Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 27 giugno 2026

In Illo Tempore: IV Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente qui. Mi spiace che sia uno degli articoli meno letti e commentati. Ma continuo a proporlo; personalmente ne traggo un grande giovamento spirituale...

In Illo Tempore: IV Domenica dopo Pentecoste

Proseguiamo il nostro progetto di approfondimento dei testi della Santa Messa della IV Domenica dopo Pentecoste nel Vetus Ordo del Rito Romano, in cui l’Apostolo delle genti ci offre una visione dell’intera creazione che geme anelando alla libertà, mentre l’Evangelista ci mostra Pietro che cade in ginocchio davanti a Cristo.

Le letture della Messa hanno certamente una finalità didattica, volta all’istruzione spirituale e morale; tuttavia esse sono anche offerte sacrificali innalzate al Padre attraverso la voce dell’alter Christus, l’altro Cristo, presso l’altare del Sacrificio. Per questo motivo, nel rito romano più antico, le letture vengono proclamate dal sacerdote all’altare, anche quando sono poi ripetute solennemente dal suddiacono e dal diacono oppure lette successivamente nella lingua del popolo.

Perché ho iniziato ad amare il rito romano tradizionale

Nella nostra traduzione da Substack.com un'esperienza molto personale, densa di dettagli che possono apparire ridondanti, ma servono da introduzione per chi è digiuno e interessato. È un excursus che, letto con pazienza, dispiega tutta la sua efficacia.

Perché ho iniziato ad amare il rito romano tradizionale
Il mio viaggio da bizantino a latino
Benjamin John, 8 maggio 2026

Dal rito bizantino al rito latino
Da quando sono diventato cristiano, il rito romano tradizionale è sempre stato qualcosa che mi ha lasciato perplesso. Quando ho iniziato ad approfondire la fede cattolica nel 2018, le comunità online presentavano la Messa in latino tradizionale come l'esperienza più bella e straordinaria che potessi mai vivere. La promessa sembrava essere che, partecipandovi anche solo una volta, avrei avuto un incontro così profondo con il divino da non desiderare nient'altro.

Purtroppo, ciò non è accaduto.

La prima Messa in rito tridentino a cui ho partecipato nella parrocchia di San Giovanni Cantius a Chicago mi ha lasciato deluso e confuso. Mi era stato detto che questa liturgia era il più grande tesoro della civiltà occidentale, ma non riuscivo nemmeno a seguire o a capire cosa stesse succedendo. Da persona che aveva abbracciato la massima dei Santi Tommaso e Agostino secondo cui "nessuno può amare ciò che non conosce", (1) questa mancanza di comprensione (e la mancanza di qualcuno che si impegnasse ad insegnarmi) mi ha profondamente turbato; soprattutto perché non trovavo nemmeno la mia parrocchia locale del Novus Ordo particolarmente edificante dal punto di vista spirituale (tenete presente che all'epoca ero uno studente liceale socialmente impacciato).

Il 'Praeceptis salutaribus'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo su Il Praeceptis salutaribus. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Il 'Praeceptis salutaribus'

Dopo aver terminato il Canone, il sacerdote introduce il Padre Nostro. Invita l'assemblea a pregare con il familiare Oremus e poi dice o intona:
Praeceptis salutaribus moniti,
Et divina institutione formati,
Audemus dicere.
Che traduco come:
Istruiti con precetti salutari,
E formati per divina istruzione,
Osiamo affermare:
Esortati da comandi salutari,
E ammaestrati da divina istruzione,
Osiamo dire: [dal mio messale -ndT]

venerdì 26 giugno 2026

I responsabii delle religioni in Italia firmano un patto

Segnalazioni dei lettori. Non più Mater et Magistra, ma politicante. Rammento — è questo che la chiesa sinodale sembra aver dimenticato — che le opere compiute senza la grazia (senza il Signore) possono aiutare gli altri sul piano temporale e prima o poi degenerano. Le opere compiute nella carità, invece, diventano meritorie, ecclesiali, sacrificali, ordinate al Cielo.

I responsabii delle religioni in Italia firmano un patto

Chissà di chi è stata l'iniziativa di questo Patto.
Il cristianesimo ridotto ad essere soggetto di accordi politici fra religioni può essere considerata blasfemia.

Chi pensa che questo "patto" possa eliminare il rischio di islamizzazione dell'Italia si sbaglia sottovalutando il potenziale aggressivo di quella religione: i cristiani sono da sempre vittime dell'Islam. le altre religioni non rappresentano motivi di preoccupazione.

Questo "patto" è un atto politico, ma mischiare la politica con la religione non garantisce la pace e il rispetto reciproco. 
_____________
Adesso ho i dettagli: Fonte chiesacattolica.it
Insomma: Cristo Signore che è venuto a fare e chi l'annuncia? Senza di Lui dove arrivano le pur proclamate 'buone volontà'  umane? Notate nel testo: adesso il cammino sinodale coinvolge "le chiese che sono in Italia" (una volta la Chiesa era Una, le altre erano Confessioni diverse). E come la mettiamo con la teocrazia dell'islam?

Patto tra le religioni

La dialettica e l'arte di vivere bene

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge
La dialettica e l'arte di vivere bene
Saggezza: prestiamo attenzione
Tutte le cose buone mi sono giunte insieme a lei, e innumerevoli ricchezze per mezzo delle sue mani, e io mi sono rallegrato di tutte queste cose: perché questa sapienza mi precedeva, e io non sapevo che lei fosse la madre di tutte... Lei è un tesoro infinito per gli uomini. —Il Libro della Sapienza di Salomone, cap.7
Tutte le miniature presenti in questo articolo sono associate al Libro della Sapienza di Salomone nei manoscritti medievali.

Il termine "dialettica", apparentemente così modesto, è in realtà un peso massimo nella cultura occidentale. La sua origine, come per tante altre cose su cui vale la pena riflettere e discutere, è greca: dia- ("attraverso", "contro", ecc.) e lego ("parlare") ci danno ἡ διαλεκτικὴ τέχνη ( he dialektike tekhne ), l'arte dialettica, o in termini più familiari, l'arte della discussione e del dibattito.

Oggigiorno i dibattiti tendono ad essere incredibilmente sterili. Le discussioni sono spesso piacevoli, ma non esattamente illuminanti, e rischiano di essere sviate in qualsiasi momento da uno smartphone. Le cose erano diverse nell'antica Grecia, dove gli smartphone non erano ancora stati inventati e persino i vecchi cellulari, non dipendenti dalla tecnologia, erano, credo, piuttosto rari. La dialettica, per pensatori come Platone, era un mezzo per ricercare la saggezza, e la saggezza, sempre per pensatori come Platone, era eminentemente degna di essere ricercata: essere saggi significava comprendere la realtà e applicare questa comprensione al vivere una vita virtuosa. Nelle Leggi di Platone è la virtù suprema, ovvero "il capo e il principio guida della classe divina dei beni": "ogni Stato e ogni individuo dovrebbe pregare e sforzarsi per la saggezza".

Ma che cos'è la saggezza? Per i filosofi antichi era composta non solo di conoscenza ma anche di
  • profondità spirituale;
  • la capacità di sopportare serenamente i mali della vita; e
  • La phronesis, tradotta come "prudenza", suggerisce ben più di questo: qualcosa di simile alla virtù intellettuale che, per usare le parole di Aristotele, ci conferisce la "capacità di agire in relazione a ciò che è bene o male per l'uomo". La phronesis è la forma di saggezza posseduta da coloro che deliberano bene, dimostrano un sano giudizio e scelgono azioni che contribuiscono al benessere umano. Dev'essere stato piacevole vivere in un'epoca in cui il benessere umano era almeno l'obiettivo presunto delle decisioni politiche.
Credo che il modo più semplice per riassumere la ricerca della saggezza nella cultura antica sia dire che si è evoluta nella ricerca di Dio nella cultura cristiana. Tanta bontà era intessuta nella saggezza che, a tutti gli effetti pratici, essa era paragonabile alla Bontà stessa. Naturalmente, non posso attribuirmi il merito di questa idea, poiché l'Antico Testamento personifica la saggezza in un essere quasi divino, e nel Nuovo Testamento San Paolo si riferisce a Cristo come "la saggezza di Dio".

Aristotele fa un'interessante osservazione sulla fronesi: non si trova nei giovani. Ne dà la seguente ragione: "tale saggezza non riguarda solo gli universali, ma anche i particolari, che si acquisiscono con l'esperienza, e un giovane non ha esperienza, perché è il trascorrere del tempo che la conferisce". Qui semplifica eccessivamente, e non considera nemmeno il ruolo della grazia divina nel trasmettere la saggezza a un'anima fedele di qualsiasi età, ma il punto è comunque cruciale: saggezza ed età sono inseparabili, perché la fronesi, che è una componente fondamentale della saggezza, si acquisisce gradualmente nel tempo man mano che si fa esperienza della vita umana. Ma l'esperienza non si limita al fare o al vivere concretamente le cose. L'esperienza diretta dei "particolari" della vita è particolarmente preziosa, ma acquisiamo esperienza anche conversando con gli altri. E questo ci riporta alla dialettica, quell'incontro di menti e quella condivisione di anime che è così profondamente umana, e così feconda sia di amicizia che di saggezza. Non a caso Socrate, come riportato nell'Apologia, descrisse l'attività dialettica come il più grande dei beni umani:
Se ribadisco che discutere quotidianamente di virtù e di tutte quelle altre cose su cui mi sentite esaminare me stesso e gli altri è il sommo bene dell'uomo, e che una vita senza riflessione non vale la pena di essere vissuta, sarete ancora meno propensi a credermi. Eppure dico la verità.
La Sapienza è con te, e conosce le tue opere, ed era presente quando tu creasti il mondo, e sa ciò che è gradito ai tuoi occhi... Mandala dal tuo santo cielo e dal trono della tua maestà, perché sia con me. —Sapienza di Salomone, cap. 9
Nell'antichità, dunque, la dialettica era il "ragionamento nella conversazione": un pensiero collaborativo volto alla ricerca della verità, reso possibile dal linguaggio. La dialettica sopravvisse nella cultura postclassica del Medioevo cristiano, ma la sua portata e il suo significato si ridussero in qualche modo. "Dialettica" era spesso sinonimo di "logica", e sebbene la logica possa essere intesa come un fenomeno collaborativo e discorsivo, può anche essere un esercizio piuttosto solitario di sillogismi e fallacie. A peggiorare le cose, nell'ultimo secolo circa il concetto di logica è stato massacrato e alterato dalla proliferazione della "logica" booleana, ovvero l'algebra vero/falso su cui si basano i circuiti digitali e, di conseguenza, anche la civiltà umana come la conosciamo oggi. La logica booleana, nel suo contesto appropriato, è uno strumento utile; il problema è che la logica era precedentemente considerata "l'arte del ragionamento", vale a dire "l'arte di pensare bene", mentre ora la parola è irrimediabilmente legata a macchine elettroniche che non ragionano né pensano. Tutto ciò che fanno è seguire le istruzioni. La logica si riduce quindi a seguire istruzioni, privilegiando quelle che si possono ricondurre a operazioni vero/falso? Se così fosse, la logica sarebbe in realtà la nemesi del pensiero, inteso in senso umano e dialettico.

Passando oltre: ora ci troviamo nell'era moderna iniziale (o forse nella "media modernità"), e la dialettica, per Immanuel Kant (morto nel 1804), è un ragionamento che non conduce alla saggezza ma alla confusione. Egli usò il termine per identificare la logica mediante la quale "la mente giunge a credenze illusorie e affermazioni contraddittorie su entità al di là della portata dell'esperienza fisica". Una di queste entità, in linea con la traiettoria generale della filosofia moderna, è Dio. Come dice Kant,

Esiste una dialettica naturale e inevitabile della pura ragione... che aderisce irresistibilmente alla ragione umana, e anche quando ne abbiamo scoperto l'inganno, non cessa di giocarle brutti scherzi e di spingerla continuamente in errori momentanei.

Poco più tardi, nel periodo moderno medio, troviamo Hegel (morto nel 1831), che riporta la dialettica a una modalità più colloquiale. Questa conversazione, tuttavia, non si svolge tra due o tre esseri umani in cerca di saggezza, come nel dialogo platonico, bensì tra concetti socioculturali che sperimentano contraddizioni interne. Le contraddizioni interne portano alla dissoluzione di questi concetti e alla loro successiva riemersione, e poi il processo si ripete, cosicché la dialettica hegeliana costituisce la forza motrice del progresso intellettuale e storico.

Non so bene cosa pensare della dialettica hegeliana. Di certo, non è del tutto negativa. Il paradigma contraddizione-dissoluzione-riemersione ha una qualità resurrezionale che merita di essere ponderata, e il progresso dialettico può essere inteso come il movimento del mondo verso una sorta di telos, anziché verso un futuro senza scopo, infinito e informe che valorizza il progresso come preludio indispensabile a un ulteriore progresso. John Caird, eminente predicatore e accademico del XIX secolo, coglie l'idea di base e la rende piuttosto convincente:

Ma il pensiero è capace di un altro movimento, più profondo. Può elevarsi a... l’unità che è immanente nelle [cose in sé]..., a un’idea che esprime la dialettica interiore, il movimento o il processo verso l’unità, che esiste e costituisce l’essere degli oggetti stessi.

Questo “movimento verso l’unità” è, a mio avviso, una visione spiritualmente valida della storia come narrazione, plasmata dalla divina Provvidenza, in cui le varie tensioni e opposizioni della vita umana si sviluppano gradualmente verso la risoluzione e il compimento. La descrizione di Hegel, tuttavia, la trovo meno attraente:

La dialettica è... la vita e l'anima del progresso scientifico, la dinamica che sola conferisce una connessione immanente e una necessità alla materia di studio della scienza.

Molto meno attraente è invece ciò che Karl Marx fece della dialettica hegeliana: la adottò come una comoda clava con cui colpire l'ordine sociale dominante, che era ancora piuttosto religioso e monarchico, poiché religione e monarchia erano solo due momenti transitori nel grande sviluppo dialettico della storia umana. (A quanto pare, il marxismo è stato proprio quel momento transitorio: è quasi del tutto scomparso, ma monarchia e religione sono rimaste).

A questo punto abbiamo raggiunto la modernità e, poiché, come suggeriva Fukuyama, la postmodernità è "la fine della storia", ci fermeremo qui e torneremo verso un terreno più sicuro.

Questo saggio ha compiuto due cose che ritengo importanti (e spero che siate d'accordo): ha approfondito la natura e il significato della saggezza, un tema oggigiorno purtroppo trascurato, e ha richiamato l'attenzione sul ruolo centrale della dialettica – principalmente quella antica , ma anche quelle medievali e dell'età moderna – nella ricerca della saggezza e della felicità da parte del mondo occidentale (la prima essendo necessaria per la seconda).

Tuttavia, nessuno di questi è l'obiettivo principale che avevo in mente. Ultimamente abbiamo discusso di belle arti – musica , teatro shakespeariano, illustrazioni di manoscritti – e ho pensato che forse dovremmo fare un passo indietro e riflettere sulla natura dell'arte in generale. E ho pensato anche che potremmo farlo in un modo specifico e insolito: ovvero, esaminando la tensione socioculturale, intesa come una sorta di dialettica hegeliana, tra iconofilia e iconofobia. Quindi questo sarà il nostro argomento di domenica: l'amore per le immagini e l'odio per le immagini nella storia occidentale.
Robert Keim, 16 giugno

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

Crisi della Chiesa – III : Dobbiamo fuggire e combattere le eresie che infestano la Chiesa

Procede la minuziosa analisi di Paolo Pasqualucci sugli aspetti più controversi delle innovazioni conciliari. Precedenti qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui

Crisi della Chiesa - III : Dobbiamo fuggire
e combattere le eresie che infestano la Chiesa

-Paolo Pasqualucci, 20 giugno 2026
Sommario : Eresie lampanti (estratti da papa Francesco) – Eresie sottili (estratti da Giovanni Paolo II – Il Figliol Prodigo secondo Wojtyla) – Definizione dell’eresia: il recente libro di mons. Athanasius SchneiderNecessità di mantenere la devozione a Maria Santissima sterminatrice di tutte le eresie, sicuro, potente e insostituibile ausilio nella buona battaglia.
* * *
Circolano impunemente nella Santa Chiesa da tanto tempo errori nella fede ed eresie lampanti. Errori più sottili, ma non meno gravi, sono più difficili da individuare. Difficili ma non impossibili. Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza nell’oceano cupo e tempestoso delle eresie, servendoci anche di un recente, fondamentale testo di SE mons. Atanasio Schneider.

Eresie lampanti (estratti da papa Francesco).
Eresie lampanti nel senso di negazioni palmari di verità di fede sono ad esempio quelle di chi, pur essendo cattolico, sostiene che tutte le religioni salvano, che tutte possiedono la verità, sia pure in modo diverso; che pertanto la religione cattolica non è l’unica a possederla per divina rivelazione. Questa vera e propria eresia nega il Primo Comandamento (“Non avrai altro Dio al di fuori di me”) e il dogma secondo il quale fuori della Chiesa non c’è salvezza, tranne nei casi di battesimo di desiderio esplicito o implicito (una dottrina lasciata cadere nell’oblìo). 

giovedì 25 giugno 2026

Dichiarazione di Fede cattolica rivolta a Sua Santità il papa Leone XIV

Questa magnifica professione di fede, pubblicata dalla Fraternità il 24 giugno 2026, è una proclamazione di Credo ben formulata, completa, raffinata e precisa, decisamente cattolica. Ci sorge la domanda: quanti degli attuali gerarchi della Chiesa potrebbero, in buona coscienza, farla propria? Credo che la posta sia stata notevolmente aumentata: è come se la FSSPX stesse dicendo al Vaticano: "Ecco cosa crediamo, nel dettaglio. Diteci dove abbiamo sbagliato o perché questa non è una base più che sufficiente per lavorare insieme. "Più sottilmente, dicono: "Credete alle stesse cose che crediamo noi? Perché altrimenti siete voi che siete condannati, non noi."
Di particolare nota, il Vaticano II non viene attaccato nei noti dettagli; vien detto, più semplicemente: "Riconosco in particolare che gli errori moderni rappresentano una terribile minaccia per l'intero ordine cattolico, e che la loro penetrazione nella vita della Chiesa, sotto l'influenza del Concilio Vaticano II e le riforme post-conciliari, hanno provocato una crisi di gravità eccezionale."

Dichiarazione di Fede cattolica rivolta a Sua Santità il papa Leone XIV
don Davide Pagliarani Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Beatissimo Padre,
Da più di cinquant’anni la Fraternità San Pio X si sforza per manifestare alla Santa Sede il proprio caso di coscienza davanti ad errori che stanno distruggendo la fede e la morale cattoliche. Purtroppo, ogni discussione intrapresa è stata senza risultato, ogni perplessità espressa senza risposta effettiva. 

Il piano sinodale per la transizione: qualche concessione liturgica, ma la vecchia fede deve morire

Nella nostra traduzione da Substack.com una riflessione fondamentale su: la lettera del vescovo Medley; la nomina sinodale di Leone in Costa Rica e l'avvertimento di Melina secondo cui la rivoluzione morale sta sostituendo la verità con l'interpretazione. Non possiamo che constatare il progressivo inarrestabile attestarsi, senza se e senza ma anche sotto l'attuale pontificato, della chiesa sinodale. Conseguenza: la nuova lex orandi, che ha mutato la lex credendi [vedi], non può che espellere la Liturgia antica. Qui l'indice sulla Liturgia ai tempi di Leone. Qui l'indice degli articoli sul Sinodo.

Il piano sinodale per la transizione:
qualche concessione liturgica, ma la vecchia fede deve morire


Immagine emblematica della Messa tradizionale negata in Francia, celebrata tra le rovine

Il vescovo William Medley di Owensboro ha fornito ai cattolici una delle spiegazioni più chiare mai date finora su ciò che Roma vuole che venga fatto al rito romano tradizionale.

In una lettera del 18 maggio 2026 indirizzata a padre David Kennedy della parrocchia dell’Immacolata Concezione di Earlington, nel Kentucky, Medley lo ringrazia per aver discusso della celebrazione della messa secondo il Messale Romano del 1962 e spiega le condizioni a cui è soggetto il rinnovo dell’autorizzazione. Il vescovo dovrebbe inviare alla Santa Sede un ulteriore rapporto contenente il numero dei partecipanti alle messe e le misure adottate “per condurre i fedeli legati alla liturgia precedente alla celebrazione della liturgia secondo i libri liturgici riformati dal Concilio Vaticano II”.

Questa è un’intera politica riassunta in una sola frase.

Il Kyrie in nove parti: un esempio di "ripetizione inutile"?

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement: interessante per approfondire le formule del Latino liturgico. L'ho inserito in questo indice dedicato. 

Il Kyrie in nove parti: un esempio di "ripetizione inutile"?
Peter Kwasniewski

Come la liturgia bizantina, anche la liturgia romana tradizionale è caratterizzata da numerosi esempi di quella che potremmo definire "ripetizione mirata".

L'antifona dell'Asperges e l'antifona dell'Introito vengono ripetute dopo i rispettivi versetti e dossologie. La dossologia viene recitata più volte durante la Messa. Il Salmo 42, come esposto all'inizio, presenta diverse frasi ripetute. Il Kyrie [qui], naturalmente, ha nove suppliche in tre sezioni (3 x 3), di cui le parti esterne sono verbalmente identiche. Il Confiteor viene recitato dal sacerdote, poi ripetuto dai ministranti con piccole differenze, e infine recitato di nuovo più avanti nella Messa, poco prima della comunione dei fedeli. Il Domine, non sum dignus viene recitato tre volte dal sacerdote e poi tre volte dai ministranti (da soli o insieme ai fedeli). Se guardiamo oltre la Messa, all'Ufficio Divino, troviamo molti altri esempi.

La maggior parte di queste ripetizioni furono eliminate o drasticamente ridotte nella riforma liturgica, presumibilmente in conformità con il Sacrosanctum Concilium 34, che chiedeva la riduzione delle “ripetizioni inutili” (repeantines inutiles, o ineptas come recitava la bozza originale).

mercoledì 24 giugno 2026

Il dogma più controverso della Chiesa, messo in discussione persino da buoni cattolici

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine. Interessante perché ci fa render conto di quanto le innovazioni conciliari, spacciate per 'pastorale', abbiano lasciato il segno nella dottrina. L'ennesima riprova, direi, che lo stato di necessità non è un'illazione come molti sostengono... Una delle tante  riflessioni interessanti qui.

Il dogma più controverso della Chiesa, messo in discussione persino da buoni cattolici

La Chiesa cattolica è sempre stata oggetto di polemiche; in ogni epoca ha sfidato il mondo con insegnamenti difficili da accettare. Nel nostro tempo, a suscitare le maggiori polemiche, sono proprio gli insegnamenti riguardanti le questioni relative alle zone “pelviche” — contraccezione, aborto, omosessualità —. Ma direi che una dottrina in particolare mette alla prova la fedeltà dei cattolici più ferventi di oggi, perché è quella che più contraddice lo spirito del tempo, uno spirito che contagia la Chiesa tanto quanto il mondo. Qual è questo insegnamento cattolico così controverso?

Extra Ecclesiam nulla salus.
Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.