Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 1 ottobre 2026

1 ottobre - La mariofania delle Blacherne e il manto della Vergine.

Riprendiamo da Teologia medioevale.
1 ottobre - La mariofania delle Blacherne e il manto della Vergine.

L'episodio della visione di Andrea Salos presso la chiesa delle Blacherne a Costantinopoli rappresenta uno dei momenti paradigmatici per la comprensione dell'ecclesiologia e della mariologia bizantina, con riflessi profondi sulla successiva tradizione iconografica e teologica dell'Europa orientale e latina.

La vicenda si colloca, secondo la consolidata tradizione liturgica, nella notte del 1° ottobre 911, nel contesto delle incursioni dei Rus' che minacciavano la capitale imperiale sotto il regno di Leone VI il Saggio. In quell'ora di crisi, la popolazione volse la propria supplica alla protezione soprannaturale della Theotokos, la cui reliquia del maforion era custodita nel santuario mariano per eccellenza della città.

La figura di Andrea, caratterizzata dallo statuto antropologico del folle in Cristo, incarna l'ascesi del salos, ovvero la dissimulazione della virtù attraverso l'apparente demenza. Tale condizione lo pone ai margini della gerarchia sociale ma al centro dell'esperienza mistica, legittimando la sua percezione dell'invisibile.

A proposito di Messa antica, smettiamola di parlare di sensibilità

Questo post di Peter Kwasniewski meritava una traduzione; ma soprattutto va tenuta ben presente la conclusione... Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

A proposito di Messa antica, smettiamola di parlare di sensibilità

Smettiamola di parlare di sensibilità e abbiamo il coraggio di dire che ci sentiamo di avere scelto “la parte migliore”

“Ho sempre trovato estremamente irritante l'idea che io semplicemente "preferisca" la Messa tradizionale e che si debba portare rispetto ai miei "sentimenti" solo perché vi sono "legato".

Non fraintendetemi: credo che non si debbano calpestare i sentimenti legittimi altrui; che si debbano rispettare le preferenze, purché compatibili con la legge divina; e sì, che si debba coltivare un profondo attaccamento a tutto ciò che è buono.

“L’invocazione del Nome come culto”

L'invocazione del Santissimo Nome di Gesù è una pratica di preghiera cristiana antica e potente che consiste nel pronunciare con fede il nome del Salvatore per trovare pace, forza e protezione con brevi invocazioni, spesso frequenti. Quella già più articolata, nota come preghiera del cuore (Esicasmo) della tradizione orientale è «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore».

L’invocazione del Nome come culto”

Più che sugli aspetti generali, ci soffermiamo su quelli più specifici. Il primo è quello dell’adorazione e del culto.

Spesso le nostre preghiere si limitano alla supplica, all’intercessione e al pentimento; nulla di riprovevole in ciò, poiché è molto positivo che il Nome di Gesù venga invocato con tali fini, soprattutto all’inizio. Tuttavia, la preghiera disinteressata, gratuita, la lode offerta a Dio per la sua grandezza e gloria, l’ammirazione per le sue meraviglie, la sottomissione filiale umile, l’amore ardente e costante che desideriamo avere per Lui, la fede profonda, anche se oscura, e la speranza certa che implica il grido di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 21, 26), devono avere la priorità.

Non sarebbe nemmeno necessario dire che l’Invocazione del Nome di Gesù deve renderlo presente nella nostra mente, affinché non si trasformi in idolatria verbale, secondo l’avvertimento dell’Apostolo: «La lettera uccide, ma lo spirito vivifica» (2 Cor 3, 6). Questa presenza di Gesù è il contenuto essenziale, la sostanza del Nome sacro, poiché il Nome rappresenta la persona di Gesù e contiene la sua parola.

mercoledì 30 settembre 2026

3 Ottobre/ 1° Sabato del mese a Sant'Anna al Laterano

Carissimi,
ricordo che con sabato 3 ottobre riprende la devozione dei Primi Cinque Sabati del Mese nella Chiesa di S. Anna al Laterano con il consueto orario: 
  • Santa Messa alle ore 16; 
  • seguita, come sempre,  dalla catechesi. 
In Domino

La remigrazione sarebbe «eticamente condannabile»?

Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo.
La remigrazione sarebbe «eticamente condannabile»?
Sul progressismo (senza vera teologia) di certi Vescovi
25 agosto 2026, San Luigi Re di Francia 

Migranti attraversano il confine dal Marocco all'enclave spagnola di Ceuta (AP Photo/Antonio Sempere)

“Avvenire”, che in teoria dovrebbe essere un giornale cattolico ed esprimere il pensiero dei Vescovi italiani, pubblicava (o commissionava) il 28 gennaio 2025 un articolo di Valeria della Valle, tuttora in rete in bella mostra, dal titolo: “Remigrazione”, tutto sulla parola che piace all’estrema destra. L’autore, che di per sé sarebbe linguista, spiegava ai lettori, ma pontificando con pose da corso di teologia morale, che tale neologismo altro non sarebbe che una maschera per contrabbandare una pratica « eticamente condannabile ». Il quotidiano ufficiale dei Vescovi, che ormai - a dispetto di quei Pastori italiani che non ne condividono l’impostazione e la cui voce è tacitata - è diventato l’organo del partito progressista del Cardinale Zuppi (…o del PD tout court), dovrebbe però sapere che, quando ci si esprime in termini di teologia morale, è capitale che il pensiero quanto al contenuto sia conforme alla dottrina della Chiesa e quanto alla spiegazione sia strutturato intellettualmente e non ideologicamente. Sta di fatto che tra interventi mirati e astuzie editoriali di “Avvenire”, il risultato per il lettore medio, oggi ben poco incline alla riflessione, è che la Chiesa non potrà mai approvare la “remigrazione”, che è diventato un peccato inammissibile “contro la carità”. Da annoverare verosimilmente fra i nuovi peccati comparsi in epoca bergogliana (cfr. Fermare l’immigrazione selvaggia: la vera dottrina cattolica. E che nessuno inventi nuovi peccati).

Contro l’intera tradizione cattolica, Leone XIV elogia “Liberté, Egalité, Fraternité” e così benedice la Rivoluzione

C'è lo stadio con i giovani in preghiera e poi c'è l'Eliseo con la Republique. Intervento di Mons. Viganò comparso su X. Qui l'indice con gli interventi precedenti e correlati.

Contro l’intera tradizione cattolica, Leone XIV elogia
“Liberté, Egalité, Fraternité” e così benedice la Rivoluzione

di Mons. Carlo Maria Viganò

A Parigi, all’Eliseo, il 25 settembre 2026, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come «conquista», ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono «insiti nella natura della persona», e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come «esigenze etiche universali» che trovano nel Vangelo «una fonte inesauribile di ispirazione».
Ha poi innalzato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 a «pietra miliare» del progresso morale.

È l’esatto contrario del Magistero fino a Pio XII.

Quando lo Stade de France tacque davanti alla croce

Ottantamila giovani sono accorsi per vedere il Papa. Ciò che è accaduto quando gli applausi si sono placati pone un interrogativo più profondo per la Francia laica e per la Chiesa. Quando lo Stade de France tacque davanti alla croce

Per un attimo, lo Stade de France è sembrato un qualsiasi altro stadio che accoglieva un ospite illustre. C'erano canti, luci, una folla immensa e giovani che scandivano il nome dell'uomo che erano venuti a vedere. Papa Leone ha attraversato la folla: tutti volevano vederlo, tutti volevano parlargli, tutti si protendevano per toccare l'uomo vestito di bianco. Sarebbe stato facile guardare qualche secondo di filmato, definirlo un trionfo della celebrità papale e passare oltre.

Ma poi lo stadio è piombato nel silenzio.

La croce e la sacra tunica di Argenteuil furono poste davanti a quei giovani e l'intera atmosfera della serata cambiò registro. Gli applausi erano stati sinceri, ma non rappresentavano tutto. Ottantamila persone si erano riunite in uno dei grandi spazi pubblici della Francia laica e ora erano invitate a contemplare la sofferenza e la morte di Gesù Cristo. Questo è un fenomeno ben più interessante di qualsiasi personaggio popolare che riempia uno stadio di tifosi e solleva una domanda: cosa cercavano i giovani di Francia e cosa potrebbe accadere se la Chiesa prendesse sul serio la loro ricerca?

martedì 29 settembre 2026

Dio non ci lascia soli a combattere

Precedente qui.
Dio non ci lascia soli a combattere

Oggi celebriamo i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ma domani, quando questa festa sarà passata, che cosa resterà in noi?

È una domanda che pongo anzitutto a me stessa. Possiamo dedicare agli arcangeli una preghiera, condividere una bella immagine e poi tornare a vivere come se il Cielo non avesse nulla a che fare con le nostre giornate. Eppure questa festa ci chiede molto di più: ci chiede di prendere sul serio la realtà spirituale.

Gli angeli non sono un modo poetico per dire che Dio ci vuole bene. Sono creature spirituali reali, al suo servizio. E la loro presenza ci ricorda anche una verità che spesso preferiamo lasciare sullo sfondo: il combattimento spirituale è reale. Non si svolge soltanto nei racconti dei santi. Attraversa anche la nostra vita ordinaria, nelle scelte che facciamo, nelle voci a cui diamo ascolto, in ciò che lasciamo crescere nel nostro cuore.

Papa Leone in Francia. La ghigliottina e la cattedrale

Riprendiamo l’articolo pubblicato sul suo blog dal vescovo Rob Mutsaerts [vedi a partire da qui]. Precedente sul viaggio in Francia qui.
Papa Leone in Francia. La ghigliottina e la cattedrale

La Rivoluzione francese ha donato al mondo tre grandi parole: libertà, uguaglianza e fratellanza. È difficile opporsi a parole del genere. Il problema è sorto solo quando i rivoluzionari hanno deciso di spiegare cosa intendessero con esse. Libertà significava, ad esempio, che un sacerdote era completamente libero di prestare giuramento al nuovo Stato. E se non lo faceva, lo Stato lo accompagnava gentilmente alla ghigliottina. Uguaglianza significava che tutti erano uguali davanti alla legge, ma che alcuni dovevano prima essere eliminati. E fratellanza è sfociata in fratricidio.

Spes contra spem / Osservazioni sulla Nota “Un cammino di speranza” dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Qui l'indice degli articoli sulla Nota Un cammino di speranza.
Spes contra spem
Osservazioni sulla Nota “Un cammino di speranza” dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso

Carlo Maria Viganò

Et non est in alio aliquo salus. Nec enim aliud nomen est sub caelo datum hominibus, 
in quo oporteat nos salvos fieri.
Act 4, 12

Habere non potest Deum patrem, qui Ecclesiam non habet matrem.
S. Cyprianus, De unitate Ecclesiæ, 6

Premessa: una data che accusa
La Nota Un cammino di speranza, redatta per il sessantesimo anniversario di Nostra Ætate, porta la firma dei Cardinali Fernández, Koch e Koovakad. Leone XIV l’ha approvata e ne ha ordinato la pubblicazione. È datata 16 settembre, memoria dei Santi Cornelio e Cipriano.

Non so se gli estensori si siano accorti dell’ironia: San Cipriano è il Padre che ha consegnato alla Chiesa la formula salus extra Ecclesiam non est. Egli ha insegnato che non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre. Sotto la sua protezione si pubblica un documento che, per sessanta paragrafi, si guarda bene dal ripetere quella verità; anzi, in molti modi la contraddice e la nega. E si tratta del Dicastero che fu il Sant’Uffizio. L’organo istituito per custodire la Fede Cattolica ora ne firma la liquidazione.