martedì 26 marzo 2019

Mons. Schneider approfondisce i temi del suo testo sulla questione di un papa eretico.

Nella nostra traduzione da LifeSiteNews l'intervista rilasciata da Mons. Athanasius Schneider con la quale vengono approfonditi alcuni temi di cui al precedente documento: Sulla questione di un papa eretico [qui] fatto oggetto di alcune nostre osservazioni [qui]  e di una intervista rilasciata dal Prof. De Mattei [qui]

I limiti dell'autorità papale e la sorte di un papa eretico
Intervista esclusiva col Vescovo Schneider di Diane Montagna

Il vescovo Athanasius Schneider ha recentemente pubblicato un documento in cui prende in esame e confuta l'idea – avanzata dalle ipotesi di alcuni teologi – che la Chiesa possa deporre un papa eretico. Nel suo saggio [qui] il vescovo ausiliare di Astana sostiene che – ben lungi dal rappresentare un ultramontanismo esagerato – l'accettazione dell'idea che un papa possa essere eretico ma che allo stesso tempo non possa essere deposto costituisce una comprensione ragionevole ed equilibrata dell'autorità papale.
In un'intervista esclusiva rilasciata a Life Site, il Vescovo Schneider approfondisce alcune questioni che sorgono in risposta al suo saggio: l'autorità dei teologi con cui dissente, la portata del dibattito relativo a questa questione e gli abusi provocati a partire dall'inizio del secolo scorso da una valutazione sproporzionata dell'autorità papale.
Riportiamo di seguito l'intervista.
* * *
Eccellenza, potrebbe gentilmente sintetizzare il nucleo della posizione da Lei sostenuta  nel Suo saggio sulla questione di un papa eretico?

L'idea di fondo del saggio è la seguente: un papa non può essere deposto da nessuno e non può perdere il suo ufficio ipso facto, per nessuna ragione. La Chiesa ha sostenuto questa verità per duemila anni e non è mai successo che un papa sia stato deposto per eresia o che un pontificato sia stato dichiarato invalido a causa dell'eresia. Nessuna ragione può giustificare una breccia in questa tradizione costante e salda, nemmeno se è proposta da un santo o da un teologo famoso. Rimarrebbe quindi solo un'opinione e non rifletterebbe la dottrina della Chiesa: al contrario, introdurrebbe la novità rivoluzionaria della possibilità di dichiarare un papa deposto o della perdita del suo ufficio a causa dell'eresia.

L'altra idea fondamentale è quella di proporre una procedura canonica concreta che possa essere messa in atto senza contraddire la divina costituzione della Chiesa nel caso in cui un papa sia eretico o semi-eretico. Tale proposta è intesa solo come incentivo e contributo a un ulteriore dibattito teologico e canonico.

L'altra intenzione rilevante del saggio è quella di richiamare l'attenzione sull'erronea e insana atmosfera di papocentrismo o papolatria – ossia quel fenomeno che consiste in una valutazione sproporzionata dell'autorità papale nella vita della Chiesa – che vige ormai da secoli. Questo fenomeno rappresenta in un certo qual modo una caricatura del ministero petrino. Fa del papa il punto focale onnipresente della vita quotidiana della Chiesa su scala mondiale e insinua che un papa non possa sbagliare mai. In questo modo si stabilisce una nuova concezione di infallibilità papale totale e si trasforma inconsciamente il papa in una sorta di semidio. Un fenomeno siffatto è estraneo alla sana tradizione degli Apostoli e dei Padri della Chiesa. È davvero ora di lanciare un grido d'allarme a tal proposito.

Perché ha deciso di pubblicare questo saggio adesso?

Negli ultimi tempi vi sono state discussioni – su Internet e su altri mezzi di comunicazione – sulla teoria o sull'idea di un papa eretico. Ho ricevuto lettere da molte persone – anche da teologi molto seri – che volevano dibattere sul tema e conoscere il mio punto di vista.

Ho notato che in generale vi era una certa mancanza di chiarezza di pensiero, una tendenza a basare i ragionamenti sulle emozioni, e le soluzioni proposte contenevano nelle loro conseguenze ultime i perniciosi principi del sedevacantismo e del conciliarismo.

L'opinione secondo cui un papa eretico può essere deposto o perdere il suo ufficio ipso facto a causa dell'eresia contraddice essenzialmente la divina costituzione della Chiesa, che afferma che il potere affidato al papa proviene direttamente da Dio e non dalla Chiesa, ossia non da un'istituzione ecclesiastica (come il collegio dei cardinali o un concilio). In un'epoca in cui imperano una vasta confusione dottrinale e una crisi senza precedenti che gravita intorno al magistero papale, c'è il rischio di perdere emotivamente la calma e la chiarezza e la sobrietà intellettuali – doti indispensabili per trovare in modo sicuro la via d'uscita dalla crisi –, circondati come si è da un numero sempre crescente di voci chiassose e discordi.

Qual è nella tradizione la massima autorità che concorda esplicitamente con la Sua posizione?

Secondo me l'autorità più grande è la Tradizione costante della Chiesa, che non ha mai insegnato in modo ufficiale che un papa può essere legittimamente deposto, per nessuna ragione, e che non ha mai messo in pratica una misura del genere. Per quanto riguarda la cosiddetta papolatria e il papocentrismo esagerato, anche in questo caso è la Tradizione sana e sicura dei Padri della Chiesa e dei papi del primo millennio che vi si oppone.

Ritiene che un cattolico dal profilo impeccabile possa sostenere che un concilio ecumenico o i cardinali abbiano l'autorità di determinare che un papa venga deposto, anche se Lei sostiene che questa opinione è falsa? In altre parole, è una questione aperta al dibattito legittimo tra teologi cattolici?

Dato che finora la suprema autorità della Chiesa – vale a dire il magistero papale o il magistero di un concilio ecumenico – non ha mai emanato insegnamenti rilevanti o norme vincolanti sul modo in cui la Chiesa debba trattare un papa che sparge eresie o semi-eresie, rimane aperta la possibilità di un dibattito legittimo tra teologi cattolici.

Cosa replicherebbe a quanti sostengono che l'autorità di Gaetano, di Suárez, di San Tommaso e di Bellarmino sia così grande che non avrebbe senso considerare la Sua autorità superiore alla loro?

Il mio saggio non vuole imporre la mia opinione a nessuno. La mia intenzione era quella di dare un impulso e offrire un contributo a un dibattito serio su questo problema specifico. Ma persino l'autorità di eminenti teologi non è altro che un'opinione. Le loro opinioni non rappresentano la voce del magistero, e non di certo la voce del magistero costante e universale della Chiesa.
Come ho scritto nel mio saggio, alcuni teologi di spicco hanno insegnato a lungo un'opinione obiettivamente erronea sul sacramento dell'Ordine, ossia che quest'ultimo consistesse nella consegna  degli strumenti: un'opinione che non è mai esistita in tutto il primo millennio della cristianità. La consegna degli strumenti non è mai stata praticata nel primo millennio della storia della Chiesa d'Oriente e d'Occidente.
Questi teologi non hanno presentato le prove dell'universalità e dell'antichità della pratica nell'intera Chiesa, il che era necessario in una questione così importante.

Pensa che la precisazione di Bellarmino secondo la quale Dio non permetterebbe mai a un papa di essere formalmente eretico sia solo un'opinione pia o un'opinione teologica erronea?

Dobbiamo prendere in considerazione il fatto che all'epoca di San Roberto Bellarmino era ancora in atto un dibattito teologico sui limiti concreti e sui modi dell'esercizio del carisma dell'infallibilità nel magistero papale. Sono incline a dedurre che San Roberto Bellarmino ritenesse che un papa non possa pronunciare un'eresia formale quando insegna in modo definitivo o – per usare la terminologia del Concilio Vaticano Primo – quando insegna “ex cathedra”.

I passi pratici che Lei propone enfatizzano l'azione di individui che possono correggere un papa, ma comprendono anche l'ipotesi di un gruppo di vescovi che operino collettivamente. Coincidono con l'idea domenicana di un 'concilio imperfetto' di vescovi che può indagare sulle accuse di eresia papale?

Respingo categoricamente l'idea di un cosiddetto 'concilio imperfetto' di vescovi. Il termine è in se stesso teologicamente contraddittorio e rappresenta essenzialmente l'eresia del “conciliarismo” o della “sinodalità” a imitazione delle Chiese ortodosse.

L'idea che un corpo della Chiesa possa esercitare il ruolo di indagare, giudicare e pronunciare giudizi sul papa, che è il capo visibile della Chiesa, contraddice la divina costituzione della Chiesa. In fin dei conti, questo è il metodo impiegato dalla Chiesa ortodossa. Questo approccio è stata la radice più profonda del Grande Scisma d'Oriente del 1054 tra la Chiesa Greca e la Santa Sede. All'epoca, il Patriarca di Costantinopoli, insieme al suo sinodo, stava indagando su accuse di presunte eresie papali in una sorta di “concilio imperfetto”.

La mia proposta di pubblicare una correzione al Papa fa capo all'esempio dato da San Paolo con la sua correzione al primo papa, San Pietro, e non rappresenta un giudizio sul pontefice. Vi è una differenza sottile ma cruciale tra una correzione – una correzione fraterna –, sia pure in pubblico, e l'indagine giudiziale con l'emanazione di un verdetto.

La correzione che ho in mente può essere espressa anche da un gruppo di vescovi, ma non in quanto gruppo riunito formalmente. Sarebbe piuttosto una raccolta dei loro consensi individuali sul fatto dell'eresia o della semi-eresia del papa – una compilazione seguita dalle loro firme e dall'affidare a uno di loro la trasmissione della correzione al papa. Non si tratta di un'indagine che fa parte di un processo giuridico al papa, ma la verifica di un fatto evidente. In sostanza, una correzione del genere avrebbe lo stesso valore di quella di San Paolo a San Pietro. Ma in questo caso sarebbe fatta collettivamente da un gruppo di cardinali o di vescovi, o anche di fedeli.

Si sente di affermare che la questione è perlomeno così ambigua che sarebbe affrettato e gravemente imprudente cercare di deporre un papa eretico?

Contraddirebbe la divina costituzione della Chiesa e a livello pratico creerebbe inevitabilmente enormi confusioni, come accadde durante il Grande Scisma al termine del XIV e all'inizio del XV secolo. Dobbiamo imparare dalla storia.

Quanto è importante il fatto che un concilio ecumenico condanni un papa eretico dopo la morte?

Abbiamo già avuto l'esempio di tre concili ecumenici che hanno condannato Papa Onorio I dopo la morte. È un fatto sicuramente importante, e la Chiesa deve interrompere la diffusione di eresie o di insegnamenti erronei e ambigui che un papa eretico, semi-eretico o altamente negligente ha lasciato dietro di sé dopo la sua morte. No, la Chiesa non ha mai tollerato per lungo tempo l'esistenza e la diffusione di eresie o di ambiguità dottrinali. Analogamente a una buona madre che non tollera che venga dato un nutrimento velenoso ai suoi figli o a un medico che non permette la diffusione di un'infezione. Le eresie e le dottrine ambigue nella vita della Chiesa non sono altro che cibo avvelenato e malattie infettive.

Solleva il problema di come una concezione sproporzionata dell'autorità papale incoraggi l'introduzione di novità nella Liturgia Romana? Pensa che Pio X, Pio XII e Paolo VI abbiano abusato della loro autorità di papi operando cambiamenti liturgici? E pensa che il canone di Trento, che impedisce la creazione di nuovi riti, vincoli tanto il papa come gli altri pastori della Chiesa?

Il modo in cui la Tradizione costante della Chiesa e tutti i papi fino all'inizio del XX secolo hanno agito dovrebbe fornire un'indicazione sicura. Difatti, in diciannove secoli la Chiesa non ha mai applicato cambiamenti drastici, disarmonici o rivoluzionari alla lex orandi, ossia alla Sacra Liturgia.

Il fatto che il modo in cui si svolgono le celebrazioni liturgiche non sia stricto sensu una questione dogmatica – o, come si dice oggi, pastorale – non significa che un papa possa di conseguenza operare una riforma liturgica rivoluzionaria. In questo caso la Chiesa d'Oriente e quella ortodossa sono esempi straordinari di un approccio estremamente diligente e scrupoloso alle riforme liturgiche. Secondo me, i papi sopra menzionati hanno abusato del loro potere introducendo riforme radicali e disarmoniche. La natura radicale di tali riforme è stata estranea all'intera Tradizione della Chiesa tanto in Oriente come in Occidente per diciannove secoli, vale a dire fino all'inizio del XX secolo.

I canoni del Concilio di Trento, che hanno proibito la creazione di nuovi riti nella celebrazione dei sacramenti, si riferivano proprio a riforme liturgiche rivoluzionare e disarmoniche del genere. In questo senso questi canoni dovrebbero essere rispettati da tutti i papi: anche se essi non sono strettamente vincolanti per il papa, ogni pontefice dovrebbe considerare questi canoni del Concilio di Trento un appello della sapienza provata della Tradizione costante e sicura della Chiesa. Sarebbe un segno di audacia e di assolutismo papale, e quindi di imprudenza, non seguire questo avviso.

Un principio ben noto che risale ai tempi degli Apostoli e dei primi papi afferma: “Nihil innovetur, nisi quod traditum est”, ossia, “Non ci sia innovazione rispetto a ciò che è stato tramandato”. Ho concluso intenzionalmente il mio saggio con queste parole.
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

13 commenti:

mic ha detto...

Richiamo la seguente trattazione del Cardinale Burke (7 saprile 2018
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2018/04/la-plenitudo-potestatis-del-romano.html

mic ha detto...

Per me il limite sta nel non cogliere la drammaticità del fatto che il 'magistero liquido' introdotto dal concilio (con l'abolizione degli asserti dogmatici sostituiti dal linguaggio fluido e non definitorio), per di più enfatizzato dai media e dunque diffuso in tempo reale, presenta ambiguità che si prestano ad interpretazioni eterogenee e anche eterodosse.
Inoltre si ragiona con le categorie di un tempo in cui la figura la persona e le parole del papa non erano così esposte e così inesorabilmente incidenti sulle idee e comportamenti delle masse mediatizzate. E, mentre si proclama che la dottrina non cambia, la prassi incide e cambia profondamente, di fatto sta rivoluzionando, il volto della Chiesa.
Ed è per questo che non si riesce a far presa da nessuna parte e la situazione, così inedita ed anomala, sembra sia (umanamente) senza via d'uscita.

irina ha detto...

Il libero dibattito tra persone di vera, salda e provata Fede mi sembra una contraddizione.Chi dibatte non ha, a mio parere, Fede granitica, è uno dei famosi 'in ricerca'. Si possono confrontare le esperienze extra-corporee, con persone che sanno di cosa si stia parlando, si può dibattere un orario a cui una comunità si deve attenere,si può discutere se anticipare un corso xy o posticiparlo e pochi altri dibattimenti. Evidentemente la Chiesa al tempo del CVII non aveva ancora fatto tesoro della sua storia, non l'aveva seriamente compresa; già negli anni sessanta del secolo scorso, al dire dei più attenti, la Chiesa aveva perso un terzo della sua fede ed era giusto il momento di radunarsi per un bell'esame di coscienza, dal nuovo sacerdote al pontefice, Il CVII avrebbe risposto pienamente al Signore Gesù, se il concilio fosse stato un sincero esame di coscienza sul sacerdozio, compiuto davanti a Dio,Uno e Trino. Invece,la chiesa nel pensier s'è finta che bisognasse rispondere ai tempi nuovi. E così fu. Oltre ad aver sbagliato il tema del concilio ha risposto malissimo anche ai tempi nuovi. Ora siamo su un terreno minato, il felicemente regnante sproloquia, gli altri tutti dietro in libero dibattito, cosa posso commentare, povera me! Fate come vi pare.

mic ha detto...

Il "libero dibattito" non è altro che il dialogo enfatizzato al posto della guida sicura.
Ma il Signore non dialogava, insegnava e guariva e santificava... E questo ha affidato alla Sua Chiesa quando l'ha istituita.
Il commento di Irina è da incorniciare; il problema è che, come ho detto sopra, si insiste nell'applicare categorie che non hanno presa su una situazione così inedita e sfuggente. Quando basterebbe riconoscere la radice del male per attuare i rimedi. Per questo diventa ancora più difficile riportare nei ranghi di un ordine costituito una prassi impazzita!

Anonimo ha detto...

Vescovo spagnolo: Francesco è una minaccia per la Chiesa

Con papa Francesco la Chiesa rischia di diventare "una Chiesa senza dottrina" e pertanto "non una Chiesa pastorale, ma una Chiesa di arbitrio, schiava dello spirito del tempo", ha avvertito il vescovo Juan Antonio Reig Pla di Alcalá de Henares (Spagna), secondo ElDiario.es, alla presentazione di un libro scritto dallo scomparso cardinale Carlo Caffarra a Madrid (21 settembre).

Reig ha definito l'ammissione di fatto da parte di Francesco di seconde nozze dopo il divorzio una "distorsione" dell'insegnamento Cattolico, e i Dubia dei quattro cardinali un "atto d'amore per il Papa".

Anonimo ha detto...

Il Vescovo non ha ragione. L'eresia per se separa dalla Chiesa. Quindi un eretico non è più un Cattolico,ne ritiene qualsiasi ufficio ecclesiastico (munus) nella Chiesa. Quindi, essendo che i Vescovi come successori degli Apostoli hanno la carisma per discernere eresia, possano giudicare un uomo come eretico.

Se il Vescovo pensa che Bergoglio è papa e quindi prova a difendere il papato con le sue parole, è anche in errore, perché il Diritto canonico dice altro https://vericatholici.wordpress.com/2019/01/22/come-e-perche-le-dimissioni-di-papa-benedetto-xvi-non-sono-valide-secondo-il-diritto-canonico/

Molti cadono in errore sulla questione di eresia perché pensano che il canone 194 ha da fare con eresia formale pertinace. Ma non lo è secondo il testo latino di esso.

Anonimo ha detto...

Ebbene, il peccato gravissimo, umanamente imperdonabile, che bisogna addebitare ai falsi preti della contro-chiesa modernista, è proprio questo: aver seminato e diffuso l’idea che tutti gli istinti sono buoni proprio perché la natura umana sarebbe di per sé innocente; aver proibito proibire, proibito condannare, proibito correggere; essersi fatti più laicisti della stessa società laica, dando l’esempio d’un modo di porsi di fronte alla vita che non ha più nulla di spirituale, non diciamo di ascetico, e nulla di trascendente, ma che è tutto e solo terreno: come se il destino umano si compisse quaggiù, in questa povera carne peritura...

http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/la-contro-chiesa/7406-il-peccato-piu-grave
articolo di Francesco Lamendola

mic ha detto...

Can. 194 - §1. È rimosso dall'ufficio ecclesiastico per il diritto stesso:

1) chi ha perso lo stato clericale;
2) chi ha abbandonato pubblicamente la fede cattolica o la comunione della Chiesa;
3) il chierico che ha attentato il matrimonio anche soltanto civile.

§2. La rimozione, di cui nei nn. 2 e 3, può essere sollecitata soltanto se della medesima consti da una dichiarazione dell'autorità competente.

Catholicus ha detto...

@Anonimo 9:44 : e bravo, caro amico anonimo! lei mi ruba il mestiere (di divulgatore del pensiero del professor Francesco Lamendola), ma ne sono felice, dato che ritengo Lamendola (assieme al professor Luciano Pranzetti) una mente acutissima e coraggiosa, in grado di contrastare efficaciemente i più accaniti modernisti e progressisti insediatisi in tutti i centri di potere, politici e cattolici; in una parola, la casta massonica che sta cercando di attuare un governo mondiale con al fianco una religione mondiale, quella sì vero "oppio dei popoli". Un moderno cesaropapismo, l'obiettivo dell'oligarchia massonica, ma stavolta purtroppo il cesaropapismo sarà di ispirazione e matrice luciferina, trasformando la società umana in una vera e propria bolgia infernale. Ci confortano però le parole della Beata Katharina Emmerick "ma il Signore aveva altri progetti..." e della nostra Madre Celeste "quando tutto sembrerà perduto, allora Io sarò con voi...alla fine il Mio Cuore Immacolato trionferà"

Anonimo ha detto...

- Mons. Scnheider ha ragione, un Papa non può essere deposto da nessuno perché è divino il suo mandato e la Chiesa vera è DIVINA
-Cum ex apostolatus officio è la soluzione all'enigma ( la bolla è stata interpretata senza comprensione retta da varie linee, chi dice che non parla del papato erra, chi dice che parla del Papa eretico sbaglia), la bolla stabilisce, e si legge chiaro e tondo a conferma del monsignore, che un Papa MAI sarà eretico, mai,( non è possibile: per il "conferma i tuoi fratelli" a Pietro del Vangelo, il mandato divino, "che è comune tra Cristo e Belial?"). La bolla però chiarisce anche che l'eresia è il veleno peggiore che esista e va ESTIRPATA subito perché porta le anime all'inferno (inizio bolla) e va contro il fine della Chiesa. Alla fine il documento poi riporta che anche l'autorità primaziale (papa con minuscola= papa eretico) deve essere dichiarata deposta e perdere immediatamente ogni autorità e collegati.
Leggasi attentamente la bolla di Papa Paolo IV, un papa eretico non è tale e va deposto, non avendo mandato da Dio e dimostrandolo con le eresie.

-il Papa è infallibile in fede e morale per mandato divino, alle 4 condizioni
e se dimostra di non essere infallibile (eresie= porte inferi) semplicemente non è tale: incompatibilità di infallibilità divina con l'eresia, tra Chiesa ed eresia
- papolatria è affermare un papa eretico, la peggiore papolatria
-un papa eretico è l'affermazione della NON DIVINITA' della relativa Chiesa, le affermazioni stesse del monsignore si contraddicono infatti

-la procedura canonica alternativa di cui parla mons.Scnheider è quella di Cum ex apostolatus officio
- la storia della Chiesa dimostra che sono stati deposti gli antipapi
- un papa eretico contagia i cardinali, i vescovi, i preti e i fedeli: questo è già avvenuto: l'infezione ormai è mondiale: non esiste più una chiesa Cattolica ma una chiesa protestante o gnostica= umana o satanica
- mettere sullo stesso piano Paolo VI che ha demolito la Chiesa con san Pio X e Pio XII circondato di massoni(che sbagliò sulla settimana santa) è erroneo, perché va giudicato Paolo VI, ormai è morto, e monsignore ammette che i morti si giudicano, si giudichino pure anche gli altri 2 morti pure loro, se vogliono
- il papa eretico contraddice il Vangelo e 2000 anni di fede, contraddice la stessa divinità della Chiesa: è qualcosa di impossibile
- i papi deposti sono 6 nella storia della Chiesa più le deposizioni illegittime
https://leorugens.wordpress.com/2013/02/11/i-papi-che-si-sono-dimessi-i-papi-deposti-i-papi-che-regnarono-piu-volte/
i papi dimessi sono molti meno dei deposti

Anonimo ha detto...

...e quindi ci vuole una dichiarazione dell'autorità competente, il vescovo o il Papa, nel caso presente direi i cardinali non eretici, un gruppetto minimo come da quanto aveva citato Fabrizio Giudici: una presa di atto delle eresie che pongono FUORI della Chiesa chiunque e di cui non può essere capo chi non fa parte del corpo. E ci vuole una dichiarazione non solo per i vertici ma pure per la gerarchia, chiunque si rifiuti di professare il sillabo è fuori. E chi ha pubblicato libri o fatto dichiarazioni pubbliche con eresie viene dichiarato decaduto, prendendo atto del fatto.

Anonimo ha detto...

il papa eretico contraddice il Vangelo e 2000 anni di fede, contraddice la stessa divinità della Chiesa: è qualcosa di impossibile

esatto: impossibile. E allora da sei anni assistiamo all'impossibile che si fa realtà quotidiana, nella connivenza di tutti coloro che dovrebbero prendere posizione per salvare il Gregge dalla rovina. Pure di fronte alle più clamorose eresie, tutti zitti, tutti allineati, nessuno che dica: "Ora basta: l'indegno lasci il Soglio di Pietro! Exsurge Domine et defende causam tuam!" Nessuno.

mic ha detto...

Stavamo traducendo un'ulteriore riflessione da OnePeeeFive ma abbiamo sospeso. Ci sembra tempo e fatica sprecate...