Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 3 gennaio 2026

Convertita perseguitata avverte: il silenzio del Vaticano sull’Islam sta portando l’Europa verso l’«autodistruzione»

Diane Montagna su Substack, intervista Sabatina James, convertita cattolica di origine musulmana che vive in esilio negli Stati Uniti d’America, che denuncia: «Se il Vicario di Cristo non denuncia la persecuzione dei Cristiani, chi altro può farlo?». Avvertimenti non nuovi. Precedenti quiqui

Convertita perseguitata avverte: il silenzio del Vaticano sull’Islam sta portando l’Europa verso l’«autodistruzione»

Una convertita cattolica di origine musulmana che vive in esilio negli Stati Uniti d’America avverte che l’approccio del Vaticano all’Islam sta mettendo a rischio i Cristiani di tutto il mondo. Esorta inoltre Papa Leone XIV a intraprendere azioni più incisive contro la loro persecuzione.

Sabatina James, filantropa austriaco-pakistana e autrice del nuovo libro di memorie The Price of Love: The Fate of a Woman and a Warning to the West [Il prezzo dell’amore: il destino di una donna e un monito all’Occidente qui], è fuggita dalla Germania nel 2015 a causa delle continue minacce di morte per apostasia e delle sue critiche esplicite ai matrimoni forzati.

venerdì 2 gennaio 2026

Messa tridentina a Castellammare di Stabia

Ripetiamo l'avviso già pubblicato su questo blog dieci anni fa: il gruppo stabile di fedeli della diocesi di Sorrento-Castellammare conferma la celebrazione festiva della liturgia tradizionale in latino (secondo il Messale del 1962).
Celebra normalmente don Antonio Cioffi: 
  • quando: alle 10:30 di domenica e festivi

  • dove: chiesa del Gesù nuovo, via Gesù 29 (di fronte Riv.Lotto), Castellammare di Stabia (quella con la scritta "Indulgentia plenaria")

  • coordinate GPS: navigatore puntato a: 40.6939, 14.4789

  • in treno: ferrovia Circumvesuviana, scendere alla stazione di Castellammare di Stabia, sei minuti a piedi secondo il percorso indicato qui

  • per maggiori informazioni: email: missagregorianasurrentum@yahoo.it o gruppo whatsapp "Messa tridentina stabiese"

Buon Natale e buona notte. Mai suicidio culturale fu più assistito e perfetto

Mi segnalano — e lo condivido — l'articolo che segue di Giulio Meotti
Buon Natale e buona notte. Mai suicidio culturale fu più assistito e perfetto.

Per sapere che “l’Europa è decadente” l’amministrazione americana non aveva bisogno di andare a Schorndorf, la cittadina sveva di 40.000 anime a venti minuti da Stoccarda, la città di Gottlieb Daimler, uno dei pionieri dell’industria automobilistica.

Il campanile gotico domina ancora la piazza del mercato con la sua guglia che trafigge il cielo come una lancia di pietra. Per cinque secoli quella campana ha scandito battesimi, nozze e funerali di generazioni di luterani. Domenica 16 novembre, dentro la navata e all’altare dove Martin Lutero avrebbe potuto predicare, un muezzin: “Allahu Akbar”.

giovedì 1 gennaio 2026

La nota di Tucho Fernández sulla Beata Vergine è un’offesa grave a Nostra Signora

Nella nostra traduzione da Rorate caeli la Lettera di una fedele laica cattolica a un sacerdote, a proposito della Nota dottrinale Mater Populi Fidelis. Qui l'indice degli articoli in tema. 

La nota di Tucho Fernández sulla Beata Vergine
è un’offesa grave a Nostra Signora

Roma, 6 dicembre 2025
Caro Padre,
Condivido il suo dolore per le recenti offese arrecate alla Santa Vergine. Lei mi ha detto che questo è il tempo di compiere atti di fede:

Credo che Tu possa tutto, o Regina del Cielo e della Terra, assisa alla destra del Figlio, al di sopra di tutti gli angeli e di tutti i santi, Mediatrice di tutte le grazie, Corredentrice, Immacolata piena di grazia, Madre di Dio!

E soprattutto, lei mi ha detto, questo è il tempo di moltiplicare gli atti di amore. Amare è il modo più perfetto di riparare (e se la Madonna ha potuto riparare, con e sotto Cristo, mediante la Sua Compassione sul Calvario, è proprio perché, fin dall’eternità, la Santissima Trinità aveva posto in Lei tutto il Suo amore: nessuna creatura, nemmeno l’insieme di tutte le creature sante, sarà mai amata da Dio come lo è la Santissima Vergine, né potrà mai amare come Ella ama). Amare di più Nostra Signora significa amare di più Nostro Signore Gesù Cristo, poiché la Madre e il Figlio sono uniti e conformi in tutto; amare di più il Suo Cuore Immacolato significa amare di più il Sacro Cuore di Gesù, poiché i due Cuori non ne formano che uno solo; e amare di più la Croce significa amare di più il Figlio e la Madre, e attraverso di loro il Padre, e anche noi peccatori, poiché fu abbracciando la Croce che Cristo e la Vergine Maria, il primo mediante un sacrificio esteriore e interiore, la seconda mediante un sacrificio puramente interiore, amarono perfettamente il Padre, si amarono perfettamente l’un l’altra e amarono perfettamente noi, compiendo la nostra redenzione.

Mi unisco dunque a lei nell’opera di riparazione che queste offese richiedono, a lei che custodisce sempre il suo cuore nel Cuore della Vergine Santissima e lo sguardo fisso sul Calvario; e per lei e per tutti i sacerdoti, per i quali prego sempre e offro quel poco che posso, chiedo alla Madonna, i cui figli prediletti siete, di nutrirvi sempre del Suo spirito di oblazione e di immolazione. Mi permetta tuttavia, caro Padre, di esprimere una materna apprensione per le anime dei sacerdoti, poiché l’adesione alla dottrina perenne sulla Vergine Maria è un criterio essenziale di discernimento: molti saranno messi alla prova, molti si sacrificheranno per continuare a difendere la Verità, ma molti potrebbero cedere alla pressione, per una falsa prudenza, mettendo in pericolo la propria anima e quella di coloro di cui sono responsabili.

Questo spirito di oblazione e di sacrificio della Vergine, che fonda i Suoi titoli di Corredentrice e Mediatrice universale, si manifesta nel rito tridentino della Santa Messa. È infatti partecipando a questo santo rito che riesco a penetrare più profondamente il mistero di questi privilegi mariani, mentre recito il Rosario dei Sette Dolori della Madonna, che mi permette di unirmi più intimamente al Sacrificio dell’Altare, poiché, in effetti, io passo attraverso Maria, che si unisce al Sacrificio del Calvario: Ad Jesum per Mariam.

Mi permetta dunque, caro e buon Padre, di scriverle — a lei che ogni giorno offre il Sacrificio sull’altare — riguardo a ciò che io vedo da una prospettiva diversa dalla sua, quella di una semplice laica che cerca di unirsi interiormente al Santo Sacrificio assistendo alla Messa con pietà e raccoglimento. Vedo queste realtà in particolare nell’intimità della Messa letta, quando l’identificazione tra il sacerdote e Cristo appare più evidente, poiché egli è solo. Ma non è solo, perché con lui, come con Cristo, c’è la Vergine Maria, che agisce anch’Ella spiritualmente. E se, al momento della consacrazione, il sacerdote agisce in persona Christi, in virtù del ministero unico che Cristo ha conferito a certi uomini da Lui scelti dall’eternità (e per questo siate benedetti in eterno!), al momento dell’Offertorio il sacerdote guarda a Maria, Virgo offerens.

Nessun uomo si avvicina più intimamente ai santi Misteri del sacerdote; nessuno tocca più da vicino il mistero per cui, sull’altare, il Santo Sacrificio del Calvario è reso presente sacramentalmente, sacrificio che Cristo stesso offre in quel momento per mezzo del Suo ministro, alter Christus. E nessuno sa meglio di lui come, nella sublime liturgia della Santa Messa, che racchiude tutto il mistero dell’Incarnazione-Redenzione, Ella agisca anch’essa, dall’inizio alla fine — Colei che Dio, dall’eternità, con un unico decreto, ha associato al Signore Gesù Cristo in quest’opera, dall’inizio alla fine, come Madre di Dio-Corredentrice. Dio onnipotente avrebbe potuto agire in tutt’altro modo, ma per il modo in cui ha voluto agire, ha voluto che la Santissima Vergine desse il suo consenso, pronunciasse quel Fiat senza il quale l’Incarnazione-Redenzione non sarebbe avvenuta. Mi perdoni, pazientissimo Padre, se ripeto cose che tutti hanno imparato al catechismo, ma sono troppo belle e troppo grandi perché restino nel silenzio: pronunciando il suo Fiat, la Vergine Santissima acconsente a diventare Madre di Dio e Madre del Redentore, cioè acconsente a che il Verbo si faccia carne in Lei e Si offra in sacrificio per la nostra salvezza. Ella acconsente a generarLo per immolarLo, e coopera a questo dal principio alla fine, aderendo perfettamente alla volontà divina: è sul Calvario, culmine della Passione e della Compassione, che il suo Fiat, pronunciato al momento dell’Annunciazione, raggiunge la sua perfezione — ed è lì che la maternità divina trova la sua forma. Ora, ogni giorno nella Messa, la Madonna, Madre e modello del sacerdote, rinnova il suo Fiat e la sua partecipazione al Sacrificio. E l’associazione della Vergine con il Figlio lungo tutta l’opera della Redenzione, dall’Incarnazione al Calvario (e poi, in cielo, nella distribuzione dei frutti della Redenzione), corrisponde alla Sua associazione con il sacerdote, Suo figlio prediletto, lungo tutta la liturgia della Messa, dalla preparazione in sacrestia al Sacrificio dell’altare (e poi, dopo la comunione delle specie eucaristiche, durante la distribuzione del Corpo glorioso di Cristo).

San Bernardo afferma che tutta la creazione trattenne il respiro in preghiera nel momento in cui la Vergine stava per pronunciare il Suo Fiat all’Incarnazione e alla Redenzione. Questa attesa orante è quella dell’anima pia nei momenti che precedono l’uscita del sacerdote dalla sacrestia. Quando, nella penombra, prima dell’inizio della celebrazione, il sagrestano accende la prima e poi la seconda candela ai lati dell’altare, io penso a Dio Padre che, dopo il peccato originale, annuncia ad Adamo ed Eva la Donna che schiaccerà il capo del serpente, cioè la Vergine Maria (prima luce di speranza, stella del mattino), e la Sua discendenza, cioè Cristo (la pienezza della luce, la lux vera). L’attesa dei fedeli cresce. E come allora, così ora, il mistero si prepara nel segreto. Quando venne la pienezza del tempo, la Vergine pronunciò il suo Fiat e il Verbo si fece carne nel suo seno, e in quel giardino chiuso e santissimo Ella cominciò a preparare Cristo: tutto ciò che il Verbo assunse come uomo lo ricevette da Lei; fu Lei a dargli il Suo corpo, che era il Suo stesso corpo e non un altro; fu Lei a dargli il Suo sangue, il sangue che sarebbe stato versato, che era il Suo stesso sangue; fu Lei a dargli quel Cuore sacratissimo, indissolubilmente unito al Suo Cuore Immacolato — due cuori trafitti come uno solo dalla lancia e dalla spada sul Calvario; fu Lei a rivestire Gesù Cristo delle vesti sacerdotali con cui uscì dal suo grembo, pronto a essere sacrificato. Ciò che avvenne allora, in quel momento unico, nel segreto dell’anima e del corpo della Vergine Maria, è simbolicamente riprodotto ogni giorno nella sacrestia, simbolo del grembo della Vergine. Nella sacrestia, il sacerdote si riveste dei paramenti liturgici uno ad uno, recitando per ciascuno una preghiera: l’amitto per respingere gli assalti del demonio, l’alba per essere purificato, il cingolo per custodire la castità, il manipolo per ottenere le lacrime e il dolore del ministero, la stola dell’immortalità, la casula che è il giogo del Signore: tante grazie che il sacerdote riceve per mezzo della Madonna, Mediatrice universale di tutte le grazie. E il sacerdote esce dalla sacrestia “pronto” per il sacrificio, come Cristo uscì dal grembo sacratissimo di Sua Madre.

Quando il sacerdote esce dalla sacrestia, al suono del campanello, i fedeli chinano il capo come i pastori che adorano il piccolo Re e Sacerdote a Betlemme. Egli si reca subito all’altare, luogo del sacrificio, per disporre le ostie ancora coperte. Ma è la Vergine che lo guida, come quando portò il Bambino Gesù al Tempio per la Presentazione, la prima offerta simbolica che la Madre fece del Figlio al Padre, la “offerta mattutina” (San Bernardo), il cui significato è rivelato dalla profezia di Simeone, il primo dei Sette Dolori di Maria. Poi il sacerdote torna ai piedi dell’altare, e lì comincia la Messa. Introibo ad altare Dei. Ad Deum qui laetificat juventutem meam. E subito giunge l’ora della persecuzione di Erode e della fuga in Egitto (secondo dei Sette Dolori): Judica me Deus, et discerne causam meam de gente non sancta: ab homine iniquo et doloso erue me. La Madre porta il Bambino Gesù e Lo protegge dall’assassino e dai pagani; e così porta e protegge il sacerdote nel mondo, contro gli attacchi esterni, ma soprattutto contro il solo vero male, che è il peccato, introdotto dal Confiteor.

Il sacerdote sale poi definitivamente all’altare, luogo del sacrificio per il quale è venuto al mondo. Dopo un periodo didattico, che rappresenta la vita pubblica di Cristo, l’insegnamento della Verità da parte di Colui che è la Verità (fase preannunciata storicamente dalla predicazione ai dottori nel Tempio, quando la Vergine Maria ebbe un’anticipazione del terzo dei Sette Dolori, l’angoscia della separazione dal Figlio), ci avviciniamo al culmine della Santa Messa.

L’Offertorio, carissimo Padre, è uno dei momenti più belli per il sacerdote, ma anche per i fedeli che hanno il privilegio di assistere al rito antico della Messa; ed è uno dei tesori di cui purtroppo sono stati privati sacerdoti e fedeli dalla riforma liturgica. Con ciò che sto per dire, non intendo giustificare coloro che non comprendono la gravità inaudita della recente Nota dottrinale sulla Vergine Maria, ma desidero cercare di capire come sia possibile che non la comprendano, e credo che questa incapacità non sia estranea alla riforma liturgica: come possono infatti coloro ai quali è stato tolto l’Offertorio, ai quali è stato nascosto il significato sacrificale della Santa Messa, che hanno così perso la disposizione a unirsi al Sacrificio, comprendere la Corredenzione? Le due cose vanno insieme. Lex orandi, lex credendi. E l’Offertorio è uno dei momenti in cui il ruolo della Corredentrice appare più chiaramente. Infatti, i momenti di offerta si ripetono lungo tutta la Messa e, ogni volta, con Cristo che si offre, c’è anche la Vergine Maria che lo offre. Ciò che avvenne nel segreto della sacrestia in modo ancora nascosto (la preparazione dell’Ostia-Gesù nel grembo della Vergine e la sua offerta interiore), poi in modo suggestivo durante la prima salita del sacerdote all’altare (che può ricordare la Presentazione al Tempio), viene esplicitato nell’Offertorio, quando il sacerdote scopre l’ostia e poi la offre. Come la Vergine Maria offre il Figlio prima del Sacrificio che Egli compirà, così il sacerdote offre le oblate, che già chiama “ostia”, la vittima del sacrificio (hanc immaculatam hostiam, calicem salutaris), prima del Sacrificio stesso, che egli renderà presente in persona Christi al momento della consacrazione. L’Offertorio corrisponde anche al momento in cui Cristo stesso Si offre al Padre, sia nell’Ultima Cena, dove alla vigilia del Suo sacrificio offre già il Suo Corpo e il Suo Sangue, sia nella preghiera nell’Orto degli Ulivi; e l’Offertorio culmina nel momento tremendo in cui, dopo aver pronunciato a nome della Chiesa la preghiera di offerta alla Santissima Trinità, il sacerdote, parlando allora a nome di Cristo stesso, si volge un’ultima volta ai fedeli e li invita a pregare con parole che ricordano quelle rivolte da Gesù agli apostoli addormentati: Orate fratres… Qui i fedeli, raccolti nella loro offerta di sé che uniscono a quella del Signore, chinano istintivamente il capo o chiudono gli occhi: non possono sostenere lo sguardo del sacerdote che si volge verso di loro, perché in quel momento il sacerdote è Cristo, e guardarlo sarebbe irriverente. Poi il sacerdote si raccoglie nella preghiera segreta, che corrisponde alla preghiera di Gesù nel Getsemani.

Si giunge così al Canone, e dopo il Sanctus e le altre preghiere che ribadiscono con sapienza l’offerta, arriviamo al culmine della liturgia, il momento più solenne, più misterioso, più silenzioso, più segreto, più essenziale della Messa: siamo al Calvario. Qui è Cristo che agisce. E, con e sotto Cristo, agisce anche la Beata Vergine, immolandoLo e immolandoSi, in perfetta conformità di volontà con Lui. Mentre durante l’agonia del Getsemani la Vergine era fisicamente lontana, custodendo tutto nel Suo Cuore Immacolato, all’inizio della Passione Ella si avvicina a Cristo: il nuovo Adamo e la nuova Eva si incontrano di nuovo sulla via del Calvario, e lo sguardo della Madre incontra quello del Figlio. Carissimo Padre, un liturgista forse protesterebbe, ma io amo vedere nella “candela santa”, che viene accesa in questo momento della Messa, la presenza della Vergine Maria durante tutta la Passione: vedo in quella fiamma, dapprima, lo sguardo della Madre sul Figlio che porta la croce (quarto dei Sette Dolori); poi, durante la consacrazione, la presenza della Vergine ai piedi della Croce (Stabat Mater, quinto dolore). E quello sguardo della Vergine non si spegne mai: la candela resta accesa fino alla fine del Canone, così come la Vergine resta presente fino alla fine. E i fedeli che fissano quella fiamma penetrano più profondamente nel mistero della Passione di Cristo, perché vi entrano attraverso lo sguardo della Madre, condividendo l’indicibile dolore della Sua Compassione; e si uniscono più intimamente al Sacrificio del Redentore, perché vi si uniscono attraverso il sacrificio della Madre Corredentrice. Ad Jesum per Mariam.

Quanto alla Consacrazione, carissimo Padre, non oso scrivere nulla, perché ogni parola ne diminuirebbe la sacralità. Lei stesso, che la compie ogni giorno con timore e tremore, mi ha detto una volta: “Ciò che avviene in quel momento sull’altare, solo il Padre lo sa”. Quanto a noi fedeli, restiamo in ginocchio, occhi chiusi, davanti al mistero. Al suono della campanella, alziamo gli occhi per adorare Cristo, che la consacrazione ha reso realmente presente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Chiniamo di nuovo il capo, presi dal mistero. Al secondo suono della campanella, alziamo di nuovo gli occhi per adorare il Preziosissimo Sangue. Tutto è lì. Il senso stesso di tutte le cose. Un’unica Santa Messa dà senso a tutta la creazione, materiale e spirituale, e a tutto l’ordine della Grazia e della Gloria. Chiniamo di nuovo il capo e ci abbandoniamo al mistero. Grazie.

Il Sacrificio è compiuto. Gesù Cristo ci ha redenti. Per i meriti di giustizia della Sua Passione e Morte, Egli ci ha acquistato tutte le grazie della nostra salvezza. E la Vergine, per i meriti di convenienza della Sua Compassione, ha anch’Ella acquistato per noi, con il Figlio e sotto di Lui, tutte le grazie della nostra salvezza; Ella ci ha “corredenti”. E ora la Vergine muore anch’Ella spiritualmente, mentre Lui muore realmente. Felices sensus beatae Mariae Virginis qui sine morte meruerunt martyrii palmam sub cruce Domini. Questo è il Sesto Dolore, “tutto è compiuto” anche per Lei, la maternità divina trova il suo compimento.

Ma la Vergine ha ancora una missione, come Madre della Chiesa, che Ella ha partorito ai piedi della Croce: sola fiamma accesa nella notte della fede di tutta la Chiesa, dopo la sepoltura di Cristo, Ella porta in sé tutta la fede e tutta la speranza della Chiesa. Nella Messa, siamo al momento del Pater noster, che la Vergine Maria prega per noi durante il Settimo Dolore.

Il sacerdote raccoglie le sacre specie: è la Risurrezione. Qui il sacerdote agisce di nuovo come sacerdote e, come uomo, si umilia di nuovo prima di ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo. Qui la Vergine Maria è la Madre misericordiosa del sacerdote e la mediatrice del perdono. Poi il sacerdote distribuisce la Comunione, e lì la Mediatrice universale di tutte le grazie intercede per noi, sempre indegni di ricevere il Corpo di Cristo, mentre Ella stessa prepara i nostri cuori affinché possiamo riceverlo in un atto di amore e di perfetta unione: O Madre di compassione e di misericordia, Santissima Vergine Maria, io, povero e indegno peccatore, mi rivolgo a Te con tutto il cuore. Tu che sei misericordiosa e che hai assistito il tuo Figlio amato mentre pendeva dalla Croce, degnati nella Tua bontà di assistere me, povero peccatore, come pure tutti i fedeli che ricevono il Santissimo Corpo del Tuo Figlio. Fortificati dalla Tua grazia, potremo riceverLo degnamente e fruttuosamente. Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Carissimo Padre, il legame tra la Corredenzione e la Santa Messa mi appare evidentissimo. Sono ben consapevole che, finché la Corredenzione non sarà solennemente definita, non possiamo dire che coloro che la rifiutano abbiano perso la fede. Tuttavia, negare alla Vergine questo privilegio, e quello che ne deriva, cioè la mediazione universale, mi sembra andare nella stessa direzione della riforma liturgica: il rifiuto della Corredenzione partecipa logicamente di un rifiuto più generale della Croce, dello spirito sacerdotale e del significato sacrificale della Messa. Secondo me, non si può allo stesso tempo difendere il rito antico della Santa Messa e piegarsi a questo attacco contro la Corredenzione. Il rito antico e la Corredenzione sono legati, così come lo sono l’Incarnazione-Redenzione e la Maternità divina-Corredenzione: Dio, con un unico decreto eterno, ha voluto questi quattro misteri, e rifiutare la Corredenzione equivale a negare che la Vergine Maria abbia compiuto ciò che Dio aveva predestinato per Lei dall’eternità. E questo rifiuto va di pari passo con la riduzione-confusione del Sacrificio della Messa, dell’Eucaristia e del senso stesso del sacerdozio.

È per questo che, alcuni giorni fa, insieme a una devota amica, ci siamo recate in pellegrinaggio a Pagani, davanti alla tomba di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, per fare riparazione per le offese commesse contro la Madonna, amandoLa attraverso il Suo devoto santo. Abbiamo rinnovato la nostra consacrazione alla Vergine Maria — corpo, cuore e anima — per amare di più, attraverso Lei, il Cuore trafitto di Gesù, sempre presente nei nostri tabernacoli. Abbiamo pregato per tutti i sacerdoti del mondo: che lo Spirito Santo vi infonda i doni del consiglio e della fortezza in grado eroico, per difendere la Verità e la Fede. Difendere la vera devozione alla Vergine Maria vi manterrà saldi e santi nello spirito sacerdotale. Abbiamo chiesto alla Madonna di donarci anche un poco del Suo spirito di oblazione, affinché possiamo offrire con Lei ciò che possiamo per voi sacerdoti, e in particolare per il Romano Pontefice, primo sacerdote della Chiesa visibile; e infine, abbiamo chiesto a Lei, in questa interminabile crisi della nostra Santa Madre Chiesa, di non lasciarci mai perdere la speranza contro ogni speranza, in silenziosa supplica d’amore davanti ai tabernacoli, così abbandonati, come Gesù nel sepolcro, nel Settimo Dolore.

Che Dio la benedica e la custodisca sempre, carissimo Padre.
Regina confessorum, ora pro nobis. Regina martyrum, ora pro nobis.
(una fedele laica cattolica di Roma)

1° gennaio - Circoncisione di nostro Signore e Ottava di Natale

Risonanze che ci aiutano ad approfondire i tesori (purtroppo oggi nascosti) della nostra fede. Puer natus est nobis [vedi qui - qui - qui].

1° gennaio - Circoncisione di nostro Signore 
e Ottava di Natale

Intróitus
Is. 9, 6 - Puer natus est nobis, et fílius datus est nobis, cuius impérium super húmerum eius: et vocábitur nomen eius magni consílii Ángelus.
Ps. 97, 1 - Cantáte Dómino cánticum novum: quia mirabília fecit. Glória Patri…
Is. 9, 6 - Puer natus est nobis…

Orátio
Deus, qui salútis ætérnæ, beátæ Mariæ virginitáte foecúnda, humáno géneri præmia præstitísti: tríbue, quæsumus: ut ipsam pro nobis intercédere sentiámus, per quam merúimus auctórem vitæ suscípere, Dóminum nostrum Iesum Christum Fílium tuum: Qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sæcula sæculórum.
 M. - Amen.
Introito
Isaia 9, 6 - Ci è nato un bambino, ci è stato dato un figlio, il cui impero poggia sugli ómeri suoi: e il suo nome sarà: Angelo del buon consiglio. Sal. 97, 1 - Cantate al Signore un cantico nuovo: perché ha fatto cose mirabili. Gloria al Padre… Isaia 9, 6 - Ci è nato un bambino…

Colletta
O Dio, che mediante la feconda verginità della beata Maria, hai conferito al genere umano il beneficio dell’eterna salvezza: concédici, Te ne preghiamo: di sperimentare in nostro favore l’intercessione di Colei per mezzo della quale ci fu dato di ricevere l’autore della vita: il Signore nostro Gesù Cristo, tuo Figlio: Che è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli.
M. - Amen.

Il mistero di questo giorno
L’ottavo giorno dalla Nascita del Salvatore è giunto; i Magi si avvicinano a Betlemme; ancora cinque giorni, e la stella a fermerà sul luogo dove riposa il Bambino divino. Oggi, il Figlio dell’Uomo deve essere circonciso, e segnare, con questo primo sacrificio della sua carne innocente, l’ottavo giorno della sua vita mortale. Oggi gli sarà imposto un nome; e questo nome sarà quello di Gesù che vuol dire Salvatore. I misteri riempiono questo grande giorno; accogliamoli, e onoriamoli con tutta la religione e con tutta la tenerezza dei nostri cuori.
Ma questo giorno non è soltanto consacrato a onorare la Circoncisione di Gesù; il mistero della Circoncisione fa parte di un altro ancora maggiore, quello dell’Incarnazione e dell’Infanzia del Salvatore; mistero che non cessa di occupare la Chiesa non solo durante questa Ottava, ma anche nei quaranta giorni del Tempo di Natale. D’altra parte, l’imposizione del nome di Gesù deve essere glorificata con una solennità speciale, che presto celebreremo. Questo grande giorno fa posto ancora a un altro oggetto degno di commuovere la pietà dei fedeli. Tale oggetto è Maria, Madre di Dio. Oggi, la Chiesa celebra in modo speciale l’augusta prerogativa della divina Maternità conferita a una semplice creatura, cooperatrice della grande opera della salvezza degli uomini.

mercoledì 31 dicembre 2025

Il silenzio che pesa

Cari amici, in queste ore di festa siamo tutti immersi nel rumore. Ho scelto di condividere con voi queste riflessioni perché credo che, tra un brindisi e l'altro, abbiamo bisogno di uno sguardo lucido per non perdere di vista ciò che conta davvero.

Il 27 dicembre ho letto con attenzione un’intervista del Cardinale Angelo Bagnasco. Il titolo evita ogni effetto speciale e proprio per questo resta impresso: «Sulle persecuzioni c’è troppo silenzio per interessi politici. La fede? Fa paura». Avrei potuto parlarne subito, mentre le parole erano ancora calde e l’attualità invitava a reagire, eppure ho preferito attendere.

Ho aspettato questa sera di fine anno, sapendo che sarebbe stata rumorosa. È una di quelle notti in cui tutto sembra dover fare chiasso per segnare un passaggio, quasi che il tempo si lasciasse convincere a colpi di suoni e di luci. Proprio in questo contrasto le parole di Bagnasco trovano il loro posto ideale.

I toni sono misurati. L'intervista evita la rabbia o gli scenari drammatici per dare spazio a una constatazione che pesa più di molte analisi: il silenzio sulle persecuzioni è frutto di interessi politici. Si tratta di un silenzio voluto, nato dal calcolo, dall’opportunità e dalla paura di esporsi. Bagnasco chiarisce subito che non si parla solo di terre lontane, verso cui è facile provare una commozione a distanza; il fenomeno riguarda da vicino l'Occidente e l'Europa.

Qui la persecuzione assume un volto diverso. Piuttosto che togliere la vita fisica, essa svuota l’anima e manipola le menti attraverso una forma di violenza educata, presentabile e spesso mascherata da neutralità. Invece di vietare apertamente, questa cultura lascia che la fede evapori. La tolleranza proclamata si trasforma in intolleranza praticata: la fede viene accettata finché resta un sentimento privato o una tradizione folkloristica, diventando invece scomoda quando ricorda che l’uomo non può costruirsi interamente da solo.

In questo quadro appare chiara l’ostilità verso segni che, di per sé, non impongono nulla. Il presepe ne è l'esempio perfetto. Bagnasco usa una semplicità disarmante spiegando che la libertà di rifiutarlo dovrebbe convivere con il rispetto per le nostre radici. Si chiede soltanto il rifiuto di essere rimossi dalla memoria comune. Il presepe disturba proprio perché ricorda, senza bisogno di provocare o rivendicare.

Il passaggio più serio riguarda le ragioni profonde di tale silenzio. L'ipotesi è realistica: difendere i cristiani spesso non porta consenso, non conviene e non favorisce la carriera. L'opportunismo politico, economico e commerciale spinge a spostare lo sguardo altrove.

Così, mentre la notte di fine anno fa rumore per non pensare, su ciò che conta davvero cala un silenzio pesante. Ci troviamo di fronte a due silenzi opposti: uno pieno di suoni e l’altro colmo di omissioni. In mezzo resta una fede che evita di chiedere privilegi e, allo stesso tempo, rifiuta di diventare invisibile.

Forse il vero problema è proprio la capacità della fede di continuare a ricordare. In un tempo che preferisce il frastuono alla verità, questo ricordo diventa insopportabile. In questa notte che passa urlando, fermarsi un momento rappresenta un atto di lucidità. È il modo più onesto di consegnare l’anno che si chiude e di entrare in quello nuovo senza fingere di non aver visto.
don Mario Proietti

Te Deum laudamus 2025

Quest'anno facciamo precedere al Te Deum la prima preghiera della sera che, leggermente modificata, diventa quella di chiusura dell'anno appena trascorso.
Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questo anno. Perdonami il male  commesso, e se qualche bene ho compiuto, accettalo. Custodiscimi nel nuovo anno e liberami dai pericoli. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen.
Anche quest'anno, per molti versi un annus horribilis — anche per le guerre sempre più devastanti su più fronti — ma che diventa mirabilis nella misura in cui non è comunque mancata la Grazia, il nostro Te Deum manifesta la Lode alle tre Persone della Santissima Trinità, insieme alle invocazioni e ai ringraziamenti al nostro Dio Onnipotente. Chi volesse ascoltarlo, o cantarlo, in Gregoriano può cliccare qui.

Te Deum laudamus, hodie (2025) et semper!

Nella Chiesa cattolica il Te Deum è l'Inno del ringraziamento in prosa ritmica latina; viene tradizionalmente cantato durante alcune solennità come a fine anno, la sera del 31 dicembre — per ringraziare il Signore dell'anno appena trascorso — oppure nella Cappella Sistina dopo elezione del nuovo pontefice, prima che si sciolga il conclave, o ancora a conclusione dei Concili, dopo le canonizzazioni e dopo le definizioni dogmatiche.
Nella Liturgia delle ore secondo i riti romano e ambrosiano, il Te Deum trova il suo posto alla fine dell'Ufficio delle letture, prima dell'orazione conclusiva, nelle solennità, nelle feste dei santi, in tutte le domeniche tranne quelle di Quaresima (e, per il rito ambrosiano, anche quelle di Avvento), nei giorni fra l'ottava di Natale e quelli fra l'ottava di Pasqua.

Una poesia natalizia di San Giovanni della Croce

Una poesia natalizia di San Giovanni della Croce
fuori dall'oscurità, luce

Siamo ancora nel cuore del periodo natalizio e ho pensato che fosse meglio inviare qualcosa di breve e meditativo. Di seguito la mia traduzione di

Cantar del alma ("Canto dell'anima"), di San Giovanni della Croce. Non parla specificamente di Natale, ma il tono, le immagini e i temi ci conducono in profondità nel mistero della nascita di Cristo: un momento eterno nel buio della notte in cui, come cantiamo nella liturgia della Festa, descendit lux magna super terram: una grande luce discese sulla terra. E in ogni caso, la poesia è un linguaggio che resiste alla specificità, un linguaggio che risuona con particolare intensità attraverso il tempo e lo spazio, e che naturalmente si protende oltre se stesso, verso l'universale e il trascendente. 

  • Il titolo completo della poesia di Giovanni è "canto dell'anima che si diletta nel conoscere Dio mediante la fede". Al suo centro, che risuona costantemente di strofa in strofa come una campana di chiesa, c'è una parola, una sillaba, un suono: ("Io so"). Non dobbiamo dimenticare quanto sia immenso il privilegio, quanto profondo il piacere, di conoscere Dio. Qui sulla terra non possiamo conoscerLo come lo fanno i santi e gli angeli, ma grazie all'Incarnazione, la nostra conoscenza può comunque raggiungere un notevole grado di perfezione. Possa la grazia di questo periodo natalizio aiutarci a renderci un po' meno indegni di questo magnifico dono.
E disse: «A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio».
(Luca 8:10)
Cantar dell'alma che se goza de conocer a Dios por fe
San Juan de la Cruz
La fonte che emana - quanto bene lo so
questa sorgente che scorre,
anche nel buio della notte.

Quella fonte eterna è nascosta,
quanto bene so dove comincia,
anche nel buio della notte.

La sua origine non la conosco,
ché origine non ha,
ma quello che so invece è che
ogni origine da questa fonte viene,
anche nel buio della notte.

So che in effetti non può esserci
una cosa così bella come questa;
So anche che ne bevono,
cose della terra e del cielo,
anche nel buio della notte.

Beh, so che non ha fine,
nessuno può trascendere la sua profondità,
anche nel buio della notte.

La sua luminosità risplende oltre ogni ombra,
So che da essa proviene tutta la luce,
anche nel buio della notte.

Conosco i suoi corsi d'acqua e le sue possenti onde
può inondare il cielo, la terra e l'inferno,
anche nel buio della notte.

Il torrente nato in quella grande sorgente,
Conosco la forza che può portare,
anche nel buio della notte.

Quella fonte eterna è nascosta,
nel pane vivo e vivificante,
anche nel buio della notte.

Qui se ne sta, chiamando le creature, che dell’acqua si sazian anche se al buio Al mondo più vasto chiama;
anche quando la luce è svanita,
creature che alla sua acqua si saziano
viene dato tutto a tutti,
perché è il buio della notte.

Amo quella fonte di luce infinita,
il pane della vita che allieta la mia vista,
anche nel buio della notte.
Robert Keim, 30 dicembre

Arte sacra o pittura religiosa? La risposta del Concilio di Trento

Nella nostra traduzione da Substack.com riprendiamo una interessante riflessione sull'arte sacra basata su un articolo altrettanto interessante da noi tradotto e pubblicato qui.

Arte sacra o pittura religiosa? La risposta del Concilio di Trento
Approfondire una discussione in corso
Robert Lazu Kmita, 30 dicembre

Jacopo Tintoretto (1519–1594), L'Ultima Cena (fonte)

In un recente articolo [vedi] intitolato "Una straordinaria rappresentazione dell'Ultima Cena. L'intuizione artistica di Tintoretto sul dono supremo di Cristo nella Santa Eucaristia",(1) il Dott. Kwasniewski analizza i dettagli del dipinto(2) con l'obiettivo di svelarne il potenziale religioso/teologico/morale. Ecco una delle sue meditazioni più fruttuose:
Tintoretto, come Dante, ci accompagna attraverso il paradiso e l'inferno: vediamo la santità, attiva e contemplativa; vediamo la malizia; e vediamo la tiepida assenza di entrambe. Ma forse il tocco più meraviglioso di tutti in questo dipinto è il fatto che Tintoretto sollevi per noi il velo che separa il regno invisibile da quello visibile, mostrando schiere di angeli che circondano il Figlio di Dio, rendendogli l'omaggio che Gli è dovuto. Spiriti provenienti dai regni della luce, portano con sé la propria luminosità in un'oscurità a cui sono impenetrabili.
Ciò che è molto più significativo, tuttavia, è il modo in cui il Dott. Kwasniewski stabilisce il collegamento tra il carattere catechetico visivo – dogmatico e morale – del dipinto di Tintoretto e il programma estetico del Concilio di Trento (1545-1563). Dogmatico, perché “afferma l'unità dell'Ultima Cena, del sacrificio di Cristo del Venerdì Santo e dell'offerta del Santo Sacrificio della Messa”. Morale, perché “il dipinto è un catechismo sulla vista e la cecità”, quindi un promemoria del nostro stato interiore, della nostra lotta, della nostra scelta.

Sebbene apprezzi la qualità delle meditazioni teologiche che il dott. Kwasniewski offre attraverso la sua interpretazione del dipinto di Tintoretto, la signorina Hilary White, nota amante dell'arte iconografica sacra e della tradizione estetica orientale che la sostiene, ha risposto in un articolo critico, "Quando l'arte religiosa non è sacra" (3) , in cui sostiene che la pittura religiosa non è arte sacra liturgica:
Vorrei soffermarmi su un punto più fondamentale, spesso dimenticato dai cristiani occidentali in generale, e in particolare dai cattolici, quando discutono di dipinti di soggetto sacro: che tipo di opera stiamo effettivamente osservando? Vorrei distogliere un po' l'attenzione dalla minuziosa analisi teologica dell'immagine e parlare del significato dello stile e della composizione.

Perché, secondo qualsiasi definizione funzionale, questo dipinto non può essere definito arte sacra, indipendentemente da quanto sia famoso, da chi lo abbia dipinto per chi e da dove sia esposto. È certamente un soggetto religioso, ma non è arte sacra liturgica. Nello specifico, si tratta di pittura narrativa. E finché non comprenderemo la distinzione, è impossibile capire come un dipinto come questo possa fallire come arte sacra di per sé.
Concisa e chiara, la signorina White afferma categoricamente che, così come il jazz o il rock con testi cristiani non sono e non possono essere musica sacra (che nella tradizione occidentale è solo la musica gregoriana), nemmeno la pittura profana – indipendentemente dal genere che rappresenta o da chi l'ha creata – può essere considerata pittura sacra. Il che è assolutamente vero. Tuttavia, la sua affermazione più forte appare verso la fine dell'articolo, dove critica le basi dell'interpretazione teologica proposta dal Dott. Kwasniewski:
Il problema non è che la sua teologia sia errata, ma che il dipinto stesso non la supporta; la sacralità non è qualcosa che imponiamo a un'immagine attraverso l'interpretazione. All'epoca di Tintoretto, l'antica teologia dell'immagine era scomparsa dall'immaginario occidentale, cancellata e dimenticata, come se non fosse mai esistita.

Non sono d'accordo con il mio amico perché credo che stia cercando di trarre insegnamenti morali ed eucaristici dall'idioma naturalistico e manierista di Tintoretto, come se il dipinto stesso partecipasse all'ontologia sacra, cosa che evidentemente non fa. Credo che stia adottando un approccio a questo dipinto ispirato alle idee gesuite: l'approccio "Dove ti trovi in questa scena?" è un tratto distintivo della spiritualità ignaziana, il che è appropriato per un'opera della Controriforma tridentina, suppongo.

Ma questo ignora la natura dell'opera stessa. L'Ultima Cena di Tintoretto non manifesta fisicamente la realtà divina; mette in scena un evento del passato come un dramma morale. Lo spettatore deve fornire la teologia dall'esterno.
Ciò che Hilary White critica è l'approccio pedagogico-naturalistico in contrasto con l'approccio sacro-iconografico, quest'ultimo canonizzato dal Concilio di Nicea.

Lo stesso tipo di reazioni si può riscontrare in molti libri scritti da autori ortodossi orientali, che accusano sistematicamente la Chiesa cattolica di "naturalismo", "secolarismo", "razionalismo" e altre simili accuse che presumibilmente indebolirebbero la cultura cristiana. Da parte nostra, tuttavia, possiamo mettere da parte tali critiche accusatorie per proseguire una discussione fruttuosa. Da questa discussione deve emergere ciò che la Chiesa cattolica insegna in generale – e ciò che il Concilio di Trento insegna in particolare – riguardo alle immagini e all'arte religiosa.

(Naturalmente, concordo – insieme alla signorina Hilary White – sul fatto che nel mondo occidentale l'arte figurativa religiosa abbia dominato completamente la scena artistica cattolica, finché non sia stata quasi completamente dissolta sotto la pressione del kitsch modernista. Questo fatto richiede una discussione ampia e precisa, più adatta a monografie storiche e teologiche che ad articoli brevi.)

Il Concilio di Trento, la pittura sacra liturgica e la pittura illustrativa narrativa

In sostanza, come mostrerò più avanti, questo concilio epocale abbracciava entrambe le forme d'arte: in primo luogo, quella che stabilisce un legame ontologico tra la rappresentazione (cioè l'icona) e la persona rappresentata (cioè il prototipo), che è in Cielo – nostro Signore Gesù Cristo, la Beata Vergine Maria, gli Angeli e i Santi – e, in secondo luogo, la forma illustrativo-narrativa, a cui appartiene il dipinto di Tintoretto. Dato l'attacco protestante, rivolto iconoclasticamente anche a varie forme di pittura religiosa, durante l'ultima sessione del concilio, la venticinquesima, furono stabiliti alcuni punti di riferimento fondamentali.

Gli amanti delle icone sacre – come la signorina Hilary White – possono essere soddisfatti. Infatti, l'arte sacra – quella fondata sulla "partecipazione" ontologica dell'icona al prototipo, arte destinata alla venerazione e alla contemplazione – è difesa da una precisa sintesi della dottrina del Concilio di Nicea (esplicitamente menzionata nel contesto dei documenti conciliari):
Inoltre, che le immagini di Cristo, della Vergine Madre di Dio e degli altri santi devono essere tenute e conservate in particolare nei templi, e che deve essere loro reso il dovuto onore e venerazione; non perché si creda che in esse vi sia qualche divinità o virtù, per cui debbano essere adorate; o che si debba chiedere loro qualcosa; o che si debba riporre fiducia nelle immagini, come anticamente facevano i Gentili che riponevano la loro speranza negli idoli; ma perché l'onore che viene loro reso è riferito ai prototipi che quelle immagini rappresentano; in tal modo che per mezzo delle immagini che baciamo, e davanti alle quali scopriamo il capo e ci prostriamo, adoriamo Cristo; e veneriamo i santi, di cui portano l'immagine: come, con i decreti dei Concili, e specialmente del secondo Sinodo di Nicea, è stato definito contro gli oppositori delle immagini. (4)
Il Dott. Peter Kwasniewski è supportato anche dall'insegnamento del Concilio di Trento. Infatti, anche il secondo paradigma dell'arte religiosa, quello illustrativo-narrativo ispirato da San Papa Gregorio Magno, è ben fondato dai Padri conciliari. Prima di esaminare ciò che il Concilio di Trento insegna al riguardo, ricordiamo, attraverso una citazione da una delle sue lettere a Sereno, vescovo di Marsiglia, ciò che il Santo Padre ha insegnato:
Una cosa è adorare un'immagine, un'altra è imparare attraverso la storia di un'immagine ciò che deve essere adorato. Infatti, ciò che la scrittura offre a chi la legge, un'immagine lo offre agli ignoranti che la guardano, poiché in essa gli ignoranti vedono ciò che dovrebbero seguire, in essa leggono coloro che non conoscono le lettere.(5)
L'intera dottrina medievale della Biblia Pauperum – che letteralmente era una "Bibbia illustrata" – affonda le sue radici in questi insegnamenti del brillante pontefice che diede il suo nome sia alla Santa Liturgia apostolica sia all'unica forma di musica sacra riconosciuta nella Chiesa cattolica romana. Vediamo quindi chiaramente distinta qui l'iconografia difesa e praticata dalla signorina Hilary White dalla pittura religiosa interpretata con tanta profondità dal dottor Peter Kwasniewski.

Per fissare saldamente l'insegnamento conciliare, offro ora un'ultima citazione riguardante la pittura illustrativo-pedagogica, difesa anche da san Gregorio Magno:
E i vescovi insegneranno con cura questo: che per mezzo delle storie dei misteri della nostra Redenzione, raffigurate da dipinti o altre rappresentazioni, il popolo viene istruito e confermato nel ricordare e nel ripensare continuamente agli articoli di fede; e che da tutte le immagini sacre si trae grande profitto, non solo perché il popolo viene così ammonito dei benefici e dei doni elargitigli da Cristo, ma anche perché i miracoli che Dio ha compiuto per mezzo dei santi e i loro salutari esempi vengono posti davanti agli occhi dei fedeli: affinché rendano grazie a Dio per queste cose; orientino la propria vita e i propri costumi a imitazione dei santi; e siano stimolati ad adorare e amare Dio e a coltivare la pietà. Ma se qualcuno insegnerà o nutrirà sentimenti contrari a questi decreti, sia anatema.(6)
Poiché non ho inteso qui esporre dettagliatamente l'insegnamento del Concilio di Trento, ritengo che le due citazioni da me fornite siano sufficienti a supportare la tesi di questo articolo: non vi è, infatti, alcuna contraddizione tra l'articolo e l'interpretazione del dipinto di Tintoretto proposta dal dott. Kwasniewski, e l'arte sacra rappresentata dall'Icona della Santissima Trinità di Andrej Rublev, difesa e promossa con tenacia e ispirazione dalla signorina Hilary White.

Se alcuni oppositori orientali della dottrina e della Tradizione cattolica hanno utilizzato – e utilizzano ancora – la forma sacro-contemplativa dell'arte religiosa per attaccare la tradizione della pittura religiosa illustrativa e narrativa, credo sia necessario ricordarci costantemente perché la nostra Chiesa ha coltivato entrambe. Se riconosciamo questo, possiamo iniziare a discutere il vero significato dell'arte sacra cristiana e anche quali eccessi, errori e tradimenti abbiano portato al disastro di cui ora contempliamo l'esito.
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1. Pubblicato sul suo Substack Tradition & Sanity : Una straordinaria rappresentazione dell'Ultima Cena 
Jacopo Robusti, altrimenti noto come Tintoretto (1519–1594), potrebbe non essere un nome familiare come Rembrandt o Van Gogh, ma, come nel caso di tanti grandi artisti, dovrebbe esserlo, soprattutto per i credenti che possono gioire e imparare dalla sua squisita arte, che ha messo al servizio dei misteri della fede cristiana…
2. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jacopo_Tintoretto_-_The_Last_Supper_-_WGA22649.jpg [Consultato il: 30 dicembre 2025].
3. Il titolo completo dell'articolo è "Quando l'arte religiosa non è sacra. Quel Tintoretto è molto toccante, ma questo non lo rende arte sacra". È stato pubblicato sul Substack dell'autore, The Sacred Images Project : Il Progetto Immagini Sacre 
Quando l'arte religiosa non è sacra L'altro giorno il nostro amico e fratello oblato Peter Kwasniewski ha scritto una bellissima meditazione teologica sul significato eucaristico del dipinto tardo manierista del grande pittore veneziano Tintoretto, l'Ultima Cena, ancora conservato nella chiesa per cui fu dipinto, San Giorgio Maggiore a Venezia...
4. I CANONI E I DECRETI DEL SACRO CONCILIO ECUMENICO DI TRENTO. Celebrato sotto i Sommi Pontefici Paolo III, Giulio III e Pio IV, tradotto dal Rev. J. Waterworth, Londra: Burns and Gates; New York: Catholic Publication Society Company, 1848, pp. 234-235.
5. Traduzione di Celia Chazelle nel contesto del suo articolo, “Immagini, libri e analfabeti: le lettere di Papa Gregorio a Sereno di Marsiglia”, in Word & Image, n. 6, 1990, p. 139.
6. Op. cit. , p. 235.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

martedì 30 dicembre 2025

In Illo Tempore: Domenica nell’Ottava di Natale

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta meditazione di P. John Zuhlsdorf che ogni settimana ci consente di approfondire i tesori di grazia ricevuti nella domenica precedente qui. Importante anche per i riferimenti al superamento dei problemi attuali.

In Illo Tempore: Domenica nell’Ottava di Natale

Dio onnipotente ed eterno, Che nella pienezza del tempo ha mandato Suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, ci ha posti nel cuore del gioioso mistero dell’Ottava di Natale.

In questi giorni sacri il tempo sembra sospeso, come se la Madre Chiesa avesse allungato la mano e fermato dolcemente il pendolo. Un solo giorno non può contenere la grandezza della Natività. Otto giorni ci sono concessi per sostare, contemplare il Verbo fatto carne, lasciare che Dio orienti le nostre menti e plasmi i nostri cuori. Riposiamo nel mistero, affinché lo Spirito Santo possa operare in noi, guidandoci nelle profondità di Dio. L’Ottava è una scuola di contemplazione paziente. Siamo invitati a dimorare nella luce di Betlemme.