martedì 28 maggio 2019

Proselitismo, il fantasma di papa Francesco

Riprendiamo di seguito un articolo di Magister e l'intervento del professor Leonardo Lugaresi che lo stesso ha suscitato [qui].Vedi, sul blog un precedenti pertinenti [qui - qui]. La prima obiezione rispetto al Proselitismo come fantasma del papa è che evangelizzare oltre che testimonianza è innanzitutto annuncio e anche insegnamento. Annunciare Cristo e non convertire a Lui chi non Lo conosce non corrisponde al suo mandato, mentre è il primo dovere suo e di tutti i cristiani... Gesù ha detto che bisogna accogliere e far accogliere Lui. E anche ai migranti chi predica la vera Fede, se persino il papa dice che bisogna solo accogliere senza fare proselitismo?! Chi parlerà loro del Vangelo come unica via di salvezza? Suprema lex non è la salus animarum?

Nel titolare (vedi immagine a lato) il discorso rivolto il 20 maggio da papa Francesco al Pontificio Istituto Missioni Estere, “Vatican News”, il notiziario telematico ufficiale della Santa Sede, ha dato evidenza all’ennesima, immancabile sua bordata contro il “proselitismo”.
Il testo che Francesco stava leggendo non ne faceva parola, ma il papa non ha saputo resistere dal fare questa aggiunta a braccio:
“C’è un pericolo che torna a spuntare – sembrava superato ma torna a spuntare –: confondere evangelizzazione con proselitismo. No. Evangelizzazione è testimonianza di Gesù Cristo, morto e risorto. È Lui che attrae. È per questo che la Chiesa cresce per attrazione e non per proselitismo, come aveva detto Benedetto XVI. Ma questa confusione è nata un po’ da una concezione politico-economicista dell’evangelizzazione, che non è più evangelizzazione. Poi la presenza, la presenza concreta, per cui ti domandano perché sei così. E allora tu annunci Gesù Cristo. Non è cercare nuovi soci per questa ‘società cattolica’, no, è far vedere Gesù: che Lui si faccia vedere nella mia persona, nel mio comportamento; e aprire con la mia vita spazi a Gesù. Questo è evangelizzare. E questo è quello che hanno avuto nel cuore i vostri fondatori”.
Più avanti Francesco ha ancora aggiunto a braccio:
“Su questo mi permetto di raccomandarvi gli ultimi numeri della ‘Evangelii nuntiandi’. Voi sapete che la ’Evangelii nuntiandi’ è il documento pastorale più grande del dopo Concilio: è ancora recente, ancora è vigente e non ha perso forza. Negli ultimi numeri, quando descrive come dev’essere un evangelizzatore, parla della gioia di evangelizzare. Quando san Paolo VI parla dei peccati dell’evangelizzatore: i quattro o cinque ultimi numeri. Leggetelo bene, pensando alla gioia che lui ci raccomanda”.
In queste due aggiunte non c’è nessuna sorpresa. Sia la critica del proselitismo, sia l’esaltazione della “Evangelii nuntiandi” sono il mantra di Jorge Mario Bergoglio, ogni volta che parla di missione.
Ma sono il perché e il come di questa sua doppia insistenza che sono di difficile comprensione.

SUL PROSELITISMO

Se per “proselitismo” Francesco intende una missionarietà esercitata all’eccesso, forzata, misurata sul numero dei nuovi battezzati, è un mistero da dove egli ricavi la convinzione che questo sia nella Chiesa cattolica un reale “pericolo” che “torna oggi a spuntare”.
Perché se c’è una realtà incontestabile, nella Chiesa dell’ultimo mezzo secolo, è non l’eccesso ma il crollo della spinta missionaria.
È il crollo di cui erano ben consapevoli Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, i quali hanno tentato in più modi di contrastarlo e di richiamare la Chiesa a una missione autentica: il primo, tra l’altro, con un sinodo sull’evangelizzazione e con la successiva esortazione apostolica “Evangelii nuntiandi” del 1975, il secondo con l’enciclica “Redemptoris missio” del 1990, il terzo con la “Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione” del 2007 e con un nuovo sinodo sulla missione.
Senza trovare accoglienza positiva a queste loro sollecitazioni, salvo nella vitalità di alcune giovani Chiese dell’Africa e dell’Asia o, in Occidente, in pochi e isolati nuclei che hanno saputo tener viva la spinta missionaria autentica. Tra i quali proprio il Pontificio Istituto Missioni Estere ricevuto in udienza tre giorni fa dal papa.
Apparteneva a questo istituto padre Piero Gheddo (1929-2017), al quale Giovanni Paolo II affidò la stesura dell’enciclica “Redemptoris missio” e che prima ancora era stato tra i principali estensori del decreto missionario “Ad gentes” del Concilio Vaticano II.
Ma al contrario dei suoi predecessori e sulla base di una lettura opposta della vicenda missionaria della Chiesa di questi ultimi decenni, Francesco sembra voler piuttosto mettere un freno alla missione.
In sostanza, egli vuole che si “testimoni” silenziosamente la fede cristiana con la vita, con il comportamento, in primo luogo con l’amore del prossimo. E solo dopo che la testimonianza avrà eventualmente suscitato delle domande egli esorta ad “annunciare Gesù”. Senza però esplicitare mai questo secondo passo e fermandosi invece ogni volta a insistere sul primo, unica sana alternativa – per Francesco – al tanto deprecato “proselitismo”, con tanto di citazione della “Evangelii nuntiandi” di Paolo VI, a giudizio dell’attuale papa “il documento pastorale più grande del dopo Concilio”.

SULLA “EVANGELII NUNTIANDI”

Tuttavia anche il frequente rimando di Francesco a questo documento di Paolo VI apre delle contraddizioni.
Perché è vero che Paolo VI assegna una “importanza primordiale” alla testimonianza silenziosa di vita, nella speranza che essa tocchi le menti e i cuori e accenda un’attesa.
Ma subito dopo scrive:
“Tuttavia ciò resta sempre insufficiente, perché anche la più bella testimonianza si rivelerà a lungo impotente, se non è illuminata, giustificata – ciò che Pietro chiamava ‘dare le ragioni della propria speranza’ –, esplicitata da un annuncio chiaro e inequivocabile del Signore Gesù. La Buona Novella, proclamata dalla testimonianza di vita, dovrà dunque essere presto o tardi annunziata dalla parola di vita. Non c'è vera evangelizzazione se il nome, l'insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati”.

E non è tutto. Perché l’annuncio non basta – prosegue Paolo VI – se non “fa sorgere in colui che l’ha ricevuto un’adesione” alla Chiesa e una volontà di farsi a sua volta evangelizzatore. “Testimonianza, annuncio esplicito, adesione del cuore, ingresso nella comunità, accoglimento dei segni, iniziative di apostolato”: è tutto questo, per Paolo VI, il “processo complesso” dell’evangelizzazione.

Su tutto questo Francesco sistematicamente sorvola. E anche l’invito da lui rivolto ai missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere di rileggere negli ultimi paragrafi di “Evangelii nuntiandi” i moniti di Paolo VI contro “i peccati dell’evangelizzatore” appare contraddittorio.

Se ad esempio si rilegge il paragrafo 80 dell’esortazione, si vedrà che Paolo VI bolla come errori proprio quei modi di pensare che vanno per la maggiore tra molti sostenitori dell’attuale pontificato e che di fatto paralizzano qualsiasi spinta missionaria:
“Avviene che si sente dire troppo spesso, sotto diverse forme: imporre una verità, sia pure quella del Vangelo, imporre una via, sia pure quella della salvezza, non può essere che una violenza alla libertà religiosa. Del resto, aggiungono, perché annunziare il Vangelo dal momento che tutti sono salvati dalla rettitudine del cuore? Se, d'altra parte, il mondo e la storia sono pieni dei ‘germi del Verbo’, non è una illusione pretendere di portare il Vangelo là dove esso già si trova nei semi, che il Signore stesso vi ha sparsi?”.
E ancora, nel paragrafo 78, contro certi facili addomesticamenti delle verità di fede:
“Il predicatore del Vangelo sarà colui che, anche a prezzo della rinuncia personale e della sofferenza, ricerca sempre la verità che deve trasmettere agli altri. Egli non tradisce né dissimula mai la verità per piacere agli uomini, per stupire o sbalordire, né per originalità o desiderio di mettersi in mostra. Egli non rifiuta la verità; non offusca la verità rivelata per pigrizia nel ricercarla, per comodità o per paura”.
* * *
L'articolo sopra riportato sull’ennesima bordata di papa Francesco contro il “proselitismo” ha dato spunto alla seguente lettera. L’autore, il professor Leonardo Lugaresi, è specialista dei Padri della Chiesa.

Caro Magister,
ho trovato quanto mai opportuno il suo articolo del 22 maggio sul “mito del proselitismo” e ho particolarmente apprezzato il richiamo a una lettura non riduttiva e fuorviante della “Evangelii nuntiandi” di Paolo VI.
Che la missione possa esaurirsi, in sostanza, nella silenziosa testimonianza – certo imprescindibile, su questo non si discute – di una vita cristiana virtuosamente praticata è un equivoco che attualmente viene sempre più coltivato nella Chiesa, e ad esso si connette la pia illusione – che poi non è neppure tanto pia, a ben vedere – che, in questo modo, i cristiani potrebbero essere meglio accettati dal mondo, evitando contrasti e divisioni che nuocerebbero alla diffusione del Vangelo e suscitando invece una benefica attrazione dei “lontani” a desiderare spontaneamente di aderire alla fede in Cristo.

Certo, questo in singoli casi può succedere, e d’altro canto è innegabile che vi siano nel mondo Paesi e situazioni concrete in cui ai cristiani non è possibile fare altro. Ma fare della “testimonianza silenziosa” la norma della missione cristiana è un vero e proprio tradimento del mandato di Cristo, che è inequivocabile: “Andate e ammaestrate (mathetéusate) tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando (didáskontes) loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20).

I Padri della Chiesa, che vivevano in un mondo non certo più facile del nostro, ne erano pienamente consapevoli. Mi piace riportare un’acuta osservazione di Tertulliano, che ritengo assai pertinente alla questione. All’inizio dell’”Apologeticum” (3.1) egli commenta così gli effetti di un certo tipo di “buon esempio” dei singoli cristiani su una società complessivamente ostile al cristianesimo:
“Che dire poi del fatto che i più, a occhi chiusi, arrivano a un tale odio [per il nome cristiano] che, pur rendendo a uno buona testimonianza, vi mescolano la condanna del nome? [Uno dice:] ‘Brava persona Gaio Seio, soltanto che è cristiano’ (Bonus vir Gaius Seius, tantum quod Christianus). E un altro: ‘Io mi meraviglio che Lucio Tizio, che è un uomo così sapiente, a un tratto sia diventato cristiano’ (Ego miror Lucium Titium, sapientem virum, repente factum Christianum). Nessuno si ferma a riflettere se Gaio è buono e Lucio è saggio proprio perché cristiano o se è cristiano perché saggio e buono (Nemo retractat, ne ideo bonus Gaius et prudens Lucius, quia Christianus, aut ideo Christianus, quia prudens et bonus)”.
In un mondo non cristiano, anzi, ostile al cristianesimo, come era quello in cui viveva Tertulliano e come è quello in cui viviamo noi, la testimonianza silenziosa della “vita buona” dei cristiani non basta. Non basta perché viene “sterilizzata” dal mondo, che la derubrica a fenomeno individuale, “privato”, culturalmente e socialmente irrilevante.

La testimonianza non basta, se non diventa “critica” – e quindi inevitabilmente “pubblica” – cioè se non provoca gli altri a porsi il problema del nesso tra il bene, di cui la vita del cristiano è innegabilmente segno e testimonianza, e il fatto di Cristo che di quel bene è la sola ragione adeguata.
La domanda scomoda enunciata da Tertulliano è precisamente quella che il mondo non vuol porsi. Per questo è del tutto illusorio sperare che la testimonianza cristiana – se è vera, cioè apportatrice di “krisis” della posizione mondana – possa andare esente da ostilità e da contrasti.

La vita cristiana è, di per se stessa, un giudizio, e non può fare a meno, nelle forme e nei limiti che di volta in volta le circostanze rendono possibili, di una “presa di parola” che  – come dice benissimo “Evangelii nuntiandi” nel passo che lei ha citato, richiamando 1 Pt 3, 15 – “dia le ragioni” su cui quella vita e quel giudizio si fondano. Cordialmente,
Leonardo Lugaresi

26 commenti:

irina ha detto...

evangeliżżare (ant. vangeliżżare) v. tr. [dal lat. tardo evangelizare, gr. εὐαγγελίζω]. – 1. Predicare il Vangelo; con questo sign. il verbo è usato intransitivamente. Con uso trans., ormai ant., predicare, annunciare con la predicazione, in frasi come: e. il verbo divino, la fede, i divini precetti. 2. Più comunem., condurre alla fede, convertire al cristianesimo mediante la predicazione del Vangelo: i missionari si recavano a e. i popoli primitivi. Fig., cercar di convincere in genere, e spec. per attrarre a una fede politica.

proselitismo Attività svolta da una religione, un movimento, un partito per cercare e formare nuovi seguaci.

Mentre le religioni tribali e nazionali non hanno alcuna tendenza a estendersi al di là della comunità sociale che le pratica, le religioni soprannazionali tendono a esercitare p., partendo dalla convinzione di essere la vera religione, non legata a un singolo popolo, ma valida per tutti e di rappresentare la via di salvezza per ogni individuo umano: mossi da ideali soteriologici i rappresentanti della religione cercano di conquistare il maggior numero di proseliti. L’attività missionaria è una forma organizzata del proselitismo.

Nel giudaismo, il nome di proselito (ebraico gēr) è dato in un primo tempo allo straniero dimorante nel territorio israelita, ma passa ben presto a designare il convertito alla religione di Israele. La conversione richiedeva: la circoncisione maschile; un bagno rituale; l’offerta di un sacrificio al Tempio, finché questo fu in piedi, e formalmente l’accettazione del giogo della Legge.

Questo è quello che ho copiato ed incollato dalla Treccani in rete.

Sul mio vecchio Zingarelli; evangelizzare è l'azione di annunciare Gesù Cristo e la Sua redenzione a chi non lo conosce mentre il proselito è colui che da poco è arrivato ad una religione, ad una idea, ad un partito.

Fatti salvi gli eccessi e le omissioni a cui è soggetta ogni azione umana, mi sembra di capire che all'annuncio della Buona Novella, segua una fase di 'noviziato' in cui il proselito approfondisce la religione, in questo caso.

Credo che allo stato attuale dei fatti manchi l'annuncio autentico, l'esempio richiesto da parte dell'annunciante, e l'approfondimento richiesto da parte del proselito.

Anonimo ha detto...

"Ma questa confusione è nata un po’ da una concezione politico-economicista dell’evangelizzazione, che non è più evangelizzazione. Poi la presenza, la presenza concreta, per cui ti domandano perché sei così. E allora tu annunci Gesù Cristo. Non è cercare nuovi soci per questa ‘società cattolica’, no, è far vedere Gesù: che Lui si faccia vedere nella mia persona, nel mio comportamento; e aprire con la mia vita spazi a Gesù. Questo è evangelizzare."
Chi può anche solo concepire una simile discorso non ha più nulla di cattolico.

Anonimo ha detto...

Finalmente qualcuno si muove tra i porporati..

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13467024/papa-francesco-cardinale-gerhard-muller-papa-francesco-bestiale-condanna-matteo-salvini.html

Anonimo ha detto...

Se mi si permette, io non vedo per nulla questo grande divario tra "proselitismo" ed "evangelizzazione", dal momento che evangelizzare, significa automaticamente fare dei proseliti, ossia dei seguaci.
Cercare a tutti i costi una differenza abissale tra i due termini, significa voler ridurre l'evangelizzazione ad uno spazio meramente privato il che restringe la religione stessa alla semplice sfera privata, come vogliono gli stati laicisti.
E, dal momento che B. è allineato in quest'ultimo versante, farà di tutto per arrampicarsi sugli specchi pur di rimanervi. Ma è un arrampicarsi sugli specchi, appunto, perché se si cerca il termine greco "proselites" nel N.T. greco lo si troverà, particolarmente negli scritti paolini o negli atti. Evangelizzare significa inevitabilmente fare proseliti e creare un impatto nella società (non solo nella sfera privata) come avvenne già dall'avvento del Cristianesimo. Il resto sono stupidaggini e vanità laicistico-clericali...

Fraintendimenti ? ha detto...

E' come la storia del "piuttosto" che il piu' delle volte e' usato a sproposito ;
Spesso si sente : " Mi piace il gelato alla fragola da quando io sono piccolo"....
Ma se hai 40 anni !
Ancora sono/sei piccolo ..?

Da Wikipedia
Nell'Antico Testamento, la parola "proselita" indica una persona convertita al Giudaismo. Molti cristiani considerano il proselitismo un obbligo morale in quanto in uno degli ultimi passi del Vangelo secondo Matteo è infatti riportata l'esortazione di Gesù Cristo ai suoi fedeli affinché viaggino per il mondo facendo discepoli, li battezzino e comunichino loro gli insegnamenti del Messia.

Dall'intervista a
Padre Paul-Elie Cheknoun che s’è convertito al cristianesimo negli anni ’90 :
"Si tratta essenzialmente di EVANGELICI , MOLTO ATTIVI - MOLTO ATTIVI - molto attivi nell’evangelizzazione...."

Il discorso sarebbe semplice :
Se sono servo SUO devo fare quello che vuole e comanda LUI (disposto a prendere anche tante legnate) NON quello che voglio io che mi voglio far padrone al posto Suo . La Madre di Dio tra i rari interventi da' un imperativo categorico :" Fate quello che vi dira'" ! Se avessimo fede quanto un granello di senapa sposteremmo le montagne e se questo non avviene vuol dire che..........

Anonimo ha detto...

Ot Salvini espugna anche le due zone ritenute roccaforti simnolo della accoglienza indiscriminata degli immigrati...Lamoedusa e Riace

http://www.ansa.it/europee_2019/notizie/2019/05/27/europee-a-riace-e-lampedusa-la-lega-e-prima_fb7b4819-1463-45ab-b0e1-e2e8d6f14b70.html

berni/exodus ha detto...

Scusate se parlo con questo linguaggio..... ma se continuiamo a seguire quello che dice e fa Bergoglio, ci fa impazzire tutti.... purtroppo abbiamo ben capito chi è cosa ha in mente, anche perchè ormai lo fa apertamente - dunque atteniamoci al Vangelo ed ai Vescovi che ci parlano con chiarezza e con la Dottrina Cattolica in mano e seguiamoli.... il disastro del concilio vat.II ha portato alle ultime conseguenze.... ci si doveva pure arrivare... poi Dio provvederà... quello che conta che resti in noi la fede Cattolica e che preghiamo e facciamo penitenza come voleva la Madonna sia a Fatima - Preghiera... preghiera ... e non dimentichiamo mai le profezie della Beata Emmerich.

mic ha detto...

ma se continuiamo a seguire quello che dice e fa Bergoglio, ci fa impazzire tutti..

In effetti noi non continuiamo a seguire, ma a monitorare, per poter riaffermare la Verità...

viandante ha detto...

@berni/exodus
Condivido pienamente il suo intervento.

Seguire, nel senso di prestare attenzione a quel che dice Bergoglio è giustificato, per me, dal semplice motivo di sapere quel che capita nella Chiesa e poter quindi reagire o rispondere quando interpellato, su questioni che stanno facendo il giro del mondo.
Indirettamente è quindi un'occasione per andare a rispolverare la vera dottrina cattolica.
Infine un ultima utilità è quella di poter aiutare altre persone a dissipare la confusione dottrinale, cosa possibile solo conoscendo la vera dottrina e ponendola accanto a tutto lo sproloquio che si ode in giro. E sottolineando il fatto che noi siamo Cristiani e non ciechi seguaci di un semplice papa.

fabrizio giudici ha detto...

https://gloria.tv/article/6Z82giCYvZhWAwRjygGZ4m2FZ

Notare whe Woelki sarebbe uno di quelli "buoni": ma, in quanto a coraggio, ...

irina ha detto...

Non voglio girare il coltello nella piaga ma, non passa domenica che io non ascolti, in chiese 'selezionate' per composta liturgia, omelie con ampie sviolinate, tra le righe, all'Innominato. Questo è grave perché dimostra che non pochi sacerdoti ripetono a pappagallo una sorta di glorificazione di un essere umano sempre erronea ma, nel caso presente fuori dal semplice buon senso. Di questo non parlo più neanche in confessione perché ho pena, mi addolora lo stato in cui sono e non so cosa mai potrei fare per aiutarli. Pregare ed essere pronta a rispondere a qualche domanda se e quando capiterà.

Anonimo ha detto...

Vado a memoria ma, tempo fa, in un una intervista anche Mons. Schneider fece questa distinzione tra l'evangelizzare (approvando) e fare proselitismo (disapprovando).
Lo ricordo bene, perché la cosa mi sorprese e infastidì non poco.

Anonimo ha detto...

intanto...
BURKINA FASO: persecuzioni anticristiane in aumento...se il papa volesse parlarne....come farebbe un vero Vicario di Cristo dei tempi andati....
i martiri cristiani ogni giorno fanno evangelizzazione dando la vita per la loro Fede in Gesù Cristo...

Anonimo ha detto...

Sabato 8 giugno la Veglia di Pentecoste non sarà celebrata in nessuna parrocchia della Diocesi di Roma. L’unica VEGLIA DI PENTECOSTE sarà quella presieduta da Papa Francesco alle 18,30 in piazza San Pietro. Siamo tutti fortemente invitati a partecipare. Si accederà alla piazza con un biglietto (del tutto gratuito) che potrete richiedere nel nostro ufficio parrocchiale.

http://www.sanlucaroma.it/sito/

Anonimo ha detto...

C'è qualcuno che non si fa tutti questi scrupoli. Anzi, cerca di convertire persino degli Ebrei Ultra-ortodossi:

https://www.jta.org/2019/05/17/united-states/a-chicago-couple-live-like-orthodox-jews-and-they-cant-wait-to-tell-you-about-jesus

Anonimo ha detto...

Finalmente una buona notizia:

https://it.insideover.com/religioni/se-un-cimitero-di-istanbul-fara-la-storia-dei-cristiani-in-turchia.html

Anonimo ha detto...

Se i cardinali e i vescovi sono i successori degli apostoli, quindi abilitati e in piena legittimità, e vigilando sugli atti compiuti o sulle virate di interpretazioni dottrinali eccepiscono discrasie e contrasti con la vera dottrina evangelica, hanno il dovere di intervenire e riflettere in modo attivo su tali affermazioni. Un Papa che stravolge la corretta interpretazione del vangelo quando può essere dichiarato non più in grado di guidare la Chiesa di Cristo? Chi lo deve fare?

Anonimo ha detto...

Forse dobbiamo fare i clown, o stamparci un sorriso idiota sulla bocca per far vedere che siamo sempre felici? Qualcuno argutamente notava come si fosse sentito in dovere di sembrare sempre gioioso, anche quando non lo era, nella chiesa modernista,in dovere di non avere mai problemi, neanche morisse la madre o il padre. Ma la risata non è felicità, la Pace non è la pace del mondo,relax e sballo, la testimonianza senza il motivo che mi fa testimoniare, è inutile, e lo dice san Paolo: se anche dessi tutto in elemosina e mi facessi bruciare (magari ridendo), a nulla servirebbe senza la carità. Che testimonianza è se non testimonio? "ho la pace perché ho la pace, non chiedetemi perché ho la pace, non devo fare proselitismo"?? Questi sono ragionamenti privi di logica, contradditori ma soprattutto contro il Vangelo " chi crede in ME si salva, chi non crede in ME si danna...andate ed annunciate la MIA Parola"...

Che ha detto ? ha detto...

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10206139312677940&set=gm.1979929005444748&type=3&theater&ifg=1

Anonimo ha detto...

IO faccio vedere Gesù nella mia carne, dice Bergoglio, e questo è evangelizzare (io direi che è testimoniare più precisamente), e poi se non devo fare proseliti (contro il comando di Gesù) allora se mi chiedono qualcosa, ad es."perché sei così?" rispondo "perché sono così": lo trovo poco intelligente. Che se poi si intende evangelizzare nel senso letterale, significa portare ed annunciare il Vangelo ( ad altri, perché non lo annuncio a me, presupponendomi già evangelizzata in cammino), ovvero fare proselitismo,annunciare ad altri, fare proseliti non alla mia carne , ma a Gesù Dio. Ed è dovere di TUTTI i cristiani:Bergoglio non è cattolico quindi, anche in ciò.

Anonimo ha detto...

I tess.cap.2, vv 13-16....ricevendo dalla nostra VOCE la parola di Dio….in voi che credete...siete diventati imitatori delle chiese di Dio…..avete sofferto le stesse persecuzioni da parte (compatrioti e giudei) ...uccisero.. Gesù ..perseguitarono noi:essi non piacciono a Dio e sono nemici...e ci IMPEDISCONO DI PREDICARE alle genti affinché si salvino…..Ma l'ira è giunta su di essi per la fine.

Gederson Falcometa ha detto...

Nel secolo XIX, il P. Giovanni Perrone, S. J., ha scritto il libro "L'apostolato cattolico e il proselitismo protestante ossia l'opera di Dio e l'opera dell'uomo" dove dice che la Chiesa per la sua natura apostolica non può fare proselitismo. Il senso usato per la parola proselitismo, il P. Perrone lo prende dagli ebrei. Gli stranieri conversi al giudaismo per non avere sangue ebreu solo potevano essere proseliti. Quindi, mai potevano essere pienamente ebrei e non avevano gli stessi diritti degli ebrei. Analogamente, il protestantesimo è una eresia e nessuno eretico può essere pienamente cristiano, per non avere la fede Cattolica. Il punto è che Francesco non parla di apostolato, è come se non esistesse più: la parola è scomparita della Chiesa ufficiale.

Il sito Progetto Barruel ha pubblicato alcuni testi del libro:

L'apostolato cattolico (I)
http://progettobarruel.hostfree.pw/novita/16/Perrone_Apostolato_e_proselitismo_I.html

L'apostolato Cattolico (II)
http://progettobarruel.hostfree.pw/novita/16/Perrone_Apostolato_e_proselitismo_II.html

Anonimo ha detto...

Umanamente parlando credo che la Chiesa non avesse bisogno di un papa tanto problematico.Se il Signore ha permesso che questo avvenisse avrà avuto i suoi motivi che un giorno saranno chiari a tutti.

Catholicus ha detto...

@ Anonimo 21:21 "ragionamenti privi di logica" : direi che una logica ce l'abbiano, ed è la logica di chi è passato dal servizio di NSGC a quello dell'Anticristo, cui deve portare in dono quante più anime possibile (prima che entrambi siano scaraventati per l'eternità Laggiù, dove è pianto e stridor di denti...); per questo confonde, parla ambiguamente, dice le cose a metà, falsificando spudoratamente il Vangelo (non parla mai di apostolato, tace sul "và e non peccare più", spaccia l'invasione per ospitalità, il rifiuto di testimoniare Cristo per rispetto delle altrui fedi religiose, che non dice più false e pericolose). La sua è la logica della malizia, del doppio senso, del bilinguaggio, l'opposto del si si, no no, quindi viene dal Maligno, quindi non compie le opere del padre Celeste, ma del Suo e nostro nemico.

irina ha detto...

Detto tra noi, il confronto continuo, nei secoli, con eresiarchi, scismatici, apostati, idolatri ed infedeli ha aguzzato la vista, interiore ed esteriore, ed il pensiero degli Europei ed ha affinato inoltre la Fede dei Cattolici nel mondo intero.

mic ha detto...

Una fede affinata e impreziosita, ma che non feconda più la società proprio perché non più annunciata e addirittura stravolta da chi non dovrebbe.
Il piccolo resto in ordine sparso continua a tenere la fiamma accesa.