mercoledì 2 marzo 2016

Chi non parla o ha paura o non crede. Il discussionismo del cattolico indeciso

Silvio Brachetta sul Settimanale cattolico Vita Nuova di Trieste.
Vedi, nel blog: Il dialogo ad ogni costo. Chiesa dialogante e non più docente.

Il cattolico – si dice – deve sempre «ascoltare», mai «asserire». Ma Gesù insegnava, asseriva, concludeva, esortava, ammoniva e, non di rado, sgridava. Il discussionismo petulante dei cattolici e gli ammonimenti di Paolo VI.
Si sente spesso dire, da un certo tipo di cattolico indeciso, timido, che non bisogna prendere mai una posizione troppo netta sulle questioni politiche o sociali. Se, per esempio, a un cattolico venisse in mente di contestare pubblicamente l’insegnamento delle pratiche omosessuali nelle scuole, ne sorgerebbe immediatamente un altro a rimproverarlo, tra l’ironico e il severo, per i seguenti motivi: a) non bisogna arrivare mai a concludere qualcosa, poiché «i problemi sono ben più complessi»; b) il cattolico deve sempre «ascoltare», mai «asserire»; c) la schiettezza «contrae gli spazi di ascolto reciproco» e interrompe il «dialogo tra diversi»; d) il dialogo medesimo consiste in una «discussione» infinita sui problemi.

Né gli si può obiettare che queste sue affermazioni sono antievangeliche, per via del fatto che Gesù insegnava, asseriva, concludeva, esortava, ammoniva e, non di rado, sgridava. E i suoi discepoli a ruota. Al cattolico timido non si possono fare queste obiezioni, poiché non risponde, ma si limita a replicare secondo la consueta lista di luoghi comuni, di cui ai punti a), b), c) e d). Sempre quelli. In realtà non dialoga mai: si limita ai monologhi e alle ripetizioni.

Questo tipo di cattolico trae il proprio atteggiamento di timidezza e soggezione, nei confronti del mondo, da un’interpretazione errata della parola «dialogo», introdotta dal Concilio Vaticano II. Il teologo Romano Amerio ne ha parlato nel suo libro Iota Unum. Storie delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX (Ricciardi, 1989, c. XVI). È vero – scrive Amerio – che il vocabolo «dialogo» è «del tutto incognito e inusitato nella dottrina prima del Concilio», ma è anche vero che Paolo VI ne ha indicata la corretta interpretazione, nell’Omelia del 23 giugno 1968: «Il Vangelo ci ammaestra che non basta avvicinare gli altri, ammetterli alla nostra conversazione, confermare ad essi la nostra fiducia, cercare il loro bene. Bisogna, inoltre, adoperarsi affinché si convertano; occorre prodigarsi perché ritornino; è necessario recuperarli all’ordine divino, che è uno solo: quello della grazia, della fede, della Chiesa, della vita cristiana».

Paolo VI parla dunque di un dialogo che ha per fine la conversione dell’interlocutore. Volere, infatti, il bene degli altri è comunicare loro la verità e non nasconderla nell’adulazione. Come ricorda Amerio, Paolo VI aveva dedicato al tema del dialogo anche la terza parte dell’enciclica Ecclesiam suam (1964), in cui equiparava il «dovere di dialogare» col mondo al «dovere di evangelizzare» il mondo. Il dialogo poi – scrive Amerio – non ha per oggetto la «ricerca», ma la «confutazione» dell’errore, poiché «la parola della Chiesa non è parola d’uomo», ma è «rivelata» da Dio.

Tutt’altra cosa è il senso del dialogo imposto e frainteso dal modernismo cattolico. Il dialogo in senso moderno «ha per base la perpetua problematicità del soggetto cristiano, cioè l’impossibilità di fermarsi in qualcosa che non sia problema». Viene così negato – continua Amerio – «il gran principio riconosciuto in logica, in metafisica e in morale», per cui «anánke sténai» («è necessario fermarsi»). Ne viene fuori, allora, la frenesia per un continuo e inconcludente «discussionismo» petulante, che si realizza tramite «convegni, incontri, commissioni, congressi», i quali non portano a nulla, se non a «rimettere tutto in problema» e alla ricerca perpetua del compromesso.

Certamente vi è un dialogo continuo tra le persone, ma è inutile e addirittura pericoloso per la salvezza eterna confondere «il dialogo in materia naturale» con il «dialogo di fede soprannaturale». E il dialogo di fede – afferma Amerio – è «inteso a dimostrare un vero». Non va dimenticato, inoltre, che non tutti hanno la medesima capacità di parlare di qualsiasi cosa e con tutti. Nessuno, a questo proposito, può essere «certo che la propria forza intellettuale sia pari alla forza delle obiezioni che si muovono contro». Nondimeno, «la verità del cattolicesimo non si raccoglie sinteticamente, come un composto di verità particolari, e non implica un’intera soddisfazione intellettuale». Il cattolico, quindi, è tenuto a parlare, senza timore alcuno e per quanto ne sa, della verità che conosce. Chi non parla, invece, o ha paura o non crede.

27 commenti:

Luisa ha detto...

Il dialogo dovrebbe essere un discorso alterno fra due o più persone, permette di esprimere idee, pensieri e sentimenti, non sempre in opposizione, in ambito "cattolico" è diventato un totem agitato contro chi emetterebbe riserve perchè consapevole, sì, dell`importanza di mantenere il contatto, di non chiudere porte e finestre, ma sopratutto dei rischi e problemi inerenti ad un dialogo che diventa da parte cattolica annacquamento, concessioni, rinuncia dei e ai principi fondamentali della nostra fede.

Un fatto gravissimo quando compiuto in piena coscienza da chi VUOLE quella resa, quelle concessioni che sono altrettanti tradimenti della Parola del Signore, perchè quei principi divini sono considerati e vissuti come altrettante pietre d`inciampo sulla via di una sedicente unità che Cristo avrebbe voluto ma che è in realtà "un`unità secondo me", la via verso una religione universale.

Senza dimenticare che per dialogare bisogna partire da una forte consapevolezza della propria identità, appunto per non cedere sull`essenziale, una convinzione che nella sua profondità e verità può essere (o dovrebbe essere ) abbastanza forte e radicata per riuscire a far breccia , anche se quello non è l`intento iniziale, nella mente e nel cuore dell`interlocutore, purtroppo quella consapevolezza è oramai assente nella stragrande maggioranza dei cattolici e anche, triste a dire, in molti membri del clero.

Un dialogo che in quelle condizioni, per ignoranza o perchè così voluto, può portare solo al tradimento di Nostro Signore
La Sua Parola diventa ostica, dura e difficile da difendere, allora si fa del Signore un personaggio dolciastro e bonaccione che mai giudica e nulla domanda.
Il peccato? Pentirsi? Convertirsi?
Ma se i sedicenti cattolici hanno oramai un` idea falsa della loro religione e di Cristo, se oramai vivono una religione secondo loro, se oramai sono convinti, sono stati convinti, che tutte le religioni si valgono, come si può pretendere che vogliano evangelizzare il mondo?


Anonimo ha detto...

davvero una situazione anomala: allora anche il fedele battezzato cattolico dovrebbe "convertire" il prete modernista? Non credo proprio. Il consacrato ha la conoscenza degli elementi dottrinali e teologici per discernere da sè la strada giusta che porta alla Verità. Quella strada che lui è STATO CHIAMATO a indicare al fedele, non viceversa. Se poi, per sua decisione o perchè ingannato, o troppo debole per farlo, non riesce a seguire quella vocazione, che lasci il ministero ma non lasci di seguire personalmente la strada indicata da Gesù. In realtà nella maggior parte dei casi non si tratta di inganno in buona fede o di debolezza, ma di condiscendenza con il proprio egoismo, di tutela della propria immagine o del proprio potere messi davanti e prima della Verità di Cristo. Per queste situazioni, ormai dilaganti, il fedele per il sacerdote (ed il sacerdote per il suo vescovo) non è chiamato a convertire, ma a pregare, perchè Dio illumini, a Sua Volontà, coloro che Lui ha scelto. Altrimenti - niente di nuovo sotto il sole - faranno la stessa fine di Giuda, il primo chiamato traditore......

flora ha detto...

Siamo nel 2016, è già il centenario delle apparizioni dell'Angelo ai tre pastorelli, iniziate nella primavera del 1916. Mai più di ora urge recitare la preghiera che l'Angelo ha insegnato a recitare ai pastorelli.
"Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi chiedo pGesù n segnatouelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano. Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinita' di Gesù Cristo presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze, da cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.

Luisa ha detto...

"Il consacrato ha la conoscenza degli elementi dottrinali e teologici per discernere da sè la strada giusta che porta alla Verità."

Ne è proprio sicuro?

Anonimo ha detto...

http://www.liberoquotidiano.it/news/opinioni/11884130/Le-unioni-gay-costeranno-care-a-Renzi--e-guerra-coi-cattolici-antonio-socci.html

Gli anni della memoria ha detto...

"Ma se i sedicenti cattolici hanno oramai un` idea falsa della loro religione e di Cristo, se oramai vivono una religione secondo loro, se oramai sono convinti, SONO STATI CONVINTI, che TUTTE LE RELIGIONI SI EQUIVALGONO, come si può pretendere che vogliano evangelizzare il mondo?"


Già, Luisa, giusto e da chi sono stati convinti in questa cosa? Chi si è succeduto a capo della Chiesa ad esempio (ma non solo in tali occasioni) dal primo incontro "interreligioso" di Assisi nel 1986 fino all'ultimo del 2011, fatto per celebrare il primo di essi appunto venticinque anni prima?

Luís Luiz ha detto...

In realtà non dialoga mai.

Infatti, questo "dialogo" bergogliano è il contrario del vero dialogo, quello platonico. Come potrebbe dia-logare il nemico del Logos? Il dialogo è il Logos vivo, combattente, che insegna e confuta, ciò che Nostro Signore Gesu Cristo, Nostro Dio e Nostro Salvatore, fa continuamente nel Vangelo, contro i farisei. Il "dialogo" bergogliano è il logos castrato, la resa ai poteri di questo mondo, miseria spirituale.

Anonimo ha detto...

eppure io, noi, i cattolici ancora cattolici, non siamo stati convinti da nessuno: per noi le religioni non si equivalgono. E conosco persone che hanno fatto o stanno facendo percorsi di formazione in Istituti di Scienze Religiose (gli stessi dove si formano i seminaristi) che, come noi, non si sono fatti convincere. Perchè? Che siano eletti? Privilegiati da Dio? Può darsi, ma può anche essere che, molto semplicemente, siano persone che pur ascoltando i pastori usano anche il cervello e, senza neppure conoscere a fondo la teologia, conoscono però la storia dei martiri. Basta guardare a loro per capire che le religioni non si equivalgono. Non mi sembra tanto difficile, no? Ecco perchè non credo all'inganno in buona fede del prete mite e modernista "per il ben della pace": sanno chiaramente cosa stanno facendo, e tradiscono scientemente il loro mandato. E io dovrei convertirli? Io sono chiamato a pregare anche per loro e soprattutto a cercare di santificarmi, anche con il coraggio della testimonianza quando richiesta, ma non con la superbia verbale ed il disprezzo nel cuore di colui che si sente giusto.

mic ha detto...

Non credo proprio. Il consacrato ha la conoscenza degli elementi dottrinali e teologici per discernere da sè la strada giusta che porta alla Verità. Quella strada che lui è STATO CHIAMATO a indicare al fedele, non viceversa.

Con quel che viene oggi insegnato nei seminari e nelle facoltà pontificie questa conoscenza non è così scontata. Tuttavia, sono testimone di quanti sacerdoti post-conciliari, soprattutto tra i più giovani, hanno avvertito, per grazia, le carenze e le hanno riconosciute e colmate dopo una faticosa ricerca e studi supplementari. E, non a caso, hanno scoperto la Messa Antiquior e la celebrano con fedeltà, anche se per necessità pastorali devono assicurare anche quella riformata.
E che quando si è in ascolto il Signore si fa trovare lo dimostra il vedere la grazia all'opera proprio in questi sacerdoti... come pure in tanti di noi che non si sono mai stancati di approfondire le ragioni della propria fede e non cessano di pregare e disporsi perché sia sempre più alimentata e purificata.

mic ha detto...

Trascrivo, corretta, la preghiera dell'angelo di Fatima e ringrazio Flora per avercela ricordata.

Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano.
Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinita' di Gesù Cristo presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze, da cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.

Anonimo ha detto...

"Il consacrato ha la conoscenza degli elementi dottrinali e teologici per discernere da sè la strada giusta che porta alla Verità."

Il consacrato ha pure lui la sua guida spirituale, non credo che le conoscenze da sole bastino...

Anonimo ha detto...

Le guide spirituali attuali tra i conciliari è meglio non averle, per esperienza.La conoscenza ce l'hanno, nei seminari hanno spiegato loro che devono arrivare a una religione unica per sconfiggere le guerre di religione(sic), ma questi giovani sono meno colpevoli (ma sanno cosa fanno) di quelli più anziani che sapevano ben meglio di loro ed avevano avuto insegnamenti migliori..ma anche lì le infiltrazioni erano già prima dle 1900. Malgrado il muro di papa Pio X poi si è ricaduti ed i risultati si vedono bene ora. é un cavallo di Troia introdotto poco a poco per non far rumore, onde nonsvegliare le sentinelle! Purtroppo è doloroso dover ammettere che Montini (che aveva già celebrato già sotto Pio XII rivolto al popolo ed altro su cui ognuno è tenuto a documentarsi) diceva cose buone ed ottime,a nche, e faceva il contrario, onde introdurre per bene il cavallo di Troia all'interno. Ora l'ultimo ospite è solo l'ultimo in serie e quindi ormai può fare e dire ciò che 50 anni fa non gli sarebbe stato concesso. Mea culpa...lo deve dire ogni cattolico ma anche fare scelte coerenti e non compiacenti adulatorie di tal clero.

mic ha detto...

L’ordine degli psicologi indonesiani ha recentemente deciso di classificare l’omosessualità come una malattia mentale. Particolarmente significativa la spiegazione fornita dal presidente dell’ordine Suzy Yusna Dewi, il quale in un’intervista rilasciata al Jakarta Post ha dichiarato che ciò «che realmente ci preoccupa è che queste tendenze sessuali, se non trattate come malattia, potrebbero diventare una condizione comunemente accettata nella società. (…) L’omosessualità viene innescata da fattori esterni, come l’ambiente sociale, e perciò può essere curata solo con un adeguato trattamento psichiatrico continuativo. Senza un intervento costante una persona può facilmente tornare alla sua tendenza sessuale precedente, anche dopo che ha dichiarato di essere guarita».

http://www.corrispondenzaromana.it/indonesia-lomosessualita-e-una-malattia-mentale/

Alfonso ha detto...

A proposito di "dialogo" mi permetto alcune citazioni che fanno riferimento al pensiero di Papa Benedetto XVI.
Io ritengo che quando parla il sapiente, e Benedetto XVI lo è, tutti dovrebbero mettersi in ascolto, perché le parole di saggezza siano meditate ed interiorizzate come nutrimento della ragione/logos. Purtroppo, avviene ancora oggi che "di questo logos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato". Agli "uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo.» Nel discorso di Ratisbona,Papa Benedetto XVI citava il dialogo che vide contrapposti l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un saggio musulmano. Si provò a dialogare sulla base della ragione, ma senza approdare a niente, essendo le loro idee della ragione del tutto diverse. "Per Manuele II, così come per Benedetto XVI, la vita, i diritti e la possibilità di convivere fra religioni diverse sono garantite solo da una fiducia nella ragione come strumento capace di conoscere la verità." "E tuttavia più volte Benedetto XVI ha mostrato i limiti di un dialogo teorico, buono quasi esclusivamente per gli accademici e per i congressi." "Se ogni religione argomenta esclusivamente dalla sua fede un confronto è certo possibile, ma raggiungere un consenso è del tutto aleatorio. Se tutti invece argomentano dalla ragione - che non è nè cristiana nè ebraica nè musulmana, e che i credenti e i non credenti hanno in comune - trovare un consenso almeno su alcuni principi minimi della legge naturale, della legge di ragione, è possibile."

RR ha detto...

Mic,
quanto deciso dall'Associazione degli psicologi indonesiani era esattamente quanto affermava quella americana (senz'offesa per gli Indonesiani, ma un po' più influente, purtroppo) fino a qualche anno fa.
Era quello che ritenevano TUTTI gli psichiatri e psicoanalisti, freudiani, junghani, non freudiani, ecc.ecc.

RR

Da Fb ha detto...

ERA IL PROGETTO NAZISTA...
Quindi: si prende una ragazza giovane, forte e bella, la si fa mettere incinta con lo sperma di uno, possibilmente anche lui giovane, forte e bello, poi la si mette in una clinica con tutti gli accorgimenti del caso. Quando il bimbo, privo di malformazioni o problemucci vari (altrimenti lo si fa fuori), nasce, lo si prende e lo si porta a casa...
No no, non é un post su Vendola; stavo solo cercando di capire come funzionava il "progetto Lebensborn" dell'amico Himmler.
(via Pietro Guandalini)
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Progetto_Lebensborn

Anonimo ha detto...

"Ogni direttore ha il suo stile e padre Antonio Spadaro, già molto noto e fervido di iniziative, grazie alle vicende dell’attuale pontificato ha in qualche modo riportato il nostro periodico a quello che era ai tempi di Pio XII: la 'rivista del papa'. L’espressione è impropria, perché 'La Civiltà Cattolica' non è mai stata voce ufficiale del pontefice, ma tutti sanno che il suo rapporto con la Santa Sede non è mai venuto meno e certamente ora si è fatto più intenso, anche per l’interesse che papa Francesco ha manifestato intorno ad alcuni interventi della rivista che accompagnano il suo magistero".

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/03/02/la-civilta-cattolica-ha-un-direttore-in-piu-francesco/

Anonimo ha detto...

Utero altruisticamente donato, utero in affitto, utero artificiale: al peggio non sembra esserci fine. Eppure, cari miei, è dura dire che il figlio non è una cosa, quando le tue leggi già consentono allegramente la provetta. Ed è altrettanto dura che il figlio non si tocca, quando già nel ventre materno non è al sicuro essendo, proprio quando è più minuto, a rischio aborto. Ed è durissima sostenere che il figlio abbia diritto ad un padre ed una madre, quando la diffusione del divorzio ne assegna tantissimi ad uno solo dei due genitori.

Non puoi insomma sfidare tutti assieme Nichi Vendola, Elton John, Cristiano Ronaldo e Nicole Kidman – i quali alla cosiddetta “maternità surrogata” sono felicemente ma soprattutto danarosamente ricorsi – se non con un’unica arma: la verità del figlio, che è sempre dono. E come tale va sempre accolto ed amato e messo al centro. A combattere l’utero in affitto soltanto si è infatti come quelli che corrono imbracciando l’estintore verso una palazzina in fiamme: giustissimo, per carità. Ma se siamo a questo punto è perché qualcosa di fondamentale è andato in fumo da tempo.

http://giulianoguzzo.com/2016/03/02/belli-gli-estintori-ma-non-bastano/#more-9513

Luisa ha detto...

O quando Bergoglio cambia il protocollo per andare nel senso dell`integrazione....

http://www.lastampa.it/2016/03/02/vaticaninsider/ita/vaticano/capi-di-stato-cattolici-con-matrimoni-irregolari-il-papa-cambia-il-protocollo-ZeDSbLITCKv8L344xQLM3K/pagina.html

Rr ha detto...

Luisa,
Oggi tra il cambio del protocollo, i peccati sbiancati, e qualche altra amenità, ho pensato di trasferirmi in un cantone, uno in Cui la TV non parli tutti i giorni, a tutte le ore, di riffa o di raffa , del VdR, evitandoci la sua voce belante ed assolutamente vuota di senso alcuno.
Rr

Cambio idea ha detto...

http://www.corriere.it/esteri/16_marzo_02/attrice-americana-perde-causa-disconoscere-bimbo-avuto-gpa-fa249364-e044-11e5-86bb-b40835b4a5ca.shtml

Luisa ha detto...

Beh cara Rosa, non so come la televisione del Canton Ticino segue l`attività del vescovo di Roma, qui da noi non se ne parla salvo per i suoi viaggi, le sue frasi slogan a effetto (quelle più ortodosse sono taciute) che ne fanno quell`eroe mediatico del politicamente corretto, un papa ribelle alla Chiesa e alla sua Dottrina, un rivoluzionario che cambierà tutto quel che potrà fare e se non ci riuscirà la colpa non sarà sua ma di quei cattivoni di tradizionalitsi, integralisti ecc.
La nostra televisione è di sinistra dunque ha un giudizio favorevole e simpatico su Bergoglio, la nostra televisione non perde un`occasione per parlar male della Chiesa ma ama questo papa, un papa adulato da chi detesta la Chiesa cattolica, cercate l`errore.

Silvio Brachetta ha detto...

Luisa: "Senza dimenticare che per dialogare bisogna partire da una forte consapevolezza della propria identità, appunto per non cedere sull`essenziale, una convinzione che nella sua profondità e verità può essere (o dovrebbe essere ) abbastanza forte e radicata per riuscire a far breccia, anche se quello non è l`intento iniziale, nella mente e nel cuore dell`interlocutore, purtroppo quella consapevolezza è oramai assente nella stragrande maggioranza dei cattolici e anche, triste a dire, in molti membri del clero."

Il problema sta proprio qui. Il Vaticano II ha creato una massa di dilettanti allo sbaraglio. Ha presunto che tutti avessero una fede che muove le montagne e li ha mandati a dialogare. Con l'effetto non dell'evangelizzazione in trasferta, ma della perdita della fede in casa.

guerra mortale contro il cristianesimo ha detto...

L'Anticristo e' gia' tra noi grazie ai governi dei paesi cristiani (cioè occidentali) e dell’Onu con i suoi organismi :

http://gheddo.missionline.org/2016/03/01/lanticristo-e-gia-tra-di-noi/

Riccardo ha detto...


Il dialogo ha portato solo i cattolici a mettere in discussione le loro certezze di Fede, e gli atei a non cedere un millimetro sulle loro posizioni :'(

Riccardo ha detto...


Il dialogo ha portato solo i cattolici a mettere in discussione le loro certezze di Fede, e gli atei a non cedere un millimetro sulle loro posizioni :'(

Rr ha detto...

Col Diavolo non si dialoga, ma ci si fa il segno della Croce e si ordina : - Vade retro, Satana ! -
Nostro Signore, il Logos, ci dia-logava? No. Ed allora perche dovremmo farlo noi?
Superbia di uomini che si credevano e si credono da piu' di Nostro Signore. Hubris, che come tale, è sempre stata condannata dall'Altissimo.
Lucifero e Prometeo non hanno insegnato niente a nessuno, pare.

Rr