto...

E dunque, se ne dovrebbe ricavare, la vera Chiesa è la Fraternità S.Pio X.

Non mi ridurrò a fare, così come non fai tu, un discorso così semplicistico.

Tuttavia, è un fatto che se voglio ascoltare e vivere qualcosa di cattolico, a prescindere dalle nostre oasi-riserve-indiane, devo ascoltare la FSSPX, pur non condividendo le chiusure di alcuni che forse rasentano il sedevacantismo, ma che non credo costituiscano il vero volto della Fraternità.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Non di tutta la Fraternità.

giovanna ha detto...

Sembra un no, esitante, ma un no. A chi gioverebbe, se così sarà? Non alla SPX, che resterebbe dove sta, non a chi spera nel loro contributo per ripareggiare la verità, non a ‘Roma’ che forse si convertirà ma senza di loro. Ma farebbe comodo a tutti gli altri, modernisti, conservatori della peggior specie, sedevacantisti vari. Che c’è di ‘cattolico’ in tanta esitazione, che ci sarebbe di cattolico in un no? Un eroico ossequio a quale verità se professata senza e fuori ‘roma’? Sarebbe licenza di scisma per chi li segue.

don Camillo ha detto...

Giovanna cara, la proposta di ED è realmente capziosa! Se avessero voluto VERAMENTE citare una fonte teologica magisteriale sicura e credo comunemente riconosciuta avrebbero semplicemente citato il "Catechismo Romano" o Catechismo Tridentino che è stato tra l'altro utilizzato per la realizzazione del "Nuovo" attualmente vigente e non rigettato (almeno a parole). . È metodologicamente scorretto quindi utilizzare un testo che diciamo per il 90% è conforme al "vecchio". Siamo sempre li a filare. E ti assicuro che quel 10% (composto da dolose omissioni e "nuove" interpretazioni) ha un peso veramente spaventoso.
I cattolici senza il Papa sono cattolici. No! E ben credo che il desiderio di tutta la fraternità è essere cattolici CON il Papa. Ma questi "giochetti" sofisticati come possono possono essere minimamente accettati dopo gli AMPI colloqui dottrinali?

non è OT ha detto...

http://www.associazionelatorre.com/2011/11/sacrilegio-a-trento-la-chiesa-di-s-simonino-diverra-sinagoga/

Se davvero, in Vaticano volevano accordi, c'era una strada molto semplice.
Non fare Assisi3.

er tripparolo ha detto...

Probabilmente non si avrà l'accordo.
Non vi resta che prenderne seriamente atto e convincervi che avete perso tempo a difendere l'indifendibile con argomenti al limite del grottesco.
Tempo perso, fatica e energia sprecata.
La farsa è finita (male).

Anonimo ha detto...

La farsa è finita (male).

E' un dramma, un dramma escatologico per di più, non una farsa...
Che il Signore ci assista... mala tempora davvero!

E tutto questo, mentre paradossalmente risulta di imminente approvazione la liturgia sincretista neocatecumenale; il che significa ponti d'oro per i diversamente-credenti filo-luterani e giudaizzanti e diktat impossibili per i cattolici

don Camillo ha detto...

Ciao Trippa,
Per noi non finisce mai male!

Mic, Il dio concilio ora ha bisogno del suo culto, ora vuole essere adorato con la sua propria messa giudeo-protestante che fu desiderata dallo stesso innovatore Bugnini: vera espressione anzi compimento del concilio.

Ma questo pontificato ci insegna che dopo il colpo al cerchio arriva il colpo alla botte. Dopo l'approvazione dei NC arrivò anaspettatamente la revoca della scomunica della FSSPX.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Caro Tripparolo,
non c'è niente di grottesco né di farsesco in questa situazione e nell'esposizione di speranze e ipotesi.
La Chiesa è in una crisi tremenda, dottrinale, morale, disciplinare ormai da decenni.
Parlo della Chiesa istituzione visibile, degli uomini di Chiesa non della Chiesa nella sua divina essenza che non può che esser santa.
Il fatto stesso che non si proceda ad enunciazioni dogmatiche o comunque definitive per stabilir sin dove si possa estender la discussione o la critica al magistero - sempre che certi discorsi lo siano - in particolare del CVII, sta a testimoniar l'incertezza che regna ai vertici della S. Sede.
La questione FSSPX non è la causa né una delle cause del male, ma uno dei più gravi sintomi.
Non mi rallegrerei, al tuo posto, per partito preso, se i colloqui dovessero fallire. Non mi rallegrerei per aver la soddisfazione di gonfiarmi a dire: quanto grotteschi sono stati i richiami ed i lamenti dei fedeli che sinceramente hanno sofferto soffrono ed alle cui richieste non s'è risposto e non si risponde, anche se talvolta il loro linguaggio possa esser risultato e risultar estremizzante.
Dovresti pianger anche tu in caso di fallimento dei colloqui: il Corpo Mistico tutto ne verrebbe ferito. Ne soffriresti anche tu che certo ne sei una delle membra.
Io in questi decenni di lotta a difesa della fede ci ho messo mente e cuore: la mia vita, la maggior parte della mia vita. Non puoi venirmi a a sghignazzare in faccia che ho perduto tempo. Io sono fiero d'averlo offerto a Nostro Signore questo mio tempo, col mio dolore, in piena adesione al Credo ed al Magistero infallibile.
Ciò chiarito, ribadisco ancora una volta: mai mi staccherò dalla Chiesa e da Pietro, ma mai, ov'Egli non mi obblighi con Magistero infallibile, approverò dottrine e prassi che ad un'attenta analisi continueranno ad apparirmi fuori del solco della Santa Tradizione.

DANTE PASTORELLI ha detto...

TRIPPARO',
leggi qui:
“a proposito di alcuni punti insegnati nel Concilio Vaticano II concernenti alcune riforme posteriori della liturgia e del diritto e che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, noi ci impegniamo ad un’attitudine positiva di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando la polemica. Quest’attitudine di studio vuole partecipare per mezzo di una critica seria e costruttiva alla preparazione di un’interpretazione autentica da parte della Santa Sede su questi punti del Vaticano II”.

Questa è la clausola che ha firmato il Buon Pastore, più o meno o forse identica a quelle sottoposta a mons. Lefebvre che per motivi ancora oscuri (si parlò, e non solo da parte di Lefebvre, di trappola) fu firmata e poi ritrattata e agli altri istituti riconciliatisi con Roma.
Il Papa riconosce che ci sono punti del Vaticano II che van chiariti, e ben interpretati e gl'Istituti che ritengon inaccettabili questi punti e le riforme derivate posson avanzar le loro osservazioni per aiutar la S. Sede a studiar i problemi dottrinali e linguistici ed a risolverli.
Dunque, non è un male riflettere, aprire discussioni, avanzar riserve e critiche anche profonde e proporr'emendamenti ai testi del V. II. Se fosse un male, la Chiesa, si dovrebbe concludere, avrebbe incoraggiato questi Istituti a compiere il male. Ragionaci un po' su anche tu.
E lascia perder se a volte, anche qui, qualcuno usa toni che pure a me non piacciono affatto specie se non son seguiti da scelte coerenti.
Ma tieni presente quanto possa il dolore.

Luciana Cuppo ha detto...

Ben tornato, Tripparolo! Ed ora Le sussurro qualcosa che Le causera' seri dubbi sulla mia sanita' mentale, ma glielo spieghera' don Camillo: per noi ne' tempo ne' fatiche ne' energia sono mai sprecati se li si impiegano per il Signore. In altre parole: Dio vede le intenzioni, e se queste sono rette, anche le peggiori frittate e balordaggini non contano, perche' tanto le cose le fa Lui. Il che nulla toglie al sano realismo di don Camillo ed alle sue osservazioni sul cerchiobottismo, che potranno scandalizzare qualche pia orecchia; ma non le Sue, Tripparolo, non le Sue!

DANTE PASTORELLI ha detto...

C’è qualcosa che non va o nel mio PC o nel blog: è la quarta volta che provo a postare un commento, riscrivendolo perché come al solito non preparato, immediato: lo vedo comparire e poi scompare. Mi rivolgo a TRIPPAROLO, che m’è simpatico, fra l’altro, ed al cui orecchio sussurro che oggi, dopo sette giorni consecutivi, non ho aperto la chiesa per motivi personali, e ciò per non esser colto in castagna.
Leggi, buon Tripparolo:
“…a proposito di alcuni punti insegnati nel Concilio Vaticano II concernenti alcune riforme posteriori della liturgia e del diritto e che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, noi ci impegniamo ad un’attitudine positiva di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando la polemica. Quest’attitudine di studio vuole partecipare per mezzo di una critica seria e costruttiva alla preparazione di un’interpretazione autentica da parte della Santa Sede su questi punti del Vaticano II”.
Questa è la formula sottoscritta dal Buon Pastore, identica, credo, a quella di tutti gli altri Istituti Ecclesia Dei e a quella sottoposta nell’88 a mons. Lefebvre che la firmò per poi ritrattarla: e su questo atteggiamento deve ancor farsi piena luce. Da parte non solo lefebvriana si parlò di “trappola” e certo qualcosa dovette accadere nella Curia Romana (dove, come diceva Dante anche oggi non di rado “Cristo si merca”) e che dagli agganci interni al Vaticano fu riferito al Vescovo che ne rimase deluso.
Dunque questi Istituti possono avanzar riserve, posson metter in discussione decreti, dichiarazioni, costituzioni conciliari o parti di essi che dalla loro analisi risultan incompatibili per contenuto e/o linguaggio col precedente Magistero infallibile, o comunque estremamente equivoci e forieri di errori a danno delle anime. Anzi la Chiesa sembra sollecitar queste osservazioni critiche per meglio chiarir ciò ch’è oscuro o dimostrare (ciò che mai è stato fatto) che la rottura con la Tradizione è apparente. Che poi tali Istituti non abbian mai intavolato le necessarie discussioni è altra faccenda, a meno ché non l’abbian fatto in gran segreto, il che non serve a nessuno.
Il vertice della Chiesa, quindi, è consapevole dell’ambiguità di certi testi, sa bene che il livello di accettazione è differente per il differente valore di ciascuno di essi, come è consapevole che le riforme scaturite spesso sono state un autentico disastro dottrinale e liturgico.
Se quest’è vero, com’è vero, le critiche che anche noi moviamo, nei limiti delle nostre povere competenze, non solo sono un diritto ma soprattutto un dovere, perché rendiamo un servizio alla Chiesa.
Le osservazioni critiche, allora, non son un male: altrimenti il Papa avrebbe indotto al male gl’Istituti di cui sopra.
Certo, a volte l’amore o il dolore - spesso son un tutt’uno - traboccano. Talvolta l’asprezza è eccessiva nei contenuti e nei toni che non approvo, specie se non ne conseguon scelte coerenti. Qualcuno dovrebbe controllar passione e linguaggio, lo riconosco, come tu dovresti controllar lo scherno insolente che non costruisce e chiude la porta a qualsiasi confronto. Ma qui ci son persone che ormai conosco assai bene, la cui Fede Cattolica è a prova di bomba. Spero che la tua non sia da meno.

DANTE PASTORELLI ha detto...

C’è qualcosa che non va o nel mio PC o nel blog: è la quarta volta che provo a postare un commento, riscrivendolo perché come al solito non preparato, immediato: lo vedo comparire e poi scompare. Mi rivolgo a TRIPPAROLO, che m’è simpatico, fra l’altro, ed al cui orecchio sussurro che oggi, dopo sette giorni consecutivi, non ho aperto la chiesa per motivi personali, e ciò per non esser colto in castagna.
Leggi, buon Tripparolo:
“…a proposito di alcuni punti insegnati nel Concilio Vaticano II concernenti alcune riforme posteriori della liturgia e del diritto e che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, noi ci impegniamo ad un’attitudine positiva di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando la polemica. Quest’attitudine di studio vuole partecipare per mezzo di una critica seria e costruttiva alla preparazione di un’interpretazione autentica da parte della Santa Sede su questi punti del Vaticano II”.
Questa è la formula sottoscritta dal Buon Pastore, identica, credo, a quella di tutti gli altri Istituti Ecclesia Dei e a quella sottoposta nell’88 a mons. Lefebvre che la firmò per poi ritrattarla: e su questo atteggiamento deve ancor farsi piena luce. Da parte non solo lefebvriana si parlò di “trappola” e certo qualcosa dovette accadere nella Curia Romana (dove, come diceva Dante anche oggi non di rado “Cristo si merca”) e che dagli agganci interni al Vaticano fu riferito al Vescovo che ne rimase deluso.
Dunque questi Istituti possono avanzar riserve, posson metter in discussione decreti, dichiarazioni, costituzioni conciliari o parti di essi che dalla loro analisi risultan incompatibili per contenuto e/o linguaggio col precedente Magistero infallibile, o comunque estremamente equivoci e forieri di errori a danno delle anime. Anzi la Chiesa sembra sollecitar queste osservazioni critiche per meglio chiarir ciò ch’è oscuro o dimostrare (ciò che mai è stato fatto) che la rottura con la Tradizione è apparente. Che poi tali Istituti non abbian mai intavolato le necessarie discussioni è altra faccenda, a meno ché non l’abbian fatto in gran segreto, il che non serve a nessuno.
Il vertice della Chiesa, quindi, è consapevole dell’ambiguità di certi testi, sa bene che il livello di accettazione è differente per il differente valore di ciascuno di essi, come è consapevole che le riforme scaturite spesso sono state un autentico disastro dottrinale e liturgico.
Se quest’è vero, com’è vero, le critiche che anche noi moviamo, nei limiti delle nostre povere competenze, non solo sono un diritto ma soprattutto un dovere, perché rendiamo un servizio alla Chiesa.
Le osservazioni critiche, allora, non son un male: altrimenti il Papa avrebbe indotto al male gl’Istituti di cui sopra.
Certo, a volte l’amore o il dolore - spesso son un tutt’uno - traboccano. Talvolta l’asprezza è eccessiva nei contenuti e nei toni che non approvo, specie se non ne conseguon scelte coerenti. Qualcuno dovrebbe controllar passione e linguaggio, lo riconosco, come tu dovresti controllar lo scherno insolente che non costruisce e chiude la porta a qualsiasi confronto. Ma qui ci son persone che ormai conosco assai bene, la cui Fede Cattolica è a prova di bomba. Spero che la tua non sia da meno.

DANTE PASTORELLI ha detto...

C’è qualcosa che non va o nel mio PC o nel blog: è la quarta volta che provo a postare un commento, riscrivendolo perché come al solito non preparato, immediato: lo vedo comparire e poi scompare. Mi rivolgo a TRIPPAROLO, che m’è simpatico, fra l’altro, ed al cui orecchio sussurro che oggi, dopo sette giorni consecutivi, non ho aperto la chiesa per motivi personali, e ciò per non esser colto in castagna.
Leggi, buon Tripparolo:
“…a proposito di alcuni punti insegnati nel Concilio Vaticano II concernenti alcune riforme posteriori della liturgia e del diritto e che ci sembrano difficilmente conciliabili con la Tradizione, noi ci impegniamo ad un’attitudine positiva di studio e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando la polemica. Quest’attitudine di studio vuole partecipare per mezzo di una critica seria e costruttiva alla preparazione di un’interpretazione autentica da parte della Santa Sede su questi punti del Vaticano II”.
Questa è la formula sottoscritta dal Buon Pastore, identica, credo, a quella di tutti gli altri Istituti Ecclesia Dei e a quella sottoposta nell’88 a mons. Lefebvre che la firmò per poi ritrattarla: e su questo atteggiamento deve ancor farsi piena luce. Da parte non solo lefebvriana si parlò di “trappola” e certo qualcosa dovette accadere nella Curia Romana (dove, come diceva Dante anche oggi non di rado “Cristo si merca”) e che dagli agganci interni al Vaticano fu riferito al Vescovo che ne rimase deluso.
Dunque questi Istituti possono avanzar riserve, posson metter in discussione decreti, dichiarazioni, costituzioni conciliari o parti di essi che dalla loro analisi risultan incompatibili per contenuto e/o linguaggio col precedente Magistero infallibile, o comunque estremamente equivoci e forieri di errori a danno delle anime. Anzi la Chiesa sembra sollecitar queste osservazioni critiche per meglio chiarir ciò ch’è oscuro o dimostrare (ciò che mai è stato fatto) che la rottura con la Tradizione è apparente. Che poi tali Istituti non abbian mai intavolato le necessarie discussioni è altra faccenda, a meno ché non l’abbian fatto in gran segreto, il che non serve a nessuno.
Il vertice della Chiesa, quindi, è consapevole dell’ambiguità di certi testi, sa bene che il livello di accettazione è differente per il differente valore di ciascuno di essi, come è consapevole che le riforme scaturite spesso sono state un autentico disastro dottrinale e liturgico.
Se quest’è vero, com’è vero, le critiche che anche noi moviamo, nei limiti delle nostre povere competenze, non solo sono un diritto ma soprattutto un dovere, perché rendiamo un servizio alla Chiesa.
Le osservazioni critiche, allora, non son un male: altrimenti il Papa avrebbe indotto al male gl’Istituti di cui sopra.
Certo, a volte l’amore o il dolore - spesso son un tutt’uno - traboccano. Talvolta l’asprezza è eccessiva nei contenuti e nei toni che non approvo, specie se non ne conseguon scelte coerenti. Qualcuno dovrebbe controllar passione e linguaggio, lo riconosco, come tu dovresti controllar lo scherno insolente che non costruisce e chiude la porta a qualsiasi confronto. Ma qui ci son persone che ormai conosco assai bene, la cui Fede Cattolica è a prova di bomba. Spero che la tua non sia da meno.

Anonimo ha detto...

Continuo a meravigliarmi per l'ingenuità di molti cattolici in buona fede.
Essi, appena hanno visto qualche elemento un poco tradizionale nell'attuale papa hanno applaudito, senza rendersi conto che non è l'apparenza e i bei paramenti che contano ma un orientamento profondo dello spirito.
Quando hanno visto le trattative con la FSPX hanno applaudito sperando nel meglio, quando invece le due realtà sono purtroppo assai distanti.
Quando hanno sentito parlare il papa di "ermeneutica della continuità", lo hanno sostenuto, quasi che si possa realmente intravvedere tutto ciò nei documenti conciliari.

Ora la probabile imminente approvazione della liturgia nc ha un significato molto più ampio di quanto sembra: indica che nonostante tutte le apparenze, la direzione che si sta intraprendendo non è a favore della tradizione ma verso l'innovazione. La messa nc è la cifra simbolica di tutti i rinnovamenti liturgici e religiosi del postconcilio.

Questa è la prova CHIARA E INCONFUTABILE NEI FATTI che non esiste continuità tra il passato e il presente ma evidente DISCONTINUITA'.

Paradosi

Anonimo ha detto...

La messa nc è la cifra simbolica di tutti i rinnovamenti liturgici e religiosi del postconcilio.

Da indizi ulteriormente raccolti, sembrerebbe che l'approvazione non riguardi il RITO, cioè la Liturgia domenicale (o sabbatica, quanto al Cnc) - il che sarebbe davvero l'abominio della desolazione - ma i RITI dei vari passaggi o tappe di iniziazione...

Continua ad esser grave che non si sia corretto con maggior efficacia quel rito sincretistico inventato da un laico, ma è tuttavia grave che nell'approvare quei passaggi - che molto hanno di problematico sia per il clima che essi creano e per gli stati mentali che inducono, che i contenuti che chi ha approfondito ha dimostrato in vari modi - se ne tolleri il "segreto", più confacente ad una setta che alla Chiesa cattolica...

In ogni caso, quanto ai problemi di diffusione del VO e della corrispondente 'pastorale', praticamente inesistente c'è molto da soffrire e da combattere. Quanto invece alle voci che circolano sull' "arricchimento reciproco" dei due riti, c'è da inorridire al solo pensiero che venga toccato il Rito di sempre...

Anonimo ha detto...

Caro Dante,
non so per quale strano meccanismo i tuoi commenti erano finiti nello Spam.
Me ne sono accorta ora.

REPETITA JUVANT ha detto...

Cari "Cuggini" TRADIzionalisti con il visto delle Autorità (o presunte tali), premesso che chi scrive, HA SEMPRE invitato a pregare per le tali autorità,specie quando è stato costretto a parlarne in termini non proprio lusinghieri è giunta l'ora che si mettano i puntini sugli i.
Senza nulla togliere agli indubbi meriti di alcuni di voi, non ultimi i redattori del presente sito[MESSAINLATINO.IT-n.d.r], è chiaro ciò che dico da tempo. Potete essere dei commilittoni in alcune singole battaglie parziali; si è fatto con piacere un pezzo di strada insieme, ma non combattiamo la stessa guerra.

Anonimo ha detto...

cara Mic, attraverso l'approvazione delle tappe si arriverà a quella del rito, e di tutta la setta segreta e delle sue procedure, vedrai...è un grimaldello, come sempre, per fingere di poter legittimare qualcosa di profondamente illecito, cattolicizzare -per LEGGE- ciò che di fatto è eretico, per dichiarare eretico tutto ciò che è CATTOLICO da sempre, compresa la Messa di S. Pio V! e per poterla abrogare DEFINITIVAMENTE, vedrai: è solo questione di tempo, nella direzione dell'ABOLIZIONE del Santo Sacrificio, come predetto dal profeta Daniele e da Nostro Signore, nonchè da S. Paolo.
L'iter della soppressione è lento, ma tenace, (e concordo con PARADOSI, inconfutabile ciò che dice, basta osservare il filo della storia e delle neo-teologie infiltratesi nella Chiesa grazie a molti partecipanti al concilio, novatores e loro ammiratori e allievi) iter iniziato da decenni, culminato con la buia pagina della Messa riformata da Bugnini & co, con l'avallo di Paolo VI, ed imposta per legge (con sopruso: e già solo per questa violenza sorretta da inganno, non mi si venga a dire che le due messe sono di identica natura, per favore....)
La sovversione della Verità continua, inarrestabile, mentre la FSSPX, per forza evidente di tale situazione SOVVERTITA (= Verità detronizzata) DEVE rimanere UORI della nuova Chiesa conciliarizzata
(cfr.: A causa mia vi cacceranno dalle sinagoghe ecc. e del resto la realtà visibile ci mostra che le chiese ormai vengono trasformate in sinagoghe o simili aule assembleari, v. cronaca di ieri a Trento, qui postata più volte; v. anche questa immagine eloquente diffusa sul web, rappresentativa della MUTAZIONE della Chiesa avviata da anni, grazie agli influssi del CNC sulla forma mentis di clero e fedeli.....
http://i.imgur.com/hp2TY.jpg
....
e ora chi li fermerà questi INNOVATORI rieducatori-riformatori del Gregge alle catto-eresie galoppanti ? non certo i vescovi, nè i papi da 50 anni in qua, devoti, chi più chi meno , alla direzione conciliare ecumenico-onni-inclusiva, costituente ormai una nuova "tradizione", contrapposta a quella autentica e perenne, di cui si dice essere "in continuità" !...invitando noi pecore docili (obbligandoci, come fanno con la FSSPX) a chiudere gli occhi di fronte all'evidenza dei FATTI, a diventare ciechi volontari, guidati da pastori accecati !

Ester

giovanna ha detto...

Deve rimanere fuori? Dunque per restar cattolici, fedeli alla Chiesa cattolica, bisogna lasciarla, uscirne, evitare contatti contagiosi, trappole pericolose, e bla bla bla. Principio di non contraddizione riveduto e corretto. E intanto le ‘pecore docili’ che non trovano manco ‘un prete per chiacchierar’, tanto per parafrasare un Azzurro d’altri tempi, che fanno? Che s’arrangino, son dettagli trascurabili. Mi spiace, ma trovo tutto questo incredibile e indigesto, quasi, anzi no, più di tutto l’ereticume che c’è in giro.

will restore ha detto...

The Angelic Pope is the pope from Catholic prophecy who will restore order and peace to the Church, condemn false doctrines and rebuild the Church after the imminent Great Chastisement.

giovanna ha detto...

e ora chi li fermerà questi INNOVATORI rieducatori-riformatori del Gregge alle catto-eresie galoppanti

Non certo la SPX, se preferirà la sua oasi incontaminata. Li fermerà la fedeltà, la perseveranza eroica, la santità delle ‘pecore’ che resteranno nell’unico Ovile dell’Unico Pastore, nella sola Chiesa che conoscono e riconoscono nonostante tutto come la Chiesa santa di Cristo. Con Pietro, certo, perché così vuole la Tradizione che tanto difendete.

Anonimo ha detto...

Se non comprendo male : "Sì, si può criticare il Concilio, ma ad una condizione: che lo si accetti lo stesso". Questo vuol dire riconoscere il Concilio Vaticano II come valido Concilio ecumenico della Chiesa? Questo la FSSPX lo ha sempre fatto. Ma se significa accettare tutti i linguaggi ambigui dei testi conciliari, come funziona la continuità con la Tradizione della Chiesa?

E tuttavia, se per la FSSP e l'IBP non è stato necessario, perché deve esserlo per la FSSPX?

Antonello su MiL ha detto...

Fa sorridere il leggere i commenti non basati sui fatti ma su una analisi giornalistica del pur bravo ed apprezzabile Tornielli. I fatti sono questi: la FSSPX la risposta non l'ha ancora consegnata, e anche quando sarà consegnata non significherà di certo la fine, visto che in una ipotesi o nell'altra la questione ha ancora bisogno di essere affinata.

Il Preambolo non era immodificabile.

L'ultima parola se l'è riservata il Papa.

I dubbi e le perplessità della FSSPX oggi non son pià solo dei "lefebvriani". Gli stessi dubbi e le stesse perplessità le hanno anche diversi eminenti ed eminentissimi curiali. Ciò significa che anche nel caso la FSSPX rifiutasse il preambolo, la questione non finirebbe qui; caso mai verrebbe solo lasciata maturare ulteriormente. La asserita continuità del Vaticano II con il Magistero precedente prima o poi la si dovrà dimostrare. Gherardini docet. Se non lo si vorrà o potrà dimostrare ora, lo si dovrà dimostrare domani o doman l'altro. La parola più che alla FSSPX è a Roma. dove ancora non è stato dimostrato inconfutabilmente che il Vaticano II è in continuità con la Tradizione. E secondo alcuni tale indimostrazione è dovuta all'impossibilità di farlo. D'altronde, non è propio il canonico Gherardini che ha riconosciuto essersi arrampicato sugli specchi per decenni cercando di dimostrare tale continuità, senza esservi riuscito. E se non v'è riuscito un teologo del calibro dell'illustre canonico di san Pietro....................

In parole povere: quello che appariva l'ultimo treno, in realtà non lo è.................... oremus, oremus, oremus.

Antonello su MiL ha detto...

Fino a pochi mesi fa la FSSPX chiedeva la liberalizzazione della messa antica, e Roma rifiutava......poi venne un papa tedesco e la Santa Sede concesse ciò che per decenni aveva fortemente negato.

La FSSPX chiedeva il ritiro preventivo delle scomuniche....e Roma rifiutava di farlo. Poi venne un papa tedesco, e ritirò le scomuniche (d'altronde, se vennero ritirate ad Atenagora, non si capiva perchè non le si potesse e dovesse ritirare a Fellay &C.).

La FSSPX vuole che non gli si chieda di credere in "unum concilium", e Roma rifiuta.
Anche questo ultimo rifiuto cadrà prima o poi come son crollati gli altri. Perchè quando ci si ostina a chiedere ciò che non si può chiedere..... Propio il Vaticano II stabilisce che a coloro che ritornano in comunione con Roma non può e non deve esser chiesto nulla di più della professione di fede cattolica, in cui non figura il credere appunto in "unum concilium". Io m'auguro che la questione si risolva, e sono molto ottimista, perchè ho informazioni che Tornielli, per quanto bene informato non ha... la buona massaia di una volta sapeva che se il pane non era lievitato al punto giusto era inutile infornarlo: bisognava lasciarlo lievitare ancora......... finchè la lievitazione non fosse giunta al punto giusto che solo una mano esperta sapeva individuare. E a me tutte queste massaie moderne che il pane non saprebbero neppure impastarlo, e che per il solo fatto che il pane non è lievitato vorrebbero o buttarlo via oppure infornarlo lo stesso....... non piaccion punto.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Sbaglierò, ma non credo che il Papa voglia abolire il venerando rito di S. Pio V. Intanto mi sembra che il discorso sulla riforma della riforma si sia arenato. La riforma della riforma poi, stando a quanto s'è detto da fonti autorevoli, per il messale antico si sarebbe risolta nell'aggiunta, è ovvio, di Messe votive (di santi post 1962), di qualche prefazio e di qualche lettura biblica. L'impianto teologico e architettonico non sarebbe stato toccato.
Il NO, invece, avrebbe dovuto esser rivisto alla luce dell'antico. I miglioramenti avrebbero dovutio attenere alla maggior evidenza della sacralità del rito soprattutto nell'Offertorio e nel Canone, rivedendo quelli che in qualche modo si prestano ad equivoci. Il V o svizzero è già stato rivisto nell'ed. tipica del 2003 dal card. medina Estevez. Non sottovalutiamo questo intervento che mette in risalto ciò che prima era oscuro ai limiti dell'eresia: la transustanziazione. Ora resta il II della conciliazione che, se ci fermiamo alla sola vis verborum, e non pensiamo alla retta intenzione del saceerdote, non realizza la transustanziazione.
Il maggior pericolo che vedo profilarsi nella liturgia è l'approvazione dei riti neocat.
Quanto ai rapporti con la Fraternità SPX se c'è buona volontà d'ambo le parti, non essendo in discussione verità di fede che il concilio non ha proclamato, ma argomentazioni teologiche spesso equivoche con esiti anche da respingere, una soluzione positiva attraverso il dialogo leale si può trovare.

Quanto al pane di Antonello, io l'ho fatto in campagna per anni ed anni nel forno a legna: ero bravo. Ma la lievitatura al punto giusto non la constatava la mano, ma gli occhi: il pane gonfiava e "si crepava" abbondantemente al caldo sotto le coperte: era quello il momento d'infornare.

ancora Antonello su MiL ha detto...

Ciò che ho detto nel primo intervento continua ad esser valido: state discutendo su niente, perchè allo stato attuale ancora niente è successo. La questione è ferma allo stesso punto in cui era ferma uno o due o tre o quattro o cinque etc. mesi fa. La Santa Sede ha dato alla FSSPX tutto il tempo necessario per valutare il preambolo, senza porre ultimatum. Non ha alcun senso lamentarsi che Fellay ha impiegato 3 mesi per leggere il preambolo. Ciò significa solo l'impegno e la ponderazione con cui si sta procedendo. Quando terminarono i colloqui alcuni si sbracciarono per il loro fallimento e per la dimostrazione che tra Roma e la FSSPX non poteva avvenir nessun accordo. Nonostante il "fallimento" dei colloqui il papa ha proposto questo preambolo che non è immodificabile nè definitivo. Se nonostante il "fallimento" dei colloqui il papa è andato avanti ugualmente ciò significa che le posizioni della FSSPX non sono così inconciliabili. Ora ci si sbraccia per una risposta al preambolo che non si sa se sarà positiva o negativa............ Signori miei, calmatevi un pochino! E se anzichè far castelli in aria su ciò che avverà, su ciò che Fellay dirà o su ciò che il papa risponderà, piegaste di più le ginocchia a recitar rosarii meditandone i misteri, beh, forse fareste meglio.

LA FSSPX CHIACCHIERA POCO E PREGA MOLTO, SE ANCHE NOI FACESSIMO COSI'..........

Anonimo ha detto...

un passaggio tratto dalla prefazione di R. De Mattei al libro DI M. DAVIES:
"L'Altare cattolico e il Concilio Vaticano II"
(riportato su unafides33.blogspot.com)

È dall’esame della Sacra Liturgia nei primi secoli che Davies prende le mosse in questo saggio, nel quale una parte importante è dedicata a stabilire un paragone tra il culto cattolico e il culto protestante.
Davies, che si convertì dall’anglicanesimo al cattolicesimo anche per l’attrazione che su di lui esercitava la Liturgia romana, ha trattato più ampiamente questo tema in uno de suoi libri più interessanti, La riforma liturgica anglicana, che ha avuto sei edizioni inglesi, ed una in francese. Egli vi dimostra, sulla base di inoppugnabili documenti storici, che il protestantesimo in Inghilterra entrò e si diffuse più che con la predicazione e l’insegnamento, grazie a una riforma liturgica che fece scivolare in pochi anni clero e popolo nell’eresia.
Quando, nel 1509, il re Enrico VIII salì al trono, l’Inghilterra, chiamata tradizionalmente “la dote di Maria”, conosceva un’epoca di rinnovamento religioso, malgrado la presenza di sporadici abusi. Ma cinquant’anni dopo, nel 1559, sotto il regno di sua figlia Elisabetta, lo scisma di Enrico VIII era compiuto e il cattolicesimo era definitivamente distrutto. Una nuova forma di cristianesimo, l’anglicanesimo, l’aveva rimpiazzato, prima di diffondersi in tutto il mondo anglosassone.
Questo cambiamento imprevisto e in massa di tutto un popolo non ebbe come causa principale la predicazione di un Riformatore, quale Lutero in Germania o Calvino in Svizzera. Esso fu opera primaria dell’arcivescovo di Canterbury, Thomas Cranmer, il quale, già segretamente protestante, concepì uno spregiudicato piano di modifica radicale della fede del popolo inglese attraverso il mutamento della Liturgia. Egli era infatti convinto che la pratica liturgica quotidiana avrebbe trasformato le idee e le mentalità meglio di qualsivoglia libro o discorso.
La storia della riforma inglese è quella di un disegno che, pur a momenti alterni, finì per prevalere grazie al carattere profondamente equivoco del Book of Prayers cranmeriano, suscettibile, per la sua ambiguità, di opposte “ermeneutiche”.
Michael Davies era fiero delle sue origini gallesi e conclude significativamente queste pagine con un riferimento a san Riccardo Gwyn, insegnante del Galles, padre di sei bambini, giustiziato nel 1584 per essersi rifiutato di partecipare alla liturgia protestante. Di questo spirito profondamente cattolico della sua patria egli raccolse l’eredità e la volle ritrasmettere alle generazioni future. Il fatto che oggi la Tradizione cattolica conosca una rinascita si deve a cattolici come Michael Davies, che con i loro libri, articoli e conferenze, hanno contribuito a rianimare e istruire migliaia di fedeli in un’epoca di confusione e di sbandamento come quella che attraversiamo."
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( in questa parole di R. De MATTEi si evidenzia un chiaro messaggio per i cattolici del 3. millennio appena inizato, angosciati per il tramonto della Fede che riconferma il suo quotidano declino nell' annacquamento progressivo e inarrestabile, grazie all'alterazione perdurante della Divina Liturgia, attuato mediante molteplici mescolanze, deformazioni e arbitrarie inclusioni/omissioni/IBRIDAZIONI...sincretismi!
senza poter vedere (finora) alcun pentimento o ripensamento o ritorno netto a quella Divina, originaria e inalterabile, creata da Nostro Signore come imperitura, definita e fissata nelle forme canoniche del Missale Romanum esteso a tutto l'Occidente da S. Pio V ....; un messaggio che è un invito a guardarsi da gravi errori già commessi, o a correggerli finchè si è in tempo per scongiurarne le tragiche conseguenze:

HISTORIA MAGISTRA VITAE )

Ester

DANTE PASTORELLI ha detto...

Quel che dice Antonello, ch'è bravissima persona, a giudicar da quel che ha sempre scritto, è quello che più volte qui abbiam letto e sostenuto.

Anonimo ha detto...

Per D. Pastorelli: certo neanch'io ho mai detto che IL REGNANTE attuale papa voglia abolire il venerabile rito di S. Pio V, essendo lui quello che in un preciso momento storico l'ha sdoganato ; ma infatti dicevo che il processo, profetizzato in AT e NT, di abolizione del Santo Sacrificio è preceduto da lenta preparazione negli anni della storia passata e futura, e sarà pressochè inavvertito dai cattolici che lo subiranno, in gran parte inconsapevoli della sua gravità, credo, sentendolo come un fenomeno NATURALE di evoluzione della Liturgia e del sentimento religioso, che diluito nel tempo in un GENERICO e sbiadito senso di un dio-comune (senza lineamenti precisi che siano BARRIERE verso i diversi, cfr.: cerchiamo ciò che ci unisce) a tutti i vario-credenti, dovrà un giorno approdare alla mitica civiltà universale dell'amore, (annunciata ad inizio concilio V.2°) quella fraternità tutta terrena e immanente (obliato-eclissato il NOme di Cristo Signore, che sarà ricordato come un filosofo-benefattore tra tanti altri uomini); ciò accadrà facilmente, essendo il "popolo di Dio" nella stragrande maggioranza un gregge docile, remissivo al potere occulto che lo soggioga facendosi paravento del Papa, (e consapevole del dovere di OBBEDIRE a qualsiasi cosa venga imposta "dall'alto"*) pronto e prono a TUTTE le innovazioni, sincretismo compreso....(avendo già ben assorbito relativismo e indifferentismo con Assisi1-2-3, convinto di OBBEDIRE ai papi promotori, senza chiedersi se fossero cose gradite A DIO);
ma proprio quell'oggetto del suo grave timore, che io condivido, caro Pastorelli, lo vedo con sgomento come un pessimo segnale della amarissima realtà in atto della "riforma della riforma", nella sua vera sostanza che si va GIA' concretizzando: la grande macedonia dei riti inventati dai gruppi , i più svariati e aberranti che verranno ammessi in questa nuova Chiesa-calderone onni-accogliente.
E i loro maestri, seguaci e celebranti riceveranno il nome di "cattolici" a tutti gli effetti, lodi ed onori di "nuovi EVANGELIZZATORI", mentre gli “scismatici” di Econe saranno chiamati ribelli e tradi-protestanti, in discomunione col Papa e chissà, forse anche calunniati quali non-cristiani, come dicono spesso gli ineffabili neocatto-kikiani e fans, sui loro stupendi siti, sicuri nella loro botte di ferro di tutte le remote, recenti e future approvazioni ricevute dalla Cattedra di Pietro.
Non ci sorprendiamo: tutto ciò corrisponde agli avvisi fatti da Nostro Signore nel discorso delle Beatitudini. Tutto ciò di cui ci ha avvertiti Gesù si avvererà per i suoi seguaci, Martiri della Fede, tutto come avvenuto per Lui: diffamazioni, calunnie e persecuzioni, + damnatio ecclesiale e della memoria..... mentre lodi esaltanti saranno tributate ai falsi profeti.
Su questa terra accadrà sempre così.
(tale eclissi della vera Chiesa durerà per un certo periodo, prima che il Signore regni, e metta tutti i nemici sotto i suoi piedi)

Ester

*dall'alto: infatti, come dice Mic, quando diciamo "Roma" noi piccoli ignari delle grandi manovre del Potere, non sappiamo se certe decisioni (V. approvazione di strane neo-liturgie e catechesi segrete settarie) siano prese dall'autorità suprema di Pietro o da altri per lui:
chi è che rappresenta Roma, c'è da chiedersi: Levada, il Santo Padre o chi altri?
CHI E' DI FATTO CIO' che noi chiamiamo "ROMA" ?

la risposta a questo oscuro dilemma che ci tormenta da almeno 6 anni non è di poco conto negli eventi (poco rassicuranti) che si profilano a breve termine.

stefano ha detto...

Mi scuso in anticipo se in quanto sto per scrivere vi si troveranno argomenti probabilmente già sviscerati in questo ed altri contesti, ma ciò nasce da un mio limite: dopo sporadiche ma frequenti letture in merito, ci sono alcuni punti che in tutta sincerità non mi sono ancora chiari, probabilmente dovuti a lacune di natura teologica. Abbiate pazienza.
Premetto che per sensibilità ed esperienza sono molto vicino alla Fraternità, e lontano anni luce dai cosiddetti ‘movimenti’, ma tant’é…
Dice mons. Fellay: ”Lo spirito del mondo è entrato nella Chiesa: un corpo estraneo dal quale le cellule cercano di difendersi.” Non riesco a vedere, nell’atteggiamento della FSSPX, alcuna difesa, ma – per così dire - una ‘semplice fuga’. Come si può sperare di essere seriamente - e senza perplessità alcuna - seguiti (o ascoltati, ammesso che questo rientri tra i loro interessi), scegliendo di restare in uno stato di ‘grave irregolarità’ (per citare il prof. De Mattei)? Come si può sperare di diventare un riferimento nel mondo cattolico, uno spiraglio, una vera ‘voce fuori dal coro’ non facendo nemmeno parte del coro? Ma, allora, quale è lo scopo della FSSPX? La conservazione intatta della Tradizione in attesa che Chiesa e Papa si ‘ravvedano’? Ma della Tradizione non è pure parte integrante (nella Scrittura) l’elezione di Pietro da parte di Nostro Signore Gesù Cristo, a la sua garanzia 'non praevalebunt'? Come sono conciliabili questi due aspetti? Non significa questo invertire i piani, elevare la Tradizione al di sopra di tutto, anche al di sopra della Scrittura (come di discuteva qualche giorno fa con Dante Pastorelli e mic) portando in questo modo a rendere relative alcune parti fondamentali della Scrittura stessa? Non è questa una situazione molto vicina a come si posero sacerdoti nei confronti della Legge ai tempi di Gesù?
Mons. Fellay continua: sì, potete criticare il concilio, ma ad una condizione, bisogna prima accettarlo, e noi diciamo: ma cosa si può criticare, dopo?. Ancora una volta, la mia impressione è che la FSSPX sia molto concentrata su sé stessa e poco sulla Chiesa: non si accorge, mons. Fellay dell’immane lavoro (conferenze, pubblicazioni, ecc...) portato avanti in tutta umiltà e con grande profitto dai (a titolo di esempio) Francescani dell'Immacolata - e in parte pure dalle suore di clausura (!) appartenenti al medesimo ordine? Se alla FSSPX sta veramente a cuore la sorte della Chiesa, possibile che la loro scelta sia una guerra di trincea molto dietro la prima linea, al posto di un molto più concreto e determinante intervento dall'interno? Umanamente parlando ritengo molto più ammirevoli i sacerdoti amanti della tradizione costretti a ingoiare quotidianamente dei bocconi amari, per non dire avvelenati. Ecco, non vorrei urtare la sensibilità di nessuno... sarà una personale miopia, ma faccio fatica a vedere nella posizione della FSSPX qualcosa che vada al di là dell’orgoglio, per quanto possa essaere interpretato come ‘orgoglio in difesa della Tradizione’. Chiedo scusa per l’eccesso di punti interrogativi: ce ne sarebbero altri, ma non ho sufficiente tempo per formularli chiaramente. Magari in un secondo momento.

Stefano

Anonimo ha detto...

Caro Stefano,
le tue riflessioni e osservazioni sono stata fatte anche da me più di una volta, anche se sono propensa a non qualificare "orgoglio", ma istanza di fedeltà all'ennesima potenza una posizione di "retrovia" da parte della Fraternità.

Credo che il problema, al punto in cui siamo sia l'impossibilità di rimanere nelle retrovie, anche perché la febbre di Roma non passa da sola e non vi si può influire rimanendo in quarantena, mentre il contagio può essere evitato con l'aiuto del Signore. Penso, infatti, sperando di sbagliarmi, che un rifiuto potrebbe provocare il paradosso di una Fraternità perfettamente cattolica dichiarata scismatica, mentre altri diversamente-credenti potrebbero continuare ad essere 'mandati' ad evangelizzare tutt'altro che la Rivalazione Apostolica.

Per me è una situazione diabolica da cui solo il Signore e molta Prudenza, Discernimento e buona volontà da parte di chi è responsabile da tutt'e due le parti possono tirar fuori... soprattutto neutralizzando le forze oscure che continuano a tramare ormai neppure più tanto nell'ombra.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Io credo che la risposta che mons. Fellay darebbe sarebbe questa:
"Noi ci consideriamo e siamo membra vive della Chiesa, l'irregolarità canonica è una misura giuridica ingiusta che non può vanificare la realtà della nostra indiscutibile Fede Cattolica ed il nostro attaccamento al perenne Magistero infallibile. Le nostre cellule sane difendono non se stesse in un'orgogliosa smania di primazia, ma uccidon quelle malate e ne generan altre sane per il bene di tutto il Corpo Mistico".
La parola "difesa", dunque, nel discorso di Fellay non ha significato negativo, di chiusura superba nel bunker, ma di continua positiva semina anche tra le incomprensioni e le persecuzioni.
Ci si può chiedere: ma non farebbero meglio a seminar "ufficialmente dentro" l'orto della Chiesa?
Ti capisco, Stefano, anch'io lo vorrei. Ma quali garanzie hanno che sarà loro permesso di sceverar poi il grano dal loglio che cresce sino ai vertici della Chiesa?
Il punto centrale è qui. Il loro timore non è senza fondamento.
Dimmi Stefano, di' a me che sono in contatto anche molto ravvicinato con qualche Istituto Ecclesia Dei: quale di questi Istituti parla liberamente contro l'eresia che come un'idra soffoca la Casa di Dio?
La loro opera io non la sottovaluto, specie nella formazione dei sacerdoti: ma li hai mai sentiti denunciare gli errori dottrinali di vescovi e cardinali? L'ondeggiamento del nmagistero e dei comportamenti pontifici? Li hai visti discutere i punti inaccettabili del Concilio e le riforme derivatene? Con quali risultati?
Tu hai la certezza che "dentro" la loro opera sarebbe non solo consentita ma anche aiutata e benedetta?
Io, che da anni auspico la conciliazione, qualche dubbio ce l'ho ancora.
Non è una condizione ottimale né quella della Fraternità né la nostra di addolorati fedeli osservatori.
Scusate la fretta ma altri urgenti impegni mi chiamano fuori casa.

stefano ha detto...

Cara mic, ammiro l'integrità della FSSPX, ma non riesco a considerarla "perfettamente cattolica": potrebbe esserlo, ma "perfettamente nella Chiesa".
Non lo so motivare teologicamente, ma osservando dall'esterno la loro esperienza mi viene da pensare che, forse, non è tutto nella Tradizione.

DANTE PASTORELLI ha detto...

M'accorgo che mentre scrivevo Mic m'ha preceduto: il mio coemmento per questo è trascurabile.

Anonimo ha detto...

Grazie Dante,
per nulla trascurabile il tuo intervento hai completato come meglio non si poteva quel che ho detto.

Anonimo ha detto...

non è tutto nella Tradizione

questa tua affermazione sulla Fraternnità vale solo se ti riferisci a quella che è ormai diventata la tradizione conciliare, che effettivamente andrebbe purificata da molti elementi 'spuri' e che non è tutta la Tradizione...

don Camillo ha detto...

"Ecco una nota di alcuni papi i quali hanno errato in materia di fede.
Papa Zeffirino, nel principio del terzo secolo, approvò la dottrina de' Montanisti, già infallibilmente condannata da' suoi predecessori infallibili come lui.
Papa Marcellino, verso la fine del terzo secolo, diede tale prova della sua infallibilità che, come dice il pontificale di Damaso ed il breviario romano, giunse fino alla completa apostasia, sacrificando agl'idoli.
Papa Liberio, nel quarto secolo, secondo la testimonianza di S. Atanasio, di S. Ilario e di S. Girolamo, divenne ariano, e sottoscrisse la confessione di fede ariana.
S. Girolamo attesta lo stesso di papa Felice II.
Papa Vigilio, nel sesto secolo, approvò l'eresia eutichiana che negava in Cristo le due nature, la divina e la umana.
Papa Onorio I, nel settimo secolo, insegnò la eresia de' Monotèliti, e fu condannato come eretico monotèlita dal sesto Concilio generale.
Papa Niccolò I, nel nono secolo, insegnò che non era necessario battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Papa Stefano VI condannò infallibilmente e ferocemente il suo infallibile predecessore papa Formoso, annullando tutti i suoi atti, e dichiarando con ciò che la validità de' sacramenti dipenda dalla persona del ministro, che è una eresia nella Chiesa romana.
Papa Sergio, successore di Stefano, seguendo infallibilmente l'errore del suo infallibile predecessore, riabilitò Formoso, dichiarò valide le sue ordinazioni, e dichiarò nulle quelle di papa Stefano.
Papa Giovanni XXII insegnava solennemente che le anime dei santi non entreranno in cielo, se non dopo l'universale giudizio: dottrina condannata come eretica dalla Chiesa romana.
Papa Giovanni XXIII fu condannato come eretico dal Concilio di Costanza, e deposto dal papato."
--------------------

.... Perchè: "Ecclesia semper reformanda est!" cioè, siccome che il patrimonio Apostolico, che costituisce l'essenza stessa della Chiesa Cattolica un quanto tale, è sempre coerente in se stesso anche se nei tempi passati alcuni Papi hanno ERRATO in materia di FEDE (cioè hanno adulterato il Deposito della Fede) la Chiesa Cattolica come corpo VIVO (non vivente inteso che cambia muta evolvendosi, secondo una specie di teoria darviniana - che ai Papi conciliari non dispiace) ha saputo sempre difendersi respingendo il male al tempo opportuno restaurando così lo splendore della Verità..

Detto ciò caro Stefano, i tempi di oggi non sono poi tanto diversi dei tempi di ieri. Il combattimento ora ha bisogno di due fronti distinti che per il momento (almeno fino a che Dio vorrà) DEVONO essere distinti per debellare questo strano male, diciamo questo tumore.

Utilizzando un esempio medico-clinico (scusate per l'esempio) la cura e così suddivisa:
1mo fronte costituito dai diciamo dai gherardiniani: sacerdoti e Vescovi (molto pochi) e da parte dei francescani dell'Immacolata che pressano diciamo in modo "interno" utilizzando l'esempio di Mons. Fellay, siamo come "cellule che cercano di difendersi" cercando il salvare l'integrità del Corpo della Chiesa.

2do fronte costituito dalla FSSPX che dall'esterno pressa in un certo senso come una "terapia radiale" .

Ora ogniuno in questo momento storico ha il suo compito.

I gerardiniani denciano all'interno della Chiesa Conciliare che c'è stato un cambiamento nel Deposito della Fede con il Concilio (Ecumenismo, ebraismofratellimaggioriprediletti, collegialità e libertà religiosa)

La FSSPX attacca in quest'altro modo pone cioè questa "semplice" questione alla Chiesa Conciliare: la Chiesa prima del 1952 è (era) cattolica e indefettibile sì o no?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Quel pericolo ch'io pavento, cara Ester, lo dobbiamo guardare certo nella sua realtà devastatrice, ma anche nella totale Speranza senza la quale non c'è Fede. Cristo ci ha detto che sarà con noi sino alla fine dei secoli.
Prima o poi anche Pietro si sveglierà dai suoi pisolini.
Il Santo Sacrificio potrà esser anche celebrato nelle catacombe, ma non sarà cancellato nella Chiesa sino all'ultimo "gloria".
Il pessimismo non è cattolico. Richiamiamo gli uomini di Chiesa ai loro doveri, sicuri che la Chiesa è in noi e noi in essa.

Quanto agli esempi di papi erranti fatti da don Camillo, alcuni sono veramente molto controversi all'interno stesso della Chiesa.
Si legga in merito l'Enciclopedia Cattolica o almeno l'agile volume di p. Zoffoli, La vera Chiesa di Cristo. Le fonti anche contemporanee e comuque gli storici son assai divisi.
L'unico su cui non esistono serie interpretazioni "attenuanti" è, come ricordo sempre, Giovanni XXII. Sui Papi e antipapi in periodo di grande scisma il giudizio è sempre stato provvisorio. Roncalli in qualche modo risolse la questione ritenendo Giovanni XXIII un antipapa.

don Camillo ha detto...

Il venerato padre Zoffoli, ovviamente, descrive la storia della Chiesa DOPO il dogma dell'Infallibilità pontificia, così come tutti gli storici cattolici post vat.I.

Questi esempi che ho ripreso servono non per andare contro l'autorità del Papa in quanto tale, ma sulla capacità intrinseca la Chiesa Cattolica che con in mano il Suo MAGISTERO corregge gli errori degli uomini.

Non credo di essere un profeta, ma sono convinto che "un" Papa ristabilirà la piena ortodossia nella Chiesa, perchè solo Lui ne ha potere (potere che gli viene da Dio per il suo Magistero, ministeriale). Non saremmo forse noi a vederlo, ma quel Papa (forse è già nato) avrà molto a soffrire fino a donare il Sangue, insieme a tanti uomini e donne CON Lui.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Lasciamo perder i casi molto controversi sin dalla contemporaneità.

stefano ha detto...

Vi ringrazio per le cortesi e chiare risposte: offrono delle nuove (per me) prospettive su cui meditare.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Se si parla in modo tranquillo e con un po' di buon senso, tutti impariamo qualcosa da tutti. Se non altro siam indotti a porci delle domande.

Anonimo ha detto...

Papa Giovanni XXII insegnava solennemente che le anime dei santi non entreranno in cielo, se non dopo l'universale giudizio: dottrina condannata come eretica dalla Chiesa romana.
NON è AFFATO VERO!
Papa Giovanni XXII consapevole di sbagliarsi, ammise di NON RIUSCIRE, come limite e mancanza PERSONALI a togliersi dalla testa l'idea (che, ripeto, era il primo a rendersi conto che era sbagliata) di cui sopra. Ne fece confessione pubblica, in una omelia per il Primo Novembre, e chiese, altrettanto pubblicamente, preghiere ed istruzioni, per ottenere la grazia di cambiare idea. O, quanto meno, di fare al riguardo delle tesi ortodosse, ovvero della coscienza dei trapassati e della loro presenza, già oggi, nella beatitudine (o nel castigo), un atto di Fede.
Se potrò, vedrò di confutare, punto per punto, l'elenco di presunti errori dottrinali dei pontefici (compreso qualche antipapa) su riportato. Si tratta di un'opera stilata nel XIX Secolo, in ambiente protestante.

i fatti ha detto...

i fatti parlano chiaro...
le parole che qui ci scambiamo in attesa che le cose volgano al meglio, sono parole al vento.
fatto 1:
mons. Gherardini ed altri illustri uomini di Chiesa hanno rivolto da anni suppliche al Papa regnante perchè chiarisca i punti controversi del concilio ultimo; a fronte di tali suppliche e richieste, sia della FSSPX che di tanti esponenti del clero emondo cattolico, il papa non dà segni di voler dare alcun chiarimento, (come mai?) ma lascia che i FATTI si svolgano come sempre, che tutto continui in direzione-CONCILIO, come i superpotenti volevano e vogliono, quindi....
fatto 2:
mentre in tanti continuano a supplicare da Pietro i chiarimenti (che solo lui avrebbe il sacro DOVERE di dare: Roma ha creato il problema 50 anni fa, e Roma lo deve risolvere, giustamente dice Fellay), senza ottenere la minima risposta, il regime conciliare continua la sua marcia distruttiva; vedasi il perdurare degli scempi architettonici, liturgici e pastorali, tutti condotti avanti nel nome del gran concilio, come uno schiacciasassi sulla testa di tanti parrocchiani in Italia e altrove, e guai a chi protesta; per capire, leggete la lettera amareggiata di quel torinese sul blog di Colafemmina, di fronte all'ennesimo scempio che si sta perpetrando ai danni di una bellissima chiesa, Sacro Cuore di Maria, che sarà stravolta in omaggio al dio concilio...
Noi parliamo di riforma (che non si sa dov’è) ma i frutti marci del concilio continuano a maturare dappertutto, visto che nessuno si decide a fare disinfestazioni alla pianta.....
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leggete l'aberrante spiegazione "estetica" dello scempio:
Essi si presentano come un agglomerato di elementi chiaramente altri rispetto al contesto dell’architettura del Ceppi; ma è proprio in questa relazione di diversità che essi testimoniano da un lato, la chiara leggibilità dell’intervento, e dall’altro la presa di coscienza della necessità di un adeguamento liturgico, inteso anche come senso di fedeltà al Concilio."
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tutti gli scempi continueranno senza freni in nome del dio-Concilio, a tutto danno della Fede dei semplici, cioè culturalmente e giuridicamente inermi (99% dei cattolici).
Dunque ha detto bene la blogger Giovanna:
la FSSPX non potrà fermare i novatores !
MA allora, se siamo tutti convinti che la FSSPX sarà impedita dal combattere gli scempi dottrinali ecc., a che pro la si deve reintegrare ? per imbavagliare anch'essa, come hanno fatto con ED ed altri ? qui ha ragione Pastorelli, non ci facciamo illusioni.
Ha ragione Fellay di temere le trappole, visti i FATTI già accaduti.

MyBESTales ha detto...

Salve,
sono il Presidente della Associazione Nazionale "Amici di Fatima", nata nel 1982 con lo scopo di diffondere il Messaggio di N.S. di Fatima e riconosciuta dalla Chiesa e dallo Stato. Chiedo che inserisca il link (o il banner) del nostro sito ufficiale nel Suo sito (noi faremo lo stesso per il suo indirizzo). In attesa di risposta, grazie.

http://amicidifatima.blogspot.com

DANTE PASTORELLI ha detto...

Giovanni XXII: vedi, fra gli altri testi, Enciclopedia cattolica s.v., che non è certo espressione del protestantesimo.
Prima di morire ritrattò (costretto, si dice, dai cardinali). Non io ho parlato di magistero solenne: le tesi furono esposte in alcune omelie.In ogni caso, colto anonimo, sarebbe bene che tu firmassi i tuoi interventi che si annunciano assai interessanti, anche contro tanti studi sull'argomento. Entreresti nella storia del pensiero teologico cattolico.

i fatti ha detto...

vorrei per cortesia sapere dagli amministratori perchè il mio commento di stamattina è stato censurato.
Grazie (spero sia niente di allarmante).

Anonimo ha detto...

@ "i fatti"

Come purtroppo ultimamente succede, il suo commento era finito tra gli Spam...
Ora è recuperato.

DANTE PASTORELLI ha detto...

@I FATTI
Se guardi sopra io ho postato più volte e tutte le volte i commenti son finiti in spam. Son apparsi poi tutti insieme nelle varie redazioni che via via riscrivevo.

Anonimo ha detto...

Questa situazione è un campo minato ammiro l'equilibrio con cui la gestisce mons. Fellay, nonostante lo stress e le delusioni.

bernardino ha detto...

Quello che non riesco proprio a capire, perche' la Santa Sede, per riconoscere una parte della Chiesa, che poi e' quella parte che rispecchia la vera dottrina cattolica, vuole far bere a questa, quel calice amaro, come quello che Gesu' ha bevuto accettando la Croce, per salvare l'umanita'? Mi spiego meglio: perche' la FSSPX per essere riconosciuta (in fondo i tradizionalisti sono i veri cattolici apostolici e obbedienti al successore di Pietro)deve accettare qualcosa che sta portando alla distruzione la dottrina cattolica, cioe' quel veleno che e' il VII, del quale da 50 anni vediamo la rovina che ha inflitto alla Chiesa di Cristo. Se c'e' ancora spazio per discutere con la Santa Sede, finche' non si arriva al totale chiarimento, si parla, si discute. Poi se dobbiamo suicidarci e rinnegare Cristo per accettare il VII, ci tiriamo indietro e andiamo avanti per nostro conto sulla nostra strada che conosciamo benissimo. Lo Spirito Santo ci illuminera'. Dio vede e provvede e sa' anche quale e' la vera Chiesa che non lo tradisce. Non dimentichiamo mai che nel momento piu' doloroso, Gesu', venne rinnegato dai suoi Apostoli e da Giuda venne tradito. La storia si ripete. C'e' una cosa importante da fare per chi crede nella vera chiesa di Cristo, soffrire e trasmettere cio' che abbiamo ricevuto, ma anche far sapere con tranquillita' e senza paure degli eretici a tutti quale e' la vera Dottrina cattolica e quale e' la vera chiesa di Nostro Signore. Un giorno verra' il giudizio di Dio e ricordiamoci che si Deus Caritas est ma anche giusto ed i peccati il Signore li fa pagare. Ricordiamoci che Dio ha fatto si il Paradiso per chi lo segue, ma anche l'Inferno per i dannati ed i traditori.

bernardino ha detto...

Don Camillo: ma che coincidenza! Papa Giovanni XXIII - l'antipapa - fu condannato dal concilio di Costanza come eretico e fu' deposto dal papato. Nel 1958 un altro papa con lo stesso nome ha messo in moto una tragedia per la Chiesa Cattolica con il concilio VII. La storia si ripete sempre. Oggi, vediamo la catastrofe che si sta consumando dentro la Chiesa ormai da 50 anni, e c'e' chi vuole negarlo anche ai propri occhi.

bernardino ha detto...

Santo Padre, Il Concilio Vaticano II e' quel satana che sta distruggendo la dottrina Cattolica, non la Chiesa che si trova nelle mani dello Spirito Santo. Se Lei continua a porre delle condizioni inaccettabili al tradizionalismo della Chiesa, sapendo quali sono le Leggi del Vaticano II, Lei capisce che molto probabilmente non si arrivera' mai ad un accordo. Perche' io stesso non me la sento di tradire il mio Signore Gesu', - ed io sono un semplice cattolico, non sono uno della Fraternita'- State colloquiando con tutte le confessioni pseudo/cristiane, e da anni state tenendo fuori chi predica la religione Cattolica, perche' non accetta il VII. State dialogando con tutte le false religioni che non credono in un solo ed unico Dio Trinitario e cacciate chi predica quel nostro Dio. Il VII ha svuotato chiese e seminari e cacciate chi lavora per dare alla Chiesa Santi Sacerdoti. Eppure Ella nella Via Crucis del 2005 disse che la barca di pietro stava per affondare, ed altre cose che ho serbato in cuor mio nella speranza che Ella ci avesse ridato una Chiesa Cattolica degna di questo nome per nostro Signore. E dopo sette anni, che per il Signore sono un granello di sabbia, vediamo davanti a noi il vuoto della vera chiesa. Un appello accorato - non ponga piu' condizioni che sono inaccettabili per chi crede veramente - glieLo ripeto con un rispetto filiale, Non ponga piu' condizioni di accettare tutti gli abusi e gli errori del VII. Tanto Dio ci vede ed il giorno del giudizio ognuno di noi dovra' rendergli conto come quegli operai che avevano avuto dal padrone le monete ed al ritorno dovevano rendere per cio' che avevano avuto, come dice il Vangelo. Nessuno di noi va contro la sua fede, pensi quanto soffriamo per non andare contro nostro Signore e per non tradirlo, visto quante volte e' stato tradito e rinnegato. Sempre fedele al Successore di Pietro, mi affido al Suo cuore ed alla Madre SS.ma.