lunedì 2 aprile 2012

Trapianti e fine vita: problema di bioetica.

Con questo mio post vorrei parlare di un tema molto delicato e complesso che attualmente è oggetto di dibattito in seno alla Chiesa e le cui conseguenze sono molto importanti: quello dei trapianti di organi vitali e conseguentemente del momento connesso alla determinazione dei criteri di fine vita. 

La posizione della Chiesa è molto chiara: i trapianti di organi vitali sono leciti a patto che il donatore sia morto, non vivente. Non è lecito uccidere una persona innocente per nessun motivo, neanche per il nobile fine di salvarne un’altra e neanche se la morte è matematicamente certa ed imminente. Non è quindi neanche mai lecito abbreviare la vita di una persona destinata a morire per salvarne un’altra. La morte si definisce come la separazione dell’anima dal corpo. Quindi il donatore di organi vitali al momento del prelievo di essi deve essere un corpo senza anima. L’anima però non si può rilevare con strumenti materiale i ed il momento effettivo del suo distacco non è certo. Tutta la cultura occidentale ha però affermato con certezza assoluta che quando la persona ha perso definitivamente tutte le sue funzioni vitali come respirazione e circolazione sanguigna, l’anima non è più presente. 

Questa è la base certa. Il problema è che gli organi da trapiantare come il cuore, i polmoni, il fegato, il pancreas, ecc… devono essere vivi al momento del prelievo e non deteriorati. Dopo il primo trapianto di cuore si è affermato che una persona è morta quando il suo intero cervello è morto, indipendentemente dal resto: i cosiddetti criteri di Harvard In tal modo era risolta anche l’obiezione etica che non è lecito uccidere un innocente per salvarne altri e si apriva la strada ai trapianti. 

La Chiesa ha seguito questo principio e l’intervento di Papa Giovanni Paolo II lo ha confermato: Papa Giovanni Paolo II 

Fin qui la questione sembrava risolta. Tuttavia l’intervento del Papa non è, a mio avviso, infallibile ed ex-cathedra. Il linguaggio stesso è esitante, permissivo, più che imperativo e vincolante. La posizione però è condivisa dalla maggior parte del mondo cattolico anche da parte della maggioranza dei componenti della Pontificia Accademia per la Vita. 

Di recente però è successo che una articolo dell’Osservatore Romano ha messo in dubbio che il fatto che un encefalo completamente morto sia indice della già avvenuta separazione dell’anima dal corpo, criterio che non è mai stato accettato né dalla FSSPX , né da ampie parti del mondo cattolico tradizionale. Fraternità di San Pio X 

Lo stesso De Mattei ha riassunto la posizione di questi scienziati, filosofi e teologi della Pontificia Accademia per la Vita e lo stesso Magister ha scritto il seguente articolo a proposito.  Sandro Magiter  -  [vedi anche]

Queste persone affermano giustamente che l’anima è unita sostanzialmente al corpo e non è localizzabile in un organo di esso sia pure importante come il cervello. L’anima umana, è bene ricordarlo, svolge anche le funzioni animali e vegetative, non solo intellettive. Una persona ha un’anima, non tre anime. Per cui dopo la separazione dell’anima dal corpo non devono essere più presenti le funzioni vegetative.

Solo quanto il corpo raggiunge uno stato di disintegrazione talmente tale che non è giustificata la presenza dell’anima, si ha la separazione anima-corpo: la morte. Ed eccoci al punto.

L’articolo fece scaturire un putiferio all’interno del mondo cattolico. A differenza di Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI non ha mai parlato di morte cerebrale, ma di morte reale del donatore. Evidentemente ha dei dubbi lui stesso! Nello stato di morte cerebrale le funzioni respiratoria e cardiaca non sono autonome, ma sono garantite dal ventilatore (il cosiddetto respiratore) e da farmaci come l’adrenalina. In questo stato terribile però le donne possono portare avanti la gravidanza.

In questo stato la persona è vita o morta?
  1. Se è viva non è lecito procedere al prelievo degli organi e ed il cattolico dovrebbe dichiarare di essere non donatore e non ricevente. Per la legge italiana infatti siamo tutti donatori se non abbiamo mai espresso contrarietà.
  2. Se è morta allora a questo punto è lecito chiedersi se i criteri medici stabiliti dalla legge italiana certificano oltre ogni ragionevole dubbio lo stato di morte cerebrale. Se no, come afferma la Lega Anti Predazione allora neanche in questo caso è lecito al cattolico essere donatore o ricevente.
Solo se c’è certezza morale che la morte cerebrale è indice dell’avvenuta separazione dell’anima e del corpo e che i criteri della legge italiana sono davvero indici della morte cerebrale, è possibile essere donatori e riceventi. Se c’è anche un solo ragionevole dubbio, non è possibile procedere al prelievo. Nel dubbio si deve presumere che il donatore è vivo.

Attenzione a non confondere morte cerebrale con stato vegetativo permanente (Eluana Englaro). Nel primo caso tutto l’encefalo è morto; nel secondo invece è vivo il tronco encefalico, il responsabile di coordinare le funzioni vegetative, e la respirazione e la circolazione continuano a funzionare autonomamente

26 commenti:

don gianluigi braga ha detto...

Se il cuore batte e una donna può addirittura portare a termine la gravidanza, come si fa a dire che è morta? La scienza ufficiale potrà anche affermarlo formalmente, ma credo che sussista più che un dubbio per il credente.
Sono molto scettico per la continua propaganda che viene fatta, anche in ambito cattolico, a favore della donazione degli organi, pur in assenza di elementi certi per un giudizio morale.

mic ha detto...

Caro Marco.
ho visto solo stamattina il tuo articolo, ma avevo già programmato quello su Stat Veritas pubblicato automaticamente alle 7,30.
Spero che non manchi il dibattito su entrambe queste importanti tematiche, che richiedono la nostra attenzione e la nostra consapevolezza.
Ti ringrazio e buona giornata :)

mic ha detto...

Ricordo di aver letto articoli raccapriccianti dai quali ho appreso che molti medici, i quali nel procedere ad espianti di organi da corpi di cui era stata dichiarata la "morte cerebrale", dovevano operarli in anestesia, perché altrimenti si riscontravano terribili reazioni fisiologiche durante gli interventi.
Molti di loro, dopo queste esperienze, si sono ricreduti. Ma di questo non si parla molto in giro.

mic ha detto...

... dimenticavo. Ho aggiunto il link ad un documento del 2008, nel quale avevo raccolto testi interessanti sull'argomento.

Anonimo ha detto...

Ottimo articolo. Effettivamente oggigiorno si analizza tutto solo dal punto di vista contabile: un morituro può essere sacrificato a favore di un ricevente "sano". Tutto il resto é considerato fanatismo o integralismo.

Eruanten ha detto...

Da molti mesi conosco la Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente. Avevo stampato una specie di certificato da compilare per rifiutare la donazione degli organi.

Ma poi non ne ho fatto più nulla, nessuno ne sapeva nulla e non ne ho ma sentito parlare fuori del web.

Grazie Mic per averlo postato, mi rincuora il fatto di non essere un fissato bigotto politicamente scorretto.

Dante Pastorelli ha detto...

Non posso che condividere quanto ha scritto il giovane amico Marco (domenica ci sia reincontrati dopo anni a S. Francesco Poverino con mio grande piacere).
La visione della vita ormai, purtroppo anche in ambito cattolico, ha perso la sua dimensione trascendente, e questo non poteva non aver riflessi negativi sulla bioetica, in particolare sui problemi della morte cerebrale, del testamento biologico e dell’eutanasia.
Ormai la concezione della vita è sostanzialmente materialistica, è puramente biologica, di derivazione umanistico-illuministico-sensista: l’uomo è un complesso di elementi biologici con proprie leggi indipendenti da Dio, rette dalla “ragione”. Quando la ragione viene ridotta a cervello, organo corporeo, si capisce che si arriva, com’ebbe ad esprimersi non ricordo più chi, alla “cefalocrazia”. Da questa visione è del tutto assente il principio vitale dell’anima infusa da Dio.
C’è da dire che nel 2008, se non erro, ci fu una riunione del Consiglio permanente della CEI sull’argomento e varie furono le interviste rilasciate dai Cardinali Bagnasco, Ruini e dai vescovi Sgreccia e Betori. Tutti questi prelati ebbero ad affermar con vigore che la posizione della Chiesa non era cambiata. Il più lucido o comunque il più esaustivo, rammento, fu Betori che mise in guardia come dal testamento biologico si potesse pervenire all’eutanasia. E per questo non riteneva necessaria una legge sul testamento biologico, argomento su cui invitava il laicato cattolico a far sentire alta la sua voce.

mic ha detto...

Può essere interessante anche leggere questo testo:
Il cervello non ci dice chi siano

Marco ha detto...

mic,
da quanto ho letto il donatore deve essere sottoposto ad anestesia durante il prelievo per bloccare i “riflessi di Lazzaro” dei muscoli, ovvero movimenti muscolari che non sono controllati dal cervello, ormai morto.
L’anestesia serve ad impedire movimenti inconsulti che renderebbero impossibile l’operazione di prelievo. Secondo questi medici chi è in stato di morte cerebrale non “sente male” perché ha la corteccia encefalica morta.
Così come Eluana Englaro in stato vegetativo permanente che è morta di fame e di sete. Secondo i medici non ha sofferto perché le lesioni a livello della corteccia le impedivano di provare dolore.
Anche se la sensazione di dolore non è presente, non è lecito uccidere un innocente.

L’argomentazione di Papa Giovanni Paolo II non mi convince. Il criterio di morte cerebrale non APPARE in contrasto, per cui il medico può basarsi su esso per avere la CERTEZZA MORALE di procedere al prelievo.
E’ l’esempio del cacciatore: se vede muoversi una frasca e non gli APPARE che ci sia un uomo, non deve sparare! Deve essere certo che quella cosa che si nuove è un animale e non un suo collega cacciatore. Se no commette comunque omicidio moralmente.
Per avere la certezza morale, non è sufficiente un “non appare”. “Non appare” vuol dire dubbio.

Leggente anche qui:
http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=350

Il problema è serio e delicato. E' vero che i trapianti salvano vite umane anche se "il dopo" è difficile per la continua assunzione di farmaci anti-rigetto.

Mos. Sgreccia condivide a titolo personale che la morte di tutto il cervello corrisponda alla morte della persone e che quindi i trapianti di organi vitali si possano fare.
Però è una sua posizione personale.
Papa Benedetto XVI non ha mai fino ad ora mostrato di condividere il principio.

Nella Santa Sede il criterio di morte cerebrale non è valido, ma la stessa Santa Sede ha ospedali dove tale criterio è accettato e si effettuano trapianti. Non mi sembra coerente però.

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

la stessa Santa Sede ha ospedali dove tale criterio è accettato e si effettuano trapianti. Non mi sembra coerente però.

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pecunia non olet

Marco ha detto...

Eruanten,
a parte la carta-vita della Lega Antipredazione, c'è il modulo della salpan.

A mio avviso è troppo drastico. I trapianti di organi non compromettenti la vita come il sangue, il midollo, un rene, una parte del fegato sono leciti ad un familiare nel bisogno.
La donazione di sangue è un bel gesto e non c'è niente di male.

Marco Marchesini

Marco ha detto...

Questo modulo:

http://www.salpan.org/GRANDI%20TEMI/Donazione%20ORGANI/03%20Predaz%20a%20cuor%20battente.htm

Marco Marchesini

Giampaolo ha detto...

Ricordo che il mio Professore di bio-etica alla Cattolica di Milano, pur molto allineato ai documenti magisteriali, su questa questione era in netto disaccordo con la vulgata "cerebralista".

Il tipo di evidenze empiriche a suffragio della tesi che vuole la persona identificabile con l'attività cerebrale è molto labile, e non ha consenso neppure nella comunità scientifica.

Oltre a ciò si consideri che il perdurante appoggio a queste pratiche, tutt'altro che efficaci va rivelato en passant (i problemi del rigetto sono lungi dall'essere superati), drena le risorse per la ricerca di alternative moralmente accettabili e scientificamente molto più plausibili, come la rigenerazione tessutale a partire dalle colture staminali adulte.

Da ultimo si consideri che gli stessi criteri per stabilire la cosiddetta morte cerebrale continuano a cambiare a seconda dello sviluppo tecnologico relativo alla diagnostica neurale. Se un tempo bastava un ECG piatto, oggi ci si avvale della Fmri e di altri strumenti, i quali peraltro rendono sempre più evidente come sia inadeguata la nozione stessa di morte cerebrale.

Insomma, da qualsiasi prospettiva si affronti il tema, emerge la totale inconsistenza dell'equazione morte encefalica morte tout court. Quell'equazione è solo il risultato di un accordo pragmatico che non ha la verità quale proprio fine, ma l'utilità. E il diabolico in tutto ciò sta proprio nel mettere l'una in conflitto con l'altra.

Speriamo in una resipiscienza magisteriale. A suo modo questo spaccato di bioetica è un riflesso di quello che Amerio notava stigmatizzando l'inversione della polarità tra Verità e Carità, qui si vede all'opera il malinteso senso del primato della Carità sulla Verità, che oltre tutto cessa di essere tale quando viene anteposta alla sua Sorgente.

Un saluto a tutti

mic ha detto...

Grazie Giampaolo,
chiaro e veritativo, come sempre.
Condivisione piena!

Marco ha detto...

Ciao Giampaolo,
quindi secondo il tuo professore era dovere morale per il cattolico essere non donatore e neanche non ricevente in caso di bisogno.


Con "non ricevente" intendo dire la persona che rifiuta l'iscrizione alle liste di attesa del trapianto.

Con "non donatore" intendo dire la persona che ha scritto un modulo di opposizione al prelievo degli organi.

Per la legge italiana vige il silenzio-assenso, per cui tutti siamo potenziali donatori, a meno di opposizione esplicita scritta.


Comunque la posizione del tuo professore è condivisa tra molti bio-eticisti, anzi, con il passare del tempo si fa sempre più strada.



La posizione "cerebralista" è condivisa invece da Luno:



http://www.eticaepolitica.net/bioetica/arl_morte%5Bit%5D.htm



Tuttavia personalmente non vedo argomenti validi per sostenerla. 

Marco Marchesini

mic ha detto...

E' sempre una questione di sensibilità diverse che nascono da coscienze più o meno mature e più o meno illuminate dalla fede.

Infatti è giusto approfondire, per quanto possibile, gli aspetti scientifici per confermare i propri orientamenti; ma al di sopra di tutto c'è sempre il profondo rispetto per la vita e per l'uomo nelle sua interezza che la fede dà.

Non dico che i trapianti debbano essere esclusi in assoluto: l'aspetto del dono non è da sottovalutare: chi dona un rene a un proprio familiare in pericolo di vita, il midollo per rigenerare le cellule ematiche... Anche in questo campo ci sono dei limiti da non oltrepassare, sia nei tempi (quando si prelevano organi da pazienti morti solo cerebralmente; il che non dà la certezza della morte effettiva), sia nella indiscriminato uso dei trapianti... Emblematico il caso di persone che hanno subito il trapianto cardiaco e risultano aver acquisito ricordi e sensazioni del donatore, come se l'organo portasse in sé in nuce, la vita intera del portatore originario... Anche queste cose dovrebbero suscitare interrogativi. E, soprattutto è drammatico doversi arrendere alla morte; ma nemmeno è da perseguire la sopravvivenza ad ogni costo.
Anche qui è difficile e stiamo ragionando in teoria su cose che quando si vivono non è così facile essere equilibrati se non si ha una fede solida. Ma credo che vada alimentata la consapevolezza che c'è un limite a tutto.
E, invece, la scienza, che è sperimentale e avventurosa per sua natura, tende a non porsi dei limiti...

Giampaolo ha detto...

Caro Marco,

il Prof. Pessina ci sconsigliava caldamente di aderire a quelle che allora cominciavano a chiamarsi dichiarazioni anticipate di donazione, proprio per i forti dubbi (per usare un eufemismo) sulla veridicità delle dichiarazioni di morte. Di fatto gli organi, se si fosse davvero morti, sarebbero inutilizzabili perchè non più irrorati dal sangue, pertanto se si riceve un organo "vitale" inevitabilmente lo si è espiantato a cuor battente da una persona la cui morte non ha ancora fatto il suo corso, uccidendola. Si consideri anche il profilo morale dell'azione che trattiene artificialmente in vita la persona morente al sol fine di usarla come recipiente idoneo di organi (mezzi) utili alla sopravvivenza di altri. Qui sotto la veste del dono si spaccia la più classica delle logiche machiavelliche, che mai ha avuto diritto di cittadinanza nei sistemi morali, quali che siano.

Altro discorso è la donazione vera e propria di organi quali reni, o midollo, dove in effetti la metafora del dono ha ancora un certo qual senso.
Sempre il Prof. succitato ci metteva in guardia dall'uso massimamente improprio e retorico di questa figura: il dono presuppone il possesso perfetto da parte del donatore di ciò che dona, gli organi non rientrano nella sfera dei nostri possedimenti, così come in generale noi non si possiede il nostro corpo, questo è un cascame dualistico del filone Platonico-cartesiano che crea più problemi di quanti ne risolva; più corretto dire che si è, certo non esclusivamente, il proprio corpo, di cui non si può disporre ad libitum.

Oggi purtroppo, nella temperie culturale evergetista tutta orizzontale, che ignora completamente la realtà della Carità, viene celebrata in modo del tutto a-critico questa prassi mascherata ad arte sotto le sembianze del dono, per renderne accettabile il compimento.
Nella mia provincia, per fare un esempio, il locale e potente quotidiano della Diocesi non manca mai, ogni qualvolta che per disgrazia muore un giovane in qualche incidente, di enfatizzare a dovere, ove capiti, la scelta dei genitori o chi per loro di "donare gli organi", dando per scontato e acquisito l'alto profilo morale del gesto.

Anche nella formulazione di notizie siffatte io vedo davvero un vulnus alla verità. Il testo per lo più suona così: morto giovane, donati gli organi e salvate x vite umane.
Probabilmente il condizionamento è tale da non far neppure più vedere come l'appaiare la morte, mistero profondo e doloroso, all'utilità che se ne è potuta derivare sia grandemente irriguardoso di chi stia soffrendo quel lutto.

Anni fa, parlando con un medico di chiara fama e prestigio nonché tra i primi soci fondatori dell'AIDO, mi sentii dire da questi che uscì quasi subito dall'associazione che aveva contribuito in buona fede a fondare proprio perché gli fu chiaro da subito come il corpo del "donatore" venisse considerato res nullius in quel contesto, contro ogni logica del "dono".

Per concludere, scusandomi per l'eccessiva estensione, ad oggi la pratica dell'espianto (questa la dicitura corretta) d'organi, presenta caratteri quanto meno di dubbia moralità, tali per cui sarebbe solo che prudenza minima l'astenersene, per tutta una serie di ragioni che qui sono state solo in minima parte accennate, ma che riempirebbero diverse cartelle di testo, se se ne volesse ragionare con una maggior completezza.

mic ha detto...

Ancora grazie, Giampaolo, per aver approfondito nel dettaglio quello che è la nostra visuale cristiana "pro-vita" in senso pieno, tolta ogni connotazione strumentale e ogni hybris di una scienza senza confini e, quindi anche senza cuore (nel senso di sede delle decisioni ultime, quelle prese in ascolto di Dio).

Marco ha detto...

Grazie Giampaolo per il tuo intervento.

Ho usato il termine "prelievo" anziché "espianto" in quanto almeno da wikipedia:

"il termine espianto infatti tecnicamente va riservato al prelievo di un organo precedentemente trapiantato e rimosso per motivi diversi"

Fra l’altro mi sono sempre chiesto riguardo ai poveri malati che giustamente desiderano la salute e sono nelle liste di attesa per una trapianto: non è che la loro speranza coincide con il desiderio che a qualcuno, ovvero il donatore, accada una disgrazia mortale?
Ad esempio se uno spera che arrivi un cuore nuovo per il trapianto, inevitabilmente spera che accada una disgrazia ad uno sconosciuto e che gli sia prelevato il cuore. Ora non penso che sia moralmente lecito questo desiderio.

Problema analogo nel desiderio del martirio: se uno spera di morire martirizzato, inevitabilmente spera che ci sia il martirizzatore, ovvero uno che compie uno dei mali morali più gravi di tutti: uccidere un innocente che non vuole rinnegare la Fede. Certo in questo caso spera anche che il martirizzatore si penta alla fine del grave male commesso.

Marco Marchesini

Giampaolo ha detto...

Caro Marco,

quel che dici è verissimo. Il sistema stesso dei trapianti è tutto un mors tua vita mea, dove è difficile per chi si trova in liste d'attesa da cui può dipendere la propria sopravvivenza non auspicare una soluzione ai propri problemi, con tutto ciò che consegue.

Lo stesso deprecabilissimo, ma sempre crescente, mercato nero d'organi è un altro effetto di questo sistema, tarlato ab origine.

Del resto quando si dimentica la verità, o la si nasconde, in nome dell'utile, spacciato come bene, lo stesso utile a medio e lungo termine cessa di esser tale.

Il fatto poi che la natura umana rigetti i trapianti cosiddetti non-self, ovvero allogeni, provenienti da pool genetici differenti dal proprio, è altra spia del fatto che questa non può essere la via maestra a quel tipo di problema medico. Uno, ma non l'unico, dei grossi problemi legati alle crisi di rigetto, che sono la norma, viene dal fatto che per obbligare l'organismo ad accettare l'organo "donato" occorre trattare il ricevente con pesanti immuno-depressori, altrimenti il sistema immunitario reagisce con forza all'organo "straniero", ma così facendo si espone il paziente a tutti i gravi e molti problemi di uno stato di immuno-deficienza, la cui durata non può essere prevista.

Insomma, è una prassi immorale, che genera comportamenti immorali, e che non rispetta non solo la natura morale dell'uomo, ma neppure quella fisiologica, e voglio far notare come i due domini siano interconnessi.

rafminimi13@libero.it ha detto...

Rafminimi13@libero.it ha detto...
I MORTI SONO VERAMENTE MORTI, Quando preleviamo i loro organi?

CRISI E APORIE DEL CONCETTO DI "MORTE CEREBRALE"
Premessa
MENtre riguardo ai tempi d'inizio vita, il dibattito nel nostro Paese di recente ha avuto un'improvvisa impennata in relazione alla contrastata approvazione della legge sulla procreazione assistita (40 del 2004),sul tema di quando finisce la vita, quello in particolare del trapianto di organi presi da "cadaveri", il dibattito sembra essersi esaurito nel periodo immediatamente seguente all'approvazione della nuova legge (la 91 del 1999).
Comunque, anche tale dibattito sembrò incentrarsi prevalentemente su un problema -pur non secondario- come è quello del c.d. "silenzio-assenso" (introdotto dall'articolo 4 della 91/1999). Si tratta di un criterio, certamente discutibile, e se vogliamo,è stato ancor più discutibile il modo con cui l'On-Bindi ha aggirato la detta legge, inviando ai cittadini un tesserino che, non solo non era previsto da tale legge, ma che, altresì, proprio su tale punto nodale, ne ha, di fatto, impedito l'applicazione.
Tanto è vero che, ormai a 5 anni [oramai 7- oggi 13 TREDICI -] anni di distanza, siamo ancora in piena fase "transitoria" (prevista per durare al massimo 90 giorni).

Anonimo ha detto...

Ma non è solo e tanto su tale punto che s' intende ora soffermarsi ( già è stato fatto estensivamente in non poche occasioni, tra cui si cita solo " INFORMAZIONI E CONSENSO ALL'ESPIANTO DI ORGANI DA CADAVERI" in "Politica del diritto, XXXII, N°2-2001,pp. 257-287;" TRA(I)PIANTI: SPUNTI CRITICI INTORNO ALLA LEGGE IN MATERIA DI DONAZIONI DI ORGANI" in"Ragion Pratica", 18-2002, pp-275-288 e, soprattutto in "INFORMATION UND EINWILLIGUNG ZUR ORGANSPENDE.
DAS NEUE ITALLIENISCHE GESETZ UN SEINE "EWIGE" in "Hirntod und Organspende Basal Schwabe 2003, pp.149-161).
In questa sede si vuole far riflettere non sulla legge sui trapianti in sé, ma sul presupposto su cui essa poggia. Vale a dire su quali certezze abbiamo che, nel momento in cui si effettua il prelievo, il donatore sia già
"cadavere". Le tesi che si esporranno saranno documentate in forma, spero, più esaustiva, in un'antologia di scritti di prossima pubblicazione, presso le E.S.I di Napoli: "QUESTIONI MORTALI.L'ATTUALE DIBATTITO SCIENTIFICO SULLA MORTE CEREBRALE ED IL PROBLEMA DEI TRAPIANTI".

Anonimo ha detto...

1)Ridefinizione del concetto di morte
Si è ritenuto doveroso legiferare (a mio avviso giustamente) su un'entità non più grande di uno spillo, contenuta in una provetta, per proteggerla, mentre di un uomo in carne ed ossa, che presenta temperatura corporea
intorno ai 37°, colorito roseo, battito cardiaco ed atto respiratorio non spontaneo, ma comunque mantenuto dalle apparecchiature per la rianimazione, possiamo fare tutto ciò che è lecito fare con un cadavere.
Si obietterà: gli embrioni sono comunque già vivi, mentre, una volta che è stata accertata la morte cerebrale, il paziente non è più vivo. Un cadavere che sembra vivo, ma non lo è più. Tale conclusione è presentata come un dato di fatto scientifico pacificamente acquisito una volta per tutte, alla fine degli anni '60 del XX Secolo, quando un comitato, istituito presso la Facoltà di Medicina dell'Università di Harvard, giunse, in un suo celebre Rapporto, ad equiparare in sostanza la diagnosi di coma irreversibile, (e ne stabilì i criteri clinici di accertamento), alla morte cerebrale e, quast'ultima, alla morte di fatto (in "JUORNAL OF THE AMERICAN MEDICAL ASSOCIATION, N°205.1968pp.337-340)

Anonimo ha detto...

2)Motivi della fortuna di tale ridefinizione
Nasceva così la nuova definizione di morte, che, nel corso degli anni seguenti, incontrò larga fortuna. Ciò per diversi motivi. In primo luogo rispecchiava le conoscenze scientifiche di allora, le quali sembravano confermare la tesi che i pazienti in coma irreversibile andassero incontro in un tempo relativamente breve ad arresto cardiocircolatorio. In secondo luogo UNa tale definizione offriva il miglior sostegno alle pratiche trapiantologiche che proprio in tale periodo erano agli inizi.

Rafminimi13@libero.it ha detto...

Il testo rimanente è ancora lungo. CHi è interessato al tema, mi scrva alla casella Rafminimi@infinito.it

Rafminimi13@libero.it ha detto...

Rafminimi13@libero.it ha detto...
Il testo rimanente è ancora lungo. CHi è interessato al tema, mi scrva alla casella Rafminimi@infinito.it
05 aprile 2012 10:24
Nel mentre auguro una BUONA & SANTA PASQUA a TUTTI/e (COMPRESI Titti e Totti, come spesso scrivo), faccio presente che, il testo di cui avete letto dei brani fa parte di un lavoro di sunti, rielaborazioni, commenti ed integrazioni (a cura di Rafminimi), dell'articolo "I morti sono davvero morti, quando preleviamo i loro organi?

di Paolo Becchi
professore associato di Filosofia del Diritto
presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'università di Genova
pubblicato da Sì sì no no del 30-6-2004