domenica 28 settembre 2014

Le 233 Ostie di Siena che illuminano il mondo.

Tutto si è svolto riservatamente, attorno al 10 settembre scorso. Ma la notizia più importante, quella sul risultato della ricognizione, è trapelata e ve la proponiamo.

A cento anni dall’ultima analisi c’è la conferma che le Sacre Particole conservate nella basilica di San Francesco, a Siena, si stanno ancora mantenendo miracolosamente intatte, contro ogni legge naturale.

Nel contenitore sono state rinvenute – com’era prevedibile – muffe e batteri, ma incredibilmente nessuna ostia è stata intaccata.

Un fenomeno inspiegabile perché per la loro composizione (come derivati del grano) le particole sono deperibilissime, molto vulnerabili da microrganismi e muffe. Sembra che su queste 233 ostie conservate a Siena le leggi di natura non possano nulla.

EGLI E’ QUI

Molti decenni fa un arcivescovo di Siena, Tiberio Borghese, volle fare una sorta di controprova: fece sigillare alcune particole non consacrate in un contenitore. Dopo dieci anni una Commissione scientifica andò a vedere il loro stato e trovò solo frammenti decomposti e vermi.

Questo è infatti l’iter naturale delle materie organiche. Tutto si corrompe e si decompone.
Ma sfuggono a questa inesorabile legge fisica e chimica quelle ostie consacrate che si conservano nella Basilica di san Francesco, nella città di Santa Caterina, mirabile punto d’incontro dei due patroni d’Italia.

Nei diversi miracoli eucaristici, avvenuti soprattutto in Italia, solitamente si è verificata una trasformazione delle particole in carne (spesso del miocardio) e in sangue, quello di Siena si caratterizza perché il miracolo sono le stesse ostie che misteriosamente sfidano il tempo e le leggi naturali, rendendo così evidente la presenza permanente di Colui che è Signore della storia e dell’eternità.

Il grande Thomas S. Eliot cantava il “punto di intersezione del senza tempo col tempo”. Eccolo qua.

Un altro poeta, Eugenio Montale nella sua laica “queste” della salvezza cercava “il varco” nella prigione della quotidianità, “la smagliatura nella rete” dell’esistenza, “l’anello che non tiene” nella concatenazione delle circostanze… Ecco dunque, nell’evento di Siena, il segno del grande varco che spalanca l’eternità qui nel tempo.

COME ACCADDE

Tutto comincia nell’anno 1730. Era il 14 agosto, la vigilia dell’Assunta. Tutto il popolo senese era accorso in Cattedrale per i primi vespri e l’offerta del cero votivo in onore della Madre di Dio.

Per questo dei ladri poterono entrare indisturbati nella Basilica di San Francesco e rubare la pisside d’argento piena di particole consacrate.

Per la città fu uno choc. Furono fatte preghiere e processioni per riparare l’atto sacrilego. Probabilmente gli stessi ladri restarono colpiti.
Fatto sta che tre giorni dopo, il 17 agosto, le particole furono rinvenute nel vicino Santuario di Santa Maria in Provenzano, dentro una cassetta delle elemosine.

La città fece festa. Processioni solenni e atti di adorazione si susseguirono anche nelle parrocchie, ripetutamente. Per questo al momento era stato deciso di non consumare quelle ostie. Finché ci si rese conto che, con il tempo, queste particole non subivano alcuna alterazione.

Devotamente custodite continuavano a restare incorrotte. Dunque si cominciò a constatare che un miracolo era in corso.

LO STUPORE

Le ostie, oltre ad essere esposte al deperimento organico e agli agenti atmosferici, avevano subito travasi di contenitori, contatti fisici per i periodici conteggi, scuotimenti.

Eppure quando le Sacre Particole vengono analizzate si trovano sempre “fresche, intatte, fisicamente incorrotte, chimicamente pure e non presentano alcun principio di corruzione”.

Erano passati quasi due secoli, così, nel 1914, si decise di sottoporle all’analisi scientifica. Alla fine il verbale degli scienziati reciterà: “Le Sante Particole di Siena sono un classico esempio della perfetta conservazione di particole di pane azzimo consacrate nell’anno 1730, e costituiscono un fenomeno singolare, palpitante di attualità che inverte le leggi naturali della conservazione della materia organica. E’ un fatto unico consacrato negli annali della scienza”.

Nel corso degli anni seguirono poi nuovi trasferimenti di contenitori e un altro tentativo di furto nel 1951. Ma il miracolo è continuato.

Lo scrittore danese Joergensen, convertito al cattolicesimo, lo definì “una delle più grande meraviglie di Cristo sulla terra”.

Circa venti anni fa mi trovai ad accompagnare io stesso l’allora cardinale Ratzinger alla Basilica di San Francesco e ricordo il suo  stupore e la sua commozione per queste Sacre Particole.

Anche Giovanni Paolo II, in visita a Siena il 14 settembre 1980, aveva voluto sostare in adorazione davanti ad esse e alla fine, commosso, aveva sussurrato: “E’ la Presenza!”.

EGLI RIMANE

In effetti, la caratteristica del miracolo eucaristico di Siena è la sua continuità nel tempo, un segno che chiaramente rende evidente la permanenza della presenza di Cristo nell’ostia consacrata.

E’ la conferma soprannaturale e straordinaria di una verità che il cattolicesimo proclama.

Ha scritto don Divo Barsotti: “Alcune confessioni protestanti non negano la presenza reale del Cristo nell’Eucarestia, ma negano che questa Presenza reale sia permanente: Gesù è presente nell’istante in cui si dona (…). La differenza sostanziale, si direbbe, con la dottrina eucaristica così come il Cattolicesimo l’ha sempre insegnata è precisamente questa: la presenza del Cristo nell’Eucarestia è permanente”.

Negli ultimi decenni il pensiero protestante si è infiltrato nella Chiesa cattolica. Infatti Paolo VI, già nell’enciclica “Mysterium fidei” del 1965, metteva in guardia da queste false dottrine sull’eucarestia che stavano circolando nella Chiesa.

Una di queste sosteneva proprio che Cristo non sarebbe più presente nelle Ostie consacrate e rimaste dopo la celebrazione della Messa. Idea fatta propria da un cattoprogressismo sociologico, tutto centrato sulla dimensione orizzontale.

Idea falsissima. Non a caso il Concilio di Trento insiste nell’esortare all’adorazione eucaristica anche al di fuori della liturgia.

E Paolo VI in quella sua enciclica – sottolineava il cardinale Dulles – “ha parlato chiaramente e decisamente in favore della custodia del Santissimo Sacramento in un posto d’onore in chiesa” e poi “ha esortato i pastori a esporre il Sacramento per la solenne adorazione e a fare processioni eucaristiche”.

Così come “Giovanni Paolo II ha cercato di promuovere la devozione dell’Eucarestia al di fuori della Messa” perché è “di valore inestimabile per la vita della Chiesa”.
Lo stesso papa Wojtyla dedicava molte ore all’adorazione e “molte delle sue migliori intuizioni scaturivano da questi momenti di preghiera”.

Benedetto XVI ha proseguito sulla stessa linea e il popolo cristiano ha riscoperto la bellezza e la ricchezza dell’adorazione eucaristica.

Eppure se questo è sempre stato il magistero della Chiesa, poi una sorta di magistero parallelo (e abusivo) ha seminato la sua zizzania.

E oggi tornano gli errori degli anni Sessanta, quando – scriveva il cardinale Dulles – “ai fedeli veniva ripetuto, da educatori all’avanguardia in fatto di religione, che lo scopo del Santissimo Sacramento era di essere ricevuto nella comunione e non di essere adorato, come se le due cose si escludessero a vicenda”.

Un riflesso di queste idee lo si ritrova oggi in quelle chiese cattoliche dove il tabernacolo con il Santissimo Sacramento non è più nel luogo nobile e importante della casa di Dio, ma in qualche sgabuzzino marginale e talora addirittura è stato estromesso fuori dalla chiesa.

Eppure è solo quel tabernacolo che caratterizza una chiesa cattolica. Edith Stein, filosofa ebrea tedesca, si convertì al cattolicesimo proprio perché – dopo aver visitato dei templi protestanti – un giorno entrò in una Chiesa cattolica e si rese conto che “qui c’è Qualcuno”.
Divenne suora carmelitana e poi – uccisa ad Auschwitz – fu proclamata santa. Perché si era innamorata di quella Presenza.
Antonio Socci
Da “Libero”, 28 settembre 2014

11 commenti:

tralcio ha detto...

C'è Qualcuno nella particola!
E' la Presenza!
Ci sta secoli e millenni.
Le leggi della natura sono sospese.
La scienza non trova spiegazione e chi, come Tiberio Borghese, fa esperimenti lo può constatare.

Trovo provvidenziale questa verifica proprio oggi, che si parla di Eucaristia più che altro come "facoltà o meno di accedervi".
Cioè come di un "qualcosa" e non di Qualcuno.

E si parla di questo accesso solo "fisicamente", in una prospettiva sperimentale, tutta interna alle leggi naturali (o giuridiche), e senza quel giusto "timor di Dio" che dovrebbe accompagnare la contemplazione adorante del mistero di qualche milligrammo di pane e di pochi millilitri di vino che ci portano molto oltre ciò che si vede.

Non si tratta infatti solo di "fare giustizia" tra di noi tra chi può e chi non può, di "gettare salvagenti" o di dare una "zattera" con cui galleggiare dopo i nostri naufragi.

C'è Qualcuno. E' la Presenza!
Egli ci ama: si è fatto uomo per amore dell'uomo, per salvarci, tutti, sia chi fa naufragio, sia chi sta sulla barca. Ognuno fa comunione da dove sta, come può, sapendo che Egli vuole salvi tutti e che anche chi ha i piedi all'asciutto non è arrivato da nessuna parte, ma è pellegrinante verso la méta.

Il Qualcuno è disponibile a fare comunione secondo la realtà e senza negarla: in un modo per chi è in barca, in un altro per chi è in acqua. E' Lui il protagonista dell'offerta: l'uomo è responsabile di un sì o di un no, a quelle condizioni e senza il potere di mutarle o di farsene "padrone", sia nel negare assistenza, sia nel pretendere il ribaltamento della barca per portare a bordo non solo lui, ma il peso dei peccati che non si vogliono ammettere tali.

La soluzione c'è: comunione sacramentale e comunione spirituale. Diverse e valide, secondo realtà.
Non c'è da mettere le mani su qualcosa, ma c'è da ascoltare Qualcuno.

La Presenza richiede la nostra umiltà, dato che le misure della nostra natura le conosce e le oltrepassa.
Stando con noi, vuole portarci con/da Lui, non vuole che Lo trasciniamo in basso.
A riva arriveremo quando Lui vorrà... la tempesta la calmerà... Se non ci fidiamo, noi possiamo remare vorticosamente, ma spesso battiamo sia l'aria che l'acqua senza andare dove vorremmo.

C'è troppo antropocentrismo, troppa natura, troppa legge e poco soprannaturale. Bisogna fare esperienza di Gesù e non pensarLo!

I veri teologi sono come bimbi a bocca aperta di fronte al mistero; come i senesi che festeggiarono il ritrovamento delle ostie, come i ladri che le riconsegnarono pentiti! I teologi modernisti pensano a come analizzare le ostie o a come renderle accessibili. Guardano il dito che indica la luna, gli sciocchini...

La pensano, sotto sotto, come quelli che la Presenza e quel Qualcuno, nelle ostie non la sentono, ne' la riconoscono VERA, ma solo simbolica.

Riempiono i loro libri di dotte osservazioni del "dito" per proporsi come marinai capaci di organizzare i soccorsi e gestire l'emergenza, come se -senza il loro ingegno- fidarsi di ciò che è stato insegnato per secoli fosse una sciocchezza. Perchè loro la luna non la guardano più come gli innamorati: loro sulla luna ci vanno con le astronavi...

Cattolico ha detto...

Ma è noto che col NOM di Bugnini e Paolo VI (e soci protestanti) si è voluto dare maggior spazio alla liturgia della parola rispetto all'offertorio ed alla consacrazione (a cui oggi non ci si inginocchia nemmeno più), si è voluto trasformare la messa come ripetizione del sacrificio della croce, da parte dell'Alter Christus, uin un memoriale, una cena, un'assemblea e un presidente (cos'altro è, infatti, colui che presiede?), una specie di assemblea condominiale, con il popolo di Dio come celebrante, senza più inginocchiatoi, balaustre, comunioni in bocca dai soli sacerdoti, e ikl tutto, perdipiù, in nuove chiese che sono veri obbrobri, più palasport, cubi anonimi di cemento (chiesa di Foligno) che edifici sacri. Ma chi risponderà di tutto questo a Nostro Signore? noi poveretti che abbiamo subito tutto questo?

Anonimo ha detto...

Questo articolo di Socci è un vero toccasana di questi tempi. Il richiamo al soprannaturale come già nel post precedente è quanto mai consigliabile visto quanto è in atto che sembra andare ben oltre a semplici manovre e contese umane e materiali.
Miles

Anonimo ha detto...

Ciao Mic, ti do una piccola anticipazione sul Sidono che comincerà a giorni: si inizierà un ridimensionamento della figura di Maria Vergine nel quadro del processo che dovrà vedere il riavvicinamento con i protestanti. Altro che Maria Corredentrice...

Aldo Palamara ha detto...

Dovrebbe far riflettere chi ancora riceve la santa comunione in mano,compiendo il gesto irriverente di chi nega la stessa Presenza reale (protestanti), celebrando il memoriale dell'ultima cena.

Franco ha detto...

@ Sono particolarmente cntraristo dall'atteggiamento di quelli
( soprattutto "cattolici adulti" ) che affermano di non essere interessati ai miracoli perche' la fede non ne ha bisogno. Invece io trovo che, in epoca di secolarizzazione galoppante, in cui ateismo scientista e agnosticismo rappresentano la mentalita' comune, gli eventi miracolosi ci sono offerti da Dio come puntelli provvisori nel periodo in cui non ci siamo formati una preparazione adeguata, se non abbiamo la "fede del carbonaio" che crede senza discutere tutto quello che la Chiesa gli "propone a credere", anche a causa delle sua dignitosa ignoranza, in questo campo un vantaggio rispetto agli acculturati. Nel mio caso, un salvagente nella "tempesta del dubbio" ( come continuare a credere? ) mi fu offerto da due libri:"Vita di Gesu' Cristo" di Giuseppe Ricciotti ( introduzione alla storia ed archeologia del Nuovo Testamento" ) e "Le meraviglie di Fatima" di Gonzaga da Fonseca, con il "miracolo del sole". Stessa funzione hanno per me tuttora i libri su personaggi immersi nel "preternaturale " come Padre Pio e Natuzza Evolo. E' importante notare, come fa Messori, che si tratta di "segni" che rimangono solitamente nella penombra: segnali indicatori che uno puo' accettare come spunto per un cammino ulteriore oppure rifiutare.

Anonimo ha detto...

Sembra che su queste 233 ostie conservate a Siena le leggi di natura non possano nulla.


e su quella conservata a Lanciano dal IX secolo, in cui accadde il miracolo della fuoruscita di sangue, nelle mani del celebrante che dubitava della Reale Presenza, possono influire gli agenti naturali di corruzione ?
dopo aver esaminato scientificamente i componenti della Sacra Particola, contenente (così dissero i referti) "fibre di MIOCARDIO", si fanno ricognizioni per sapere se lo stato di conservazione di quel tessuto di cuore umano è uguale e intatto come nei primi secoli, oppure no ?

Pietro C. ha detto...

Mic, mi spiace che non hai pubblicato la mia riflessione. Non volevo urtare la tua sensibilità o quella altrui ma ci sono dei dati di fatto che si impongono per loro stessi e spiace che non vengano osservati oggettivamente, come se si avesse paura di essi: i cosiddetti miracoli eucaristici esistono anche nell'Oriente cristiano!

mic ha detto...

Non ne dubito affatto, visto che l'Oriente cristiano celebra una Santa e Divina Liturgia.

Japhet ha detto...

Da una recente intervista a Blondet:

"... Caro Blondet, a febbraio saranno settant’anni, dunque. Hemingway pensava a Dio “qualche volta di notte”. Con tutto quel che scrive da anni, trova tempo di pensare “qualche volta” a Dio di giorno? Che tipologia di cattolico pratico è lei?

Per decenni sono stato un cristiano intermittente, mi convinceva di più Buddha, ho molto peccato nella carne e nella mancanza di carità, soprattutto. Dopo il cancro, credo di stare migliorando: non tanto, e non per merito mio. Non avevo capito una cosa essenziale, e ciò mi rendeva difficile la fede, agra, mi ci avvicinavo con “accidia”, senza gioia. Credo che la scoperta decisia sia stata, per me, recentissima: il miracolo eucaristico avvenuto a Buenos Aires nel 1995.

Quello che Bergoglio cardinale tenne in sordina perché non diventasse scontato e mantenesse la sua “sorpresa”? Così almeno l’hanno infiocchettata…

Un’ostia che si muta in un lacerto di carne, che all’analisi si rivela un ventricolo sinistro di cuore umano, e per il medico legale che lo esamina, “il reperto è stato prelevato da una persona vivente”, che “ha sofferto enormemente nel cuore”. E dunque, che cosa vai ancora a cercare, a dubitare? Cristo è lì in ogni ostia, anche se consacrato da sacerdoti in disarmo di una Chiesa che ha abbandonato la liturgia e l’idea stessa di sacrificio… E’ lì, Lui, perché è fedele. Ed è la verità addirittura letterale: “la mia carne, il mio sangue”. Da quel momento, sono tranquillo. Gli insulti alla liturgia, lo smantellamento del rigore sacro, non mi rattristano più, li sopporto – anche Cristo li sopporta. Lui è qui, anche se noi tradiamo. E’ l’indiscutibile realtà, cruda, fisica, sanguinante. E dunque è tutto alla lettera vero, anche la sua infinita Misericordia, che colmi la mia insufficienza. E’ sempre stato lì ad attendermi, con Lui la morte sarà solo un brutto quarto d’ora...."

Anonimo ha detto...

E poi c'è chi dice che i miracoli (veri o presunti che siano) non servono!

Grande Blondet, comunque.