venerdì 8 marzo 2019

#ScappodaAllah, quando il perché sta nel tabernacolo

Spesso gli ex musulmani che hanno abbandonato l’islam per il cattolicesimo sono stati attratti dalle chiese. In tanti casi anche il solo entrarvi è stato l’inizio della conversione. I convertiti hanno trovato nelle chiese luoghi capaci di raccontar loro radicalmente un’altra storia. Oltre allo stupore per la bellezza delle vetrate, gli affreschi o le statue, c’è una cosa che ha risposto alla loro esigenza interiore: la presenza viva e reale di Cristo nel tabernacolo.
Spesso gli ex musulmani che hanno abbandonato l’islam per abbracciare il cattolicesimo sono stati attratti dalle chiese. In tanti casi anche il solo entrarvi ha determinato l’inizio della conversione. Sebbene si tratti di luoghi che visitano anche al di là del discorso di conversione. Perché una chiesa cattolica non assomiglia in nessun modo a una moschea, e ha in sé qualcosa che è capace di attrarre.
Gli edifici simbolo delle due religioni non possono mai essere paragonati. La moschea è caratterizzata dal mihrab, una nicchia che, dentro o fuori il muro della moschea, sta a indicare dove sarebbe la Mecca. Si guarda là per tenere gli occhi rivolti alla Ka‘ba, il cubo al centro della moschea della Mecca. Si tratta della parte ritenuta più sacra della moschea, alla sua destra c’è il minbar, un podio dal quale l’imam ‘guida’ la preghiera. Durante la ṣalāt - la preghiera del venerdì - la comunità si raduna per la preghiera pubblica. L’imam legge e commenta qualcosa dal Corano per passare poi alla khutba, un discorso, non una predica, in cui si discute di attualità o si danno indicazioni di valore etico.

Una chiesa cattolica, dall’altro lato, è il luogo sacro per eccellenza in quanto non è solo l’edificio in cui ci si riunisce in preghiera, bensì è il tempio di Dio. Custodisce infatti la presenza viva e vera di Cristo. Sarà questo, saranno gli affreschi, le croci, le statue, il ritmo delle campane, le vetrate colorate, gli stili architettonici che fregiano ogni chiesa in maniera unica ad attirare gli islamici e, per tanti, a cambiare una vita intera?

I convertiti che abbiamo incontrato hanno trovato nelle chiese luoghi capaci di raccontar loro radicalmente un’altra storia. Luoghi in cui spesso si sono nascosti, luoghi in cui una volta ultimata la conversione non sono più capaci di stare al sicuro. Eppure a dar loro il coraggio di restare sono forse le differenze che hanno riscontrato.

Sempre più spesso la notizia della costruzione di una nuova moschea è accompagnata da una buona dose di superficialità e approssimazione. La moschea non è una “chiesa” musulmana, e la preghiera e le funzioni che in essa vengono svolte non possono essere paragonate alla Liturgia eucaristica. Una moschea è il luogo dove la comunità musulmana si riunisce per pregare e discutere di questioni sociali, politiche, culturali dell’ora presente. E se la moschea è molto spesso circondata dalla polizia speciale è perché le decisioni politiche iniziano là. Il jihād viene proclamato sempre nella moschea. In alcuni Paesi islamici, il testo della khutba dev’essere presentato prima alle autorità civili dal momento che gli imam sono funzionari statali. La costruzione di una moschea non risponde al principio della libertà religiosa perché in essa coesistono l’anima religiosa, culturale, sociale, politica. Fermo restando, inoltre, che per i musulmani si tratta di uno spazio sacro per sempre: il terreno non potrà più essere reso.

Data la natura polivalente della moschea, quindi, la costruzione può essere un atto politico di contrasto tra la popolazione musulmana e quella non musulmana. Motivo per cui l’apertura o la chiusura di una moschea può cambiare il destino del luogo. In tutti i sensi.

I convertiti che abbiamo conosciuto ci hanno raccontato di aver trovato nelle chiese qualcosa capace di rispondere a un’esigenza interiore. Raccontano, per esempio, di un desiderio di preghiera che ha trovato spazio proprio tra le panche di una chiesa. I musulmani che scappano da Allah ritrovano in chiesa un certo imbarazzo, come di chi stia in un posto che li ha stanati. Si stupiscono delle vetrate, perché sono belle. Impazziscono per l’acqua santa. Di una pace irreale, ma anche come, tra quelle mura, oggi non si sentano ‘protetti’. Anzi, sono costretti a muoversi, a saltare da una chiesa all’altra per non farsi riconoscere: quasi non esistono sacerdoti, in questi tempi, che intendano correre il rischio insieme a loro. Eppure non scambierebbero mai un tabernacolo per la Ka‘ba. - Fonte

13 commenti:

fabrizio giudici ha detto...

Mons. Schneider è riuscito ad ottenere una correzione parziale della frase "Dio vuole la pluralità di religioni":

https://www.lifesitenews.com/news/bishop-schneider-extracts-clarification-on-diversity-of-religions-from-pope-francis-brands-abuse-summit-a-failure

Dico "parziale" perché il Papa ha autorizzato i vescovi a diffondere questa correzione, ma intanto il documento rimane firmato così com'è. La verità di Bergoglio è relativa all'interlocutore.

mic ha detto...

Non riusciamo a tradurlo perché è penoso....

Anonimo ha detto...

https://www.veritatemincaritate.com/2019/03/rinnegare-se-stessi-obbedienza-incondizionata-al-padre/

Anonimo ha detto...

Dobbiamo ringraziare gli italiani, ci hanno dato tanto. I vostri militari sono eccezionali».
http://www.ilgiornale.it/news/chiesa-cattolica-costruita-dagli-italiani-generale-abagnara-1658625.html

Loredana ha detto...

Bisognerebbe capire ed analizzare le conversioni dei cattolici all'Islam, nella mia città, Napoli, sembra che il numero sia molto alto. Il vero problema è questo, perché credo che sia anche maggiore come numeri di convertiti, dell'Islam al cristianesimo

Anonimo ha detto...


La correzione "parziale" ottenuta da mons. Schneider

La frase come appariva dal comunicato conteneva un'eresia e cioè che la
pluralità delle religioni fosse voluta da Dio. Se Dio stesso l'ha
voluta, allora il Figlio che cosa si è incarnato a fare? Invece,
l'interpretazione non eretica è nel senso che la pluralità suddetta
è tollerata o permessa da Dio. Così come Dio permette che accada il
male ma non lo vuole di per sé. In questo modo, anche se non lo si dice
apertamente, le religioni non cristiane vengono permesse da Dio come
un male necessario, che viene tollerato purché la Chiesa continui nella
sua opera missionaria. In passato erano viste così, in sostanza.
Accettando questa interpretazione autentica,
che dovrebbe però essere in qualche modo
resa ufficiale, il Papa evita di essere accusato di eresia su questo
punto specifico. Ma l'ambiguità di tutto il dicorso rimane perché il
documento firmato quello è. E quello è lo spirito dell'ecumenismo che
si ricava dal Concilio, lo spirito delle "dichiarazioni comuni" con
i Luterani, del riconoscimento dei monoteismi ebraico e musulmano
come autentici etc.

bedwere ha detto...

Mio cugino, 44 anni, e` diventato maomettano qualche anno fa'. Non e` cattivo, ma non molto intelligente. Purtroppo i suoi genitori, che nonostante 44 anni di litigi continuano in qualche modo a vivere insieme, non l'hanno educato alla fede cattolica nella chiesa domestica. Dopo la cresima, piu` niente. Poi sul lavoro ha fatto conoscenze con immigrati nordafricani che l'hanno invitato a cena e con cui ha stretto amicizia. Questo fattore umano e la rigorosa disciplina islamica l'hanno convinto.

Anonimo ha detto...

L'interpretazione corretta sarebbe dunque che Dio permette il male (pluralità di religioni) perché rispetta la libertà dell'uomo (volontà permissiva mi pare si chiami). Ma all'interno della frase si cita anche la diversità di sesso, quindi è volontà permissiva che ci sia pluralità di sesso - "Il pluralismo e la diversità delle religioni, il colore, il sesso, la razza e il linguaggio sono voluti da Dio nella sua saggezza, attraverso la quale ha creato gli esseri umani ". -
Quindi se si mettono diverse cose in una stessa frase se ne dà un'unica interpretazione, se invece i diversi esempi - religione , sesso, colore, razza, - hanno interpretazioni diverse metterle assieme genera solo confusione.

mic ha detto...

Sono d'accordo. Pubnlico più tardi l'intero articolo tradotto (con scoramento crescente) e ne parleremo

Japhet ha detto...

LA BELLEZZA CONVERTE
(da indù a sacerdote)

Si tratta di una conversione di un giovane indù, figlio di una ricca famiglia appartenente ad una alta casta indù (e totalmente a digiuno di latino e di canti cristiani), grazie all'ascolto del canto gregoriano.
Il seme dell'interesse verso la religione cattolica prima, e della conversione al cattolicesimo poi, è stato piantato nel cuore di Gaurav Shroff dall'ascolto del canto gregoriano durante la partecipazione ad una Messa nella cappella del suo college di Mombai, il giorno dell'Assunta 1990.
Quei canti hanno smosso qualcosa nella sua anima, e lo hanno spinto a svolgere delle ricerche spirituali. Fino a fargli scoprire la fede cattolica durante i riti del Sacro Triduo nel 1991.
Convertitosi, è stato battezzato nel 1994. Nel 2007 entra in seminario e ora è diacono; una volta ordinato sacerdote, partirà missionario per suscitare nuove conversioni e vocazioni.
Eleviamo un canto (gregoriano, bien sûr) di lode a Dio!
(... ma il gregoriano, non era un genere di canto incomprensibile?)

Anonimo ha detto...


Grazie alla moschea, il territorio diventa per loro terra di islam

E noi veniamo considerati stranieri a casa nostra. Diventa Dar-al- Islam (terra della sottomissione ad Allah, il loro dio) circondato dal Dar-al-Harb (terra della guerra ossia del mondo ostile al loro dio, Allah). Questo concetto per loro ha valore non solo religioso ma anche giuridico ed è incompatibile con le nostre nozioni del diritto pubblico (quando almeno esisteva un concetto di diritto pubblico, oggi le corti costituzionali in Europa non applicano più il concetto di territorio, popolo, ordinamento giuridico nazionale ma una nozione individualistico-umanitaria del diritto, scientificamente inconsistente). Questo importante significato della moschea per i maomettani viene ignorato.

Ho visitato una piccola moschea negli Stati Uniti, tanti anni fa, durante un viaggio con mia moglie. Ci fermarono sul marciapiede circostante due simpatici giovanotti iraniani, chiedendoci se volevamo entrare, visto che stavamo guardando l'edificio (piccolo e grazioso minareto etc). Vi ho preso del materiale edificante che ancora conservo. Quello che dicono del cristianesimo (i loro opuscoli, pochi cenni) è allucinante, del tutto distorto, non ne sanno nulla. Mi colpirono due cose: nel vestibolo dove ci si tolgono le scarpe un vago odore di piedi, cosa forse inevitabile, nonostante la pulizia.
Nel locale vero e proprio, pulito sì e ben tenuto, con soffici e bei tappeti persiani, nessuna impressione di essere in un luogo sacro anzi come la sensazione di una certa aridità spirituale. La stessa sensazione delle disadorne stanze di riunione e lettura della Bibbia di certe sette protestanti, a parte il decoro artistico pur modesto della moschea (con la nicchia artisticamente ritagliata nel muro, qualche accenno di fregio interno). Questa era una piccola moschea. In quella per esempio di Istanbul si avrebbe una sensazione diversa? Più religiosa? Forse, ma era in realtà una grande cattedrale cristiana, come sappiamo, profanata dai Turchi nel 1453, quando presero Costantinopoli.
I musulmani, purtroppo, sono abituati sin da bambini a credere alle infamie che vengono loro insegnate, come se fossero verità rivelata, circa il cristianesimo: che Cristo non è Figlio di Dio; che è stato un profeta solo perché ha profetizzato l'avvento di Maometto ma i suoi discepoli cattivi hanno cancellato il tutto dai Vangeli; che la Trinità è idolatria (Dio, Isah, Maria - sic); che Isah-Gesù non è morto in Croce, sostituito (pare) da "una somiglianza"(eresia docetista); che la Croce è segno diabolico che va distrutto; che Gesù verrà il Giorno del Giudizio a mandare lui stesso all'inferno tutti i cristiani che credono esser lui Figlio di Dio...
Se non è eresia quanto dice Lumen Gentium 16, che i musulmani "adorano con noi [una cum] un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale", quale lo è?
Z.

RR ha detto...

Z.,
quello che lei ha sperimentato in una moschea, io l'ho vissuto ogni volta che ho visitato templi protestanti, sinagoghe (moschee, no, non c'entrei proprio), ma anche, purtroppo, chiese cattoliche moderne o antiche completamente stravolte nel loro impianto architettonico e lirtugico (più grave).

Anonimo ha detto...

RR comunque in certi paesi eurislamici in moschea le donne non entrano, io e famiglia a Skopije ne visitai una sconsacrata perché potessero entrare femmine, quelle in uso sono vietate agli infedeli, le donne islamiche pregano al di fuori, anche i cimiteri sono separati, in sinagoga mai ho messo piede perché non mi ci hanno fatto entrare, goyim, capisco, le stanze a pareti bianche con organi eccezionali, volevo dire chiese(?)protestanti, se non si suona Bach and. co a che servono? A farti venire tristezza, come l'80% delle chiese moderne costruite nella mia città negli anni '70 e da cui mi sono sempre tenuto alla larga, salvo per riti inderogabili, in compenso entro spesso e volentieri in chiese paleocristiane e proto/romaniche, quando abitavo a Roma ce n'era una non lontano dalla piramide Cestia in cui passavo molto tempo a pensare, dalle mie parti ne abbiamo alcune, ma sono sempre chiuse ;<. Lupus et Agnus.