Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 30 settembre 2026

3 Ottobre/ 1° Sabato del mese a Sant'Anna al Laterano

Carissimi,
ricordo che con sabato 3 ottobre riprende la devozione dei Primi Cinque Sabati del Mese nella Chiesa di S. Anna al Laterano con il consueto orario: 
  • Santa Messa alle ore 16; 
  • seguita, come sempre,  dalla catechesi. 
In Domino

La remigrazione sarebbe «eticamente condannabile»?

Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo.
La remigrazione sarebbe «eticamente condannabile»?
Sul progressismo (senza vera teologia) di certi Vescovi
25 agosto 2026, San Luigi Re di Francia 

Migranti attraversano il confine dal Marocco all'enclave spagnola di Ceuta (AP Photo/Antonio Sempere)

“Avvenire”, che in teoria dovrebbe essere un giornale cattolico ed esprimere il pensiero dei Vescovi italiani, pubblicava (o commissionava) il 28 gennaio 2025 un articolo di Valeria della Valle, tuttora in rete in bella mostra, dal titolo: “Remigrazione”, tutto sulla parola che piace all’estrema destra. L’autore, che di per sé sarebbe linguista, spiegava ai lettori, ma pontificando con pose da corso di teologia morale, che tale neologismo altro non sarebbe che una maschera per contrabbandare una pratica « eticamente condannabile ». Il quotidiano ufficiale dei Vescovi, che ormai - a dispetto di quei Pastori italiani che non ne condividono l’impostazione e la cui voce è tacitata - è diventato l’organo del partito progressista del Cardinale Zuppi (…o del PD tout court), dovrebbe però sapere che, quando ci si esprime in termini di teologia morale, è capitale che il pensiero quanto al contenuto sia conforme alla dottrina della Chiesa e quanto alla spiegazione sia strutturato intellettualmente e non ideologicamente. Sta di fatto che tra interventi mirati e astuzie editoriali di “Avvenire”, il risultato per il lettore medio, oggi ben poco incline alla riflessione, è che la Chiesa non potrà mai approvare la “remigrazione”, che è diventato un peccato inammissibile “contro la carità”. Da annoverare verosimilmente fra i nuovi peccati comparsi in epoca bergogliana (cfr. Fermare l’immigrazione selvaggia: la vera dottrina cattolica. E che nessuno inventi nuovi peccati).

Contro l’intera tradizione cattolica, Leone XIV elogia “Liberté, Egalité, Fraternité” e così benedice la Rivoluzione

C'è lo stadio con i giovani in preghiera e poi c'è l'Eliseo con la Republique. Intervento di Mons. Viganò comparso su X. Qui l'indice con gli interventi precedenti e correlati.

Contro l’intera tradizione cattolica, Leone XIV elogia
“Liberté, Egalité, Fraternité” e così benedice la Rivoluzione

di Mons. Carlo Maria Viganò

A Parigi, all’Eliseo, il 25 settembre 2026, Leone XIV ha lodato l’Illuminismo come «conquista», ha detto che i «diritti dell’uomo» — «in particolare la libertà religiosa» — sono «insiti nella natura della persona», e ha presentato Liberté, Égalité, Fraternité non come motto della Rivoluzione, ma come «esigenze etiche universali» che trovano nel Vangelo «una fonte inesauribile di ispirazione».
Ha poi innalzato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 a «pietra miliare» del progresso morale.

È l’esatto contrario del Magistero fino a Pio XII.

Quando lo Stade de France tacque davanti alla croce

Ottantamila giovani sono accorsi per vedere il Papa. Ciò che è accaduto quando gli applausi si sono placati pone un interrogativo più profondo per la Francia laica e per la Chiesa. Quando lo Stade de France tacque davanti alla croce

Per un attimo, lo Stade de France è sembrato un qualsiasi altro stadio che accoglieva un ospite illustre. C'erano canti, luci, una folla immensa e giovani che scandivano il nome dell'uomo che erano venuti a vedere. Papa Leone ha attraversato la folla: tutti volevano vederlo, tutti volevano parlargli, tutti si protendevano per toccare l'uomo vestito di bianco. Sarebbe stato facile guardare qualche secondo di filmato, definirlo un trionfo della celebrità papale e passare oltre.

Ma poi lo stadio è piombato nel silenzio.

La croce e la sacra tunica di Argenteuil furono poste davanti a quei giovani e l'intera atmosfera della serata cambiò registro. Gli applausi erano stati sinceri, ma non rappresentavano tutto. Ottantamila persone si erano riunite in uno dei grandi spazi pubblici della Francia laica e ora erano invitate a contemplare la sofferenza e la morte di Gesù Cristo. Questo è un fenomeno ben più interessante di qualsiasi personaggio popolare che riempia uno stadio di tifosi e solleva una domanda: cosa cercavano i giovani di Francia e cosa potrebbe accadere se la Chiesa prendesse sul serio la loro ricerca?

martedì 29 settembre 2026

Dio non ci lascia soli a combattere

Precedente qui.
Dio non ci lascia soli a combattere

Oggi celebriamo i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ma domani, quando questa festa sarà passata, che cosa resterà in noi?

È una domanda che pongo anzitutto a me stessa. Possiamo dedicare agli arcangeli una preghiera, condividere una bella immagine e poi tornare a vivere come se il Cielo non avesse nulla a che fare con le nostre giornate. Eppure questa festa ci chiede molto di più: ci chiede di prendere sul serio la realtà spirituale.

Gli angeli non sono un modo poetico per dire che Dio ci vuole bene. Sono creature spirituali reali, al suo servizio. E la loro presenza ci ricorda anche una verità che spesso preferiamo lasciare sullo sfondo: il combattimento spirituale è reale. Non si svolge soltanto nei racconti dei santi. Attraversa anche la nostra vita ordinaria, nelle scelte che facciamo, nelle voci a cui diamo ascolto, in ciò che lasciamo crescere nel nostro cuore.

Papa Leone in Francia. La ghigliottina e la cattedrale

Riprendiamo l’articolo pubblicato sul suo blog dal vescovo Rob Mutsaerts [vedi a partire da qui]. Precedente sul viaggio in Francia qui.
Papa Leone in Francia. La ghigliottina e la cattedrale

La Rivoluzione francese ha donato al mondo tre grandi parole: libertà, uguaglianza e fratellanza. È difficile opporsi a parole del genere. Il problema è sorto solo quando i rivoluzionari hanno deciso di spiegare cosa intendessero con esse. Libertà significava, ad esempio, che un sacerdote era completamente libero di prestare giuramento al nuovo Stato. E se non lo faceva, lo Stato lo accompagnava gentilmente alla ghigliottina. Uguaglianza significava che tutti erano uguali davanti alla legge, ma che alcuni dovevano prima essere eliminati. E fratellanza è sfociata in fratricidio.

Spes contra spem / Osservazioni sulla Nota “Un cammino di speranza” dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Qui l'indice degli articoli sulla Nota Un cammino di speranza.
Spes contra spem
Osservazioni sulla Nota “Un cammino di speranza” dei Dicasteri per la Dottrina della Fede, per l’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso

Carlo Maria Viganò

Et non est in alio aliquo salus. Nec enim aliud nomen est sub caelo datum hominibus, 
in quo oporteat nos salvos fieri.
Act 4, 12

Habere non potest Deum patrem, qui Ecclesiam non habet matrem.
S. Cyprianus, De unitate Ecclesiæ, 6

Premessa: una data che accusa
La Nota Un cammino di speranza, redatta per il sessantesimo anniversario di Nostra Ætate, porta la firma dei Cardinali Fernández, Koch e Koovakad. Leone XIV l’ha approvata e ne ha ordinato la pubblicazione. È datata 16 settembre, memoria dei Santi Cornelio e Cipriano.

Non so se gli estensori si siano accorti dell’ironia: San Cipriano è il Padre che ha consegnato alla Chiesa la formula salus extra Ecclesiam non est. Egli ha insegnato che non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre. Sotto la sua protezione si pubblica un documento che, per sessanta paragrafi, si guarda bene dal ripetere quella verità; anzi, in molti modi la contraddice e la nega. E si tratta del Dicastero che fu il Sant’Uffizio. L’organo istituito per custodire la Fede Cattolica ora ne firma la liquidazione.

lunedì 28 settembre 2026

Tommaso d'Aquino e Shakespeare sul tema della colpa.

Nella nostra traduzione da The Catholic Thing. Tommaso d'Aquino e William Shakespeare considerano la colpa non solo come trasgressione di una norma, ma come profonda lacerazione interiore tra l'innato senso del bene e del male (synderesis) e la scelta di agire concretamente (conscientia). 

Tommaso d'Aquino e Shakespeare sul tema della colpa.

Immagine: Amleto osserva Claudio in preghiera (Atto III, scena IV, da 'Amleto') di Harold Copping, 1897 [Raphael Tuck & Sons, Parigi]

Tutti abbiamo fatto cose di cui ci pentiamo.

Uno dei tanti doni salvifici del Cattolicesimo è il Sacramento della Penitenza, sebbene, come tutti sappiamo, l'assoluzione del sacerdote non renda il penitente una tabula rasa , una tabula rasa.

Innanzitutto, sebbene la nostra colpa davanti a Dio sia perdonata (non cancellata), le conseguenze temporali del peccato probabilmente continueranno. Supponiamo che io commetta un omicidio e poi, dopo aver provato rimorso, confessi sacramentalmente il crimine, mi consegni alla polizia (probabilmente su insistenza del sacerdote) e venga processato, condannato e incarcerato a vita. L'assoluzione del mio confessore non cancellerebbe, perché non può, l'effetto del mio crimine sulla vita della famiglia e degli amici della vittima.

L’intervista di “LifeSiteNews” a monsignor Viganò / 3. Sede e Sedente : tra sedevacantismo e papolatria

Terza parte dell’intervista di Gaetano Masciullo su Lifesitenews a monsignor Carlo Maria Viganò. Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati. Prima parte qui; Seconda parte qui.
L’intervista di “LifeSiteNews” a monsignor Viganò / 3. Sede e Sedente : tra sedevacantismo e papolatria

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Più volte lei ha riferito di aver chiesto inutilmente a Leone XIV un chiarimento teologico. Come interpreta il fatto che un Papa che insiste tanto sul dialogo, sulla riconciliazione e sull’ascolto sia disposto a incontrare interlocutori assai lontani dalla dottrina cattolica (penso a James Martin o allo pseudo-arcivescovo di Canterbury), ma non sembri disposto ad aprire un confronto con un arcivescovo che gli chiede pubblicamente ragione di questioni teologiche fondamentali?

Lo interpreto come la prova più chiara di ciò che sostengo ormai da diversi anni. Il dialogo della chiesa sinodale non è dialogo: è un dispositivo selettivo. Si dialoga con chi non crede, perché con chi non crede non c’è nulla da difendere; non si dialoga con chi crede, perché chi crede pone domande alle quali non si vuole rispondere. L’udienza che mi era stata accordata fu cancellata senza spiegazioni; negli stessi giorni una “arcivescovessa” anglicana veniva ricevuta con onori e impartiva la sua benedizione presso la Tomba di San Pietro. La sequenza dei fatti è più eloquente di qualsiasi commento.

domenica 27 settembre 2026

In Illo tempore/ la 18ª Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella corrispondente celebrazione domenicale [qui]. Oggi un richiamo particolare a rafforzare la fede e l'azione conseguente, con l'aiuto della grazia chiesta e condivisa. 

In Illo tempore/ La 18ª Domenica dopo Pentecoste

Mentre l'estate cede il passo all'autunno nelle terre dove si è formato l'anno liturgico romano, la Chiesa volge la nostra attenzione al raccolto e al giudizio finale. L'accorciarsi delle giornate conferisce una certa urgenza all'Epistola della diciottesima domenica dopo Pentecoste. San Paolo ringrazia Dio per la grazia elargita ai Corinzi, mentre attendono «la rivelazione del nostro Signore Gesù Cristo» (1 Cor 1,7). Tale rivelazione, l'apocalisse, deve ancora venire. Nel frattempo, nel Vangelo, una casa affollata a Cafarnao diventa teatro di una rivelazione più intima. Cristo afferma di avere l'autorità terrena di perdonare i peccati, e un uomo che era stato portato in sua presenza torna a casa portando il proprio letto.