sabato 2 settembre 2017

Storico discorso di Viktor Orban: “Esiste un piano contro l’Europa”

Nel discorso del Primo Ministro ungherese, censurato dai media di regime, riconosciamo saggezza e spina dorsale che diventano responsabilità a fronte di una valutazione sapiente e realistica della situazione. Doti che purtroppo mancano ai politici del resto d'Europa e soprattutto ai nostri.

Storico discorso di Viktor Orban: “Esiste un piano per realizzare una Europa nelle mani di una popolazione cosmopolita con preminenza mussulmana

Circa 27 anni addietro avevamo pensato che il nostro futuro fosse in Europa. Attualmente, noi siamo il futuro dell’Europa”, ha dichiarato questa mattina il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban, nel corso della 28a edizione della Università Libera di Tusnádfürdő.
Nel suo discorso annuale, Orban ha manifestato l’idea che le elezioni parlamentari che si svolgeranno la prossima primavera nel paese avranno una importante dimensione europea. “Quello che accadrà in Ungheria avrà importanti implicazioni per l’insieme dell’Europa, perché oggi una Ungheria forte gioca un ruolo decisivo nella battaglia per evitare la scristianizzazione dell’Europa”, ha segnalato.
Orban ha considerato allo stesso modo che un paese forte non può permettersi un declino demografico. “I paesi più forti sono quelli che sono in grado di mantenersi biologicamente. Perché l’Ungheria abbia un futuro deve mantenere una tassa di fecondità di 2,1 figli per famiglia”.

Orban ha sottolineato che uno Stato forte necessita di un buon livello di sicurezza, inclusa la protezione delle sue frontiere e la lotta contro il terrorismo, così come il mantenimento di un forte senso di identità culturale”. In contrasto con questi principi, ha indicato l’Europa, vittima a suo giudizio di un cambiamento culturale e demografico di imprevedibili conseguenze.

L’Immigrazione non apporterà alcuna soluzione ai problemi economici. Cercare di rimediare la scarsezza di mano d’opera mediante l’importazione di immigrati è come se, nel mezzo di un naufragio, ti metti a consumare acqua di mare. E’ anche quella acqua ma il problema lo farà aumentare”, ha sostenuto il primo ministro ungherese.

In particolare Orban ha voluto mostrarsi molto franco e deciso circa le sfide della integrazione di un gran numero di immigrati mussulmani nella nostra cultura cristiana. ”Non possiamo mantenere i nostri ideali solidali nelle nostre nazioni quando esistano gruppi etnici che pretendono di modificare la cultura europea. Non possiamo mantenere i nostri ideali nel mezzo di collettività che si oppongono all’esistenza ed alla cultura europea, perché il risultato finale sarebbe catastrofico”, ha sottolineato Orban.

La sfida nei prossimi decenni è se l’Europa continuerà appartenendo agli europei. Se l’Ungheria continuerà ad essere la terra degli ungheresi, se la Germania continuerà ad essere la terra dei tedeschi, se la Francia continuerà ad essere la terra dei francesi, se l’Italia seguirà ad essere la terra degli italiani”, ha aggiunto il leader magiaro, criticando in questo senso i burocrati europei dell’Impero mondialista di George Soros nell’opporsi alla volontà delle nazioni.

Oggi gli interessi di George Soros sono meglio rappresentati a Brusseles ed a Washington, DC che non a Tel Aviv, ha affermato Orban, il quale ha respinto che le critiche fatte allo speculatore ebreo di origine ungherese facciano parte di teorie cospirative. “Esiste un piano di Soros, che lui stesso ha scritto”.

Secondo Orban, detto piano consisterebbe nel trasferire un milione di migranti nel territorio dell’Unione Europea. Al loro arrivo devono ricevere 15.000 milioni di euro per mantenere così l’effetto di aspirazione. Questo importo è maggiore del reddito medio degli ungheresi. Soros pretende che gli immigrati siano distribuiti per tutti i paesi dell’Unione Europea. Proteggere le nostre frontiere di fronte all’entrata di questi migranti illegali ha comportato un grande sforzo economico. L’Europa si è caricata di una piccola parte di questo costo. Oggi la Germania si trova sull’orlo della bancarotta, così che non ci vengano più a parlare di mancanza di solidarietà dell’Ungheria”, ha segnalato.
Se l’Europa vuole continuare ad esssere attuabile, deve recuperare la sua sovranità e liberarsi dell’Impero di Soros”, ha ribadito Orban.

Orban si è inoltre pronunciato per una riforma dell’Unione Europea e di ritornare alla forma originaria prevista dai trattati costitutivi. “Le Nazioni Unite devono proteggere le frontiere dell’Europa. Questo può suonare duro, ma quelli che sono entrati illegalmente in Europa devono essere espulsi. l’Europa non può seguitare ad essere un continente senza protezione delle frontiere”, ha proclamato il primo ministro ungherese.

Orban si è augurato inoltre che i leaders europei sappiano essere all’altezza delle loro responsabilità (anche se ne dubita) e che l’Europa deve recuperare la sua competitività, garantire la pace, aprirsi agli stati balcanici e risolvere i suoi problemi esterni con la Russia e la Turchia. Orban ha ribadito alla necessità di opporsi al progetto di scristianizzazione del Continente e che si sappia resistere all’attacco ideologico in atto da parte dei liberisti e degli intellettuali, denunciando come anche i partiti socialdemocratici abbiano rinunciato a difendere i diritti dei lavoratori nazionali. Loro sono tutti impegnati a difendere gli interessi economici del neoliberismo”, ha denunciato il presidente ungherese.

Secondo Orban esiste in piano per mettere il territorio europeo nelle mani di una popolazione cosmopolita, in modo predominante mussulmana, un piano di sostituzione di popoli. “La riuscita di questo piano richiede una Europa scristianizzata, governi burocratici e senza anima”, ha avvertito il leader magiaro. (……….)

Siamo noi il principale ostacolo per la realizzzazione del piano Soros”, ha dichiarato Orban, insistendo che il principale ostacolo sarà quello di affrontare i partiti dell’opposizione del suo paese. Noi dobbiamo in primo luogo misurarci con la “rete di Soros”, gli eurocrati di Bruxelles ed i loro media. Conosciamo le loro tattiche, basate sul ricatto, sulla diffamazione e sul giornalismo prostituito ai grandi interessi”.

Orban ha avvisato che molto è in gioco in questa sfida non soltanto nell’ambito nazionale ma anche a livello europeo. “Da 27 anni pensiamo al nostro futuro in Europa. Oggi siamo il futuro dell’Europa”, ha concluso lo statista magiaro. [Fonte]

52 commenti:

irina ha detto...

Quindi è tempo di fare muro, diga, scoglio, contro questo maremoto indotto per seppellirci. Quanti sono gli italiani e i CATTOLICI volenti, pronti, SERI?

marius ha detto...

Oggi festa liturgica di Santo Stefano d'Ungheria, Re e Confessore
(Mic hai proprio scelto bene il giorno per pubblicare questo articolo)

viandante ha detto...

E oggi, 2 settembre, la Chiesa cattolica venera Santo Stefano re (canonizzato nel 2000 anche dalla Chiesa ortodossia. È stato il primo re ungherese, fondatore dello Stato e della Chiesa ungheresi.
La festa liturgica non è nel giorno della morte, bensì nel giorno della vittoria delle truppe cristiane a Buda contro i Turchi, vittoria attribuita all'intercessione di San Stefano.
Il suo ardente zelo per l'esapansione della fede cattolica gli meritò il titolo di re apostolico e d'apostolo d'Ungheria. La lettura della sua biografia potrebbe ancora essere molto utile.
Sicuramente nella comunione dei santi, Santo Stefano ancora protegge la sua nazione!

Annarè ha detto...

Che il buon Dio ci liberi presto dei nostri governanti e dia anche all'Italia un Orban, ma sopra tutto faccia risvegliare gli eroi del nostro popolo, che sembrano assopiti, perchè ritroviamo (almeno noi cattolici) la voglia di batterci per ciò che è Vero, Giusto, Buono e Bello.Finchè li lasciamo fare loro fanno tutto il male che possono. Come sempre i dittatori sono vissuti non grazie agli amici, ma grazie agli inerti.

Anonimo ha detto...

"Quindi è tempo di fare muro, diga, scoglio, contro questo maremoto indotto per seppellirci. Quanti sono gli italiani e i CATTOLICI volenti, pronti, SERI?"

Finalmente qualcuno dice qualcosa di concreto. Se continuiamo a parlare senza agire siamo finiti. Il tempo stringe ormai e se non troviamo il modo per opporci alla deriva attuale della Chiesa e della politica spariremo.

Anonimo ha detto...

Infatti Soros, Bergoglio e Bonino ( e altre centinaia di strapotenti ) attaccano Orban.
Miles

Anonimo ha detto...

Con Mons. Carlo Caffarra appuntamento a Milano Domenica 10 Settembre .
Contro il male, per ricostruire l'umano La giornata della Bussola: 10 settembre
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-giornata-della-bussola-il-programma-20716.htm

Anonimo ha detto...

https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/columbus-day-italia-batta-colpo-contro-italoamericani-razzismo-72016/

Anonimo ha detto...

Perché Paolo VI restitui' in una moschea il glorioso stendardo della Battaglia di Lepanto? La verità è che ci tradiscono dal 1958 i vari papi, non solo dal 2013, anche se ora si è toccato il fondo. L' unico migliore era Luciani, ed abbiamo visto la fine che ha fatto.

Anonimo ha detto...

E 150 pastori evangelici "fanno" i cattolici .
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-e-150-pastori-evangelici-fanno-i-cattolici-20920.htm

Gederson Falcometa Zagnoli Pinheiro de Faria ha detto...

Papa Francesco: la psicanalisi mi ha aiutato, quando avevo 42 anni https://it.aleteia.org/2017/09/01/papa-francesco-anticipazioni-libro-in-cui-dice-tutto/?utm_campaign=NL_it&utm_source=daily_newsletter&utm_medium=mail&utm_content=NL_it

"Papa Francesco: C’è una frase che ho detto – e dei bimbi migranti ce l’avevano scritta sulle magliette –: «Non sono un pericolo: sono in pericolo». La nostra teologia è una teologia di migranti. Perché dalla chiamata di Abramo in qua, con tutte le migrazioni del popolo di Israele a seguire, tutti lo siamo; e poi Gesù stesso è stato un rifugiato, un immigrato. E poi, esistenzialmente, proprio nell’atto della fede, siamo dei migranti. La dignità umana implica necessariamente «di essere in cammino». Quando un uomo, o una donna, non è in cammino, è una mummia. È un pezzo da museo. Così la persona non è viva".

L'immigrazione non sarebbe un'immagine della "Chiesa in uscità"?

marius ha detto...

L' unico migliore era Luciani...

E forse qualche utile elemento lo potrebbero fornire i cattolici tradizionalisti veneziani che da lui nel '78, poco prima che diventasse "papa", si videro negare la Messa di sempre, col falso pretesto che essa fosse vietata (cfr. Carlo Belli: "Altare deserto", Volpe, 1979) e che trovarono a tal fine sbarrate le porte della chiesa di S. Simon Piccolo
(tratto da https://forum.termometropolitico.it/229374-papa-luciani.html)

Andrea Carradori ha detto...

@Viandante: scusa ma la festa di Santo Stefano d'Ungheria è il 16 agosto ( il 20 agosto secondo il calendario giuliano).http://www.santiebeati.it/dettaglio/28850

Sacerdos quidam ha detto...

Il problema non è (solo) Soros, ma le varie Obbedienze massoniche che dettano legge anche in Europa.
Per chi non lo ricordasse, esattamente due anni fa ben 28 Obbedienze europee, tra le quali anche la Gran Loggia d'Italia (legata al Rito Scozzese), praticamente intimarono agli Stati europei l'accoglienza indiscriminata e suicida dei 'migranti' a cui poi abbiamo assistito e stiamo assistendo.
Si può leggere questa dichiarazione massonica ufficiale ad esempio sul sito del Grande Oriente di Francia: http://www.godf.org/index.php/actualite/details/liens/position/nom/Prise-de-position/slug/declaration-des-obediences-europeennes-sur-la-situation-des-migrants-signee-le-07-septembre-2015

Dopo una tale uscita pubblica e sfrontata (del tutto inusuale per i massoni) la quasi totalità dei governi europei ha obbedito a bacchetta, compreso il nostro: tanto per avere l'ennesima conferma che si tratta di governi-fantoccio eterodiretti.
Onore dunque ai pochi che non si sono piegati, tra i quali appunto quello ungherese.

marius ha detto...

@ Andrea Carradori
Ecco tre esempi di Messali in cui per il 2 settembre è indicata la festa di S.Stefano d'Ungheria:

- Messale quotidiano, Libreria Editrice Fiorentina, a cura di Raffaello Cioni, canonico fiorentino, 1951, con Imprimatur

- Messale romano, Centro liturgico di Torino, a cura di S.Bertola e G.Stefani, commento di D.G. Lefebvre OSB, 1936, con Imprimatur

- Missale Romanum, Editio juxta typicam Vaticanam, Mediolani Typis Johannis Daverio MCMXXXIX, con Imprimatur


Luigi Rmv ha detto...

Anonimo h.14.33:"Perché Paolo VI restitui' in una moschea il glorioso stendardo della Battaglia di Lepanto?"
Già, una dei fatti che dimostrano come i papi del concilio e post concilio, in questi slanci "amorevoli" nei confronti dei nemici giurati della Chiesa - per nulla pentiti, ma agguerriti più che mai - si sono comportati peggio dei peggiori politici attuali, essendo anche capi dello Stato Vaticano.

Paolo VI, invece, con quel gesto, commise una gravissima offesa a tutti i cristiani che diedero la vita combattendo e morendo nella gloriosa battaglia di Lepanto, salvando non solo la nostra terra e la nostra società, ma anche la Chiesa cattolica.

Offesa e disprezzo al Prefetto Bragadin e agli altri gloriosi combattenti e artefici della precedente ed epica battaglia di Famagosta, strettamente colelgata a quella di Lepanto, conclusa con il gesto vigliacco e infame di Lala Mustafà, che sappiamo cosa fece.

Offesa e disprezzo anche nei confronti del suo illustre e glorioso predecessore San Pio V, che fece pregare il Rosario a tutti i cattolici per la vittoria nella battaglia di Lepanto, che poi miracolosamente avvenne, visto lo squilibrio delle forze.

Offesa e disprezzo amplificati dalla totale inutilità della restituzione dello stendardo, anche dal punto di vista diplomatico
Se vogliamo vederla solo dal punto di vista del Vaticano, ha screditato la memoria di fatti oggettivamente gloriosi della storia italiana, oltre che cristina, e non ha ottenuto alcun tipo di riconoscenza, nè attenuazione delle condizioni in cui i mussulmani considerano i cristiani nei loro Paesi, allora come oggi.

In più, ha riconsciuto implicitamente che i mussulmani, nella battaglia di Lepanto e in quella precedente di Famagosta, sono stati delle povere vittime della cattiveria cristiana, deduzione che è semplicemente FALSA.

Gesto, infine, del tutto inspiegabile anche dal punto di vista spirituale, in quanto mi è stato insegnato che l'amore dei nemici insegnato da Gesù con la Sua Parola e con i fatti, sinanche sulla croce, riguardava il perdono, in quanto il Signore non ha mai ceduto di un nanometro sulle sue posizioni, quando polemizzava con i suoi nemici che volevano ucciderlo, pur avendoli poi perdonati.
Amare il nemico non vuol dire sottomettersi a lui anche se ciò scredita la propria Fede, ma accettare la croce del suo odio verso di noi, senza ricambiarlo e senza rinnegare, o anche semplicemente screditare - come ha invece fatto paolo VI - la propria fede nella Chiesa di Cristo.

Del resto Paolo VI ebbe lo stesso atteggiamento nei confronti della Massoneria, la quale, come i mussulmani, odiava e odia, allora come oggi, la Chiesa Cattolica e i cristiani tutti; pertanto considera tali gesti come debolezze e tradimenti di cui approfittare.
E la storia attuale conferma che lo sta facendo molto bene, come evidenziato da Sacerdos Quidam.

Sul fronte rapporti con l'islam, ricordiamo sempre la chicca del bacio del Corano di GP II, per poi arrivare a Francesco I, ormai prostrato ai mussulmani anche sui dogmi di fede.

Mi associo quindi alla preghiera di Annarè.
Sulle azioni da intraprendere, non saprei che altro fare, oltre a pregare e mantenere contatti come questi, partecipare a messe V.O., seminari e convegni, come quello del 15 settembre indicato da Maria nell'articolo successivo, al quale conto di partecipare.

Per pubblicizzare di più il discorso del Presidente ungherese - oltre quanto fatto dal blogo di Maria, che comunque è molto letto - bisognerebbe avere una televisione, impresa alquanto ambiziosa e ardua, non so se alla portata.

viandante ha detto...

La questione dei cambiamenti delle date delle feste liturgiche intervenute col NO è un aspetto che poco si affronta, ma che ha avuto grandi conseguenze, non fosse per la confusione generata, che in nessun caso è compensata da chissà quale grande vantaggio.

Andrea Carradori ha detto...

@Marius ringrazio della specificazione . Non
occorrevano tuttavia tutte quelle specificazioni: bastava mettere secondo il calendario liturgico tradizionale. Ovvio che sono andato a prendere uno dei messali antichi ed ho constatato l'esattezza della specificazione di cui ancora una volta ringrazio. Non stiamo sempre sulle "difensive" ... almeno su questo spazio ... Buona domenica!

Anonimo ha detto...


Per "fare muro" in modo efficace contro l'invasione musulmana bisognerebbe però avere un patriottismo come quello della maggioranza degli ungheresi.
In Italia oggi non sembra esserci, se non in individui isolati. Il "politicamente corretto" dominante è antipatriottico per definizione, nelle migliori tradizioni della sinistra, italiana e europea: vuole dissolvere la nazione nell'umanità.
A questo "politicamente corretto" contribuiscono anche i cattolici, si capisce. Il c.d. "tradizionalismo cattolico" attuale, che non è di sinistra, è tuttavia, se possibile, ancora più "antipatriottico": inveisce continuamente contro l'unità d'Italia e l'esistenza di uno Stato nazionale, spesso con argomenti falsi e risibili, frutto di pervicaci pregiudizi.

L'Ungheria si sta difendendo bene perché in quel paese c'è uno Stato non solo perché c'è un leader valido come Orban. Senza uno Stato unitario efficiente non ci si difende dai nemici.
Il "tradizionalismo" cattolico vede invece nello Stato italiano un nemico, non solo nello Stato provvisoriamente occupato dalle forze della dissoluzione, succubi dei c.d. "poteri forti", ma lo Stato italiano in quanto tale, perché prodotto dell'odiato Risorgimento (le cui motivazioni profonde - il riscatto nazionale da più di tre secoli di umiliazioni per mano degli stranieri - vengono del resto ignorate). Questo "tradizionalismo" appare mosso da pulsioni irrazionali, quali l'attesa, non importa quanto confusa, della restaurazione di un qualche duplicato del Sacro Romano Impero o comunque "dell'Impero", fosse quello di Conan il Barbaro, nel quale le regioni italiane potessero sistemarsi a felici e suddite province.
Continuando così, la sconfitta è sicura.
Z.

Anonimo ha detto...

" soggetti che non si sono mai integrati, trovando invece maggior affinità con il congolese e il nigeriano "
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/bella-vita-profugo-stupratore-1437049.html
E' volonta' politica quindi ....

marius ha detto...

@ Andrea Carradori

ringrazio della specificazione . Non occorrevano tuttavia tutte quelle specificazioni: bastava mettere secondo il calendario liturgico tradizionale. Ovvio che sono andato a prendere uno dei messali antichi ed ho constatato l'esattezza della specificazione di cui ancora una volta ringrazio. Non stiamo sempre sulle "difensive" ... almeno su questo spazio ... Buona domenica!

Se davvero non occorrevano tutte quelle specificazioni (che ho messo a scopo di documentazione, ed è servito a me per primo, e non con intento "difensivo") come mai Lei ha sentito il bisogno di andare a controllare su un altro messale antico per poi constatarne l'esattezza?

Quindi chi era sulle difensive? Io no di certo. E poi, che significa quel "sempre"?
Qui ora è proprio Lei, Andrea, che mi forza a puntualizzare.

pincaccio ha detto...

Poco tempo fa Budapest era tappezzata di manifesti con la faccia di Soros e la scritta : facciamo in modo che non sia lui l'ultimo a ridere. La faccia di Soros, ripeto.

Del resto quale stupefacente, commovente, UNITA' DI INTENTI fra la cricca di Soros (non si vorrà mica pensare che sia l'individuo Soros ? ) , ripeto :quale unità di intenti fra la cricca di soros, la chiesa conciliare e il Gran Rabbinato di Israele!!!

Dopo la sortita delle 28 logge europee del 7/9/2015 di cui riferisce Sacerdos Quidam, avviene il 13° incontro , questa volta a Gerusalemme,il 16-17 dicembre dello stesso anno 2015, fra la Commissione della S.Sede per i rapporti Religiosi con l'Ebraismo ed il Gran Rabbinato di Israele; Tema dell'incontro : "Amerai lo straniero come te stesso - Migranti e rifugiati: un pericolo o un vantaggio?".
www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/sub-index/index_relations-jews_it.htm

La Comm. della S.Sede per i rapporti religiosi con l'ebraismo è una filiazione del Comitato Internazionale di Collegamento fra la Chiesa Cattolica e l'Ebraismo.
Ebraismo che si riconosce nel Jewish Committee for Interreligious Affairs di cui si possono leggere le sigle che lo compongono. Basta andare a cercare nei vari documenti del vaticano conciliare.

Pensare che la cellula di tutti queste commissioni, sottocommissioni,comitati, E' il Pontificio Consiglio per la Promozione della Unità dei Cristiani introdotto da roncalli su gentile suggerimento.....e da montini istituito Dicastero Permanente della Curia Romana !

Romana de'ché?!

Anonimo ha detto...

" Il tarlo della vita spirituale" è quel fariseismo, più o meno accentuato, per cui si opera per soddisfazione personale, o per eccellere sugli altri, o per godere della stima altrui. E' necessario lottare contro questo tarlo.

Se qualcuno vi si riconosce si ritenga fraternamente avvisato .
Esame di coscienza .

marius ha detto...

quoto Luigi Rmv
ottima efficace sintesi su PVI&ISLAM

Luigi Rmv ha detto...

Condivido in pieno acon Anonimo Z. delle h. 11,30.
La mancanza di unità, e quindi identità, nazionale è la causa di quasi tutti i nostri mali nazionali.
Il patriottismo lo si vede con le partite dei mondiali di calcio, circostanza che la dice lunga.
Condivido anche l'affermazione secondo la quale anche nel c.d. tradizionalismo cattolico vi è una sorta di antipatriottismo, per motivi opposti, ma altrettanto nocivo.
Forse perchè il Risorgimento è avvenuto in senso decisamente anticattolico e anticristiano, sia culturalmente, che politicamente, che economicamente, e di impronta massonica.

Ma a mio avviso, nonostante ciò, non potendo tornare indietro, una volta raggiunta l'unità nazionale si doveva considerarla un bene e lavorare per renderla reale a livello culturale e sociale.
Nel secolo e mezzo circa successivo, però, si è andati in senso diametralmente opposto, complici classi politiche prive di tale obiettivo, impregnate degli stessi difetti di cui sopra. Un cane che si morde la coda.

Ha quindi ragione lei Z.: non sentiremo mai, in Italia, un bel discorso come quello del Presidente Orban, un vero lampo nelle tenebre.

Anonimo ha detto...


Il Risorgimento è il passato, l'unità d'Italia il presente

Il presente da salvare, ricostruendolo su nuove basi. Su questo penso concordiamo, credo, Luigi Rmv. Quali basi? Innanzitutto morali. C'è una questione etica, in Italia e in Europa, in tutto l'Occidente. Data la degenerazione dell'etica laica nell'acceettazione del prevalere degli istinti, occorre ristabilire l'etica cristiana (cattolica), unico possibile fondamento della rinascita della famiglia. Anche contro le tendenze al momento dominanti nella Gerarchia cattolica, questa è la cosa incredibile ma vera! Perciò: appoggiare forze politiche che, almeno in parte, abbiano questo programma.
Per riuscire però tale programma deve mantenere l'unità statale e nazionale dell'Italia, rifondandola, per così dire, in senso cattolico. Siamo investiti da fenomeni senza precedenti: il dominio dei mercati mondiali nell'economia (dei gruppi finanziari più potenti, cosmopoliti e anticristiani) e l'emigrazione-invasione del nostro Paese e dell'Europa (e America) su scala addirittura intercntinentale. Non è pensabile resistere a questi fenomeni dissolvendo lo Stato unitario (quello che ne resta) in favore di un regionalismo integrato nell'Unione Europea, anche perché l'Unione Europea è una delle cause della crisi e al suo interno prevalgono alcuni Stati (Francia e Germania) da sempre nostri nemici, nel senso che hanno sempre visto l'Italia come terra di conquista, da dividere e dominare, in modo diretto o indiretto.
Circa il modo di valutare il Risorgimento, bisognerebbe evitare le semplificazioni che lo riducono a semplice ben riuscito complotto massonico, tesi estremamente superficiale. Il Risorgimento fu soprattutto anticlericale, per ovvie ragioni, concernenti l'ostacolo che il potere temporale rappresentava all'unità d'Italia, ma anche ad uno Stato federale o confederale, che fosse stato costituito, p. e., da Piemontesi e Napoletani assieme. Nell'anticlericalismo operarono anche componenti anticattoliche, rappresentate soprattutto dai massoni, concentrate nel garibaldinismo, esemplificate dall'attività "culturale" dell'ultimo Garibaldi, impegnato in una penosa crociata per il progresso e contro la "religione del prete", come chiamava il cattolicesimo. Ma attivi nel Risorgimento c'erano anche molti cattolici e sappiamo quali. La religione cattolica era sempre l'unica religione ufficiale dello Stato e l'Italia restò un Paese cattolico, nonostante l'opera ostile delle minoranze liberal-massoniche,che, con la sinistra al governo, ebbero un periodo di predominio, alla fine caduto, anche per la reazione antimassonica che si ebbe sul piano culturale, nel settore laico (penso a Bonghi, a Croce), e poi politico, con Mussolini, già quand'era ancora socialista.
Il nostro Risorgimento fu un fenomeno complesso, che accomunò forze diverse e tra loro anche ostili, accomunate tuttavia nel desiderio vivissimo di far appunto "risorgere" la patria italiana, sul piano delle virtù civili, della cultura, dello sviluppo econommico, dello Stato, dopo secoli di sfruttamento e umiliazioni da parte degli stranieri.
Z.

Anonimo ha detto...

La lettura che Z. propone è irrispettosa della realtà. Ridurre la nostra storia a “secoli di sfruttamento e umiliazioni da parte degli stranieri” è tipico della cultura liberale e dei cattolici che si accodarono (D’Azeglio, Gioberti, Manzoni, ecc.).
Fra i tanti fatti non inglobabili in siffatta narrazione cito quella parte dell’esercito che rimase fedele al duca di Modena seguendolo sin nell’esilio. Si deduce che a Modena non si stava poi male, anzi.
Come poi non riconoscere nella canzone napoletana uno dei frutti del talento italiano, con i suoi innumerevoli capolavori non solo musicali (i testi – talora di valenti poeti – sono piccoli gioielli)? È sufficiente il raffronto tra le liriche solari del periodo d’oro (1820 ÷ 1860) con le elegie post-unitarie (“partono i bastimenti per terre assai lontane”) per toccare con mano il passaggio da un modo di vivere comunitario ed autosufficiente ad una situazione problematica e spesso dolorosa.
Ottuso di turno

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con le ultime riflessioni sulla nostra patria. Il problema, però, è bello grosso: noi italiani patriottici non lo siamo stati mai (a differenza di altre nazioni europee). Paradossalmente se l'unità non l'avesse fatta la massoneria, con il supporto inglese, su basi antipapiste, con tutto quel che ne consegue, non penso si sarebbe mai fatta. Per cui, su basi politiche - che pure ci vorranno, a loro volta fondate su quelle religiose - non so proprio come si potrebbe "rifondare" il nostro paese. Diciamo che, intanto, è già molto se riusciamo ad evitare che si sfasci.

Anonimo ha detto...

"Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!"


Lo scriveva un tipico cattolico accodato alla cultura liberale?

Anonimo ha detto...


Replica allo "ottuso di turno" con aggiunta

-- Invece di fare il processo alle intenzioni di chi scrive, si provi a considerare i fatti: l'Italia suddita e succube degli stranieri non è un'invenzione dei liberali ma una realtà storica ben precisa. Dalla fine del Quattrocento a metà del Cinquecento, Spagna, Francia e Svizzeri (che si ritagliarono il Ticino togliendolo a tradimento al ducato di Milano), si disputarono l'Italia, distruggendo il sistema, fragile per la verità, degli Stati italiani. Si salvò solo dopo dura lotta, la Rep. di Venezia. Vinse la Spagna asburgica. Il Papa conservò un'indipendenza nominale, di fatto aveva cessato di esistere come Stato indipendente, dopo il Sacco di Roma del 1527, fatto da spagnoli e lanzichenecchi soprattutto. Al dominio diretto e indiretto, con pesanti conseguenze economiche, degli asburgo spagnoli si sostituì poi quello degli asburgo austriaci, che, durante le Guerre d'Italia del 500, avevano invano tentato di conquistare la Rep. Veneta (regalatagli alla fine pro tempore da Napoleone I).
Il Lombardo-Veneto era ben amministrato ma anche ben tosato, fiscalmente, considerato sempre una provincia di sudditi e sottomessi da sfruttare.
--L'esercito del duca di Modena era piccolissimo, come il suo Stato, una piccola brigata, che passò agli austriaci, i quali non mi sembra lo abbiano mai utilizzato.
--I destini oltre che i regnanti degli Staterelli italiani venivano decisi dalle Potenze europee. Nel 1844, cito a memoria, il Borbone di Napoli cercò di sottrarre agli inglesi il monopolio dello zolfo siciliano. Lo concedette a migliori condizioni per il Regno ai francesi. Il governo di Sua Maestà si imbestialì letteralmente e mandò alcune navi da guerra davanti a Posillipo, minacciando il blocco navale. Il Borbone fece macchina indietro e dovette poi pagare i danni ai Francesi. E l'umiliazione pubblica che Luigi XIV inflisse al Doge di Genova, la conosce? Questa era l'Italia e ho citato solo alcuni episodi. Meno male che il Regno di Napoli era "autosufficiente" etc.
--Se poi, per rivendicare un valore fondamentale dell'Italia preunitaria o comunque locale alternativo a quelli dobbiamo ricorrere alla canzone napoletana (che a me piace molto, sia chiaro, quella classica), come non vedere che si scade nel sentimentalismo e nel folklore?
Ma la canzone napoletana sarebbe incompatibile con i valori dell'Italia unita? E perché mai? Che c'azzecca?
-- In aggiunta: dire, frase consueta, che "l'unità l'ha fatta la massoneria" non è esatto, è la consueta semplificazione. E' la massoneria italiana stessa che, dopo il 1870 voleva accreditare quest'immagine. Oggi non più, scottata com'è stata da Mussolini, che ha cacciato i massoni prima dal partito socialista e poi da quello fascista. Anzi, la massoneria, sempre più "globalista", è diventata oggi uno dei peggiori nemici dell'Italia unita e unitaria. In ciò, è tornata alla sua vocazione cosmopolita ed esoterica originaria. Z.

irina ha detto...

Sono convinta che 'Ottuso di turno' sia nel vero. Un vero limitato forse, sparso qua e là ma, che ancora non è stato approfondito e portato alla luce nè poco, nè tanto.
Credo che i massoni, i liberali,i socialisti, i comunisti, siano sempre stati spinti dalla premura di far presto, facendo sempre male a quelli che pretendono di voler emancipare. Ognuno ha i suoi tempi e rispettare questi tempi significa arrivare ad un parto naturale a termine e non prematuro, tirato fuori col forcipe. Ed è proprio questo non essere rispettosi, dei popoli, della loro storia, che ha sempre portato distruzioni e tragedie. Questa unità è nata male, orchestrata da alcuni e subita da tutti gli altri. E su tutti gli altri si passa sempre sopra con rulli compressori. Così anche con questa Europa. Dobbiamo sempre metterci al passo. Ma di chi? Perchè? Ricordiamo quante imprese sono state chiuse? Quanti piccoli e medi imprenditori si sono suicidati, proprio pochi anni fa? Questo progresso forzato è come il cavallo di Teodorico che corre, corre tra valli e monti e 's'aderge in ver' le stelle'. Non mi sembra che la storia sempre spezzata dai cosmopoliti di casa, con la puzza sotto al naso, abbia mai portato del bene vero. Ha solo imbestialito gli animi e tolto la pace per crescere, rispettarsi e migliorare insieme. Così, nei fatti siamo ancora divisi, a macchia di leopardo, ovunque e l'unità ancora non c'è. Abbiamo però il frecciarossa, che ci culla uniti nell'illusione spazio-temporale.

Anonimo ha detto...

Anche il Cardinale Mindszenty.

Anonimo ha detto...

Caro ed ilustre Andrea Carradori: il Transito di Sant'Stefano è il 16 agosto ma nell Messale di San Pio V si celebra il 2 settembre la sua Festa.
Saluti.

Anonimo ha detto...

Dunque – secondo Z. – il “Il Lombardo-Veneto era ben amministrato ma anche ben tosato, fiscalmente” mentre invece l’Italia liberale… e quella onu-sorosiana non sarebbe più considerata “una provincia di sudditi e sottomessi da sfruttare”. Mentre il Regno Unito avrebbe sempre le sue ragioni e che ragioni forti!
Sappia l’egregio Z. che i racconti in bianco e nero, le favole di popoli oppressi, privi di democrazia i liberali le raccontano tuttora. Rivoluzionando, devastando e corrompendo. Imponendo a suon di leggi repressive la loro versione dei fatti.
Della Regia Ducale Brigata Estense può documentarsi meglio (ad esempio leggendo della pregevole Elena Bianchini Braglia: In esilio con il duca).
Non ho detto che la canzone napoletana sarebbe incompatibile con i valori dell'Italia unita. Ho detto invece che chi la conosce e la ama può distinguerne nettamente due periodi. E non si capisce perché i temi ed il tono siano diventanti tristi proprio dopo quella “liberazione” che doveva risollevare le sorti delle genti italiane.
Dove poi abbia preso la frase che "l'unità l'ha fatta la massoneria" non lo so. Certo non dal mio commento. Ma per svalutare vale sempre il detto di Voltaire…
Quanto a “fabriziogiudici”, credo che debba seriamente riprendere in mano l’immortale invettiva dantesca: duchi, papi e imperatori sono virilmente chiamati ciascuno al proprio dovere per por fine ai dissidi tra fazioni e staterelli. Non si invoca un’Italia antispagnola anti asburgica, filo francese o filo inglese… tutt’altro. Per quanti sforzi non si riuscirà mai ad arruolare Dante tra i rivoluzionari anti cattolici e anti impero. Al più si riuscirà a censurarlo in nome del rispetto alle altre religioni…
Ottuso di ritorno

irina ha detto...

Vi sono altri due elementi da tenere presenti uno è la natura umana, l'altro quelle fasce sociali di raccordo dove sgomitano gli arrampicatori. La Chiesa ha sempre cercato di medicare la natura umana, non sempre è riuscita nell'intento, non sempre è riuscita a mantenersi immune dai mali del mondo. Le fasce di raccordo sono quasi sempre state le più ipocrite, quelle cioè che recitano a vita e che rarissimamente si riesce a smascherare. Sono quelle che si fanno portatrici del nuovo, del progresso, del cambiamento, che quasi sempre significa il loro cambiamento di stato. Un po' o molto, più in alto. Queste fasce mediane sono quelle in perenne movimento, cosmopolite appunto, che portano nel loro bagaglio idee ed ideologie, che alcuni approfondiscono restandone poi impigliati per la vita. Sono i corruttori della testa e dei piedi del corpo sociale. Cortigiani razza dannata, così a teatro, così nella vita. Sono gli invidiosi che portano Gesù a Pilato E Pilato subito smaschera, ma non ha la forza della Verità, che ancora non ri-conosce. Credo che la storia debba insegnarci anche queste, sfumature?, per non dover ripetere, ad ogni generazione, gli stessi errori. Bisogna mettere sull'avviso i giovani, il male non è originale.

Anonimo ha detto...


Ulteriore replica

--Lei parla come se io avessi fatto l'elogio dell'Italia attuale, sfruttata dai poteri forti. Sic. Il "Regno Unito" suppongo sia il Regno d'Italia. Le tasse sono sempre state pesanti nell'Italia unita, però nel caso del Lombardo-Veneto il ricavato andava all'Austria, uno Stato straniero, che tra l'altro, non vorrei sbagliarmi, considerava i Ducati suo possesso (come feudi imperiali del tempo che fu o per le combinazioni dinastiche).
--La frase "l'unità l'ha fatta la massoneria" si riferiva, con ogni evidenza, all'intervento di F. Giudici. Criticava un modo di dire.
--Sulla Real Brigata Estense mi sono documentato su: Fulvio Izzo, "I guerriglieri di Dio. Vandeani, Legittimisti, Briganti", controcorrente, Napoli 2002, cap. III, pp. 121-157, con le note, che cita parecchie fonti. Nel 1859 la Brigata si aggregò alle truppe austriache in ritirata, senza aver però combattuto contro i franco-piemontesi. L'Izzo non parla di combattimenti. Erano 3.623 uomini con 229 cavalli. Restarono alle dipendenze degli Austriaci che alla fine la sciolsero nel 1863, stufi di mantenerla. Alla fine, una parte degli uomini entrò nell'esercito austriaco, un'altra (circa 1200) rientrò in Italia. La Brigata era stata costituita nel 1831, dopo i moti. L'idea era di avere una forza di 7.500 uomini, che forse non ha mai avuto.
Aggiungo: nel 1848 moti popolari fecero fuggire il duca Franc. V a Mantova, allora austriaca. Fu votata in municipio l'unione al Regno di Sardegna e volontari andarono a combattere in Lombardia contro gli Austriaci. Modena fu poi rioccupata dagli Austriaci. C'era anche la Brigata? Lei lo saprà certamente; c'era o non c'era? O il duca era fuggito senza brigata? Ma quando ha combattuto questa brigata? Lei lo saprà certamente. Non mi costringa ad andare a consultare il volumone di Piero Pieri sulla Storia militare del Risorgimento.
Fuor di polemica: basta con il culto delle reliquie! Certo, l'unità è stata fatta male, sarebbe stato un bene se l'avessero fatta meglio, non così in fretta, chi lo nega...E con questo? Si poteva far davvero meglio? Non credo, il materiale umano era quello, l'anchilosi delle classi dirigenti italiane plurisecolare. L'opposizione del Papato, che tagliava il Paese in due con il suo decrepito Stato, totale ed invincibile; non riusciva a difenderlo ma chiedeva continuamente l'aiuto dello straniero, come ai tempi degli Svevi e degli Angioini.
L'unità era indispensabile, per sopravvivere anche come popolo, allora come oggi. Dobbiamo guardare avanti, ritrovare la giunta spinta ideale come popolo, tutti uniti, altrimenti rischiamo di scomparire, ne va della nostra sopravvivenza.
Occorre audacia di pensiero, smetterla di piangersi addosso, e prendere di petto il presente con le idee giuste e una volontà positiva. Z.

Anonimo ha detto...

@"Ottuso di turno"
Per quanti sforzi non si riuscirà mai ad arruolare Dante tra i rivoluzionari anti cattolici e anti impero

È francamente imbarazzante rispondere a questo commento: non so da che parte incominciare. Passi per me, ma vedo che ha ampiamente stravolto anche le affermazioni di Z ("e quella onu-sorosiana non sarebbe più considerata “una provincia di sudditi e sottomessi da sfruttare”, come se Z. avesse difeso la situazione attuale), e allora è una mania: pare che chiunque non è d'accordo con lei è un liberale anti-cattolico.

Anonimo ha detto...

il Regno Unito è quello britannico che nella questione dello zolfo siciliano, come Lei riporta, schierò alcune navi da guerra davanti a Posillipo. Analogo intervento avvenne poi in Sicilia a protezione dei garibaldini.
Lo stesso Regno Unito è quello che agitò il supposto problema dell’oppressione dei popoli italici, che – ribadisco –è una pura invenzione, un pretesto propedeutico all’intervento piemontese. La diceria divenne poi il mito fondativo della storiografia postunitaria ( “non possiamo restare insensibili al grido di dolore”, dissero le anime belle alleate con i nemici giurati del popolo italiano e della religione cattolica).
Esattamente come oggi, quando gli USA dei Bush, Clinton et alii, per motivi sia materiali che inconfessabili, sobillano e fomentano rivoluzioni, partecipando poi alle guerre da loro innescate. Bisogna infatti esportare la democracy, dicono. Quello che si vede è tutt’altro: espansione islamica e annientamento dei cristiani.
E dove arrivano spariscono le unità sociali corporative e familiari, per arrivare ad una polverizzazione in cui restano solo degli individui divisi in due classi….
Come vede non si tratta di contestare l'unità d’Italia. Non si torna indietro. Si tratta invece di ricostituire lo Stato italiano su basi diverse. O vogliamo che la rivoluzione continui a fare il suo corso? ogni giorno la via verso il baratro si accorcia, il ripristino della civiltà più arduo.
Ottuso

irina ha detto...

"...Si poteva far davvero meglio? Non credo, il materiale umano era quello, l'anchilosi delle classi dirigenti italiane plurisecolare..."

Qui lei tocca una verità stupefacente. Il prossimo, qualunque prossimo, non vede, non capisce, non vuol capire che gli altri lo stanno sopportando, non rendendosi conto che la sopportazione degli altri, essendo gli altri esseri umani finiti, è limitata per natura. Quasi sempre il prossimo continua però nel suo operato. Esempi ne possiamo trovare numerosissimi anche ai nostri giorni, anche oggi. Quello che non è chiaro al prossimo, quello che il prossimo confonde, a parer mio, è la differenza tra ostinazione e costanza: la prima è debolezza intrinseca non accettata e coperta da simulazione di forza cieca, che non vede perchè non vuole ; la seconda è debolezza riconosciuta ed accettata quotidianamente che, proprio ogni giorno, si fa un dovere di esercitarsi nel bene, nel giusto, nel vero diventando forza, che costruisce e migliora chi la esercita e chi e cosa ne sono oggetto.Siccome la storia è lì per insegnare, a noi, a non commettere gli stessi errori di ieri, la prima nostra attenzione deve essere volta alla nostra personale santificazione, la seconda, cercare con tutta semplicità e compassione e amore di essere schietti con il prossimo nel far capire, a lui e/o loro, che la sopportazione degli altri è a tempo determinato, quindi trasformino, comincino a trasformare la loro ostinazione in costanza. Oggi.

mic ha detto...

"...Si poteva far davvero meglio? Non credo, il materiale umano era quello, l'anchilosi delle classi dirigenti italiane plurisecolare..."

Non è che il "materiale umano" in Italia sia minus habens. Il problema è la frammentazione, residuo della mentalità dei 'campanili' e delle forti identità locali conseguenti, insieme alla grande ricchezza di variabili 'culturali' e ambientali - con l'unico comune denominatore dell'istinto per l'arte per la bellezza per l'ingegnosità non irreggimentata - che non hanno mai trovato un amalgama in un ideale superiore, la cui cristianità, nel corso dei secoli, si è dileguata dall'anima profonda.

Anonimo ha detto...


Triplica

Lei, caro "ottuso", ripropone un canone interpretativo tipico della saggistica antiunitaria attuale, alla Pellicciari per intenderci ma non solo, secondo il quale dietro l'azione dei Savoia ci sarebbe stata sin dall'inizio l'Inghilterra, con lo scopo di abbattere il potere temporale dei Papi.
Questa tesi rispolvera aggiornandole vecchie posizioni, tipiche della storiografia c.d. "reazionaria". La tesi non regge all'analisi attenta dei fatti. Ma non è vero che senza l'approvazione della GB, allora potenza mondiale egemone, l'unità d'Italia non si sarebbe fatta? Vero, però bisogna considerare bene i modi e i tempi dell'intervento inglese.

Del tutto assente nelle vicende tempestose del 1848, la GB si mobilitò nel 1859, quando si venne a sapere dell'intesa franco-piemontese per attaccare l'Austria con l'obiettivo (di Napoleone III) di sostituire in Italia l'egemonia francese (ancora una volta) al posto di quella austriaca (si dovevano realizzare tre Regni + lo Stato del Papa ricondotto alle dimensioni del Patr. di S. Pietro: Regno del Nord dal Piemonte all'Isonzo ai Piemontesi, del Centro a un parente di Napoleone III, del Sud a Luciano Murat, gran Maestro della Mass. francese). (NB: tutti i massoni italiani impegnati nel Risorg. erano nettamente ostili all'ipotesi del Murat a capo del REgno di Napoli).
Nel 1859 la GB fece di tutto per via diplomatica per impedire la guerra ed era riuscita quasi a far desistere Nap. III, quando l'ottusità austriaca, che voleva un'umiliazione pubblica del Piemonte, fece precipitare la situazione e la guerra scoppiò. La GB non voleva cambiamenti in Europa e soprattutto non voleva che la Francia, grazie a quella guerra, si incamerasse Nizza e la Savoia (come fece, in cambio dell'aiuto indispensabile prestato), modificando così lo statu quo uscito dal Congresso di Vienna. Dopo la guerra vittoriosa dei franco-piemontesi bruscamente interrotasi, la situazione cominciò a precipitare nell'Italia centrale per opera dei patrioti, appoggiata è ovvio dal Piemonte, e a sfuggire di mano. La GB allora mutò politica: era meglio favorire la nascita di un regno d'Italia (senza Roma e Venezia, si capisce, che non andavano toccate) sotto "protettorato" inglese, piuttosto che sotto usbergo francese. Un Regno oggettivamente debole, che avrebbe avuto bisogno dell'aiuto inglese.

Più che lo sbarco a Marsala, l'Inghilterra protesse lo sbarco di Garibaldi in continente, impedendo alla flotta francese di tagliargli la strada, se ben mi ricordo. C'era una sorda lotta tra francesi e inglesi, cosa che costituì il complesso di circostanze (la "fortuna") delle quali profittarono Cavour, Vitt. Em. II, Garibaldi.
L'esempio delle navi da guerra mandate davanti a Napoli per restituire agli inglesi il monopolio dello zolfo, l'ho ricordato a dimostrazione di come il Regno, come ogni Stato italiano del tempo, contasse meno di zero agli occhi degli stranieri.
L'oppressione dei popoli italici non è una pura invenzione, nel senso che da tempo le classi colte, la borghesia e parte minoritaria del ceto popolare, esclusi i contadini, si sentivano investite dell'esigenza di riscatto, di "risorgimento" appunto, spirituale e politico, della volontà di liberare l'Italia dal plurisecolare dominio straniero, indiretto ed indiretto (l'Austria faceva da noi il bello e il cattivo tempo). Z.

irina ha detto...

"...che non hanno mai trovato un amalgama in un ideale superiore, la cui cristianità, nel corso dei secoli, si è dileguata dall'anima profonda."

Credo che l'amalgama della Cristianità sia stato quel qualcosa che ha dato le ali al genio povero dell'Italia. Tutti ci prendono i giro per la nostra storia, si fanno beffe di noi, vuoi per la nostra inconsistenza politica, vuoi per questo masso d'inciampo del Vaticano. Senza tralasciare la nostra litigiosità endemica, che sempre ha favorito il nemico. Bene, davanti a questo quadro devastante mi sono sempre sentita orgogliosa della nostra storia, a cominciare dal Vaticano, per finire col fatto che, in realtà, siamo senza governo da sempre. Nei fatti ci governiamo da soli, Maria Santissima ci guida, ci guidano gli angeli. L'aver scelto NSGC Roma un senso l'avrà, no? L'averci lasciato così nella miseria e nella genialità spontanea, un senso l'avrà, no? Farabutti e santi, astuti e ingenui, coltissimi e rozzi, traditori istituzionali e fedeli nostro malgrado.Nessun paese potrebbe essere così mite tra tante tensioni laceranti. Qui c'è qualcosa di speciale, difficile da spiegare. Di questo qualcosa sono orgogliosa, non dipende da noi ma, abbiamo imparato che non ci abbandona e Gli siamo grati.

Luigi Rmv ha detto...

Come ci accade spesso, guastiamo questioni interessanti su temi complessi, con incomprensioni e punzecchiature personali, per poi scoprire che, talvolta, nella sostanza, si è poi d'accordo.

Comunque Z.conclude tornando alla questione iniziale, che condivido:
"L'unità era indispensabile, per sopravvivere anche come popolo, allora come oggi. Dobbiamo guardare avanti, ritrovare la giunta spinta ideale come popolo, tutti uniti, altrimenti rischiamo di scomparire, ne va della nostra sopravvivenza.
Occorre audacia di pensiero, smetterla di piangersi addosso, e prendere di petto il presente con le idee giuste e una volontà positiva. Z."

Pienamente d'accordo, ma il problema è culturale e politico, soprattutto nei modi concreti per risolverlo e cambiare rotta.
Non condivido il modo di raggiungere questo obiettivo con una promozione - meno che mai con una imposizione - di un pensiero politico cattolico che, in uno stato democratico deve necessariamente concretizzarsi in un partito e ottenere voti, nella competizione democratica.
Ne' credo che sia costruttivo auspicare un nuovo stato pontificio egemone e guerriero, ormai definitivamente tramontato, oppure una sorta di 'dittatura cattolica' che impone con la forza e la violenza rivoluzionaria i suddetti principi: Che Dio ce ne scampi, sarebbe l'opposto di quello che Gesu' ha insegnato.

Se nascesse un vero partito politico di veri cattolici, che mettono al primo posto il Signore e la preghiera, subordinando ogni interesse personale e di partito, con candidati credibili per loro storia e coerenza personali, prenderebbe una marea di voti.

Ma siamo nel campo delle utopie.
L'esperienza del partito politico 'di ispirazione' cristiana stata fatta con la DC e sappiamo come è finita.
Personalmente, pur essendo giunto, per disperazione, a rimpiangere DC e pentapartito, credo che un nuovo partito di ispirazione cattolica, come sopra inteso, farebbe la stessa fine.

Anzi, siffatto partito nemmeno potrebbe nascere per discordie e personalismi, difetti tipici italiani presenti in modo molto vivo anche nella Chiesa.
Basta non solo la discordia - salutare - con gli eretici modernisti, ma anche tra gli stessi c.d.tradizionalisiti.
Ne sa qualcosa la nostra cara Mic, e un assaggio si ha spesso anche tra noi partecipanti a questo blog.

Sarebbe sufficiente, forse, piu' realisticamente, che i parlamentari che si dicono cattolici, o di "ispirazione" cattolica, subordinassero gli interessi di partito e propri alla fede e si comportassero nella vita politica come tali, con scelte coerenti alla loro manifestata cattolicità.
Magari alimentando il patriottismo e il senso di unità nazionale, prima di tutto con la loro azione politica e il loro esempio individuale, iniziando dalle scuole
Sarebbe già una grande conquista!

Intanto sentite cosa ha detto il "cattolico" Presidente Mattarella su santa Teresa di Calcutta: Esempio di pace, solidarietà, fratellanza mondiale, ma non una parola (come carità cristiana, esempio di vera santità, testimonianza di fede cristiana, ecc.) che mettesse in risalto il fatto che quella sua vita consumata per i piu' poveri e' stato fatto in nome del Signore Gesu'

Mattarella l'ha totalmente laicizzata!
E meno male che e' cattolico.....

Anonimo ha detto...

I'm thirsty non di water sed di anime !

Annarè ha detto...

Concordo con Irina, e aggiungo se i tedeschi fossero seza governanti sarebbero già nel panico, inquadrati come sono, mentre gli italiani si sono sempre arrangiati nonostante il susseguirsi di guerre, terremoti, pestilenze e pessimi governanti. Potremmo persino trasformare l'Africa e l'avremmo fatto in parte se non ce l'avessero impedito ed oggi gli africani saprebbero lavorare la propria terra o su la propria terra e non farebbero i migranti. Ma questa è un'altra storia.

Anonimo ha detto...

A dire la verità più che proteggere lo sbarco, l'Inghilterra ci aveva messo su un bel po' di soldi sul bandito negriero in camicia rossa e di finanziamenti, in quanto massone della loggia di Londra, ne ha sempre avuti a pioggia, la sua tenuta a Caprera non era una cosuccia da poco, aveva macchinari modernissimi e progetti agricoli all'avanguardia quindi la storiella dell'agricoltore tipo Cincinnato regge poco, in quanto allo zolfo era secondario, non dimentichiamoci delle immense tenute agro-vinicole inglesi in Sicilia, Bronte docet e lì l'unità d'Italia c'entra poco, furono usati metodi brutali per reprimere le proteste dei contadini sfruttati all'inverosimile, ma tiremm'innanz, se si arriva a rim-piangere la vecchia balena vuol dire che siamo caduti in fondo alla fossa delle Marianne e di 'politici', cattolici per di più, io non ne vedo, come non ne vedo in Vaticano, inteso come stato politico indipendente. Sul libro in uscita in UK sulle trame british per eleggere la meraviglia venuta dall'altra parte del mondo, piccoli stralci da far accapponare la pelle, quando avrò riscontri fornirò links, ma quello che emerge sempre più chiaro è il fatto che Benedetto XVI sia stato cacciato più con le cattive che con le buone, dalla sede di Pietro, anzi, dirò di più, quelle vili dispute, finora verbali, di alcuni vescovi tedeschi contro Burke e Gänswein, non mi fanno presagire nulla di buono e non vado oltre. Lupus et Agnus.

Anonimo ha detto...


Ultimo intervento

Che possa nascere un partito cattolico come si deve, non vincolato a sterili nostalgie e "non democristiano", capace di dare una effettiva sterzata, nessuno onestamente lo crede, nella situazione attuale. Si può però cercare di fare un discorso politico-culturale su come dovrebbe essere questo partito; anzi, su quali dovrebbero essere i valori cui esso deve ispirarsi. Il discorso è quindi soprattutto sui principi e sui valori.
Per esempio.
Scartando la posizione democristiana in generale, che è stata quella di adeguarsi alla fine ad una concezione completamente laica dello Stato, quale deve essere la giusta concezione cattolica dello stesso? Se rispondiamo che è quella dell'Impero cristiano del tempo che fu, della (supposta) armonia tra impero, Chiesa, comuni, nell'universalismo-particolarismo medievale, scadiamo a mio avviso nell'utopia di tipo conservatore, volta a ripresentare un passato trasformato in vero e proprio mito.
Se poi vogliamo dissolvere lo Stato unitario, in odio alle sue origini risorgimentali e savoiarde, per dar vita ad un'Italia delle autonomie, delle c.d. "nazionalità spontanee", protette, si fa per dire, dall'Unione Europea, questa sarebbe a mio avviso cosa pessima, foriera dei peggiori disastri: consegnerebbe l'Italia alle potenze egemoni in Europa e all'Africa. Continuerebbe "da destra" la dissoluzione del Paese implicita nella cattiva nostra Costituzione e messa in atto per decenni dalle forze di sinistra, alla testa della lotta contro la famiglia dopo che per decenni lo sono state in quella contro lo Stato, la morale, la cultura italiani.
Concretamente, ci troveremmo a dover dare il voto alle prossime elezioni ad un centrodestra dove i leaders sono l'immarcescibile Berlusconi e Salvini. Non il massimo, per così dire. Sembrano tuttavia volersi opporre, soprattutto Salvini, all'immigrazione indiscriminata e impegnarsi contro la denatalità. Il nostro limitato compito può dunque esser quello di contribuire a chiarificare le posizioni, o certe posizioni, con un dibattito costruttivo sui valori, sui principi.
Z.

Anonimo ha detto...

Non si torna indietro. Si tratta invece di ricostituire lo Stato italiano su basi diverse.

Ok. E su questo siamo d'accordo. Parzialmente d'accordo su certo interventismo anglosassone (non credo che tutte le condizioni di instabilità siano state create in passato e siano create oggi per giustificare gli interventi: l'instabilità esiste anche di suo, semmai può essere sfruttata ad arte: ma anche questo è sempre esistito, e lo facevano anche gli imperatori).

il problema è la frammentazione, residuo della mentalità dei 'campanili' e delle forti identità locali conseguenti,

Esatto. Era questo il senso della mia citazione di Dante, che dimostra quanto secolare sia questa frammentazione, e quanto tutte le parti abbiamo sempre invocato l'intervento straniero (sull'Impero torno sotto) per "risolvere" la questione (che non è mai stata risolta).

Se rispondiamo che è quella dell'Impero cristiano del tempo che fu, della (supposta) armonia tra impero, Chiesa, comuni, nell'universalismo-particolarismo medievale, scadiamo a mio avviso nell'utopia di tipo conservatore, volta a ripresentare un passato trasformato in vero e proprio mito.

In questo sono in parziale disaccordo. In relazione ai tempi (perché tutto va sempre messo in contesto), trovo che l'equilibrio di poteri medievali sia stato il migliore di sempre. Sono ben conscio che non c'è mai stata un'età dell'oro, e quell'equilibrio è stato rotto in continuazione da una parte e dall'altra (d'altronde non ritengo sia possibile avere una società perfetta, lo stesso CCC bolla questa utopia come millenarismo). Però, diciamo così, quell'equilibrio aveva un punto di stabilità intorno al quale oscillava, "assorbendo" le perturbarzioni. È dopo la fine del medioevo - penso alla Pace di Westfalia, tanto per dare un punto di riferimento, che però non è altro che conseguenza del Luteranesimo e della sua rottura definitiva con le "due spade" - che la situazione è degenerata e si è perso il punto di stabilità: da lì in poi lo Stato ha preteso di avere autorità di per sé ed è stato un ciclo vizioso, con le monarchie assolute prima, le rivoluzioni dopo, eccetera.

Ritengo che una struttura imperiale sia necessaria in ogni epoca. Certo non penso che debba essere esattamente quella del passato, e la rottura degli ultimi secoli ha comportato l'assenza di una lenta e graduale evoluzione che mi rende impossibile immaginare come si dovrebbe attualizzare oggi.

Quello su cui non scommetterei affatto è il perdurare delle forme democratiche: francamente sembrano al tramonto, irricuperabile. Francamente il problema di chi votare, al momento, è importante, ma per me relegato al breve termine, per evitare di cadere troppo in basso.

Luigi Rmv ha detto...

"quale deve essere la giusta concezione cattolica dello stesso? Se rispondiamo che è quella dell'Impero cristiano del tempo che fu, della (supposta) armonia tra impero, Chiesa, comuni, nell'universalismo-particolarismo medievale, scadiamo a mio avviso nell'utopia di tipo conservatore, volta a ripresentare un passato trasformato in vero e proprio mito"

Condivido.
Impero cristiano che, tra l'altro, nella realtà, pur avendo molti più lati positivi di quelli riconosciuti, ha comunque imperato con i metodi brutali del tempo, che nulla avevano di cristiano.

Comunque Cristo ci ha insegnato e invitato a na conversione spirituale e ogni attività umana svolta da chi si propone di seguirlo, deve essere basata solo su questo.

L'azione politica, in sensi lato, compresa la concezione dello stato, è molto a rischio, perche' porta piu' facilmente a pensieri e comportamenti contrari al Vangelo, soprattutto la politica un senso stretto.
Ma comunque essenziale per la vita sociale, non vivendo su Marte.

Tema interessantissimo, potrebbe essere il tema di un bel convegno, con tanto di studiosi e religiosi.

Anonimo ha detto...


le Due Spade si erano già rotte prima di Westfalia (1648), al tempo della lotta feroce tra papato e Federico II di Svevia, cui seguì il tentativo teocratico di Bonifazio VIII, fatto amaramente naufragare dalla monarchia francese, già Stato moderno, "nazionale", in formazione. Papato ed imperatore cercarono di sopraffarsi a vicenda e crollarono entrambi, nei fatti.
Lo Stato nazionale nacque ben prima della Riforma: in Francia, come risultato della Guerra dei Cent'anni contro gli Inglesi, nemico nazionale. IN Spagna, come risultato della Guerra contro i Mori. In Svizzera, Lega militare espansionistica dei Cantoni elvetici, nella lotta contro l'Impero. Tutti questi Stati, unitamente alla nascente Austria, si gettarono sull'Italia, divisa e debole ma ricca e civile, per impadronirsene, invece di coalizzarsi nella guerra contro il Turco musulmano, che avanzava verso Vienna. L'Italia diventò materiale da costruzione, eccetto Venezia, del neonato "equilibrio europeo" ("Chi tiene Milano, tiene l'Europa" - richelieu). Un equilibrio sempre instabile, dominato, dalla metà del Settecento in poi da fuori, dall'Inghilterra, grazie al suo impero coloniale. E dopo la II gm dall'America, erede di quell'impero e quella politica. H.

Anonimo ha detto...

Con "lo stato ha preteso di avere autorità per sé" non intendevo parlare dello stato nazionale. Lo stato nazionale non mi crea alcun problema; anzi, ritengo che sia una buona cosa, se la sua autorità si sovrappone ragionevolmente ad una nazione (cioè, se non assoggetta una nazione minoranza ad una nazione maggioranza). "Invidio" Francia e Spagna (soprattutto la prima) perché sono diventati stati nazionali ben prima di noi e senza interventi esterni. Con il riferimento a Westfalia intendo un momento di passaggio verso la concezione di stato che trova in sé la sua autorità, rifiutando la sottomissione a Dio, che poi ha portato allo stato "laico" (che poi è laicista).

È vero che le due autorità hanno cercato di sopraffarsi a vicenda (sopra ho scritto che l'equilibrio è stato rotto in continuazione): ma Federico II non fu mica l'ultimo imperatore, e alla sua morte (né a quella di Bonifacio) la situazione non era ancora compromessa.

Anonimo ha detto...


Il c.d. "Papato politico" fu umiliato dal Re di Francia al tempo di Bonifacio VIII. Seguirono la "cattività avignonese" della Chiesa, e poco dopo il Grande Scisma d'Occidente, nel quale si mescolarono politica e religione, con effetti devastanti per il prestigio della Chiesa e della religione cristiana. Con la fine del Grande Scisma seguì un periodo di calma che il Papato non seppe tuttavia sfruttare per le indispensabili riforme interne. Con i Papi rinascimentali esplose lo scisma luterano, dopo il quale il Cristianesimo in Occidente non è più stato lo stesso. E il Papato politico subì l'umiliazione definitiva con il Sacco di Roma (1527) che non gli fu inflitto dai Protestanti ma dall'Imperatore e "re cattolico", Carlo V, anche se nelle sue truppe c'erano i lanzi luterani assoldati, oltre agli spagnoli. Fu la fine di un ciclo, se così si può dire: un processo bisecolare di decadenza che arrivò alla sua drammatica conclusione. Dopo di che la Chiesa si riprese, si riformò, si ebbe il Concilio di Trento, l'evangelizzazione delle Americhe. Ma potè farlo perchè fu costretta a concentrarsi sul piano religioso, che è quello suo proprio, essendo di fatto scomparsa come Stato che pretendeva di fare una politica tra gli altri Stati, al loro pari.