Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 28 gennaio 2026

Trovare il “vero amore” nell’amicizia

Saggi precedenti di questa serie: L’amicizia, “il più grande dei beni esteriori” qui ; Cicerone sulla virtù e il sacrificio dell'amicizia qui
Trovare il “vero amore” nell’amicizia
Romani, compatrioti e amici, ascoltatemi per la mia causa…
Robert Keim, 25 gennaio

Tutte le immagini di questo post raffigurano Davide e Gionata, che hanno fornito l'esempio più memorabile di amicizia nella letteratura dell'Antico Testamento. Il Venerabile Beda, teologo e storico dell'alto medioevo, vedeva la loro relazione come un'allegoria dell'amore tra Cristo e la Chiesa.

È forse un peccato che la nostra cultura abbia creato una sorta di dicotomia tra amicizia e amore. Certo, un'amicizia platonica intima differisce da una relazione amorosa o da un'unione coniugale, ma la scelta del termine mi preoccupa, perché il significato etimologico di "amico", che deriva dal verbo germanico preistorico frijojan , è "amare". L'inglese non ha altra parola oltre a "amore" che catturi l'essenza e l'intensità dell'amicizia autentica, ma oggigiorno usare una parola del genere con gli amici suscita incomprensioni, o peggio. E si potrebbe anche citare quel metodo – popolare tra le ragazze del mio liceo, se non ricordo male – di rifiutare con tatto l'"amore" offerto da un pretendente: "restiamo solo amici". Che ironia che il significato etimologico di questa frase sia "restiamo solo amanti".

Sull'inutilità della riforma liturgica (e perché i seminari non sono la risposta)

Nella nostra traduzione da The Catholic Herald dom Alcuin Reid valuta il documento informativo del cardinale Arthur Roche e sostiene che la riforma liturgica post-conciliare non ha vacillato per mancanza di seminari, ma per la mancanza di una vera formazione liturgica. Precedenti di e su Alcuin Reid a partire da qui. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone.

Sull'inutilità della riforma liturgica
(e perché i seminari non sono la risposta)


Il documento informativo del Prefetto del Dicastero del Culto Divino, redatto per il Concistoro dei Cardinali e pubblicato la scorsa settimana, ha suscitato numerose critiche, e giustamente. È quantomeno ridicolo. Eppure non è affatto uno scherzo. Anzi, dato il suo status, necessita di una seria analisi critica.

Tuttavia, Sua Eminenza aveva assolutamente ragione quando scrisse che «l'applicazione della Riforma ha sofferto e continua a soffrire di una mancanza di formazione» (n. 8). Infatti, quando giustamente insisteva sul fatto che «nella riforma e promozione della Sacra Liturgia si deve anzitutto ricercare la piena e effettiva partecipazione [ actuosa participatio (vedi) ] di tutto il popolo, poiché essa è la prima e indispensabile fonte da cui i fedeli devono attingere il genuino spirito cristiano», la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II proseguiva affermando che «sarebbe vano sperare di realizzare [ actuosa participatio ] se i pastori stessi, per primi, non fossero profondamente permeati dello spirito e della forza della Liturgia e non si assumessero l'impegno di istruirli. È pertanto assolutamente necessario che si presti attenzione, in primo luogo, alla formazione liturgica del clero» ( Sacrosanctum Concilium , 14; corsivo aggiunto).

martedì 27 gennaio 2026

Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente

Qui l'indice sulla realtà distopica.
Il destino dell’Europa è oltre l’Occidente
Marcello Veneziani, 22 Gennaio 2026

Poi d’improvviso, come d’incanto, spariscono le rivolte e le repressioni a Caracas e a Teheran. E resta solo la scia di discussioni e di litigi nostrani, coi maestri cantori dell’Occidente libero, moderno e democratico che ti chiedono: ma tu andresti a vivere in Venezuela, in Iran, in Russia, dicono? No, che non ci vivrei, perché dovrei andarci? E non vivrei nemmeno in Cina, in Corea, in Nigeria, in Groenlandia. Non sono il mio mondo, la mia vita, la mia storia, la mia gente. Perché mai dovrei lasciare il mio paese, la mia civiltà? Il problema è opposto: noi che viviamo qui (e che non vivremmo mai lì) non possiamo decidere cosa è meglio per chi abita lì. Noi che nemmeno siamo in grado di capire cosa è successo e come mai ora sembra tutto rientrato. Tocca a loro deciderlo, noi possiamo solo augurarci e anche impegnarci con i mezzi ragionevoli della diplomazia e della pressione internazionale che decidano il più possibile in modo libero e incruento. Ma non possiamo sostituirci a loro, decidere al posto loro e perfino intervenire con le armi per imporre quel che a noi sembra la soluzione migliore (che magari è quella più utile ai nostri affari o più vicina solo al nostro punto di vista). Anche perché quei popoli non sono come ce li raccontano media e intelligence, contrari per intero ai loro regimi, ma sono divisi, tra favorevoli e contrari, tra sostenitori e nemici giurati del regime; tanti preferiscono il male minore o il male già conosciuto al male sconosciuto. Non credo che la maggioranza degli iraniani preferirebbe lo scià al posto dell’ayatollah; se devono cercare un ricambio lo faranno in Iran, non con pacchi Amazon catapultati dagli Usa o comunque da fuori…

Papa Leone nomina il nuovo arcivescovo di Città del Capo che ha preso in considerazione l'aggiunta di un rito pagano alla liturgia

Avevamo tante speranze, ma sulla Liturgia Leone XIV non promette niente di buono. Differenza solo di facciata, in termini di stile, col bergoglianesimo. Ha appena nominato nuovo arcivescovo di Città del Capo il vescovo Sipuka, interessato ad aggiungere un rito pagano alla liturgia. Più che scandaloso, direi blasfemo! Un curriculum da paura... Inoltre sue precedenti dichiarazioni evidenziano l'interesse nell'integrare l'ubungoma, una pratica guaritrice-indovina zulu, nella fede e nel culto cattolici. In tema di inculturazione purtroppo ci sono precedenti qui - qui - qui - qui. Qui l'indice degli articoli sulla Liturgia ai tempi di Leone. 

Papa Leone nomina il nuovo arcivescovo di Città del Capo che ha preso in considerazione l'aggiunta di un rito pagano alla liturgia

Leggo su LifeSiteNews che, lo scorso 9 gennaio, Leone XIV ha nominato il vescovo Sithembele Anton Sipuka arcivescovo di Città del Capo, in Sudafrica, dopo che il prelato in precedenza ha guidato un importante organismo ecumenico progressista e si è battuto per l'inculturazione liturgica di un rito pagano locale. Già vescovo di Mthatha, Sipuka è stato presidente della Conferenza episcopale cattolica dell'Africa meridionale dal 2019 al 2025 e presidente del Consiglio delle Chiese sudafricano dal 2024.
Il 3 luglio 2025, Leone XIV lo aveva nominato membro del Dicastero vaticano per il dialogo interreligioso.

Nell'ottobre 2024, Sipuka è stato eletto presidente del Consiglio sudafricano delle Chiese (SACC), un organismo ecumenico che riunisce un'ampia gamma di confessioni cristiane in Sudafrica, vanta una lunga storia pubblica che risale al periodo anti-apartheid e risulta storicamente associato all'attivismo di sinistra mentre la sua presidenza era stata precedentemente ricoperta da non cattolici.

San Massimo il Confessore e l'interpretazione mistica della Santa Liturgia: un trattato epocale

Nella nostra traduzione da Kmitalibrary. L'errore dello storicismo e il significato reale e simbolico dei gesti liturgici. Qui l'indice degli articoli dedicati al Rito romano antiquior, alle restrizioni sotto il pontificato di Bergoglio e alle numerose reazioni. Qui l'indice degli articoli sulla liturgia ai tempi di Leone XIV. 

San Massimo il Confessore e l'interpretazione mistica
della Santa Liturgia: un trattato epocale


Le radici nascoste della rivoluzione liturgica
In uno dei suoi consistenti articoli dedicati alla posizione del sacerdote durante la lettura dell'Epistola e del Vangelo nel contesto liturgico, il dott. Peter Kwasniewski ha descritto l'interpretazione errata proposta da un seguace della riforma liturgica postconciliare:
Nella sua presentazione, egli sostiene che il motivo per cui il sacerdote continua a leggere rivolto verso l'altare è che il rito romano codificato nel 1570 (che potremmo semplicemente chiamare "rito tridentino") derivava dal rito della curia privata del papa, dove non c'era assemblea, quindi non c'era motivo di girarsi e leggere per qualcuno. (1)

lunedì 26 gennaio 2026

La Francia dice no alla “morte di Stato”. E in Italia che facciamo?

Condivido, tal quale lo segnala un lettore, il comunicato di Pro Vita & Famiglia. Nel Paese che ha fatto delle cure palliative una scelta di civiltà, si apre ora il dibattito sul suicidio assistito come diritto. Mentre a Roma il ddl langue a Palazzo Madama: lavori fermi dopo l'altoltà del Papa (e della premier). Leggo che i vescovi francesi rompono il silenzio e parlano di coscienze, relazioni e solitudini, ricordando che dietro la richiesta di morire spesso c’è solo una disperata domanda di essere accompagnati. Spero abbiano ricordato anche che la vita è sacra. Qui l'indice degli articoli sulla realtà distopica. 

La Francia dice no alla “morte di Stato”.
E in Italia che facciamo?


Il Senato francese ha inflitto un colpo durissimo alla legge sul fine vita voluta dal presidente Emmanuel Macron, che puntava a legalizzare il suicidio assistito e, in alcuni casi, l’eutanasia.

Dopo l’approvazione in prima lettura all’Assemblea Nazionale nel maggio 2025, il testo è arrivato al Senato – a maggioranza di centrodestra – che ha bocciato l’articolo chiave sul “diritto all’aiuto a morire”, svuotando l’intero impianto della norma e rendendola di fatto inapplicabile.
Non solo. Il Senato ha scelto di rafforzare le cure palliative, l’unica vera risposta umana, sanitaria e civile alla sofferenza dei malati.

L'Iran sta abbandonando l'Islam mentre in migliaia diventano cristiani

Una interessante notizia ripresa da X e di seguito completata con ulteriori informazioni su conversioni al cristianesimo, che attualmente appare la speranza per milioni di persone. Il conflitto scatenatosi in questi giorni ha intensificato il fenomeno di ribellione al regime islamista.

L'Iran sta abbandonando l'Islam
mentre in migliaia diventano cristiani


"L'Iran sta abbandonando l'Islam ed è tra le nazioni meno religiose al mondo! 
Recenti sondaggi mostrano che:
--Il 90% degli iraniani non frequenta le moschee.
--L'88% disapprova il regime della Repubblica Islamica.
--Il 63% non si identifica più con alcuna forma di Islam (né sciita né sunnita).

E questi dati risalgono a cinque anni fa: tutto indica che da allora la popolazione iraniana è diventata ancora più laica. Immaginate come sia ora, con tutto quello che è successo negli ultimi cinque anni!

La ieraticità originaria del latino liturgico

Aggiungo notazioni sul linguaggio liturgico del Rito romano fin dagli inizi, già illustrato qui, che contraddicono molte falsità ideologiche odierne. Qui l'indice degli articoli sul Latino, lingua sacra e unificante per la Catholica nonché ponte tra popoli e culture.

La ieraticità originaria del latino liturgico

L'affermazione che il rito romano sia nato nel "vernacolare" è uno dei miti più persistenti e incontestabili dello studio liturgico moderno. Serve da pietra angolare per quasi ogni argomento a favore di una riforma linguistica radicale, eppure crolla sotto un serio esame della storia linguistica e della struttura rituale.

Affermare che il latino del Canone Romano fosse semplicemente il "discorso di strada" del III o IV secolo non è un semplice errore storico; è una invenzione totale: una narrazione arbitraria che ignora la natura stessa della lingua sacra. Tutte le prove disponibili suggeriscono che la liturgia romana fu formulata con un linguaggio ieratico e sacrale sin dalla sua nascita, in contrasto intenzionale con quello comune del mercato romano. Quando gli studiosi ribadiscono in modo superficiale che "il latino era un tempo il vernacolo", tradiscono una profonda ignoranza della stratificazione linguistica del mondo antico. Anche all'apice dell'Impero, c'era un vasto abisso tra Sermo Vulgaris (il discorso comune) e il latino stilizzato, ritmico ed elevato usato nella legge, nella poesia e nelle cerimonie di stato. E infine anche nel culto.

domenica 25 gennaio 2026

Un nuovo cattolicesimo

Ci ho pensato anch'io, vedendo le immagini iperdiffuse dalla TV. Lo riprendo da Vigiliae.
Un nuovo cattolicesimo
Rev. Leon, 24 gennaio

Ci sono momenti nella vita della Chiesa che mettono silenziosamente in luce la distanza tra ciò che è scritto e ciò che è vissuto. Il funerale di Valentino, il celebre stilista italiano morto all'età di novantatré anni, celebrato in una basilica romana, è stato uno di questi. Non è accaduto nulla di sensazionale. Nessun dramma liturgico, nessun tumulto teologico. Solo una scena semplice e umana: due uomini che lo avevano amato – uno il suo compagno, l'altro un ex compagno – si sono alzati durante la liturgia per parlare di lui dall'ambone. Erano composti, sinceri, addolorati. L'assemblea ha ascoltato. E questo è tutto.

Dominica tertia post Epiphaniam (Adoráte Deum)

Ripubblico per i nuovi lettori, ma anche per tutti noi, per ripercorrere ogni volta l'anno liturgico con fedeltà e sempre ulteriore approfondimento. Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa di oggi.

Dominica tertia post Epiphaniam

Ps. 96, 7-8  - Adoráte Deum, omnes Ángeli eius: audívit, et laetáta est Sion: et exsultavérunt fíliae Iudae.
Ps. 96, 1 - Dóminus regnávit, exsúltet terra: laeténtur ínsulae multae. Glória Patri…
Ps. 96, 7-8 - Adoráte Deum, omnes Ángeli eius…
Sal. 96, 7-8 - Adorate Dio, voi tutti Angeli suoi: Sion ha udito e se ne è rallegrata: ed hanno esultato le figlie di Giuda. Sal. 96, 1 - Il Signore regna, esulti la terra: si rallegrino le molte genti. Gloria al Padre…
Sal. 96, 7-8 - Adorate Dio, voi tutti Angeli suoi…

L'instabilità della festa di Pasqua provoca quasi tutti gli anni un cambiamento nell'ordine secondo il quale si presentano nel Messale le domeniche che seguono. 
La Settuagesima risale spesso fino a gennaio, e talvolta avviene perfino che la Quinquagesima precede la festa della Purificazione. Di conseguenza, l'Ufficio delle ultime quattro Domeniche dopo l'Epifania può essere rinviato ad altra epoca del ciclo liturgico.