Ringrazio Andrea Mondinelli per questo suo lavoro, col quale ricordiamo San Francesco d'Assisi.
San Francesco d’Assisi secondo Chesterton
Il Poverello che il mondo non riesce a sopportare
C’è una vendetta sottile che il mondo moderno compie sui santi che ammira: li addomestica. Li svuota di tutto ciò che li ha resi scomodi, pericolosi, scandalosi ai loro contemporanei, e ne restituisce una copia sbiadita, adatta ad arredare calendari e buoni sentimenti. Con nessuno questa operazione è riuscita meglio che con san Francesco. Il Poverello di Assisi è diventato il patrono degli animaletti, il cantore bucolico della natura, il precursore dell’ecologismo, il santo dei bambini e dei presepi. Tutto vero e tutto falso: vero nei dettagli, falso nell’essenziale. G.K. Chesterton, che di san Francesco scrisse nel 1923 uno dei libri più acuti del Novecento, aveva già visto chiaramente questa trappola e la smontava con la lucidità del convertito, ovvero di chi conosce il valore di ciò che ha trovato perché sa bene ciò da cui viene.
IL PROBLEMA DI SAN FRANCESCO
Chesterton apre il suo libro con una provocazione: ci sono tre modi di scrivere di san Francesco. Il primo è presentarlo come un precursore laico, un umanista ante litteram, un amico degli animali e dei poveri la cui fede fu un incidente biografico, un limite del suo tempo da cui si sarebbe liberato se fosse nato due secoli dopo. Il secondo è scriverne in modo puramente devoto, comprensibile solo a chi già condivide la sua vocazione. Il terzo, il più difficile, quello scelto da Chesterton è partire da ciò che l’uomo moderno già ammira in san Francesco per condurlo a capire ciò che non capisce ancora: ovvero che le cose che lo affascinano e le cose che lo scandalizzano sono inseparabili, perché nascono dalla stessa radice.









