Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 27 luglio 2026

A tavola sulla tomba di Pietro. Un ristorante per turisti sulla terrazza monumentale di San Pietro

Già se ne parlava qui.
A tavola sulla tomba di Pietro.
Un ristorante per turisti sulla terrazza monumentale di San Pietro

Lavori finiti, cucina operativa, degustazione già fatta. A settembre si aprirà salvo che Leone XIV dica l'unica parola che finora nessuno ha pronunciato: no.

Una location straordinaria alla base della Cupola, affacciata sulla piazza, a ridosso delle statue degli Apostoli, sopra la tomba del primo Papa della cristianità.
Il Vaticano lo chiama "ampliamento del punto ristoro." Come chiamare un incendio doloso "riscaldamento autonomo."

Ricostruiamo i fatti. L'iniziativa è del cardinale Mauro Gambetti, arciprete di San Pietro, nominato nel 2021 e sul cui futuro Leone XIV non si è ancora pronunciato.
I locali occupano gli spazi sul lato opposto rispetto al piccolo bar esistente, quelli che un tempo servivano ai Sampietrini come depositi per i materiali delle grandi celebrazioni liturgiche.
Oggi riconvertiti in sala ristoro per turisti con cucina moderna e pienamente funzionante. Il progetto originario prevedeva un maxi ristorante per centinaia di coperti. È stato ridimensionato. La filosofia, no.

Nei giorni scorsi, dirigenti della Fabbrica di San Pietro hanno effettuato un sopralluogo conclusosi con una degustazione a porte chiuse. Senza che sia noto se i canonici della basilica - custodi spirituali del luogo - siano mai stati consultati.

Un cardinale il cui futuro è sospeso al silenzio del Papa decide la destinazione d'uso del luogo più sacro della cristianità e chi dovrebbe vigilare non viene neppure informato.

La difesa di Gambetti merita un'analisi a parte, perché è un capolavoro di fallacia logica applicata al sacro. Se sulla terrazza - ha argomentato in conferenza stampa - esistono già dei servizi igienici e un punto bar, non vi è alcuna ragione per impedire un servizio di ristorazione.

L'argomento è da imprenditore edilizio: c'è già il bagno, manca solo la cucina. Che si tratti della Basilica di San Pietro diventa un dettaglio planimetrico.

E dove conduca questa logica lo sappiamo, perché ci siamo già arrivati.

Ottobre 2014. Sotto il pontificato di Francesco, il Vaticano autorizza per la prima volta nella storia il noleggio della Cappella Sistina per un evento aziendale.

Quaranta clienti Porsche, partecipanti a un tour esclusivo da migliaia di euro a persona, assistono a un concerto privato sotto il Giudizio Universale di Michelangelo, seguìto da una cena di gala nei Musei Vaticani [Bergoglio veniva formalmente accusato in questi termini in una documento più ampio [qui]: Lei deride il corporativismo avido che cerca solo il profitto el’economia che uccidema concede udienze private ai più ricchi tecnocrati e ai dirigenti delle corporazioni – da cui riceve sostanziose donazioni – permettendo persino alla Porsche di prendere in affitto la Cappella Sistina per ungrandioso concerto... preparato esclusivamente per partecipantiche hanno pagato circa 6.000 dollari a testa per un tour romano: si è trattato della prima volta che un Papa ha permesso che questo spazio sacro venisse utilizzato per un evento corporativo. -ndr].

Il Vaticano non ha mai reso noto quanto abbia incassato dall'operazione.

Monsignor Nicolini di fronte alle domande dei giornalisti sull’incasso del Vaticano ha nicchiato e dichiarato: "La Cappella Sistina non può mai essere affittata perché non è un luogo commerciale."

La cappella non è stata affittata. È stata resa "visibile" per gruppi privati. Che pagavano 5.000 euro a testa per vederla.

Lo schema linguistico è sempre lo stesso. Nel 2014: non è un affitto, è visibilità. Nel 2026: non è un bistrot, è un ampliamento. Non è una cucina, è un angolo attrezzato. Non è commercializzazione, è accoglienza del pellegrino.

Il lessico vaticano possiede una capacità unica nello svuotare le parole dal loro significato, fino a renderle irriconoscibili. Un ristorante con cucina operativa non è un ristorante.

Un evento aziendale da 5.000 euro a persona non è un evento commerciale. La profanazione del sacro non è profanazione, se la chiami servizio.

E qui entra in gioco il diritto canonico. Il canone 1210 stabilisce che nei luoghi sacri sia ammesso soltanto ciò che serve al culto, alla pietà e alla religione.

Lo stesso canone consente all'Ordinario di autorizzare altri usi con un atto singolare, purché non contrari alla santità del luogo. Benissimo. Dov'è quest'atto? Chi lo ha firmato? Con quali limiti?

Un ristorante sulla terrazza di San Pietro non si apre senza che qualcuno si assuma la responsabilità di averlo autorizzato.

Un piatto di pasta con vista a 360 gradi su Roma non serve al culto. Non promuove la pietà. Non alimenta la religione.

Alimenta i clienti. Il canone 1220, paragrafo 1, aggiunge che tutti coloro cui spetta devono avere cura "che nella chiesa sia mantenuta quella pulizia e quel decoro che si addicono alla casa di Dio." Decoro. Non degustazione.

La petizione indirizzata al cardinale Parolin - 2.527 firmatari - ha chiesto una verifica canonica sulla gestione della Basilica e ha messo nero su bianco ciò che molti pensano: che venga valutata "l'opportunità di un rinnovo" dell'incarico di Arciprete.

Parole misurate per una richiesta brutale: mandare a casa Gambetti. La petizione è stata chiusa. I lavori, no.

Ma la vicenda di San Pietro non è isolata. Si inserisce in un pattern più ampio che sta trasformando i luoghi sacri - sacri per la fede o sacri per il sangue versato - in location per la ristorazione di lusso.

Poche settimane fa è esploso il caso delle cene esclusive organizzate sulla terrazza dell'Altare della Patria.
La società Le Voilà Banqueting pubblicizzava banchetti matrimoniali ed eventi privati sulle terrazze del Vittoriano, a pochi metri dalla tomba del Milite Ignoto.
Rampelli ha denunciato l'oltraggio. Calenda ha definito inaccettabili le feste private sulla tomba di chi è morto per la patria.

La sacralità violata è diversa nei due casi e va detto con chiarezza. San Pietro è un luogo sacro in senso teologico e canonico: consacrato, vincolato da un codice di diritto proprio, sede della tomba dell'Apostolo su cui Cristo ha fondato la Chiesa.

Il Vittoriano è sacro per il sacrificio: la fiamma perenne, il picchetto d'onore, la corona del Presidente della Repubblica ogni 4 novembre. La sacralità del Vittoriano non discende da un sacramento ma da un patto tra i vivi e i morti.

Chi imbandisce tavolate sopra il Milite Ignoto non viola un canone, viola quel patto.

Due sacralità di natura diversa, la stessa profanazione. E lo stesso meccanismo di giustificazione: la valorizzazione degli spazi, la gestione dei flussi, la sostenibilità economica.

Una volta che il criterio diventa funzionale, qualunque luogo è monetizzabile.

Il Giudizio Universale diventa lo sfondo di una cena aziendale. La tomba del Milite Ignoto diventa una location per matrimoni. La terrazza di San Pietro diventa una sala ristorante con vista panoramica.

C'è un dettaglio che racconta questa storia meglio di qualunque analisi. Mesi fa il segretario particolare del Papa, don Edgar Rimaycuna, fu visto compiere un sopralluogo sul Cupolone.

Per mesi non è trapelato nulla. Poi, silenziosamente, i lavori sono stati completati. La cucina è stata installata. La degustazione è stata fatta. E Leone XIV non ha detto una parola.

Il Papa tace. I canonici non risultano consultati. Il futuro dell'arciprete è sospeso. La petizione è stata chiusa. I lavori sono finiti.

Il canone 1210 recita: "Qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo" va esclusa. Ma se chi dovrebbe escluderla è lo stesso che l'ha ordinata e chi dovrebbe vigilare su chi ordina preferisce non pronunciarsi, allora il canone è carta morta.

E la Basilica del Principe degli Apostoli diventa quello che nessun fedele avrebbe mai immaginato: un ristorante con cappella annessa.

Pietro, dalla sua tomba, guarda verso l'alto. Sopra di lui, qualcuno apparecchia.
Autore: Roberto Riccardi

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Le vie dell'imprenditorìa sono infinite, evidentemente costui nato col saio di S.Francesco e assurto in breve tempo al rosso cardinalizio ha il bernoccolo degli affari. Novello Agnelli?

Serge ha detto...

Buon appetito!

Anonimo ha detto...

Qualche giorno fa scrivevo di sculettamenti della gerarchia vaticana ai radical chic e ai potentati di questo mondo. Aggiungo che forse la distorsione del linguaggio, propedeutica all'adeguamento del reale all'ideale, i radical chic l'hanno mutuata dai modernisti. Del resto, la stessa rivoluzione sessantottina non si capirebbe senza la rivoluzione modernista nella Chiesa cattolica, che l'ha precorsa e agevolata.