domenica 12 febbraio 2012

La « tesi Ocariz » contraddetta anche dalla « tesi Ratzinger »

Cardinal Ratzinger :
“[l’Istruzione “Donum Veritatis”] afferma - forse per la prima volta con questa chiarezza - che ci sono delle decisioni del magistero che non possono essere un’ultima parola sulla materia in quanto tale, ma sono in un ancoraggio sostanziale nel problema, innanzitutto anche un’espressione di prudenza pastorale, una specie di disposizione provvisoria. Il loro nocciolo resta valido, ma i singoli particolari sui quali hanno influito le circostanze dei tempi, possono aver bisogno di ulteriori rettifiche. Al riguardo si può pensare sia alle dichiarazioni dei Papi del secolo scorso sulla libertà religiosa, come anche alle decisioni antimodernistiche dell’inizio del secolo”. (Osservatore Romano, 27 giugno 1990, p. 6 ).
Monsignor Ocáriz :
“il concilio Vaticano II non definì alcun dogma, nel senso che non propose mediante atto definitivo alcuna dottrina. Tuttavia il fatto che un atto del magistero della Chiesa non sia esercitato mediante il carisma dell’infallibilità non significa che esso possa essere considerato «fallibile» nel senso che trasmetta una «dottrina provvisoria» oppure «autorevoli opinioni». Ogni espressione di magistero autentico va recepita come è veramente: un insegnamento dato da Pastori che, nella successione apostolica, parlano con il «carisma della verità» (Dei verbum, n. 8), «rivestiti dell’autorità di Cristo» (Lumen gentium, n. 25), «alla luce dello Spirito Santo» (Ibidem)”. (Osservatore Romano, 2 dicembre 2011, p. 6)
Il Cardinal Ratzinger afferma chiaramente che esiste un Magistero che è provvisorio e dà un esempio. Questo Magistero, secondo il Cardinale, non è l’ultima parola su una materia, ossia non si tratta evidentemente d’un Magistero infallibile, ma d’un Magistero puramente autentico, che potrebbe essere fallibile su alcuni aspetti e soggetto a rettifiche. Tale Magistero potrebbe essere l’espressione della prudenza pastorale, un contributo in rapporto ad un problema. Le decisioni prudenziali possono e talvolta debbono cambiare a seconda delle circostanze. Tale insegnamento inclina verso una posizione senza per questo condannare l’altra posizione. Si tratta d’un Magistero esercitato in un preciso momento e per le circostanze del momento, potendo quindi cambiare se le circostanze cambiano. Il Cardinale non afferma che tutto il Magistero non-infallibile è esplicitamente provvisorio, ma che esiste anche un Magistero di questo tipo. Classicamente questa sorta di Magistero provvisorio, è detto quello che afferma che una tale dottrina è tuta vel non tuta.

Tale Magistero non vuole metter fine alla questione, ma indica che una determinata dottrina, nel contesto contemporaneo a tale atto del Magistero, può essere insegnata senza pericolo per la fede o la morale oppure che, al contrario, essa non può essere insegnata senza mettere in pericolo la fede o la morale. Allo stesso modo, per esempio, una tesi filosofica può essere condannata come non tuta, non perché il Magistero la consideri falsa in maniera assoluta, ma perché nelle circostanze del momento (considerando in particolare lo stato in cui si trova la teologia, la filosofia o la scienza nel citato momento) non si riesce a conciliarla agevolmente col Deposito Rivelato ed è dunque imprudente tenerla. Col tempo il Magistero può condannare definitivamente tale teoria o affermarne la sua compatibilità con la Rivelazione. In tale quadro può vedersi il caso della condanna di Galileo Galilei, cui fu chiesto di non insegnare in maniera perentoria ciò che all’epoca era solo una tesi non provata. In linea di principio dunque un Magistero puramente autentico e provvisorio può esistere, come l’afferma il Cardinal Ratzinger. Che tale sia il caso del Magistero contro la libertà religiosa del XIX secolo e del Magistero contro il modernismo all’inizio del secolo XX, resta quantomeno estremamente dubbio[1].

Un’analisi dell’affermazione di Mons. Ocariz non è facile, poiché il testo manca di chiarezza. Si vuol semplicemente dire che il Magistero del Vaticano II non appartiene a questo tipo di Magistero fallibile provvisorio ? Magistero che esisterebbe dunque altrove, ma non nel caso dell’ultimo Concilio? Si può interpretare in tal modo la sua affermazione ambigua: “il fatto che un atto del magistero della Chiesa non sia esercitato mediante il carisma dell’infallibilità non significa che esso possa essere considerato «fallibile» nel senso che trasmetta una «dottrina provvisoria» oppure «autorevoli opinioni»” ? In tal maniera afferma forse che un atto di Magistero (puramente) autentico non trasmette necessariamente una dottrina provvisoria, benché possa farlo ? O in senso contrario vuole dire che nessun atto di Magistero (puramente) autentico può essere provvisorio ? Sembra piuttosto essere questo ciò che la sua ultima frase vuole indicare, poiché, per spiegare l’affermazione che il Vaticano II non è provvisorio, finisce per inglobare tutto il Magistero autentico: “Ogni espressione di magistero autentico va recepita come è veramente: un insegnamento dato da Pastori che, nella successione apostolica, parlano con il «carisma della verità» (Dei verbum, n. 8), «rivestiti dell’autorità di Cristo» (Lumen gentium, n. 25), «alla luce dello Spirito Santo» (ibidem) »”. Mons. Ocáriz sembra quindi piuttosto escludere la possibilità di qualsiasi Magistero provvisorio, contraddicendo il Cardinal Ratzinger, la pratica della Chiesa e la dottrina comune dei teologi.

Si deve inoltre affermare che un Magistero non-infallibile rimane sempre accompagnato da un certo carattere provvisorio, altrimenti si avrebbe a che fare con un Magistero sempre definitivo, immutabile, irreformabile, in finale infallibile. La distinzione tra fallibile e infallibile, data dalla Chiesa stessa, non avrebbe più alcun senso. Questo carattere provvisorio può essere espresso o direttamente (o esplicitamente) dal Magistero quando afferma che una dottrina è tuta vel non tuta, o indirettamente (o implicitamente) quando il Magistero afferma una dottrina (insegnandone la verità) o la condanna (insegnandone la falsità), senza tuttavia metter fine alla questione. Bisogna anche aggiungere che tale carattere provvisorio può avere più graduazioni. E tale Magistero puramente autentico, anche se non è direttamente o esplicitamente provvisorio non è de iure infallibile e resta riformabile. Si tratta d’un insegnamento che può contenere errori, anche se ciò resta assai raro, e conseguentemente non si può in nessun modo esigere un assenso assoluto per il solo fatto che si tratta d’un atto magisteriale dell’autorità ecclesiastica.

Don Daniel Pinheiro
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[1]Tale Magistero non è Magistero Straordinario Infallibile, ma è molto probabilmente Magistero Ordinario Pontificio Infallibile, fondato sulla Rivelazione stessa. Questa posizione ha inoltre, a suo fondamento, delle solide ragioni dottrinali e teologiche. Sulla libertà religiosa si rinvia allo studio di Mons. De Castro Mayer.

[Fonte: Disputationes Theologicae]

27 commenti:

don Camillo ha detto...

Vabbè... avevamo già capito, comunque grazie lo stesso.

Mi felicito comunque con la Buon Pastore, a differenza di quell'altra (mi par di ricordare vagamente che si chiami la San Pietro) vedo che - anche se timidamente - si è comunque schierata da una parte...

Dante Pastorelli ha detto...

A me, che forse non ho mai capito tutto, l'intervento di don Daniel appare degno di grande attenzione sorretto com'è da una logica stringente e da un'esposizione chiarissima.
E chiarissimo appare che Ocariz e compagni voglian portar al livello di infallibilità anche il magistero semplicemente autentico per render vincolante ogni pagina del Vaticano II estendendo fuori dei suoi confini il carisma dogmatizzato dalla Pastor Aeternus.
E lo stesso scopo vuol raggiunger il card. Ratzinger quando riduce un magistero ordinario infallibile - la Pascendi e il Lamentabili di Pio X e la Mortalium animos di Pio XI a magistero provvisorio, per cui il Vaticano II ha potuto con maggior autorità (?) approvar le dottrine la libertà religiosa, dell'ecumenismo e inglobare parte del pensiero modernista che rettificano il precedente magistero.

don Camillo ha detto...

E sì caro Dante qui si trova il vero pensiero esplicitato non solo di questo Papa ma di quelli che l'hanno preceduto:

"Proprio con lo scopo di «mettere il mondo moderno in contatto con le energie vivificanti e perenni del Vangelo» (Giovanni XXIII, Cost. ap. Humanae salutis, 3), si è realizzato il Concilio Vaticano II, nel quale la Chiesa, partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo. Così da sé stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita. L’evento conciliare ha messo i presupposti per un autentico rinnovamento cattolico e per una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» - come servizio evangelico all’uomo e alla società"

Anonimo ha detto...

Il concilio ha veramente messo in moto la civiltà dell'amore (ma, prima, cosa faceva la Chiesa?) oppure, con la medicina dell'amore per tutti si è cominciato ad accogliere l'errore insieme all'errante?

L'ho già scritto ma lo ripeto.

Risulta un grande inganno questa dichiarata pretesa di trasfigurare il male accogliendolo, perché elude - anzi elimina - il compito di ri-conoscerlo e quindi rifiutarlo, vincendolo col Signore e nel Signore sulla Croce, ineludibile ‘passaggio’ per essere introdotti nella Risurrezione. Il Signore non è entrato in dialogo col mondo e non ha recepito le istanze del mondo; ma ha predicato e si è fatto Salvezza nel mondo se e per chi accoglie Lui (Gv, 1, 12-14).

Non possiamo trasfigurare ciò che non è bene, accogliendolo: possiamo trasfigurarlo - o meglio vincerlo - solo riconoscendolo e accettandone il peso e la sofferenza che ci genera, abbracciando la Croce. Ed è questo che provoca la "trasfigurazione" prima in noi stessi e poi in ciò che intraprendiamo. Non dobbiamo accogliere o incarnare il male per trasfigurarlo, ma riconoscerlo per vincerlo e la vittoria, prima ancora che nostra, è Opera di Cristo Vivo e Vero nella sua Chiesa.

bedwere ha detto...

Lasciatemi spezzare una lancia per l'allora card. Ratzinger, limitandomi alla liberta` religiosa. I papi del secolo XIX e dei primi anni del XX si rivolgevano a sovrani cattolici richiamandoli ad avere una relazione di paternita` con i loro sudditi. Anche i datori di lavoro sono richiamati a questa relazione (vedi ad esempio il catechismo di S. Pio X, dove agli imprenditori viene ingiunto di far pregare gli operai). In una famiglia cattolica il padre non puo` certamente promuovere la liberta` di religione. Tollerera` al piu` l'errore, se qualche membro avesse perso la fede. Cerchera` con prudenza di ricondurlo sulla retta via, ma impedendogli di nuocere alla salute spirituale degli altri familiari. E cosi` deve fare l'Imperatore del Sacro Romano Impero con i suoi sudditi. Penso quindi che il card. Ratzinger intendesse dire che il nocciolo tipo "il cattolico deve sempre proclamare la verita`" va difeso. Ma quando la sovranita` non e` piu` una forma di paternita`, il corollario "e quindi il sovrano deve restringere la liberta` di religione" e` un particolare che ha bisogno di verifica. Se vogliamo e` una dichiarazione di sconfitta. Oggi, piaccia o meno, la sovranita` appartiene ad una maggioranza che la impone su una minoranza (in realta` appartiene alle grande finanza, alle multinazionali, al complesso militare-industriale, ma questo e` un altro discorso). In questo contesto senza paternita`, puo` essere pastoralmente prudente proclamare la liberta` religiosa per evitare di ritrovarsi per reazione uno stato laicista e/o pagano.

Dante Pastorelli ha detto...

Come dire,cercare il male minore. Ma il minor male non si dà quando si accetta un peccato grave. Ora, riconoscere il diritto all'errore è una colpa gravissima sempre condannata dalla Chiesa che mai ha ammesso tal diritto.
Ma, tanto grande è sempre stata l'attenzione della Chiesa alle esigenze degli stati, e della tranquillità della vita sociale. che ha elaborato la dottrina della tolleranza. Oltre questa vale la condanna di Pio XI.

Dante Pastorelli ha detto...

La volontà di mettere in contatto esigenze della modernità con le energie perenni e vivificanti del Vangelo non è di per sé un errore.
Un errore è assumere i valori della modernità in contrasto col Vangelo e la dottrina della Chiesa
senza purificarli.
La Chiesa ha preso atto delle nuove esigenze del mondo del lavoro
nelle società industrializzate ed ha elaborato la sua dottrina sociale.
Così come ha accolto le istanze democratiche, si pensi ai discorsi di Pio XII sull'ordine sociale, ma indicando come solo sulla base dei principi cattolici si possa fondare una società pacifica. "Non nella rivoluzione, ma nella pacifica e concorde evoluzione sta il progresso dei popoli".
Quindi l'assunto di purificare certe istanze della modernità non è estraneo alla storia della Chiesa. Il problema è se si sa discernere ciò che è "trasfigurabile" inglobandolo nell'ottica cattolica e ciò che non può e non potrà mai esserlo perché la sua matrice erronea lo impedisce assolutamente.

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Bedwere,

Don Curzio Nitoglia, nell'articolo "L'uomo un animale politico", spiega il problema sollevato da voi, come segue:

"San Pio X nell’enciclica Jucunda sane (12 marzo 1904) spiega che il mezzo con cui gli eterodossi s’infiltrano nella Chiesa consiste nell’applicare una regola d’azione prudenziale ai princìpi o al dogma, confondendo il piano teoretico o della verità con quello pratico o dell’agire umano. Ora, continua papa Sarto, la Prudenza è una virtù morale, che aiuta ad applicare i princìpi al caso pratico e a risolvere quest’ultimo alla luce del principio senza svilire il principio rendendolo valido solo se praticamente utile. Quindi, trasporre confondendoli la Prudenza o la pratica al livello dei princìpi ed abbassare il principio dal livello teorico a quello pratico ha conseguenze disastrose: dal punto di vista teoretico annacqua il principio ed erode il dogma; dal punto di vista pratico può degenerare sia in lassismo che in rigorismo come vedremo oltre". L'uomo animale politico - http://www.doncurzionitoglia.com/uomo_animale_politico.htm

Hai messo la questione della libertà religiosa, ma ora immaginare un contesto in cui le persone non credono nella divinità di Gesù, sarebbe pastoralmente prudente proclamare che Gesù è solo uomo, per evitare qualcosa?

Un Saluto dal Brasile

bedwere ha detto...

Forse una definizione minimalista, puramente negativa, della nozione di diritto puo` colmare il vallo? Ho un diritto quando e` immorale usare violenza contro di me se compio una certa azione.
Sostengo che l'eretico abbia diritto di negare l'unione ipostatica a casa sua, ma non certo a casa mia, dove non vige la liberta` religiosa.
Se l'eretico rimane a casa sua, benche' che la sua posizione sia immorale, io non gli posso usare violenza.
Cosi` ristretta la liberta` religiosa e` un diritto umano a cui, penso, si possa assentire con tranquillita` di coscienza.
Il problema nasce in uno stato democratico moderno, dove eretici, pagani, atei, cattolici etc, da una parte si contendono il potere, dall'altro sono costretti ad avere proprieta` in comune.

Dante Pastorelli ha detto...

Nessuno - è dottrina della Chiesa -può esser costretto ad accettar la Fede con la costrizione, né a casa sua né a casa mia.
L'errore è tale però e a casa sua e a casa mia.
Diritto all'errore non esiste né a casa sua né a casa mia.
A casa sua e a casa mia può esser tollerata la pratica della sua religione per evitare problemi sociali, divisioni o comunque danni per l'ordine civile.

bedwere ha detto...

OK, Dante, penso che stiamo convergendo. Supponiamo di essere su un'isola deserta. Robinson Crusoe arriva, si stabilisce, costruisce una casetta, coltiva un podere. A casa sua la religione e` cattolica. Arriva Venerdi`, fa la stessa cosa da un'altra parte, pero` e` un miscredente. Robinson non ha diritto di andare da Venerdi` e bastonarlo perche' questi non e` cattolico, ammesso che Venerdi` non abbia mai invaso la proprieta` di Robinson. Solo in questo senso esiste una sorta di "diritto" (o meglio tolleranza come la definisci tu piu` cattolicamente) dell'errore.
Supponiamo ora che Venerdi` chieda di essere accettato a casa di Robinson e Robinson lo accolga. Venerdi` potra` conservare il suo paganesimo, ma Robinson, come buon cattolico, gli imporra` di asternersi dal proselitismo con la sig.ra Robinson o i loro figli. Venerdi` non ha quindi piu` liberta` di religione e mi sembra giusto.
Ma come possono Venerdi` e Robinson decidere di unire le loro proprieta` e vivere in comune? Questo e` un tragico errore. Sara` Venerdi` libero di bestemmiare in questo luogo comune e Robinson stara` a guardare (liberta` di religione post-conciliare)? O Robinson deve impedire la diffusione dell'errore anche con la forza (dottrina cattolica tradizionale)?
A me sembra che il nodo sia proprio qui.
Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra
un fedele e un infedele?
Un conflitto del genere si puo` risolvere (a meno di conversioni o apostasie) solo separando le proprieta`.

Gederson Falcometa ha detto...
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Gederson Falcometa ha detto...

Caro Bedwere,

La tradizione cattolica ha sempre parlato della libertà religiosa in foro interno, mai nel foro esterno. Lui ha parlato di un problema in un'analogia casa, ma annunciarlo come è stato proclamato dal Concilio, significa esattamente la soppressione degli stati cattolici e che gli eretici hanno il diritto di negare l'unione ipostatica, per analogia, nella tua propria casa. I propri figli, come persone umane, hanno il diritto alla libertà religiosa. Quindi, per essere coerenti con il Concilio, è necessario concedere questo diritto ai propri figli, ma per essere coerente con la tradizione, è necessario negarlo. E 'come le sette protestanti che negano il battesimo dei bambini: lasciate che i bambini sperimentano primo peccato, per restare malati e quindi applicare a loro il rimedio.

Il problema della dichiarazione di libertà religiosa in seno al Concilio, non è un problema a livello statale: la libertà religiosa è stata dichiarata un diritto umano, non un diritto civile. Così, come ho detto, non si può negare i loro figli un diritto, allora come li educare, se educare come i cattolici, significa l'eliminazione di un diritto affermato in un concilio ecumenico?

La libertà religiosa è stato condannato dal magistero infallibile della Chiesa, anche nel caso di uno stato democratico moderno, l'unica misura prudenziale pastorale, sarebbe il silenzio. Non è per l'impossibilità di mettere in pratica un principio, che deve cambiare anche il principio per ciò che è in pratica. Accettare questo cambiamento, comporta l'accettazione della sovversione del rapporto tra teoria e pratica, dove la pratica diventa la costruzione della teoria. Si tratta di una conformazione con il mondo, che va contro le parole dell'Apostolo: "Non conformatevi alla mentalità di questo mondo."

Un Saluto dal Brasile

bedwere ha detto...

Caro Gederson, sono sostanzialmente d'accordo.
Ricapitolando:

1) E` immorale usare violenza o minacce contro chi esercita un culto non cattolico in luogo privato e che non invade la proprieta` altrui.

2) Il proprietario e/o sovrano cattolico deve dichiarare la propria cattolicita` e difendere la Fede nella sua proprieta`.

3) Nel caso degli stati democratici moderni e` meglio tacere.

Dante Pastorelli ha detto...

La tolleranza non è il silenzio.
Anche negli stati democratici la parola di Cristo va proclamata, diffusa e la missionarietà della Chiesa applicata, difesa ed incrementata.
Semplicemente non si può costringere altri con la forza a rinunciare alle loro credenze né alla loro espressione pubblica, a meno che non siano un danno per la società.
La Chiesa non può tacere quando le false religioni o le false ideologie distruggono i principi della morale divino naturale, ad es. Così la Chiesa non può non condannare divorzio, aborto, manipolazione genetica, eutanasia, poligamia ecc. Alta e ferma deve, in questi casi, alzarsi la sua voce. Di condanna.

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Dante,
La tolleranza non è il silenzio, ma in alcuni caso può essere (come nel caso di Cristo davanti a Erode). Ma la questione non è la tolleranza, ma il silenzio come misura prudenciale pastorale, in un concilio che affronta una questione al livello pastorale, pieno di nemici della Chiesa (modernisti, con la libertà di partecipare). Nel caso di una questione già definita (come la libertà religiosa), per prudenza o il Concilio ha ribadito quello che è stato insegnato o non doveva affrontare il problema, scegliendo il silenzio. Sarebbe più prudente scegliere il silenzio, a proclamare la libertà religiosa come diritto della persona umana, facendo di un principio dello Stato laico, suo principio*. Questo silenzio avrebbe significato mantenere i Stati cattolici che fino a quel momento aveva la Chiesa (come lo stato spagnolo, italiano, colombiano, brasiliano, ecc). Nel caso del comunismo, per esempio, il Consiglio ha scelto il silenzio e ha scelto male, come nel caso della libertà religiosa risolve parlare e parla male.

Non posso dire che lo stato laico moderno può essere chiamato uno Stato democratico, almeno non in quello senso che si intende per democrazia classica. Questo modello di Stato (laico), è quello condannato dai Papi degli ultimi duecento anni, che lo ha condannato proprio perché è un ostacolo a tutto ciò che tu hai detto (missionarietà della Chiesa e la proclamazione della parola di Cristo). La situazione dello Stato Laico se può vedere attraverso l'analogia con il nazismo, che è stato mitigato dalla forza del partito cattolico, dopo che il partito cattolico è stato superato, il nazismo diventa assoluto. Lo stesso accade con lo Stato Laico, prima del Concilio, è stato mitigato dalla Chiesa, ma dopo di lui, diventa assoluto (o quasi) e la sorgente di tutta la corruzione che vediamo.

La prudenza pastorale, non è anche, il caso di silenzio di fronte alle false religioni e ideologie false che distruggono la legge naturale. La questione della libertà religiosa comincia a essere trattati all fine del IV secolo in una omelia di S. Gregorio Nazianzeno. Eppure, nei primi secoli la Chiesa non ha cessato di condannare le false religioni e le ideologie falsi che minacciano la legge naturale.

Um Saluto dal Brasile

* Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla libertà religiosa un principio essenziale dello Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio più profondo della Chiesa. Discorso di Benedetto XVI a Cúria Romana 22.12.2005

Dante Pastorelli ha detto...

Lo stato italiano non è uno stato cattolico. La costituzione non s'apre neppure nel nome di Dio.
Si deve prendere atto del proflilo degli stati moderni. piaccia o non piaccia. In questi stati deve vivere la Chiesa.
Dunque, dove non è perseguitata dalle leggi vigenti - lì i problmemi si aggravano - la Chiesa, pur mantenendo la sua dottrina (l'unica vera religione è la Cattolica) non può che ammettere la "tolleranza". Magari ci fosse questa tolleranza negli stati islamici o in Cina.
Sul resto, cioè, sull'ambiguità delle affermazioni conciliari sull'argomento, siamo tutti d'accordo, come siamo d'accordo ch'è un gravissimo errore sostenere che il principio della libertà religiosa è un profondo patrimonio che la Chiesa ha riscoperto dalla sua primitiva storia. Dove fosse questo patrimonio non si sa. Ci si cambia la dottrina sotto gli occhi, e noi grulli si dovrebbe abboccare.

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Dante,

Lo Stato italiano era uno Stato cattolico fino al 1984, quando Giovanni Paolo II chiede l'applicazione della libertà religiosa, si veda:

Miguel Ayuso porta l’esempio della Ley de libertad religiosa del 1967, chiesta da Paolo VI al generale Francisco Franco e il conseguente nuovo Concordato spagnolo del 1978[22], simile a quello italiano del 1984 (che ha abrogato il Concordato del 1929), definito da Giovanni Paolo II “ideale”, in quanto si è passati (in Spagna come in Italia) dallo Stato confessionale, che riconosceva la Religione cattolica come Religione ufficiale dello Stato, allo Stato neutro in materia religiosa. Ayuso commenta: “Stiamo assistendo alla separazione consapevole e voluta tra la Chiesa e la Società, dopo che è stata consumata la separazione tra la Chiesa e lo Stato”[23]. LA COSTITUZIONE CRISTIANA DEGLI STATI E LA “LIBERTÀ RELIGIOSA” - http://www.doncurzionitoglia.com/forma_societa_stati_liberta_reli.htm

La legge della libertà religiosa e la conseguente abolizione dello Stato Cattolici e la definizione dello Stato Laico, come un ideale, lasciare fuori del problema, sia la tolleranza e la prudenza. Almeno finché si capisce come la Chiesa fa suo principio di il principio dello Stato laico. Voglio dire, come la Chiesa applica alla libertà religiosa in sé?? Non è questo il problema di fondo del Cammino Neocatecumenale, Focolari, Rinnovamento Carismatico, Bolsiani, Teologia della Liberazione, etc?

Se la Chiesa si applica la libertà religiosa in sé, non può mantenere la sua dottrina.

Ma c'è ancora speranza di Fatima. Nei casi in cui la Madonna ha chiesto la consacrazione della Russia e ha promesso la sua conversione. Se la Russia se converte, diventa uno Stato cattolico. Questo è un grande segno di contraddizione: la Madonna ha chiesto la consacrazione della Russia per uno Stato cattolico e il Concilio ha datto a noi il Stato Laico e i Papi conciliare per promuovere questo, hanno fatto l'incontro di Assisi. Non importa, alla fine il suo Cuore Immacolato trionferà!

Sono d'accordo con il problema di ambiguità delle dichiarazioni conciliari. Quello che hanno fatto e fanno, in quello che si riferisce alla libertà religiosa, è quello di prendere il tempo che il problema non viene affrontato e, quindi, sostengono che in questo periodo aveva la libertà religiosa.Infatti in un primo momento la Chiesa non ha affrontato la questione della prudenza o semplicemente perché il problema non era ancora venuto alla luce.Essi pensano ancora che, condannando la libertà religiosa è stato condannato dalla Chiesa, più per "fare il suo principio, il principio" dello stato antico e non con argomenti strettamente teologici, filosofici e giuridici. Ma questo non è vero.

La dottrina cambia rispetto ai nostri occhi, ma in linea di principio, che cosa è cambiato?

All'interno di cosa stiamo parlando, sembra che il concetto stesso di tolleranza e di prudenza ha cambiato. Almeno per quanto riguarda la tolleranza, mi sembra che prima la Chiesa non aveva mai tollerato l'errore, ma dopo il Concilio, è diventato una realtà. Ci sono anche diversi casi che dimostrano la mancanza di prudenza, come in recenti avvenimenti a Roma, coinvolgendo Bertone e Viganò e il presunto tentativo sulla vita del Papa. Che Dio ci protegga e mantenere intatta la nostra fede

Un saluto dal Brasile

P.S.: A proposito di musulmani, il Papa Paolo VI ha dato loro la bandiera di Lepanto. Non è incredibile?

Gederson Falcometa ha detto...
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Gederson Falcometa ha detto...

Caro Bedwere,

Grazie per la risposta e me scusa il ritardo di rispondere. Sono d'accordo con i primi due punti. Il terzo punto non completamente, in alcuni casi è meglio tacere gli altri se deve parlare. Attualmente abbiamo in Europa, un proto Stato cattolico in Ungheria. Ma la gerarchia vorranno la loro unione con la Chiesa?

Sempre sul tema della libertà religiosa, sembra che la sua difesa come un "recupero di un patrimonio della Chiesa", ha la sua origine nel protestantesimo. Gli anabattisti furono aspramente contrari all'unione con lo Stato, Calvino ha istituito un vero e proprio stato ebraico e Lutero, nella Lettera al Consiglio di Danzica, dice quanto segue:

"Che non ti insegnano a governare dalla legge di Mosè, né tanto meno il Vangelo"

In Danzig aveva la separazione tra chiesa e stato (come la sua riduzione a vita privata), anche prima che l'Illuminismo e la Rivoluzione francese. È'questo il "patrimonio profondo" recuperato dal Concilio?

Leone XIII ha detto che "c'è stato un tempo in cui il Vangelo ha governato le nazioni" e Cardinale Pie , chiama l'anticristo, a quello che nega la superiorità dei paesi cristiani, su tempi i paesi pagani, argumentanto:

"Anticristo, quello che nega la superiorità dei tempi e dei paesi cristiani sui tempi e gli paesiinfedeli o idolatri.Se Gesù Cristo, che ci ha illuminati quando eravamo nelle tenebre e nell'ombra della morte, e ha dato al mondo il tesoro di verità e di grazia, arricchito il mondo con un patrimonio superiore a possedere all'interno di paganesimo, [e anche parlare del mondo ] sociale e politico è che il lavoro di Cristo è opera divina. Inoltre, se il Vangelo che salva gli uomini non è in grado di soddisfare i principi del vero progresso dei popoli, se la luce ha rivelato utile per gli individui è nocivo per la società, e forse anche per le famiglie, è dannoso e inaccettabile per la città e imperi, in altre parole, se Gesù Cristo, i profeti promesso e al quale il Padre ha dato alle nazioni la tua eredità, può esercitare il suo potere su di loro a loro danno e al loro tempo di miseria, si deve concludere che Gesù Cristo non è Dio. Perché non nella sua persona o nell'esercizio dei suoi diritti, Gesù Cristo non può essere diviso, sciolta, frazionato. In essa, la distinzione delle nature e le operazioni non possono essere separati, l'opposizione. Il divino non può essere indifferente all'essere umano o l'umano al divino. Cardeal Pie - Anticristo - Istruzione Pastorale del Cardinale Pie - Quaresima 1863.

Infine, Don Curzio Nitoglia scrisse due ottimi articoli che affrontano il tema della libertà religiosa. Se si desidera leggere, li potete trovare al seguente indirizzo:

LA COSTITUZIONE CRISTIANA DEGLI STATI E LA “LIBERTÀ RELIGIOSA”
http://www.doncurzionitoglia.com/forma_societa_stati_liberta_reli.htm

LIBERTÀ RELIGIOSA E TRADIZIONE APOSTOLICA
http://www.doncurzionitoglia.com/liberta_religiosa_e_tradizione.htm

Un Saluto dal Brasile

Anonimo ha detto...

Caro Gederson,
puoi, gentilmeente darmi maggiori ragguagli su questo testo, perché ne ho bisogno per un lavoro che sto facendo?

Ti ringrazio in anticipo :)

Cardeal Pie - Anticristo - Istruzione Pastorale del Cardinale Pie - Quaresima 1863.

Dante Pastorelli ha detto...

Se la religione cattolica ad un certo punto non è più stata considerata la religione dello stato italiano è perché i tempi di uno stato laico erano ormai maturi, piaccia o non piaccia,e non mi sembra che l'abbia chiesto Giov. P. II, quanto le forze politiche italiane che contrattarono la formulazione con Casaroli e compagni. Ma che senso aveva più aveva parlare di religione ufficiale se poi c'erano leggo che contrastavano totalmente la morale cattolica volute dal popolo attraverso il referendum?
Allora la Chiesa, è il mio pensiero, deve rimaner ferma nel principio che gli stati, dove possibile, siano cattolici, ma deve anche parlar di tolleranza negli altri casi. Insomma non deve rinunciar al principio e continuare nella realtà in cui vive a svolgere la sua missione.

don Camillo ha detto...

Insomma non deve rinunciar al principio e continuare nella realtà in cui vive a svolgere la sua missione.
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In quella realtà, in quel recinto direi, in cui Pietro, oggi, l'ha volutamente collocata per non dispiacere troppo al mondo e agli uomini.

Gederson Falcometa ha detto...
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Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,


Ho cercato il testo del Cardinal Pie in italiano e francese su Internet e non trovato (Anche Ho preso uno sguardo alle opere messe a disposizione dalla biblioteca e non ho trovato niente). Il nome originale in francese è: Istruzione pastorale sur cette parole de saint Jean: Et il ya beaucoup d'déjà Antéchrists Careme (1863). Si tratta di una fantastica istruzione pastorale fantastica (profetico), dove ha tutti i mali proposti dal modernismo e la fine di ogni presentazione mette in guardia:

Unum moneo, cavete antichristum!

Cercherò di tradurre dal portoghese, non so se la traduzione sarà buona.

Nella ricerca ho trovato una lettera di St. Hilaire "Contro Auxêncio" in cui parla dell'Anticristo. Lo potete trovare al seguente indirizzo:

http://www.voltaparacasa.com.br/santos/santo_hilario_de_poitiers/escritos/contra_auxencio/fr/contre_auxence.htm

In spagnolo ha un testo molto bene con l'apocalisse del Padre Maestro Gesù Maria della Fraternità San Pio X al seguente indirizzo:

http://casadesarto.blogspot.com/2004/12/reflexiones-sobre-el-apokalypsis.html

Per fine ho trovato un testo con qualcosa del beato Bartolomeo Holzhauser, Non so se il sito è affidabile, si veda:

http://www.traditio.it/SACRUM%20IMP/2006/NOVEMBRE/24/Teologia%20della%20Restaurazione.html

Saudações do Brasil :)

Gederson Falcometa ha detto...
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Gederson Falcometa ha detto...

Caro Dante,

Grazie per la risposta.

Non è una questione di piacere o non piacere: quando la Francia ha separato dalla Chiesa, San Pio X scrive la Vehementer Nos, dove non riconosce (e secondo me non avrebbe mai dare tale riconoscimento) maturi il tempo per uno stato laico in Francia. Perchè, se i tempi erano maturi per uno stato laico francese (italiano), perchè non sarebbe oggi, per l'ecumenismo e la collegialità?

In quanto riguarda la richiesta di Papa Giovanni Paolo II, per quanto si può leggere sul Concordato con lo Stato italiano (http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/archivio/documents/rc_seg-st_19850603_santa-sede-italia_it.html), era una applicazione delle direttive conciliari e no lo so, ma questo se può essere fatto senza parole del Papa?

Io non metto mia mano sul fuoco per Giovanni Paolo II. Nella sua preghiera nel pellegrinaggio in Terra Santa nel 2000 in visita a Wadi al-Kharrar, ha avuto il coraggio di chiedere:

San Giovanni Battista protegga l’Islam, tutto il popolo della Giordania e tutti coloro che hanno partecipato a questa celebrazione, una celebrazione memorabile! Sono grato a tutti voi. VISITA A WADI AL-KHARRAR - http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/travels/documents/hf_jp-ii_spe_20000321_wadi-al-kharrar_it.html

Incredibile non è vero?

Questa preghiera sarebbe un modello di applicazione della libertà religiosa della Chiesa in sè stessa?

Un Saluto dal Brasile