giovedì 16 febbraio 2012

Il Rito latino usus antiquior è in "libertà vigilata".

La Messa “antica”, quella che amiamo chiamare la “Messa di sempre”, è stata ormai da quattro anni liberalizzata. Con un atto senza precedenti, il Santo Padre ha dichiarato che “non fu mai abolita”. Da quella dichiarazione è nata tutta la nostra storia. Resta un problema: questa libertà è “vigilata”, e questo non ha senso.

Sappiamo bene che una libertà vigilata non riconosce il pieno valore di ciò che libera. Nelle Diocesi rimane una mentalità negativa o sospettosa al riguardo del rito tradizionale. Si pensa che questo ritorno al rito antico sia una concessione, un indulto, un atto di bontà del Santo Padre a favore di quei cattolici, Sacerdoti e fedeli, che non si sono ancora adattati alla modernità. Se le cose stessero così, sarebbe un falso indicare che la Messa tradizionale non fu mai abolita!

Una libertà vigilata viene vista sempre come un male minore, come qualcosa di sopportato per evitare rischi più grandi. Ma uno sguardo così non ha niente a che vedere con ciò che il Papa ha riconosciuto con il Motu proprio Summorum Pontificum.

Ogni sacerdote può, senza chiedere a nessuno, celebrare secondo il Messale tradizionale.

Questa affermazione sembra rimasta chiusa nelle stanze delle curie, per paura che “un
simile male si diffonda”. Il rito tradizionale deve invece, in modo salutare, influenzare positivamente la Chiesa tutta, caduta in una delle sue crisi più spaventose, forse a causa di una terribile crisi liturgica, come anni fa' affermò lo stesso Cardinal Ratzinger. Ma come fa ad influenzare positivamente la Chiesa se resta in libertà vigilata, ristretta, agli “arresti domiciliari”? Di cosa si ha ancora paura?

In quali seminari si insegna la Tradizione liturgica della Chiesa ai chierici?

Perché si continua a non insegnare la Messa tradizionale ai seminaristi?

Perché di fatto si vieta loro di assistere alla Messa tradizionale?

Ha del tragicamente ridicolo il far assistere ai riti della Chiesa orientale, invitare i preti ortodossi, e vietare la presenza di quei preti che hanno abbracciato la Tradizione. Se è un valore la Tradizione liturgica della Chiesa latina, diamola ai seminaristi perché un domani la dispensino ai fedeli.

Si danno le chiese alle comunità ortodosse, separate da Roma non solo per insignificanti motivi disciplinari ma per questioni dogmatiche, e non si concedono Parrocchie personali di rito tradizionale, sperando che i fedeli e i sacerdoti si stanchino di domandarle. Tutto questo gioco che non esce allo scoperto non è cattolico, non viene da uno spirito di fede. Si è ecumenici con tutti, tranne con il proprio passato che esiste nel presente.

Tutta questa triste situazione crea un penosissimo blocco che impedisce un vero lavoro apostolico.

Dalla Messa tradizionale deve venire tutta un'opera di edificazione delle anime, tutta una educazione cristiana, tutta un'opera di santificazione, di cui il mondo ha estremamente bisogno. La Messa tradizionale esiste per lo scopo stesso per cui esiste la Chiesa: salvare le anime. Non ha senso concederla per “intrattenere” i fedeli, per dare loro un brivido estetico!

No: la Messa tradizionale c'è per santificare gli uomini, per edificare la Chiesa, per far rinascere le parrocchie, per ricostruire le scuole, per curare gli ammalati, per ridare speranza agli afflitti... in una parola per fare il Cristianesimo. Non può restare agli “arresti domiciliari”.

Una libertà piena sarà inoltre la migliore garanzia perché chi si accosta alla Tradizione non lo faccia per una vuota nostalgia, ma per un impeto di fede operosa.

3 commenti:

Giampaolo ha detto...

Paradossalmente nei riguardi del rito antico, del rito perenne, mai abolito, vige un atteggiamento "preconciliare" quasi come di tolleranza del falso culto, accettato ob torto collo, se non è proprio possibile fare diversamente. Libertà religiosa per tutti, errori compresi, insofferenza per la verità, appunto da tollerare al massimo.

Dante Pastorelli ha detto...

L'accusa o la constatazione, chiamatela come volete, di libertà vigilata, la denuncio da anni pubblicamente alle autorità della Chiesa.
Il fallimento che si profila dei colloqui con la Fraternità S. Pio X spero che non comporti l'eliminazione, da tale espressione, il sostantivo.

Eruanten ha detto...

Ieri ho avuto la fortuna di assistere ad una bellissima messa v.o. in una piccola chiesa a Vittorio Veneto, organizzata da unavox.
Quante volte viene celebrata?Una volta al mese.
Nella bacheca appesa alla porta della chiesa vi è per caso l'avviso di codesta messa?Ovviamente no.
I fedeli partecipano alla messa n.o. alle 17, accompagnata da chitarre e dalle solite canzoni da azione cattolica, e non sanno nulla di ciò che sta per accadere successivamente.

Sinceramente mi chiedo cosa pensino vedendo questo piccolo gruppetto di persone, non solamente anziane, che entra in chiesa "dopo la messa", accompagnate da un anziano sacerdote con la talare.
Forse niente...