martedì 21 febbraio 2012

Cos'abbiamo da festeggiare per il 500.mo anniversario delle tesi di Lutero?

Le notizie di stampa sono sempre da prendere un po' con le molle, facendo la tara tra elementi certi e pennellate più o meno di parte. Ma questa che ho appena letto su Vatican Insider, da qualunque parte la giri, suona molto male al cuore di un cattolico.


Da Vatican Insider: un servizio dalla Città del Vaticano su “Un documento comune che rilancia il dialogo tra le chiese, annunciata dal cardinale Koch presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani”!
Un documento comune sulla fede cristiana che li unisce, al di là delle divisioni degli ultimi secoli: lo stanno preparando la Chiesa cattolica e la Federazione luterana mondiale in vista del 500.esimo anniversario delle 95 tesi di Martin Lutero nel 2017.

Ad anticipare l'iniziativa era stato papa Benedetto XVI lo scorso dicembre, durante l'udienza al presidente dei luterani mondiali, il vescovo Munib A. Younan. In questi giorni, il cardinale svizzero Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unita' dei Cristiani, ha anticipato alcuni dettagli del documento in una intervista all'agenzia cattolica tedesca Kna.

La dichiarazione comune, preparata dalla Commissione internazionale luterano-cattolica sull'unità, dovrebbe leggere l'evento della Riforma alla luce dei 2000 anni di storia cristiana, di cui 1500 prima della divisione tra cattolici e protestanti. Per il porporato, la divisione della Chiesa non era l'obiettivo dell'azione di Lutero.

Secondo il cardinale Koch, la commemorazione comune della Riforma potrebbe essere l'occasione di arrivare ad una comune ammissione di colpa da parte delle due parti, sulla scia della richiesta di perdono fatta da papa Giovanni Paolo II nel 2000 per il ruolo cattolico nelle “divisioni della Chiesa”. «Senza una consapevolezza comune, ha detto il card. Koch, senza una purificazione comune della memoria e senza una ammissione di colpa da entrambe le parti, secondo me non ci può essere una sincera commemorazione della Riforma ».

Il porporato ha anche sottolineato che è stato proprio papa Ratzinger, che da tedesco è cresciuto in un Paese la cui popolazione è divisa pressochè equamente tra cattolici e protestanti, a chiedere che il dialogo ecumenico avesse un ruolo più centrale nella sua visita in Germania del prossimo settembre.

Durante l'udienza al vescovo Younan dello scorso 16 dicembre, papa Ratzinger aveva anticipato che il documento per il 500.esimo anniversario delle 95 tesi avrebbe documentato “ciò che i luterani e i cattolici sono capaci di dire insieme a questo punto, guardando alla nostra maggiore vicinanza dopo quasi cinque secoli di separazione”. Nell'anniversario del 1517, aveva aggiunto, “i cattolici e i luterani sono chiamati a riflettere nuovamente su dove il nostro cammino verso l'unità ci ha portato e per invocare la guida di Dio e il suo aiuto per il futuro”.

Si poteva mai immaginare che saremmo arrivati a questo punto?

E' la conseguenza ormai consolidata della innovazione sostanziale operata dal Concilio (e dalla Ut unum sint che disegna l'ecumenismo sulla strategia del dialogo piuttosto che come espressione di una profonda e inalienabile esigenza dell’unità e unicità della Chiesa): praticamente la Chiesa di Roma non è più il fondamento e il centro dell’unità cristiana e la vita storica della Chiesa, che è la persona collettiva del Cristo, converge intorno a più centri (le varie confessioni cristiane) il cui centro più profondo sussiste al fuori di ciascuna di esse; il cambiamento implica che i separati non devono muovere verso il centro immobile che è la Chiesa guidata da Pietro. L'unità quindi non è più considerata già nella storia e cade la necessità di rifarsi ad essa escludendo a priori qualunque pluralismo paritario. Viene meno quindi, come afferma in Iota unum Romano Amerio, la « riaffermazione della trascendenza del Cristianesimo il cui principio, che è il Cristo, è un principio teandrico vicariato storicamente dal ministero di Pietro ».

La variazione nella dottrina consiste nel fatto che l’unione di tutte le Chiese si faccia anziché nella Chiesa cattolica, nella cosiddetta Chiesa di Cristo e per un moto di convergenza di tutte le confessioni verso un centro che è fuori di ciascuna. Da una variazione del genere del concetto di unione dei cristiani consegue inevitabilmente anche la variazione nel concetto di missione: le religioni non cristiane devono entrare nell’unità religiosa dell’umanità e, esattamente come per i fratelli separati, ciò avviene non già per effetto della loro conversione al Cristianesimo, ma è già presente nei loro intrinseci valori che basta approfondire, ritrovando così quella più profonda verità che soggiace a tutte le religioni.

Lo stesso Benedetto XVI ha più volte ribadito “L’impegno ecumenico della Chiesa cattolica nella ricerca dell’unità cristiana è irreversibile”. Ora, un conto è riconoscere e affermare l’ecumenicità del Chiesa nel senso della sua costitutiva proprietà insita nella cattolicità proiettata su tutta la terra e su tutta l’umana famiglia (Καθ’όλον), un conto è fondare l’impegno ecumenico sulle strategie umane, senza più avere come punto di partenza l’ontologia della Chiesa e la sua implicita tensione all’unità, che non può discendere da comportamenti contingenti, ma nella fedeltà alla sua missione universalistica.

L'“ut unum sint” per il quale il Signore ha pregato ed ha donato se stesso, la vera unità - che non è né pragmatica né organizzativa né di assenso della ragione, ma è comunione in Cristo nella Sua Chiesa - non sono le cosiddette buone volontà umane a realizzarla, ma essa stessa si realizza come dono Soprannaturale che si invera in chi “ritorna” e in chi “rimane” nella Chiesa così come il Signore l'ha voluta e istituita: l'Una, Santa, Cattolica, Apostolica e anche Romana.

E, invece, siamo costretti ad assistere ad un evento che si profila ben peggiore di Assisi in tutte le sue edizioni.

18 commenti:

Gederson Falcometa ha detto...

Se non c'è unità dei cristiani, può ancora dire che c'è una Chiesa UNA?

gianluca.cruccas ha detto...

"Roma ha perso la fede, cari amici, Roma è nell'apostasia. Queste non sono parole, non sono parole (sparate) in aria che vi dico, è la verità! Roma è nell'apostasia. Non si può più dare fiducia a questa gente. Hanno abbandonato la Chiesa, abbandonano la Chiesa, e sicuro, sicuro, sicuro..." Mons. Marcel lefebvre

Esiste ancora qualche dubbio sulla corruzione dottrinaria di questa Gerarchia?ASSOLUTAMENTE NO, urge scegliere da che parte stare, o con il Vero Dio o col falso Dio proposto dalla Gerarchia impastata di modernismo conciliare...

mic ha detto...

Se non c'è unità dei cristiani, può ancora dire che c'è una Chiesa UNA?

La Chiesa è sempre UNA, quella dell'est piuttosto che quella del subistit in .

Si tratta di "rimanere" o di "entrare" o di "ritornare" in essa.

Così come la Chiesa-mistero è Santa e resa tale nel Suo Signore, anche se composta da peccatori...

Icabod ha detto...

"continuità nella riforma"... per non dire esplicitamente "rottura"?

don gianluigi ha detto...

È giusto imboccare la strada della benevolenza verso i Luterani, senza rimanere su posizioni pregiudizialmente di chiusura ad ogni rapporto. Posso ben accettare un'ammissione di colpe da entrambe le parti. Ma non riesco assolutamente a rivalutare Lutero, che eretico era ed eretico rimane. Come si possa dialogare a livello dottrinale con i suoi seguaci davvero non lo capisco. Si è detto che grazie a lui la Parola di Dio è stata rivalutata. Falso. Al contrario, si è introdotta una lettura individualistica e scientifica del testo senza più riferimento al sentire "cum ecclesia". Si è detto nella "Tertio millennio adveniente" che ci sono «...tante cose che ci uniscono e che sono certamente di più di quelle che ci dividono», in realtà Lutero ha fatto tabula rasa dei fondamenti della fede cattolica: ha distrutto il primato di Pietro e l'autorità della Chiesa, ha distrutto i Sacramenti, ha distrutto il Sacerdozio, ha distrutto la successione apostolica, ha distrutto l'autorità divina nelle sacre scritture e ha esaltato solo se stesso.
Come si può celebrare un anniversario di una tale devastazione? Cosa possiamo condividere con Lutero? Come possiamo fare comunione con chi non rinnega gli errori qui riportati?
E poi stiamo a fare i perfettini con la FSSPX!!

Dante Pastorelli ha detto...

Non mi sembran date da ricordare se non per approfondir i motivi dello scisma e dell'eresia, che non furon solo religiosi - il punto di partenza, la causa prossima fu quello - ma politici, economici, sociali, in genere gli egoismi e la volontà d'indipendenza dall'Imperatore dei principi tedeschi
Se si vuol festeggiare si festeggi la forza dei Papi che salvarono la parte fedele della Chiesa, isolarono gli eretici che ben presto si divisero in migliaia di sette, risanarono le ferite del Corpo Mistico e ripulirono le stanze sporche delle curie, appoggiarono la nascita e la proliferazione di ordini religiosi, soprattutto missionari che portaron nel mondo la parola di Cristo.

Dante Pastorelli ha detto...

Non mi sembran date da ricordare se non per approfondir i motivi dello scisma e dell'eresia, che non furon solo religiosi - il punto di partenza, la causa prossima fu quello - ma politici, economici, sociali, in genere gli egoismi e la volontà d'indipendenza dall'Imperatore dei principi tedeschi
Se si vuol festeggiare si festeggi la forza dei Papi che salvarono la parte fedele della Chiesa, isolarono gli eretici che ben presto si divisero in migliaia di sette, risanarono le ferite del Corpo Mistico e ripulirono le stanze sporche delle curie, appoggiarono la nascita e la proliferazione di ordini religiosi, soprattutto missionari che portaron nel mondo la parola di Cristo.

Anonimo ha detto...

Buona Santa Quaresima a tutti i lettori.
Il digiuno quaresimale parte dalla mezzanotte del martedì di carnevale (o,
se preferite, dalle ore 0, zero di mercoledì delle ceneri). Si svolge,
secondo le regole date da Pio XII, così: una prima colazione solo liquida,
sono ammessi massimo 40 grammi di solido. Attenzione: il latte, essendo una
emulsione, va conteggiato tra i solidi. Un pasto normale ed una minestrina
la sera. Niente fuori pasto. L'acqua e le medicine, anche alcooliche, non
rompono il digiuno. Il mercoledì delle Ceneri ed i venerdì, poi, prevedeno
anche l'astinenza. Ovvero, nel pasto di mezzogiorno e nella minestrina della
sera, NON ci deve essere presenza di carne di animali a sangue caldo. Si
tratta di un'alimentazione compatibile anche con una normale attività
lavorativa. Inoltre, c'è un elenco di categorie esentate, lungo un
chilometro.

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,

Capisco, ma il modo in cui se parla di ecumenismo, sembra per loro, non esserci più la Chiesa Una. A proposito dell'unità, S. Agostino commentando la preghiera del Signore dice nell'omelia 110:

"Dopo aver detto: affinché anch'essi siano una cosa sola in noi, aggiunge: cosicché il mondo creda che tu mi hai mandato (Gv 17, 21). Che significa questo? Forse che il mondo crederà solo quando saremo tutti una cosa sola nel Padre e nel Figlio? Ma non è questa la pace perpetua, e quindi più il premio della fede che non la fede stessa? Saremo una cosa sola, infatti, non per poter credere, ma perché avremo creduto. E' vero che anche in questa vita, in virtù della comune fede, quanti crediamo nell'unico Salvatore siamo una cosa sola, secondo l'affermazione dell'Apostolo: Tutti voi siete uno in Cristo Gesù (Gal 3, 28). Ma anche in questo caso, l'essere una cosa sola non è condizione ma effetto della fede. Cosa vuole intendere il Signore dicendo: Che tutti siano una cosa sola, affinché il mondo creda? Tutti vuol dire il mondo dei credenti. Coloro che saranno una cosa sola e il mondo che crederà, dato che gli uni e gli altri saranno una sola cosa, non sono realtà diverse, poiché, evidentemente, le parole: che tutti siamo una cosa sola, son dette di coloro cui erano state rivolte le altre: Non prego soltanto per questi, ma anche per coloro che crederanno in me per mezzo della loro parola; soggiungendo subito: affinché tutti siano una cosa sola. Chi sono questi tutti se non il mondo, e non il mondo ostile ma quello fedele? Poco prima infatti aveva detto: non prego per il mondo (Gv 17, 9), e ora prega per il mondo affinché creda. Esiste, infatti, un mondo del quale l'Apostolo dice: Non dobbiamo essere condannati con questo mondo (1 Cor 11, 32). Per questo mondo il Signore non prega; ben sapendo quale sorte ad esso toccherà. Ma esiste anche un mondo del quale sta scritto: Non è venuto il Figlio dell'uomo per giudicare il mondo, ma affinché il mondo sia salvo per mezzo di lui (Gv 3, 17); e del quale l'Apostolo dice: Era Dio che in Cristo riconciliava a sé il mondo (2 Cor 5, 19). Per questo mondo Cristo prega dicendo: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. E' appunto in virtù di questa fede che il mondo viene riconciliato a Dio, quando crede in Cristo come mandato da Dio. Come dovremo dunque intendere le parole del Signore: anch'essi siano una cosa sola in noi, cosicché il mondo creda che tu mi hai mandato? Non certo nel senso che la fede del mondo dipenda dal fatto che essi saranno una cosa sola, come se il mondo dovesse credere quando vedrà che essi sono una cosa sola: infatti per "mondo" si intendono tutti quelli che credendo diventeranno una cosa sola. Ma, come pregando ha detto: affinché tutti siano uno e, sempre pregando: affinché essi in noi siano uno, così dice anche: affinché il mondo creda. La preghiera infatti: affinché tutti siano uno ha lo stesso senso dell'altra: affinché il mondo creda, perché è credendo che il mondo diventerà uno: saranno perfettamente uno coloro che, essendo uno per natura, ribellandosi all'uno, avevano perduto la loro unità. Se, insomma, per la terza volta sottintendiamo il verbo "prego", o, meglio, se facciamo dipendere tutto da questo verbo, il senso di questo passo diverrà chiaro: Prego affinché tutti siano uno, come tu, Padre, sei in me ed io in te; prego affinché anch'essi siano uno in noi; prego affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. Inoltre ha precisato: in noi, perché si tenga ben presente che se noi diventiamo una cosa sola in virtù della fede e della carità, lo dobbiamo, non a noi, ma alla grazia di Dio. E' quanto c'insegna l'Apostolo, quando, dopo aver detto: Un tempo foste tenebra, mentre adesso siete luce, affinché nessuno se ne attribuisca il merito, aggiunge: nel Signore (Ef 5, 8). Parte dell'Omelia 110 di Santo Agostino http://www.clerus.org/clerus/dati/2001-11/10-2/VANGIOV101.110.html

mic ha detto...

Capisco cosa vuoi dire Gederson.
Certamente la Chiesa postconciliare è frammentata: è un patchwork di cui sembra che solo la Tradizione non faccia parte.
Hai certamente capito che io mi riferivo alla Chiesa-Mistero...

In questi giorni è nelle mani del Papa il dossier sulla Fraternità San Pio X. Lo vedremo alla prova dei fatti...

mic ha detto...

Auguro una Buona Quaresima a tutti e anche all'Anonimo che ci ricorda le prescrizioni, che hanno senso nella misura in cui sono praticate e vissute in un contesto di Fede viva e di preghiera.

mic ha detto...

perché si tenga ben presente che se noi diventiamo una cosa sola in virtù della fede e della carità, lo dobbiamo, non a noi, ma alla grazia di Dio.

E' sostanzialmente quel che sostengo nell'articolo: non le commissioni, le strategia dialogali e organizzative; ma il reditus nell'unica Chiesa, ripristina l'unità che è in Cristo, è comunione. Appartiene all'ordine soprannaturale del quale l'aspetto pragmatico diventa lo specchio non la causa.

Gederson Falcometa ha detto...

Mic, ho capito che lei ha parlato della Chiesa-mistero. Ma è interessante notare che, per la Chiesa conciliare l'elemento primario di unità è, il battesimo non è la fede. Così l'unità appare come una condizione non, l'effetto della fede. Questo è uno dei motivi per loro dire:

"Ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide".

Tuttavia, diceva sant'Agostino:

“In molti punti, gli eretici sono con me, in qualche altro no; ma a causa di questi pochi punti in cui si separano da me, non serve loro a nulla di essere con me in tutto il resto” (S. AUG., In Psal. 54, n. 19; PL 36, 641).

Come spiegare questo?

Impressionante è il parere attribuito al Cardinale Koch che l'obiettivo di Lutero non era quello di dividere la Chiesa. Un parere palesemente contraddetto per la testimonianza della Fraternità San Pio X: se Lutero non voleva separarsi, che mativesse la dottrine, come Mons. Lefebvre e la Fraternità San Pio X...

Se la Chiesa ha qualche colpa per la riforma, poi, ha anche il Padre del figlio prodigo della parabola del Vangelo. É assurdo...

mic ha detto...

"In molti punti, gli eretici sono con me, in qualche altro no; ma a causa di questi pochi punti in cui si separano da me, non serve loro a nulla di essere con me in tutto il resto” (S. AUG., In Psal. 54, n. 19; PL 36, 641).

Stralcio dal libro Mons. Gherardini (seguendo S. Agostino) La cattolica:

Ed è così che recuperiamo, in tutta la sua ricchezza semantica e misterica, l'immagine della Chiesa come Corpo Mistico di Cristo nel Christus totus: due parole chiave per esprimere il Mistero che condensano gli insegnamenti del Santo vescovo, ben consapevoli della limitatezza e del sapore tutto vetero-testamentario di quella di Popolo di Dio, privilegiata dal Concilio.

La Chiesa è Una, Santa, Cattolica e Apostolica, nonché Romana.

Una: unica la Chiesa come unigenito è il Figlio di Dio, avente un’unica Sposa
Santa: «Chiesa [...] santa, la madre vostra, che dovete onorar amar e predicare come la Gerusalemme celeste, la città santa di Dio». La Chiesa è Corpo, ma è anche Madre Santa che esige figli santi di ogni popolo e nazione, che ricevono non più un'identità etnica, ma teologale: «la Chiesa dei santi e non degli eretici: dei santi, designata da Dio prima che facesse la sua comparsa, e additata poi perché fosse riconosciuta [...] Prima nei Libri Sacri, poi fra le genti».
Cattolica: universale, che significa essere dovunque, con tutti, per tutti, sempre e per sempre, in eterno… «Gli eretici son su tutta la faccia della terra, ma non tutti dappertutto. Gli uni qui, gli altri là. Tuttavia non mancan mai […]. La superbia è la loro unica madre, così come la madre di tutt’i fedeli cristiani, sparsi in tutt’il mondo, è la nostra Chiesa cattolica. Nessuna meraviglia: la superbia ingenera lacerazioni, la carità produce l’unità» . Nessuna meraviglia: la superbia è sempre presente, lo sarà ancora, fino alla fine dei tempi e con essa gli errori e purtroppo anche gli orrori, da quelli generati. La gramigna mischiata al grano, le tenebre coabitanti con la luce.
Apostolica: è la Chiesa degli Apostoli che è giunta fino a noi e permane in eterno: un unico corpo, un'unica Fede, un unico Capo. Una realtà oggettiva, viva e organica, custode e, quindi, trasmettitrice (missionaria) dell’integrità dottrinale. «L’esser e il rimanere apostolica è dunque la condizione per la quale la Chiesa è e resta una santa cattolica».
Romana: la Chiesa ha sede a Roma per volontà del suo Fondatore e per le vicende storiche nelle quali è entrato il Provvidente Progetto di Dio.

Ne deduco che una dottrina che metta la sua base nel popolo di Dio democraticamente concepito e nel sentimento e nell’opinione del popolo di Dio, è antitetica a quella della Chiesa dove l’autorità non è chiamata ma chiama, e dove tutti i membri sono servi del Cristo, obbligati al precetto divino.

Una Chiesa dialogante che ha messo la prassi (arbitraria) al posto della dottrina, che si è scardinata dal suo Centro per farsi pellegrina con il "resto del mondo" assomiglia sempre più alla chiesa del Nuovo Ordine Mondiale che alla Chiesa di Cristo.

Amicus ha detto...

Il 19/08/2005 a Colonia Benedetto XVI, nel corso di un incontro ecumenico, parlando dell'unità dei Cristiani disse expressis verbis :
"D'altra parte questa unità non significa quello che si potrebbe chiamare ecumenismo del ritorno: rinnegare cioè e rifiutare la pro-
pria storia di fede. Assolutamente no!".
("La rivoluzione di Dio", ed. L. Vaticana & S. Paolo, 2005 a p.100)
Più chiaro di così, si muore.
Sono affermazioni gravissime, come ognuno può vedere. E poi si ostinano a parlare di continuità di dottrina tra pre e post Concilio!

Eruanten ha detto...

Grazie Mic, buona Quaresima a te e a tutti i cari frequentatori di questo bel blog.

Dante Pastorelli ha detto...

Amicus ha colto nel segno: l'ecumenismo che - come ebbe a dire il non rimpianto Paolo VI a Jean Guitton - non può essere quello sempre predicato dalla Chiesa, ma quello del trasloco - parole di mons. Gherardini- : si aderisce alla Chiesa Cattolica restando quel che s'era prima, con qualche concessione più formale che sostanziale. La Chiesa di Cristo che non E' più la Chiesa Cattolica in cui essa sussiste come in altre chiese, diventa una federazione di chiese che portan con sé e non rinnegan la loro storia che, staccata dalla cattedra di Pietro, s'è costituita nello scisma e nell'eresia.
Si va dunque verso la futura, ora inesistente, vera Chiesa di Cristo.

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,

Grazie per il testo di mons. Gherardini. Auguro a voi e tutti i lettori una buona e santa Quaresima.