Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 30 aprile 2026

IN NOME DI ALLAH, il Clemente, il Misericordioso. VOTA PD.

Qualcuno dovrebbe avvisare il papa... Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo. Di seguito trovate un nutrito aggiornamento.
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso. Vota PD.

Non è satira. Non è un esperimento sociale. È un volantino elettorale. Stampato, distribuito e pubblicato sui social da due candidati bengalesi del Partito democratico di Marghera, per le comunali veneziane del 24 e 25 maggio 2026.

L'invocazione ad Allah in apertura. Il saluto islamico subito dopo. Il testo in bengalese. L'italiano ridotto a tre parole: "Vota PD" e "Municipalità". I candidati si chiamano Ardul e Sumiya Begum. Lei in hijab. L'obiettivo dichiarato: la moschea a Mestre.

Il Partito Democratico non solo li ha candidati e presentati dal palco del teatro Dante di Mestre. Li ha pure difesi. "Tradurre un volantino significa voler parlare con tutti", ha risposto la sezione di Marghera a chi protestava. Come se aprire un volantino elettorale con "Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso" fosse una traduzione e non una professione di fede.

Quell'invocazione ha un nome: Bismillah. Non è un saluto. Non è un'espressione culturale. Non è un modo carino per dire buongiorno in un'altra lingua. È la formula sacra che apre ogni sura del Corano tranne una.

L'atto di sottomissione alla volontà di Dio che ogni musulmano pronuncia prima di mangiare, prima di pregare, prima di compiere qualsiasi azione significativa. Metterla in cima a un volantino elettorale significa una cosa sola: questo voto è un atto di fede. Non di cittadinanza. Di fede.

Quella fede porta con sé un sistema giuridico, politico e sociale che ha un nome: sharia. Legge coranica.
Prevede il ripudio unilaterale della moglie. La poligamia. La testimonianza della donna che vale la metà di quella dell'uomo. L'eredità dimezzata rispetto al fratello maschio.

Il divieto per la donna musulmana di sposare un non musulmano. La pena di morte per chi abbandona la fede. L'omosessualità come crimine, punito con la morte in dodici paesi islamici. Non è un'interpretazione estremista. È dottrina. Sta scritto.

Il PD che diffonde quel volantino è lo stesso del ddl Zan. Delle quote rosa. Dell'asterisco e della schwa. Della Boldrini che corregge chi dice "il ministro" invece di "la ministra". Del Pride in piazza con i dirigenti in prima fila. Della Segre senatrice a vita contro ogni discriminazione. Lo stesso partito che attacca il crocifisso nelle aule, contesta il presepe nelle scuole, insorge se un politico nomina il Vangelo in un comizio. Il partito della laicità come dogma.

Il PD apre un volantino elettorale con l'invocazione ad Allah.
Dove sono le femministe? La Schlein tace. La Boldrini tace. Le intellettuali che insorgono se un uomo dice "signorina" non hanno una parola per un sistema che riduce la donna a metà di un uomo davanti alla legge.

Perché quei voti servono. Quando servono i voti, il femminismo diventa negoziabile. La laicità diventa negoziabile. I diritti delle donne, degli omosessuali, degli apostati diventano merce di scambio. Il prezzo è scritto sul volantino: una moschea a Mestre.

Immagine a lato altre notizie da altra fonte

Proviamo un esercizio. Salvini stampa un volantino: "Nel nome della Vergine Maria, Madre di Dio, vota Lega." In italiano. Per elettori italiani. In Italia. Quanto dura prima che Repubblica, Corriere, La7, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Il Domani, Gramellini, Saviano, intellettuali prêt-à-porter, CGIL e, tanto per non perdere una polemica, perfino l'ANPI chiedano le dimissioni e l'intervento del Quirinale? Dodici ore. Forse sei.

A Marghera il PD lo fa in bengalese, invocando Allah, e chi lo segnala diventa razzista.

Il volantino non è bilingue. È scritto in bengalese con il logo del PD. Non si rivolge ai cittadini di Marghera. Si rivolge alla comunità islamica bengalese. Non include. Esclude. Crea un canale riservato tra il partito e una comunità religiosa, invisibile al resto dell'elettorato. Un patto che i veneziani non possono nemmeno decifrare.

La strategia non è nuova. Nel Regno Unito i Labour hanno fatto lo stesso per vent'anni: candidati islamici, moschee corteggiate, occhi chiusi sulla segregazione di genere. Il risultato: a Bradford, a Birmingham, a Tower Hamlets, quei candidati hanno prima preso i seggi con i Labour, poi si sono fatti i partiti propri.

Michel Houellebecq [qui e ulteriori link indicati] lo aveva raccontato nel 2015, in "Sottomissione" [qui]: la sinistra francese si allea con la Fratellanza Musulmana per battere il Front National, il candidato islamico diventa presidente. Fantascienza, dissero.

A Marghera il PD ha fatto di peggio. Nel romanzo servivano almeno due partiti. Qui il PD ha messo l'invocazione ad Allah direttamente sul proprio simbolo. La sottomissione nel romanzo era il punto di arrivo. A Marghera è il punto di partenza.

La dinamica è scritta nella storia. Prima prendono i seggi col partito ospitante. Poi si fanno i partiti propri. Il partito ospitante diventa inutile. Non è fantascienza.

È già successo. In Iran la sinistra si alleò con Khomeini per abbattere lo Scià. Insieme vinsero. Poi Khomeini prese il potere e li sterminò. Non politicamente. Fisicamente. Migliaia di militanti di sinistra fucilati, il partito comunista Tudeh sciolto, i dirigenti torturati e giustiziati.
La sinistra iraniana aveva aiutato l'Islam a salire al potere convinta di poterlo cavalcare. L'Islam usò la sinistra come scala. Poi buttò via la scala.

Il candidato Kamrul lo dice con candore disarmante: "Abbiamo scelto il PD perché è da vent'anni che ci ha accolto." Non per il programma. Non per la visione dell'Italia. Perché ci ha accolto.

Tu mi accogli, io ti voto. Tu mi dai la moschea, io ti porto la comunità. Vent'anni di relazione. Non di integrazione.

In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso, il Partito democratico ha scritto il proprio epitaffio. Non su una lapide. Su un volantino elettorale. In una lingua che i suoi stessi elettori non possono leggere. Autore: Roberto Riccardi
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Aggiornamento

Si chiama Carmela. Come la Madonna del Carmelo, la devozione più profonda del cattolicesimo meridionale. Carmela Lombardi, detta Lina. Napoletana. Si candida al consiglio comunale di Agrigento, lista civica "Agrigento Amore Mio", elezioni del 24 e 25 maggio 2026.

Porta il velo islamico. Il suo manifesto è scritto metà in italiano e metà in arabo. In cima, la professione di fede: "Dio è uno solo: Allah per il musulmano, Dio per il cristiano, ma sempre lo stesso unico Creatore." Non è una preghiera. È un volantino elettorale. Nella città dei Templi.

Chi credeva che l’avanzata musulmana in politica a Marghera fosse un caso isolato si sbagliava. Il primo editoriale di questa serie ha documentato il volantino del PD aperto dalla Bismillah, i candidati bengalesi Ardul e Begum, la moschea a Mestre come prezzo del pacchetto.

A Venezia il PD ha schierato sette candidati bengalesi su cinque municipalità della terraferma. Non rappresentanza. Copertura territoriale.

A millecinquecento chilometri, nel cuore della Sicilia, una napoletana convertita porta Allah sul manifesto di una lista civica che con il PD non ha nulla a che fare. Il fenomeno si è emancipato dal partito. Cammina da solo.

La Lombardi lo dice a La Sicilia con chiarezza disarmante: "Vorrei portare le istanze di questa comunità in Consiglio comunale." Non della città. Di "questa comunità".

Poi cita il Corano come fonte normativa: "Un musulmano non butta la spazzatura per strada perché è peccato e Allah ci chiede la civiltà." Il testo sacro come manuale amministrativo. La sharia applicata ai cassonetti.

La formula del manifesto - "Dio è uno solo: Allah per il musulmano, Dio per il cristiano" [vedi l'inganno avallato dalla Chiesa] - è una trappola a doppio fondo. L'elettore italiano la legge come messaggio di pace. L'elettore musulmano la sottoscrive senza rinunciare a nulla: per l'Islam attribuire un Figlio a Dio è shirk, il peccato massimo, il solo che Allah non perdona.

Quella formula dice "stesso Dio" in un modo che il musulmano firma senza muovere un muscolo e il cristiano accetta senza sapere cosa sta firmando. Contratto leonino travestito da preghiera.

Il nome è parte della costruzione. Carmela: dalla processione della Madonna del Carmelo, ceri e statue portate a spalla nei vicoli del Mezzogiorno. Quel nome rassicura l'italiano. Il velo, l'arabo e Allah parlano a un altro pubblico.
La tradizione islamica raccomanda il cambio di nome dopo la conversione, soprattutto quando ha radici cristiane. Silvia Romano divenne Aisha. Carmela Lombardi si candida con il nome della Madonna. Due codici, un solo manifesto.

Qualcuno obietterà: anche la DC usava la religione. Con una differenza che smonta il paragone. Il cristianesimo ha separato il potere temporale da quello spirituale. L'Islam no.

Din wa dawla: religione e Stato. Non solo una fede ma un codice civile, un diritto di famiglia, un sistema penale, un progetto politico. Il Corano non è un libro di preghiere: è una costituzione alternativa.

Portare quel codice dentro il Comune è un ritorno al medioevo, quando anche in Europa temporale e spirituale erano una cosa sola. Con un aggravante: ogni fedele musulmano ha il mandato divino di operare perché i precetti coranici diventino legge. La da'wa non è un invito: è un obbligo. La Lombardi lo conferma senza saperlo. Non dice "penso che". Dice "il Corano ci chiede". Il mandato in azione.

Chi si illude che siano episodi sparsi non ha la mappa.
A Monfalcone, trentamila abitanti, settemila bengalesi, dodici centri islamici aperti in ex supermercati senza rispetto di alcuna norma.

A Roma è già nato MuRo27, Musulmani per Roma 2027, fondato da un ingegnere convertito ed ex militante PD: obiettivo dichiarato, portare in politica "idee coerenti con l'appartenenza religiosa". Non con la Costituzione. Con la religione.
Sul logo, il Colosseo sormontato dalla mezzaluna.

Chi ha dimenticato lo scandalo del 25 gennaio 2016 non ha memoria: le statue dei Musei Capitolini furono coperte con pannelli di compensato per non turbare la sensibilità del presidente iraniano Rouhani.
Duemila anni di arte occidentale nascosti dietro i teli. Non servì il piccone. Bastò la nostra paura.

Del resto per l'Islam le immagini sacre sono idolatria. Iconoclasti per dottrina: i bulldozer dell'Isis su Palmira, l'esplosivo sui Buddha di Bamiyan, i martelli pneumatici sui tori alati di Ninive. Non follia. Teologia applicata. Al Campidoglio ci siamo autocensurati prima ancora che qualcuno lo chiedesse.

La presa di coscienza, però, sta salendo dal basso.
A Monfalcone i cittadini hanno protestato. A Venezia la scritta "No moschea" è finita sui fianchi degli autobus. A Marghera il PD, nelle cui file sono candidati, ha dovuto fare i salti mortali carpiati per giustificare i propri candidati bengalesi. Ad Agrigento i social hanno costretto il candidato Di Rosa a difendere pubblicamente la scelta di candidare musulmani. La gente legge il manifesto in arabo sul muro del quartiere. Capisce da sola. Non siamo a Kabul, ma in Italia e questo fa paura.

Nel momento esatto in cui questa consapevolezza emerge, scatta il silenziatore: islamofobia. Chi solleva la questione è islamofobo. Chi nota sette candidati bengalesi su cinque municipalità è islamofobo.

Chi contesta un volantino che inizia con “In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso” è islamofobo. La parola è una truffa linguistica: una fobia è una paura irrazionale, patologica. Ma quando un manifesto elettorale cita il Corano come fonte normativa, quando un gruppo politico piazza la mezzaluna sul Colosseo, quando dodici moschee abusive aprono in una città di trentamila anime, la preoccupazione non è irrazionale.

È l'unica reazione lucida di un organismo democratico che riconosce un corpo estraneo. Il termine islamofobo trasforma un fatto politico in una diagnosi clinica. Non sei un cittadino che ragiona: sei un malato. Chi brandisce quella parola lo sa perfettamente.

Le proteste stanno arrivando alle stelle, così la sinistra si è dovuta asserragliare nell'ultima trincea: l'Islam moderato.

Nessuno, però, ha mai conosciuto un buddista moderato. Un induista moderato, un cristiano moderato, uno shintoista moderato. L'aggettivo non esiste perché non serve.

Non serve perché nessuna di quelle religioni ha bisogno di specificare di non avere una versione che preveda la conquista del territorio, l'imposizione di un codice giuridico proprio, la sottomissione dell'infedele come programma teologico.

Chi dice "Islam moderato" pronuncia una confessione involontaria: ammette che ne esiste uno che moderato non è. Talmente grande, strutturato e presente da richiedere ogni volta la specificazione. È il cartello "attenti al cane" che si mette solo dove il cane morde. Sul cancello del labrador nessuno appende cartelli.

Tra poco la mezzaluna non dovrà più bussare alla porta del Comune. Avrà le chiavi. Gliele avrà date la sinistra. Per calcolo elettorale: ogni volantino in bengalese vale un pacchetto di voti. Per interesse economico: il sistema dell'accoglienza alimenta un'industria che ha bisogno di materia prima.

Per strategia demografica: una base elettorale che invecchia e si restringe cerca disperatamente nuovi votanti e li ha trovati. Per vigliaccheria culturale: meglio coprire una statua che rischiare l'accusa di islamofobia.

Per quella malattia ideologica che impedisce alla sinistra di difendere la civiltà in cui è nata nel terrore di sembrare intollerante. Nel 1979 la sinistra iraniana si alleò con Khomeini per abbattere lo Scià. Marciarono insieme, gridarono insieme, vinsero insieme.

La sinistra iraniana credeva di usare Khomeini. Fu Khomeini a usare la sinistra. Poi la eliminò fisicamente sui patiboli in piazza. La storia insegna. Ma solo a chi la studia. Autore: Roberto Riccardi

14 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi viene in mente lo slogan "Nel segreto della cabina elettorale Dio vi vede, Stalin no" coniato da Giovannino Guareschi nel 1948 come propaganda anticomunista per le elezioni del 18 aprile, pubblicato sul settimanale Candido...

da ex studente di Giurisprudenza ha detto...

Mi confermate che alle comunali di Roma del prossimo anno ci sarà (o potrebbe esserci) un vero partito islamico? Si parla di questo MuRo, Musulmani per Roma.
Anche qui nell'Isontino ci sono alcune rivendicazioni, inquietanti nella loro apparente pochezza: a Monfalcone già un anno fa gli operai di Fincantieri (bangladeshi pure quelli, meglio non dire "bengalesi" perchè anche in India ci sono Bengalesi che parlano bengali ma sono in gran parte induisti), hanno cominciato a pretendere un campo da cricket. Che c'è che non va? Che lo vogliono gratis. Se pagassero per far segnare le linee di gioco su un campo da calcio per una partita la settimana non ci sarebbero problemi, ma pretendono di non dover tirare fuori un soldo.

Anonimo ha detto...

Il PD rappresenta il tradimento di ogni logica valoriale. Non rappresenta un’idea, un ideale, un popolo, una storia… rappresenta unicamente se stesso e chi lo mantiene economicamente. Il partito degli asserviti… non che altrove siano rose e fiori, ma questi tradiscono proprio tutto, loro stessi inclusi. Sono l’absurdum, e c’è chi li vota. Fa impressione. Non per le femministe, ma per chi invoca la resistenza e sostiene il green pass. per chi invoca pace e uccide nel grembo; per chi inorridisce per un presepe a scuola, ma invoca allah su un manifesto elettorale etc etc

Anonimo ha detto...

Articolo sentito , chiaro e forte. Ma forse bisognerebbe aggiungere ogni volta che si viene a trattare di questi argomenti che l'Allah di cui si parla non e' lo stesso Dio ne' del Vecchio ne' del Nuovo Testamento. La cosiddetta rivelazione coranica sembra essere simile ad uno dei messaggi che vengono raccolti con cura nei circoli spiritistici.

Anonimo ha detto...

Ci siamo ...ora ci spodestano pure dai seggi elettorali ... società multietnica ???

Anonimo ha detto...

PERCHÉ ESISTONO MONASTERI E CONVENTI?

"Gli abitanti dei chiostri sono i patrioti più puri"

Perché esistono monasteri e conventi? Perché tante giovani creature lasciano la luce e lo splendore del mondo per l’oscurità e le ombre santificatrici della Croce? Il mondo moderno capisce così poco la loro missione, che non appena un giornalista viene a sapere che una donna giovane e bella entra in convento, si affretta a telefonare alla famiglia chiedendo: “Ha avuto una delusione amorosa?” La risposta, naturalmente, è: “Sì, l’amore del mondo l’ha delusa. Si è innamorata di Dio”.

Queste generatrici nascoste di preghiera, le donne e gli uomini di clausura, fanno per il loro Paese più di tutti i suoi politicanti, i suoi capi-partito, il suo esercito e la sua marina messi insieme: queste anime espiano i peccati di tutti noi. Allontanano la giusta collera di Dio, riparano colpe ed errori di coloro che peccano senza pregare, che si ribellano e non vogliono espiare. Come dieci uomini giusti avrebbero salvato Sodoma e Gomorra, così dieci santi possono oggi salvare una nazione.

Ma finché un popolo è più impressionato dell’operato dei suoi ministri che da quello delle anime espianti, il giorno della rinascita nazionale è lontano. Gli abitanti dei chiostri sono i patrioti più puri. Essi non si disinteressano del mondo che hanno lasciato; al contrario, se ne interessano più di prima. Ma non si curano delle sue capacità commerciali: a loro importa – disperatamente – che esso sia sempre più virtuoso e che ami Dio sempre di più e meglio.

(Fulton J. Sheen, da "La Pace dell'Anima" edizioni Fede e Cultura)

Anonimo ha detto...

Di qua e di la' = Tafazzi,tafazzi
Il Vaticano raccomanda alle famiglie cattoliche in crisi il compost e un pluviometro: Il 27 agosto il Vaticano ha pubblicato il manuale Ecologia integrale nella vita della famiglia, che esorta le famiglie cattoliche ad adottare pratiche ecologiche come il compostaggio, la raccolta dell'acqua piovana e il monitoraggio delle precipitazioni come parte di una "conversione ecologica". Pubblicato congiuntamente dal Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale e dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, il testo presenta la cura per il creato e la vita sostenibile come parte integrante della vita familiare cristiana e della santità.

Anonimo ha detto...

30 APRILE SAN PIO V: IL PROTAGONISTA DELLA STORICA VITTORIA DI LEPANTO CONTRO LA FLOTTA TURCA

San Pio V, unico papa piemontese, nacque a Bosco il 17 gennaio 1504 e fu battezzato col nome di Antonio. I suoi genitori furono Domenica Augeri e Paolo Ghislieri, di famiglia agiata ma non ricca. I Ghislieri, di nobili origini, provenivano da Bologna e si trasferirono a Bosco a seguito delle sconfitte subite nei contrasti tra guelfi e ghibellini nella metà del 1400. Antonio Ghislieri, entrato nell'ordine dei domenicani nel 1518, ordinato sacerdote nel 1528, dopo essere stato inquisitore a Pavia, Como e Bergamo, fu fatto nel 1551 commissario generale dell'Inquisizione romana. Vescovo di Sutri e Nepi (1556), cardinale (1557), grande inquisitore (dicembre 1558), vescovo di Mondovì (1560), fu eletto inaspettatamente papa il 7 gennaio 1566 (grazie a un accordo tra i cardinali Borromeo e Farnese) e consacrato il 17 gennaio.

Il pontificato di Pio V si contraddistinse anzitutto per l'assidua energia con cui il nuovo pontefice si dedicò alla riforma della Chiesa, recando ad attuazione i decreti del concilio di Trento. Il Ghislieri combatté infatti il nepotismo, riformò il clero della diocesi di Roma, inviò visitatori apostolici nelle diocesi italiane, fece rispettare con severità l'obbligo di residenza dei vescovi e dei parroci e si preoccupò che la nomina dei nuovi vescovi e cardinali cadesse su candidati meritevoli per il loro zelo e la loro pietà. In questo quadro di risanamento della Chiesa egli curò inoltre la pubblicazione del catechismo romano (1566), del breviario romano riformato (1568) e del messale romano (1570) e rafforzò gli strumenti operativi della Controriforma con la creazione della congregazione dell'Indice (1571).

Nel 1567 fondò il collegio Ghislieri di Pavia nel quale erano previsti posti gratuiti per i boschesi, per il paese natale, oltre a fondarvi il convento domenicano di Santa Croce, favorì l'agricoltura riscattando i diritti d'acqua per l'irrigazione e finanziando opere per migliorarla; istituì nel 1571 il monte frumentario, una vera e propria banca del grano, stipendiò un medico e un maestro per migliorare la condizione sociale dei suoi concittadini. Per quanto riguarda poi i rapporti con le altre potenze, Pio V adottò una linea di rigorosa difesa dei diritti giurisdizionali della Chiesa e di intransigenza assoluta nei confronti del protestantesimo: pertanto appoggiò Maria Stuarda, che avrebbe voluto vedere sul trono d'Inghilterra al posto di Elisabetta, da lui scomunicata nel 1570.

«L’impresa più ambiziosa e meglio riuscita di Pio V fu la costituzione di una lega santa (sotto il supremo comando di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Carlo V) con Venezia e la Spagna per la lotta contro i Turchi: la flotta navale della lega affrontò quella turca nel golfo di Corinto il 7 ottobre 1571 e le inflisse a Lepanto un'importante sconfitta. Attribuendo la vittoria all’intercessione della B. V. Maria, il papa dichiarò il 7 ottobre festa di nostra Signora della vittoria - più tardi trasformata da Gregorio XIII nella festa del Rosario -», racconta John Kelly. La battaglia, che cambiò il corso della storia, durò dal mezzogiorno alle cinque del pomeriggio; Fabio Arduino ricorda che, alla stessa ora, Pio V, preso da altri impegni, improvvisamente si affacciò alla finestra, rimase alcuni istanti «in estasi» con lo sguardo rivolto ad Oriente ed infine esclamò: «Non occupiamoci più di affari. Andiamo a ringraziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria».

Morì il 1° maggio 1572 e il corpo riposa nella basilica di Santa Maria Maggiore in Roma. Pio V è stato veramente un grande Papa, proclamato santo dalla Chiesa, «un gigante della santità» lo ha definito il Cardinale Angelo Sodano che ha operato in sintonia con altri grandi santi del tempo come san Carlo Borromeo a Milano e san Filippo Neri a Roma; un grande Papa riformatore, la cui opera, che avrebbe poi dato frutti per molti decenni, diede una caratteristica impronta tridentina sulla intera Chiesa.

Anonimo ha detto...

Segue
PREGHIERA

Adesso, Pontefice santo, ascolta i voti della Chiesa militante, i cui destini furono, per qualche tempo, affidati alle tue mani. Anche morendo, implorasti per lei, in nome del Salvatore risuscitato, la protezione contro i pericoli, ai quali era ancora esposta. Vedi come ai nostri giorni in quale stato ha ridotto quasi l'intera cristianità il dilagare dell'errore. Per far fronte a tutti i nemici che l'assediano, la Chiesa non ha più che le promesse del suo divin fondatore; gli appoggi visibili le mancano tutti assieme; non le restano più che i meriti della sofferenza e le risorse della preghiera.

Unisci le tue suppliche alle sue, dimostrandoci, così, che sèguiti sempre ad amare il gregge del Maestro. Proteggi a Roma la cattedra del tuo successore, esposta agli attacchi più violenti ed astuti. Prìncipi e popoli cospirano contro il Signore e contro il suo Cristo. Allontana i flagelli che minacciano l'Europa, così ingrata verso la Madre sua, così indifferente agli attentati commessi contro colei a cui tutto deve. Illumina i ciechi, confondi i perversi; ottieni che la fede illumini finalmente tante intelligenze smarrite, che scambiano l'errore per la verità, le tenebre per la luce.

In mezzo a questa notte così buia e così minacciosa, i nostri sguardi, o santo Pontefice, discernono le pecorelle fedeli: benedicile, sostienile e ne accresci il loro numero. Uniscile al tronco dell'albero che non può perire, affinché esse non siano disperse dalla tempesta. Rendile sempre più fedeli verso la fede e le tradizioni della santa Chiesa che è la loro unica forza, in mezzo a questo dilagare dell'errore che minaccia di tutto asportare. Conserva alla Chiesa il sacro Ordine nel quale tu fosti elevato a così alti destini; moltiplica nel suo seno quelle generazioni di uomini potenti in opere e parole, pieni di zelo per la fede e per la santificazione delle anime, quali noi ammiriamo nei suoi Annali, quali noi veneriamo sugli altari.

Finalmente ricordati, o Pio, che sei stato il Padre del popolo cristiano, e seguita ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra, per mezzo della tua potente intercessione, fino a che sia completo il numero degli eletti. Amen

Anonimo ha detto...

Non c’è nulla di cui meravigliarsi. Riprendendo un articolo di Avvenire si comprende meglio la problematica.
Monfalcone, conosciuta come la città della Fincantieri per la presenza dei cantieri navali, ha più di 30mila abitanti. In 7 anni c’è stato un aumento di 2 mila persone e la quota degli immigrati supera il 30%. Sono circa 9.500, di cui 7.000 residenti e 2.000 lavorano nei cantieri. Quasi nessuno di questi immigrati fa parte del popolo dei migranti arrivati dal mare con i barconi o via terra attraverso la rotta balcanica.
E, in ogni caso, aggiungono i parroci don Flavio e don Paolo: «non sappiamo se questa società si islamizzerà ma certamente si sta scristianizzando: e questo non perché persone di fedi diverse sono venute qui, ma perché troppi battezzati non vivono e praticano la propria fede. Nessuno può islamizzarmi se io sono autenticamente un cristiano cattolico, che vivo, professo e testimonio serenamente la mia fede».
Il punto è proprio questo: sono i troppi battezzati che non praticano e testimoniano la propria fede e non solo a Monfalcone.

Aloisius ha detto...

Secondo il laicismo italiano, sono singoli criminali che verranno puniti penalmente, ma l'Islam non è la matrice religiosa di quei crimini, perché è perfettamente compatibile con lo Stato italiano, quindi deve trovare piena libertà, anche nelle scuole.

Ciò nonostante non esista reciprocità con gli Stati islamici e sebbene, per ora, non esista un'intesa formale tra lo Stato italiano e le comunità islamiche ai sensi dell'Articolo 8 della Costituzione.

Dunque l' atteggiamento sottostante a questi crimini, che vengono minimizzati e circoscritti ai singoli, senza alcun nesso con la matrice religiosa, non è vera laicità.

È ideologia laicista anticristiana, che prevede l'accoglienza cieca di islamici e dell'Islam in Italia e nelle scuole, ma il divieto di cerimonie cristiane nelle festività cristiane, istituite da uno Stato di storia cristiana, 'per non offendere gli islamici e quelli di religione diversa'.

Islamici che, in verità, quando vivono in Italia e in Europa, non si offendono affatto per cerimonie nelle scuole in occasione di Natale e Pasqua cristiani, ma al contrario si stupiscono di questo atteggiamento di insperata sottomissione, apparentemente priva di logica, quindi stupida.

Apparentemente, perché la logica è, e può essere soltanto, quella dell'amore per i voti elettorali che portano gli 1,7 milioni di islamici in Italia (facilmente mascherati dall'"accoglienza", che fa sentire sempre tanto buoni), e l'odio e il disprezzo dei laicisti verso il cristianesimo.

E verso quella che fu la Chiesa cattolica, i cui rappresentanti attuali sono complici ancora più stupidi, e sacrileghi, di questo suicidio assistito.

Odio dei laicisti che supera quello di alcuni islamici meno ortodossi, i quali - quando vivono in Italia e in Europa - sono molto più tolleranti verso il cristianesimo di quanto non lo siano i laicisti, che seguono la logica "il nemico del mio nemico, è mio amico".
Ci attendono le catacombe, già costruite da chi fu martirizzato in odio alla fede.

https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/non-pregava-allah-donna-italiana-costretta-stupro-gruppo-2655896.html

Anonimo ha detto...

Il PD è un cavallo di Troia : sicurezza e identità in cambio di voti...

Anonimo ha detto...

Immagino che ora i candidati del PD che si dichiarano cattolici scrivano nei loro volantini: "Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo"

Anonimo ha detto...

Nulla contro San Pio Va, anzi! Ma oggi secondo il calendario tradizionale è Santa Caterina da Siena! Attenti a non confonderci con il nuovo calendario della neochiesa!!