lunedì 11 marzo 2019

Noi africanizzati, loro alienati - Marcello Veneziani

Marcello Veneziani, Prefazione a I coloni dell’austerity di Ilaria Bifarini, Altaforte edizioni, 2019

Perché dopo decenni di aiuti umanitari, di piani d’assistenza consistenti in diversi miliardi di dollari, l’Africa esplode, la miseria dilaga e soprattutto la gente scappa dalla propria terra? Cosa non ha funzionato, cosa ha aggravato la situazione al punto di spingere le popolazioni a partire? Come mai si è acuita la loro dipendenza anziché diminuire, si è aggravata la loro incapacità di autonomia, pur disponendo di grandi risorse naturali? Che ruolo hanno avuto le forme subdole di neo-colonialismo? C’è un deliberato disegno di svuotamento dell’Africa e di terzomondizzazione dell’Europa e dell’Occidente, lato nord?
Lasciamo stare i complotti e la metafisica del male. Facile sbrigarsela con un rito esorcistico, evocando i soliti nomi e le solite sigle che tutti conosciamo, che gestiscono l’economia mondiale e regolano i flussi. Molti fattori si intersecano ed è puerile ridurli a uno solo, credere che tutto dipenda da un Grande Disegno Unico ordito da un Centro Occulto di Potere. Troppi e divergenti sono i fattori d’influenza. E giustamente Ilaria Bifarini nel suo libro dedicato all’Africa li sottolinea: penso per esempio al ruolo preminente e inquietante della Cina in Africa che non risponde a un progetto occidentale della Banca Mondiale o del Fondo Monetario Internazionale.

Però è ancora più assurdo fermarsi alle cartoline, alla fuga dei popoli dalla fame e della miseria, delle guerre e dai genocidi, o più semplicemente alla ricerca di benessere e di incolumità. Un processo si è innescato da quando il mondo è diventato una scatola dentro il Mercato globale, e non l’inverso. Cioè da quando un modello globale ed egemonico, fondato sul primato assoluto economico-finanziario, di tipo neoliberista, imperniato sull’uso del debito e dell’indebitamento, guida il mondo. E ha generato una serie di traffici umani, economici e demografici che stanno sconvolgendo il pianeta: non solo migrazioni, ma anche traffici di organi, di uteri e di adozioni, o rimesse in patria degli immigrati per pagare i debiti contratti in loco, prima che per sostenere le loro famiglie). Paghiamo caramente le conseguenze di quel modello.

Sullo sfondo vi sono poi le tragedie incrociate: la denatalità dei paesi benestanti e l’esplosione demografica dei paesi poveri, lo squilibrio assoluto e stridente tra i due mondi, “l’inevitabile” invasione degli ultimi e la riduzione del mondo a una platea sempre più vasta di bisognosi e una minoranza sempre più ristretta di detentori della ricchezza e della potenza. Con la scomparsa, l’avvilimento del mondo di mezzo, la borghesia, il ceto operaio non ridotto alla miseria, i ceti artigianali, agricoli indipendenti.

Insomma c’è un intreccio di fattori e di volontà, di processi economici e demografici ma anche di disegni ideologici e finanziari che hanno generato questa situazione. E c’è il collasso, l’impotenza o il ruolo negativo dei grandi organismi internazionali come l’Onu e le altre organizzazioni internazionali umanitarie. Manca una potestas sovraordinata in grado di governare gli effetti e più vastamente il Caos globale.

Ernst Junger invocava per l’Anarca il passaggio al bosco e per i popoli l’avvento di uno Stato planetario in grado di fronteggiare il dominio dell’economia, della finanza e della tecnica. Ma a uno Stato Etico Mondiale pensavano anche gli utopisti dell’internazionalismo, i cosmopoliti illuministi, i fautori dei diritti umani e del diritto d’ingerenza umanitaria. Cioè coloro che vogliono dare un compimento politico-poliziesco al Nuovo Ordine Mondiale, e allo Stato-Gendarme del mondo e cancellare le differenze dal mondo.

Intanto nell’interregno tra le sovranità tramontate e le sovranità non ancora sorte, il mondo si disegna per aree d’influenza irriducibili a una Sola Superpotenza: gli Usa, la Russia, la Cina e il sud-est asiatico, l’India, il ribollente subcontinente sudamericano, e infine i tormentati continenti europeo e africano.  Manca il ruolo sovraordinato della politica, un tempo identificato con l’Impero. E manca la visione di una sovranità di aree, di spazi vitali, come li aveva delineati Carl Schmitt nel Nomos della Terra. Nell’attesa, tocca allora agli stati nazionali o alle unioni, alle confederazioni di stati il compito di rispondere a questi processi, di governarli, di arginarli.

Intanto, è giusto l’approccio di Ilaria Bifarini: capire le cause anziché limitarsi al buonismo falso e peloso degli uni o al cinismo sbrigativo ed egoistico degli altri. E sulla base di quelle, azzardare qualche linea di risposta.

Intanto che succede? Loro esportano miseria, noi esportiamo depressione. Col rischio doppio di africanizzare l’Europa e di devitalizzare l’Africa, alienando le popolazioni di entrambi e privandole di energie, dignità e sovranità.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

A proposito delle mire del'Arabia Saudita su La Scala.
Per quale motivo una Monarchia Islamica che proibisce il cinema a casa propria dovrebbe essere interessata al tempio della cultura europea? Da loro sono proibite sculture, dipinti, rappresentazioni teatrali di ogni tipo, perché mai dovrebbero investire in un Teatro se non per mettere un altro tassello per la colonizzazione?

Anonimo ha detto...

@anonimo 17,23
Ma con tutti i problemi evidenziato nell'articolo di Veneziani, le pensa al La Scala????

Marisa ha detto...

OT

INCHIESTE:

https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://espresso.repubblica.it/inchieste/2019/03/07/news/vaticano-scandalo-due-miliardi-1.332403/amp/&ved=2ahUKEwjA5uyYlPzgAhXC16QKHbLwBtIQyM8BMAB6BAgDEAQ&usg=AOvVaw3hTyW2lt6slE_Yk9VQJziG&ampcf=1

Anonimo ha detto...

Anonimo
11 marzo 2019 17:23

Delle mire dell'Arabia Saudita non so. Mi è chiara la miopia di chi si è illuso di riempire il sacco, disseminando, improvvido, la gestione del Teatro di ulteriori, ignote difficoltà future. Il tutto a fronte di una già carente indipendenza di giudizio ampiamente dimostrata nei fatti correnti.

Anonimo ha detto...

Capisco che La Scala sia un problema collaterale, di fronte a tante disgrazie che piovono addosso da ogni parte, ma, c'è un ma, se si vende tutto ai mussulmani, non tarderanno a distruggere ogni cosa per edificare moschee e imporre la Shaaria, sembra un niente anche le s-vendite di Oxford, Cambridge e di quasi tutte le squadre di calcio, anche se questa è una scemata, ma quello che non ottennero con la spada, ora ce l'hanno coi soldi,l'Algeria è molto più vicina della Libia per noi, l'estromissione del finto comico genovese dal M5s porta all'entrata in campo di Casaleggio jr in coppia a Di Maio e non è buona cosa,il pastricchio dei terreni di East Jerusalem ex proprietà salesiana, parte da Bertone, ex(?) potentissimo segretario di stato, dice niente?...........

Anonimo ha detto...

Nel frattempo, in Svezia, i genitori delle ragazze svedesi hanno smesso di mandare a scuola le loro figlie perché gli studenti immigrati le chiamano "puttane svedesi" e le picchiano. Direi che la "integrazione" procede a gonfie vele.
https://t.co/3FZot05VJO

Anonimo ha detto...

La Magistratura e la Politica di sinistra hanno concesso agli stranieri ciò che non sarebbe consentito agli italiani. Hanno ridotto l’Italia ad una terra di nessuno e l’hanno trasformata in una terra di conquista.
- Magdi Cristiano Allam -