giovedì 5 aprile 2012

Cristina Siccardi recensisce una biografia di Divo Barsotti. Interessanti spunti sul Concilio

Nel fervido e provvidenziale dibattito in corso sul Concilio Vaticano II giunge a proposito la bella e chiara biografia scritta da padre Serafino Tognetti, Divo Barsotti. Il sacerdote, il mistico, il padre (San Paolo, pp. 405, € 29.00), utile strumento per comprendere da vicino la figura di un monaco che ha vissuto intensamente le aspettative e le cocenti delusioni di un evento che ha rivoluzionato l’operatività della Chiesa in maniera così profonda da alterare la trasmissione della Fede.
Quando venne annunciata l’apertura del Concilio Vaticano II (25 gennaio 1959), furono in molti a riporre grandi speranze nell’evento e fra questi il monaco don Divo Barsotti (1914-2006). Prima del Concilio stesso don Divo ebbe più volte modo di manifestare una certa insofferenza nei confronti di alcuni metodi della Chiesa, che considerava chiusi e rigidi. Scrive padre Tognetti:
«Il momento dell’apertura del Concilio ci rivela un duplice atteggiamento da parte di don Barsotti. Da una parte egli presentava l’evento conciliare ormai imminente come “un’occasione, forse la più grande che Dio abbia concesso all’umanità di oggi, per essere salvata”; dall’altra parte il Concilio potrebbe però rivelarsi “un’occasione per cui questa umanità, invece di essere salvata, potrebbe precipitare nel buio, nella tenebra, non dico in un’apostasia dichiarata, ma in uno scetticismo, in una tensione, in una disperazione che non potrebbe essere più lenita da una speranza che le venga da Cristo, che le venga dalla Chiesa, che è del Cristo la continuatrice, anzi la stessa presenza”. Questo timore di don Divo era motivato dalla percezione di un pericolo che egli scorse nascosto sotto i facili entusiasmi di molti: “Il pericolo di un Concilio che lascia le cose come le trova, anzi le peggiora. Perché ogni grazia di Dio è per sé ambigua: se l’anima non la riceve e non la fa fruttificare, quella grazia si trasforma per te in un motivo maggiore di condanna, di rovina e di morte”» (1).
Barsotti seguì con attenzione, apprensione e soprattutto con la preghiera lo svolgimento dei lavori conciliari. Condusse la Comunità dei Figli di Dio, da lui fondata nel 1947, a meditare i diversi documenti prodotti durante l’Assise. Una delle tematiche che maggiormente lo interessò e lo preoccupò fu quella relativa alla riforma liturgica:

«Il primo errore che dobbiamo evitare è pensare che la riforma liturgica abbia un carattere essenzialmente e primariamente pastorale. Oltre tutto, questo non potrebbe mai essere nella Liturgia. Ha anche un carattere pastorale, indubbiamente, ma prima ancora è preghiera. La prima cosa che si impone per me, se io voglio essere ministro della preghiera liturgica, è che io preghi e faccia pregare gli altri. […]. La preghiera liturgica dunque ci forma alla preghiera e forma il popolo alla preghiera soltanto in quanto fa pregare; se non facesse pregare, non formerebbe né alla Liturgia né alla preghiera. Ed ecco una cosa importante allora che dobbiamo evitare, che cioè queste riforme siano fatte come una “prima di teatro”, come uno spettacolo» (2).

Non passò molto tempo che gli auspici di una benefica rivitalità della Chiesa, promessa dal Concilio, si trasformò, invece, in un’acuta e dolorosa amarezza. Il monaco nato a Palaia (Pisa), ordinato sacerdote nel duomo di San Miniato il 18 luglio 1937, sentì in tutte le sue fibre la drammaticità della crisi della Chiesa sorta negli anni postconciliari. Percepì da vicino e con sgomento il clima di banalizzazione in cui era stato inserito l’annuncio cristiano, un clima che perdeva sempre più la dimensione soprannaturale per acquisire una comune prassi ecclesiale dai lineamenti sempre più umani e sociali. Il mondo era entrato nella Chiesa con le sue idee fuorvianti ed era quello il tempo della rivoluzione culturale del Sessantotto con le sue stravaganze e bizzarrie “di moda”, che voleva «mandare al macero le tradizioni» (3).
La presa di coscienza di ciò che era accaduto e stava accadendo, l’osservare le ferite che venivano inferte con prepotenza alla Chiesa, il verificare la secolarizzazione che, a valanga, investiva gli ambienti cattolici, il prendere atto che lo storicismo e l’antropocentrismo s’impossessavano della figura divina di Cristo e delle Sacre Scritture, travagliarono inesorabilmente i giorni di don Divo Barsotti, che si interrogò sul ruolo che lui doveva assumere… Continuò a favorire, all’interno della sua Comunità, una formazione solida e robusta per non cadere nella trappola del vago senso religioso, infatti: «Bisogna che agisca in tutta la Chiesa senza muovermi dal mio centro. Non debbono essere parole. È necessario che concretamente io partecipi a tutta la vita del mondo senza rifiutarmi, senza escludermi da alcuna attività: che io viva tutta la vita, culturale e religiosa, riformatrice e missionaria – eppure rimanga fisso in Dio» (4).

L’atteggiamento di don Divo di fronte al Concilio Vaticano II si sviluppa in tre fasi: le aspettative (prima), l’ascolto di ciò che veniva prodotto (durante), la valutazione dei frutti (dopo). Risulta di grande importanza, dunque, conoscere il dipanarsi delle sue riflessioni maturate nel corso del tempo e che sono ben evidenziate ed esaminate nei suoi Diari e che padre Tognetti ha studiato in profondità.
Don Divo non è un “sospettabile” che odora di tradizionalismo, è un sacerdote che non può essere accusato di “pregiudizi” e preconcetti; egli è un monaco che elaborò e ruminò ipotesi, idee, applicazioni del Concilio Vaticano II, giungendo alle conclusioni che oggi in molti, ormai, vanno ragionando. Ed ecco che i teologi furono da lui considerati i grandi responsabili di ciò che era avvenuto nella Chiesa, nei Seminari, nelle facoltà universitarie: «[…] le parole non generano più che nuove parole […]. Il Concilio di Trento ha nutrito la teologia per quattro secoli; del Vaticano II i teologi sembrano già stanchi dopo pochi anni dalla fine» (5).
Padre Tognetti, che ha vissuto a fianco di don Divo fin dalla giovinezza, potendo oggi testimoniare con vivezza un’esistenza imbevuta alla fonte del silenzio immerso nel trascendente, analizza come l’atteggiamento del fondatore della Comunità dei Figli di Dio si sia andato depurando sempre più da ogni semplicistico ottimismo e, di contro, si sia fatto sempre più critico nei confronti dei cambiamenti introdotti nella Chiesa dal Concilio del XX secolo. Il suo fu un vero e proprio travaglio, sia intellettuale che spirituale. E proprio perché immenso fu il suo amore per la Chiesa più accesa e più detonante fu la sua angoscia.
Nelle pagine del Diario del 1967, quando erano trascorsi appena due anni dalla chiusura dell’Assise, egli esternò la sua critica sui documenti conciliari, che gli «sembrano attestare una sicurezza tutta umana più che una fermezza di fede» (6) e reagì con forza «contro la facile ubriacatura dei teologi acclamati al Concilio. Si trasferisce all’avvenimento la propria vittoria personale, un’orgogliosa soddisfazione che non ha nulla di evangelico» (7).
Molti teologi, infatti, si sentirono capicannonieri e l’eco della loro esultanza fu raccolta dall’editoria come dalla pubblicistica in genere, dalle facoltà teologiche come dai simposi.
Don Divo, invece, come altri messi a tacere o isolati in un angolo, perché non portassero “scandalo” e non disturbassero la rivoluzione in corso, andava allarmandosi sempre più, non riconoscendo nella nuova impronta ecclesiale gli insegnamenti della Chiesa di sempre. Si dimostrò infastidito dalla continua esaltazione del Concilio, una manifestazione che gli pareva essere frutto di «cattiva coscienza» (8) da parte di chi lo difendeva ad oltranza, ma: «Se è opera di Dio, non ha bisogno di essere difeso» (9). Era una volontà prepotente di chi rinfacciava alla Curia romana la propria vittoria e intanto per Barsotti - che guidò, su richiesta esplicita di Paolo VI, gli esercizi spirituali alla stessa Curia, nella settimana dopo il mercoledì delle Ceneri del 1970 - l’Assise «forse perché ha voluto dir troppo, non ha detto molto» (10).

Denunciò la precisa volontà dei Padri conciliari e dei Vescovi del postconcilio di non condannare l’errore, con la pretesa di rinnovare la Chiesa «quasi che il “loro” Concilio potesse essere il nuovo fondamento di tutto» (11). Parole che fanno rabbrividire, ma che testimoniano inequivocabilmente che davvero successe qualcosa di grave fra il 1962 e il 1965: far finta di niente equivarrebbe a non voler risolvere l’evidente crisi della Chiesa e della Fede ad essa correlata.
Barsotti, del quale l’autore della biografia ripercorre con acume tutti i passi della sua ricca esistenza, non rimase in silenzio, osservava e parlava, giungendo ad affermare cose che la Tradizione continua a ribadire, ovvero che nel Vaticano II «non sono stati impediti gli equivoci, l’ambiguità e soprattutto non è stata impedita la presunzione, non l’ambizione e il risentimento, non la superficialità e la volontà di un rinnovamento che voleva essere uno scardinamento, sradicamento della tradizione dogmatica, una diminuzione della tradizione spirituale» (12).
Non acquisì posizioni di rottura nei confronti del Magistero, ma esplicita e manifesta era la sua criticità e la sua grande sofferenza che riusciva a sublimare nella contemplazione e nel ritiro di una vita monastica assorta in Dio, nella insistente ricerca delle virtù della perfezione cristiana. Ed ecco l’inseguimento della santità, amata e desiderata: senza la santità, per questo monaco tuffato nello Spirito, che meditava scrivendo e scrivendo meditava, la religiosità “moderna” era fatta soltanto di parole vuote e vane, come chiaramente espresse nella sua opera Battesimo di fuoco: «Sono perplesso nei riguardi del Concilio medesimo: la pletora di documenti, la loro lunghezza, spesso il loro linguaggio, mi fanno paura. […] Ma soprattutto mi indigna il comportamento dei teologi. Crederò loro quando li vedrò veramente bruciati, consumati dallo zelo per la salvezza del mondo. […] Tutto il resto è retorica. Soltanto la santità salva la Chiesa. E i santi dove sono?» (13).
Cristina Siccardi 
NOTE
 (1) S. Tognetti, Divo Barsotti. Il sacerdote, il mistico, il padre, San Paolo, Milano 2012, pp. 221-222. (2) Ivi, p. 223. (3) Ivi, p. 224. (4) Ibidem. (5) Ivi, p. 225 (6) Ivi, p. 226 (7) Ibidem. (8) Ivi, p. 228. (9) Ibidem. (10) Ivi, p. 226. (11) Ivi, p. 227. (12) Ibidem. (13) Ivi, p. 228.

39 commenti:

Anonimo ha detto...

Un'altra voce di verità nata dal silenzio e dalla contemplazione.
Chi è ancora capace di discernere e lasciarsi raggiungere da una voce 'Sapiente', potrà trovare un orientamento.

giovanna ha detto...

Per felice coincidenza, leggevo in questi giorni uno dei suoi Diari, uno dei primi scritto in tempi non sospetti. Davvero una grande anima sacerdotale, immersa, tuffata in Dio totalmente, senza rete, in pieno e confidente abbandono alla Sua Volontà. Grande anima, luce di santità.

Icabod ha detto...

Denunciò la precisa volontà dei Padri conciliari e dei Vescovi del postconcilio di non condannare l’errore, con la pretesa di rinnovare la Chiesa «quasi che il “loro” Concilio potesse essere il nuovo fondamento di tutto» (11). Parole che fanno rabbrividire, ma che testimoniano inequivocabilmente che davvero successe qualcosa di grave fra il 1962 e il 1965: far finta di niente equivarrebbe a non voler risolvere l’evidente crisi della Chiesa e della Fede ad essa correlata.
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Notizia di oggi:

(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 5 APR - "Un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza" chiedendo di ignorare "decisioni definitive del Magistero", come "l'Ordinazione delle donne". Lo ha rimarcato il Papa nella messa di Giovedì Santo in S.Pietro. Posizioni di questo genere sono emerse nel clero austriaco. Secondo il Papa la situazione della Chiesa oggi "è spesso drammatica".

http://ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/04/05/visualizza_new.html_161550421.html

Dante Pastorrelli ha detto...

Non ho letto il libro del carissimo amico p. Serafino Tognetti.
Don Divo, che ho conosciuto, è stato una grande personalità, sicuramente cattolica, un insigne maestro di Verità.
Purtroppo non ha mai apertamente combattuto la nostra battaglia; si è adeguato al NO, pur cosciente dei suoi gravi limiti; sul mio bollettino Una Voce Dicentes nel 2003 scrisse un articolo contro l'abolizione del latino, ma poi la Messa nel suo monastero veniva celebrata in italiano.
Sarà stato un eccesso di prudenza. Certo, molto avrebbe giovato una sua posizione più ferma e aperta.
Fui io a presentargli un alto esponenente della S. Pio X, per un lungo colloquio.
Sono in campagna e qui l'account non funziona.

Anonimo ha detto...

ma poi la Messa nel suo monastero veniva celebrata in italiano.

Conosco il caso di p. Zoffoli - che la battaglia l'ha combattuta in prima linea scrivendo articoli, libri, denunce nelle Sedi competenti - ed è stato incompreso da molti, in primo luogo dai suoi confratelli.

E' probabile in parte possa esser stata questione di carattere; ma non è da escludere che il suo essere contemplativo facesse guardare Don Divo più in là, avvertendo la refrattarietà della 'sordità' e 'cecità' diffuse e, quindi, la sua battaglia si svolgesse nel silenzio e nella preghiera incessante.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Ma più in là si guarda quando si sono risolti i problemi presenti.
Purtroppo la sua assenza accanto a noi è pesata. E pesa ancora sull'impostazione dell'ordine, ad eccezione di un paio di monaci che ci comprendono.

Anonimo ha detto...

Caro Dante che dirti?
Io nella battaglia ci sono dentro in pieno.
Oggi sono entrata in crisi perché ho rivisto dopo anni un amico fraterno, vaticanosecondista, ecumenista e compagnia bella al 100% e l'ho sentito così animato, così felice, così cristiano: è ministro straordinario dell'Eucaristia, visita i malati ogni giorno, ha sempre una parola buona, ma soprattutto una soluzione per tutti, e prega... e io, con le mie riflessioni, i miei interrogativi, le mie angosce sulla crisi, mi sono sentita come colui al quale il Signore dice: avevo fame e non mi hai dato da mangiare, ero malato, ero carcerato... è vero che c'è anche la fame spirituale, la fame di verità, la libertà dagli errori... ma io cosa sto facendo?

bedwere ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
bedwere ha detto...

Mic, io penso che la ricchezza della preghiera della tradizione sia per tutti, ma in particolar modo per quelli piu` bisognosi di ristoro ed aiuto. Forse il tuo amico, per grazia di Dio, ha una forza spirituale che non puo` essere scalfita dalle aberrazioni postconciliari. Un po' come un atleta che, nonostante mangi bomboloni, rimane in forma fisica grazie ai continui esercizi. La maggior parte dei cristiani pero` ha necessita` del cibo sano della tradizione, della preghiera ispirata ai santi, per la propria salute.

DANTE PASTORELLI ha detto...

Cara Mic, che cosa stai facendo? Intanto ti occupi della famiglia. Poi studi, approfondisci non solo per te stessa ma per illuminare gli altri; affronti problemi, li poni ad altri e si cerca insieme una possibilità di soluzione; vivi la crisi eppure doni serenità, come incoraggi i demoralizati; dai uno scopo a chi pensa che tutto sia alla fine ed ogni azione, ogni impegno inutile. Ed anche tu preghi e compi le opere di misericordia nei limiti delle tue possibilità e della tua "vocazione".
Anch'io vedo ecumenisti, vatican- secondisti felici, allegri, che addirittura a messa fann'a gara a chi arriva prima a toglier di mano la pisside al prete. Ma poi quale dottrina propagano? Cosa dicono ai malati che visitano? quale Verità portano?
Con ciò non voglio dire che persone come il tuo amico agiscono male: fanno bene a pregare e la loro preghiera sarà accolta e premiata. Anche le loro opere se svolte all'interno della retta fede son altamente meritorie.
Ma non siamo fatti tutti con lo stesso stampo. Che ci facevano i Padri nel deserto? cosa facevano e fanno (almeno quelli che tali sono ancora i monaci)? Ognuno fa quel ch'è chiamato a fare. I carismi, come oggi si usa (ed abusa) dire son diversi. Nell'esplicazione di questi compiti diversi, però, al centro ci dev'essere la dottrina cattolica immutabile. E quando sento monaci che giudicano "forte" il Forte o mettono in bacheca brani di Rahner, sui cui testi sono stati formati in facoltà teologiche, credo sia legittima la perplesità e comprensibile anche il timore.

Dante Pastorelli ha detto...

auguri a tutti

hpoirot ha detto...

Mic, tu stai facendo la cosa più grande: difendere la verità senza laquale non c'é vera carità.
"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.' (Tim 4-1)

E come diceva Mgr Lerfebvre
"La fede ha per correlativo NECESSARIO nella nostra santa religione la Rivelazione, non puo' esserci fede senza dottrina, senza magistero, senza verità a cui l'intelligenza voglia aderire"

Chi si fa in 4 senza aver chiaro la dottrina (anche se molto probabilmente senza colpa) perde gran parte del suo tempo ed é un peccato perché la buona volontà c'é di sicuro ma é mal canalizzata dalla confusione post conciliare ...e poi via a fare scempi come dare la comunione da "ministro eucaristico"

hpoirot ha detto...

Lasciatemi sfogare ... nella nostra miseria sappiamo tutti che ci sono confessioni che costano più di altre. In questo grande giorno di penitenza e rimorso i difensori della continuità del disastroso Concilio mi devono ancora spiegare come si fa ad entrare in un confessionale imbevuti di stima per la grande "dignità dell'uomo".

Dante Pastorelli ha detto...

Ho mandato già gli auguri a tutti perché facevo le prove per un account, cosa che per me è arabo maomettano

Anonimo ha detto...

Alla mia crisi di ieri non era estranea la lettura dell'Omelia crismale del papa.
Quella menata sul tradizionalismo, i richiami al concilio e ai movimenti... è disperante.
Come può poi parlare di 'conformazione' a Cristo, mentre dovrebbe conoscere le de-formazioni che movimenti e modernismo imperante, non certo la vera Tradizione, che non è fissista, provocano...

Se non fosse il nostro fermo radicamento nel Signore e nella Chiesa, il disorientamento sarebbe totale.

Vi ringrazio per le vostre parole.
Quanto ad oggi
Adoramus te Christe et benedicimus tibi. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

don Camillo ha detto...

Oggi sono entrata in crisi....
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Purtroppo è la tua natura femminile che ogni tanto si fa sentire! cerchiamo di arginarla, GRAZIE!

coraggio!

:)

Anonimo ha detto...

Caro don,
è la mia natura umana che ogni tanto incontra un suo limite e non ha nessuna difficoltà a mostrarlo. :)
Forse più che un limite era solo uno stato d'animo passeggero, alimentato da qualche dubbio erratico, che ogni tanto si insinua.

Gli stati d'animo sono contingenti e si superano. Solo che io enfaticamente mi sono espressa parlando di 'crisi'. In fondo una piccola crisi passeggera penso che la incontriamo tutti.

Ma i dubbi, se sani, aiutano ad approfondire e vengono così superati. Se negativi, bloccano. Ma non mi pare questo il mio caso. :)

Dante Pastorelli ha detto...

Come se soltanto le donne entrassero in crisi. Accidenti al maschilismo!

Dante Pastorelli ha detto...

Credo proprio di aver solo combinato pasticci con l'account che non funziona come qello di Firenze

Eruanten ha detto...

Cara mic, anche a me a volte vengono questi dubbi vedendo molte brave persone serene e felici, alle quali non interessa molto la liturgia, le questioni dottrinali, la Tradizione, ecc.

Evidentemente il Signore chiede a loro che preghino, che abbiano una buona parola per tutti, che visitino i malati. Tutto qua. Ad altri, come a te, chiede altro.

Ricorda che anche per loro "al centro ci dev'essere la dottrina cattolica immutabile" come giustamente scrive Dante, altrimenti crolla tutto. Magari non se ne rendono conto, ma è così.

Non ti preoccupare delle angustie che hai pensando alla situazione della Chiesa e alla salvezza di tutte le anime. Anche Nostro Signore è stato "triste fino alla morte". C'è un tempo per esser preoccupati, ma c'è un tempo per essere lieti e gioiosi nello stare con Gesù. Se scavare a fondo a proposito della crisi ti porta a rattristarti allora ti consiglio di staccare la spina per qualche giorno. Appoggia serenamente il tuo capo al petto di Gesù, come ha fatto il discepolo che Egli amava, e troverai la serenità che cerchi.

Tanti auguri a tutti!

Anonimo ha detto...

Grazie Matteo,
so che siamo vicini e abbiamo tutti gli stesi sentimenti e tutti noi, nel Signore, alla fine superiamo ogni difficoltà secondo la sua volontà.

In genere è la serenità che trova me ;)

Anonimo ha detto...

Dante,
non ti preoccupare dell'account, posta e basta.
Anche se non sono sempre al computer, prima o poi ti vediamo!

Dante Pastorelli ha detto...

In sostanza bisogna credere alla buona fede di questi fratelli che si impegnano sicuri di lavorare nella e per la Chiesa, ma non si rendono conto della situazione di emergenza in cui si trova. In fondo anche per merito di queste anime semplici, per le loro preghiere oltre che per la loro attività, la Chiesa continua la sua opera e le chiese restano aperte.

don Camillo ha detto...

Diciamo che ieri dopo l'omelia ho fatto una gran fatica a "volo"-are" con B16. Però l'ho fatto con quella retta intenzione e avendo chiaro il mio ruolo e quello che è la Chiesa di SEMPRE.
Detto ciò ed entrando nei contenuti dell'omelia per certi versi storica, ho apprezzato la stroncatura all'entourage dell'oscuro domenicano il Card.Schönborn, cerchiobottista di primo ordine. E la sua denuncia sulla situazione della Chiesa oggi che "è spesso drammatica".
Poi B16 ha sempre quella innata capacità di confondere le acque, parla della situazione drammatica della Chiesa e poi dice che "i movimenti" sono OK anzi espressione della "Tradizione" addirittura, quando è un evidente ossimoro.

In ultima analisi, aldilà delle contraddizioni (niente di nuovo) la mia fulminea sensazione è stata quella di veder in questa omelia un "assist" per la Fraternità, cioè la presa di coscienza di un Papa che guardando la Chiesa vede che è in una situazione "drammatica", quella che la Fraternità ha denunciato da decenni e quella che B16 ha sempre SEMPRE negato, almeno fino a ieri. “ Forse esiste, forse potremmo dire che esiste uno stato di necessità in Francia, in Germania ”, B16 a Mons. Fellay nell'udienza del 25 agosto 2005, a Castelgandolfo. [http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=392:conferenza-di-mons-bernard-fellay-attualita-dei-rapporti-tra-roma-e-la-fraternita-saint-malo-francia-15-agosto-2011&catid=1:ultime&Itemid=69]

Insomma è finita l'era dell'OTTIMISMO!

Areki ha detto...

Carissimi amici del forum una abbraccio ed un augurio pasquale a tutti. Grazie per l'illuminante articolo su don Divo Barsotti.
Rimaniamo tutti in contemplazioni con Maria Addolorota con Giovanni e la Maddalena sotto la croce.

Anonimo ha detto...

Carissimo, che sia finita l'era dell'ottimismo e della "nuova Pentecoste" può essere un segno che si comincia a prendere atto che i frutti non sono stati quelli attesi, anzi!

Questa è una chiave di lettura legittima e sappiamo anche quanto corretta, conoscendo punto per punto quali sono le magagne (cioè le ambiguità interpretate e applicate in senso progressista)
del concilio e quindi del postconcilio.

Ma, poi, come spiegare l'enfatica esemplarità dei movimenti e dimmi come si fa a risolvere lo stato di necessità ormai constatato e riconosciuto, mandando ad "evangelizzare" il Cammino Nc che - anche a voler prescindere dalle prassi discutibili e settarie, dalla giudaizzazione spinta, dalla subordinazione dei "presbiteri" ai catechisti, dal neo-protestantesimo ultradimostrato - continua a celebrare un rito sincretistico fabbricato da un laico, che è uno scandalo ed un abominio?

Anonimo ha detto...

ma non si rendono conto della situazione di emergenza in cui si trova. In fondo anche per merito di queste anime semplici, per le loro preghiere oltre che per la loro attività, la Chiesa continua la sua opera e le chiese restano aperte.

In fondo è così.

hpoirot ha detto...

Liturgia tradizionale o movomenti liturgici anti-tradizione?

La risposta credo la dia S.Paolo nella lettera ai Corinti letta proprio ieri sera :

"Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea (cioé per la messa) vi sono divisioni tra voi. E' necessario che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi.

Dante Pastorelli ha detto...

Se io vedo buona fede in queste anime semplici che servono la Chiesa, non riesco a capire come possa il Papa riconoscer la buona fede ed un retto intendimento al servizio della Chiesa nei preti ribelli austriaci. Amenoché non volesse far un ragionamento per assurdo o, peggio, dell'ironia, ironia che non è nello stile del Papa.
Questi preti, sicuri dell'impunità giungono a dire che il Papa ha fatto delle aperture di credito alle loro posizioni. Questi son gli effetti della mancanza di sanzioni. E queste non ci saranno perché i ribelli fan leva sul numero che la vince contro la Verità in questa lunga fase di tenebre che coprono lo splendore della Chiesa.
Il diverso atteggiamento rispetto alla S.Pio X è del tutto inaccettabile. Mi auguro che in questa S. Pasqua Benedetto XVI sappia risolvere quest'ultima questione senza irrigidimenti e sciogliendo con amore paterno quelli della Fraternità

Anonimo ha detto...

I "buoni frutti" del Vaticano II sono solo nelle sane reazioni che ha suscitato!

hpoirot ha detto...

Riassunto (libero e a memoria) della predica della messa di ieri sera Giovedi' Santo a San Nicolas du Chardonnet.

"In questa festa dell'istituzione della santa Comunione possiamo chiederci: Di cosa é fatta l'Eucarestia? Nell'Ostia santa é contenuto il "misterium fidei" ma qual'é la sua essenza, qual'é la sua caratteristica più importante? Col primo pensiero tutti noi risponderemmo istintivamente il corpo di Cristo realmente presente, cioé la transustanziazione.

Ma non é cosi'. Osiamo dire col magistero e i dottori della Chiesa che c'é una cosa ben più importante. La prima essenza dell'Eucarestia non é la presenza di Cristo ma il Santo Sacrificio da cui essa dipende. Non vi é presenza reale, non vi é sacramento nel pane senza riconoscere che lo stesso sacrificio vicario e espiatorio di Gesu' sulla Croce si riproduce in modo incruento durante la Messa, questo ha dichiarato infallibilmente il Concilio di Trento.

Ora la descrizione della nuova messa nell'IGMR (Istruzione generale di applicazione del Novus Ordo) si riferisce chiaramente ad una presenza reale di Cristo di natura morale e spirituale tramite il passo scritturistico di Mt 18, 20:
"La Cena del Signore, ossia la Messa, è la sacra assemblea o adunanza del popolo di Dio, che si riunisce insieme, sotto la presidenza del sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore. Pertanto a riguardo dell'adunanza locale della santa Chiesa, vale in modo eminente la promessa di Cristo: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro" (Mt 18, 20)».

Non una parola sulla necessità del sacrificio espiatorio del Calvario necessario per "azionare" per cosi' dire e rendere efficace la presenza reale. D'altro canto la Sacrosantum Concilium sottolineava l'importanza cruciale dei fedeli
"La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, mediante una comprensione piena dei riti e delle preghiere, partecipino all'azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente ... offrendo l'Ostia immacolata, non soltanto per le mani del Sacerdote, ma insieme con Lui ... per mezzo di Cristo Mediatore"
(SC II,48).

e ancora "Le messe con presenza di fedeli sono sempre da preferire alle messe solitarie"

Tutto cio' fu fatto per piacere ai protestanti. Lutero negava l'azione sacrificiale della messa e il Novus Ordo si é (e lo é tuttora) tranquillamente adattato... "

Luisa ha detto...

Mi hanno sorpreso queste parole del Papa sulla Chiesa docente :
"Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo."

Il Papa ha detto queste parole rivolgendosi ai sacerdoti, per questo mi hanno ancor più sorpreso, non credo che la Chiesa abbia cominciato ad essere docente con il Vaticano II, penso che, in primis, e i seminaristi e i sacerdoti debbano studiare e conoscere i testi della Chiesa anche se sono anteriori al CVII.
La frase del Papa sulla Chiesa docente è venuta dopo l`amara constatazione dell`analfabetismo religioso, dell`ignoranza degli elementi fondamentali della nostra fede.
Se sono ignoranti, stiamo parlando di cattolici praticanti, è perchè son stati mal formati, e da chi son stati formati se non da chi si riferiva al Concilio Vaticano II che segnava per loro l`inizio di una nuova epoca nella e per la Chiesa?
Se siamo arrivati a questo punto, ma senza semplificazioni eccessive molti e diversi sono gli elementi in causa, è anche a causa di tutti quei magisteri alternativi e paralleli, purtroppo lasciati liberi di diffondersi, e tutti partivano dal CVII considerato una svolta epocale nella Chiesa che mandava in soffitta, o sotto terra, tutto ciò che precedeva.

Se dunque il riferimento al Vaticano II, come sola fonte dell`insegnamento postconciliare, ha portato questi frutti, ma se il Papa conferma che la Chiesa docente è nei documenti di quel Concilio, è forse ora che il Papa stesso, con parole chiare e inequivocabili, ci dia la retta interpretazione di quei testi.
Temo in effetti che se il Papa indica ai suoi sacerdoti come parola della Chiesa docente solo i testi del Vaticano II e quelli successivi, sapendo anche la confusione che regna sulla loro interpretazione, e se lo fa senza dare, con tutta la sua autorità di Successore di Pietro, la sola e retta interpretazione, il rigetto del Magistero ante Vaticano II accompagnato dall`anarchia interpretativa e nell`applicazione dei documenti conciliari non faranno che continuare.

Dante Pastorelli ha detto...

E' chiaro che il Papa canonizza il "suo" concilio ed il suo predecessore come culmine e sintesi di tutta la Tradizione e di tutto il Magistero.
Non riesco a capire, se questa è la sua posizione, non dogmatizzi tutti i documenti del Vaticano II.
Finirebbe ogni problema.

Anonimo ha detto...

E' una eventualità che non può darsi, caro Dante, perché se il Papa dovesse dogmatizzare il concilio, si configurerebbe la perdita dichiarata dell'essenza della Chiesa. Cosa che, per fede, non possiamo credere possibile.

Come prova di discontinuità con l'essenza basta ricordare: la libertà religiosa; l’ecumenismo ad ogni costo col rischio di omogeneizzazione e perdita dell’identità cattolica; i tagli selvaggi alla struttura millenaria del Rito Romano.

Amerio sembra averlo solidamente dimostrato. Tuttavia auspica anche la necessità di ripareggiare la verità.
Prima avverrà, meno danni per le anime e per il mondo intero sicuramente ci saranno.

Dante Pastorelli ha detto...

Ma con le sue uscite Benedetto niente ripareggia ma scava solchi più profondi.

Eruanten ha detto...
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Eruanten ha detto...

A questo punto penso che solo un papa che non abbia vissuto il concilio possa ripareggiare la verità.

Marco ha detto...

Auguri a tutti di buona e Santa Pasqua.

Anche io per anni ho visto brave persone molto entusiaste che in tutta buona fede erano davvero convinte degli errori teologici che ormai vanno di moda.
Errori che vengono dalla teologia modernista in piena discontinuità con la dottrina tradizionale.
Quello che davvero non riesco a capire è come una persona possa entusiasmarsi a qualcosa che non sai se un domani cambierà radicalmente. Che senso ha fare sacrifici per rispettare la legge di Dio che magari un domani cambierà. Tanto vale aspettare... Che senso ha credere che Gesù è Figlio di Dio, se magari si ritiene che un domani la Chiesa con l'evoluzione dei tempi potrà affermare la sua non esistenza storica?
Io sinceramente non riesco a capirli. L'unica cosa è che magari ritengono che la loro fede e quella dei loro padri, nonni è sostanzialmente la stessa.
Per me la continuità temporale della dottrina è della massima importanza per la credibilità stessa del cattolicesimo come unica vera religione rivelata.
Una verità non muta. 2+2 farà sempre 4.

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

A proposito del NO celebrato nella casa principale dei Figli di Dio di don Barsotti, S. Sergio a Settignano - FI, aggiorno: l'introito, il Kyrie, il Gloria, il Sanctus e l'Agnus Dei in latino.
Nelle altre case e nei vari gruppi formatisi qua e là non so.