Un sogno romantico che si trasforma in incubo. Una delle facce delle conseguenze dell'invasione che siamo costretti a subire, purtroppo in un momento di crisi profonda della nostra civiltà ma anche della nostra fede. In tempi normali avremmo dovuto esser noi a convertire loro... Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.
Italiane convertite all'Islam, lo Stato non protegge le sue figlie.
Sono centomila italiani che si sono convertiti all'Islam negli ultimi anni. Il 55 per cento sono donne.
Cinquantamila italiane hanno abbracciato una fede che strutturalmente subordina la donna all'uomo. Che prescrive l'obbedienza al marito come dovere religioso e che non ha conosciuto alcuna riforma sulla condizione femminile dal Medioevo a oggi.
Non a Kabul. Non a Teheran. In Italia, nel paese che si commuove per Mahsa Amini e sfila per le donne afghane.La domanda è: chi sono queste donne?
Sono donne fragili, che hanno sposato un uomo sbagliato per le ragioni sbagliate e ora sono intrappolate.
La letteratura scientifica lo conferma con una franchezza che il dibattito pubblico non si permette.
I profili delle convertite presentano tratti ricorrenti e documentati: fragilità psicologica strutturale, dovuta a figura paterna assente o priva di autorità, matrimoni precedenti falliti, assenza di occupazione lavorativa.
L'ISPI ha radiografato il fenomeno con precisione chirurgica: la maggioranza delle convertite italiane abbraccia l'Islam in seguito all'innamoramento e al matrimonio con un uomo musulmano. Non una ricerca spirituale. Una dipendenza affettiva che trova nella religione il proprio alibi.
Nessuna donna psicologicamente sana rinuncia al proprio nome, si copre dalla testa ai piedi e accetta che sia un uomo a decidere se possa uscire di casa o lavorare. Le convertite non incontrano l'Islam colto delle università del Cairo.
Incontrano l'Islam conservatore dell'immigrato di prima generazione che, lontano dalla propria terra, si aggrappa alle tradizioni più rigide come àncora identitaria. Il musulmano integrato e istruito non chiederebbe mai a una donna italiana di convertirsi.
Ma queste donne non cercano un uomo integrato: se lo volessero, ne avrebbero milioni di italiani a disposizione. Cercano esattamente l'opposto. E lo trovano.
Perché sono così? Perché dietro la conversione c'è quasi sempre la stessa storia: padri che non c'erano, madri che non proteggevano, infanzie in cui nessuno insegnava a queste bambine che valevano qualcosa.
Donne cresciute senza un pavimento sotto i piedi, che da adulte cercano qualcuno - chiunque - che le tenga in piedi. Non una scelta religiosa. Un sintomo.
Una convertita lo ha detto con un candore che vale più di cento studi: "Il Corano è come il Codice della strada. Non ci sono curve e non si può tornare indietro. Mi dice cosa devo dire, come mi devo comportare, a casa mia, coi bambini".
Non è il linguaggio di una donna che ha trovato Dio. È il linguaggio di una donna che ha trovato un padrone che la solleva dal peso insostenibile di decidere da sola.
In una società che ha demolito ogni certezza senza sostituirla con nulla, l'Islam riempie il vuoto: regole che non si discutono, un'identità che non si negozia, un posto nel mondo che qualcun altro ha già deciso per te.
Le studiose che hanno intervistato le convertite - Virginie Riva in Francia, Silvia Layla Olivetti in Italia - raccontano tutte la stessa cosa: queste donne sono state conquistate dai racconti ascoltati sullo stile assertivo dell'Islam, sulla dichiarata devozione verso la donna, sul calore della famiglia allargata musulmana.
Un miraggio. Perché queste donne non vengono da famiglie normali. Vengono da famiglie già rotte, fredde, svuotate. Il salto dal gelo affettivo in cui sono cresciute al tepore avvolgente di una festa di famiglia nordafricana le ha travolte.
Il prezzo è la conformità totale. Ma quando sei sola, la conformità sembra un abbraccio.
C'è poi un terzo profilo, il più insidioso. Viktor Frankl - una delle figure più rispettate della psichiatria del Novecento - lo chiamava “Nevrosi Noogena”.
È la nevrosi che nasce dalla mancanza di senso. In una società che ha svuotato le chiese e riempito i centri commerciali, che ha sostituito il sacro con il consumo, alcune donne sviluppano una fame di assoluto che il cattolicesimo post conciliare - ammorbidito, dialogante, aperto al dubbio - non sa più saziare.
L'Islam sì. L'Islam non dialoga: afferma. Non propone: ordina. Non ammette domande. Per chi ha il vuoto dentro, quella certezza granitica è una droga. Non cercano un marito. Cercano un Dio che dica loro chi sono.
Ma il Dio, nella maggior parte dei casi, ha un volto preciso: quello del maschio musulmano. Ed è il dato che nessuno affronta con onestà.
La studiosa Farian Sabahi lo ha documentato senza giri di parole: molte donne si convertono per attirare giovani immigrati dal Marocco o dalla Tunisia, che preferiscono spose musulmane. Spesso uomini più giovani di loro.
In una società dove il maschio occidentale è stato progressivamente decostruito e deriso, il maschio musulmano appare come l'ultimo maschio all'antica: uno che sa cosa vuole, che decide, che non chiede il permesso di esistere.
Che poi la sicurezza sia controllo e la protezione sia sottomissione, lo si scopre dopo. Spesso troppo tardi.
Come finiscono queste storie? L'ISTAT e l'Associazione matrimonialisti italiani rispondono con un numero che dovrebbe togliere il sonno: il 70-80 per cento di questi matrimoni fallisce. Il 73 per cento si rompe entro tre anni. Per confronto, i matrimoni tra italiani si attestano al 48. Trenta punti di differenza.
Sono normalmente le donne italiane a scegliere un uomo musulmano, solitamente maghrebino, il cui livello socio-culturale è inferiore. La donna crede di scegliere alla pari. Non lo è.
La trappola si chiude in tre atti. Nel primo, la donna perde la rete familiare e amicale - che la considera una squilibrata - e si ritrova dipendente dall'unica rete rimasta, quella del marito.
Nel secondo arrivano i figli, e con i figli le questioni non negoziabili: circoncisione, educazione religiosa, ricongiungimento familiare con la parentela di lui, ruolo della donna ridotto alla dimensione domestica. Nella famiglia mista islamo-cristiana chi cede è sempre lei.
Nel terzo, quando la donna vuole uscire, scopre che la porta è chiusa dall'interno. I paesi musulmani non hanno ratificato la Convenzione dell'Aja del 1980. I figli sottratti dal padre e portati in Nord Africa o in Medio Oriente, dove vige la patria potestà esclusiva, non torneranno.
La madre italiana si ritrova sola, senza figli, senza alcuno strumento giuridico per recuperarli. L'Associazione matrimonialisti italiani la definisce la ferita più grave di queste separazioni. Un eufemismo per descrivere una mutilazione.
Per aprire un conto corrente in Italia servono un documento d'identità, il codice fiscale, la prova di residenza e la firma su ventiquattro pagine di informativa sui rischi. Lo Stato ha normato con puntigliosità.
Invece per un matrimonio con un musulmano - per il quale le statistiche indicano una percentuale di fallimenti disastrosi, che oscilla tra il 70 e l’80% - non esiste neanche un foglietto illustrativo.
Non un corso prematrimoniale obbligatorio per coppie miste interreligiose. Non un'informativa sui rischi della sottrazione dei minori. Non un protocollo di screening per intercettare le vulnerabilità patologiche che precedono la conversione.
La Chiesa si affida allo "sguardo benevolo" dell'Amoris Laetitia. Lo Stato non fa neppure quello.
Queste donne camminano sottomesse per le strade italiane. A Centocelle, a Cinisello Balsamo, nel centro storico di Bologna. Col velo, i figli per mano, il marito tre passi avanti. Nessuno le vede. Nessuno le conta. Nessuno chiede loro se stanno bene.
In Veneto i centri antiviolenza della Regione segnalano una quota crescente di donne compagne di uomini di cultura islamica. Ma quelle sono le donne che chiedono aiuto. Le convertite non lo chiedono, perché hanno già perso ogni rete. Sono il sommerso che nessuno quantifica perché nessuno lo cerca.
L'Italia piange le spose bambine di Kabul e sfila con le bandiere viola per le donne iraniane. Poi ignora le sue figlie di Torre del Greco, di Inzago, di Treviglio, di Torpignattara.
Quelle che un giorno si chiamavano Maria Giulia e il giorno dopo si chiamano Fatima. Con una differenza che brucia: le donne di Kabul non hanno mai avuto scelta. Queste credevano di averla. E nessuno ha avuto il coraggio di dir loro che si sbagliavano.
Roberto Riccardi

20 commenti:
"Un sogno romantico che si trasforma in un incubo".
Ma sì, diciamo più esattamente che la scaletta tipica è questa:
1. prima si confonde l'amore con l'innamoramento, cioè con l'infatuazione
2. quindi si considera "romantico" il cambiare religione per inseguire il sogno
3. infine ci si sveglia con la doccia fredda della realtà.
Vi prego di riflettere un attimo sull'origine di questi tre punti.
Il punto 1 deriva dal colonialismo culturale americano, di marca protestante, composto principalmente di canzonette e cinema, proseguito con la rivoluzione dei costumi (il Sessantotto), entrato poi nella legislazione (divorzio e aborto) e nella mentalità dei cattolici (fallimento del referendum contro il divorzio nel '74 e fallimento del referendum contro l'aborto nell'81), consolidatosi grazie alla tv prima e all'internet poi, e istituzionalizzato grazie ai cellulari in mano ai bambini.
La confusione amore-infatuazione è una delle massime divinità del Pantheon contemporaneo.
Il punto 2, cioè l'idea che sia possibile e lecito "cambiare religione" e andare "va' dove ti porta il cuore", era una vecchia idea condannata nel Sillabo e glorificata dal Concilio Vaticano II. Ricordo il salto di gioia (a stento trattenuto) dell'eminente Vicario Generale dell'Arcidiocesi in odor di episcopato, quando rispondendogli nella maniera più asettica possibile lo misi al corrente che quella catechista che all'improvviso non s'era fatta più viva in parrocchia seguiva assiduamente il fidanzatino nel fare attività coi giovani comunisti. Se il clero moderno è felicissimo che ognuno "trovi la sua strada" (purché non sia una strada cattolica), come meravigliarsi dei centomila convertiti all'islam in pochi anni?
La deresponsabilizzazione è un'altra delle massime divinità del Pantheon contemporaneo.
Il punto 3 è la logica conseguenza della mentalità moderna: stupirsi che le azioni abbiano conseguenze. Mi ricorda la recente notizia della tizia in Egitto accusata di adulterio. Vera o falsa che sia l'accusa, vien da dirle: "non potevi rifletterci un minutino prima di impelagarti in una situazione del genere?" Eh no: stando al sullodato punto 1, "al cuor non si comanda", e stando al punto 2 nessuno ha colpa delle proprie pessime scelte, specialmente in campo matrimoniale.
"Prima comprano, e solo dopo si informano", come riassumerebbero ironicamente gli americani (buy first, research later: scopri le magagne solo quando è troppo tardi). Prima si convertono all'islam in nome dell'Ammoure, poi si accorgono che non è stata affatto una saggia idea, ma s'incapricciano a restarvi... o si accorgono di essere fin troppo solidamente imprigionate. Sta' a vedere che aveva sempre avuto ragione la Chiesa "preconciliare" a deprecare la libertà religiosa (e a spiegare quanto effimeri siano i "sentimenti").
Il bello è che ci cascano anzitutto quelle stesse femmine che avevano sempre disprezzato l'idea che nel cattolicesimo "la moglie è sottomessa al marito" (taluna aggiunge con sguardo infuocato: "e restare in casa a badare ai figli"). Qualche tempo fa negli USA divampava la polemica sull'espressione "islam is right about women", un cortocircuito mentale per i woke: non vogliono contraddire l'islam (per timore di offendere una religione non cattolica), ma non possono criticarne la mentalità contro le donne. Che te ne fai di un fidanzato vagamente cattolico che ti mette il broncio perché ieri sera ti sei ubriacata con le amiche? O peggio, che te ne fai di un marito cattolico - Allah non voglia! - che ti mette il broncio perché non lo accompagni mai alla messa domenicale?
Il nodo principale rimane la Chiesa.... assente e dimentica di essere Maestra. La Chiesa non "strutturata" è la causa principale di questi disgraziatissimi tempi.
Siano le sue eresie interne, siano le eresie esterne, è essa che si è selvaggiamente prostituta al mondo.
Ottimi discorsi. Ma forse manca una delle motivazioni alla base di questi matrimoni sbagliati. La conquista , da parte del marito islamico ed extraeuropeo della cittadinanza italiana. Una bruttina stagionata di fronte a un giovane di belle speranze forse sente nascere in se' lo spirito di crocerossina e pensa di donare a un cosi' bravo giovane una casa e una nuova patria. Non si rende conto delle profonde differenze religiose esistenti e non sa che la sua scelta non e' una condivisione ma anzi una perdita di liberta'.
E se l'ecumenismo nei confronti dell'islam inducesse queste povere donne in confusione ? Se pensassero (sbagliando) che il nostro Dio Trinita' e l'islamico Allah siano in realta" lo stesso Dio ?
Ma puo' lo stesso Dio dare ordini cosi' diversi ai diversi popoli ?
Personalmente conosco due ragazze trentenni che hanno sposato due musulmani e garantisco che non sono né bruttine né tanto meno stagionate. E i mariti sono due laureati, quindi non c'è nemmeno lo spirito delle crocerossine. Questo per dire che non si può generalizzare la questione. In seconda battuta soltanto pensare che l'ecumenismo nei confronti dell'Islam della chiesa cattolica possa influenzare o peggio indurre in confusione queste donne nelle loro scelte vuol dire non ignorare totalmente la realtà.
Chiaro che possono esserci eccezioni. Purtroppo l'articolo esprime un problema generale.
Una volta la Chiesa (quella con la C maiuscola) dissuadeva energicamente dai matrimoni cosiddetti "misti". Ci sono tanto di documenti! Poi si vede che ci ha ripensato...
Papa Leone XIV ha detto ai leader cristiani e musulmani che la compassione e l'empatia non sono opzionali, ma una chiamata di Dio a riflettere la sua bontà nella vita quotidiana.
Parlando con i partecipanti a un colloquio interreligioso, ha avvertito che l'esposizione costante alla sofferenza può rendere indifferenti le persone e ha detto che cristiani e musulmani condividono una missione "di rianimare l'umanità dove è diventata fredda. ”
E Cristo?
Penso, credo, che sia l'ultimo dei loro pensieri.
Se entrambi i coniugi sono credenti, per quanto riguarda l'educazione religiosa, i loro
mariti lasceranno che le mogli impartiscano la religione cristiana? Si accorderanno
per questa religione o per tutt'e due, per la serie : "questa e quella per me pari sono" e/o
"sceglieranno da grandi"?
Papa Leone XIV per il dialogo interreligioso: punto d'unione fra le fedi, la compassione
L'udienza in Vaticano ai partecipanti dell'incontro tra musulmani e cristiani. Il Messaggio del Dicastero per il dialogo interreligioso ai buddisti.
11. maggio, 2026 15:00 (ACI Stampa).
Il dialogo interreligioso al centro della vita, oggi, in Vaticano, tra l'udienza del pontefice ai partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero stesso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies e il Messaggio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ai Buddisti in occasione della Festa di Vesak 2026. Prospettive, idee, visioni per un futuro di pace da costruire grazie proprio al dialogo tra le fedi.
Papa Leone XIV lo ha detto chiaramente nell'udienza di stamane: "La tradizione musulmana associa la compassione alla misericordia come dono concesso da Dio nei cuori dei credenti, e uno dei nomi divini, al-Ra'uf, ci ricorda che la compassione ha sempre la sua origine in Dio stesso. Allo stesso modo, nella tradizione cristiana, la Sacra rivela un Dio che non rimane indifferente alla sofferenza, ma dice Mosè a: «Ho visto la miseria del mio popolo... Ho udito il suo grido»". Il destino, dunque, del dialogo si gioca sulla compassione, sulla misericordia, sull'amore. E mette al centro la figura di Cristo nel quale "questa compassione divina diventa visibile e tangibile" perché "Dio va oltre il vedere e l'udire - continua il pontefice - assumendo la nostra natura umana per diventare l'incarnazione vivente della compassione. Seguendo l'esempio di Gesù, la compassione cristiana diventa una condivisione o un «soffrire con» gli altri, in particolare con i più svantaggiati". E, infine, cita papa Leone XIII che “ha insegnato che i poveri e gli emarginati meritano un'attenzione e un aiuto particolari da parte della società e dello Stato” sottolinea il pontefice. Per papa Leone XIV il dialogo è possibile, una via per poter porre freno anche alle differenze sociali: "Cristiani e musulmani, attingendo alla ricchezza delle rispettive tradizioni, sono chiamati a una missione comune: ravvivare l'umanità là dove si è raffreddata, dare voce a chi soffre e trasformare l'indifferenza in solidarietà. La compassione e l'empatia possono essere i nostri strumenti, poiché hanno il potere di ripristinare dignità all'altro".
E sempre di umanità, di compassione si parla nel Messaggio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ai Buddisti in occasione della Festa di Vesak 2026 che commemora la nascita, l'illuminazione e il transito del Buddha: “La pace non è semplicemente l'assenza della guerra, ma un dono che cerca di dimorare nel cuore umano: una presenza silenziosa eppure potente, che illumina e trasforma”. Si fa riferimento a “una pace non armata e disarmante, che non si affida alla forza, ma sgorga dalla verità, dalla compassione e dalla fiducia reciproca”. E davanti allo scenario che il mondo sta attraversando l'unica strada percorribile è quella della bontà, "davvero disarmante: spezza il ciclo del sospetto e apre sentieri dove sembrava non ce ne fossero. Nelle loro espressioni più autentiche, le nostre tradizioni ci invitano a purificare i nostri cuori dall'ostilità, a trascendere i confini ea riconoscerci come membri di un'unica famiglia umana". Un cammino che - sottolinea il Messaggio - “richiede più che semplici parole; esige una conversione degli atteggiamenti e un impegno in azioni concrete”. A questo percorso sono invitati tutti i responsabili religiosi che insieme a tutti i credenti, possono diventare “artigiani di pace” e “non osservatori passivi, ma testimoni coraggiosi capaci di favorire l'incontro, sanare le ferite e ricostruire la fiducia”.
https://www.acistampa.com/story/35163/papa-leone-xiv-per-il-dialogo-interreligioso-punto-dunione-fra-le-fedi-la-compassione
Rinomata Pizzeria Vat : " Facimmece 'na bella pizza c'a pummarola 'ncoppa" .
Lui lo nasconde, come ha fatto Bergoglio ricevendo Rabin in Vaticano : ha nascosto la croce pettorale sotto la veste : che vergogna questi papi modernisti, che vergogna! - "chi si vergognerà di Me davanti ai suoi fratelli, anch'io Io mi vergognerò di lui davanti al Padre Mio" dice NSGC ..ma se le ricirdano le parole di Gesù questi prelati? o forse si giustificano come Padre Sosa Abascal, dicendo che a quei tempi non c'erano i registratori? P.S.: in quell'incontro Bergoglio e Rabin parlarono della possibilità di creare una ONU delle religioni...poi a Berlino è stato edificato un tempio delle tre religioni monoteiste. Ecumenismo suicida calabraghe, vanto del nefasto CV II. LJC
allarme
È scattato l'hanta-panico: quando l'emergenza diventa regola.
Con l'Hantavirus si riattiva la gestione della crisi come metodo ordinario di governo già visto nella lunga stagione del Sars-Cov2, segnata dall'eccezione permanente: ciò che era libertà diventa rischio, ciò che era dissenso diventa minaccia, in nome di una metafisica capovolta.
https://lanuovabq.it/it/e-scattato-lhanta-panico-quando-lemergenza-diventa-regola
Parla lo scopritore dell'Hantavirus: "Vaccino inutile, paura irrazionale"
Bassisima carica virale, contagio tra uomo e uomo indimostrato, ma altissima patogenicità. E soprattutto con l'immunità naturale ricavata dall'alpaca un vaccino è completamente inutile. La Bussola intervista Juan Bertoglio, l'immunologo che 40 anni fa scoprì il ceppo Andes dell'Hantavirus. Per spiegare che ogni tentativo di instillare panico è "pura follia".
https://lanuovabq.it/it/parla-lo-scopritore-dellhantavirus-vaccino-inutile-paura-irrazionale
psst! psst! psst!
Ce l'hanno con noi che vogliono far sloggiare da questa valle di lacrime.
Personalmete mi stampo l'articolo e a chi vorra' vaccinarmi rispondero'
con quello.
#HANTAVIRUS, parla l'IMMUNOLOGO (onesto!) – con Juan BERTOGLIO e Daniele GIOVANARDI
Becciolini Network
Trasmesso in streaming dal vivo 20 ore fa
“Intervista esclusiva con Juan Bertoglio, immunologo italo-cileno considerato tra i massimi esperti mondiali sugli Hantavirus.
Il referente del Prof. Vermiglio si trova attualmente a Tenerife, dove sarebbe stato convocato per aggiornamenti e approfondimenti scientifici legati all’evoluzione del virus.
Un confronto che alimenta l’attenzione internazionale attorno agli Hantavirus, tema che nelle ultime settimane sta suscitando crescente interesse nella comunità scientifica e sanitaria mondiale.
Nel corso dell’intervista verranno affrontati gli ultimi sviluppi, i possibili scenari epidemiologici, le modalità di trasmissione, i livelli di rischio reali e le strategie di prevenzione attualmente allo studio.
Un approfondimento esclusivo per comprendere cosa sta realmente accadendo e quali potrebbero essere le implicazioni future sul piano sanitario internazionale.”.
Conduce Stefano Becciolini e Daniele Giovanardi.
https://www.youtube.com/watch?v=no3nCSZ17e8&t=10s
Dal minuto 4,30
Fuori tema, ma nel tema di questo tempo che ci e' dato di vivere:
Vitis Vera
Il senso della distruzione dell'Iraq
Usa e Israele uccisero dopo la guerra del 2003 la maggior parte degli scienziati, degli accademici e dei medici iracheni per paralizzare il paese e impedirne la rinascita e l'autonomia. Prof.Matteo D'Amico
https://substack.com/home/post/p-197256350
Questo deve essere un sistema seguito da molti, anche in Italia all'interno del famosa unità.
Chiudo e scrivo l'indirizzo di un articolo che ho letto di recente.
Segue:
LA GENESI DEL MALE
DA QUANDO L’ITALIA È UNA COLONIA SUCCUBE DELLA ÉLITE FINANZIARIA ANGLO FRANCO
STATUNITENSE?
Blog di Lamberto Rimondini
Vogliamo porci, pur con la dovuta educazione, qualche domanda su queste vacanze italiane dei reali del Regno Unito? Prima il Re con la seconda moglie, la Camilla, adesso in primavera l'erede al trono William, con la moglie Catherine.Il Re ha avuto come centro Roma, il Principe William l'Emilia Romagna. Insieme un quartetto, sorrisi e canzoni tivvì. Siccome non c'è due senza tre, la terza vacanza italiana sarà con i nipoti del Re, figli del Principe, forse su uno degli isolotti italiani nel Mediterraneo, dove prendere un po' di sole ed affittare o comperare un bungalow, per prendere il sole e mettere i piedi nel tanto ambito Mediterraneo. Chissà? Si potrebbe fare un elenco di coloro che, ridendo e scherzando, in questi anni cupi hanno messo piedi e soldi sulle riviere del mare italico, dei laghi italici e su quanto di politico/economico scorre nelle vicende italiche.
Malta e Gibilterra sono già attenzionate da UK, una a destra l'altra a sinistra, manca il centro del Mediterraneo, fare le scarpe alla Spagna o alla Francia rivierasche non se ne parla, l'Italietta tontarella vale visite regali ad ampio raggio.
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