Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente
Marcello Veneziani, 22 Gennaio 2026
Poi d’improvviso, come d’incanto, spariscono le rivolte e le repressioni a Caracas e a Teheran. E resta solo la scia di discussioni e di litigi nostrani, coi maestri cantori dell’Occidente libero, moderno e democratico che ti chiedono: ma tu andresti a vivere in Venezuela, in Iran, in Russia, dicono? No, che non ci vivrei, perché dovrei andarci? E non vivrei nemmeno in Cina, in Corea, in Nigeria, in Groenlandia. Non sono il mio mondo, la mia vita, la mia storia, la mia gente. Perché mai dovrei lasciare il mio paese, la mia civiltà? Il problema è opposto: noi che viviamo qui (e che non vivremmo mai lì) non possiamo decidere cosa è meglio per chi abita lì. Noi che nemmeno siamo in grado di capire cosa è successo e come mai ora sembra tutto rientrato. Tocca a loro deciderlo, noi possiamo solo augurarci e anche impegnarci con i mezzi ragionevoli della diplomazia e della pressione internazionale che decidano il più possibile in modo libero e incruento. Ma non possiamo sostituirci a loro, decidere al posto loro e perfino intervenire con le armi per imporre quel che a noi sembra la soluzione migliore (che magari è quella più utile ai nostri affari o più vicina solo al nostro punto di vista). Anche perché quei popoli non sono come ce li raccontano media e intelligence, contrari per intero ai loro regimi, ma sono divisi, tra favorevoli e contrari, tra sostenitori e nemici giurati del regime; tanti preferiscono il male minore o il male già conosciuto al male sconosciuto. Non credo che la maggioranza degli iraniani preferirebbe lo scià al posto dell’ayatollah; se devono cercare un ricambio lo faranno in Iran, non con pacchi Amazon catapultati dagli Usa o comunque da fuori…






































