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martedì 30 giugno 2026

Il volto più sublime: il Pantocratore di Cefalù secondo John Julius Norwich

Perché lo storico inglese considerava il Cristo dell’abside il capolavoro più alto della Sicilia

Il volto più sublime:
il Pantocratore di Cefalù secondo John Julius Norwich


C’è un giudizio che, da solo, dice quanto valga il mosaico dell’abside del Duomo di Cefalù. Lo ha lasciato lo storico inglese John Julius Norwich, autore della più celebre storia della Sicilia normanna in lingua inglese: per lui il grande mosaico absidale di Cefalù è il più sublime capolavoro che la Sicilia possa offrire, la rappresentazione più sublime — diceva — forse di Cristo in qualsiasi forma in tutta l’arte cristiana.

Chi era Norwich
John Julius Norwich (1929–2018) era uno storico e divulgatore britannico, autore di oltre quaranta libri. La sua opera sulla Sicilia normanna, “The Normans in Sicily”, riunisce in un solo volume i due studi che aveva pubblicato in precedenza, “The Normans in the South, 1016–1130” e “The Kingdom in the Sun, 1130–1194”: è proprio in quest’ultimo che si trovano le pagine su Cefalù. Norwich non era un accademico dell’arte, ma un narratore di rara eleganza, e questo rende il suo entusiasmo ancora più significativo: davanti al Cristo di Cefalù, lo studioso abituato a misurare le parole le perde.

Che cosa guardava
Il mosaico che lo rapì è il Cristo Pantocratore che riempie il catino dell’abside: il più antico e il meglio conservato fra i grandi Pantocratori della Sicilia normanna. I lavori dell’abside furono avviati nel 1145, eseguiti da maestranze bizantine. Cristo regge nella mano sinistra il libro aperto sul versetto del Vangelo di Giovanni (8,12), “Io sono la luce del mondo”, scritto in greco e in latino. È un dettaglio che vale un intero discorso: a Cefalù — come a Monreale — il testo è bilingue, mentre alla Martorana di Palermo compare solo in greco. Quelle due lingue affiancate sono il ritratto più sintetico del regno che costruì la cattedrale: greco e latino sotto lo stesso sguardo.

Non è soltanto una frase a effetto
L’ammirazione di Norwich non nasce nel vuoto: il Pantocratore di Cefalù è da quasi un secolo al centro degli studi più seri sui mosaici siciliani. Vi avevano dedicato pagine fondamentali Viktor Lazarev, con un saggio monografico apparso nel 1935, e Otto Demus, autore nel 1949 dello studio classico sui mosaici della Sicilia normanna; e dopo di loro Ernst Kitzinger, il maggiore specialista della materia. Il giudizio di Norwich, insomma, è la versione divulgativa e appassionata di un consenso che la critica aveva già costruito.

Lo stesso Norwich lo conferma quando mette in fila le grandi chiese normanne: riconosce a Monreale un impatto colossale per le dimensioni, alla Cappella Palatina una perfezione da gemma, alla Martorana un mistero bizantino — ma riserva a Cefalù una parola diversa, la “magia” che, scrive, fluisce dal grande Pantocratore. È a Cefalù [in realtà Palermo - ndr], e non altrove, che colloca il vertice.

Una testimonianza anche del tempo che passa
Le sue pagine fotografano anche un Duomo diverso da quello di oggi: Norwich trovava l’interno appesantito da elementi barocchi, che i restauri successivi alla pubblicazione del libro hanno in buona parte rimosso. Resta intatto, invece, ciò che lo aveva folgorato: l’esterno della cattedrale e il mosaico dell’abside.

Dove leggere Norwich
Il libro è facilmente reperibile: “The Normans in Sicily” è in commercio nell’edizione Penguin e si trova in moltissime biblioteche. Le stesse riflessioni su Cefalù tornano in un suo volume più recente e altrettanto diffuso, “Sicily: An Island at the Crossroads of History” (2015). Per chi voglia risalire alle parole esatte e collocarle nel racconto della cattedrale costruita da Ruggero II, è il punto di partenza migliore. - Fonte

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