Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 13 maggio 2026

13 maggio anniversario delle Apparizioni di Fatima

Oggi ricorre il 119° anniversario delle Apparizioni di Fatima: il 13 maggio 1917 la Santa Vergine, a Fatima, appare e lascia messaggi per l'umanità intera ai tre pastorelli Francisco, Giacinta e Lucia. Sei apparizioni, dal 13 maggio al 13 ottobre del 1917. La Madre di Gesù e nostra ci richiama alla conversione, alla preghiera e alla penitenza. Desidera risparmiarci i castighi che ci minacciano a causa del peccato che ha invaso il mondo. 
Profezia e Messaggio insieme oggi ancor più chiari, la cui attualità è confermata da Benedetto XVI nel corso del suo pellegrinaggio a Fatima del 13 maggio 2010: « Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa... ». Penso sia importante ricordare le profondità di questo dono di Dio al nostro tempo: il Signore che parla, che si fa presente a noi attraverso la Sua Santissima Madre. 
Riprendo quindi una splendida meditazione di p. Serafino M. Lanzetta sul Cuore Immacolato di Maria, tenuta a Fatima, durante un corso di Esercizi spirituali predicati ai laici nel maggio 2013. Il Cuore Immacolato di Maria: segreto dei segreti di Fatima. L'avevamo pubblicata qui e vi invito a rivisitarla, oggi.

Mercoledì delle Rogazioni - Vigilia dell'Ascensione

In preparazione dell'Ascensione al Cielo del Signore. Ricordo che anche quest'anno L'Ascensione si celebra domani giovedì 14 a Sant'Anna in via Merulana. Alle ore 16 non mancherà la Santa Messa.

Vigilia dell'Ascensione

Il terzo mattino delle Rogazioni è passato; si ode ormai l'ora del mezzogiorno che viene ad aprire l'ultima giornata che il Figlio di Dio passerà insieme agli uomini sulla terra. Potrebbe sembrarci di aver perduto di vista, durante questi tre giorni, il momento così vicino della separazione; ma i sentimenti della perdita che ci minaccia vivevano in fondo al nostro cuore, e le suppliche che presentavamo al ciclo, in unione con la santa Chiesa, ci preparavano a celebrare l'ultimo dei misteri dell'Emmanuele.

I discepoli al Cenacolo.
Ora i discepoli sono tutti uniti a Gerusalemme, stretti intorno a Maria nel Cenacolo e aspettano l'ora in cui il Maestro si manifesterà per l'ultima volta. Raccolti e silenziosi rivivono nei loro cuori tutte le prove di bontà e di condiscendenza che egli ha loro prodigato in questi quaranta giorni, e gli insegnamenti che hanno ricevuto dalla sua bocca. Adesso lo conoscono, sanno che è venuto da Dio; da lui hanno appreso quale sia la missione, alla quale li ha destinati: saranno loro, uomini ignoranti, che istruiranno tutti i popoli della terra. Ma ormai, Egli si prepara a lasciarli: "ancora un poco e più non mi vedrete" (Gv 16,16).

Proprio il 13 maggio!

Senza parole!

Un giovane tenta la vocazione postconciliare e scopre la tradizione

Un racconto che può apparire paradossale, ma purtroppo rispecchia la realtà. Mi fa venire in mente un episodio emblematico di oltre 10 anni fa. Avevo fatto stampare a spese mie un opuscolo sulla Questione liturgica, che inviavo gratuitamente ai lettori che ne facessero richiesta. Ebbene, mi arriva una richiesta singolare di un seminarista (non dirò di dove): inviare 30 copie all'indirizzo di sua madre, per poterle condividere (all'insaputa dei superiori) con i suoi compagni di seminario... Così come ricordo il seminarista del Laterano che veniva di nascosto alla nostra Messa di Via Merulana, al quale regalai il mio Messale. (M.G.)

Un giovane tenta la vocazione postconciliare e scopre la tradizione
La libreria del professore n. 4: La storia di un aspirante seminarista a Roma nel 1993

Nota preliminare di Peter Kwasniewski
: Oggi sono lieto di condividere con voi il capitolo 8 del libro di Joseph Bevan, "Traddy Daddy: Memorie e pensieri del padre di una famiglia cattolica", un'opera estremamente divertente e al tempo stesso fonte di grande ispirazione. Il capitolo si intitola "Una storia molto comune" e racconta di Jack, un amico di Joseph, il quale, venuto a sapere che il libro era in fase di scrittura, chiese se la sua storia, risalente al 1993, potesse essere inclusa come esempio di molti dei punti trattati da Joseph. Sono contento che la storia sia presente, perché rivela molto sulla situazione della Chiesa e sulle ragioni per cui molti fedeli hanno cercato rifugio nelle cappelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Leggete e vedrete. (PK)

* * *
Provengo da una famiglia cattolica che frequentava con gioia la Messa del Novus Ordo nella nostra parrocchia, a circa otto chilometri da casa nostra, a Chipping Sodbury. Mio padre suonava regolarmente l'organo alla Messa domenicale e mia madre puliva la chiesa. Io e le mie due sorelle davamo una mano con il canto, che di solito consisteva in inni, Messe congregazionali in inglese e, occasionalmente, canti gregoriani. Il nostro parroco, Padre Ignatius, mi aveva notato fin da subito, perché aveva percepito in me una serietà e una devozione che, a suo parere, indicavano una vocazione al sacerdozio. Raramente andavamo a confessarci o a fare cose simili, ma mi accorsi di aver iniziato a prendere sul serio la mia vita di preghiera e a leggere libri spirituali man mano che mi coinvolgevo di più nella vita parrocchiale.

Grillo, il Vetus Ordo e la paura della pace liturgica. Nel mirino anche il Gran Cancelliere del San Anselmo

Cosa pensare di questa critica a Grillo da parte di una fonte di certo non tradizionalista? È essenzialmente una critica ad personam; ma non rivela anche un cambiamento di approccio secondo lo  stile del nuovo pontificato? In ogni caso l'intervento di Schröder – che avevamo ripreso qui – giunge mentre l'attenzione si sposta su come Papa Leone XIV potrebbe affrontare le questioni liturgiche in corso, in particolare nel contesto di appelli e controversie in diverse diocesi riguardanti l'applicazione delle norme post-2021. Tra l'altro Schröder ha sottolineato l'impatto a lungo termine del Summorum Pontificum, in cui Benedetto XVI ha affermato che il Messale più antico non era mai stato abrogato e poteva essere utilizzato più ampiamente, affermando: “Ora che Papa Benedetto ha aperto le porte qui, non sarà più possibile eliminare completamente il vecchio rito”. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone. 

Grillo, il Vetus Ordo e la paura della pace liturgica. Nel mirino anche il Gran Cancelliere del San Anselmo

C'è qualcosa di patetico, e insieme istruttivo, nel modo in cui Andrea Grillo continua a battere i tasti del suo Facebook come un boomer disoccupato che non si è ancora accorto che la festa è finita. Nelle scorse ore Avvenire ha pubblicato un'intervista all'Abate primate della Confederazione Benedettina, dom Jeremias Schröder OSB [qui], che raccoglieva l'invito di Leone XIV - formulato lo scorso marzo nella lettera ai vescovi di Francia tramite il cardinale Parolin - a una «generosa inclusione» di chi aderisce sinceramente al Vetus Ordo. Parole di pace, di buon senso monastico, di carità ecclesiale. Schröder raccontava semplicemente come nei monasteri benedettini le due forme liturgiche convivano armoniosamente, senza conflitti, e come lui stesso - che celebra solo con il messale nuovo - sia accolto con rispetto a Fontgombault e ricambi quel rispetto verso le comunità che celebrano nel rito antico. Una testimonianza concreta, vissuta, non ideologica.

martedì 12 maggio 2026

Giovedì 14 maggio /Ascensione del Signore. Santa Messa a Sant'Anna al Laterano

Giovedì 14 maggio / Festa dell'Ascensione del Signore al cielo.
Carissimi,
"È a questi stessi apostoli che si era mostrato vivo dopo la sua passione, con molte prove: durante quaranta giorni era apparso loro e aveva parlato delle cose del Regno di Dio" (Atti 1. 3.9).
- Ore 15.00 Apertura della chiesa e Confessioni.
- Ore 15.30 Recita del Santo Rosario.
- Ore 16.00 Santa Messa solenne.

In Domino

Martedì delle Rogazioni

C’è stata un’epoca in cui il cristianesimo non era soltanto una religione ma il vero e proprio modus vivendi che regolava la vita del mondo. Tutto si conformava ad esso ogni più piccola azione, ogni modo di fare quotidiano. Se oggi non possiamo viverle in tutte le parrocchie, per le mutazioni che sembrano averle ridimensionate, noi recuperiamo e meditiamo quelle ricchezze che la Tradizione non ha abbandonato e che aiutano a purificare e irrobustire la nostra fede per meglio assimilarla nel vivere quotidiano. Qui precedente con dettagli sulle Rogazioni: processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni, arricchite di preghiere e atti di penitenza. Hanno la finalità di attirare la benedizione divina sull'acqua, sul lavoro dell'uomo e sui frutti della terra. Si distinguono in "maggiori" nella giornata del 25 aprile e "minori" nei tre giorni che precedono la festa dell'Ascensione nel rito romano (otto giorni nel rito ambrosiano).

A peste, fame, et bello, libera nos Domine!
A flagello terrae motus, libera nos Domine!
Te rogamus. Audi nos Domine
7 Maggio 2024: Martedì delle Rogazioni
  
Ci soffermiamo sulle Rogazioni, in preparazione dell'Ascensione al Cielo del Signore, che si celebra questo giovedì 9 (a Sant'Anna in via Merulana alle ore 16 non mancherà la Santa Messa). 
Per i primi cristiani la Festa dell'Ascensione era la più importante (ancor più della Pasqua). Si tratta del momento culminante dell'Azione divino-umana del Signore, che precede e consente l'invio del Suo Spirito che vivifica la Sua Chiesa: la ricollocazione alla destra del Padre dell'umanità redenta, riscattata dalla Sua passione e morte in Croce e rigenerata dalla Risurrezione.
In questa temperie la Chiesa tutta dovrebbe far risuonare le suppliche di liberazione, nelle quali si chiede al Signore che storni da noi ogni disgrazia umana, diabolica e naturale. 
In altre occasioni abbiamo iniziato le suppliche dal Lunedì delle Rogazioni [qui]. Oggi ci soffermiamo su quelle del martedì iniziando dagli insegnamenti di dom Guéranger. 
Visto che non possiamo più prendere parte alle Processioni delle Rogazioni, possiamo, almeno, recitare le Litanie dei santi in unione con la Chiesa: "si avrà parte nei benefici di una istituzione così santa, e si contribuirà ad ottenere le grazie che la cristianità, in questi tre giorni, sollecita da tutti i luoghi; avremo anche compiuto atto di vero cattolico".  In calce trovate le litanie dei santi  ponte sicuro di congiunzione e intercessione tra terra e cielo  precedute dalle Rogazioni estratte per chi vuole soffermarcisi particolarmente.

Italiane convertite all'Islam, lo Stato non protegge le sue figlie

Un sogno romantico che si trasforma in incubo. Una delle facce delle conseguenze dell'invasione che siamo costretti a subire, purtroppo in un momento di crisi profonda della nostra civiltà ma anche della nostra fede. In tempi normali avremmo dovuto esser noi a convertire loro... Qui l'indice degli articoli sul filo-islamismo.

Italiane convertite all'Islam, lo Stato non protegge le sue figlie.

Sono centomila italiani che si sono convertiti all'Islam negli ultimi anni. Il 55 per cento sono donne.
Cinquantamila italiane hanno abbracciato una fede che strutturalmente subordina la donna all'uomo. Che prescrive l'obbedienza al marito come dovere religioso e che non ha conosciuto alcuna riforma sulla condizione femminile dal Medioevo a oggi.
Non a Kabul. Non a Teheran. In Italia, nel paese che si commuove per Mahsa Amini e sfila per le donne afghane.
La domanda è: chi sono queste donne?
Sono donne fragili, che hanno sposato un uomo sbagliato per le ragioni sbagliate e ora sono intrappolate.
La letteratura scientifica lo conferma con una franchezza che il dibattito pubblico non si permette. I profili delle convertite presentano tratti ricorrenti e documentati: fragilità psicologica strutturale, dovuta a figura paterna assente o priva di autorità, matrimoni precedenti falliti, assenza di occupazione lavorativa.

L'ISPI ha radiografato il fenomeno con precisione chirurgica: la maggioranza delle convertite italiane abbraccia l'Islam in seguito all'innamoramento e al matrimonio con un uomo musulmano. Non una ricerca spirituale. Una dipendenza affettiva che trova nella religione il proprio alibi. Nessuna donna psicologicamente sana rinuncia al proprio nome, si copre dalla testa ai piedi e accetta che sia un uomo a decidere se possa uscire di casa o lavorare. Le convertite non incontrano l'Islam colto delle università del Cairo.

Incontrano l'Islam conservatore dell'immigrato di prima generazione che, lontano dalla propria terra, si aggrappa alle tradizioni più rigide come àncora identitaria. Il musulmano integrato e istruito non chiederebbe mai a una donna italiana di convertirsi.

Ma queste donne non cercano un uomo integrato: se lo volessero, ne avrebbero milioni di italiani a disposizione. Cercano esattamente l'opposto. E lo trovano.
Perché sono così? Perché dietro la conversione c'è quasi sempre la stessa storia: padri che non c'erano, madri che non proteggevano, infanzie in cui nessuno insegnava a queste bambine che valevano qualcosa.
Donne cresciute senza un pavimento sotto i piedi, che da adulte cercano qualcuno - chiunque - che le tenga in piedi. Non una scelta religiosa. Un sintomo.

Una convertita lo ha detto con un candore che vale più di cento studi: "Il Corano è come il Codice della strada. Non ci sono curve e non si può tornare indietro. Mi dice cosa devo dire, come mi devo comportare, a casa mia, coi bambini".
Non è il linguaggio di una donna che ha trovato Dio. È il linguaggio di una donna che ha trovato un padrone che la solleva dal peso insostenibile di decidere da sola.
In una società che ha demolito ogni certezza senza sostituirla con nulla, l'Islam riempie il vuoto: regole che non si discutono, un'identità che non si negozia, un posto nel mondo che qualcun altro ha già deciso per te.
Le studiose che hanno intervistato le convertite - Virginie Riva in Francia, Silvia Layla Olivetti in Italia - raccontano tutte la stessa cosa: queste donne sono state conquistate dai racconti ascoltati sullo stile assertivo dell'Islam, sulla dichiarata devozione verso la donna, sul calore della famiglia allargata musulmana.

Un miraggio. Perché queste donne non vengono da famiglie normali. Vengono da famiglie già rotte, fredde, svuotate. Il salto dal gelo affettivo in cui sono cresciute al tepore avvolgente di una festa di famiglia nordafricana le ha travolte.
Il prezzo è la conformità totale. Ma quando sei sola, la conformità sembra un abbraccio. C'è poi un terzo profilo, il più insidioso. Viktor Frankl - una delle figure più rispettate della psichiatria del Novecento - lo chiamava “Nevrosi Noogena”.
È la nevrosi che nasce dalla mancanza di senso. In una società che ha svuotato le chiese e riempito i centri commerciali, che ha sostituito il sacro con il consumo, alcune donne sviluppano una fame di assoluto che il cattolicesimo post conciliare - ammorbidito, dialogante, aperto al dubbio - non sa più saziare.
L'Islam sì. L'Islam non dialoga: afferma. Non propone: ordina. Non ammette domande. Per chi ha il vuoto dentro, quella certezza granitica è una droga. Non cercano un marito. Cercano un Dio che dica loro chi sono.
Ma il Dio, nella maggior parte dei casi, ha un volto preciso: quello del maschio musulmano. Ed è il dato che nessuno affronta con onestà.

La studiosa Farian Sabahi lo ha documentato senza giri di parole: molte donne si convertono per attirare giovani immigrati dal Marocco o dalla Tunisia, che preferiscono spose musulmane. Spesso uomini più giovani di loro.
In una società dove il maschio occidentale è stato progressivamente decostruito e deriso, il maschio musulmano appare come l'ultimo maschio all'antica: uno che sa cosa vuole, che decide, che non chiede il permesso di esistere.
Che poi la sicurezza sia controllo e la protezione sia sottomissione, lo si scopre dopo. Spesso troppo tardi.
Come finiscono queste storie?

L'ISTAT e l'Associazione matrimonialisti italiani rispondono con un numero che dovrebbe togliere il sonno: il 70-80 per cento di questi matrimoni fallisce. Il 73 per cento si rompe entro tre anni. Per confronto, i matrimoni tra italiani si attestano al 48. Trenta punti di differenza.
Sono normalmente le donne italiane a scegliere un uomo musulmano, solitamente maghrebino, il cui livello socio-culturale è inferiore. La donna crede di scegliere alla pari. Non lo è.
La trappola si chiude in tre atti. Nel primo, la donna perde la rete familiare e amicale - che la considera una squilibrata - e si ritrova dipendente dall'unica rete rimasta, quella del marito.
Nel secondo arrivano i figli, e con i figli le questioni non negoziabili: circoncisione, educazione religiosa, ricongiungimento familiare con la parentela di lui, ruolo della donna ridotto alla dimensione domestica. Nella famiglia mista islamo-cristiana chi cede è sempre lei.
Nel terzo, quando la donna vuole uscire, scopre che la porta è chiusa dall'interno. I paesi musulmani non hanno ratificato la Convenzione dell'Aja del 1980. I figli sottratti dal padre e portati in Nord Africa o in Medio Oriente, dove vige la patria potestà esclusiva, non torneranno.

La madre italiana si ritrova sola, senza figli, senza alcuno strumento giuridico per recuperarli. L'Associazione matrimonialisti italiani la definisce la ferita più grave di queste separazioni. Un eufemismo per descrivere una mutilazione.

Per aprire un conto corrente in Italia servono un documento d'identità, il codice fiscale, la prova di residenza e la firma su ventiquattro pagine di informativa sui rischi. Lo Stato ha normato con puntigliosità.

Invece per un matrimonio con un musulmano - per il quale le statistiche indicano una percentuale di fallimenti disastrosi, che oscilla tra il 70 e l’80% - non esiste neanche un foglietto illustrativo. Non un corso prematrimoniale obbligatorio per coppie miste interreligiose. Non un'informativa sui rischi della sottrazione dei minori. Non un protocollo di screening per intercettare le vulnerabilità patologiche che precedono la conversione.

La Chiesa si affida allo "sguardo benevolo" dell'Amoris Laetitia. Lo Stato non fa neppure quello. Queste donne camminano sottomesse per le strade italiane. A Centocelle, a Cinisello Balsamo, nel centro storico di Bologna. Col velo, i figli per mano, il marito tre passi avanti. Nessuno le vede. Nessuno le conta. Nessuno chiede loro se stanno bene.

In Veneto i centri antiviolenza della Regione segnalano una quota crescente di donne compagne di uomini di cultura islamica. Ma quelle sono le donne che chiedono aiuto. Le convertite non lo chiedono, perché hanno già perso ogni rete. Sono il sommerso che nessuno quantifica perché nessuno lo cerca. L'Italia piange le spose bambine di Kabul e sfila con le bandiere viola per le donne iraniane. Poi ignora le sue figlie di Torre del Greco, di Inzago, di Treviglio, di Torpignattara.

Quelle che un giorno si chiamavano Maria Giulia e il giorno dopo si chiamano Fatima. Con una differenza che brucia: le donne di Kabul non hanno mai avuto scelta. Queste credevano di averla. E nessuno ha avuto il coraggio di dir loro che si sbagliavano.
Roberto Riccardi

La crescita della FSSP esplode in tutta l'America, con le giovani famiglie che abbracciano la tradizione

Nella nostra traduzione da The Remnant Mentre molte diocesi affrontano il calo della presenza e l'invecchiamento di congregazioni, la FSSP continua ad espandersi in tutti gli Stati Uniti e oltre. Giovani famiglie, parrocchie in espansione, banchi straripanti e vocazioni crescenti stanno alimentando una drammatica rinascita del cattolicesimo tradizionale nonostante anni di restrizioni vaticane sulla messa latina. Precedenti qui - qui. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone

La crescita della FSSP esplode in tutta l'America
mentre le giovani famiglie abbracciano la tradizione

La Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) continua ad aumentare il numero dei suoi membri e ad espandere sia i propri apostolati sia il servizio nelle diocesi come quella di Arlington, in Virginia, nonostante le restrizioni imposte dal precedente pontificato e dal Cardinale Roche, che hanno eliminato le Messe e i sacramenti tradizionali in latino a livello diocesano.

Dal 1988, la FSSP è cresciuta fino a contare 579 membri, tra cui 387 sacerdoti e 192 seminaristi e diaconi. La FSSP serve i cattolici in 151 diocesi e 251 sedi in tutto il mondo, comprese 48 parrocchie personali.

lunedì 11 maggio 2026

Lunedì delle Rogazioni

C’è stata un’epoca in cui il cristianesimo non era soltanto una religione ma il vero e proprio modus vivendi che regolava la vita del mondo. Tutto si conformava ad esso ogni più piccola azione, ogni modo di fare quotidiano. Se oggi non possiamo viverle in tutte le parrocchie, per le mutazioni che sembrano averle ridimensionate, noi recuperiamo e meditiamo quelle ricchezze che la Tradizione non ha abbandonato e che aiutano a purificare e irrobustire la nostra fede per meglio assimilarla nel vivere quotidiano. In fondo trovate le Rogazioni estratte dalle Litanie dei Santi e, per completezza,  le Litanie.

A peste, fame, et bello, libera nos Domine!
A flagello terrae motus, libera nos Domine!
Te rogamus. Audi nos Domine
Le Rogazioni e il Tempo Pasquale.
Oggi comincia una serie di tre giorni consacrati alla penitenza. Questa coincidenza inaspettata sembra, a prima vista, una specie di anomalia nel Tempo pasquale; tuttavia, quando vi si riflette, si giunge a riconoscere che l'istituzione ha un nesso intimo con i giorni in cui siamo. È vero che il Salvatore, prima della Passione, diceva che non si può far digiunare gli amici dello sposo mentre lo sposo è con loro (Lc 5,34); ma queste ultime ore che precedono la sua dipartita per il cielo, non hanno forse qualcosa di melanconico? e, ieri stesso, non ci sentivamo portati naturalmente a pensare alla tristezza, rassegnata e contenuta, che opprime il cuore della divina Madre e quello dei discepoli, alla vigilia di perdere colui la cui presenza era per essi la pregustazione delle gioie celesti?