Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 4 luglio 2026

Il cardinale Koch ritiene che sia ancora possibile riconciliare la FSSPX con Roma

Notizia di oggi su Infovaticana. Intanto prendiamo atto, Ci sono molte cose da puntualizzare sulle sue affermazioni, tra cui quella dell'Extra ecclesia nulla salus secondo la FSSPX.
Il cardinale Koch ritiene che sia ancora possibile riconciliare la FSSPX con Roma

Le recenti consacrazioni episcopali effettuate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) senza mandato pontificio non chiudono definitivamente la porta a una futura riconciliazione con Roma. Lo ritiene il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che si è detto convinto che sarà ancora possibile riaprire il dialogo con la Fraternità fondata da monsignor Marcel Lefebvre.

Nell’ultima puntata del podcast della rivista tedesca Communio, il porporato svizzero ha affermato che una scomunica ha come finalità invitare al pentimento e favorire il ritorno alla piena comunione ecclesiale. Per questo ha espresso la speranza che in futuro si possano riprendere le conversazioni «affinché ritrovino nuovamente la via verso la Chiesa cattolica».

Vescovo Schneider su X: “La Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è scismatica!”

Il Vescovo Schneider su X: “La Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è scismatica!” Uno dei pochi ragionevoli. Sua chiara presa di posizione precedente qui. Di seguito la trascrizione del suo messaggio registrato:

“La FSSPX non è affatto scismatica. E dobbiamo correggere il significato stesso di “scismatico”.
Negli ultimi secoli abbiamo avuto una visione molto riduttiva di ciò che è scismatico, una visione completamente legalistica. E abbiamo avuto una visione riduttiva anche di ciò che è l’obbedienza. Abbiamo persino assolutizzato l’obbedienza al papa, che è una creatura, non è Dio. Il Papa non è Dio. E in realtà, di fatto, devo affermare che nella psicologia di tante persone, tradizionali o conservatrici, persino vescovi e cardinali dei nostri giorni, c’è un’implicita divinizzazione del Papa. Dico implicita. Non formale, non esplicita, implicita. Pertanto, qualsiasi disobbedienza viene immediatamente etichettata: sei scismatico, perché sei disobbediente.
Ciò era estraneo alla grande tradizione della Chiesa. Era del tutto estraneo ai Padri della Chiesa. Sono uno studioso di patristica e, pertanto, quando sant’Atanasio disobbedì al papa, questi lo scomunicò. E così fece papa Liberio. Ritengo che quella scomunica fosse di natura formale. Naturalmente, secondo la legge si trattava di una scomunica. Ma ritengo che questa scomunica fosse, agli occhi di Dio, invalida. Come ha potuto papa Liberio, che ha collaborato in qualche modo con gli ariani, con tanta ambiguità, come ha potuto scomunicare il più grande difensore dell’ortodossia? Agli occhi della storia, questa scomunica di papa Liberio nei confronti di sant’Atanasio fu ingiusta e, credo, agli occhi di Dio invalida.
Penso che ora la questione della consacrazione della Fraternità San Pio X sia in qualche modo provvidenziale. Dio la permette perché siamo una grande famiglia e la Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è al di fuori della Chiesa.”
+Athanasius Schneider (vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana)

4 Luglio. Il Sangue di Cristo dell'agonia

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
4 Luglio. Il Sangue di Cristo dell'agonia

Sangue di Cristo, scorrente a terra nell’agonia
Cari amici, buongiorno e buon fine settimana. Le Litanie ci conducono nel Getsemani. Dopo aver contemplato il Sangue di Cristo come Sangue dell’Unigenito del Padre, del Verbo incarnato e della nuova alleanza, entriamo nella notte dell’agonia.

Il Getsemani è uno dei luoghi più sacri e più tremendi del Vangelo. Gesù vi entra dopo l’Ultima Cena, quando ormai la Passione è vicina. Ha consegnato ai suoi il pane e il calice. Ha parlato di amore, di servizio, di fedeltà. Ora si ritira a pregare. La notte si fa pesante, i discepoli cedono al sonno, Giuda si avvicina con il tradimento, e il Figlio si dispone a bere il calice che il Padre gli affida.

Qui il Sangue di Cristo comincia a manifestarsi in modo misterioso. Non siamo ancora alla flagellazione, non siamo ancora alla corona di spine, non siamo ancora ai chiodi della croce. Eppure il suo corpo già partecipa interiormente al peso della Passione. L’evangelista Luca dice che il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra. La Chiesa ha contemplato in questa scena l’intensità dell’agonia del Signore, il suo combattimento interiore, la sua obbedienza filiale portata fino al dono totale.

Il Padre nostro

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla Preghiera del Signore. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.
Il Padre nostro

Dopo aver pronunciato il Praeceptis salutaribus [qui], il sacerdote recita o intona la Preghiera del Signore:
Pater noster, qui es in cælis, sanctificetur nomen tuum. Adveniat regnum tuum. Fiat voluntas tua, sicut in cælo et in terra. Panem nostrum quotidianum da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra sicut et nos dimittimus debitoribus nostris. Et ne nos inducas in tentationem.
℟. Sed libera nos a malo.
Che tradizionalmente si traduce come:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione.
℟. Ma liberaci dal male.
Esula dagli scopi di questo breve studio esaminare la lunga e solida tradizione di commentari sul Padre Nostro dei Padri della Chiesa e dei Dottori medievali. Qui, limitiamo la nostra attenzione a due aspetti: la collocazione della preghiera dopo il Canone e come tale collocazione influenzi la nostra ricezione di essa.

Dopo il canone 
Nel difendere la sua decisione di seguire l'usanza orientale di recitare il Padre Nostro dopo il Canone, Papa San Gregorio Magno sostiene che sarebbe inappropriato far seguire al Canone [di origine umana] una preghiera diversa da quella composta da Nostro Signore stesso. Tale abbinamento risulta appropriato anche se si considera un nome alternativo del Canone utilizzato nel Medioevo: "La temibile preghiera del Signore".

La preghiera del Signore è legata al Canone anche in altri modi: così come il Prefazio [qui] è il prologo del Canone [qui e l'intero indice], la preghiera del Signore ne è l'epilogo. Lo si può notare nelle somiglianze tra il Prefazio e il Padre nostro. Entrambi sono introdotti dopo un periodo di silenzio, con il sacerdote che dice o intona ad alta voce: "per omnia saecula saeculorum". Entrambi presentano splendidi canti liturgici eseguiti dal solo sacerdote, entrambi prevedono risposte da parte dell'assemblea (il Sanctus [qui] e il Sed libera nos a malo) ed entrambi usano la parola "salutare". Si potrebbe dire che il Prefazio è il prologo, la preghiera del Signore è l'epilogo, e in mezzo c'è il Logos, fatto carne e ora presente sacramentalmente tra noi sull'altare. Nelle parole di Padre Pius Parsch:
Secondo il grande Papa [Gregorio Magno], il Padre Nostro non è tanto una preparazione al Santo Banchetto, quanto una preghiera di consacrazione, nell'antico senso di una preghiera per l'offerta del sacrificio. Per questo motivo, nella liturgia romana, viene recitato solo dal celebrante, mentre nella liturgia greca è considerata la preghiera della tavola dell'assemblea, che quindi la recita in comune come una famiglia che si appresta ad avvicinarsi al sacro banchetto. Secondo Gregorio I, dunque, il Padre Nostro dovrebbe essere considerato il completamento del Canone, corrispondente al Prefazio, in quanto il Prefazio e il Padre Nostro segnano l'inizio e la fine del Canone, che viene recitato in silenzio mistico. [1]
Inutile dire che questa antica disposizione del Rito Romano viene indebolita quando l'intera assemblea recita il Padre Nostro, una pratica che riduce la somiglianza tra il prologo e l'epilogo. Tale pratica costituisce inoltre una violazione di una tradizione antica quanto il Padre Nostro stesso nel Rito Romano, poiché Gregorio Magno afferma che, a differenza dei Greci, a Roma il Padre Nostro viene recitato solo dal sacerdote.

Un'ulteriore indicazione, incidentalmente, del fatto che il Canone e il Padre Nostro siano pensati per operare in sinergia è la collocazione della Benedizione Nuziale Solenne sugli sposi durante la Messa nuziale. L'intenzione sembra essere stata quella di collocare la preghiera in prossimità della Consacrazione, nel momento liturgico più vicino possibile. Il fatto che la benedizione fosse posta dopo il Padre Nostro anziché dopo il Grande Amen [qui] suggerisce che il Canone e il Padre Nostro fossero considerati un'unità praticamente indivisibile.

Significato contestuale
La preghiera del Signore è anche, naturalmente, l'inizio del rito della Comunione, fungendo così da ponte tra la Consacrazione e la ricezione dell'Eucaristia. È quando consideriamo la preghiera del Signore come preparazione alla Santa Comunione che le sue suppliche assumono un significato ancora più profondo.

«Padre nostro che sei nei cieli». Quando il sacerdote pronuncia queste parole, dovrebbe fissare l'Ostia. C'è qualcosa di quasi ironico nel rivolgersi al Padre guardando il Figlio e affermando che Dio è in cielo quando Egli è anche proprio davanti ai nostri occhi. Ma in un certo senso l'Eucaristia, seppur in modo velato, è il compimento di Giovanni 14,9: «Chi vede me, vede anche il Padre».

«Sia Santificato il tuo nome». La preghiera non dice «Santo è il tuo nome» (sebbene lo sia certamente), ma «Sia santificato il tuo nome» (sanctificetur nomen tuum), come se potessimo accrescere la santità del nome di Dio. Dio è massimamente santo e nulla sulla terra può cambiarlo. Ma il Suo nome può essere reso meno santo venendo «profanato» nella misura in cui il Suo popolo eletto, che in un certo senso è il Suo rappresentante sulla terra, Gli dà un «cattivo nome» con il proprio comportamento. In Ezechiele 43, 8 leggiamo: «Essi hanno profanato il mio santo nome con le abominazioni che hanno commesso; per questo motivo li ho consumati nella mia ira». La chiave, quindi, è «santificare» il nome di Dio con un buon comportamento, ma come possiamo essere buoni senza Dio? Non possiamo, e quindi preghiamo per avere aiuto. Come osserva san Cipriano di Cartagine, quando diciamo: «Sia santificato il tuo nome», intendiamo: «Il tuo nome sia santificato in noi», cioè che possiamo essere trasformati dalla grazia santificante o dalla santità per non profanare il nome di Dio. [2] E per essere ulteriormente trasformati dalla grazia santificante, partecipiamo all'Eucaristia.

«Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra». Entrambe queste suppliche possono essere viste alla luce di ciò che è accaduto prima e alla luce di ciò che sta per accadere. Quando il sacerdote ha trasformato il pane e il vino in Corpo e Sangue, in un certo senso ha già portato il Regno di Dio sulla terra e ha già compiuto la volontà di Dio, ovvero ha obbedito al comando: «Fate questo in memoria di me». Ma quando lui e noi riceviamo la Santa Comunione, anche noi compiamo la volontà di Dio e rafforziamo il legame tra Lui e noi e tra di noi, il Corpo Mistico di Cristo, contribuendo forse alla venuta del Regno.

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Non sorprende che questa preghiera sia stata interpretata dai Padri della Chiesa come riferita all'Eucaristia, anche quando il Padre Nostro veniva recitato al di fuori della Messa. Il legame eucaristico è ancora più forte nella versione del Padre Nostro menzionata nel Vangelo di Matteo: «Dacci oggi il nostro pane sovrasostanziale» (6, 11). Con la Santa Comunione Dio sta per esaudire questa nostra preghiera.

«Perdonaci i nostri peccati». Prima dell'epoca del secondo Confiteor [qui a proposito del Confiteor], si credeva che recitare questa frase prima di ricevere la Santa Comunione assolvesse dai peccati veniali. In un sermone sant'Agostino dice:
Se per caso, a causa della fragilità umana, il nostro pensiero si è soffermato su qualcosa di indecente, se la nostra lingua ha pronunciato qualcosa di ingiusto, se il nostro sguardo si è rivolto a qualcosa di sconveniente, se il nostro orecchio ha ascoltato con compiacimento qualcosa di superfluo, tutto ciò viene cancellato dal Padre Nostro nel passo: «Perdonaci i nostri peccati», affinché possiamo avvicinarci in pace e non mangiare né bere ciò che riceviamo come giudizio. [3]
«Non ci indurre in tentazione». Questo è uno dei versetti più affascinanti del Nuovo Testamento su cui meditare, perché si collega a molti altri. Qui chiediamo al Padre di non fare ciò che fece a Suo Figlio, «che fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo» (Mt 4,1). (Sì, fu lo Spirito a guidare Gesù, ma chi mandò lo Spirito se non il Padre?). Eppure leggiamo anche che Dio «non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» e vi aiuterà «a sopportarlo» (1 Cor 10,13). «Non ci indurre in tentazione» è sicuramente uno dei «detti difficili» della Scrittura (cfr. Gv 6,61), e invece di storcere il naso di fronte a esso, dovremmo accogliere la sfida di confrontarci con esso [vedi].

Purtroppo, non tutti sono d'accordo. Nel 1969, il Consilium ad Exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia pubblicò Comme le Prévoit sulla traduzione di testi liturgici per Celebrazioni con l'Assemblea, che contiene la seguente affermazione:
Il corretto significato biblico o cristiano di certe parole e idee richiederà sempre spiegazioni e istruzioni. Tuttavia, non dovrebbe essere richiesta alcuna formazione letteraria specifica al popolo; i testi liturgici dovrebbero normalmente essere comprensibili a tutti, anche ai meno istruiti. Ad esempio, la traduzione di tentatio nella preghiera del Signore, "tentazione" , è imprecisa e può essere fuorviante solo per chi non è uno studioso della Bibbia. [4]
Le ipotesi degli autori sono discutibili, ovvero che il termine "tentazione" sia inesatto e che solo gli studiosi biblici possano comprendere il Padre Nostro (ci chiediamo se il Signore sarebbe d'accordo: comanderebbe forse a tutti i suoi discepoli di usare questa preghiera per sempre, sapendo che solo un'élite la comprenderebbe?). 
Forse è per questi motivi che nessuna delle traduzioni ufficiali "in lingua volgare" ha seguito il consiglio di questo documento, almeno fino al 2019, quando Papa Francesco ha approvato la richiesta dei vescovi italiani di cambiare "e non ci indurre in tentazione" in "non abbandonarci alla tentazione". La parola "tentazione", presumibilmente problematica, rimane, ma il ne nos inducas (Mē eisenkēs hēmas in greco) è stato modificato, nonostante il verbo greco in questione eispherói (eis+phero, condurre dentro) sia inequivocabile. «Ma liberaci dal male». Una petizione che ammette valide interpretazioni è questa. Poiché il latino non ha l'articolo determinativo, libera nos a malo può significare «liberaci dal male» o «liberaci dal Maligno». L'originale greco ha l'articolo determinativo in questo versetto, motivo per cui le chiese orientali usano quest'ultima traduzione. Le versioni orientali, quindi, hanno il vantaggio di essere più fedeli al testo biblico, più vivide e più evocative della tentazione di Cristo nel deserto, quando sconfisse il Maligno. Il latino, d'altra parte, è più ampio, chiedendo protezione non solo dal Maligno, ma da tutti i mali: peccato, sventura, malattia, ecc. [vedi anche]

Il fatto che “Ma liberaci dal male” sia una risposta del popolo (respondentibus omnibus, come dice Giovanni l'Arcicantore nell'VIII secolo) conferisce a questo momento un significato speciale. I fedeli laici, ascoltando il Padre Nostro come avevano ascoltato il Prefazio, ora affermano tutto ciò che hanno udito. “In sostanza, dunque”, conclude Josef Jungmann, “il popolo recita il Padre Nostro insieme al celebrante. È la preghiera di Comunione del popolo”.[5]
_____________________
[1] Parsch, La liturgia della messa, trad. Frederic C. Eckhoff (St. Louis, Missouri: Herder, 1940), 284. Vedi Michael Fiedrowicz, La messa tradizionale: storia, forma e teologia del rito romano classico, trad. Rose Pfeifer (Brooklyn: Angelico Press, 2020), 107.
[2] Cipriano di Cartagine, Trattato IV.12.
[3] Agostino, Sermone Denis 6 (229): Perché, come è nella fragilità umana, se forse il nostro pensiero ha concepito qualcosa di sconveniente, se la lingua ha pronunciato qualcosa di inappropriato, se l'occhio ha guardato qualcosa di inappropriato, se l'orecchio ha udito qualcosa di inappropriato, se forse alcune di queste cose sono state contratte dalla tentazione di questo mondo e dalla fragilità della vita umana, esse vengono cancellate dalla preghiera del Signore, dove si dice: «Perdonaci i nostri debiti, affinché possiamo avvicinarci in sicurezza, affinché non mangiamo e beviamo ciò che riceviamo per la nostra condanna».
[4] [ Come previsto in 15. a.
[5] Josef Jungmann, SJ, La Messa del Rito Romano: Origini e Sviluppo, vol. 2 (New York: Benzinger Brothers, 1951), 288.
Pubblicato venerdì 3 luglio 2026

venerdì 3 luglio 2026

FSSPX. Lettera al Santo Padre in merito al decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede

Ed ecco la risposta della FSSPX alla scomunica.
Lettera al Santo Padre in merito al decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede
3 Luglio 2026

Il Superiore Generale
A Sua Santità
Santo Padre Leone XIV

Ecône, 3 luglio 2026

 
« Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! » (Lc 11, 11-13)   

Beatissimo Padre,
La notifica della decisione presa dalla Santa Sede verso la FSSPX e firmata da Sua Eminenza il Cardinale Fernández ci è pervenuta ed è già di dominio pubblico.

Ci sembra che tale decisione metta in luce, una volta di più, il contesto estremamente tragico in cui si trova la Chiesa universale. Ciò che la FSSPX ha fatto e continuerà a fare non è altro che un'iniziativa estrema di soccorso alle anime, nella confusione dottrinale e morale in cui versa la Chiesa. In nessun modo pretendiamo sostituirci alla Chiesa e non abbiamo nessun'altra pretesa, se non quella di restarle fedeli.

3 luglio. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
3 luglio. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza

Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza
Cari amici, la preghiera delle Litanie ci conduce nel cuore della storia della salvezza: la nuova ed eterna alleanza fatta da Gesù col suo sacrificio.

La parola alleanza attraversa tutta la Scrittura. Dio non si limita a creare il mondo e poi ad abbandonarlo al suo destino. Dio cerca l’uomo, gli parla, lo chiama, gli apre una strada. Con Abramo promette una discendenza e una terra. Con Mosè libera il popolo dalla schiavitù e dona la Legge. Con i profeti annuncia un’alleanza nuova, scritta non più soltanto su tavole di pietra, ma nel cuore.

Tutto questo trova compimento in Cristo. Nell’Ultima Cena, Gesù prende il calice e lo consegna ai discepoli dicendo che quel calice è la nuova alleanza nel suo Sangue. Non si tratta di una semplice immagine religiosa. Gesù sta dicendo che il suo Sangue sarà il sigillo definitivo del rapporto tra Dio e l’umanità. Non un patto provvisorio, non un tentativo destinato a essere sostituito, non una promessa fragile appesa alla nostra incostanza. È un’alleanza nuova ed eterna, perché nasce dal dono irrevocabile del Figlio.

La formula utilizzata da Tucho per scomunicare sacerdoti e laici è priva di efficacia penale

Una gestione dilettantesca e semplicistica — e dunque con elementi di invalidità — di documenti importanti da parte delle autorità preposte, oltre alla inusitata severità rispetto ai precedenti storici...

La formula utilizzata da Tucho per scomunicare sacerdoti e laici è priva di efficacia penale

I due documenti pubblicati il 2 luglio dal Dicastero per la Dottrina della Fede — un Decreto [qui] e una Nota Esplicativa (Prot. N. 99/2009) [qui], entrambi firmati dal cardinale Víctor Manuel Fernández e dai segretari Armando Matteo e John J. Kennedy — presentano difetti di tecnica canonica che ne limitano drasticamente la portata reale. Analizzati conformemente al Libro VI del Codice di Diritto Canonico, il loro effetto giuridico si riduce alla dichiarazione di sei scomuniche. Riguardo ai più di settecento sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e ai loro fedeli, la formula impiegata è priva di efficacia penale.

Due strumenti di natura giuridica distinta
Da un lato il Decreto dichiara «a tutti gli effetti giuridici» che mons. Alfonso de Galarreta e i quattro consacrati il 1° luglio — Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier — sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica (cann. 1387 e 1364 § 1 CIC), e che mons. Bernard Fellay, in qualità di co-consacrante che ha aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica del can. 1364 § 1. Si tratta di un decreto dichiarativo di censure già contratte: l’unica figura, insieme alla sentenza, idonea a dichiarare pene latae sententiae (cann. 1341, 1720). Il suo ambito soggettivo è tassativo: sei vescovi.

È vero scisma? Il corto circuito tra conservatori e comunicazione pressappochista o di parte

Mi segnalano la riflessione di un canonista, che riporto di seguito, in merito agli eventi di Ecône. Non tarderemo ad occuparci di Decreto e Nota esplicativa, confrontsta con la precedente. 

È vero scisma? Il corto circuito tra conservatori
e comunicazione pressappochista o di parte

Mi è stato chiesto da alcuni amici di esprimermi se le consacrazioni episcopali compiute ad Econe, costituiscano un atto di scisma e se l'eventuale comminanda formalizzazione della scomunica sia valida o no.
Il tema è complesso.

Papa S. Clemente I nella sua Epistola ai Corinzi aveva profetizzato che gli Apostoli ben sapevano, su divina ispirazione, che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale.
E così è stato nel corso dei secoli.

Un saggio del cardinale Fernández, scoperto di recente, rivela la sua convinzione che tutti siano salvati.

Nella nostra traduzione da Lifesitenews una carrellata di aggiornamento sugli scritti anomali dell'altrettanto anomalo prefetto della Dottrina della Fede. Osservo che molti hanno sottolineato, a proposito dell'evento di Écône, il "CHI scomunica", insieme all'elenco delle sue derive sia dottrinali che morali; il che è efficace dal punto di vista dialettico ma non ha valenza giuridica. Ha il suo peso per valutare in che situazione e in che mani è la chiesa; ma, quanto alla scomunica, occorrerà esaminare e valutare i testi della Dichiarazione e della Nota esplicativa (che presentano peraltro anomalie già evidenti). È quello che faremo nei prossimi giorni.

Un saggio del cardinale Fernández, scoperto di recente,
rivela la sua convinzione che tutti siano salvati.


Il futuro cardinale Víctor Manuel Fernández ha appoggiato apertamente l'universalismo, ovvero l'idea che tutti siano salvati, in un documento ritrovato di recente, scritto più di 30 anni fa.

In un saggio del 1995 di 46 pagine, dal titolo “Romanos 9-11: gracia y predestinación” (Grazia e predestinazione), riportato per la prima volta da El Wanderer, il futuro Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha scritto ampiamente sull'insegnamento della Chiesa in materia di salvezza e predestinazione, citando le opere di Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino, sebbene l'allora sacerdote si concentrasse su quanto da loro scritto sulla misericordia di Dio, ignorando in gran parte la Sua giustizia. Infine, Fernández ha concluso il suo lavoro sottolineando di avere “ferma fiducia” nel fatto che “tutti saranno salvati”, aggiungendo che questo non è un “mero desiderio”, ma si basa su ciò che “so di Dio e dei Suoi piani specifici”.

giovedì 2 luglio 2026

2 luglio. Il Sangue nato nel tempo per salvare il tempo

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue
2 luglio. Il Sangue nato nel tempo per salvare il tempo

Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato
Sanguis Christi,
Verbi Dei incarnáti, salva nos
Cari amici, dopo aver contemplato il Sangue di Cristo come Sangue dell’Unigenito dell’Eterno Padre, la preghiera delle Litanie ci porta al centro del mistero cristiano: il Verbo di Dio incarnato.

Questa invocazione ricorda che il Sangue di Gesù non è un simbolo vago, non è un’immagine poetica, non è una metafora religiosa utile a commuovere i devoti. È il Sangue reale del Figlio di Dio fatto uomo. Il Verbo eterno ha assunto una carne vera, una storia vera, un corpo capace di stanchezza, fame, pianto, ferita. Dio non ci ha salvati restando lontano. È entrato nel nostro tempo, nella nostra povertà, nella nostra fragilità.

Qui si apre una verità grande, che spesso rischiamo di dimenticare proprio perché la ripetiamo da sempre. Il Figlio di Dio si è incarnato. Ha preso carne dalla Vergine Maria. Ha avuto un cuore che batteva, mani che toccavano, occhi che guardavano, piedi che percorrevano le strade degli uomini. E in quel corpo umano scorreva il Sangue della nostra redenzione.

La devozione al Preziosissimo Sangue custodisce con forza la concretezza dell’Incarnazione. Ci impedisce di trasformare il cristianesimo in un’idea, in una morale, in un sentimento spirituale ben confezionato. Cristo non ci ha salvati con un pensiero elevato. Ci ha salvati assumendo la nostra carne e versando il suo Sangue.