martedì 2 febbraio 2021

Carlo Maria Viganò. PARS HEREDITATIS MEÆ In occasione della XXV Giornata della vita consacrata

Un magistrale testo dell'Arcivescovo Viganò su un tema scottante, che torna di attualità in occasione della Lettera indirizzata il 18 Gennaio scorso a tutti i consacrati e le consacrate dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Ma le prime avvisaglie del nuovo corso, tutto orizzontale, risalgono al secondo anno dell'attuale pontificato. Ne avevo già prefigurato i rischi, rispettivamente nel 2014 e nel 2016, negli articoli: Ora tocca alla “rifondazione” della vita religiosa. E poi c'è il resto. E noi? E i pastori ancora 'sani'? [qui]; Vultum Dei quaerere, cercare il volto di Dio: è ancora lecito? [qui]. Nel 2014 Bergoglio aveva incaricato il card. João Braz de Aviz di rivedere la costituzione Sponsa Christi di Pio XII perché preconciliare (discorso strettamente collegato con quanto stava accadendo alle Francescane dell'Immacolata qui - qui ). Quindi è apparsa la costituzione sulla vita contemplativa Vultum Dei quaerere seguita dalla istruzione Cor Orans sulla vita contemplativa femminile, che ne costituisce un’applicazione. La Lettera citata all'inizio, da cui prende le mosse la posizione di Mons. Viganò è il punto di arrivo... Potete trovare qui l'indice dei precedenti interventi di Mons. Viganò e correlati significativi.

PARS HEREDITATIS MEÆ
In occasione della XXV Giornata della vita consacrata

Dominus pars hereditatis meæ et calicis mei:
tu es qui restitues hereditatem meam mihi.
Ps 15, 5

Il 2 Febbraio la Chiesa celebra la Purificazione di Maria Santissima e la Presentazione al tempio di Nostro Signore Gesù Cristo. La festa, detta Candelora in ragione delle candele che vengono benedette durante il rito, nacque come celebrazione mariana di indole penitenziale. Anticamente a Roma la processione da Sant’Adriano a Santa Maria Maggiore prevedeva che il Papa camminasse scalzo e con i paramenti neri. Solo con la riforma di Giovanni XXIII del 1962 venne data la preminenza alla “dimensione cristologica”. Un’anima di solida dottrina e di sana spiritualità non considera la gloria del Figlio oscurata dagli onori che la Chiesa rende alla Madre, perché Egli solo è il principio di tutte le grandezze che noi celebriamo in Lei!

Secondo i precetti dell’Antica Legge, le donne di Israele dovevano astenersi per quaranta giorni dall’accostarsi al tabernacolo e, alla fine di questo periodo, dovevano offrire un sacrificio purificatorio che consisteva in un agnello da consumare in olocausto, al quale aggiungere una tortora o una colomba, offerte per il peccato. Assieme alla purificazione della puerpera, il comandamento divino prescriveva che i primogeniti – che secondo la Legge erano dichiarati proprietà del Signore – venissero riscattati al prezzo di cinque sicli di venti oboli ciascuno.

Questi riti di purificazione della donna e di riscatto del primogenito non erano ovviamente necessari né a Maria Santissima, concepita senza macchia di peccato e custodita semprevergine prima, durante e dopo il parto; né al Figlio di Dio, autore Egli stesso del riscatto dell’umanità decaduta in Adamo. Eppure, nei consigli dell’Altissimo, questi atti solenni di obbedienza alla Legge e di volontaria sottomissione ci mostrano l’umiltà della Madre di Dio e del Suo divin Figlio. In quell’occasione il secondo tempio di Gerusalemme venne santificato, secondo la profezia di Aggeo, dalla presenza del «desiderato di tutte le genti» (Ag 2, 7), che scioglie la lingua di Simeone nel cantico del Nunc dimittis.

In questo giorno, la Santa Chiesa nei suoi riti tradizionali, offre i suoi figli alla Maestà di Dio, consacrandoli al Suo servizio tramite la Sacra Tonsura e gli Ordini Minori. Durante la cerimonia del taglio dei capelli, segno di penitenza e di rinuncia alle vanità del mondo, si canta un’antifona tratta dai Salmi: «Dominus pars hereditatis meæ et calicis mei: tu es qui restitues hereditatem meam mihi» (Ps 15, 5). Queste splendide parole proclamano che il Signore è garante della nostra eredità, e Colui che ci riporta in pieno possesso di ciò che avevamo perso con il peccato di Adamo. Così il chierico, rivestendosi della cotta bianca, recita: «Indue me, Domine, novum hominem, qui secundum Deum creatus est in justitia, et sanctitate veritatis», ricordando che in Cristo ritroviamo l’uomo nuovo, creato ad immagine di Dio nella giustizia e nella santità della verità. Poiché è solo nella luce della Verità, attributo divino della Santissima Trinità, che può ardere la fiamma della vera Carità. La carità fraterna, che ci lega reciprocamente ai nostri fratelli, presuppone infatti la paternità di Dio, senza la quale essa si corrompe in sterile filantropia, solidarismo umanista, tetra fratellanza massonica.

Lo scorso 18 Gennaio la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica ha pubblicato una Lettera, indirizzata a tutti i consacrati e le consacrate. Chi immaginasse di trovare, in un documento promulgato per la XXV Giornata della vita consacrata, un qualche riferimento dottrinale, morale o spirituale al mistero della Purificazione della Santissima Vergine Maria o della Presentazione di Nostro Signore al tempio, rimarrebbe certamente deluso. Egli sarebbe anzi indotto a credere che quella lettera, redatta in una gelida prosa burocratica, esca dai grigi uffici orwelliani del Ministero della Verità, e non dal Dicastero romano che presiede, a nome del Romano Pontefice, ai Religiosi dell’Orbe cattolico. Eppure è sufficiente scorrere il testo sino alla fine per leggervi – in calce, come si usa dire – le firme del Prefetto João Braz de Aviz e del suo Segretario José Rodríguez Carballo, OFM: due personaggi che brillano nel firmamento della Curia bergogliana quali inimitati astri. Nessuna sorpresa, quindi, se non un minimo di umano sollievo, nel vedere che almeno sono stati risparmiati ai destinatari gli epiteti che Rodríguez Carballo rivolse alle monache il 21 Novembre 2018: «Siete donne adulte! Trattate la vostra vita da adulte, non da adultere» (qui - lo avevo denunciato qui, alle prime avvisaglie).

La Lettera della Congregazione è un esempio di “politicamente corretto” con cui i gerarchi di Santa Marta ammiccano indecorosamente alla parità di genere cara al pensiero unico (siamo sull’onda della nuova versione dell’Orate, fratres del rito riformato, delle lettrici e delle accolite) e a tutti i marker della neolingua: si sprecano i riferimenti alla pandemia, all’«aspirazione mondiale alla fraternità», al «nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale», così come l’invito ai religiosi ad essere «artefici di fraternità universale, custodi della casa comune», «fratelli e sorelle di tutti, indipendentemente dalla fede» (sic), per culminare nel grido d’empietà della religione mondiale di Fratelli tutti: «Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!»

Qual è dunque la proposta pratica che la Congregazione offre ai consacrati? Come intende aiutare gli Ordini religiosi ad essere fedeli ciascuno al proprio carisma, alla Santa Regola, alle Costituzioni dei Santi Fondatori? Ecco le alate parole del Prefetto: «Si tratta allora di aprire processi per accompagnare, trasformare e generare; di elaborare progetti per promuovere la cultura dell’incontro e del dialogo tra popoli e generazioni diverse; a partire dalla propria comunità vocazionale per raggiungere poi ogni angolo della terra e ogni creatura, perché, mai come in questo tempo di pandemia, abbiamo sperimentato che tutto è collegato, tutto è in relazione, tutto è connesso» (qui). Il World Economic Forum, promotore del Great Reset, non avrebbe saputo esprimersi meglio! Che importa se Santa Teresa d’Avila, San Domenico, Santa Chiara, San Francesco di Sales e tutti i Santi Fondatori rimangono scandalizzati dalla sistematica demolizione dei loro Ordini, quando le parole della Santa Sede godono del benigno plauso dell’élite globalista, della setta infame e dei nemici di Cristo? Cos’altro significa «aprire processi per accompagnare, trasformare e generare», se non un invito a rinnegare la fedeltà al carisma originario, rieducando i refrattari e costringendo con la forza i recalcitranti? Cos’è questo «elaborare progetti per promuovere la cultura dell’incontro e del dialogo», se non l’applicazione dell’indifferentismo religioso e dell’ecumenismo conciliare?

Ecco la desolante visione orizzontale, priva di qualsiasi slancio soprannaturale, che hanno della vita religiosa coloro che viceversa dovrebbero custodirla come un prezioso tesoro della Chiesa. Una visione in cui si può essere «fratelli e sorelle di tutti, indipendentemente dalla fede», rendendo inutile non solo abbracciare lo stato religioso, ma anche lo stesso Battesimo, e con esso la Redenzione, la Chiesa, Dio.

Abbiamo compreso, in questi tempi di crisi, che chi è costituito in autorità è ormai slegato da coloro sui quali comanda. La cosiddetta pandemia ha mostrato governanti obbedienti agli ordini di poteri sovrannazionali, mentre i cittadini vengono privati dei propri diritti e qualsiasi forma di dissenso viene censurata o psichiatrizzata, secondo una felice espressione recente. Non diversamente accade nella Chiesa: i vertici della Gerarchia obbediscono agli stessi poteri, e privano i fedeli dei loro diritti, censurando chi non intende rinunciare alla propria Fede e non accetta di vedere la Chiesa demolita dai suoi Ministri. João Braz de Aviz è perfettamente allineato a Jorge Mario Bergoglio, ed entrambi assecondano con zelo l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Questa è la dolorosa realtà con la quale dobbiamo quotidianamente confrontarci, e per la quale dobbiamo pregare, digiunare e far penitenza, implorando l’intervento di Dio e della Vergine Santissima in nostro aiuto. In questa battaglia soprannaturale, il contributo dei religiosi e delle religiose è fondamentale: ecco perché mai come ora è necessario che le anime consacrate riscoprano la dimensione sacrificale della propria vocazione, offrendosi in olocausto come vittime espiatorie. Questo, in fondo, è il cuore della vocazione religiosa e dello stesso essere Cristiani: assimilarsi a Cristo, seguendoLo sulla Croce per poter sedere alla Sua destra nell’eternità beata.

Invito quindi coloro che hanno il privilegio di aver scelto lo stato di perfezione a pregare con rinnovato ardore, a digiunare con zelo, a far penitenza. Chiediamo infine allo Spirito Santo di toccare i Ministri e i Religiosi traviati, concedendo loro il dono del pentimento e la grazia del perdono.
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
2 Febbraio 2021
In Purificatione Beatæ Mariæ Virginis

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Le profezie ce lo dicono da secoli.Il tempio santo occupato da un nuovo Antioco.Gesù lo disse:quando vedrete l'abominio della desolazione nel luogo santo...tempi come mai prima e mai dopo..Il che significa che possiamo lavorare per un dopo.Antioco non era un sommo sacerdote.

Anonimo ha detto...

"... perché, mai come in questo tempo di pandemia, abbiamo sperimentato che tutto è collegato, tutto è in relazione, tutto è connesso»..."

Dispiace che solo con la pandemia si mostri alla coscienza di alcuni la connessione col tutto, connessione creduta, vista, sperimentata da generazioni e generazioni di credenti in Dio, Uno e Trino. Parimenti dispiace che non si sia intuito, presagito, sperimentato da parte di sedicenti religiosi che è la preghiera, di cui pensiero sentimento e volontà son il motore, che mantiene, rinforza, ripara, santifica le connessioni divine ed umane, prossime o remote.

La vita claustrale, di cui la preghiera è fondamento, mezzo e fine, è preposta alla manutenzione mondiale delle connessioni con Dio, Uno e Trino, con gli uomini, con le intenzioni sante volte alla santificazione degli uomini peccatori conosciuti e/o sconosciuti.

Quindi 'le connessioni' sane, cattoliche, non son quelle di internet, non sono quelle del magnetismo, non sono quelle alchemiche, non sono quelle dei flussi energetici, non sono quelli della psicologia alchemica e via energizzando.

Perché dunque la preghiera è l'unico salva/connessioni? Perché la preghiera si indirizza a Dio, Uno e Trino, che ripara le connessioni umane,infine ritorna nel ringraziamento a Dio, Uno e Trino.

Il resto è fumo. Illusione. Pressapochismo. Auanagana.

Anonimo ha detto...

Prima è arrivato l'homo oeconomicus, l'uomo secolarizzato, l'uomo che non pensa ma calcola, l'uomo che vende e che adora il consumo, l'uomo che si concepisce come un atomo. L'uomo che idolatra il denaro e la merce L'uomo del materialismo totale.
Poi, nella discesa verso il peggio, arriva l'uomo ctonio, infero, dionisaco, shivaita, ebbro, istintualista e drogato. A volte posseduto. L'uomo della spiritualità alla rovescia.
L'uomo della Pachahama.
(Martino Mora)

mic ha detto...

... verso la tecnocrazia e il stransumanesimo...

tralcio ha detto...

E' bello leggere di fratelli e sorelle perfettamente consci del malanno e della cura.
L'orientamento al Dio Trinitario, nel nome di Cristo, nel segno della croce, è la cura.
Il malanno è il disorientamento.
La preghiera rende umili e l'umiltà recipiente è ricettacolo della Grazia.
L'autorità ecclesiale che disorienta è il pervertimento dell'autorità e della cura.
Ringrazio per ogni volta che qualcuno presta un soccorso spirituale quando provo smarrimento.
Ringrazio Mons. Viganò per la sottolineatura mariana e contemplativa della festa odierna.

Anonimo ha detto...

Gli orizzontali

Occorre valutare bene il livello di apostasia da Dio raggiunto dal clero attuale e occorre farlo basandosi proprio sui fatti, sulle opere, sui frutti, dai quali si possono riconoscere.
Dinanzi a un mondo apostata e pervertito,
dinanzi a una scristianizzazione - tanto sociale che individuale - incontenibile e pervasiva e ormai quasi totalitaria,
dinanzi all'idolatria sempre più radicata, fino al ritorno della pratica dei sacrifici umani,
dinanzi all'affermazione satanica di abortismo, genderismo, eutanasismo, genetismo trans-umano e quant'altro che già si profila all'orizzonte,
dinanzi a un clero debosciato, infedele, corrotto, incapace di dare Dio perché ormai senza Dio,
dinanzi a quanto sta accadendo nel mondo da secoli, da decenni, e a quanto accade da un anno a questa parte,
dinanzi a tutto questo e molto altro ancora che si potrebbe aggiungere (ma che tutti conosciamo),
cosa fanno le attuali gerarchie ecclesiali, dal capo a scendere, in Italia e all'estero, per tentare di porre rimedio almeno a qualcosa se non a tutto?
Tornano al Vangelo? No, lo cambiano il Vangelo.
Tornano a Dio? No, ci propongono l'idolatria dell'uomo in ogni sua forma, dall'ecologismo a Pachamama.
Organizzano processioni e rosari di riparazione per le mostruose offese cui è sottoposto ogni giorno e ovunque l'onore di Dio?
No, le proibiscono queste riparazioni.
Aprono le chiese chiuse ai fedeli che vogliono pregare seriamente e secondo la tradizione di sempre? No, le danno a protestanti e islamici.
Si battono per la vita nascente, per la vita morente, per la famiglia naturale (uomo-donna, padre-madre) e per il matrimonio sacramentale, per l'ordine del creato?
No, si preoccupano di propagare tutto quello che dicono e fanno i governi e le strutture di potere finanziario e politico - tanto nazionali che sovranazionali - dei Paesi un tempo cristiani e del mondialismo gnostico e sinarchico.
C'è il Covid: pregano e riparano? No, chiudono le chiese o mettono il disinfettante nell'acquasantiera e proibiscono di fare la Comunione o di inginocchiarsi. Oppure si preoccupano di garantire "lo sguardo della pace".
Potremmo continuare a lungo, ma non ne vale la pena. Sottolineiamo solo che dinanzi al più grande disastro civile, sociale, antropologico, morale, politico, dell'umanità, questi signori, che dovrebbero essere i "ponti" tra la terra e il Cielo, spezzano ogni ponte tra la terra e il Cielo per costruire solo ponti tra l'uomo e la dissoluzione.

Anonimo ha detto...

...segue
Anziché portare i fedeli a Dio nella Messa e dinanzi al Sacramento, si preoccupano di cambiare il Padre Nostro.
Anziché pensare a come portare Dio a chi fedele non è,
si preoccupano di scambiare gli sguardi.
Perché il loro sguardo è sempre e solo orizzontale, avendo perduto del tutto quello verticale, tanto verso l'alto che verso il basso (il peccato, il diavolo e l'inferno sono innominabili).
La loro fede, ormai, è in Pachamama (idolo scelto come simbolo fisico della futura religione mondialista) e nel liquido disinfettante.
Ora anche nel vaccino, come abbiamo recentemente visto fare proprio da colui che dovrebbe essere, in teoria, il "ponti-fex" per eccellenza. Un "costruttore" di ponti orizzontali proprio come è distruttore dei ponti verticali.
Il loro dio è l'uomo, e sono già pronti, almeno alcuni di loro,
a piegare l'anima e il ginocchio al dio che sta per arrivare.
Dobbiamo pregare per loro, ovviamente. Forse è sbagliato irridere sistematicamente la loro folle apostasia e tutte le idiozie fenomenali che dicono e fanno: ma teniamo anche presente che, almeno qualche volta, una sana ridicolizzazione del male e dell'errore sistematico può servire ad aprire gli occhi degli ingenui.
Ricordate che chi difende un clero apostata e idolatra, anche chi solo ne occulta le malefatte per anni e decenni, difende l'apostasia e l'idolatria, e sotto la maschera ipocrita dell'obbedienza (al male) o di uno scrupolismo insano (che è una malattia dello spirito), o di un fariseismo inguaribile, favorisce la propagazione del male e quindi il rischio di dannazione delle anime.
Dinanzi a un pericolo mortale, anzi, al più mortale dei pericoli, è meglio esagerare nel gridare che essere silenti.
Quel che è certo, è che chi segue gli orizzontali, ancor più chi li giustifica e difende ogni giorno, anche contro ogni evidenza, diventa "orizzontale" e perde il senso verticale della vita umana.
Ovvero, perde il Cielo e rischia di precipitare verso il basso.
Perché chi non tende al Cielo, alla fine dei giorni va in direzione opposta.
E questo appare oggi essere lo scopo di gran parte del clero odierno. Uno scopo che ottiene risultati concreti, anche tra i cattolici un tempo di vera fede, in maniera molto più diffusa di quanto si creda.
Al di là della preghiera per la conversione di questi apostati, che non deve mancare mai, la speranza vera è nel tornare alla Fede verticale di sempre tramite la Messa teocentrica di sempre e il clero legato a questa Fede e questa Messa... (MV)

Anonimo ha detto...


Il ruolo dei poteri sovrannazionali

Svolgono certamente un ruolo nella presente crisi della Chiesa. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che la crisi ha cause endogene, interne alla Chiesa stessa: essa nasce dal tradimento dei chierici, di quei teologi che hanno preteso affermare proprie convinzioni contro la dottrina di sempre e hanno trovato udienza presso troppi vescovi e cardinali.
Pensiamo all'ammirazine di Paolo VI per de Lubac. Il suo esemplare del libro di de Lubac
sulla Chiesa era tutto sottolineato e attentamente studiato. Era l'immagine della Chiesa ambigua che poi è emersa dal VAticano II. Un pensiero anguillesco, quello di de Lubac, grande erudito ma confuso, come teoreta, anche perché voleva appunto andare contro la dottrina di sempre e pertanto era costretto ad un continuo dire e non dire. Solo alla mente distorta e superficiale di un Montini poteva piacere un de Lubac.
Qui i "poteri sovrannaturali" c'entravano poco. Chierici fedifraghi troveranno poi naturale piegarsi ai diktat dei poteri sovrannazionali, nelle loro varie forme.

L'affermarsi di una concezione laica della vita, di contro a quella cristiana, ha trovato il suo alibi nel processo di vero e proprio autoannientamento della cristianità occidentale, iniziatosi con lo scisma luterano-protestante, prolungatosi nelle guerre di religione, che rimasero senza vincitori né vinti, favorendo per reazione (qual era allora il vero Cristianesimo?) l'affermarsi di una concezione c.d. "neutrale" dello Stato, basato sul principio della tolleranza e della libertà di coscienza, nato originariamente in ambito protestante. A questo fallimento pratico del cristianesimo europeo (due opposte concezioni del cristianesimo e conseguenti guerre civili e fra Stati) dobbiamo aggiungere lo sconvolgimento provocato nell'immagine del mondo dalle scoperte astronomiche, novità che (male interpretata) sembrava toglier autorità alla Bibbia. Il Testo Sacro valeva allora solo come insegnamento morale, toltene le parti che sembravano "mitiche" o "miracolistiche"? Su questa strada si è incamminata l'eterodossia cattolica, mettendosi all'inseguimento del pensiero moderno. Qusta corsa verso l'abisso fu fermatat da san Pio X, ma poi riprese lena già negli anni Trenta del XX sec., per raggiungere il suo obiettivo con il Vaticano II.
La difesa (che appare oggi disperata) del Deposito della Fede fa fatta oggi articolando nello stesso tempo una severa critica al pensiero moderno, senza però cadere nel "tradizionalismo", con il quale deve intendersi un modo errato di difendere la Tradizione della Chiesa.

Anonimo ha detto...

La distruzione degli Ordini religiosi, e massimamente di quelli contemplativi, è da sempre uno degli obiettivi primarii dei nemici di Gesù Cristo e della Sua Santa Chiesa.
Nonostante le infinite diaboliche astuzie, presto o tardi, la maschera cade e i malfattori si mostrano per quello che sono. Così succede per tutti, anche per gli addetti alle Congregazioni.
Ringraziamo pure Mons. C. M. Viganò per questo suo intervento, nel quale ci ricorda anche del malessere suscitato dalla riforma del 1962 di Giovanni XXIII riguardo alla Festa della Purificazione di Maria Santissima!
Viva Maria!

Anonimo ha detto...

"Lumen ad revelatiónem géntium, et glóriam plebis tuæ Israël".

Anonimo ha detto...

Due Febbraio....
Le origini della festa risalgono al periodo romano. Nella Roma antica il mese di febbraio era un momento contrassegnato dal caos, non a caso è ancora oggi legato al Carnevale, la festa della confusione e del ribaltamento delle regole. Pare che la parola latina februarius fosse connessa ai riti purificatori e februare, infatti, significa purificare, espiare. Numa dedicò questo periodo al dio Februus: in questi giorni veniva purificata la città e venivano onorati i defunti. Durante la purificazione della città, le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce. Si tratta dei Lupercali o Lupercalia, che si festeggiavano alle Idi di febbraio....

Anonimo ha detto...


I Lupercali

"Il 15 febbraio, giorno dei Lupercalia, dopo aver sacrificato un capro nella grotta del
Lupercale, i Luperci, coperti soltanto da un perizoma, di vello di montone, correvano attraverso il Palatino sferzando con fruste ricavate dalla stessa pelle chiunque incontrassero sul loro cammino e in special modo le donne sterili, che speravano di ottenere così la fecondità. I Lupercalia, la cui origine risalirebbe a tempi lontanissimi, persino anteriori alla fondazione di Roma, hanno tratti molto enigmatici. I Luperci, che invadono il Palatino, nucleo della città primitiva, con la loro corsa disordinata, sarebbero dunque uomini-lupi? O sono invece gli spiriti dei morti che sciamano per la città dei vivi? Febbraio, infatti, ultimo mese dell'anno [per i Romani], è un mese dei morti (come novembre, che precede l'Avvento dei cristiani [vedi il Novembre dei Celti, pure mese dei morti, con festa finale di Halloween]). Qual è la finalità del rito che eseguono i Luperci: purificazione o fecondazione? Le due spiegazioni non si contraddicono: occorre prima purificare, se si vuole che le potenze fecondanti possano compiere la loro opera. Ma gli antichi (Varrone) optavano decisamente per la purificazione.

In epoca classica, la corsa dei Luperci seminudi e tremanti dal freddo [...] è sentita come un ritorno allo stato originario, in cui le forze della natura selvaggia, venute da un altro mondo, riprendono [temporanemaente] possesso della città, e del suo universo civilizzato: "confraternita (sodalitas) selvaggia, puramente pastorale e rustica, anteriore alla civiltà e alle leggi", così la descrive Cic., Pro Caelio 26 [...} Papa Gelasio li soppresse nel 494 e li sostituì con la Purificazione della Vergine (2 febbraio)" (Jacqueline Champeaux, La religione dei romani, 1998, tr. it. il Mulino, 2002, p. 42.)
Da notare che dal 380, con l'Editto di Tessalonica di Teodosio e Graziano, il cristianesimo era l'unica religione ufficiale ammessa nell'Impero. Papa Gelasio non agiva come capo di Stato, dato che il potere temporale ancora non esisteva, ma come funzionario che faceva applicare le leggi esistenti, anche se l'impero era caduto nel 476 in Occidente e l'Italia era dominata dai re goti, che erano cristiani eretici, ariani. L'editto di Tessalonica rimaneva comunque in vigore.
Così la festività cristiana purificava quella pagana, sostituendosi ad essa; la nuova spiritualità nata dalla Rivelazione cancellava il ricordo dell'arcaica celebrazione delle forze elementari della natura, ricordo riemerso poi ma come metafora nelle stranezze e follie non cattive del Carnevale (presente anche nell'antica Roma, se è vero che durante i Lupercali per una settimana l'ordine sociale era sospeso, i servi comandavano ai padroni, le donne agli uomini).
H.

Anonimo ha detto...

OT
I nostri ultimi premier : quello eletto cade dopo un colpo di stato dall'esterno. Poi 1 Monti: non eletto 2 Renzi: non eletto 3 Conte, sconosciuto, non eletto 4 Draghi, conosciutissimo, non eletto.
Continuiamo a chiamarla democrazia?

Amaro ha detto...

Tanto non potrebbero rispondere , hanno il cerotto sulla bocca .
https://www.ilsecoloxix.it/mondo/2021/01/30/news/papa-francesco-avverte-i-conservatori-o-accettate-il-concilio-o-siete-fuori-1.39840353

Valeria Fusetti ha detto...

"Occorre valutare bene il livello di apostasia da Dio raggiunto dal clero attuale" VI PREGO, VI SUPPLICO di usare un linguaggio più preciso, più aderente alla Verità. IL CLERO ATTUALE è composto da un clero fedele e da un clero apostata. Come temo è sempre stato. Ora sembra essere spaventosamente preponderante il clero apostata. Ma attraverso il clero santo il Signore ci colma delle Sue benedizioni, perchè ci ha lasciato un clero degno di questo nome. Degno del Suo Nome. E' importante essere precisi, non è una paturnia, è riconoscere che il Signore non ci ha abbandonati alle acque del diluvio apostatico. Che è LUI a Capo della Sua Chiesa. Quando leggo "La Chiesa" anzichè "Alcuni (o tanti) uomini della Chiesa" mi sento come se qualcosa mi bruciasse dentro. NON E' GIUSTO, non sarebbe giusto nemmeno se fosse rimasto solo un unico Vescovo, o un unico Parroco, o un unico laico battezzato fedele, perchè prima di noi c'è (NON c'era. C'E' e rimarrà in eterno) anche quella meravigliosa, impareggiabile Chiesa che, ci dice San Paolo (o forse San Pietro, scusatemi ma non vado a controllare, abbiate pazienza), è affacciata alle soglie dell'eternità, ed anzichè disinteressarsi di noi che ci arrabattiamo qui nei nostri peccati, lascia la visione della Beatitudine per guardare a noi, e per fare il tifo per noi. Per noi che corriamo ! Non è straordinario ?

tralcio ha detto...

Non c'è "solo" l'apostasia...
C'è, nella normalità delle cose, l'indifferenza mista alla più banale incoerenza.
Riferisco quanto sperimentato oggi in una chiesa della mia città.
Nel pomeriggio entro per una visita a Gesù e davanti al tabernacolo ci sono un sacerdote e due laici: chiacchierano. Non sono temi pastorali, proprio conversazione. Mi tengo un po' a distanza e mi inginocchio iniziando a pregare. I due che danno le spalle al tabernacolo mi vedono, il sacerdote no. Comunque continuano a parlare, a volume normale, come sulla pubblica via. In quella dalla sagrestia escono altre due persone, sempre chiacchierando. L'altra laica impegnata si informa dove vadano. Le due informano ed escono, parlando ad alta voce transitandomi di fianco. Sono rimasto lì diversi minuti, finché non se ne sono andati tutti a chiacchierare in sagrestia, da dove comunque si udivano nitidamente le voci. In chiesa, oltre a me, solo un'altra persona, a pregare in silenzio.
Conosco uno di questi animatori liturgici, presente spesso anche all'adorazione.
Ecco: questa adoratrice e il sacerdote se ne stanno in chiacchiere, lungamente, ad alta voce, anche di spalle, davanti al tabernacolo. Che Gesù stia davvero lì dentro non si direbbe, almeno se non è indetto un tempo di adorazione. Poi se qualcuno entra e mostra di crederci, gli altri non si scompongono. Se entri in chiesa per chiedere quando sarà la distribuzione dei pacchi o il turno di cantoria si fanno in quattro per mostrarsi accoglienti e solerti... Se ti vedono in silenzio a pregare per loro non esisti proprio: non abbassano nemmeno il tono di voce. Non ho detto nulla ed ero anche sereno, parlando a Gesù per dire che forse ho capito un briciolo di quello che vede lui.
La normalità delle cose non è l'apostasia: sono l'indifferenza e l'incoerenza.
Non viene da chi schiamazza fuori dalla chiesa, sulla piazza.
No, sono gli impegnati, le pietre vive, i volontari, quelli che partecipano attivamente...