lunedì 6 febbraio 2012

Una bella testimonianza, che chiede ascolto e risposte

Il mio nome è Matteo, ho 25 anni ed abito in provincia di Treviso. Sono un lettore di questo bellissimo blog e mi firmo come Eruanten. Sono un appassionato di Tolkien, utilizzo Eruanten poiché in lingua elfica significa “dono di Dio”, Matteo per l’appunto. E’ da molto tempo che rifletto a proposito della Chiesa preconciliare e postconciliare, della presunta disumanità nei seminari e nei conventi, della severissima ancorchè medievale enunciazione dei peccati dal pulpito confrontata con il buonismo odierno in cui finalmente bisogna “tornare all’uomo”. Non tratto in queste righe della libertà religiosa, dell’ecumenismo, della collegialità e nemmeno della liturgia. Semplicemente chiedo di sapere la verità in merito al comportamento generale dei sacerdoti, in quanto quei tempi non li ho vissuti, per comprendere meglio il comportamento odierno di tanti uomini di Chiesa che impongono la preghiera del Padre Nostro mano nella mano con il vicino di banco, insistono sull’accoglienza e la condivisione fraterna, risolta tutt’al più con una grande “mangiata” di qualche “gruppo”, scegliete voi se animatori, catechisti, coro o famiglia.

Invito alla lettura del sempre bravo Francesco Agnoli, il quale in un bellissimo articolo intitolato “equilibrismo e realismo cristiano”, pubblicato da messainlatino il 3 febbraio tratta di questi temi:

Invito a leggere anche i commenti. Alcuni mi hanno colpito molto:
“Se ho ben interpretato si vuol semplicemente dire che una parte del clero era, diciamo così, "conformista" ed era eccessivamente concentrata non sull'"anima" dei fedeli, ma sui loro comportamenti visti da un punto di vista un po' troppo "sociale". Questa stessa parte del clero è quella che poi, subito dopo il Concilio si è data alla fuga. Perchè la loro non era una fede sincera e profonda ma piuttosto un'adesione piuttosto esteriore agli insegnamenti della Chiesa, come era quella di molti fedeli.
Altrimenti non si spiegherebbe la fuga generale avvenuta in pochissimo tempo e l'enormità di disastri avvenuti subito dopo il Concilio.
D'altra parte basta vedere cosa è successo con la riforma anglicana. M. Davies nel suo libro spiega bene come il conformismo abbia avuto una parte importante nello sfacelo successivo.” Miserere Nostri

“…il Cattolicesimo preconciliare soffriva di moralismo e di formalismo: questo è un dato di fatto, che spiega il crollo successivo allorquando sembrò (o fu fatto credere) che la modernità avrebbe consentito una vita più semplice e comoda.” Iginio

“Se tutto fosse davvero andato bene, nel clero e fra i fedeli, non sarebbe bastato un Concilio (fra l'altro pure "pastorale") a provocare la paurosa crisi degli anni Sessanta-Settanta.“ Steve

“qualche sacerdote predicava troppo severamente, e anche se ben faceva forse non tutti riuscivano a trasmettere chiara intenzione di mostrarsi caritatevoli con i fratelli che sbagliavano. Cosa che invece facevano i Santi che come insegna il Signore "odio il peccato non il peccatore". “ Pellegrino

“Certamente alcuni sacerdoti, religiosi e religiose dopo il concilio vat.II° sono usciti per poca fede, ma la maggior parte è fuggita perchè gli era impossibile vivere come proponeva il nuovo criterio di vita consacrata.... parlo per esperienza diretta. Forse pochi possono comprendere lo sconforto, la delusione e anche credetemi la rabbia....ci ha confortato, almeno per me, che ciò che è dato a Dio non è mai sprecato.
In quanto alla durezza dal pulpito veniva poi fraternamente e amorevolmente spiegato in confessionale, in un rapporto intimo e personale.” Agostino

Secondo Mic:
Carismatismo versus giuridismo. Una via di mezzo no?
Dice bene Agnoli: equilibrio. Del resto la retta fede è a questo che porta.
Insegnare la verità e indicare la giustizia con misericordia: il Signore è Giusto e Misericordioso nello stesso tempo. Forse, se prima si eccedeva in un senso oggi manca equilibrio perché si eccede nell'altro.”
Per qualche giorno sono stato ospite in un convento degli ottimi Francescani dell’Immacolata e mentre lì pregavo mi è venuta in mente questa immagine: Gesù, che è la Verità, cammina perfettamente nella Via, come un equilibrista su di una fune molto sottile. A volte è severo, a volte è dolcissimo. Come posso rimanere in equilibrio su quella fune senza sbandare a sinistra o a destra per raggiungere la Vita?

Quali sono, se ci sono stati, gli errori comportamentali e gli eventuali lati negativi nella Chiesa preconciliare?

Due immagini eloquenti sul cambiamento, che non è solo di stile...

Chiedo aiuto a tutti voi lettori di buona volontà di chiesaepostconcilio ringraziandovi fin d’ora per il tempo concessomi.
Matteo - Eruanten

37 commenti:

Anonimo ha detto...

“…il Cattolicesimo preconciliare soffriva di moralismo e di formalismo: questo è un dato di fatto, che spiega il crollo successivo allorquando sembrò (o fu fatto credere) che la modernità avrebbe consentito una vita più semplice e comoda.” Iginio

Il cattolicesimo anche oggi - come sempre - può soffrire di moralismo e di formalismo. E, oggi, mi pare che soffra più di carismatismo spinto senza discernimento: creatività smodata e avventurosa versus creatività nella fedeltà

Nell'epoca pre-conciliare di diverso c'era un principio di autorità che era più sentito e fatto valere e, quando non c'è equilibrio, poteva cadere nell'autoritarismo. Ma non accadeva sempre e dovunque, anche se era diffuso.

Tutto è stato messo in discussione nel '68, vero spartiacque epocale, movimento reattivo con spinte sane che ha perso la bussola e ha prevalso la reazione distruttiva e non quella propositiva.
Quindi di fatto ha preso la mano "il cambiamento per il cambiamento" e non un cambiamento guidato e consapevole, che tenesse fermi i principi fondanti, nell'aggiornare smussando e correggendo le asperità. Cioè mantenendo il rigore nel senso di ordine ed escludendo il rigorismo, la rigidezza...

La Chiesa non ha saputo resistere salda e ferma in questa temperie così tempestosa e ha preferito aprirsi alle istanze del mondo invece di aggiornarsi conservando (non è un paradosso è la perennità dei principi da inverare in ogni generazione, altrimenti tutto si sfalda e ci si trova al punto in cui siamo.

Alla messa in discussione dell'autorità paterna e del predominio maschile, nella Chiesa ha corrisposto il diluirsi dell'Autorità papale e la certezza del dogma, che non è una gabbia, ma una consistente fondante indicazione di percorso.

Ora ci troviamo al di là del guado: uomini e donne che devono ritrovare il loro ruolo autentico e relazioni sane ed equilibrate. Chi "rimane" nel Signore non smette di sperimentarlo. Il segreto è tutto lì, perché è Lui che ci rende uomini e donne autentici e compie con la risposta della nostra buona volontà, fedeltà costanza nella preghiera e nella vita di fede, la nostra maturazione psicologica e spirituale la nostra crescita in umanità, che coincida anche con la sempre ulteriore crescita nella Fede.

Nella Chiesa ci sono ancora oasi di luce in cui è possibile ricevere gli insegnamenti retti che non sviano e permettono anche l'equilibrio interiore e comportamentale, pur con tutti i nostri limiti, alcuni oltrepassabili, altri no, ma questo è nelle mani di Dio...

Non credo di aver detto tutto, ma le prime cose che mi sono venute in mente.

Il resto alla prossima.

Anonimo ha detto...

Tutto nasce dalle spinte illuministe tuttora dispieganti i loro effetti (e ancor prima ovviamente: il serpente antico è sempre all'opera in ogni epoca).

L'antidoto lo abbiamo. Bisogna seguirlo...

Anonimo ha detto...

Nella Chiesa ci sono ancora oasi di luce in cui è possibile ricevere gli insegnamenti retti

è sempre più raro e difficile

Anonimo ha detto...

Oggi si chiama secolarizzazione, ieri si chiamava indifferenza o, a seconda dei casi, ipocrisia. In realtà è sempre mancata risposta alla chiamata del Signore, che ci interpella sempre. Il problema grande, oggi, è la quasi totale mancanza dell'Annuncio, che porta a conoscere il Signore e ad accendere il cuore, in risposta, per poi continuare... quindi oltre all'annuncio ci vuole il sano nutrimento dei Sacramenti che rinvigoriscono e contemporaneamente rigenerano lungo il Cammino, perché in essi è il Signore che opera attraverso la sua Chiesa.

Oggi, purtroppo, spesso incontriamo annunci che, con la scusa di "nuovi metodi" portano una rivelazione "altra" da quella Apostolica e Sacramenti adulterati in conseguenza. E non è facile orientarsi, soprattutto quando la gerarchia esalta proprio queste forme che sappiamo, per esperienza e per formazione cattolica, decisamente fuorvianti. Il dramma è che spesso, se te accorgi, esci da lì e ti ritrovi in una parrocchia modernista, che evidenzia un altro genere di errori... il tutto però gravita intorno all'antropocentrismo portato dal concilio che ha banalizzato ciò che era sacro ed ha espulso il Soprannaturale, che è l'Opera divino-umana di Cristo Redentore.

Questa è la situazione, che rende la ricerca ancora più difficoltosa e il custodire la fede ancora più difficile. Più difficile ancora incontrare autentici "sacri fuochi" che la Fede la accendano... Ma il Signore non fa mai mancare la sua Grazia, di questo non dobbiamo mai dubitare.

Esorto quindi chi si trovasse in una situazione estrema, a continuare ad invocare il Signore con fiducia, ancorandosi al Rosario e ad una sia pur breve adorazione quotidiana: qualche momento di silenzio, di ascolto e di attenzione dedicati soltanto a Lui, lasciando guardare e cercando, oltre a far tacere paure e confusione, di effondere quel che il nostro cuore desidera ardentemente o prova con maggiore o minore intensità (non è questa che conta, quel che conta è la volontà di rimanere davanti al Suo sguardo e immergersi nella sua Grazia risanante, che non cessa mai di irradiare, anche se si sente aridità e qualunque altra difficoltà).
Il resto viene tutto da Lui...

Quanto a Matteo, non ho dubbi. La sua ricerca è incessante e sono sicura che in ogni cosa che incontra saprà discernere e quindi tenere ciò che è buono, scartando il possibile resto o assumendone in peso, se si tratta della propria comunità di riferimento che non è mai perfetta, offrendo, nella povertà che ci circonda, ogni difficoltà ma anche ogni desiderio e anelito dell'anima e gratitudine per ogni luce ricevuta eventualmente anche scrutando un brano della Scrittura. A volte basta soffermarsi sulla Lettura del giorno, magari cercando di assaporare e approfondire, aiutati anche da una ricerca esegetica, anche solo una piccola frase o addirittura una sola parola che diventa "incandescente" e ci apre un mondo sconosciuto, inatteso e dissipa alcune tenebre dai nostri spazi interiori occupandoli con nuova luce e forza che porta con sé come Parola di Dio...

Anonimo ha detto...

Eruanten, con spirito fraterno:
tutto questo ragionare serve a nulla!
Comunione con la Chiesa e col Sommo Pontefice, che lecitamente e validamente ci offrono il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo;
Preghiera per gli altri, e in special modo per i sacerdoti, e in ultimo per se stessi.
Sacrificio e tanto buon apostolato in parrocchia e tra il prossimo.Il resto: giudizi, timori, lasciamoli a Dio e al Papa.
Non abbiamo il potere di rendere bianco o nero un solo capello, e nulla possiamo mai fare se umilmente non ci abbandoniamo nel Signore sperando che ci faccia suoi mezzi, per quanto insufficienti.
Fraterni saluti.

Anonimo ha detto...

tutto questo ragionare serve a nulla!
Comunione con la Chiesa e col Sommo Pontefice, che lecitamente e validamente ci offrono il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo;


tutto questo ragionare non serve a nulla se uno non si fa delle domande e soprattutto se non si disorienta e non gli si pongono interrogativi pressanti proprio per ciò che incontra tutti i giorni.

Fare uso della ragione e chiedersi il perché delle cose, non esclude la comunione col Sommo Pontefice, anzi mi pare che la maturazione della coscienza (e anche tutto il lavoro paziente e continuo per la sua formazione e anche illuminazione per mezzo della Fede) sia da lui fervidamente incoraggiata.

Tutto il resto, impegno pastorale o altro, è commisurato al contesto e alla situazione che uno vive.

Eruanten ha detto...

Grazie Mic per le risposte profonde.

"tutto questo ragionare serve a nulla!
Comunione con la Chiesa e col Sommo Pontefice, che lecitamente e validamente ci offrono il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo;"

Non penso sia un peccato la conoscenza e la ricerca generica della verità, finalizzate a un vivere coerentemente la propria Fede. Ciò che cerco è di essere nella semplicità, per quanto possibile, un Cristiano e Cattolico senza ipocrisia e senza compromessi. Non ho intenzione di essere per moda o anche per motivata convinzione un progressista piuttosto che un conservatore o un tradizionalista.

Eruanten ha detto...

Comunque grazie di cuore all'anonimo per i consigli.

Anonimo ha detto...

La ragione deve essere retta. Quando la ragione fa a pugni con la Fede (e l'indefettibbilità del Sommo Pontefice è "de fide"), non è "retta ragione".
Saluti.

Anonimo ha detto...

Una "sola "b".
Mi scuso, i tasti della mia tastiera sono molli.

Anonimo ha detto...

Indefettibilità non è = infallibilità sempre e comunque, nè tantomeno vuol dire impeccabilità.
(L'unica ad essere impeccabile è stata la Madonna, concepita senza peccato).
Ogni e qualsiasi papa può sbagliare eccome, se non parla ex cathedra nelle condizioni stabilite dal dogma dell'infallibilità in sede di concilio Vaticano I.
Ogni volta che scrive o parla da privato pensatore, teologo o filosofo, non è affatto infallibile (tanto è vero che spesso invita lui stesso a discussione e dibattito sulle sue affermazioni e tesi, v. libro "Gesù di Nazareth" e casi simili).
Quando afferma che il CNC è dono dello Spirito Santo, questa mi pare una sua personale opinione, che non giode affatto del carisma di infallibilità.
Opinabilissima opinione, come hanno già rilevato in molti.
Esattamente come quei documenti controversi del concilio, diversamente INTERPRETABILI, che lui stesso non ha deciso (e si capisce ora che non lo farà mai) di chiarire nè di depurare, nè di riscrivere, nè di imporre alla Chiesa come infallibili quasi DOGMI di fede; quindi tutte quelle enunciazioni conciliari ambigue e irrisolte che non sono affatto dogmatiche nè dunque in-errabili, possono palesare gravi rotture con la Tradizione, cioè col Magistero di 2000 anni, ed hanno generato proprio ESSE il pluralismo dottrinale-liturgico, con tutte le deviazioni in peggioramento progressivo, che qui e altrove lamentiamo da anni.
(l'anonimo ha le idee confuse su ragione e fede, e confonde i lettori, cadendo nell'errore di infallibilismo ; Mic mi corregga pure e precisi meglio ciò che ho scritto).

Anonimo ha detto...

sono perfettamente d'accordo e ringrazio per la precisazione, che si doveva.

Dante Pastorelli ha detto...

Ritengo sia più corretto parlar di indefettibilità della Chiesa e infallibilità del Sommo Pontefice.
L’indefettibilità della Chiesa, proprietà soprannaturale per cui essa rimarrà sino alla fine come Cristo l’ha costituita, si ricava agevolmente dalla Sacra Scrittura (Sarò con voi sino alla consumazione dei secoli; vi manderò un altro Paraclito che dimori con voi per sempre, ecc.) ed è “di fede cattolica”, perché insegnata dal Magistero ordinario infallibile: infatti, non è mai stata definita dal Magistero solenne. Il Vaticano I aveva preparato uno schema all’uopo con la formulazione di alcuni canoni.
Quanto all’infallibilità pontificia essa ha ben precisi confini, come delineati dalla Pastor Aeternus: Il Papa deve trattar di Fede e costumi; deve impegnar la sua autorità apostolica; deve aver la “voluntas definiendi”; deve esprimer in modo esplicito ed inequivocabile questa sua volontà. Qualsiasi manualino o dizionario teologico può esser d’aiuto ai dubbiosi.
Non è necessario che il Papa ricorra al Magistero solenne, ricorso straordinario, perché Egli è infallibile anche quando, nel suo Magistero ordinario (ad es. encicliche, costituzioni ecc.) ribadisce verità già definite o le approfondisce o propone nuove dottrine che si pongan però “eodem sensu eademque sententia” nel solco della Tradizione e del Magistero precedente sempre impegnando la sua autorità apostolica e la “voluntas definiendi”.
Il Magistero ordinario “mere authenticum” in sé non è infallibile ed in quanto tale “può”, non “deve” o “è”, esser fallibile e reformabile
La retta ragione è tale se, sostenuta dalla sana teologia, non fa a pugni con la dottrina sempre insegnata, e quindi con un Papa o con un Concilio che la ribadiscano. La comunione col Papa e coi Vescovi in concilio con e sotto il Papa è doverosa, ma non esime dallo studio anche dei loro documenti e per meglio comprenderli e, se si tratta di Magistero solamente autentico per conseguir in piena coscienza la sicurezza circa l’ossequio e l’obbedienza che gli si deve.
L’Anonimo mi sembra che cada paurosamente nell’infallibilismo, atteggiamento pernicioso, che porta a divinizzare il Papa e, di conseguenza, ad una papolatria che esula dal Cattolicesimo.
Altro estremismo da evitare è l’abuso delle accuse di errori dottrinali rivolti al Papa, perché, ove ci siano, molto spesso son errori del dottore privato. Il che non esclude che nel Magistero non infallibile possan esserci, vada pure raramente, degli errori o espressioni equivoche che inducon in errore i fedeli.

Anonimo ha detto...

Grazie, caro Dante,
vedi che abbiamo sempre da imparare da te :)

Anonimo ha detto...

Vedo chel'anonimo delle 20.26 m'ha preceduto. Ma quando scrivevo, il suo commento non era apparso, anche perché ho dovuto riscriver il mio e ripostarlo: la prima stesura non so perché s'è perduta nell'etere, e non avevo l'originale dato che getto giù le mie parole nell'apposito spazio e via.
Vedo che abbiamo espresso gli stessi concetti.
Volevo rispondere a qualcuna delle domande o osservazioni di Matteo, lo farò domani, ma ho preferito metter qualche paletto agli errori dell'infallibilista anonimo.

Giampaolo ha detto...

Caro Matteo,

pure avendo una decina d’anni più di te, sono nella tua stessa condizione quanto alla conoscenza diretta dei fatti pre-conciliari. Anch’io mi sono posto diverse volte gli stessi tuoi quesiti e li ho posti ai diversi interlocutori che accettavano il confronto su quel terreno, ricevendo le risposte più disparate a seconda delle esperienze di ciascuno.
Dai sondaggi diretti insomma difficilmente si può ricavare più che qualche esperienza, per lo più indebitamente generalizzata. Ho cominciato quindi a rivolgere le stesse domande ai testi, studiando il linguaggio pre-conciliare, sia del Magistero che della semplice pastorale, mettendolo quindi a confronto con quello successivo, e quello che ne ho ricavato è questo.
Prima del Concilio persisteva, a fatica da quanto capisco, una filosofia con una logica ed una morale connesse assertiva, dogmatica se vuoi in tutta l’estensione di questo termine, con luci ed ombre evidentemente, dopo il concilio si è sposato invece uno stile razionale e quindi comportamentale dialogico, non definitorio ma relazionale, con tutto quel che ne è venuto.
Risultò altresì chiaro che entrambe queste due “posizioni” (chiamiamole un po’ impropriamente così) fossero compresenti anche nei tempi meno recenti, e che la seconda semplicemente straripò quando i custodi della prima non furono più all’altezza del proprio compito. Mi piacerebbe rileggere questa traiettoria nel segno della parabola del grano e del loglio, ma così rischierei un certo manicheismo di fondo che sarebbe ingiusto in entrambe le direzioni.
Tornando all’oggi, dopo molto peregrinare, mi sentirei di dirti questo. La Chiesa è stata in crisi dal giorno della Sua fondazione, è vero che quella odierna è spaventosa, lo scisma sommerso di cui scriveva Prini anni addietro è emerso, e quel che più impaurisce è che non è circoscritto al mondo laico. Ma anche di questo ci sono stati precedenti storici peggiori. Insomma, fa parte della natura della Chiesa di soffrire per i tradimenti dei suoi figli, pensa che un dodicesimo del collegio apostolico stesso, santificato direttamente da Gesù, era traditore. Quindi non è giusto drammatizzare, non ci è data prova se non che come mezzo per la nostra santificazione, dunque se N.S.G.C. permette che questo accada, occorre armarsi di pazienza soprannaturale, esercitare la Fede al massimo grado, perseverare nella speranza (il timone l’ha ben saldo Lui) e praticare la Carità, soprattutto quella spirituale. Nessuno sconforto, per quanto desolante possa apparire la situazione, è qui che Lui ci ha voluti, è qui dove vuole che ci santifichiamo, e se è vero che a suo tempo qualcuno ha desistito, qualcun altro è venuto meno ai doveri della sua custodia, anche questo è avvenuto per “buoni” motivi, sicuramente l’oggi è ricco di possibilità di santificazione per chi ha occhi per vedere, come mi pare tu abbia, viste le domande che ti poni.
I rischi di fariseismo, formalismo, rubricismo etc. ci sono sempre stati, così come sempre ci sono stati i loro opposti, l’irenismo, il conciliarismo, lo pseudo-ecumenismo, il sincretismo etc. Ogni ismo è un’eresia, ovvero la scelta di una parte rispetto all’intero che è Cristo; tu rimani in Lui, nella Chiesa, e non temere alcunché. Non ci sono età dell’oro nella Chiesa, ogni momento è d’oro se ne cogliamo l’occasione di santificazione, offrendo le nostre sofferenze in riparazione dei peccati nostri e altrui.
Sursum corda
Giampaolo

Anonimo ha detto...

Siamo sicuri che prima del concilio vi era troppo autoritarismo? I miei ricordi sono di severità, certamente, ma anche di tanta bontà da parte di questi Sacerdoti apparentemente burberi. Bisogna fare attenzione a chi la mena con la " via di mezzo" e con la mancanza di misericordia prima del concilio perchè è una perfida menzogna.Carlo Maria

Anonimo ha detto...

Siamo sicuri che prima del concilio vi era troppo autoritarismo? I miei ricordi sono di severità, certamente, ma anche di tanta bontà da parte di questi Sacerdoti apparentemente burberi. Bisogna fare attenzione a chi la mena con la " via di mezzo" e con la mancanza di misericordia prima del concilio perchè è una perfida menzogna.Carlo Maria

don gianluigi ha detto...

Io ero solo un bambino all'epoca del Concilio e ho respirato il clima preconciliare che aleggiava ancora nella mia parrocchia. Forse ciò che mancava in quegli anni era la difesa ferrea di comportamenti tradizionali senza sostenerli con motivazioni serie, senza mostrarne la ricchezza. Mentre i novatori portavano ragioni fresche e nuove a tutti i mutamenti, quantunque false. Così noi ragazzi la domenica eravamo obbligati ad andare alle 14 a catechismo e dopo catechismo al vespro (40-45 min)tutto cantato. Oggi dico che era bellissimo, allora non ce lo facevano apprezzare. Le ragazze portavano il velo in chiesa, ma quando è arrivato il 68 hanno iniziato a non sapere più perché bisognava tenerlo. Così quando è arrivata la messa nuova, i sacerdoti e anche noi ragazzi l'abbiamo mal digerita, ma dicevano che Gesù con gli apostoli aveva fatto così e dunque si sbagliava prima e i nostri sacerdoti pian piano si adeguavano, contro voglia, ma si uniformarono. La loro colpa è stata quella di non aver avuto motivazioni radicate nel credere a quello che avevano detto e fatto fino a quel momento, altrimenti non avrebbero potuto buttare tutta la ricchezza che avevano ricevuto. Inoltre c'era un concetto diverso di obbedienza, quasi uno scaricabarile, anche se non d'accordo in coscienza, ragionavano come soldati: la responsabilità è sempre del superiore.

Eruanten ha detto...

Caro Giampaolo,

(uso il tu), ammiro moltissimo la tua conoscenza di Chiesa e la tua capacità di esprimere ciò che pensi in maniera così chiara e precisa.
Sinceramente pensavo fossi più "anziano"!Ringrazio il Signore che tu sia "giovane", puoi dare molto alla nostra Santa Madre Chiesa!

Grazie della tua riflessione, mi aiuta molto!Guardiamo avanti allora, al Signore che ha già vinto il mondo nonostante i nostri -ismi e i nostri tradimenti continui, con realismo terreno e Speranza ultraterrena.

Eruanten ha detto...

@Carlo Maria

"Siamo sicuri che prima del concilio vi era troppo autoritarismo?"

E' ciò che stiamo cercando di capire, senza nessuna sicurezza derivante da preconcetti.

"Bisogna fare attenzione a chi la mena con la " via di mezzo" e con la mancanza di misericordia prima del concilio perchè è una perfida menzogna."

Dipende molto dalle singole esperienze che ognuno ha. Con questo post cerco una visione generale abbastanza veritiera dei tempi passati, utile per camminare nella via di santità nel momento presente. La via di mezzo se umana è un compromesso, l'unica Via è il Signore, ma chi offre la corretta interpretazione oggi?

Eruanten ha detto...

Aggiungo un'altra riflessione.
Sono un pochino critico con certi entusiasmi di bravissime e intelligenti persone, le quali pensano che tornare alla Messa di sempre risolva qualsiasi problema nella Chiesa. Anche se si celebrasse solamente la Messa V.O. il problema dei problemi rimarrebbe: il peccato.

Non fraintendetemi, sono convinto che i benefici sarebbero enormi ed avremmo una ripresa della sana devozione, l'ortodossia e una rigenerazione del mondo, anche della natura (penso alle visioni della beata Emmerick, nelle quali alla nascita della Madonna e di Nostro Signore tutto il mondo naturale, flora e fauna, si risvegliava come fosse in primavera). Quindi avremmo più strumenti, e strumenti rinnovati, per combattere l'eterna iniquità con maggior forza e decisione.

Rimaniamo perciò serenamente realisti.

Senza appunto dimenticare gli strumenti utilizzabili qui ed ora, come dici bene te Mic.

Dante Pastorelli ha detto...

1) Mi sembra che MIC prima e Giampaolo poi abbian dato delle esatte, pur da angoli visuali non identici, linee fondamentali alle richieste di Eruanten, che ne potrà far tesoro. Io scriverò qualcosa, sulla base delle mie esperienze e soprattutto su di esse, come avevo promesso ieri sera in un commento che, non so perché, vedo che ancora non è apparso.
Per prima cosa non parlerei di Chiesa preconciliare e postconciliare, se non per comodità di schematizzazione; e non parlerei neppure di errori della o nella Chiesa: parlerei di comportamenti dei sacerdoti, della loro personalità, delle loro debolezze, della loro formazione culturale e spirituale. E ciò vale anche per i fedeli.
Non so quanti fra i commentatori di un blog che dai toni mi par di riconoscere e dei quali, tu, MATTEO, hai riportato i giudizi spesso precari e comunque ideologizzati, scioccamente generalizzanti, abbian vissuto nella Chiesa preconciliare e quanti ne parlin per sentito dire o per personali deduzioni dal confronto tra passato e presente, appoggiandosi ai “se...” che non fan la storia.
La Chiesa degli anni quaranta, cinquanta e parte dei sessanta io l’ho vissuta, nei suoi aspetti positivi ed in quelli che oggi appaion a torto, più di quanto non sembri, negativi. E come sappiamo esser accaduto tante volte nella storia, le mele bacate ci son sempre state anche negli anni a cui mi riferisco. Ma eran bacate le mele, le singole mele, fedeli e preti, non il raccolto intero. E l’albero era ancora sano, anche se i neomodernisti eran intenti a rosicchiar le radici e a sparger veleni sulle foglie.
Ho conosciuto alcuni giovani sacerdoti degli anni quaranta-sessanta - e qui mi riferisco in particolare ad un prete secolare pratese e ad un p. passionista di Manduria - che non eran chiaramente convinti della loro vocazione, vale a dire della “chiamata”: il religioso a me più o meno 14enne ebbe a dire che mentre noi ragazzi ed i giovani in genere potevamo esser liberi la sera (star con gli amici sul marciapiede intorno a casa a chiacchierare e scherzare) lui era costretto alle 18-19 a rientrar in convento, fra quattro mura, che in realtà era un enorme edificio, con grandi corridoi e ampie camere, arioso e luminoso quant’altri mai, e ricco di gioventù vivace e intelligente: era un seminario maggiore.
Il prete secolare, avevo 19-20 anni, mi confidò che se non fosse stato per quei “buoni cristiani” dei suoi genitori forse non sarebbe approdato al presbiterato.
Allora le famiglie erano fiere d’aver un figlio sacerdote, creavan in casa un clima religioso che spesso sfociava in vocazioni, non ostacolavano una vocazione o almeno approvavano e confortavano una predisposizione che col tempo maturava per il sì o per il no; ed anche, non raramente, è inutile nasconderselo, in tempi ed in strati sociali caratterizzati da estrema povertà i ragazzi entravano in seminario per studiare per poi uscirne alle soglie degli esami di maturità o dopo averla conseguita. Molti credevan d’esser chiamati alla vita sacerdotale perché solo quella avevan davvero vissuta, dopo le scuole elementari. C’era chi comprendeva che la sua strada non era quella, e c’era chi lo comprendeva dopo l’ordinazione, anche dopo diversi anni. Ma, in linea generale la maggior parte proseguiva la via degli studi teologici e perveniva al sacerdozio.

Dante Pastorelli ha detto...

I due esempi che ho portato sopra son chiari: errore nella valutazione di se stessi. Ho avuto in gioventù vari amici usciti dal seminario a 18-19 anni. Chi sapeva legger bene dentro di sé era in grado di prender le opportune decisioni; chi no, o chi non voleva dar un dispiacere ai genitori, continuava per la strada intrapresa, ma senza entusiasmo. Eppure i due sacerdoti di cui sopra erano - uno è sempre vivo, l’altro ormai non so - degnissime persone, che vivevano certo con sofferenza il loro stato, ma non lo violarono mai col peccato o col tradimento. E sapevano diffondere intorno a loro serenità, amore per la Chiesa e le celebrazioni religiose, sapevano ascoltare e consigliare, eran sempre pronti a porger la mano a chi bussava alla loro porta od anche a chi non bussava: ma essi capivan ch’eran fedeli in attesa d’un aiuto materiale o spirituale. Io ancora li ringrazio per quanto m’han detto, per come m’hann’educato, per il bene che n’ho ricavato.
Dunque, un aspetto direi sociale che oggi non approviamo, ma che non era imposto a nessuno; era l’amore delle famiglie per la Chiesa cui consacravano un figlio misto alla volontà di dare al figlio una cultura che mai esse avrebbero potuto consentirgli in tempi tanto duri. Non è da negar che qualcuno guardasse al sacerdozio anche come al conseguimento di uno status sociale e più sicuro. In linea generale, tuttavia, la vocazione religiosa era accolta e benedetta, considerata una grazia del Signore. E comunque quel costume, ribadisco, permetteva di coltivare i germogli delle vocazioni che passo dopo passo divenivan piante robuste e fruttuose. La storia, pure la mia personale fatta di esperienze altrui, può testimoniarlo.
Ricordo tanti frati di ottima famiglia, scalzi, in conventi senza riscaldamento, coi geloni sanguinanti a mani e piedi, che, come fra Galdino, andavan per i paesi col carrettino alla questua, alla “cerca” di olio, vino, farina, pane, frutta e quant’altro. E nessuna porta restava chiusa.
Ricordo frati e seminaristi conventuali gioiosi che con noi bambini giocavan a bocce nell’immenso giardino dei passionisti, che facevan il catechismo, che c’insegnavan a servir la Messa (a sei anni io già la servivo); ricordo come i seminaristi forniti di buona voce s’impegnavan nel canto, per imparar sempre nuove messe o suonar l’organo. Come ricordo l’arciprete, ed altri preti secolari che con tanta cura e devozione guidavan noi ragazzi dell’Azione Cattolica, quelli che si sentivano “un esercito all’altar”. Quel po’ ch’io so di dottrina lo devo agl’insegnamenti da essi ricevuti che m’hanno spianato strade e fornito metodo di lettura.
La dottrina insegnata era la retta dottrina: mai una parola fuori del coro. Dal pulpito e nei colloqui privati Dio era al centro. S’insegnava certo il volto amoroso di Dio, ma anche quello della giustizia. E non ci trovo niente da ridire. I due aspetti si fondevano armoniosamente, perché l’amore non poteva esser tradito, la giustizia non poteva esser presa in giro. Sin da piccoli sapevamo discernere il bene dal male: seguire i comandamenti, i precetti della Chiesa era il bene, il violarli era il male. La carità? Sempre ci veniva insegnato l’amore per gli altri, il rispetto degli altri, il soccorso ai bisognosi, il perdono e ci venivan rimproverati l’invidia, la gelosia, il rancore, l’orgoglio, la maldicenza, le cattive compagnie.
Ci veniva spiegato perché era necessario confessarsi con frequenza, accostarsi il più possibile alla S. Comunione, partecipare non solo alla domenica alla S. Messa. Ci venivano indicati i doveri prima dei diritti, i veri valori della vita e le vanità.

Dante Pastorelli ha detto...

La formazione nei seminari diocesani o conventuali era severa? Io direi ch’era meno rigida di quella familiare ed era improntata ad una solida disciplina, esteriore ed interiore, presentata come mezzo di correzione dei propri difetti sulla scia delle vite dei santi e comportamento conveniente ad ogni circostanza: ad es. la devozione con cui pregare, partecipare alla Messa e alle sacre funzioni, alle processioni. Formalismo? No, direi “forma”, decoro indispensabile a cui oggi non siamo più adusi dinnanzi alla trionfante cialtroneria. Veniva trasmesso, anche e soprattutto, con l’esempio, il dovere della pulizia personale (nella società contadina assai spesso trascurata), della chiesa, dei locali di conventi e seminari, del lavoro nei campi e nei giardini, anche’esso formativo ed aggregante, che richiedeva attenzione ed allontanava dalla pigrizia e dall’ozio i cui effetti son ben noti. Non ho mai visto seminaristi tristi, frustrati, corrucciati, ma giovani e ragazzi pieni di vita, normalissimi, che spesso esplodevano di una felicità contagiosa. Anche l’estate, quando passavano, almeno quelli diocesani a mia memoria, un mese al mare. Qualcuno avrà sofferto? Forse, non posso negarlo con certezza assoluta. Gli amici usciti dal seminario, però, sempre rammentavano la loro precedente vita ordinata ma sana, ed erano grati ai loro educatori per i punti fermi in campo morale e dottrinale che li han successivamente accompagnati nel corso degli anni da sposi e genitori e nella loro professione. Moralismo spicciolo? Non ne ho avuto sentore nella consuetudine con questi giovani coetanei o con qualche anno in più sulle spalle di me. Né al moralismo esteriore erano improntate le lezioni a scuola o le conferenze spirituali. Qualche tono più radicale si recepiva nelle letture durante i “quaresimali”: ma le narrazioni delle pene del Purgatorio e dell’Inferno eran compensate dalle beatitudini del Paradiso. Ma oggi chi parla più dei Novissimi?
E’ errato accusar la formazione sacerdotale d’una volta di chiusura al sociale: i “miei” sacerdoti, quelli della mia fanciullezza e prima giovinezza, conoscevan molto bene la dottrina della Chiesa in tal campo, e gl’incontri nell’AC, nella GIAC e nelle ACLI erano eloquenti. Avevo 13 anni quando vinsi il concorso VERITAS ed un viaggio a Roma: la commissione presieduta dal Vescovo, oltre a valutar lo scritto non so più su qual argomento, approfondiva nell’orale la nostra preparazione: una parte del mio esame fu impostato proprio sulla dottrina sociale da Leone XIII a Pio XII.
Indubbiamente ogni sacerdote aveva la sua personalità: non mancava qualche durezza nei più anziani (ma alcuni erano dei nonni affettuosissimi), anche in confessione, ma io ho incontrato anche tanta apertura, tanta energia nell’infonder coraggio, nel sorregger nei momenti della debolezza o delle cadute.
E ricordo anche la tristezza, lo scoramento, lo sgomento di molti ecclesiastici dinnanzi alle novità conciliari; come rammento la gioia di quelli che vedevan finalmente tutte le porte aperte dal nuovo clima, la libera interpretazione dei principi della fede che già covava a causa delle letture dei neomodernisti benché condannati. I Balducci, i Turoldo, tanto per far esempi “fiorentini”, eran all’opera più o meno scopertamente. Le ideologie socialiste si diffondevano presentandosi come “carità”. Nei miei primi anni d’insegnamento (1962, 63) alcuni insegnanti di religione sembravan aver scoperto all’improvviso un nuovo pensiero, una nuova religione, una nuova morale. Qualcuno, ahimé, s’è perduto (uno l’ho reincontrato a distanza di 40 anni, che pena, lo spretato disfatto e spietato nei giudizi!), qualcuno, dopo aver assaggiato la falsa libertà, s’è amaramente pentito ed ha vissuto con il peso sull’anima; altri, ravvedutisi, son tornati nella Chiesa ed han capito che quel che sembrava autoritarismo romano era semplicemente la strenua difesa di verità irrinunciabili.

Dante Pastorelli ha detto...

E così potrei dire di amici laici che, dopo la tempesta religiosa e culturale di qualche decennio, hanno fatto i conti con se stessi, col vuoto in cui vivevano, con le certezze che avevano abbandonato, col peccato che li aveva deturpati spiritualmente e provati psicologicamente nelle esperienze più disparate, e con l’aiuto di santi sacerdoti han ritrovato, già maturi, la strada diritta e son tornati a sorridere con quella juventus che riviviamo all’inizio di ogni S. Messa.
Come è potuto accadere che la vita ecclesiale sia cambiata così in fretta dopo il concilio? Per una almeno ultra-ventennale opera di de-formazione neomodernista nel clero, combattuta, repressa ma non vinta e poi riabilitata da qualche Papa sprovvedutamente ottimista Pontefice; per la superficialità e l’ingenuità di tanti fedeli, i meno informati e formati. Quante volte mi son sentito ripeter da amici ch’eran profondamente religiosi, prima almeno: noi restiamo cattolici, i sacerdoti questo ci offrono ed a questo c’invitano: i pastori son loro e loro seguono il Papa. L’indifferenza davanti ad argomentazioni stringenti si concludeva: se sbagliamo non è nostra la colpa. Pochi anni di nuovo clima, di nuova formazione, di nuova predicazione, di nuova liturgia han deresponsabilizzato tanta parte del gregge che ha perduto di vista anche i fondamentali della morale: le nostre colpe son nostre, non son da imputar ad altri. Lo scaricabarile davanti a Dio non funziona.
Un’ultima osservazione scaturita dalla lettura di Giampaolo. Non condivido molto il suo giudizio sulla diversa impostazione dei testi preconciliari e postconciliari. I primi assertivi, i secondi razionali. A parte il fatto che la Verità si asserisce, nei testi preconciliari ad ogni asserzione rispondevan le argomentazioni razionali poggianti sulla Sacra Scrittura, sui pronunciamenti del Magistero, sul rimando ai maggiori teologi. L’insegnamento post-conciliare più che razionale a me appare discorsivo e sentimentale, ed anche vaporoso. La lettura del nuovo Catechismo compendia questi aspetti dei testi nuova teologia.
M’accorgo che mi son dilungato eccessivamente e d’esser stato disordinato nell’esposizione: chiedo scusa. Non ho saputo frenar quel che ho nell’anima, e non ho né tempo né voglia di rileggere, ridurre, ricomporre il tutto in modo più razionale e conseguente.
PS. M'accorgo altresì che ho dimenticato di metter la numerazione agli spezzoni de mio intervento per far capire che sono parte del tutto, come solo ora mi sono accorto che l'intervento bvreve di ieri sera è apparso come di Anonimo.
L'età presuppone dagli altri una disposizione alla "venia".

Dante Pastorelli ha detto...

Leggo, dopo aver scritto, le osservazioni di don Gianluigi.
Credo che nella sostanza siamo in sintonia.
Quanto al conformismo, oltre che da formazione in qualcuno un po' carente, esso è stato determinato da un'imposizione satrapesca e nei più anziani dalla constatazione che la resistenza non serviva a niente. Ma in privato...

jn ha detto...

e come potrò dire grazie a Dante Pastorelli per questo stupendo excursus storico e autobiografico scritto di getto, de corde, con tanta vita vissuta in cui mi ritrovo appieno, specie nel quadro degli ultimi 30 anni ?
Ineguagliabile, tale da farmi(ci) rivivere, rituffandomi in quegli anni falsamente formidabili, di una sovversione violenta della morale e dei costumi, che strapazzando le anime in profondità (in interiore homine rovesciando la Verità eterna, relativizzando le opinioni, con la scusa del SENTIRE soggettivo e personale, dove ognuno si faceva legge a se stesso) ha polverizzato la fede di due intere generazioni; e ne ho visti anch'io di coetanei/e perdersi dietro quella rivoluzione culturale che come un tornado si è abbattuta sulla Chiesa, sulle famiglie, sulle anime pure e innocenti, d'un tratto sbattute nella tempesta dell'impurità galoppante ("amore libero" si disse l'amore ora svilito a pura animalità e rapporto di coppia banalizzato), dell'emancipazione senza freni, nella moda, negli spettacoli, nella pornografia trionfante divenuta NORMALE, nelle relazioni amicali e amorose, nella liberazione femminile, sessuale, generazionale, di tanti figli che ora non volevano più "nè padri nè maestri"....!
e che al seguito di Prevert e simili menestrelli dell'ateismo social-comunista predatore delle coscienze da tutte le cattedre scolastiche e mediatiche lanciarono il loro empio grido al Cielo:

Padre Nostro, che sei nei cieli, restaci !
era il 1969:
così cantò sfrontato il blasfemo chansonnier, attirando dietro di sè folle di fans entusiasti....e il Padre Onnipotente Creatore pare avergli dato retta, a lui e a milioni di giovani che oggi non sanno più ritrovare i lineamenti di quel Padre Celeste, tremendo e fascinoso, che si è nascosto e TACE....(come lamentava Papa GPII) perchè certo, auto compiaciuti di costruire un mondo NUOVO che non ha bisogno di Dio Provvidenza e Misericordia, a cui tendere mani e cuore umile e povero, si son costruiti un "Gesù" a loro immagine, come quello dei film alla moda hippy, un profeta "on the road", un taumaturgo cantastorie semi-socialista e un rivoluzionario permamente....che addita un mondo di umane fraternità molto terrestri, un'isola di Peter Pan della fede (che non crescono MAI, mentre fanno allegri girotondi e piroette nelle messe-show, preti suore e vescovi compresi....), che promette un benessere orizzontale e pacifista, dove non ci sia nulla di più sacro e intangibile, dove ogni mistero è bandito, come inessenziale.
In un carnevale perenne che non aspetta più ormai nè Quaresima nè Venerì Santo nè Pasqua.
Un fratello umano, molto umano, un grande amico di messe-banchetti, che non mostra più il Volto del Padre che è nei Cieli e che, per mezzo del Suo Figlio Unigenito ci vuole Santi, come Lui è Santo, immolati con Gesù sulla Croce, Via di Resurrezione e gloria eterna.
Grazie, Dante !
(me lo rileggerò più volte stasera, prima di dormire, dopo le preghiere, come una bella lezione di vita, da tramandare ai nipoti, sull'autentico e vissuto "come eravamo", il vero volto della Chiesa di "prima"....)

Marco Marchesini ha detto...

Personalmente non ho vissuto il periodo del cambiamento degl ianni '60 e '70. Ho visto cambiamenti nella mia parrocchia nel "passaggio di consegne" da un parroco all'altro. Il primo di orientamento tradizionale ed il secondo di orientamento decisamente "moderno". Già capivo che qualcosa non andava. Ho sempre tentuto per fermo che se la verità non cambia indipendentemente dalle epoche e dalle persone, sopratutto le verità che riguardano Dio, la Fede e la Morale.
Studiano per passione personale testi di religione moderni, sentivo che c'era qualcosa che non tornava, non capisco esattamente cosa, ma sentivo forte che c'era qualcosa che mi urtava. Soprattutto le Bibbie moderne con i loro commentari. Avevo come l'impressione che era troppo "laica", passatemi il termine. La Santa Messa V.O. mi ha aperto gli occhi. Un conto è leggere un libro in maniera asettica, un conto è vedere con gli occhi la differenza tra il prima ed il dopo. Non riesco ancora a capire come persone intelligenti, colte, abbiano potuto accettare la mentalità del cambiamento di verità. Come si può essere sicuri di quelli che si crede, se poi un domani non sarà più vero. Chi ci garantisce che un domani allora la Chiesa ammetterà i matrimoni omosessuali? Tanto se tutto può cambiare.. Si arriva così a mettere tutto in dubbio. Proprio la mentalità scettica è quella che più mi urta profondamente.

Per i testi di teologia quelli sicuri sono quelli anteriori al Concilio e quelli del De Mattei e di mons. Gherardini. Per il resto purtroppo la prudenza non è mai troppa.

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

Marco, c'è lo Spirito Santo: dunque, tranquillo. Gli uomini di Chiesa passano la Chiesa resta.

Marco Marchesini ha detto...

Sotto sotto c'è tanto bene, c'è la guida di Dio. Quando vedo i Francescani dell'Immacolata ad esempio mi viene da pensare che forse un giorno saranno ricordati tra i libri di storia assieme agli altri grandi ordini religiosi che hanno fatto rifiorire la Chiesa in tempi difficili.

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

Cara Ester, non mi devi ringraziar di nulla. Ho semplicemente voluto, sia pur disordinatamente, presentar qualche mia personale esperienza del passato, certo parziale, ma pure significativa se confrontiamo la vita dei seminari della terribile Chiesa preconciliare con quella dei seminari, per lo più vuoti e semivuoti, odierni.

Eruanten ha detto...

Dante, Marco ed Ester: grazie di cuore!

Faccio tesoro delle vostre testimonianze. Stamperò il post e i commenti e conserverò il tutto per sempre. Grazie a voi la mia scelta di vita futura, per molto tempo immersa nella nebbia, si sta rendendo visibile. Grazie di cuore.

Giampaolo ha detto...

Mi associo ai ringraziamenti per la testimonianza così viva ed eloquente di Dante.

Mi permetto solo di notare che non ho scritto che la "chiesa post-conciliare" (e convengo che la scansione sia impropria teologicamente) sia più razionale, non lo penso affatto, anzi. Ho scritto che fosse relazionale, cosa affatto diversa, e molto più vicina a quanto in più ha poi aggiunto Lei, caro Dante.

Del tutto d'accordo anche sulle ragioni aletiche dell'assertività, se la verità è ad-aequatio rei et intellectus, secondo la formula di Isacco Israeli, si realizza sempre in un giudizio assertivo, secondo il miglior spirito tomista.

Insomma... giammai ho pensato e detto che vi fosse più razionalità poi che prima, penso anzi l'esatto opposto, e dietro la categoria di relazione, che tanto credito ha avuto e ha presso la vulgata neoterica sia per lo più fumo negli occhi, ma questa in effetti è tutta un'altra faccenda.

Cordialità

Dante Pastorelli ha detto...

"dopo il concilio si è sposato invece uno stile razionale".

Era questa l'affermazione che non mi convinceva, riferita alla teologia postconciliare.

Giampaolo ha detto...

Sì sì, ho immaginato si riferisse a quel passaggio. Rileggendolo poi ho capito potesse essere frainteso nel senso da lei esplicitato.


Volevo invece dire stile razionale (genere) dialogico e relazionale (differenze specifiche), dove è la differenza specifica ciò che qualifica la definizione.

Del resto che una misura di razionalità vi sia anche nei documenti conciliari e postconciliari, non si può negare. Che sia invece una razionalità feconda e veritiera non sempre lo si può dire.

Comunque credo ci si sia chiariti.

Cordialità

Dante Pastorelli ha detto...

Oh, sì, dopo la tua prima spiegazione avevo capito.
La misura di razionalità nei documenti conciliari, al di là della scarsa fecondità, è, a mio avviso, carente, a tutto vantaggio della discorsvità o narratività dell'esposizione e del sentimentalismo.
Ciao.