Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

sabato 30 maggio 2026

Milano 2026, il Corpus Domini e il caso serio delle processioni

Il Vescovo di Milano sceglie di non far uscire dal Duomo la millenaria processione del Corpus Domini, da sempre la più importante e solenne manifestazione pubblica cristiana. Il profondo significato di questa processione è proprio la presenza salvifica del Corpo e Sangue si Gesù tra la gente ed ha un valore non simbolico ma reale. Il Vescovo motiva la sua scelta adducendo problemi di traffico e di confusione data dalla presenza numerosa dei turisti. Proprio questa dimensione, quella del Santissimo Corpo di Cristo, innanzi al quale, tutto diventa relativo, viene clamorosamente meno. Le piazze e le vie principali vengono bloccate per tutto e per tutti, dalle manifestazioni sindacali a quelle per rivendicazioni di tutti i tipi, dalle feste civili, dagli spettacoli, ai festeggiamenti per le vittorie sportive. È chiaro che qui si parla di una plateale rinuncia a manifestare la cristianità per non turbare quell'opinione pubblica per la quale bisogna sacrificare tutto, anche la propria essenza. La Chiesa moderna che si dice "in uscita" esce solo per curare i malati del corpo e i disagi materiali (cosa che riescono a fare - anche meglio- le organizzazioni caritative laiche) ma non esce più per l'annuncio della Fede, per portare agli uomini il Vero Medico e curatore dal quale promana tutto il bene del mondo. Forse non ci credono più nemmeno loro.

Milano 2026, il Corpus Domini e il caso serio delle processioni

Ho davanti a me un Rituale Romanum stampato a Venezia nel 1735, dalla tipografia Balleoniana. È un libro robusto, le pagine ingiallite ma ordinate. A pagina 169 si apre un capitolo intitolato semplicemente De Processionibus. Per quasi trenta pagine il vecchio libro non descrive soltanto parole da dire o riti da celebrare: descrive un modo di camminare. Chi precede, chi segue, che cosa si porta, che cosa si canta, come si ornano le strade, come si conclude il gesto.

L’inizio è una formula brevissima:

Procedamus in pace. In nomine Christi. Amen.

Procediamo nella pace. Nel nome di Cristo. Ogni processione del rito romano, dalla Purificazione alle Palme al Corpus Domini, comincia così. Non con un proclama, non con un’identità da affermare: con un invito a camminare nella pace.

Sfoglio fino a pagina 180. Lì il libro spiega come deve svolgersi la processione del Santissimo Sacramento nella solennità del Corpus Domini. Prima di tutto — è la rubrica più sorprendente — chiede che le strade attraversate siano decenter ornentur: parietes viarum… tapetibus, & aulaeis, & sacris imaginibus, non autem profanis, aut vanis figuris, seu indignis ornamentis. Le pareti delle vie, drappi, tappeti, immagini sacre. Non figure profane o vane.

Il libro presuppone una città. Una città in cui la strada può, per un giorno, diventare navata. In cui il passaggio del Sacramento e lo sguardo di chi lo riceve appartengono allo stesso gesto. È una presupposizione antropologica, prima ancora che liturgica.

Tre ragioni per camminare
Qualche pagina prima, all’inizio del capitolo, il Rituale aveva già detto perché la Chiesa cammina. Lo dice in tre formule latine asciutte, da scolpire:

ad excitandam fidelium pietatem
— per suscitare la pietà dei fedeli;

ad commemoranda Dei beneficia, eique gratias agendas
— per fare memoria dei benefici di Dio e rendergli grazie;

ad divinum auxilium implorandum
— per implorare l’aiuto divino.

Pietà, memoria, supplica. La processione educa il cuore, ricorda i benefici ricevuti, porta davanti a Dio la necessità presente. È una grammatica del camminare cristiano. Non è una manifestazione, non è una passeggiata religiosa: è una publica sacraque supplicatio. Il Rituale la chiama anche, più solennemente, publicae sacraeque processiones. E aggiunge una frase che vale tutto il capitolo: continent enim magna ac divina mysteria. Contengono grandi e divini misteri.

La Chiesa cammina ancora
Sarebbe troppo facile leggere queste pagine come reperto. In realtà la liturgia di oggi non ha smesso di pensare la processione: l’ha distribuita altrove. Un dizionario liturgico contemporaneo apre la voce “Processioni” con un titolo molto diverso e però convergente: la processione, immagine di un’umanità in cammino. Il gesto di camminare insieme — scrive — “esprime la consistenza di un gruppo, di una comunità, di un intero popolo”; ricorda che “siamo tutti pellegrini”, in un esodo quotidiano, “diretti tutti verso una patria comune”.

Lo stesso testo, parlando delle processioni che si svolgono fuori della chiesa, aggiunge una piccola condizione che oggi è diventata enorme: si fanno per le strade della città, se la sensibilità sociale lo permette.

Una clausola. Non una norma giuridica, ma una clausola pastorale: l’uscita non è un automatismo. Lo spazio pubblico conta, e la sua disponibilità a riconoscere il segno è parte del discernimento.

La forma giuridica della stessa idea è il canone 944 del Codice di diritto canonico: “Ove, a giudizio del Vescovo diocesano, è possibile”, si svolga la processione eucaristica per le pubbliche vie come pubblica testimonianza di venerazione verso l’Eucaristia; al vescovo spetta stabilire le direttive perché ciò avvenga con dignità. Redemptionis Sacramentum ribadisce la stessa logica: dove la processione esterna non sia possibile, “non vada perduta la tradizione, ma si cerchino nuove maniere di praticarla nelle circostanze attuali”.

Tradotto: la disciplina della Chiesa non comanda l’uscita sempre e comunque. Affida al vescovo un giudizio sulla possibilità, sulla dignità, sulla leggibilità del segno. Non per indebolire il rito, ma per custodirne la verità.

Milano, 4 giugno 2026
È dentro questa cornice che va letta la decisione comunicata il 22 maggio dalla diocesi di Milano. Per la celebrazione diocesana del Corpus Domini 2026 — solo per quella, va detto: nelle parrocchie, dove possibile, la processione resta “non solo possibile, ma auspicabile” — l’Arcivescovo non uscirà dal Duomo. Si muoverà tra le navate, portando il Santissimo verso il popolo raccolto in cattedrale.

Il comunicato dà due ragioni. La prima è materiale: il traffico, l’overtourism, la difficoltà concreta di una processione “così come dovrebbe essere”. La seconda, più fine, merita di essere letta lentamente: in centro l’overtourism rischierebbe di far apparire la processione “un’iniziativa folcloristica”, facendole perdere “la natura e il senso del rito”.

Cioè: il giudizio del Moderator Curiae — mons. Carlo Azzimonti, che firma la nota — non è solo logistico. È semiotico. Non dice soltanto non si può. Dice: se lo facessimo, non sarebbe più quello.

Questa distinzione cambia il livello della discussione.

La clausola attivata
La scelta milanese non rompe la grammatica postconciliare: ne attiva una clausola interna, quella del discernimento episcopale circa la possibilità e la leggibilità del segno. Il can. 944 prevede esattamente questo. Redemptionis Sacramentum prevede esattamente questo. Il dizionario liturgico prevede questo. La possibilità che la processione resti dentro è scritta dentro la stessa disciplina, come clausola legittima.

Eppure proprio per questo la decisione fa pensare. La regolarità della scelta non spegne la sua densità simbolica; anzi, la accende. Se il giudizio della diocesi è esatto — se davvero il segno, uscendo, rischierebbe di essere riassorbito in folclore — allora dobbiamo ammettere una cosa: lo spazio pubblico della Milano contemporanea è diventato un luogo in cui l’adorazione non è più riconoscibile come tale.

Non è una colpa della diocesi. Non è una colpa di Milano. È una diagnosi. Le pareti delle vie che il Rituale del 1735 chiedeva di ornare con immagini sacre, non profane o vane non si lasciano più ornare. Non perché siano indisponibili — oggi si addobbano per qualunque cosa, partite, sfilate, eventi — ma perché lo sguardo che passa è cambiato. Le strade non sono più una soglia tra ordinario e sacro: sono spazio funzionale, attraversabile, fotografabile, commerciabile. La processione, lì dentro, fatica a non essere percepita come una parade tra le altre.

Nihil dicens
A pagina 184 del mio Rituale, la processione del Corpus Domini si conclude in chiesa. Il sacerdote depone il Santissimo sull’altare, lo incensa, canta. Poi prende l’ostensorio velato, si volge al popolo. E qui c’è la rubrica più bella di tutto il capitolo:

Tunc Sacerdos, facta genuflexione, cum Sacramento semel benedicat populum in modum Crucis, nihil dicens.

Allora il sacerdote, fatta la genuflessione, benedica una sola volta il popolo con il Sacramento in forma di croce, nihil dicens — non dicendo nulla.

Dopo tutto il cammino, l’ultimo gesto è muto. La parola si ritira. Resta solo il segno tracciato sull’aria, davanti a un popolo in ginocchio.

Forse è qui — più che nella polemica sul tragitto interno o esterno — la domanda vera che la decisione milanese ci lascia. Una processione esce per le strade quando le strade sanno ancora ricevere quel silenzio. Una città che non sa più tacere non può ricevere il Santissimo come Santissimo: lo riceverebbe come spettacolo. E in questo, forse, la diocesi coglie un punto reale: meglio una processione che resta nella cattedrale ed è ancora processione, che una processione esterna che, attraversando il rumore, smetta di essere se stessa.

E tuttavia. Resta aperta una contro-domanda, e sarebbe disonesto non porla: non è proprio una città così — distratta, turistica, incapace di raccoglimento — quella che avrebbe bisogno di essere attraversata, almeno una volta l’anno, da un gesto che non serve, non produce, non intrattiene, e adora? La prudenza pastorale può sospendere l’uscita. Non può però togliere alla città la sua perdita: di non essere diventata, per un giorno, navata.

Procedamus in pace. Forse, prima ancora di chiederci se la Chiesa sappia ancora uscire, dobbiamo chiederci se sappiamo ancora camminare nella pace. Cioè in quel silenzio finale, nihil dicens, in cui il Sacramento traccia una croce sul popolo e basta. Fonte

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Interessante il contenuto sulle processioni!

E.P. ha detto...

Don Abbondio Delpini e la sua curia sono gli stessi che nel 2020 fecero chiudere le chiese (agevolo [link] qui) e comandarono "la Messa? guardatevela su internet o in tv" (agevolo altro [link] qui).

Dunque, per non disturbare l'overtourism, nuova divinità del pantheon contemporaneo, è meglio che la processione si rintani in chiesa. Non sia mai che qualche overtourista venga offeso dalla presenza reale del Santissimo Sacramento.

Anonimo ha detto...

Il Vescovo di Miami ordina 12 sacerdoti della FSSP con il rito antico

Anonimo ha detto...

Il vescovo ha il compito di insegnare. E proprio ad una città divenuta distratta e vana, sarebbe bene insegnare un cammino composto, lento, umile, orante, anche nel canto, guidato dal Corpus Domini in testa sostenuto alto dai consacrati.
La pezza è stata peggio dello sbrego. Il fatto è, sotto sotto, che Milano e Curia si aggiornano da mo'!

Laurentius ha detto...

I quali, tuttavia, riconoscono la bontà del Concilio Vaticano II, del Novus Ordo Missae e di tutti i riti riformati.

Anonimo ha detto...

La processione del Corpus Domini ha una sua dimensione "popolare", "folkloristica", al di là delle valutazioni della Curia Milanese. Da parte mia ho sempre avuto la consapevolezza, mentre camminavo pregando dietro al Santissimo, di affermare davanti al mondo dei pagani di ritorno che Cristo, piaccia o no, è l'unico salvatore. Un pensiero troppo identitaria mente cattolico per essere accettato dai relativisti.

Gederson Falcometa ha detto...

A prescindere dai turisti, la processione del Corpus Domini continuerà a essere ciò che è: una manifestazione della fede cattolica, un segno della sua presenza nella società. Se qualcuno la giudica una manifestazione folcloristica, che valore ha tale giudizio? Per un cattolico ben formato, non ha alcun valore; la processione è per l'onore e l'adorazione di Nostro Signore. Interromperne la celebrazione per questo motivo è segno che Egli non è più amato al di sopra di ogni cosa.

In Brasile, lo stato del Minas Gerais era un tempo lo stato più cattolico del paese. Nonostante la crisi conciliare, alcune tradizioni sono ancora preservate, come quella del Corpus Domini. Nell'ex capitale dello stato, la città di Ouro Preto (Sabará, un'altra città, non ha mai smesso di celebrare l'Ufficio delle Tenebre), diverse strade vengono decorate con tappeti di segatura recanti immagini del Corpus Domini. Questo comporta la chiusura al traffico e migliaia di turisti si recano in città per la festa. Alcuni la considerano una manifestazione culturale, ma ciò non significa che abbia cessato di essere ciò che è. In realtà, se ha cessato di essere ciò che era un tempo, questo è accaduto più per le riforme conciliari che per la presenza di turisti o perché venga considerata una manifestazione folcloristica.

Nel caso di Milano, la processione non può più essere quella di una volta, non per colpa del turismo, ma semplicemente perché è evidente che il vescovo non è più ciò che un vescovo dovrebbe essere.

Laurentius ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Cosa ordino' Gesu' ? Forse :
"Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato." (Matteo 28,19-20) ?
Oppure disse : " Pero' fatelo con discrezione, senza troppo disturbare? "

Anonimo ha detto...

Infine : Di cosa si deve preoccupare un Vescovo erede degli Apostoli, del traffico cittadino, della fatica, della spossatezza, oppure deve indicare opportune ed
importune l'Autore de "La Via/ La Verita'/ La Vita" ? E' una domanda.
Preghiamo per Delpini :
Sacro Cuore di Gesu' imprimi in questo Tuo pastore l'Effigie del Tuo Santo Volto.
Amen!

Anonimo ha detto...

Questo me lo ricordo, in cima al duomo di Milano, nei primi giorni del co..d a dire ai cattolici di seguire le indicazioni degli scienziati e di fidarsi di loro. sono passati 6 anni, ma non sono serviti a farlo rinsavire anzi, è più gnucco di allora
Alberto Lacchini

Anonimo ha detto...

Concordo con tutti voi, però vi assicuro che non è bello uscire in processione in mezzo a gente che guarda strano, parla al telefonino, urla, continua a farsi i fatti propri quando non impreca!

Anonimo ha detto...

PILLON SCATENATO CONTRO I MATRIMONI ALL'IKEA ▷ "SI DÀ INIZIO ALLE FAMIGLIE CON POSSIBILITÀ DI RESO"
Radio Radio TV
https://www.youtube.com/watch?v=05Ar-0o4DbY

Anonimo ha detto...

Beh, lo scenario che incontro' Gesu' era lo stesso,
se non peggiore, di quello che lei descrive.

Anonimo ha detto...

Onestamente non credo che la situazione della processione di Milano sia soltanto il frutto del Concilio. Anche nei piccoli paesi roba di 5 mila abitanti la situazione è la stessa quelle poche persone che vi partecipano sono tutte donne anziane raramente si vede qualche ragazzo o ragazza. Queste manifestazioni non fanno più presa come del resto la partecipazione alle messe. Solo a Natale o a Pasqua si vede un po’ più di persone ma sempre di mezza età o anziani. Non c’è più l’interesse perché nelle famiglie non si parla più di questi argomenti e sarà sempre peggio.

Anonimo ha detto...

Inoltre il popolo è stato disabituato ad andare alle processioni, non conosce più neanche le preghiere fondamentali cattoliche e men che meno i canti e verosimilmente neanche i consacrati conoscono i canti né in latino, né nella loro lingua, ricordiamo che chi prega cantando prega due volte. È stato, nei fatti, uno smantellamento del Cattolicesimo sostituito da tutte le diavolerie mondiali ed infernali al passo dei tempi. Eppure ricordo che per un certo tempo la Chiesa ha combattuto, colpo su colpo, poi non ha più combattuto ed ha alzato 'bandiera bianca'. E chiaro allora che da insegnante del mondo è diventata sua serva analfabeta di nome e di fatto. Credo che il povero Delpini pensi davvero che il traffico ed i turisti siano più forti del Corpus Domini, di lui sono davvero più forti purtroppo, eppoi come può andare in processione con un popolo che non conosce più né preghiere, né canti? La chiesa vaticansecondista si è data la zappa sui piedi per fare la graziosa col mondo. Questo è un risultato tra i tanti simili. Ricordiamo che di Delpini è piena la chiesa sinodale aggiornata.

Anonimo ha detto...

È vero che le processioni del Corpus Domini non fanno più presa. Però c'è da dire che la loro demolizione comincia con la folle decisione della Cei, in combutta con lo Stato democristian-comunista di qualche decennio fa, di abolire le grandi feste religiose infrasettimanali come feste di precetto spostandole alla domenica e cancellazione di quella che era la festa civile.
Una volta poi in occasione del Corpus Domini in quasi tutte le parrocchie si teneva la Prima Comunione e tutti i primi comunicati partecipavano alla processione pomeridiana, i maschi vestiti con le loro tuniche bianche, le bambine con un simil vestito da sposa.
Al giorno d'oggi, anche quando la processione si faccia in strada, è raro sentire un parroco / moderatore di Comunità pastorale invitare con convinzione i suoi parrocchiani a parteciparvi. Il più delle volte è uno tra i tanti "avvisi".
Nella mia diocesi fa qualche anno la processione è stata spostata dal pomeriggio della domenica alla sera. Già questo scoraggia la partecipazione degli anziani, dei giovani che la mattina seguente vanno al lavoro... E, ciliegina sulla torta, ogni anno cambia itinerario, non venendo più fatta dal Duomo al Duomo attraverso le vie del centro, ma da una parrocchia periferica ad un'altra parrocchia periferica, attraverso vie buie e poco illuminate, occultandola benché fatta all'aperto.
Visti i fatti, io ho deciso di boicottarla, almeno fino a quando non sarà riportata in centro. Ma è un "boicottaggio" che vuole esprimere il dissenso da decisioni calate dall'alto, quelle sì veramente boicottanti alla radice la processione, sia da un punto di vista teologico che pratico.

Anonimo ha detto...

E forse sarebbe il caso di tornare alla "cura santo Curato d'Ars" : insistere.

Anonimo ha detto...

Esatto Laurentius, e dicono la Messa nuova su richiesta

Anonimo ha detto...

Come durante la Vis Crucis di NSGC

Anonimo ha detto...

Riassumo : abbiamo tolto il suono delle campane, abbiamo tolto le genuflessioni,
preghiamo come il sacerdote con le braccia aperte e non piu' a mani giunte come
ci era stato insegnato, prendiamo in mano la Sacra Particola ( oppure la lanciamo
in aria per darla ai lontani, oppure la condividiamo col cane) e non la assumiamo
come la mamma La darebbe all'anima piccola...devo continuare? Eppure, come Mose',
dobbiamo intercedere per i Vescovi perche' portino Gesu' per le strade, perche' Lo
indichino , dato che Lui e' venuto nel mondo per la salvezza delle anime. Amen!

Anonimo ha detto...

Solo se canta bene, ovvero il canto dev'essere preghiera.
Non siamo a Castrocaro Terme.

Anonimo ha detto...

Ricordi che tornano, durante le notturne processioni romane ebbi l'impressione che lungo la fila dei fedeli ci fossero veri e propri coristi che davano e mantenevano la parola ed il tono giusto. Ora per supplire alla catastrofica caduta nella ignoranza canora del popolo, che non canta più, né in Latino né in Italiano preghiere, inni e canti un tempo cantati e compresi anche dagli analfabeti proprio perché sempre cantati, si potrebbe stampare un libretto con i canti in latino e traduzione, se si vuole, ed il Vescovo potrebbe chiedere al Maestro del Coro della Cattedrale di fare esercitare i coristi su un certo numero di canti da intervallate tra ogni decina del Rosario e tra una corona e l'altra, i coristi poi dovrebbero essere presenti alla Processione, lungo tutta la colonna in marcia, in modo che il canto del popolo si mantenga ad un chiaro livello della parola e del corrispondente suono. Esclusi rigorosamente altoparlanti e registratori. Bisognerebbe che accanto al coro ristretto del Duomo, il Vescovo si facesse promotore per iniziare in ogni parrocchia, ogni anno, una scuola di Canto Sacro e Gregoriano presso tutte le parrocchie. I bambini sono contenti di cantare ed è bene insegnare loro a cantare il prima possibile con parole e musica che nutrono l'anima.

Anonimo ha detto...

Nel 386 l’imperatrice Giustina, madre dell’imperatore Valentiniano II, fece promulgare una legge che autorizzava il culto di una corrente dell’Arianesimo e prevedeva la morte dei suoi oppositori. Furono prese d’assedio due importanti basiliche milanesi. Ambrogio e i suoi fedeli, disarmati, si opposero ai soldati affollando le chiese contestate e vegliando in preghiera giorno e notte, cantando inni e salmi.
Oggi il suo indegno successore “Delcipressi” si vergogna di fare la processione del Corpus Domini per le strade di Milano, senza i soldati che lo assediano e la mancanza di acqua e cibo. Ehh già, ma “loro” sono neo-ariani !
C. Gazzoli

Anonimo ha detto...

"Ma forse la Diocesi di Milano sa qualcosa che la Chiesa primitiva ignorava: che il Vangelo si annuncia al meglio restando zitti, preferibilmente a porte chiuse, e idealmente senza che nessuno se ne accorga. A questo punto, ci si aspetterebbe quasi un discreto ritorno alle catacombe – sicuramente più silenziose, e con un rischio di contatto con il pubblico decisamente inferiore" https://therevleon.substack.com/p/god-off-the-streets

Anonimo ha detto...

Sicuri? Io so che si rifiutavano perfino di farsi vedere in cattedrale per la Messa crismale.