Nella nostra traduzione da
Catholic unsibscribed
Nel σκύβαλα [pattume] fino al collo
La donna non è un lavoratore intercambiabile nella macchina del progresso, ma il terreno stesso su cui diventiamo umani
Caterina Bennett, 4 febbraio
Nel 1997 il dottor Richard Carlson scrisse un libro intitolato "Non preoccuparti per le piccole cose", in cui insegnava alle persone a vivere più serenamente, evitando di reagire in modo eccessivo ai piccoli fastidi quotidiani. Immagino che il dottor Richard non si sia mai svegliato con un Labrador incontinente, un tubo di scarico intasato, un bagno che esplode e una porta d'ingresso rotta, tutto nella stessa mattina. Ripensando ai miei 40 anni, direi che c'è stato un decennio di piccole cose, e le piccole cose sono difficili.
Da adolescente ho visto mia madre soffrire di cancro, quando ho compiuto 20 anni è morta, a 26 anni ho divorziato, a 28 anni i miei gemelli sono morti nell'utero, a 29 anni mio padre ha avuto un infarto, tra i 30 e i 40 anni ho avuto bambini e dai 40 in poi la mia vita è stata una questione di prendersi cura e, nonostante tutto, gli anni del prendersi cura potrebbero essere i più difficili.
Avendo ricevuto la vita, la mia e quella degli altri, faccio del mio meglio per mantenere la famiglia (compresi quei cani fastidiosi) viva come minimo, e prospera nel migliore dei casi. Pulisco i bagni, preparo il pranzo al sacco, lavo i pavimenti, piego il bucato, preparo i pasti, lavo i piatti, brontolo un bel po', porto a spasso i cani, faccio la spesa. Mi prendo del tempo per parlare con ogni persona, offro qualsiasi parola di saggezza possibile, ma il più delle volte mi limito a un abbraccio. Giudico gli stati d'animo, mantengo la pace, intervengo, mantengo le distanze. Rimango sempre vigile su ciò che incontrano attraverso gli schermi, a scuola, nella metropoli londinese, senza essere eccessivamente pesante e soffocante. Li custodisco, li amo, li guardo crescere e sopporto la dolorosa solitudine che solo una donna conosce, mentre una spada le trafigge il cuore.
Tutto questo deve essere fatto qualunque sia il mio umore, che io stia avendo una giornata buona o una brutta, che mi senta felice o triste, che mi urlino contro o mi parlino gentilmente, che io abbia soldi o niente, il serbatoio pieno o vuoto. Se scelgo di non essere donna, le cose semplicemente si disfano e poi crollano. Questa non è una favola. Ogni giorno è un atto di volontà. L'amore è un atto di volontà.
Uno dei più grandi errori che abbiamo commesso come società è stato quello di sottovalutare le donne in quanto donne. La modernità ha cercato di giustificare la donna quasi esclusivamente in base a ciò che realizza al di fuori della sfera domestica: la sua produttività, il suo rendimento economico, la sua visibilità professionale, la sua utilità all'interno di sistemi progettati da e per i modi di essere maschili. Così facendo, ha silenziosamente negato qualcosa di molto più fondamentale, ovvero il significato ontologico della donna.
La donna non è principalmente una "funzione", ma una forma di significato. Il significato della donna è sempre Sposa e Madre, che sia sposata e abbia figli o meno. La donna è l'incarnazione fisica del principio femminile, il suo corpo è ordinato alla gestazione (in un modo in cui il corpo maschile non lo è), significando qualcosa della sua forma metafisica. Il femminile è lo spazio in cui fluisce il significato. È l'Arca dell'Alleanza, la dimora della Shekinah [la Presenza -ndT], è il cammino, la strada, il vaso, la Chiesa, il grembo, l'Amen. È la casa, il domestico, il silenzio, il mistero. È Elena che sussurra all'orecchio di Costantino, è Monica che prega per Agostino, è il sì di Maria alla vita. Dà corpo a ciò che altrimenti rimarrebbe astratto: amore, ordine, sacrificio, cultura, fede e la vita stessa.
Con la donna spogliata del suo significato ontologico e della sua forma metafisica, c'è da stupirsi che ci si trovi ad annegare in un mare senza confini, senza limiti, senza frontiere? Come possiamo delimitare la nostra nazione se non riusciamo nemmeno a delimitare le nostre famiglie? Donne che sposano donne, uomini che sposano uomini, bambini in gestazione da una donna e dati a un'altra, seme maschile mescolato, venduto e impiantato, progenie mescolata e confusa, famiglia distorta e priva di significato, regna la confusione! Dov'è la donna? Quo vadis, mulier?
Come scrive con la chiarezza che la contraddistingue: “La donna è custode dell’essere, non attraverso il potere ma attraverso la presenza”.
Ma le donne non sono più presenti in quanto donne. Escludere la donna dal suo ruolo, o convincerla che sia insignificante, significa svuotare la cultura nel suo profondo.
Una donna ha un obbligo verso la propria femminilità, che rimane al di sopra e al di là di se stessa, inviolabile e intangibile, anche quando non ne riconosce più il significato, o quando è arrivata al punto di rifiutarla o negarla. In ogni ambito della vita sappiamo cosa aspettarci quando qualcuno viene meno ai propri obblighi; un medico, un autista di autobus, un allenatore di calcio, perché dovremmo aspettarci qualcosa di diverso quando una donna viene meno al suo dovere di essere donna? La nostra cultura non è forse svuotata nel profondo?
I termini "Sposa" e "Madre" sono stati appiattiti con aggressività nel discorso moderno. Sono trattati o come scelte di vita facoltative o come incidenti biologici. Una donna è Sposa non solo perché si sposa, ma perché il suo essere è orientato all'accoglienza e alla relazione. È madre, non solo perché genera figli, ma perché la sua presenza è vivificante, spiritualmente, umanamente e, sì, culturalmente.
Alice von Hildebrand insiste su questa distinzione:
“La dignità della donna non dipende da ciò che fa, ma da ciò che è”
Ecco perché anche la donna non sposata, la donna consacrata, la donna anziana, la donna senza figli incarna pienamente il significato femminile e ha (per natura) la capacità di proteggere, formare, dare vita e sostenere la vita di un altro - nel suo grembo, nella sua casa, nella sua comunità, nella sua nazione. La donna ricorda al mondo questa importante verità semplicemente esistendo correttamente: "sei amato prima di agire, conti prima di avere successo, il tuo valore non inizia e finisce con la tua utilità".
Ogni cultura che perde rispetto per la donna in quanto donna diventa irrequieta, fragile e alla fine brutale.
Il mondo moderno è esausto, sommerso dall'attivismo, affamato di significato, e non può riprendersi se non reimpara ciò che ha cercato così duramente di disimparare: che la donna non è una lavoratrice intercambiabile nella macchina del progresso, ma il terreno stesso su cui diventiamo umani. Ogni civiltà che voglia durare deve onorare le donne in quanto donne e non semplicemente come repliche degli uomini.
Nelle parole del Venerabile Fulton J. Sheen:
“In larga misura, il livello di ogni civiltà è il livello della sua femminilità. Quando un uomo ama una donna, deve diventarne degno. Quanto più elevata è la sua virtù, quanto più nobile è il suo carattere, quanto più è devota alla verità, alla giustizia, alla bontà, tanto più un uomo deve aspirare a essere degno di lei. La storia della civiltà potrebbe essere scritta in termini del livello delle sue donne”
Le piccole cose delle quali il dottor Richard Carlson ci ha detto di non preoccuparci potrebbero in realtà essere quelle maggiori per tenere in piedi la situazione. Le piccole cose quotidiane, nascoste. Far crescere i bambini, partorire, allattare, governare la casa, preparare i pasti, cullare per calmare e far q1³addormentare, cantare dolcemente, pregare ogni giorno, rassicurare e incoraggiare, perdonare e lasciar andare, lenire ginocchia sbucciate e ferite emotive... restare.
Crescere i figli e occuparsi della casa è l'aspetto più impegnativo, gratificante, doloroso ma anche significativo della mia vita. Ha richiesto numerosi sacrifici lungo il cammino ed è un percorso estremamente difficile in un mondo che offre conforto e valorizza la materia. Quando alla compianta, grande attrice Catherine O'Hara fu chiesto per quale ruolo volesse essere ricordata, rispose "la madre dei miei figli".
[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]