Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 7 luglio 2026

Müller, cura te ipsum!

Mi accingevo a scriverne; ma lo trovo ben argomentato su Radio Spada.
Müller, cura te ipsum!
di Red.

Tra critici i più duri delle consacrazioni episcopali della FSSPX spicca il cardinale Müller, esponente di punta del “tradi-conservatorismo”. che ha paragonato i continuatori dell’opera di mons. Lefebvre all’eresiarca Lutero e allo scismatico Enrico VIII[1].

Ebbene alle due accuse si può tranquillamente rispondere «Medico, cura te stesso!»

Quanto a Enrico VIII, che, com’è noto diede origine a uno scisma e a una gerarchia antiromana perché fosse legittimato il suo adulterio e concubinato, ricordiamo che l’Eminentissimo fu tra i difensori dell’ortodossa di Amoris laetitia (approvazione pratica del concubinato[2]) e tra i critici delle modalità di presentazione dei famigerati dubia [3].

7 Luglio /Il Sangue dell'Amore crocifisso

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
7 Luglio /Il Sangue dell'Amore crocifisso

Sangue di Cristo, effuso sulla croce
Cari amici, buongiorno. Oggi la Litania ci porta al Calvario dove tutto converge. Il Getsemani, la flagellazione, la corona di spine, il cammino doloroso, gli insulti, l’abbandono, la sete, il perdono offerto ai carnefici. Sulla croce il Sangue di Cristo viene versato fino al compimento. Il Figlio non trattiene nulla. Dona il corpo, dona il respiro, dona la Madre, dona il perdono, dona la vita. L’amore, arrivato alla croce, non parla più con molte parole. Si lascia inchiodare.

La croce è il luogo nel quale il peccato mostra tutta la sua violenza e Dio manifesta tutta la sua misericordia. Gli uomini alzano la croce come strumento di condanna, Dio la trasforma in trono di salvezza. Gli uomini pensano di aver eliminato Gesù, il Padre rivela proprio lì la fecondità del Figlio obbediente. Il Sangue che cade dalla croce non è il segno di una sconfitta subita. È il dono libero dell’Agnello.

Gustavo Corção. Il valore del Concilio Vaticano II

Ringrazio Gederson Falcometa che, alla luce dei recenti avvenimenti che coinvolgono la FSSPX, della crisi della Chiesa e dell'attuale sviluppo della cosiddetta Chiesa sinodale, e considerando che ci troviamo nel mese dedicato al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, ci segnala il testo che riporto di seguito. È di , uno dei maggiori intellettuali cattolici brasiliani del XX secolo e vigoroso difensore della dottrina tradizionale della Chiesa.

Premessa di Gederson Falcometa
Gustavo Corção (1896–1978) è stato uno dei maggiori intellettuali cattolici brasiliani del XX secolo. Convertitosi al cattolicesimo in età adulta, divenne uno dei più vigorosi difensori della dottrina tradizionale della Chiesa. Filosofo, saggista e polemista di grande talento, affrontò con particolare lucidità la crisi postconciliare, sempre ponendo al centro delle sue riflessioni la fedeltà al deposito della fede e il fine soprannaturale della Chiesa: la salvezza delle anime.
Mi ha colpito soprattutto il criterio con cui egli afferma che debba essere giudicato un Concilio Ecumenico:
«Ci sembra evidente che il valore principale di un Concilio Ecumenico possa essere misurato soltanto secondo un criterio essenzialmente cattolico: quello dell'applicazione del Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo per la salvezza delle anime, e non secondo criteri desunti dal mondo o dalla storia
Credo che questo principio racchiuda, in poche righe, una prospettiva profondamente cattolica: il valore di un Concilio non può essere misurato dal suo impatto storico, culturale o mediatico, ma unicamente dalla sua ordinazione al fine proprio della Chiesa, cioè l'applicazione dei meriti della Redenzione e la salvezza delle anime.

lunedì 6 luglio 2026

Lettera di Monsignor Carlo Maria Viganò a don Davide Pagliarani

Qui l'indice dei precedenti e correlati.
Lettera di Monsignor Carlo Maria Viganò
a don Davide Pagliarani:

Spirituale vicinanza e pieno sostegno

Reverendo e caro Don Davide,
desidero esprimere a Lei, agli Ecc.mi Vescovi – in particolare ai Confratelli neo-consacrati – e a tutta la Fraternità Sacerdotale, la mia spirituale vicinanza e il mio pieno sostegno in quest’ora così travagliata e drammatica.
Ho particolarmente apprezzato la Sua Lettera a Leone, commosso per il profondo spirito sacerdotale che la pervade.
Lo spietato Decreto e la Nota dell’ex-Sant’Uffizio, con la loro durezza verso chi ha la sola “colpa” di voler rimanere Cattolico, rivelano ancora una volta lo scisma in atto tra il Papa e il Papato stesso: la chiesa conciliare-sinodale che tenta di eclissare la Chiesa Cattolica.
Mentre si mostra indulgenza, se non aperta complicità, verso veri scismi e abusi di ogni genere, si riservano le pietre a chi custodisce e trasmette la Fede. Ed è proprio la vostra fedeltà a rendere evidente il fallimento della rivoluzione conciliare e la vitalità della Tradizione.
Ai sacerdoti, ai chierici e ai fedeli laici della Fraternità fondata dal Venerato Mons. Marcel Lefebvre, mi permetta, caro Don Davide, di dire con affetto: Non lasciatevi turbare. Rimanete saldi nella Fede, nella Dottrina immutabile, nel Sacerdozio e nella Santa Messa di sempre, fedeli a Santa Romana Chiesa, nella luminosa testimonianza a Cristo Re e Pontefice.
La Santissima Vergine Maria, Ausiliatrice dei Cristiani e debellatrice di tutte le eresie, vi protegga sempre e vi confermi nella Verità.
Cum Benedictione + Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 4 luglio MMXXVI

Da Gerusalemme a Gerico e il "Non venite" mancato

Lo estraggo dai commenti perché è quanto mai significativo e condivisibile sotto molti aspetti che non trascura. Ricordo che il papa è criticabile perché, nella chiesa sinodale, non parla più ex cathedra. Qui l'indice degli articoli dedicati all'immigrazionismo.
Da Gerusalemme a Gerico e il "Non venite" mancato

"Non venite". Questo avrebbe potuto dire il Papa a Lampedusa, se avesse veramente voluto salvare vite e combattere il traffico di esseri umani.

Non per cinismo, ma per quella verità elementare che ogni operatore di frontiera conosce e nessun pulpito pronuncia.

Ogni messaggio di accoglienza senza deterrenza, senza rimpatri e senza un confine credibile diventa un volantino pubblicitario nelle mani dei trafficanti libici.

Invece Leone XIV ha scelto il copione opposto. Lo stesso copione di tredici anni fa. Stessa isola, stesse tombe, stesse lacrime, stesse parole. E lo stesso risultato: nessuno.

Oggi l'aereo papale è atterrato alle 8.54 su un'isola che conosce il copione a memoria.

Inginocchiamento al cimitero dei senza nome. Sosta alla Porta d'Europa. Stretta di mano ai migranti dell'hotspot. Giro in papamobile. Messa con quattromila fedeli. Omelia. Decollo alle 12.54. Quattro ore esatte. Il tempo di una compassione cronometrata.

6 luglio /Il Sangue del Re umiliato

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
6 luglio /Il Sangue del Re umiliato

Sangue di Cristo, effuso nella coronazione di spine
Cari amici, buongiorno e buon inizio di settimana. Dopo la flagellazione, i soldati intrecciano una corona di spine e la pongono sul capo di Gesù. Gli mettono addosso un mantello, gli danno una canna come scettro, si inginocchiano davanti a Lui per deriderlo. È una scena di crudele parodia regale. L’uomo prende il Re vero e lo trasforma in oggetto di scherno. Il potere umano, quando perde il timore di Dio, diventa spesso teatro di umiliazione. E gli uomini, quando si sentono forti in gruppo, riescono a diventare terribilmente piccoli. Mistero sociologico? No, vecchia miseria del peccato.

La corona di spine ferisce il capo di Cristo. Il Sangue scende dal volto del Re umiliato. Quel volto che aveva guardato Pietro, Zaccheo, la Maddalena, i malati, i peccatori, ora viene coperto di sangue e sputi. Eppure proprio lì si rivela la regalità di Gesù. Non una regalità fondata sulla forza, sul dominio, sulla capacità di schiacciare i nemici. La regalità di Cristo è la signoria dell’amore che resta fedele mentre viene disprezzato.

La crisi della FSSPX è una crisi epistemologica

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge una trattazione interessante sulla vicenda della FSSPX.
La crisi della FSSPX è una crisi epistemologica
Le consacrazioni episcopali rappresentano un'opportunità
per confrontarsi con un'incertezza irrimediabile.
Parole, parole, parole, sono così stufo delle parole!
Ricevo parole tutto il giorno, prima da lui, ora da te!
—Eliza Doolittle
Abbandonando la mia consueta indifferenza per l'attualità, oggi oso proporre alcune riflessioni sulle consacrazioni episcopali recentemente celebrate – o perpetrate, dal punto di vista di Roma – dalla Fraternità Sacerdotale di San Pio X. La mia analisi sarà atipica, in parte perché il suo scopo è quello di stimolare la riflessione piuttosto che persuadere.

domenica 5 luglio 2026

In Illo Tempore: Sesta Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente . Stavolta siamo riusciti a tradurre in contemporanea.

In Illo Tempore: Sesta Domenica dopo Pentecoste

Mentre scrivo, è proprio il giorno – il 2 luglio 2026 – in cui, dopo le consacrazioni episcopali di ieri da parte della Fraternità San Pio X, la Santa Sede ha dichiarato la stessa Fraternità scismatica, i suoi vescovi scomunicati, i loro matrimoni e le loro confessioni invalidi, e avverte il clero e i fedeli laici che l'adesione formale alla Fraternità San Pio X comporta la scomunica. Che tristezza.

Nel frattempo, leggiamo di vescovi statunitensi che reprimono coloro che desiderano i riti liturgici tradizionali, sopprimendone la celebrazione. In realtà, la questione riguarda le persone, non solo i riti. La celebre frase di Tertulliano ci colpisce: “ Plures efficimur, quotiens metimur a vobis: semen est sanguis Christianorum … Diventiamo più numerosi ogni volta che veniamo falciati da voi: il sangue dei cristiani è seme” ( Apologeticum 50.13). Queste brave persone non stanno subendo un sanguinoso martirio. La loro prova è una sorta di martirio bianco, reso più acuto dal fatto che proviene da coloro il cui ruolo dovrebbe essere paterno. Se uno sconosciuto ti ferisce, soffri. Se ti ferisce qualcuno a cui sei stato affidato, soffri di più.

5 Luglio. Il Sangue della mitezza ferita

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
5 Luglio. Il Sangue della mitezza ferita

Sangue di Cristo, nella flagellazione versato
Cari amici, buon giorno e buona domenica. La preghiera delle Litanie ci conduce oggi davanti a una delle scene più dolorose della Passione: la flagellazione.

La flagellazione è un mistero duro da contemplare. Il corpo di Gesù, già consegnato all’ingiustizia, viene esposto alla violenza degli uomini. Non siamo davanti a una sofferenza generica, né a un dolore spiritualizzato fino a perdere concretezza. Qui il Verbo incarnato porta sulla sua carne il peso del peccato, della crudeltà, dell’umiliazione. Colui che ha guarito i malati viene ferito. Colui che ha toccato i lebbrosi viene colpito. Colui che ha usato le mani per benedire, rialzare, spezzare il pane, viene ridotto a corpo inerme davanti alla brutalità.

Domenica VI dopo Pentecoste (Dóminus fortitúdo)

Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa. Meditiamo sulla Liturgia del giorno con dom Prospero Guéranger, quasi come una lectio divina e assimilandone anche il valore pedagogico. Lo ripropongo perché dà l'opportunità di approfondire per chi già conosce o di conoscere per chi leggesse solo ora.

Dominica VI post Pentecosten
("Dóminus fortitúdo")

Intróitus
(Ps 27:8-9) - Dóminus fortitúdo plebis suæ, et protéctor salutárium Christi sui est. Salvum fac pópulum tuum, Dómine, et bénedic hereditáti tuæ, et rege eos usque in sæculum.
(Ps.27:1) - Ad te, Dómine, clamábo, Deus meus, ne síleas a me: nequándo táceas a me, et assimilábor descendéntibus in lacum. Glória Patri… V Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculorum. Amen.
Dóminus fortitúdo (usque ad Ps.).
Introito
(Sl 27:8-9) - Il Signore è la forza del suo popolo, e presidio salutare per il suo Unto: salva, o Signore, il tuo popolo, e benedici i tuoi figli, e govérnali fino alla fine dei secoli.
Sl 27:1 - O Signore, Te invoco, o mio Dio: non startene muto con me, perché col tuo silenzio io non assomigli a coloro che discendono nella tomba. V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo. R. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
- Il Signore è la forza del suo popolo...

Il peccato di David.
L'Ufficio della sesta Domenica dopo la Pentecoste si apriva ieri sera con l'esclamazione vibrante d'un profondo pentimento. David, il re-profeta, il vincitore di Golia, vinto a sua volta dall'attrattiva dei sensi e da adultero divenuto omicida, esclamava sotto il peso del suo duplice delitto: "Ti prego, o mio Dio, perdona l'iniquità del tuo servo poiché ho agito come un insensato!" (Antifona dei Vespri).
Il peccato, quali che siano il colpevole e la colpa, è sempre debolezza e follia. L'orgoglio dell'angelo ribelle o dell'uomo decaduto non impedirà mai che la putredine di queste due parole si applichi, come una stigmata umiliante, alla ribellione contro Dio, all'oblio della sua legge, a quell'atto insensato della creatura che, chiamata ad elevarsi nelle serene sfere dove risiede il suo autore, si sottrae e fugge verso il nulla, per ricadere più in basso ancora di quel nulla da cui era uscita. Follia volontaria tuttavia, e debolezza inescusabile, poiché se l'essere creato non possiede nel suo intimo che tenebre e miseria, la somma bontà mette a sua disposizione, mediante la grazia che non manca mai, la forza e la luce di Dio.