sabato 20 luglio 2019

I cattolici, il suicidio assistito e l’Ordinanza della Corte costituzionale - Silvio Brachetta.

Silvio Brachetta interviene con questo suo articolo nel dibattito su cosa fare dopo la ormai famosa Ordinanza 207/2018 della Corte costituzionale. L’Osservatorio Cardinale Van Thuân aveva pubblicato un Comunicato nel quale si sosteneva che ottemperare alle richieste della Consulta, finalizzate all’inserimento nel nostro ordinamento del suicidio assistito e quindi di una estensione dell’eutanasia già prevista dalla cosiddetta legge sulle DAT, accettando la revisione dell’articolo 580 del codice panale mediante una revisione delle pene per i familiari coinvolti, non avrebbe impedito una nuova legge sul suicidio assistito mentre avrebbe alimentato la percezione di una partecipazione cattolica alla sua elaborazione facendola passare per una legge anche “dei cattolici”. La proposta dell’Osservatorio era invece di iniziare una vera e propria battaglia per il mantenimento dell’articolo 580 del codice penale e per l’abolizione della legge eutanasica sulle DAT.
Importanti chiarimenti sono stati forniti da Tommaso Scandroglio in due articoli apparsi su La Nuova Bussola Quotidiana, da un Comunicato del Comitato Verità e Vita e da un articolo di Marco Ferraresi, presidente dei Giuristi Cattolici di Pavia, pubblicato (qui ).

I cattolici, il suicidio assistito e l’Ordinanza della Corte costituzionale

Assuntina Morresi, su Tempi, critica le posizioni dell’Osservatorio Van Thuân – espresse da Stefano Fontana – circa la necessità di non scendere a compromessi sull’eutanasia. Il compromesso in questione – che un gruppo di parlamentari cattolici ha richiesto alla Conferenza episcopale italiana di sostenere – prevede, tra l’altro, l’attenuazione delle pene regolate dall’articolo 580 del Codice penale, nella speranza di mantenerlo in essere. Se, infatti, l’articolo 580 non sarà abrogato, costituirà almeno un argine all’eutanasia, che potrebbe essere introdotta da future legislazioni in materia.
E, infatti, l’Osservatorio chiede un impegno «per la conferma di tale articolo e su questo impegnare una battaglia culturale a difesa della vita come valore assolutamente intangibile». Non solo, ma l’articolo 580 è un argine solo se integro: in caso contrario – scrive Fontana – «una legge sul suicidio assistito a maglie larghe si avrà ugualmente, non nonostante ma proprio perché i parlamentari cattolici si impegneranno a ridurre le pene, illudendosi di ottenere in cambio un nuovo art. 580 moderato e non radicale».

Morresi risponde, in sintesi, che la battaglia culturale è ottima, ma che ora non c’è il tempo materiale di sostenerla: la Consulta ha dato la scadenza del 24 settembre prossimo perché le Camere possano legiferare nel merito. «Non è questione di scegliere il “male minore”», dice, ma è «una questione di tempo». A suo parere, l’obiettivo che dovrebbero darsi i cattolici, nel momento presente, è un risultato utile alla causa contro l’eutanasia: «Chi si concentra esclusivamente contro le leggi sull’eutanasia fa una battaglia teoricamente giusta ma in pratica inutile». Non solo, ma «svegliarsi è doveroso e se perderemo questa battaglia tornare indietro sarà impossibile». Per tutti questi motivi, non ci sarebbe altra via che «modificare questo benedetto articolo 580», in modo da neutralizzare la Consulta e la sua intenzione di depenalizzare l’eutanasia. La Morresi è sempre stata convinta che nella battaglia sia necessario privilegiare il successo pratico.

La posizione della Morresi (e dei parlamentari cattolici che hanno proposto la revisione dell’articolo 580) è lodevole, ma contiene alcuni equivoci sul ruolo del singolo cattolico, in particolare, e del cattolicesimo, in generale. E l’equivoco maggiore sta proprio nel ritenere che il cattolico – in politica o in altri ambiti – debba perseguire battaglie utili al raggiungimento del risultato, anche rinunciando a volte alla testimonianza della verità. È, infatti, riduttiva l’espressione di «battaglia teoricamente giusta», quando invece bisognerebbe affermare che la teoria cattolica, in realtà, coincide con la verità rivelata. Si dovrebbe quindi parlare di «battaglia nella verità».

Tutta la storia del cristianesimo è là a dimostrare un fatto: l’apostolato non deve mai limitarsi a ricercare l’utile, ma si fonda sul primato della verità, anche se, a causa di questo primato, dovesse seguire una sconfitta. A cominciare da Gesù Cristo, l’obiettivo della vittoria immediata non è mai stato importante al punto da evitare la sconfitta del patibolo. Viceversa, il patibolo della croce è una causa diretta della rinuncia al compromesso. Il credente cerca la vittoria, ma non quella mondana. Cerca invece la vittoria finale, ultraterrena. Non esistono – o non dovrebbero esistere – per il credente, vittorie e sconfitte terrene, ma solo vittorie e sconfitte ultraterrene.

Quanto alle vittorie conseguite nel secolo, c’è quella ad esempio del monachesimo benedettino, che ha innescato la civiltà medievale e il progresso umano. Il progresso umano, tuttavia, è solo una conseguenza dell’unico obiettivo dei benedettini, che è sempre stato coincidente con la gloria di Dio e la salvezza eterna dell’uomo. Non c’è mai stato un compromesso benedettino tra l’obiettivo unico e ultraterreno e il progresso umano terreno.

Nel caso odierno dell’eutanasia, si vorrebbe la difesa intransigente dei principi non negoziabili mediante la ricerca del compromesso transigente: è una contraddizione logica che si è manifestata storicamente nella sconfitta dei cattolici, a lungo termine, proprio su quei principi sui quali mai si sarebbe auspicato il negoziato. La difesa dei principi non negoziabili, in altre parole, non dev’essere un pretesto per vincere una battaglia nel secolo, fosse anche la battaglia per la verità.

Un altro equivoco è legato all’irrevocabilità dei processi storici. Non è vero – come ritiene la Morresi – che è «impossibile tornare indietro» dopo una sconfitta. Il cristianesimo si fonda invece nella penitenza, nella conversione, nel «tornare indietro», nel riparare, nel restaurare la natura corrotta. La Rivelazione cristiana ha tolto ogni giustificazione al determinismo storicista, al fatalismo, all’irreversibilità dei processi idealistici. Anche in questo caso valgono i fatti. È del tutto possibile, per fare un altro esempio, contrastare l’aborto, com’è avvenuto recentemente in Alabama. In Alabama sono tornati indietro. Per contrastare l’aborto, però, l’esecutivo repubblicano dell’Alabama non è sceso al compromesso: noi la pensiamo così e siamo maggioranza.

Se, dunque, il cattolico in politica non vince, non è perché è soggetto ad un qualche processo storico irreversibile, ma perché è irrilevante, perché è in minoranza. Nemmeno l’essere in minoranza è una condizione irreversibile e il cattolicesimo tornerà maggioranza solo quando – è fattuale – rinuncerà al compromesso.

Tra le molte iniziative attuali, quella dell’Osservatorio Van Thuân s’inserisce tra coloro che ritengono indispensabile agire ‘a monte’. Ricostruire una maggioranza non è qualcosa d’immediato. La ricetta è semplice, ma richiede impegno costante e pazienza: formazione continua sui contenuti e mutazione di atteggiamento nei confronti del compromesso. (Silvio Brachetta - Fonte)

10 commenti:

Unknown ha detto...

Per Maria:
fuori tema, ma importantissimo, esemplare e memorabile discorso di Mons. Shneider sul sinodo in Amazzonia pubblicato su CR.

https://www.corrispondenzaromana.it/mons-schneider-risponde-al-vescovo-krautler-e-allinstrumentum-laboris-sul-sinodo-dellamazzonia/

RIporto un picolo stralcio, ma è da leggere tutto:

".... Nella sua intervista del 14 luglio all’ORF [un’emittente nazionale austriaca di servizio pubblico], il vescovo Erwin Kräutler ha sostenuto essere “quasi uno scandalo” il fatto che in molte parrocchie dell’Amazzonia la Santa Eucaristia venga celebrata di rado. Questo modo di parlare in sé è oscuro e decisamente tendenzioso. Nessuno ha diritto alla Santa Eucaristia. Il Sacramento dell’Eucaristia è il dono più alto di Dio. Si può parlare invece di uno scandalo quando nelle parrocchie cattoliche la Fede è negata e non praticata, quando Dio viene insultato attraverso il disprezzo dei suoi comandamenti, i gravi peccati contro la carità, l’idolatria, lo sciamanesimo e così via. Si potrebbe parlare di uno scandalo in una parrocchia cattolica quando le persone non pregano abbastanza. Questo sì sarebbe un vero scandalo.

Si dovrebbe parlare piuttosto di uno scandalo quando si considera che, durante gli ultimi decenni, in Amazzonia non sono state avviate iniziative pastorali intensive per promuovere le vocazioni. Iniziative che sarebbero state in conformità con l’esperienza bimillenaria della Chiesa: preghiere costanti, sacrifici spirituali e uno stile di vita esemplare e santo, adottato da parte degli stessi missionari. Infatti, per promuovere efficacemente solide vocazioni sacerdotali, è indispensabile che anche in Amazzonia, vi siano missionari che conducano una vita da veri uomini di preghiera, da veri apostoli, vale a dire una vita di amore e sacrificio, totalmente dedicata a Cristo e alla salvezza delle anime immortali.

Quelle promosse dal vescovo Kräutler e da molti dei suoi compagni di viaggio tra il clero, sono piuttosto figure caricaturali di preti, che hanno il loro modello negli operatori umanitari, nei dipendenti delle ONG, nei sindacalisti socialisti e negli ecologisti. Ma questa non è la missione di Gesù Cristo, del Dio incarnato, che ha dato la Sua vita sulla Croce per redimere l’umanità dal più grande male, cioè il peccato, in modo che tutti gli uomini possano avere in abbondanza la vita divina e soprannaturale (cfr Gv 10,10).

Non è necessario ricorrere al trucco di drammatizzare la “fame eucaristica” o la mancanza di celebrazioni eucaristiche, perché per salvarsi non serve la ricezione della Santa Eucaristia, bensì la Fede, la preghiera e una vita conforme ai Comandamenti di Dio...."


Anonimo ha detto...

CELIBATO: IGNORANO E TRADISCONO ANCHE LE PAROLE DI GESU’
Ho la fortuna di possedere una Sacra Bibbia stampata nel 1942 coi tipi dell’”Istituto Missionario Pia Società S. Paolo” e con l’imprimatur del vescovo Aloysius di Alba. Riporto la traduzione del brano di Matteo 19-27: “Allora Pietro prese a dirgli: Ecco noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito, che ne verrà? E Gesù disse loro: In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella rigenerazione, quando il Figlio dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, sederete anche voi sopra dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. E chi avrà lasciato la casa, fratelli o sorelle, o padre o madre, o MOGLIE o figli, o i campi per amor del mio nome, riceverà il centuplo, e possederà la vita eterna...”

Nella traduzione della CEI “editio princeps” 1971, La Bibbia di Gerusalemme, il medesimo brano di Matteo è tradotto così: “Allora Pietro prendendo la parola disse: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo? E Gesù disse loro: In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna...”

Notate che nella traduzione della CEI la MOGLIE da lasciare non c’è più. Quindi, secondo il nuovo verbo della dottrina modernista della neochiesa, la sequela di Cristo non richiede più la rinuncia alla moglie, cioè il celibato. Papa Bergoglio non sta inventando niente: è stato tutto programmato da moltissimo tempo. Lui sta solo portando a termine a grandi passi quanto già stabilito da vari decenni dalle sublimi menti dei nuovi teologi alla Teilhard de Chardin, alla Congar, alla Rahner, tutti debitamente accompagnati dalla MOGLIE. Cosa ci stai raccontando caro papa Francesco? (Giacomo Muraro)

Anonimo ha detto...

Come per il celibato così è anche per tutto il resto, compresi i valori non negoziabili.

Anonimo ha detto...

Dino Guglielminetti:
Come volevasi dimostrare..
ci arriveremo
come siamo arrivati all'aborto come un diritto
alle famiglie non famiglie come un diritto
alla Euranasia come un diritto
arriveremo anche alla pedofilia come un diritto del bambino
e attenzione, i genitori che si opporranno saranno tacciati di "pedofofobia"...
... se non li fermiamo.. ne riparliamo tra meno di 10 anni

Ma era noto da tempo ha detto...

Con un colpo di mano estivo monsignor Vincenzo Paglia ha fatto approvare gli statuti dell'Istituto teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia, che gli danno ampio potere su insegnamenti e docenti. Un modo per stravolgere definitivamente l'istituto voluto da san Giovanni Paolo II, epurare i docenti sgraditi, e reimpostare gli insegnamenti sulle linee indicate da Amoris Laetitia.

Anonimo ha detto...

La sparizione di "moglie" dal testo di Matteo 19.29. Una spiegazione.

Si tratta di uno dei frutti della "collaborazione" con i protestanti promossa dal Concilio.
L'edizione protestante, Nestle-Aland, ha tolto dal passo "moglie"(gynaika, in greco, all'accusativo). Nel latino invece la parola c'è : uxorem. In nota, i due biblisti protestanti, riportano gynaika, presente in moltissimi manoscritti. Inoltre, lo stesso brano riportato da Luca ha "gynaika" (18, 29). Allora?
Una spiegazione cerca di darla l'edizione greca del Nuovo Testamento curata assieme da protestanti e cattolici, con la partecipazione del cardinale CM Martini, biblista di fama, al tempo. L'edizione è : 'The Greek New Testament, edited by K. Aland, M. Black, Carlo M. Martini, B. M. Metzger, Allen Wikgren, United Bible Societies, 3a ediz. corretta, 1980. In nota, a p. 75, gli editori riportano il testo con "gynaika" fornito di un elenco impressionante di manoscritti che lo registrano, più articolato di quello mostrato da Nestle-Aland.
Allora come si giustifica l'omissione? Nelle note esplicative (Textual Commentary) sui passi dubbi in appendice al volume, scrivono:
"La presenza di gynaika in molte testimonianze [codici] sembra essere il risultato di una assimilazione scritturale [degli scribi] al luogo parallelo in Luca (18, 29) e la sostituzione di "il padre o la madre" con "genitori"[goneis] in altre testimonianze [codici] può riflettere l'influenza dello stesso luogo parallelo oppure essere una sostituzione del tutto indipendente. L'assenza di "il padre o" da D e da altri Antichi Codici latini sembra essere il risultato di un homoeoteleuton [?]".
Ora, per toglier la parola, dicono che essa sarebbe "una assimilazione scritturale dal parallelo in Luca". Cioè, avrebbero gli scribi ricopiato da Luca? Luca introduce delle varianti: invece di dire "il padre o la madre", dice "i genitori". E non menziona la "sorella" né "i campi". Ininfluenti.
Luca : "qui reliquit domum aut parentes aut fratres aut uxorem aut filios propter regnum Dei.."(18, 29). Matteo, cit.: "..qui reliquerit domum vel fratres aut sorores aut patrem aut
matrem aut uxorem aut filios aut agros propter regnum meum..". Ma che vorrà dire "assimilazione scritturale [scribal assimilation]"? Ci si arrampica sugli specchi per togliere "uxorem", come vogliono i protestanti. E l'esegesi della Chiesa postconciliare si è adeguata. Ma il procedimento è veramente solido dal punto di vista scientifico?
Secondo la costante tradizione della Chiesa, il primo Testamento è stato quello di Matteo il pubblicano, il secondo di Marco, segretario di Pietro, il terzo di Luca, i tre sinottici. Viene seguita qui questa tradizione? Da come si scrive, sembra che i codici che contengono Matteo abbiano preso quelli di Luca a modello, come se fossero venuti dopo.
In ogni caso si afferma che sarebbero stati i copisti, gli amanuensi ad ispirarsi a Luca, inserendo in Matteo un "gynaika" che non c'era. I quali copisti avrebbero anche potuto sostituire, alcuni di essi, "padre o madre" con "genitori", sempre per influenza di Luca. Ma perché togliere "uxorem" da Mt, quando il termine compare praticamente nella grandissima maggioranza dei codici di Matteo e in tutti quelli di Luca? L"argomentazione che esso sarebbe "una assimilazione" da Luca, fatta (e perché ?) dagli amanuensi, sembra alquanto peregrina. Una pura illazione.

PP

Marisa ha detto...

OT
Lo scandalo di Bibbiano e dell'Emilia:

https://www.radiospada.org/2019/07/val-denza-i-fascicoli-monitorati-schizzano-da-6-a-oltre-70/

Anonimo ha detto...

Claudio de’ Manzano, 84 anni, rimane paralizzato alla parte destra e incapace di parlare. La figlia, divenuta amministratore di sostegno, chiede lo STOP di ALIMENTAZIONE e IDRATAZIONE, dicendo che il padre (senza Dat) avrebbe voluto così.

I medici si oppongono, ma lei ottiene il trasferimento in una clinica dove il genitore MUORE di fame e di sete. Una deriva causata dalla #legge 219.
di Tommaso Scandroglio
http://www.lanuovabq.it/it/eutanasia-a-trieste-ecco-dove-porta-la-legge-sulle-dat

Anonimo ha detto...


Nel Corriere della Sera di oggi on line c'è un articolo su Bibbiano.

Marisa ha detto...

OT
https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/affidi-illeciti-bonafede-annuncia-la-creazione-di-una-squadra-speciale-_3221521-201902a.shtml