Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla prima parte degli approfondimenti sulle Preghiere ai piedi dell'altare - Parte 1. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.
Preghiere ai piedi dell'altare,
Parte 1: Desiderio della Città di Dio
Parte 2
Immagine: La Nuova Gerusalemme, 1645, di Malnazar e Aghap'ir, due miniatori armeni che lavoravano in Persia.
Immagine: La Nuova Gerusalemme, 1645, di Malnazar e Aghap'ir, due miniatori armeni che lavoravano in Persia.
Le preghiere ai piedi dell'altare consistono nel Salmo 42 (43), nel Confiteor e nell'assoluzione, in diversi versetti e in due preghiere recitate dal sacerdote mentre si avvicina all'altare. La nota dominante di queste preghiere è malinconica ma al contempo piena di speranza, e si pone quindi in contrasto con il rito bizantino, che inizia con una proclamazione gloriosa: "Benedetto sia il Regno del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli". Mentre quest'ultimo inizia con una nota di arrivo, e chiarisce immediatamente che la sacra liturgia è una partecipazione al Cielo, il rito romano tradizionale inizia con una nota di alienazione ed esilio, drammatizzando una verità diversa, ovvero che siamo ancora pellegrini sulla terra, esiliati a est dell'Eden, e che la liturgia celeste è la nostra unica fonte di vera gioia.
Le preghiere ai piedi dell'altare si contrappongono anche al nuovo rito romano, che, come vedremo in un saggio futuro, inizia con un rito penitenziale abbreviato, più allegro, meno lamentoso e meno efficace.










