Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

domenica 5 aprile 2026

Buona e Santa Pasqua 2026

In questo travagliato momento storico, che ci vede segnati da dure prove, personali e collettive, su molti fronti, il nostro unico aiuto è nel Signore Risorto!

Buona e Santa Pasqua
Haec dies, quam fecit Dominus. Alleluia 
 Exultemus et laetemur in ea. Alleluia



Exsultet iam Angelica turba caelorum:
exsultent divina mysteria:
et pro tanti Regis victoria tuba insonet salutaris.
Gaudeat et tellus tantis irradiata fulgoribus:
et aeterni Regis splendore illustrata,
totius orbis se sentiat amisisse caliginem.
Laetetur et mater Ecclesia,
tanti luminis adornata fulgoribus:
et magnis populorum vocibus haec aula resultet.

sabato 4 aprile 2026

Aprile 2026. Calendario Sante Messe antiquior a Pavia

Cari Amici ed Amiche,
giunga innanzitutto a voi il cordiale augurio di una buona e santa Pasqua! Il Signore risorto doni pace ai nostri cuori e al mondo intero.
Ecco a voi il calendario delle celebrazioni del mese di aprile:
- domenica 5 aprile ore 10,00: DOMENICA DI PASQUA - RESURREZIONE DEL SIGNORE e BENEDIZIONE DELLE UOVA portate dai fedeli;
- lunedì 6 aprile ore 10,00: LUNEDÌ DI PASQUA;
- domenica 12 aprile ore 10,00: DOMENICA IN ALBIS;
- venerdì 17 aprile ore 18,15: Messa votiva del Sacro Cuore
- domenica 19 aprile ore 10,00: II DOMENICA DOPO PASQUA;
- domenica 26 aprile ore 10,00: III DOMENICA DOPO PASQUA.
È possibile scaricare e leggere l’Ordinario della Santa Messa al seguente link:
- ORDINARIO DELLA SANTA MESSA.
La Santa Messa si celebra nella chiesa di San Luca, corso Garibaldi 59, Pavia.

Salve festa dies

Salve festa dies è un inno nel quale si celebra la Pasqua cristiana (festa dies), con la Resurrezione di Gesù. La tradizione lo attribuisce al poeta latino Venanzio Fortunato, che l'avrebbe scritto prima dell'anno 609. In tal caso sarebbe uno dei più antichi canti tramandati. L'inno (in realtà si tratta di brani scelti dal poema più ampio), non è incluso nella liturgia obbligatoria ma viene cantato durante il rito processionale introduttivo della Messa nella giornata di Pasqua.
La poesia religiosa più famosa di Venanzio Fortunato si trova in tre inni in onore della Croce (Vexilla Regis qui, Pange lingua, gloriosi qui e Crux benedicta nitet) e nel poema da cui è tratto questo inno.

I segnali di Papa Leone riguardanti la Messa Tradizionale

Nella nostra traduzione da El Wanderer l'ennesima riflessione sugli ultimi messaggi riguardanti la Messa antiquior, che acquista rilevanza in virtù dell'autore, Joseph Shaw, presidente della Federazione Internazionale Una Voce. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone. 

I segnali di Papa Leone riguardanti la Messa Tradizionale
Joseph Shaw, presidente della Federazione Internazionale Una Voce

Il 18 marzo, il cardinale Parolin si è rivolto a una riunione plenaria dei vescovi francesi con una lettera contenente un messaggio – o una serie di messaggi – di Papa Leone. La lettera esortava i vescovi a difendere le scuole cattoliche e a non trascurare l'attenzione da dedicare ai sacerdoti colpevoli di abusi, e affrontava anche la questione della Messa tradizionale in latino.
«Cari fratelli, intendete affrontare il delicato tema della liturgia, al quale il Santo Padre dedica particolare attenzione, nel contesto della crescita delle comunità legate al Vetus Ordo. È preoccupante che nella Chiesa persista una ferita dolorosa riguardo alla celebrazione della Messa, sacramento stesso dell'unità. La sua guarigione richiede una rinnovata apertura reciproca, con una più profonda comprensione delle sensibilità altrui: una prospettiva che permetta ai fratelli, arricchiti dalla loro diversità, di accogliersi a vicenda nella carità e nell'unità della fede. Che lo Spirito Santo vi ispiri soluzioni concrete che includano generosamente coloro che sono sinceramente legati al Vetus Ordo, in armonia con le linee guida del Concilio Vaticano II sulla liturgia».

venerdì 3 aprile 2026

Aprile 2026. Calendario Sante Messe antiquior a Bergamo

Carissimi amici in Cristo,
sperando di fare cosa gradita, allego il calendario delle Sante Messe di aprile celebrate a Bergamo secondo il Missale Romanum del 1962.

In particolare segnalo celebrazioni di giovedì 2 aprile, alle ore 20:00 (Messa vespertina In Cena Domini),
venerdì 3 aprile, alle ore 20:00 (Solenne azione liturgica della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo),
sabato 4 aprile, alle ore 21:00 (Messa solenne della veglia pasquale)
lunedì 6 aprile, alle ore 9:30 (Lunedì di Pasqua);
(Vedi infra calendario con ordinario e propri da scaricare)

Venerdì Santo/ “Pange Lingua gloriosi”, conosciuto anche come “Crux fidelis”

Un inno composto da Venanzio Fortunato (530-609) dal titolo “Pange Lingua gloriosi”, conosciuto anche come “Crux fidelis” (da non confondere con il “Pange Lingua” eucaristico qui di San Tommaso d'Aquino) cantato durante il Tempo di Passione e il Venerdì santo, mette in rilievo lo splendore della Croce, unico albero nobile, di cui nessuna selva è in grado di produrne uno simile.
In un passaggio di grande spessore teologico, l’Inno sottolinea che «il Creatore stesso destinò un legno, per porre rimedio ai danni venuti dal legno».
Il confronto è tra l’albero della conoscenza del bene e del male posto nel paradiso terrestre e la Croce, vero albero che dà vita.
Colui che fece tutte le cose, addolorato per il peccato del primo genitore, che mangiando il frutto proibito cadde nella rovina della morte, ordinò che con un nuovo albero e con l’obbedienza fino alla morte di Croce, il nuovo Adamo, Cristo, vanificasse l’astuzia di satana e ci donasse la vita.

Note sulla "Preghiera per gli ebrei" del Venerdì Santo

Oggi, Venerdì Santo, rispolvero un testo, sepolto tra i tanti, sia per i nuovi lettori che per ripescare temi che giova a tutti noi riportare alla memoria e approfondire. Sul Venerdì Santo, trovate da meditare qui - qui. Sulla questione di fondo ricordo il mio piccolo saggio: La Dottrina della sostituzione della Sinagoga con la Chiesa è stata modificata con quella delle due salvezze parallele” [qui]
Note sulla "Preghiera per gli ebrei" del Venerdì Santo

Secondo il messale tridentino di San Pio V la preghiera universale del Venerdì santo consisteva di nove orazioni: si pregava per la Chiesa, per il papa, il clero, i governanti, i catecumeni, gli eretici, gli ebrei, i pagani e tutti coloro che si trovano in pericolo o povertà. Mentre in tutte le altre preghiere l'orazione terminava con la genuflessione (flectamus genua) e con una preghiera, questa formula non era prevista nell'orazione per gli ebrei: "Non si risponde Amen, non si dice Oremus né Flectamus genua (nota 2), né Levate".
Le grandi intercessioni con il loro linguaggio crudo (così diverse dagli omogeneizzati del messale di Paolo VI) hanno affermato con forza la fede della Chiesa primitiva nell’unico Redentore dell’umanità — non nel paese delle favole, ad Abu Dhabi (vedi), nel mondo dell’interreligiosità e dell’ecumenismo postconciliare (qui):

Avvicinatevi al banchetto nuziale del cielo.

Breve riflessione quaresimale di Peter Kwasniewski su Pelican+.
Avvicinatevi al banchetto nuziale del cielo.
Lo scopo della vita cristiana non è la sofferenza, ma la gioia nella presenza di Dio.

Una delle peggiori distorsioni perpetrate sui santi, sia da autori "pii" che da nemici della Chiesa, è che i santi fossero un gruppo cupo, curvi sotto il peso di austere penitenze, che bandivano la luce del sole dalle loro stanze, chiusi alla gioia, alle risate e alla spensieratezza.

Chiunque conosca i santi, o chiunque abbia incontrato una persona santa, non li riconoscerebbe mai in una simile descrizione. Anzi, uno dei segni necessari per la canonizzazione è proprio la gioia di vivere!

giovedì 2 aprile 2026

Li amò sino alla fine

«Ante diem autem festum Paschae, sciens Iesus quia venit eius hora, ut transeat ex hoc mundo ad Patrem, cum dilexisset suos, qui erant in mundo, in finem dilexit eos».

«Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta l'ora sua di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». (Gv 13, 1)

L'Ufficio delle Tenebre non è un semplice rito

Col Mattutino di oggi, Giovedì Santo, la Chiesa si appresta a vivere i misteri più alti e profondi della nostra Fede. Per questa ragione essa, nella sua saggezza millenaria, rappresenta plasticamente l'intima compenetrazione a tali misteri recitando le Ore canoniche con una solenne austerità. Tale rito è riassunto nel cosiddetto Ufficio delle Tenebrae. Precedente Le ore liturgiche del Giovedì Santo qui.

L'Ufficio delle Tenebre non è un semplice rito

Nella sacra e austera penombra che avvolge la navata, mentre il sole del Mercoledì Santo declina e le ombre si allungano come dita silenziose tra le colonne, la Chiesa si dispone a celebrare uno dei riti più densi di mistico tremore: l’Ufficio delle Tenebre.
Non è una semplice recita di Salmi, ma un dramma liturgico che rapisce l’anima e la conduce fin dentro il Getsemani, ai piedi di quel Redentore che si avvia, solo e tradito, verso il sacrificio estremo. L’Ufficio che nel Messale e nel Breviario del rito antico comprende i Mattutini e le Lodi degli ultimi tre giorni della Settimana Maggiore, affonda le sue radici nei secoli più remoti della pietà cristiana. Storicamente esso nacque come l’ufficiatura notturna dei monaci e del clero, celebrata nelle ore piccole prima dell’alba; tuttavia, per permettere al popolo dei fedeli di unirsi a questo pianto liturgico, si diffuse l’uso di anticiparlo alla sera precedente. Ecco perché il Mercoledì sera, mentre il tradimento di Giuda si consuma nell’oscurità dei cuori, la Chiesa inizia a cantare le lamentazioni del profeta Geremia, le cui note gravi sembrano sgorgare dalle viscere stesse della terra.
Al centro di questo rito sta la saetta o tenebrario, l’austero candeliere triangolare che regge quindici candele di cera gialla, opaca e grezza, simbolo dei profeti e dei discepoli. Una dopo l’altra, al termine di ogni salmo, una mano invisibile spegne una luce, finché l’oscurità non avanza implacabile.
Questo spegnimento progressivo non è un mero esercizio estetico, ma la narrazione visiva del deserto che si fece attorno a Cristo: l’abbbandono degli apostoli, il rinnegamento di Pietro, il trionfo apparente delle tenebre sul mondo. Solo l’ultima candela, quella sommitale, rimane accesa: essa rappresenta la Divinità di Cristo che, pur morendo nell’umanità, rimane eterna e sfolgorante.
* * *
Di seguito il commento di Gianni Morcellini:
L'Ufficio delle Tenebre non è un semplice rito, ma un vero "thriller liturgico" che bypassa la razionalità per colpire direttamente l'inconscio.
In un mondo saturo di stimoli visivi e acustici, questo antico rito opera per sottrazione: toglie la luce, la compagnia, fino a lasciarti solo nell'oscurità totale della chiesa.
È una performance sacra dove il tempo si dilata e il mistero diventa tangibile, quasi fisico, attraverso il contrasto brutale tra la dolcezza malinconica del canto gregoriano e il fragore violento e improvviso dello strepitus finale (ultimi 3 minuti del video del link qui).
Chi è abituato ad una partecipazione attiva fatta di parole e gesti trova qui una sfida radicale: restare fermi e silenti, mentre il mondo intorno sembra spegnersi candela dopo candela.
Non è un reperto archeologico, ma una precisa tecnica spirituale progettata per far vibrare le corde più profonde dell'animo umano, trasformando la Settimana Santa in un'esperienza multisensoriale ineguagliabile.
È il fascino dell'ombra che, paradossalmente, permette di vedere molto più chiaramente ciò che conta davvero. (G.Morcellini)