Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 8 gennaio 2015

È accaduto a Parigi...

È sommamente condannabile l'atto inumano prima che incivile dei terroristi di Parigi, in nome di un Dio al quale si attribuisce una vendetta crudele e basta, ben lontana dal biblico "ripristino della giustizia" che il termine vendetta indica. Non può essere "l'unico Dio" che pretenderebbero pregato anche da noi, che Lo conosciamo come Persona in una relazione Trinitaria che salva e rigenera e non annienta.
E tuttavia noi non possiamo innalzare lo slogan "Io sono Charlie". Noi non siamo Charlie, perché una satira volutamente dissacratoria (qualunque ne sia l'oggetto) non ci appartiene, come non appartiene se non ad uno degli aspetti del degrado - travestito da libertà che invece è licenza -, di una civiltà che riconosce anche il valore del rispetto e della critica intelligente, propositiva e non contundente.
Oltre alla pietà per le vittime e al dolore per ciò che sta accadendo alla nostra società dilaniata, ci interpellano i perché di tutto questo, per cui comunque siamo qui a pregare e ad offrire... 

D. Curzio Nitoglia, Apocalisse 4° - COMMENTO AL CAPITOLO XIX

È il quarto dei commenti dedicati da Don Curzio Nitoglia - che ringrazio per averceli messi a disposizione - ai capitoli centrali dell'Apocalisse. Ne riprendo la pubblicazione, che verrà completata domani con il successivo.
Riepilogo dei testi: Parte 1a - parte 2a - parte 3a - parte 4a - parte 5a

Udii come una voce di molte turbe in cielo, che dicevano: Alleluja al nostro Dio perché ha giudicato la gran meretrice, che ha corrotto la terra con la sua prostituzione, ed ha fatto vendetta del sangue dei suoi servi sparso dalla gran meretrice” (v. 1).
L’Apostolo (Sales, La Sacra Bibbia commentata, cit., p. 669, nota 1) canta la rovina della Babilonia mistica, ossia della Gerusalemme deicida, e della Roma che ha abbandonato Cristo per seguire l’anticristo; questa rovina è festeggiata in cielo con canti di gioia (vv. 1-10). I Santi lodano Dio per aver castigato la “gran meretrice”, che per odio contro Dio aveva martirizzato numerosissimi fedeli (XVIII, 24). Landucci commenta: “prorompe in cielo un canto trionfale in suggestivo contrasto alla tragica disfatta di Babilonia. Questo canto ribadisce l’antitesi tra le due opposte città: di satana e di Dio. Questa antitesi è il tema saliente dell’Apocalisse” (Commento all’Apocalisse di Giovanni, p. 197, nota 2).

mercoledì 7 gennaio 2015

Sabato 10 gennaio - Messa Tradizionale a Torino

Associazione Cardinal G. Saldarini
per la liturgia latino-gregoriana “Summorum Pontificum”
(Coetus fidelium stabiliter existens ex art. 5 M.P. Summorum Pontificum
et art. 15. Instr. Universae Ecclesiae)
Sabato 10 gennaio 2015, ore 16,30
S. Messa  in forma straordinaria (Messale S. Giovanni XXIII del 1962)
(Messa del Sabato fra l'ottava dell'Epifania)
Parrocchia Beato Pier Giorgio Frassati
V. Pietro Cossa 280/2, Torino
Celebrante: Rev. don Primo Soldi

Ancora sulla Lega cattolica per la preghiera di riparazione.

Non vogliamo inventare nulla di nuovo, ci limitiamo a fare ciò che la Chiesa fa da secoli perché sappiamo che può essere solo come è sempre stata: a misura di Dio per la salvezza delle anime e per il bene dei corpi di tutti coloro che vogliono farne parte.
La Rubrica della posta del martedì di Alessandro Gnocchi su Riscossa cristiana [qui] : ancora sulla Preghiera di riparazione. Il 2 gennaio scorso, a Linarolo, era presente anche qualche nostro lettore. Mentre molti di noi aderiscono all'iniziativa e si sono uniti spiritualmente.

Caro Gnocchi,
                          venerdì sono venuta alla parrocchia di Linarolo per il Rosario e la Messa della Lega per la riparazione. A me è sembrato molto bello trovarsi in Chiesa a pregare (finalmente!) per riparare alle offese che facciamo ogni giorno a Gesù, senza tanti paroloni e prediche interminabili. Pregare e partecipare alla Messa. Però quando ne ho parlato con amici della mia parrocchia si sono addirittura scandalizzati, perché mi hanno detto che una cosa del genere non è ufficiale, che la Lega sarà il solito movimento che vuole insegnare agli altri e poi quando ho detto che si è celebrata la Messa in latino hanno detto che loro a “certe cose” non parteciperebbero mai, perché sono “fuori dalla Chiesa”. Io ho risposto che con noi c’era un sacerdote e che non si è fatto altro che pregare e celebrare la Messa, ma quelli non hanno voluto sapere altro. Mi hanno detto che non va e basta. Io invece sono contenta di esserci stata, ma la prego, mi aiuti lei a rispondere a tono a questi discorsi.
La ringrazio tanto
Angela Colozzi
Gentilissima Angela,
        dato il periodo festivo, uso volentieri questo spazio, a cui lei ha indirizzato la sua lettera, per rispondere ai suoi quesiti, ma tenderei a non sovrapporre la rubrica della posta dei lettori alle pagine dedicate alla Lega cattolica per la preghiera di riparazione. Tenere gli ambiti separati aiuta a essere chiari e, soprattutto, evita il rischio di personalizzare un’iniziativa che deve appartenere in ugual modo a tutti coloro che la intraprendono. Anzi, che deve appartenere anche a tutti coloro che non la intraprendono e magari sono la causa di quelle offese al deposito della fede, alla dottrina e alla morale che la rendono necessaria.

"Omnis Patrarchae" - Un canto Ambrosiano per l'Epifania

Ancora da New Liturgical Movement [qui].
Anche se l'Ufficio Ambrosiano condivide molte caratteristiche col Rito Romano, la sua struttura è diversa in quasi ogni aspetto. I Vespri non iniziano con la salmodia, ma con un lucernario, un responsorio originariamente cantato mentre le lampade della chiesa vengono accese. Questo è spesso (ma non sempre) seguito da un'antifona chiamata "in choro", perché originariamente era cantata dai cantori in piedi intorno al trono del celebrante. Nei secondi Vespri dell'Epifania, questa antifona si ripete quattro volte; tradizionalmente, la prima ripetizione è stata seguita da tre Kyrie eleisons, la seconda dal Gloria Patri, la terza da Sicut erat, e la quarta da tre Kyrie eleison. Questo si osserva ancora nel Duomo di Milano, fino ad oggi, con solo una leggera modifica, come nel video qui sotto dello scorso anno. Si noti inoltre che la seconda ripetizione è cantata dal coro dei ragazzi, e la terza dal primicerio, uno dei dignitari del capitolo della cattedrale, secondo l'uso della liturgia ambrosiana di assegnare molti canti dell'Ufficio a persone specifiche o parti del coro.


Il silenzio del canone è più eloquente delle parole

Grazie alla sollecita disponibilità del nostro traduttore, che ringrazio toto corde, posso condividere questo nutriente testo ripreso dal blog New Liturgical Movement [qui]. Esso ha rimandi a testi dello stesso Autore altrettanto edificanti, che spero riuscire a pubblicare al più presto. Eccone un piccolo stralcio che approfondisce quanto poi di seguito pubblicato:
L'effetto del silenzio (o del discorso sommesso o sussurrato) è quello di cullare i sensi esteriori in uno stato ricettivo; indurre la tranquillità, il riposo, e la pace interiore; rilassare la tensione del sistema nervoso; e, gradualmente, indurre uno stato di riposo in attesa di Dio, che apre il 'subconscio' [o 'superconscio' che dir si voglia. In ogni caso le facoltà psichiche e spirituali] all'irruzione e all'influsso della grazia e delle ispirazioni spirituali. Il rito romano antiquior ha la capacità di favorire l'entrare nel "riposo" di Dio, il misterioso riposo del sabato, il settimo giorno che anticipa la gloria eterna dell'ottavo giorno della beatitudine celeste. L'origine della transizione da un'Anaphora parlata ad una parzialmente o completamente silenziosa è il fatto che in tempi, oggi indeterminabili ma di fatto brevi, è diventato a poco a poco abituale, sia in Oriente che in Occidente, recitare alcune delle preghiere eucaristiche più solenni, in particolare la maggior parte del Canone, a voce molto bassa o incomprensibile. Tale recita è stata definita 'mistica' ( mystikos ), espressione che indica sufficientemente il suo significato. ... Si evince solo un forte senso, non solo di umiltà, ma anche di 'miseria' e 'nulla', quale si addice a una creatura ammessa alla presenza immediata del suo Creatore. In fondo è l'elemento principale che riesce a creare quell'atmosfera esaltante di adorazione rapita, che è il tratto distintivo del culto cattolico nel corso dei secoli; e che il più intellettuale, pedagogico, e umanamente 'edificante' culto dei protestanti [della Riforma e dei neo-protestanti moderni] sembra incapace di evocare. [per poi comprendere e vivere…]

Dum medium silentium tenerent omnia, et nox in suo cursu medium iter haberet, omnipotens Sermo tuus, Domine, de caelis a regalibus sedibus venit. “Mentre tutto era immerso in profondo silenzio, e la notte era a metà del suo corso, l'onnipotente tuo Verbo, o Signore, discese dal celeste trono regale” (Introito, Domenica tra l'Ottava di Natale, MR 1962).
Nell'articolo della scorsa settimana ho parlato delle ragioni per cui è più sensato seguire l'antica abitudine di dividere la Messa tra “Messa dei Catecumeni” e “Messa dei Fedeli” in luogo della moderna nomenclatura “Liturgia della Parola” e “Liturgia dell'Eucaristia”. Questa settimana voglio invece riflettere sulla bellezza peculiare dell'antichissima tradizione del canone silenzioso [1] e su quanto esso confermi l'intuizione secondo la quale la Parola discende su di noi nella liturgia in un modo personale che trascende la presenza nozionale della Parola stessa che si ottiene con la lettura delle singole parole di un libro. Il succitato Introito fa emergere entrambi questi punti: la venuta di Colui che è Parola nel mezzo di un silenzio assoluto.

Come ho strenuamente difeso nella mia lectio divina dell'ultima Quaresima [2], il Signore ci parla indubbiamente nella Sacra Scrittura e attraverso di essa, e dobbiamo quindi tornare costantemente a tale fonte per poterLo ascoltare; tuttavia, Egli ci si fa presente in un modo ancóra più intimo nella Santa Comunione. La pratica tradizionale della recitazione silenziosa del Canone da parte del sacerdote enfatizza il fatto che Cristo non ci si fa presente a parole, ma nell'unica Parola che EGLI STESSO È, e che – essendo immanente, trascendente ed infinita – nessuna lingua umana può mai pronunciare. Una volta assunto questo fatto nella nostra vita di preghiera, le parole della Sacra Scrittura potranno, paradossalmente, penetrare i nostri cuori più efficacemente ed avere un effetto "più che protestante" sulle nostre menti.

martedì 6 gennaio 2015

Pubblicazione della data della Pasqua il giorno dell'Epifania AD 2015

Secondo il Messale usus Antiquior, dopo la lettura del Vangelo, il diacono o il sacerdote, o anche un cantore, può dare l'annunzio del giorno della Pasqua.
Fratelli carissimi, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l'anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 5 aprile 2015.
In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.
Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi:
  • Le Ceneri, inizio della Quaresima, il 18 febbraio 2015.
  • L'Ascensione del Signore, il 17 maggio 2015.
  • La Pentecoste, il 24 maggio 2015.
  • La prima domenica di Avvento, il 29 novembre 2015.
  • Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli Apostoli, dei Santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli. Amen.

From Rome su: Sandro Magister si esprime sulla nullità del conclave del 2013

Riprendo dal blog statunitense From Rome [qui] questo argomento di grande attualità, che lo stesso Antonio Socci ritiene non sufficientemente approfondito né efficacemente confutato in seguito al suo porre la questione. Socci lo ha pubblicato sulla sua pagina facebook [qui], esprimendosi in questi termini : «La (prima) risposta di un sito americano agli argomenti (sbagliati) di una canonista contro di me (poi arriverà la risposta mia)».

Sandro Magister si esprime sulla nullità del conclave del 2013

Cominciamo con un estratto dalla nostra Cronologia dei reportage sul “Team Bergoglio”.

5 gennaio 2015: Espresso Online pubblica l’articolo di Sandro Magister È lui il Papa. Eletto in piena regola [qui], che contiene in appendice la citazione di uno studio della canonista Geraldina Boni, in cui la tesi di Antonio Socci viene contestata in modo insoddisfacente (il testo completo della Boni in italiano è stato pubblicato contemporaneamente qui), dato che l’affermazione di Socci secondo la quale non si possono fare più di quattro scrutini al giorno è corretta. In realtà, affermando che – qualora uno scrutinio fosse stato annullato per via della presenza di una scheda bianca in sovrannumero (UDG 68) non si sarebbe verificata alcuna violazione delle regole (UDG 63) – la Boni non fa altro che contestare l’asserzione di Socci con un’altra asserzione. L’articolo fa anche dei vaghi riferimenti al “Team Bergoglio”, senza tuttavia dedicare una consistente attenzione al paragrafo 81 della UDG. Il fatto che Sandro Magister consideri degni di oppugnazione gli argomenti che sostengono la nullità dell’elezione del Cardinal Bergoglio è comunque in se stesso sorprendente.

R. Garrigou-Lagrange - «La nouvelle théologie : oú va-t-elle? Elle revient au modernisme». Redazione e “Note di commento” di Paolo Pasqualucci

Pubblico la nota e il commento di Paolo Pasqualucci ad un testo di R. Garrigou Lagrange, non facile ma molto rivelatore dei prodromi della temperie attuale, inviatoci nell'originale francese. Il commento è opportuno al fine di render più chiare alcune verità di fede, del resto così ben illustrate da Garrigou-Lagrange. Pasqualucci si è soffermato, ad esempio, sul concetto di "causa formale". Infatti, chi lo comprende, oggi, che si è rinunciato al principio di causalità in tutte le sue forme?  Non mancano alcuni agganci polemici con la triste attualità della Chiesa, ineludibili, anche per far vedere la continuità tra gli errori del recente passato e quelli del presente.
Lo ringrazio toto corde, sia per il testo che per l'accurato e proficuo lavoro che mette a nostra disposizione.
Metto il corposo documento a disposizione [qui] per i lettori francofoni e per i molti altri che leggono agevolmente il francese; ma vi anticipo che sarà presto disponibile anche la traduzione in italiano, che metterò in evidenza tra le Pagine fisse consultabili nella colonna in alto a destra del blog, nel novero del nostro costante impegno di allargare l'attenzione all'orizzonte internazionale, sia nell'intento di superare l'autoreferenzialità, che per l'esigenza di arricchire i nostri contenuti con l'approfondimento di temi e testi di particolare rilievo. 

GARRIGOU-LAGRANGE, Réginald : La nouvelle théologie :
oú va-t-elle?  Elle revient au modernisme


Note di commento, di Paolo Pasqualucci

Queste “note” riguardano solo alcuni punti dell’articolo di Garrigou-Lagrange.

1. La necessaria aggiunta nel titolo.  La frase “elle revient au modernisme”, di cui al titolo dell’articolo, non si trova nel titolo originale ma nel testo, ove il concetto che essa esprime è ribadito più volte.  L’ho aggiunta al titolo al fine di  render subito chiaro il contenuto dell’articolo.

lunedì 5 gennaio 2015

A Boff ed agli altri critici che non hanno letto

Interessante puntualizzazione di Vittorio Messori [qui].

Leonardo Boff, leader della Teologia della Liberazione alla brasiliana, quella con più esplicito riferimento al marxismo, dopo i contrasti con il cardinal Joseph Ratzinger e dopo i moniti di Giovanni Paolo II, dichiarò che quella Chiesa era inabitabile e irreformabile. Così,  lasciò il saio francescano e andò a vivere con una compagna. Giunse però  la sorpresa dell’implosione del comunismo e , come avvenuto per tanti, passò dal rosso al verde, all’ambientalismo più dogmatico, con aspetti di culto panteistico alla Madre Terra. Continua, però, a celebrare i sacramenti, con liturgie eucaristiche e battesimali da lui stesso elaborate (non mancano, si dice, le risonanze new age) nell’acquiescenza dell’episcopato brasiliano. In una intervista apparsa un anno fa su Vatican Insider ha affermato di avere non solo buoni rapporti con papa Francesco, come già in Argentina con l’allora arcivescovo, ma di collaborare con lui sui temi ambientalisti, in vista della  enciclica “verde“ annunciata dal Vescovo di Roma e, pare, da lui stesso suggerita.