Nella nostra traduzione da The Catholic Thing una vibrante sottolineatura di un'opera di Caravaggio (noto come il maestro della luce) "tenebrosa". In effetti, questo aspetto è molto presente. Ma i particolari, analizzati uno per uno, appaiono in tutta la loro drammaticità, proprio irrorati dalla luce, utilizzata sapientemente come elemento narrativo capace di squarciare l'oscurità e rendere visibile tutta la crudezza della realtà rappresentata. Precedenti su Caravaggio qui - qui.
Sette fortunati: le 'Opere di misericordia' di Caravaggio
Le sette Opere di misericordia Caravaggio, c. 1607 [Pio Monte della Misericordia, Napoli]
(ingrandire l'immagine per meglio studiarla nei dettagli)
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Innanzitutto, esaminiamo le opere di misericordia corporali, che sono sette:
- Dare da mangiare agli affamati
- Dare da bere agli assetati
- Vestire gli ignudi
- Dare riparo ai senzatetto
- Visitare i malati
- Visitare i carcerati
- Seppellire i morti
C'è una chiesa a Napoli, in Italia, dedicata a loro. E la sua fondazione è una storia bellissima.
Nel 1601, sette (quanto appropriato) giovani nobili napoletani, tutti tra i venti e i trent'anni, si unirono per fondare il Pio Monte della Misericordia. Ogni venerdì si riunivano presso l'Ospedale degli Incurabili per assistere i malati. Decisero poi di dare un significato più profondo al loro impegno fondando il Monte e, al suo interno, una chiesa. L'istituzione caritatevole e la chiesa esistono ancora oggi; l'ospedale, invece, non esiste più.
Ma quando la costruzione della chiesa fu finalmente completata, si rese necessaria una pala d'altare, e uno dei sette giovani nobili, Giovan Battista Manso, mecenate delle arti (nonché amico dei poeti Torquato Tasso e Giovan Marino e dello scienziato Galileo Galilei), seppe che un certo giovane pittore, Michelangelo Merisi, era appena arrivato a Napoli.
Pio Monte della Misericordia [Source: Wikipedia]
Lo conosciamo, naturalmente, con il nome della sua città natale, Caravaggio, ed era ricercato dalla legge per aver assassinato (il 29 maggio 1606) un giovane nobile romano, Ranuccio Tomassoni (nobile solo nel senso della "dignità" della sua famiglia). A Giovan Manso questo non importava, ed era felice di dare rifugio a Caravaggio, a patto che dipingesse una pala d'altare per il Pio Monte della Misericordia. Del resto, Caravaggio era stato portato a Napoli dalla famiglia Colonna, e sebbene non voglia evocare stereotipi di cattivo gusto, quella famiglia sembrava uscita direttamente da una versione barocca de Il Padrino.
Naturalmente, ciò che oggi consideriamo "la legge" era piuttosto approssimativo nel XVII secolo.
Caravaggio non esitò ad accettare l'incarico. Il lavoro era la sua droga. Del resto, Manso e il Monte non si approfittarono dell'artista per conferire un compenso minimo. Si stima che il suo onorario si aggirasse tra i 150.000 e i 220.000 dollari statunitensi del 2026! Un compenso più che equo per il tempo che il pittore impiegò per realizzare l'opera, dal 23 settembre 1606 al 9 gennaio 1607. Tre mesi e qualcosa, per l'amor del cielo!
Il dipinto è straordinario. È anche, forse, il più difficile da "vedere". Caravaggio fu il tenebrista per eccellenza. Il termine deriva dall'italiano "tenebroso", che significa oscuro, cupo o misterioso, e le parole "tenebrista" o "tenebrismo" probabilmente non erano in uso nel XVII secolo – potrebbero, infatti, essere neologismi del XX secolo. Ma credo che possiamo essere certi che quando Giovan Manso – o se non lui, qualcun altro – vide per la prima volta l'opera finita, si sentì un sussurro: "Tenebroso".
***
Da appassionato d'arte ma non da storico dell'arte, posso solo ipotizzare che lo sviluppo della tecnica (di cui fu sicuramente un maestro) da parte di Caravaggio avesse a che fare con il suo amore per la figura umana e per il dramma insito nell'animo umano, con il suo processo creativo piuttosto singolare (lavorare velocemente, dipingere direttamente sulla tela senza schizzi preliminari) e (qui ipotizzo) con la costante preoccupazione di non essere fermato dalle autorità.
Qualunque fossero le ragioni, i risultati erano sempre sbalorditivi, e lo si può notare dalle sue prime opere fino alle ultime: da Ragazzo che sbuccia la frutta (circa 1592) a Martirio di Sant'Orsola (1610). Ma mai furono così sbalorditivi o impenetrabili come ne Le sette opere di misericordia.
Analizziamo le Sette Opere di Misericordia suddividendole in quattro parti: in alto, al centro (destra e sinistra) e in basso.
In alto, vediamo Maria, la Madre di Dio, e il suo Bambino Figlio portato in alto dagli angeli.
Per Caravaggio, spesso si assisteva a una fusione tra sacro e profano, perché – fatta eccezione per la Madonna e il Figlio, essendo senza peccato – tutta l'umanità è sospesa tra salvezza e dannazione. Ognuno di noi ha bisogno della misericordia divina.
In basso a destra si trova una scena complessa, impossibile da rappresentare nella sua interezza. Le figure più evidenti sono le tre. Una è un prete con una torcia che, nell'oscurità milanese, conduce due uomini che trasportano un cadavere per la sepoltura. Questa è la scena n. 7: Seppellire il morto. (Del cadavere si vedono solo i piedi.)
Le opere successive sono le nn. 1 e 6. E qui Caravaggio si esprime al suo apice creativo e sconvolgente. Ha scelto un'antica storia romana ("La carità romana") di Valerio Massimo, ambientata all'epoca di Cristo, che narra le vicende di Cimone e Pero. Cimone, un uomo arrestato per aver rubato una pagnotta e condannato a morte per fame, riceve la visita della figlia Pero, che ogni giorno si reca in prigione e lo allatta di nascosto: nutrire gli affamati e visitare i prigionieri.
Il resto dell'immagine mostra un giovane (a destra) con un cappello piumato. Si tratta di San Martino di Tours, che sta porgendo il suo mantello a un malato, che si vede nell'immagine principale, seminudo, mentre si protende per ricevere il mantello bordeaux: nn. 3 e 5, vestire gli ignudi mentre si fa visita agli ammalati.
E, ai lati del Sansone assetato, abbiamo un oste e un pellegrino. Sappiamo che l'uomo a destra è un pellegrino per via della conchiglia di capasanta attaccata al suo cappello. N. 4: Dare rifugio ai senzatetto.
Dopo aver completato le Sette Opere, Caravaggio realizzò alcuni altri dipinti a Milano prima di recarsi a Malta, dove dipinse la straordinaria Decollazione di San Giovanni Battista. Lì, nel luglio del 1608, divenne Cavaliere dell'Ordine dell'Obbedienza. Purtroppo, poco dopo fu coinvolto in una rissa, venne imprigionato, riuscì a fuggire e si rifugiò in Sicilia, dove trovò lavoro (La sepoltura di Santa Lucia, La resurrezione di Lazzaro e L'Adorazione dei pastori), opere che si rivelarono più cupe, malinconiche e misteriose che mai.
Tornato a Milano nel 1609, i suoi dipinti divennero (almeno così mi sembra) più frettolosi e decisamente pervasi da dolore e morte. Era forse un presagio?
Ci furono altri problemi con la legge. Si ammalò di febbre, causata da uno stafilococco, un'infezione derivante da una ferita precedente? E dove era diretto quando si imbarcò sulla nave dalla Sicilia per Porto Ercole, incantevole cittadina di mare a poco più di 145 chilometri da Roma? Era pronto a tornare a Roma e ad attendere la grazia da Papa Paolo V?
Non importa. Michelangelo Merisi da Caravaggio morì lì, il 18 luglio 1610.






1 commento:
La Ferrari elettrica come il Vaticano II? Francamente ho iniziato la giornata con il buonumore https://therevleon.substack.com/p/ferraris-electric-car-is-vatican
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