martedì 3 aprile 2012

Romano Amerio, Stat Veritas: Redenzione ... e l'Espiazione?

Nel post precedente è venuto fuori il discorso Papi-Concilio e ci si è soffermati sulle dichiarazioni di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, convergenti nel riconoscere la necessità che « l’insegnamento del Vaticano II, deve essere inserito organicamente nell’intero Deposito della Fede, e quindi integrato con l’insegnamento di tutti i precedenti Concili e Insegnamenti pontifici ».
È stato citato un recente intervento del card Bertone, (Convegno Internazionale Cristo-Chiesa-uomo: il Vaticano II nel Pontificato di Giovanni Paolo II, tenutosi presso il Seraphicum di Roma nell'ottobre del 2008) illuminante sui contributi del Pontificato di Giovanni Paolo II per l'applicazione conciliare. Ne avevo stralciato questo brano:
"Nel 1985, per ricordare i 20 anni della chiusura del Concilio, egli convocò un Sinodo straordinario dei Vescovi, ed in quella circostanza i Padri sinodali non mancarono di evidenziare le «luci e ombre» che avevano caratterizzato il periodo post conciliare. Riprese le considerazioni del Sinodo nella Lettera Tertio millennio adveniente, in preparazione al Grande Giubileo del 2000, affermando che “l'esame di coscienza non può non riguardare anche la ricezione del Concilio” (n. 36). La preoccupazione di Papa Wojtyła fu dunque sempre quella di salvaguardare la genuina intenzione dei Padri conciliari, recuperando, anzi superando quelle “interpretazioni prevenute e parziali” che di fatto impedirono di esprimere al meglio la novità del Magistero conciliare."
E così mi sono ricordata che l'ultimo lavoro di Romano Amerio, Stat Veritas, analizza e commenta in 55 chiose proprio la Lettera apostolica Tertio millennio advenienteÈ per questo che colgo l'occasione per condividerne con voi una delle 'perle', inserendo la

Chiosa 5: commento a tutto il § 7, in particolare:
« L'incarnazione del Figlio di Dio testimonia che Dio cerca l'uomo - pecorella smarrita [...] La religione dell'Incarnazione e la Religione della Redenzione del mondo attraverso il Sacrificio di Cristo ».
Qui viene un'obiezione fondamentalissima. L'obiezione è questa: non si parla mai della riparazione che Cristo ha dato al Padre.
Il fondo ultimo della redenzione è proprio la riparazione dovuta a Dio Padre per l'offesa dell'uomo. Perciò quando si dice; il Verbo si è incarnato per redimere gli uomini, propriamente ci si riferisce ad una proposizione omessa, a essa anteriore, che è questa: il Verbo ha dato riparazione al Padre; al Padre - prima di tutto - dà soddisfazione, restaurando, così, la giustizia. Il Verbo si è incarnato, primariamente, non per salvare gli uomini, ma per riparare il peccato di fronte al Padre, l'onore della maestà del Padre offeso dal peccato dell'uomo, riparazione di cui l'uomo era incapace: "Lui, Dio ha prestabilito mezzo di propiziazione, per via della fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, a motivo della tolleranza per le passate colpe" (Rm 3,25). E anche: "Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (1Giovanni 4, 10). E ancora: "Tu sei degno, o Signore, di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione e li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti" (Apocalisse, 5, 9-10).
Avendo riparato poi il peccato di fronte al Padre, il Figlio ha acquistato il potere di salvare gli uomini. Cioè: in fondo a tutto il nostro mistero si deve porre primariamente l'idea della giustizia di Dio, non quella della salvezza dell'uomo. 
Quindi la salvezza degli uomini è, in qualche maniera, secondaria. Tanto che ci sono molte dottrine teologiche secondo le quali il Verbo si sarebbe incarnato anche se gli uomini non avessero peccato, perché l'Incarnazione ha come fine primario Dio Padre, non l'uomo. 
Se gli uomini non avessero peccato, l'Incarnazione non sarebbe avvenuta per redimere l'uomo, ma per manifestare Dio in tutta la sua infinità, l'unione somma tra Dio Creatore e la sua creatura: l'unione ipostatica delle due nature dell'individuo Cristo. In questa unione si esprime la rivelazione della Sua essenza nella maniera più piena possibile. È il carattere sponsale del Cristo, l'Uomo-Dio, che ha sposato la natura dell'uomo creato alla natura increata di Dio, suo Creatore. Siamo ancora alla dottrina tomistica della varietà dell'essenza che, nel mondo, unisce l'immenso al minimo di una sola divina persona. 
Nel mistero dell'Incarnazione accade che Dio possa dire: Io sono la creatura, perché ora c'è una creatura che è Dio. Questa creatura è il Cristo.
Il fine dell'Incarnazione è la dimostrazione dell'unione del Creatore con la creatura; non si può immaginare un'unione più stretta di questa. In questa unione si manifesta tutta la infinità di Dio, tutta la sua potenza: e qui ritorniamo al mistero dell'Incarnazione rivolta a Dio Padre.
Questo è il mistero della giustizia del'Incarnazione.
Quando si dice « religione della Redenzione » (p.13 dello Scritto apostolico), si dice cosa diversa dalla religione dell'espiazione: redentivo si riferisce agli uomini, espiatorio si riferisce alla divinità offesa, e la redenzione è una conseguenza dell'espiazione.
Si può espiare senza redimere e si espia avendo di mira di riscattare qualcuno che è in prigionia. Ma l'espiazione ha per fine la redenzione, il riscatto. Redenzione è un termine giuridico: è lo schiavo che si riscatta. Noi eravamo schiavi del peccato, anzi - più esplicitamente - del Diavolo: « Poiché dunque, i figlioli hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli, nella stessa guisa, ne è divenuta partecipe, per ridurre all'impotenza, mediante la morte, colui che della morte aveva il potere, cioè il Diavolo, e affrancare quanti, per timore della morte, durante tutta la vita erano soggetti a schiavitù » (Ebrei 2, 14b-15).

47 commenti:

Ester ha detto...

redentivo si riferisce agli uomini, espiatorio si riferisce alla divinità offesa, e la redenzione è una conseguenza dell'espiazione.


finalmente, Mic, finalmente .....
finalmente (almeno in questo benedetto blog) cominciamo a dire le cose chiare, in mezzo a questo marasma spaventoso di mille parole astruse pronunciate in omelie "quaresimali".... in cui i sacerdoti, in preparazione alla S. Pasqua stanno dicendo dal pulpito le cose più strane, aberranti, e lontanissime dall'essenza del Mistero dell'Incarnazione di NSGC.
Ci tocca sentire nella mia città (e intera diocesi) cose orribili, inaudite, tali che mi servirebbero giornate intere per raccontarvele...cose che creano scandalo e totale confusione, oblio delle verità di Fede elementari, nella coscienza stravolta dei poveri fedeli già tanto ignoranti ed offuscati......

Anonimo ha detto...

Se siamo cattolici, non possiamo lasciar cadere, per poi vederle presto dimenticate, verità così fondanti della nostra meravigliosa Fede.

Una per una le raccoglieremo e le grideremo tutte.

Anonimo ha detto...

Amerio, con uno stile asciutto, essenziale, senza giri di parole, usando con proprietà e consapevolezza i termini secondo il loro preciso significato, da credente, ripareggia la verità.
Quello che afferma è talmente chiaro e limpido, che non possono esserci obbiezioni. A meno che non se ne condivida la fede...

don gianluigi braga ha detto...

Amerio per decenni è stato completamente ignorato, i suoi libri nascosti e messi all'indice dalla nuova intellighenzia ecclesiale (ricordo che alla mia richiesta di "Iota unum", in una libreria cattolica a Milano, mi fecero capire che non era un autore affidabile e il libro mezzo eretico). E tutt'oggi non vi sono molte risposte ai suoi quesiti e alle sue osservazioni.

Anonimo ha detto...

Don Gianluigi,
se tutto va bene entro aprile uscirà un mio libro che ne parla, raccoglie il testimone non solo suo ma anche di altre (mai abbastanza) vigili sentinelle e vuole anche poveramente lasciarlo ad altri...

Jon Lord ha detto...

Grazie Mic! Post bellissimo!

Giampaolo ha detto...

Stat Veritas, forse più ancora di Iota Unum, è una disamina acutissima (e dolorosissima) dei mali moderni della Chiesa, altro che cinque piaghe...

C'è una chiosa sulla pena di morte comminata agli eretici da parte di S. Pio V che è un monumento di Dottrina cattolica, e che al contempo può ergersi a misura per confrontare il sensus fidei odierno.

Un caro saluto a tutti e buona settimana Santa.

Dante Pastorelli ha detto...

Ma la soddisfazione, ormai, è concetto teologico superato, è un errore del giuridicismo di S. Anselmo. Ci fornisce l'immagine di un Dio vendicativo e sanguinario.
Com'è possibile che il Dio buono e misericordioso in sommo grado voglia il sangue di Cristo per placare la sua ira? per veder riparata l'offesa ricevuta? E che Dio è questo che "si offende"? Non è impassibile nella sua essenza divina? E lo stesso peccato originale non è un retaggio mostruoso di S. Agostino come afferma Mancuso? E così si potrebbe continuare.
Insomma Dio avrebbe dovuto chiedere a noi come comportarsi, e certo avremmo saputo darGli suggerimenti utili.

hpoirot ha detto...

Nel libro "Introduzione al Cristianesimo" l'allora card. Ratzinger negava il concetto di croce come sacrificio. Cito:

"Da S.Anselmo (1033-1109) la pietà cristiana vede nella croce un sacrificio espiatorio. Ma é una pietà dolorista ... Che Dio esiga da suo figlio un sacrificio umano é una crudeltà non conforme al messaggio d'amore del Vangelo. Se certi testi di devozione sembrano suggerire che la Croce rappresenta un Dio dalla giustizia inesorabile che chiede il sacrificio umano di suo figlio ... nel Nuovo Testamento la Croce appare invece come un movimento dall'alto verso il basso. La Croce non é l'opera di riconciliazione che l'umanità offre a un Dio in collera, ma l'espressione dell'amore di Dio che si dona a noi ... Partendo da questa rivoluzione del senso di espiazione, che si situa nell'asse stessa della realtà religiosa, il culto cristiano (CIOE' LA S.MESSA) riceve una nuova orientazione ... in questo culto non sono le azioni umane che vengono offerte a Dio, il culto consiste piuttosto nel fatto che ci lasciamo colmare da Lui. Non si glorifica Dio apportandogli del nostro, ma accettando i suoi doni e riconoscendolo cosi' come l'unico Signore." [pag 198-199]

Nell'introduzione all'ultima ristampa del 2005 BXVI scriveva di suo pugno che quello che diceva il card Ratzinger é ancora di attualità.

hpoirot ha detto...

In sostanza per BXVI sulla croce Gesu' si é sostituito a noi non per pagare un debito, ma per amare per noi, il che non puo' non screditare tuttio l'idea di sacrificio nel culto cristiano... E' chiaro che c'é un primato della carità nella Redenzione (questo lo dice anche san Tommaso) ma non é lecito affermare che la Redenzione non é un atto di giustizia.Purtroppo é quelloche fa nello stessso libro BXVI. Cito:

"Per un gran numero di cattolici soprattutto coloro che conoscono poco la fede, la croce si situerebbe in un meccanismo di giustizia prima lesa (col peccato originale) e poi ristabilita (con la Passione). Sarebbe il modo in cui la giustizia divina infinitamente offesa verrebbe nuovamente riconciliata grazie a una soddisfazione infinita.
Cosi' la croce sembra presentarci un Dio che esige un'equivalentza rigorosa sulla bilancia dei diritti e dei doveri ... La soddisfazione infinita che Dio sembra esigere (da suo Figlio) assume cosi' un aspetto inquietante ..." [pag 197]

"Se la scrittura afferma che Gesu ci ha riconciliati tramite il suo sangue, cio' non va compreso come un dono materiale, come un mezzo di espiazione misurato quantitativamente... L'essenza del culto cristiano é non sta nell'offrire qualcosa... Tale culto consiste in una nuova forma di sostituzione, inclusa in questo amore: cioé che il Cristo ha amato per noi e che noi ci lasciamo cogliere da Lui. Questo culto significa dunque che noi lasciamo da parte i nostri tentativi di giustificazione" [pag 202]

Anonimo ha detto...

Purtroppo, caro Dante, la "vulgata" cosiddetta cattolica odierna - dalla quale non è esente neppure chi non dovrebbe né potrebbe - attribuisce addirittura la connotazione di "doloristica" alla devozione (che ovviamente è ben altro che devozionismo) per la Passio Christi, mentre è il cuore della nostra Fede.

Ciò che tu dici in senso ironico, purtroppo è parte integrante di una cosiddetta "nuova evangelizzazione" recentemente inopinatamente approvata e infestante tutto l'orbe cattolico.

Per questo, ci ho tenuto ad affermare a piene lettere:

Molti novatori sostengono che la “teologia del mistero pasquale” è l’anima della riforma liturgica postconciliare.

Ebbene, la “teologia del mistero pasquale” è l'anima della fede cattolica, non della riforma postconciliare. Infatti, il mistero Pasquale è la Passione-Morte-Risurrezione del Signore. La riforma post- conciliare in parte, la teologia neocatecumenale in maniera ancor più luterana, ha posto l'accento solo sulla Risurrezione, con il pretesto che la visione di Trento era troppo “doloristica” e si metteva troppo l'accento sulla Croce... Ma in realtà è un inganno: la Croce è una Realtà ineludibile perché rappresenta il fiat di Cristo Signore alla volontà del Padre, quell'obbedienza piena e libera che ha cancellato un primigenio terribile non serviam e la tragica disobbedienza del primo Adamo. E la S. Messa è la ri-presentazione incruenta al Padre del Sacrificio del Figlio, che si trasforma, alla comunione, in banchetto escatologico. Quindi la liturgia non è né la festa della comunità né azione dell'assemblea, ma Azione teandrica (divino umana) di Cristo Signore attraverso il sacerdote che agisce in persona Christi così come Lui ce l'ha consegnata nell'ultima Cena fino alla fine dei tempi. Certo che c'è anche la partecipazione del credente col suo “sacerdozio battesimale”, ben distinto tuttavia sia in grado che in essenza, da quello ordinato (Lumen Gentium, 10).

La Chiesa non ha mai messo l'accento solo sulla Croce, come sostengono i falsi profeti. Semmai possono averlo fatto alcune spiritualità che si sono soffermate su singoli momenti della Passione del Signore; ma è solo una accentuazione di qualche congregazione religiosa che ne rappresenta il carìsma, che per alcuni e in alcuni casi può essere diventata una devozione non equilibrata, che può scadere nel devozionismo, da cui tuttavia la Chiesa ha sempre insegnato a rifuggire.

Anonimo ha detto...

...a proposito di insegnamenti distorti su "espiazione" ed altro, potrebbe esserti utile leggerti questo.

Anonimo ha detto...

Altre cosiddette catechesi più recenti sono ancor più sconcertanti... e le nostre ripetute documentate denunce, mettendoci la faccia, non sono altro che buchi nell'acqua!
Quante anime si consente che vengano deformate e sviate! E' terribile e tristissimo!

Se non avessimo la fede diremmo che è disperante quello che accade alla nostra Chiesa!

Anonimo ha detto...

Caro hpoirot, come vedi so bene da dove veniva quel "dolorista", che ho citato senza citare la fonte, ma che quando l'ho letto mi ha colpita come uno schiaffo.

Tuttavia quel testo non fa testo, perché il Papa vi parla come dottore privato e non è un insegnamento dogmatico, pur restando il fatto che chi si ferma lì rischia di rimanerne quanto meno depauperato dei tesori più grandi della nostra fede.
Poi c'è da aggiungere che da quando era cardinale, il Papa un suo percorso interiore lo ha fatto.

Però, con la scusa della 'pastorale', il fuoco del Dogma non purifica più gli insegnamenti attuali.

Ecco perché è necessario risvegliare l'istanza dogmatica nella nostra Chiesa!

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,

Quelo sito (Progetto Barruel), ha due testo Padre Edouard Hugon sulla redenzione, guarda:

La Redenzione considerata come sacrificio - Il sacrificio di Gesù Cristo - parte I
http://progettobarruel.zxq.net/novita/11/Hugon_sacrificio_I.html

La Redenzione considerata come sacrificio - Il sacrificio di Gesù Cristo - parte I
http://progettobarruel.zxq.net/novita/11/Hugon_sacrificio_II.html

Se non sbaglio, Padre Edouard Hugon ha scritto un commento delle XXIV tesi tomista e ha scritto un commento al dogma "Extra ecclesia nulla sallus" (venduto da Amicizia Cristiana).

Anonimo ha detto...

Stat Veritas, forse più ancora di Iota Unum, è una disamina acutissima (e dolorosissima) dei mali moderni della Chiesa, altro che cinque piaghe...

Grazie Giampaolo. Condivido con la grande costernazione con cui l'ho letto, cercando di situarmi come ci insegna Mons. Gherardini quando parla della Passio Ecclesiae.

Buona Settimana Santa anche a te e a tutti.

Anonimo ha detto...

Caro Gederson,
ero andata a guardare quel sito, che non conoscevo.
Di solito non mi soffermo mai, salvo ulteriori approfondimenti, su fonti che non mi sono note e approfondisco il pensiero dei miei maestri.
Tuttavia ho visto che i temi portanti della nostra fede vi sono trattati. Resta da stabilire se non c'è sotto uno spirito sedevacantista, che non mi vedrebbe in linea...

A prima vista non emerge. Bisognerà approfondire.

Dante Pastorelli ha detto...

Il Magistero perenne della Chiesa e la S. Tradizione, e noi con essi, non vediamo nessun contrasto tra la giustizia e l'amore.
Il peccato originale, offesa infinita, viene espiato in modo infinito dall'infinito amore di Dio che sacrifica se stesso nel Verbo. Più amore di questo!
E da quest'amore ci sentiamo colmati oltre che redenti. E di quest'amore rendiamo grazie nella Messa, che quell'infinito amore ripresenta, rinnova in modo sacramentale. Chi nega che l'offerta satisfattoria vien dall'alto per amore? Chi nega che niente di nostro possiamo offrirgli che valga davvero? Non sappiamo che siamo servi inutili?
E poi si continua a vaneggiare sull'ermeneutica della continuità.
Mi si citi un testo di magistero infallibile, dogmatico che esprima la posizione teologica del card. Ratzinger.
"Adoramus Te, Christe, et benedicimus Tibi, quia per sanctam Crucem Tuam, redemisti mundum", abbiamo recitato i venerdì di Quaresima nella Via Crucis.

Quanto al mistero Pasquale, ricordiamoci che spostare la Redenzione dalla Croce alla Resurrezione è pericoloso: non si dà Resurrezione senza Passione e Morte. Passione-Morte e Resurrezione son ambedue, come scrive S. Tommaso, causa efficiente, ma Passione-Morte è anche causa meritoria per cui il primato della redenzione resta alla Croce che è fecondo della della gloria della Resurrezione.

Dante Pastorelli ha detto...

[49401] IIIª q. 56 a. 2 ad 4
4. Nella giustificazione delle anime concorrono due cose: la remissione del peccato e il rinnovamento della vita mediante la grazia. Ora, rispetto alla causalità dovuta alla virtù divina, sia la passione di Cristo che la sua resurrezione sono causa della giustificazione per l'una e per l'altra cosa. Invece rispetto alla causalità esemplare, la passione e la morte di Cristo sono causa della remissione della colpa, per cui moriamo al peccato: mentre la resurrezione è causa del rinnovamento della vita, dovuto alla grazia, ossia alla giustizia. L'Apostolo infatti scrive, che "Cristo fu dato alla morte per i nostri peccati", cioè per toglierli, "ed è risuscitato per la nostra giustificazione". La passione di Cristo però è anche causa meritoria, come sopra abbiamo notato.

Anonimo ha detto...

Ho scorso i messagi e sono felice che Jon Lord abbia apprezzato il post.
Non mancherò di inserirne altri, altrettanto preziosi :)

Anonimo ha detto...

Caro Dante,
le cose da te citate per edificazione di tutti e che per noi sono scontate, purtroppo oggi stanno passando nel dimenticatoio.
Per questo non smetteremo di ricordarle opportune et importune

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,

Ho avuto la stessa impressione, come voi, ho trovato un po 'confuso la pubblicazione insieme di testi della Fraternità San Pio X, Sodalitium, Sì Sì No No e Chiesa Viva. Non ho trovato alcuna informazione circa l'orientamento del sito.

Ho rifatto mio blog e gli ho dato un nuovo nome, ora si chiama "Pascendi Dominici gregis - Chiesa e pre Concilio" (http://pascendidominicigregis.blogspot.com.br/)con lo scopo di fare un archivio di testi pre-conciliari, e poi tradurre in portoghese. Così, dopo una ricerca su testi del periodo della fine del XIX secolo fino alla nascita della Nuova Teologia e la loro lotta con il neo tomismo, che ho trovato questo sito.

Sono in dubbio se pubblico o meno i testi del sito.

Un saluto dal Brasile

don Camillo ha detto...

L'aspetto satisfatorio della Santa Messa è l'anima del culto cattolico. Non a caso quando è stata sradicata l'anima, la Messa è diventata una barzelletta.

Le citazioni di hpoirot mi rattristano molto. Sì sarà pure iun pensiero "privato", ma non dobbiamo dimenticare che ruolo ha ricoperto B16 prima e dopo il V2.

Prossimamente dedicherò un post nel rieditare un mio lavoro svolto a più mani e che Mic dovrebbe ricordare: "Introduzione alla Amantissimi Redptoris" che ho fatto pubblicare su Maranathà.it nel 2009 ma che da un po' è stato tolto.

Anonimo ha detto...

Sono in dubbio se pubblico o meno i testi del sito

Caro Gederson,
forse varrà la pena approfondire.
Un'esplorazione più attenta, quando riuscirò a darmene il tempo, forse riuscirà a darci qualche elemento in più.

Vedo che anche tu stai lavorando molto. Che il Signore ti accompagni e ti sostenga sempre!

Anonimo ha detto...

Prossimamente dedicherò un post nel rieditare un mio lavoro svolto a più mani e che Mic dovrebbe ricordare: "Introduzione alla Amantissimi Redptoris" che ho fatto pubblicare su Maranathà.it nel 2009 ma che da un po' è stato tolto.

Chissà perché lo hanno tolto. Ora provo a ripescare anche il mio file.

hpoirot ha detto...

Preciso che non ho citato il papa per dare contro gratuitamente al pontefice validamente regnate (il che é sempre une esercizio spiacevole). Quello che mi dispiace é che testi di questo tipo che alimentano la confusione ce ne siano a bizzeffe. Non saranno magisteriali, va bene, ma sono pur sempre parola di papa...

Al proposito volevo già intervenire (ma non ho avuto tempo) nel post sul povero Enzo Bianchi, dico povero perché se si cerca un pochettino molte sue posizioni sono in realtà quelle espresse (in sommo conciliarese) dal CV2, da tanti cardinali e anche dagli ultimi due papi... mi chiedo cosa si possa pretendere dal povero Enzo che non é neanche sacerdote.

Gederson Falcometa ha detto...

Cara Mic,

Hanno pubblicato un testo molto interessante in portoghese (tradotto dall'inglese), il titolo è: Non è abbastanza? di Christopher Ferrara, vedere un estratto:

"La mia recensione certamente superficiale delle relazioni della Sala Stampa vaticana non mostra tali procedure strane per quanto riguarda qualsiasi altro individuo o gruppo di cattolici tra i miliardi di anime che appartengono alla nostra chiesa in crisi. Ci sembra non convocazione per discutere "problemi dottrinali" con la Congregazione per la Dottrina della Fede e di risolverli prima di un "recupero" può verificarsi. Sembrerebbe che nessuno in tutta la Chiesa non ha problemi dottrinali da risolvere con urgenza in tempi molto stretti, solo la Fraternità San Pio X e dei suoi membri.

Non sembra neppure che il Vaticano è preoccupato per le camere, rotture o riorganizzazioni di legioni di cattolici in ogni continente, tra cui molti vescovi e sacerdoti, che non aderiscono agli insegnamenti della Chiesa, che non approva personalmente. Tutti sanno gli esempi più ovvi, come la disobbedienza quasi universale sull'insegnamento infallibile sul matrimonio e la procreazione. Ma si consideri anche il rifiuto della gerarchia tutta Italia e in Germania ad adottare le correzioni stabilite per le traduzioni in volgare della Messa Novus Ordo che affliggeva la Chiesa per 40 anni fino a quando il Vaticano finalmente deciso di correzioni. Si può prendere il cavallo dalla pioggia, il Papa!"

Testo in inglese: http://www.remnantnewspaper.com/Archives/2012-0331-ferrara-sspx-not-sufficient.htm

Grazie per la benedizione. Che anche il Signore ti accompagni e ti sostenga sempre!

Dante Pastorelli ha detto...

Dante Pastorelli ha detto...
Poiché i nuovi teologi amano tanto rifarsi alla Chiesa primitiva, leggiamo qualche citazione di facile riscontro, tratte dal Libro Sacro.

"Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato, già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi" (1Pt 1,18-20).
"Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio" (2Cor 5,21).
"Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32) perché fossimo "riconciliati con lui per mezzo della morte del Figlio suo» (Rm 5,10)".
"È necessario che sia innalzato il Figlio dell'uomo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,14-15).
"Cristo doveva patire tali cose e così entrare nella sua gloria" (Lc 24,26).
"Il Figlio dell'uomo se ne va conforme a quanto è stato decretato" (Lc 22,22).
"Questi sono i discorsi che io vi facevo quando ero ancora con voi: cioè esser necessario che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi fossero adempiute" (Lc 24,44).
"Sta scritto esser necessario che Cristo patisse e quindi risorgesse dai morti" (Lc 24,46)”.
La passione di Cristo, dunque, fu causa soddisfattoria, la riparazione di un'offesa nella testimonianza degli Apostoli.
San Paolo dice: « Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia » (Romani, V, 12).
La soddisfazione non fu solo sufficiente ma sovrabbondante.
Nessuna elucubrazione teologica di esperti, cardinali e papi può porsi in contrasto col Vangelo.

Anonimo ha detto...

mi chiedo cosa si possa pretendere dal povero Enzo che non é neanche sacerdote.

infatti non a caso lo invitano a parlare nelle diocesi e nelle facoltà pontificie

Gederson Falcometa ha detto...

Caro Dante,

È interessante notare che anche i "riformatori" protestanti amavano rifarsi alla Chiesa primitiva (ispirazione che JJ Rousseau ha trasferito per la società primitive). Più interessante ancora è che si può dire che, in un certo senso la Riforma protestante fu anche una ermeneutica della continuità (solo se parla di questa necessità, per il riconoscimento di una rottura) e una ermeneutica della rottura. In questo senso, il più grande esempio di continuità può essere considerato gli anglicani e di rottura i luterani.

Ho letto che i nuovi teologi preferiscono la Chiesa primitiva e la patristica, perché la filosofia e la teologia scolastica è più preciso e non consente il suo utilizzo al di fuori del suo scopo. Negli stesso testo se afferma che i nuovi teologi (come Von Balthasar e De Lubac) nella classe di scolastica, messo in cotone nelle orecchie, per leggere testi patristici. Dopo facevano un gioco di contrastare la patristica e la scolastica.

Un saluto dal Brasile

Dante Pastorelli ha detto...

Il cotone forse l'avevan messo anche al cervello.

Marco ha detto...

Se interessa il Catechismo degli adulti CEI si esprime in questo modo a proposito dell'argomento, ultimo messaggio in fondo.:

http://musicasacra.forumfree.it/?t=10131708


Il manuale di teologia dogmatica del Bartmann invece parla in questi termini della Giustizia di Dio:

pag. 116 -117 volume II, Mauale di Teologia Dogmatica di Bernado Bartmann Edizione Paoline - Alba

In questo celebre testo [Rm. 3,23-26], mille volte commentato, la Redenzione è detta opera della giustizia divina. Non dobbiamo certo pensare in modo unilaterale alla giustizia vendicativa ed esigitiva degli Ebrei, giustamente combattuta qui dall'Apostolo. Si tratta piuttosto della giustizia che dona, delle giustizia cristiana che prima dà e poi esige; giustizia che è il fondamento della Redenzione e si rivela in essa. Ma cotesta giustizia è per noi una pura grazia e pur tuttavia, in quanto Cristo, l'ha meritata, uan conseguenza della sua offerta quale vittima di espiazione nel suo sangue, in testimonianza delle giustizia di Dio. La morte di Cristo è dunque considerata ed apprezzata da Dio come una morte espiatrice, sia che si intenda ilasterion nel senso personale di "riconciliatore", o nel senso reale di "mezzo di riconciliazione", ossia strumento della "croce"; oppure nel senso astratto di "riconciliazione", "espiazione" (Volgata: propitiatio); oppure anche nel senso pienamente formale di "sacrificio espiatorio". Tutte le interpretazioni si riducono a dire che Gesù Cristo con la sua morte ha operato la nostra riconciliazione con Dio, mediante la quale partecipiamo alla grazia e alla remissione dei peccati.
* Secondo Lyonnet S.J. (De "iustitia Dei" in epistula ad Romanos, Roma 1947) il termine "giustizia" non designa l'attributo con cui Dio punisce il peccato (giustizia vendicativa), o esige una riparazione del peccato (giustizia esigitiva), o odia il peccato (santità), ma bensì quello per cui Dio resta fedele alle promesse di salvezza e le compie (fedeltà).*

Marco Marchesini

Marco ha detto...

Una serie di considerazioni personali. Vi prego, correggetemi se sbaglio.
Dio poteva condonarci la colpa senza pretendere la soddisfazione per l'offesa arrecata usando gratuitamente Misericordia o contentarsi di una soddisfazione qualsiasi.
Per la Sua Bontà voleva redimere gli uomini, per la Sua Giustizia esigeva loro la redenzione, una soddisfazione equivalente a tutte le loro ingiurie. (Arvieu, compendio di teologia dogmatica e morale).
Ne deduco che:

1) Quando si parla di Giustizia Divina nel piano della Redenzione si intende anche la giustizia vendicativa ed esigitiva di Dio.


2) E' vero che la teologia cattolica non parla mai di "castigo sostitutivo", ma di "soddisfazione vicaria", di solidarietà di Cristo verso di noi e mette in guarda dall'interpretazione luterana di una sostituzione puramente pensale ed estrinseca all'uomo: la cosiddetta teoria eretica  luterana dell'imputazione. In questo senso si può rispondere negativamente alla domanda del Catechismo degli adulti (Oppure Dio ha fatto ricadere su di lui il castigo dovuto ai nostri peccati? ).

3) Quando si parla di Giustizia Divina nella Redenzione si tratta anche della giustizia divina, offesa dal peccato, che esige punizione e riparazione, oltre che della giustizia che giustifica l'uomo.

4) Alla domanda del Catechismo degli adulti (Ha fondamento l’immagine di un Dio inflessibile, che soddisfa le esigenze della giustizia attraverso il sacrificio di un innocente? ) si deve quindi rispondere affermativamente, ma senza scadere nella teoria luterana dell'imputazione.

5) Quello che vi è scritto nel Manuale del Bartmann  - "Non dobbiamo certo pensare in modo unilaterale alla giustizia vendicativa ed esigitiva degli Ebrei, giustamente combattuta qui dall'Apostolo." - ha senso solo se non intende escludere la giustizia vendicativa ed esigitiva. In altre parole: in modo unilaterale no, ma in modo inclusivo sì.

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

Lasciamo da parte il Lyonnet, la cui esegesi è precaria e fu molto combattuta dagli esegeti romani, come lo Spadafora.

Amicus ha detto...

Attenzione ai volumi di teologia dogmatica del Bartmann - sopra citati da Marco - pubblicati nell'ultimo dopoguerra dalle edizioni San Paolo. Il testo è validissimo, del tutto ortodosso, ma il traduttore italiano (don Natale Bussi, teologo del Seminario di Alba) era un cripto-neomodernista che ha voluto far passare, furbescamente e prudentemente, le idee della nouvelle théologie e della 'nuova esegesi' alla Lyonnet &C. coprendosi con l'autorevolezza dell'ottimo teologo tedesco. Per una lettura sicura e proficua dell'opera è necessario espungere tutte le aggiunte operate dal Bussi, ossia i testi tra asterischi (come quello del su citato Lyonnet),le letture, le note in calce e le appendici ai trattati sulla Grazia e sulla Chiesa. Io ho l'edizione del 1950, ma se non ricordo male, nelle edizioni successive don Bussi astutamente integrò le sue note neomoderniste al testo del Bartmann, eliminando asterischi e quant'altro. Come si vede, il Superconcilio è stato preparato con astuzia diversi decenni prima, disseminando ovunque e in ogni modo le tossine mortali dei nouveaux théologiens.

Amicus ha detto...

Quanto all'"Introduzione al Cristianesimo" del teologo J. Ratzinger, il fatto più grave è che egli, da Papa, abbia permesso la sua ristampa e divulgazione. E se, come scriveva Messori nel libro-intervista all'allora card. Ratzinger ("Rapporto sulla Fede"), si trattava di un testo sul quale si erano formate diverse generazioni di studenti di teologia, figuriamoci i danni che è in grado di fare oggi, con il suo autore diventato Papa. Dopo di che, è illogico lamentarsi della corruzione dottrinale, e di conseguenza morale, di gran parte del clero attuale. Chi semina vento, raccoglie - ahinoi - tempesta.

Anonimo ha detto...

giustizia vendicativa

in ebraico "vendetta" non equivale a ritorsione, ma a "ripristino della giustizia".

Tuttavia, non necessariamente nel senso dell'occhio per occhio dente per dente.

Io credo che la questione è molto più sottile. L'offesa alla Giustizia divina, per effetto della disobbedienza, è avvenuta anche rompendo un ordine da Dio stesso posto e, quindi, da ripristinare.
Ovvio che la creatura disobbediente non potesse opporre una riparazione corrispondente all'entità della trasgressione. Solo un Dio che ci amasse così tanto poteva salvarci riscattandoci...

Marco ha detto...

Il traduttore del Bartmann. Ecco cosa erano quei testi tra gli asterischi che talvolta non mi tornavano e non riuscivo a capire! Grazie Anonimo.
Anche io ho l'edizione del '50.

Sul libro "Introduzione al cristianesimo" ed il dogma della redenzione ho letto le gravi accuse di Mons. Tissier qui:

http://www.unavox.it/Documenti/doc0137.htm

Marco Marchesini

Anonimo ha detto...

Dopo di che, è illogico lamentarsi della corruzione dottrinale, e di conseguenza morale, di gran parte del clero attuale. Chi semina vento, raccoglie - ahinoi - tempesta.

C'è anche un'altra semente, per grazia: il lento (a volte stentato) ma progressivo incremento delle Sante Messe usus antiquior... e tanta preghiera e santità nascoste che conosce solo il Signore.

Ovvio che per chiamare le cose col loro nome siamo costretti a denunciare l'errore e a sottolinearlo, ma cerchiamo di farlo sempre puntando lo sguardo sul Signore e sulla sua vittoria..

Anonimo ha detto...

Marco,
nella fretta avevo equivocato.

Ora ho letto l'intervista.
La situazione è quella che è. Siamo umanamente impotenti, ma cristianamente pieni di Speranza.

don Camillo ha detto...

Come si vede, il Superconcilio è stato preparato con astuzia diversi decenni prima, disseminando ovunque e in ogni modo le tossine mortali dei nouveaux théologiens.
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E già Amicus, San Pio X, che già vedeva modernisti dappertutto, cercò di isolarli anche grazie ai suoi personali "servizi segreti" (di Mons. Benigni), ma con la sua morte prematura e la salita di B15, tutti coloro che era riuscito ad isolare ritornarono alla grande tra cui G23. "Ma! Questa è una calamità" avrebbe detto sottovoce il Cardinale Raphael Merry del Val riguardo l’elezione del cardinale di Bologna. Infatti da una parte B15 "continuava" sulla scia del suo predecessore, dall'altra introduceva quelle tossine che avrebbero in pochi decenni invaso completamente la Chiesa.
A Lui la Santa Vergine chiese sotto il Suo Pontificato una "urgente CONVERSIONE", che puntualmente non arrivò (B15 non era Leone XIII purtroppo) per cui scoppiò la seconda guerra mondiale.
Mysterium iniquitatis!

Marco ha detto...

Secondo la rivelazione privata di Fatima, le guerre mondiali sono state causata per colpa dei Papi di quel periodo compreso il Santo (spero a breve) Papa Pio XII?

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

le rivelazioni private, ripeto, non vanno usate a proprio piacimento e devon esser interpretate da chi di competenza.

hpoirot ha detto...

"Ruunt Saecula, stat Veritas"
(scorrono i secoli, la Verità permane) diceva Amerio

"Tra gli effetti eccellenti che produce la meditazione vi é il fatto che essa purifica, come dice San Bernardo, la fonte stessa da cui nasce. Siccome essa nasce da una fonte superiore che é Dio e una inferiore che sono le facoltà dell'anima ecco che la meditazione purifica la seconda (naturale) per il mezzo della prima (soprannnaturale).
E' cio' che fa dire all'apostolo Pietro Dio purifica i nostri cuori tramite la fede Atti 15,9)

Ma a dire il vero la fede da sola non basta: é solo quando questa viena accesa dalla profonda considerazione delle verità e dei misteri rivelati che essa accende gli atti e gli affetti dell'anima predisponendola, con l'aiuto della grazia divina, alla purificazione dei cuori."
tratto da "Meditazioni sui Misteri della FEDE) père Louis du Pont S.J. (anno 1605)

Ora dal CV2 scorrono sempre i sacoli ma la verità é in totale confusione. Come possono allora i cristiani (soprattutto i consacrati) purificare i loro cuori riposandosi nelle verità eterne se queste sono smarrite/offuscate??

A già, dimenticavo, oggi basta purificare la memoria della Chiesa dagli errori del passato... appunto perché la Redenzione sarebbe cosa già fatta.

Anonimo ha detto...

La Redenzione è cosa già fatta; ma dimenticano di dire che va accolta, non opera automaticamente. Altrimenti che fine fa la responsabilità dell'uomo?
C'è sempre bisogno della grazia; ma c'è sempre anche un sì da pronunciare sia nella scelta fondamentale che continuamente, nella fedeltà.
Altrimenti non possiamo "rimanere" nel Signore.

don Camillo ha detto...

Secondo la rivelazione privata di Fatima, le guerre mondiali sono state causata per colpa dei Papi di quel periodo compreso il Santo (spero a breve) Papa Pio XII?
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I Papi del 1900? Se fossimo alle elementari e ci venisse chiesto davanti alla lavagna di tirare una linea verticale e di mettere a destra i buoni e a sinistra i cattivi sarebbe assai difficile incasellarli.
Pio XII fu un uomo fermo nella dottrina ma (c'è un MA!) "non stimava gravissimo il problema liturgico che metteva a confronto i Vescovi tedeschi in piena Guerra mondiale: "Produce in noi una strana impressione", scriveva a Mons. Gröber, "se, quasi al di fuori del tempo e del mondo, la questione liturgica viene presentata come il problema del momento". (Lettera di Pio XII a Mons. Gröber del 22 agosto 1943. Cit. in R. Graham, La Civiltà Cattolica, 1985, pag. 549). Se con queste parole sconfessava gli esponenti del Movimento liturgico, Pio XII ne sottovalutava anche il pericolo.

I novatori seppero così infiltrare il loro cavallo di Troia nella Chiesa attraverso la porta, quasi incustodita, della Liturgia, approfittando della poca attenzione di Papa Pacelli in materia e coadiuvati da persone molto vicine al Pontefice come il suo stesso confessore Agostino Bea s.j., futuro Cardinale ed esponente di spicco dell'Ecumenismo".

Anonimo ha detto...

"I novatori seppero così infiltrare il loro cavallo di Troia nella Chiesa attraverso la porta, quasi incustodita, della Liturgia, approfittando della poca attenzione di Papa Pacelli in materia e coadiuvati da persone molto vicine al Pontefice come il suo stesso confessore Agostino Bea s.j., futuro Cardinale ed esponente di spicco dell'Ecumenismo"."

Evidentemente papa Pacelli avrà sottovalutato il pericolo per la liturgia, ma certamente non avrebbe mai consentito lo scempio e i fraintendimenti della riforma di Paolo VI, scaturiti non tanto dal concilio, quanto dallo "spirito del concilio", che lui si rifiutò di promuovere, proprio perchè ne temeva i rischi.