domenica 4 marzo 2012

Valida non vuol dire buona

Editoriale di Radicati nella Fede, n.3/2012

Valida non è buona.
Se avessimo ritenuto che la Messa com'è celebrata nella quasi totalità delle chiese andasse bene, non avremmo deciso di passare totalmente al rito antico.

Sia ben chiaro: non stiamo dicendo che la Messa nel Novus ordo (la Messa di Paolo VI, riformata dopo il Concilio Vaticano II) non sia valida! Ci mancherebbe! Affermare questo sarebbe non ragionare più in modo cattolico!

Certo che la Messa di Paolo VI è valida, certo che è una vera Messa, solo che è così ridotta nel suo esprimere il senso cattolico del Santo Sacrificio di Cristo, da non educare compiutamente i fedeli ed anche i sacerdoti che la celebrano.

Molti diranno: “Ma se è una vera Messa, se è valida, di che cosa vi preoccupate?”.

Ci preoccupiamo di crescere in un senso cattolico della vita, vogliamo vivere integralmente una vita cristiana, per questo vogliamo vivere con la Messa della Tradizione.

Non c'è niente da fare: la crisi impressionante del Cattolicesimo nel nostro mondo, la confusione dottrinale e spirituale nella quale siamo immersi da troppi anni, l'abbandono imponente della pratica cristiana nei nostri paesi e città, ha la sua causa centrale in una riforma liturgica che ha stravolto il baluardo della fede e della vita cristiana.

Il nuovo rito della Messa, fatto per piacere anche ai fratelli separati delle altre confessioni cristiane (innanzitutto ai Protestanti e agli Anglicani), tacendo sugli aspetti principali della concezione cattolica della Messa, ha fatto sì che la liturgia non sia più la roccia sicura su cui fondare la vita cristiana, personale e sociale.

Il nuovo rito ha indebolito nei fedeli il senso di Dio, l'adorazione di Cristo presente nelle specie eucaristiche, la centralità del sacrificio espiatorio, la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Non vogliamo fare un elenco dei “vuoti” del nuovo rito della Messa, ci basta sottolinearne gli effetti devastanti.

Solo degli ideologizzati del post-concilio o della modernità a tutti i costi possono non vedere l'esito penoso, drammaticamente penoso, della riforma liturgica.
Esito penoso che coinvolge tutti, sacerdoti e fedeli.

Nel migliore dei casi la nuova Messa, quando è celebrata con rispetto e dignità, lascia i fedeli che vi assistono così come sono: se questi sono già profondamente cattolici, probabilmente lo resteranno, ma se sono deboli nella fede e in uno sguardo cattolico sulla vita, in questa nuova Messa non troveranno una provocazione alla conversione profonda, anche culturale; saranno invece “cullati” nel loro modo ridotto di considerare il Cristianesimo.

La Messa tradizionale no! Non è così! È una Messa “difficile”, non per il latino, ma per le provocazioni che lancia.

Sul subito, per un cristiano “piccino” nella mente e nel cuore, può risultare un pugno nello stomaco, ma un pugno salutare. Ti mette in crisi, mette in crisi le false certezze di un cristianesimo troppo umanizzato che mette l'uomo al centro e dimentica Dio. Mette in crisi un cristianesimo che si è imbevuto della mentalità dominante e che è sempre più una scuola di agnosticismo.

La Messa tradizionale mette in crisi, ma dopo la crisi costruisce, edifica. In chi vi assiste con fedeltà, la Messa di sempre inizia un'opera di educazione alla fede profonda, totale, solida.

Se un fedele non si scandalizza delle difficoltà iniziali, nel tempo scopre tutta la ricchezza della liturgia secondo la Tradizione, e grazie ad essa vede edificare nella santità e nell'intelligenza della fede tutta la propria vita. Per questo abbiamo voluto vivere solo con la Messa tradizionale. Per questo pensiamo che sia il ritorno ad essa il migliore sostegno alla Missione urgente di riportare il Cattolicesimo nella vita normale del popolo.

Chissà che, dopo le polemiche, si possa riaprire una proficua riflessione su questi punti.

44 commenti:

Anonimo ha detto...

Nel migliore dei casi la nuova Messa, quando è celebrata con rispetto e dignità, lascia i fedeli che vi assistono così come sono

Mi affaccio di nuovo qui per notare quanto temeraria sia questa affermazione. Viene da chiedersi dove se ne stia nascosta la dichiarata ‘validità’ della Messa NO se poi mi lascia come sono. E se mi lascia come sono, devo dedurne che Cristo s’è offerto invano stamattina, sull’altare spoglio di bellezza della mia chiesetta. Che la Grazia che si effonde dal più grande e insondabile dei Misteri è ridotta all’impotenza, se mi lascia così come mi trova. Senza nulla togliere e nulla aggiungere alla mia piccola esistenza.

E viene da chiedersi che fine abbia fatto la riconciliazione liturgica tanto auspicata dal magistero dell’attuale pontificato? Quella reciproca fecondazione che potrebbe guarire le ferite e affrettare l’alba di una Chiesa davvero una. Che fine ha fatto la pace liturgica, mi viene da chiedermi, se siamo ancora a queste premesse?

Va bè. Buona Quaresima.

giovanna

Anonimo ha detto...

Grazie Giovanna,
quelli che scrivono sono sacerdoti che dopo anni di ministero, senza mettere in discussione la validità della messa riformata, vedono cosa è accaduto e continua ad accadere alla stragrande totalità dei fedeli.

Ciò non toglie che le anime siano, per Grazia, capaci di accogliere e rispondere nonostante il depauperamento degli strumenti più belli che il Signore ci ha consegnato. Tu ne sei un esempio e, confidando nel Signore, possiamo pensare ce ne siano tanti altri.

Tuttavia, chi ha responsabilità nella Chiesa, come quei sacerdoti, non può fare a meno di preoccuparsi per la pecora ferita e per quella perduta, l'una non curata a dovere e l'altra forse neppure raggiunta...

Anonimo ha detto...

La tua testimonianza, Giovanna cara, mi consente di "aggiustare il tiro".
A volte, affermazioni apodittiche come quella che hai quotato corrono il rischio di raggiungere effetti non voluti.

E tuttavia torno a notare che i sacerdoti che l'anno formulata, di certo stavano pensando anche all'aspetto pedagogico della celebrazione.

Io credo che chi ha già una formazione salda può cogliere i frutti di una celebrazione che -come dichiarato- resta pur sempre valida. Chi, invece è più lontano o ancora non formato, corre maggiormente il rischio di continuare a rimanere in superficie perché è innegabile che quella celebrazione, nella migliore delle ipotesi è "depauperata"... nonostante si parli molto enfaticamente di maggiore comprensione e maggiore partecipazione, che l'esperienza dimostra non sono legate né alla lingua né alla cosiddetta semplificazione divenuta banalizzazione e desacralizzazione.

Anonimo ha detto...

Ci sono molti punti che ho approfondito - non solo sulla questione liturgica - in un libro che dovrà uscire tra circa un mese.
Per ora non li pubblico per rispetto dell'Editore.
Ma potremo tornarci sopra, spero con profitto, tra non molto.

Anonimo ha detto...

Salve!
Come mai tra i "Blog e siti utili" manca il link al blog "Non possumus" ?
Eppure tra i collaboratori di questo sito c'è una autrice di quel bel blog Tradizionale.

don gianluigi ha detto...

Ha ragione Mic, lo dico per esperienza diretta mia e di coloro che partecipano alla Messa tradizionale.
La Messa nuova è fatta di parole. Parole del celebrante, parole dei fedeli, un fiume di parole, di canti senza un attimo di tregua.
La Messa tradizionale è fatta di silenzi, di sussurri, di ginocchia piegate. Dove si può incontrare meglio il Signore: nelle parole o nel silenzio?

Gederson Falcometa ha detto...

Mic,

Vedere ciò che è accaduto in una chiesa qui in Brasile:

http://www.youtube.com/watch?v=zDD30Md0Tvg&feature=youtu.be

Una danza indiana in piena Messa! Si noti sullo sfondo la tovaglia dell'altare con il simbolo di tutte le religioni...

Un Saluto dal Brasile!

P.s.: Ho fatto un blog in italiano, vedere:http://coincidentiaopositorum.blogspot.com/

Dante Pastorelli ha detto...

Un animo nutrito al vero cattolicesimo non può che restare freddo dinnanzi ad un mistero immenso, il Sacrificio di Cristo, validamente celebrato sì ma nel contesto di un rito in cui la verità cattolica è ai margini.
Nessuno, salvo qualche pazzo, neppure mons. Lefebvre (si leggano le lettere a Giovanni Paolo II nel 78) ha negato questa validità: ma tutto il rito è privo dei principali significati: lode alla Santissima Trinità (che è quasi sparita dalla messa col prefazio prima predominante nell'anno liturgico ora solo una volta presente nella festa che almeno è rimasta); sacrificio espiatorio, propiziatorio, impetratorio, offertorio sacrificale, chiara affermazione della transustanziazione e della presenza reale (si leggano i Canioni V e II della conciliazione).
Il nuovo rito non prepara, non edifica nella sua banalità quotidiana, e non parlo della baraonda di tante messe, non fa crescere nella fede nascoste come sono le principali verità della nostra religione. E se la riconciliazione liturgica non porta all'eliminazione dello spirito del Novus Ordo (Paolo VI e Bugnini dissero che bisognava purificare i riti cattolici per togliere ogni pietra d'inciampo al dialogo coi protestanti) resta uno slogan vuoto, come l'ermeneutica della continuità: tutti ne parlano e nessuno l'argonmenta.

hpoirot ha detto...
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hpoirot ha detto...

Il decreto di San Pio V
'DE DEFECTIBUS - IN CELEBRATIONE MISSARUM OCCORRENTIBUS' stampato in testa a tutti i messali tridentini dal Concilio di Trento ad oggi e' l'insieme di prescrizioni e norme riguardanti la validità della S.Messa Tridentina.

Secondo tale decreto la Consacrazione del Nom è dubbia perché non c'è la certezza della presenza reale, per via delle parole della consacrazione che non sono più quelle che Gesù dettò con ferma precisione e che si conservarono intoccabili per due millenni...il "per tutti" (ecumenista) al posto del "per molti" ...

Per la prima volta in 1962 anni col NOM non vengono più pronunciate le parole che Gesu' volle per la prima messa sulla terra il Giovedi Santo e che la Chiesa ha elevato a FORMA DEL SACRAMENTO.

Ecco la parte del De Defectibus che spiega cosa accade se qualcuno cambia le parole della Consacrazione:

" V – I DIFETTI NELLA FORMA
I difetti da parte della forma possono verificarsi se manca qualcosa da ciò che è richiesto all’integrità delle parole nella stessa consacrazione. Infatti le parole della consacrazione, che sono la forma del Sacramento, sono queste: Hoc est enim Corpus meum. E: Hic est enim Calix Sanguinis mei, novi et æterni testamenti: mysterium fidei, qui pro vobis e pro multis effundetur in remissionem peccatorum. Ma se qualcuno diminuisse qualcosa, o mutasse qualcosa dalla forma della consacrazione del Corpo e del Sangue, e in questo cambiamento di parole le nuove parole non significassero la stessa cosa, il Sacramento non è valido. Se inoltre fosse aggiunto qualcosa, che non muti il significato, il Sacramento è certamente valido ma peccando in modo massimamente grave."

Anonimo ha detto...

Se è per la formula della Consacrazione, allora è stata mutata anche con lo spostare le parole "Misterium fidei"....

Anonimo ha detto...

Caro Gederson,
purtroppo quel che succede in Brasile è fin troppo diffuso...

Il tuo blog è ancora vuoto mi pare.
Cercherò di seguirti.

don Camillo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
don Camillo ha detto...

Carissimo hpoirot, innanzitutto bello, diciamo, ... rileggerti. Circa poi le parole della Consacrazione, ebbene sì le parole furono cambiate, ci fu una ricca polemica legata al cambiamento. I tradizionalisti giustamente furono scandalizzati da questo cambiamento ma furono "zittiti" da P6 e Bugnini & Co. perchè si disse che per la Messa di P6 si adottò il principio di SUPER Tradizione, infatti si disse più o meno così, "a voi piace la Tradizione BENISSIMO ripristiniamo le parole del Vangelo (più tradizionale di Lui (!)... ) in particolare quelle di

Mt 26,28 (testo Vulgata)

....Hic est enim Calix Sanguinis mei, novi et æterni testament: qui pro vobis e pro multis effundetur in remissionem peccatorum....

con l'aggiunta evangelica di di Luca 22,19

....hoc facite in meam commemorationem...

e poi il Mysterium fidei (che non è riportato nei Vangeli).

Ora cosa si può dire: sono potenzialmente invalide le parole della Consacrazione utilizzate nel Santo Vangelo?

Ovviamente nessuno si prende la responsabilità di dire ciò, non solo perchè tale cambiamento è stato fatto in forza di una COSTITUZIONE APOSTOLICA ma anche perchè non si esclude che tali parole siano state utilizzate nelle celebrazioni svolte nei Primi Secoli. Chi mette in dubbio ciò è in mala fede e dimostra solo di essere un ignorante in Liturgia.

Quale è secondo me il criterio che dovrebbe muovere chi decide di scegliere SOLO la Messa Tradizionale prima della PRIMA Riforma Bugniniana 1952 (sic)?

Se dovessi rispondere a sostegno dei carissimi amici sacerdoti di Vicogno (che io saluto con affetto e incoraggio con la mia povera preghiera) Non è certo che la Messa di P6 non è "bella" e non porta frutto o non è "buona", perchè un Pontificale di Santa Maria Maggione a Roma con un Messale latino di P6, con un coro che Canta la Cerviana di Perosi ed una cura nel cerimoniale, NON LASCIA PER NULLA INDIFFERENTI e non ha nulla da invidiare ad un Pontificale more antiquo...

MA

il mero criterio di rispetto e di sviluppo omogeneo della Liturgia. Il Messale Romano con un suo nucleo risalente a Prima del III Sec. (cfr. Jungmann I, cap. 6) è maturato arricchendosi di pietà e di devozione inalterata e costante fino al 1952, come tale va amato difeso tramandato a tutti i costi, costi quel che costi.

E' quindi un criterio di giustizia, di rispetto, di devozione di amore filiale addirittura, ma se vogliamo passare dal piano sentimentale (degno, ma pur sempre soggettivo) ad un piano più scientifico (diciamo più obiettivo) l'unica via percorribile è quello del criterio filologico-letterario che ha una sua alta dignità culturale ed intellettuale. NON quindi semplicemente il criterio LITURGICO-teologico in se (per giustificare semplicemente la bontà del "vecchio"), perchè i liturgisti hanno fatto quel che hanno fatto perchè la Liturgia come scienza la conoscevano BENE, anzi benissimo al punto di creare un Messale liturgicamente ineccepibile e a loro modo TRADIZIONALISSIMO anche se MOSTRO come un Frankenstein (un "piede" del 1 secolo, un piede del 2 secolo, una gamba del 4 e 5 secolo, il tronco del 16 secolo, un pezzetto dietro addirittura della liturgia sinagogale del 2 secolo avanti Cristo, ecc. ecc.).

Quindi condividendo al 100% quel che dicono gli amici di Vicogno consiglio loro di cambiare il "piano" di confronto facendo forza con quell'unico criterio che NESSUNO può mettere in discussione (me che meno gli eredi di Bugnini oggi migliaia e migliaia in tutte le Università Pontificie) e che ha guidato la venerabile associazione UNA VOCE: salvaguardare a tutti i costi il Patrimonio della Tradizione latino-gregoriana OCCIDENTALE.

Noi sappiamo che LA MESSA tridentina è LA SANTA MESSA e non ci sono paragoni, ma se scendiamo nel capo del confronto SOLO liturgico o teologico o ecclesiologico PERDEREMO SEMPRE, facendo SEMPRE una pessima figura.

hpoirot ha detto...

Carissimo don Camillo preciso innanzitutto che col mio post non volevo insinaure che il NO sia stato decretato da una COSTITUZIONE APOSTOLICA non valida.

Detto questo dire che "una messa NO
è "buona", perchè un NO a Roma con un Messale latino di P6, con un coro che Canta la Cerviana di Perosi ed una cura nel cerimoniale, NON LASCIA PER NULLA INDIFFERENTI e non ha nulla da invidiare ad un Pontificale more antiquo...

é a mio umile avviso un errore. La prima ragione di celebrare una messa non é né l'apostolato né ancora meno l'impressione soggettiva che ne tirano i fedeli (foss'anche molto positiva e/o feconda di grazie) ma é RENDERE A DIO IL CULTO CHE GLI E' DOVUTO. La messa non deve lasciare indifferente gli astanti ... ma Dio, e sul fatto che si festeggi in cielo una bugniniata (anche se ornata e con la migliore coreografia tradizionale) nutro da sempre tantissimi dubbi.

hpoirot ha detto...

Aggiungo che la situazione che vige fuori dall'Italia (FRA-GER-AUS-CH...) esige sempre piu' (per risanare equivoci già molto diffusi) che la messa si allontani fermamente da ogni sfumatura protestante. In qusti paesi la religione é infatti già il catto-luteranesimo.

In visita a una famosa cattedrale 50km a Nord di Parigi ho appena scoperto questo volantino

"Discernere il Corpo di Cristo - comunione eucaristica e comunione ecclesiale"
http://it.gloria.tv/?media=262860

Una riunione presentata a 4 mani da un pastore protestante e un padre cattolico O.P. seguita poi da un atelier di discussione per "condividere le nostre scoperte e scambiare le nostre riflessioni"

hpoirot ha detto...

Notare la frase in fondo al volantino

"Una proposta delle Chiese Riformate Battiste in unione con la Chiesa Cattolica diocesi dell’Oise"

hpoirot ha detto...

difendere la Tradizione dicendo una messa NO é per me come tifare l'Italia chiedendo che il nostro portiere pari nella porta avversaria con la scusa che anche in quel ruolo non perde le prerogative e resta un portiere valido. Si valido ...e illegittimo.

Anonimo ha detto...

La prima ragione di celebrare una messa non é né l'apostolato né ancora meno l'impressione soggettiva che ne tirano i fedeli (foss'anche molto positiva e/o feconda di grazie) ma é RENDERE A DIO IL CULTO CHE GLI E' DOVUTO. La messa non deve lasciare indifferente gli astanti ... ma Dio, e sul fatto che si festeggi in cielo una bugniniata (anche se ornata e con la migliore coreografia tradizionale) nutro da sempre tantissimi dubbi.
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quoto

Anonimo ha detto...

Scusate ma leggo nel primo commento che si parla di "alba di una Chiesa davvero una" e mi sorgono un po' di dubbi, perchè la Chiesa-una (Santa, Cattolica, Apostolica, Romana) la sua alba, intesa come suo inizio, c'è l'ha già avuta;
essa è inoltre già "una": è l'unica Chiesa di Cristo.
Non vedo perciò come potrebbe esserci una sua alba nuova o come e perchè si potrebbe e/o dovrebbe rendere "uno" un qualche cosa che già lo è.

Questa volontà "riformatrice" non mi appartiene.

don Camillo ha detto...

In ambito chiesastico se una tale cosa e qui si fa riferimento al NO, viene dichiarata valida (quindi vera) necessariamente deve essere anche BUONA E BELLA, se no, non è VERA.

Detto ciò o accettiamo questo criterio, oppure sconfiniamo nel sedevacantismo.

Se noi ci atteniamo al testo in se, dove e in quali passi specifici si può definire NON cattolico il NO?

Mi si potrà dire: c'è il Breve Esame Critico, ed io rispondo che il BEC fu presentato nel 1967 nel 1970 P6 nella promulgazione del suo Messale tenne conto delle critiche al punto che Ottaviani dovette in seguito cedere.

"Ma non è tradizionale prendere la Santa Comunione nelle mani", e chi lo dice? visto che era una prassi attestata dai Padri nei primi secoli dove la liturgia durava ore e ore, dove si stava sempre in piedi e sempre in piedi si faceva la Comunione dopo lunghe processioni?

"L'offertorio NO non è tradizionale", nella Messa che celebrava Sant'Agostino l'offertorio non c'era proprio, forse una mera presentazione dei doni senza dire alcuna parola.

ecc.

"La prima ragione di celebrare una messa è... RENDERE A DIO IL CULTO CHE GLI E' DOVUTO"

e chi lo dice che a Dio non piace questo nuovo-vecchio Rito del NO? ma non abbiamo in dotazione un piacerometro divino che misura l'indice di gradimento celeste...

scusate scusate l'irriverenza,..., ma quando si usano dei criteri opinabili "è più Santa, è più devota è più "tradizionale", perchè lo dico io o don Giuseppe il mio parroco di 89 anni" si rischia sempre di fare una figuraccia.

Anonimo ha detto...

scusate scusate l'irriverenza,..., ma quando si usano dei criteri opinabili "è più Santa, è più devota è più "tradizionale", perchè lo dico io o don Giuseppe il mio parroco di 89 anni" si rischia sempre di fare una figuraccia.

il metro di "più tradizionale", se è nel senso in cui ne ha parlato Dante Pastorelli "Un animo nutrito al vero cattolicesimo non può che restare freddo dinnanzi ad un mistero immenso, il Sacrificio di Cristo, validamente celebrato sì ma nel contesto di un rito in cui la verità cattolica è ai margini." mi pare molto convincente.

Se è vero che Lex orandi è lex credenti e quindi poi vivendi, più convincente ancora!

Se poi aggiungi l'enfasi sulla mensa della Parola e tutte le banalizzazioni ben note rispetto al Sacrificio del Calvario...

Quanto a ciò che piace a Dio, mi viene in mente "questi è il mio Figlio, il Diletto, ascoltatelo!"
L'Opera e l'essenza di Cristo Signore è più presente nel VO o nel nuovo? Credo che questo basti per 'misurare' (si fa per dire, ma è sempre indicativo) il gradimento di Dio?

Certo più il Padre riconosce il Diletto, più si compiace. O no?

don Camillo ha detto...

Per rispondere poi alla seconda provocazione di hpoirot, anche se state peggio la nostra situazione cattolico-TIEPIDA è molto più soffocante e antipatica.

hpoirot ha detto...

dice il comunque stimatissimo e apprezzatissimo don Camillo che se "In ambito chiesastico se una cosa viene dichiarata valida (quindi vera) necessariamente deve essere anche BUONA E BELLA, se no, non è VERA. O accettiamo questo criterio, oppure sconfiniamo nel sedevacantismo."

Chi la pensa cosi' (se é coerente) domani mattina manda subito i suoi figli/fedeli al catechismo di kiko e la sua famiglia/parrocchia a farsi evangelizzare dalla Carmen...

La realtà é ben altra: se avessimo accettato tutto cio' che la Cheisa ci ha passato come "buono e vero" dal CV2 avremmo tutti perso la fede da un pezzo! perché - ricordo - vige comunque nelle diocesi un gigantesco stato di necessità proprio perché non si sa più cio' che é da tenere e cio' che é da buttare di cio' che viene detto a Roma.

Nel dubbio allora dal NOM ai misteri luminosi mi astengo da tutto cio' che é post '65.

don Camillo ha detto...

Monsieur hpoirot, nel nord Europa vige lo stato di necessità evidente, lo disse anche B16 a Fellay. Per cui se un buon cattolico vuole rimanere tale deve andare con fiducia alla FSSPX, e devo dire che ho visto PIU' "ROMA" a Saint-Nicolas-du-Chardonnet che a Roma stessa.

In Italia (o per fortuna o purtroppo) la cosa è meno evidente...

hpoirot ha detto...

come dice bene Dante Pastorelli

"Paolo VI e Bugnini dissero che bisognava purificare i riti cattolici per togliere ogni pietra d'inciampo al dialogo coi protestanti"

Montini, Bugnini e i protestanti che parteciparono attivamente alla commissione conciliare che creo' il NOM vollero una "messa" (le virgolette sono un eufemismo) IN OPPOSIZIONE e di riforma perchè il VO esprimeva troppo bene la Fede di Trento che bisognava "rivedere" alla luce dell'ecumenismo.

Cio' significa una cosa sola: i due riti sono IN UN'OPPOSIZIONE (DA COLLISIONE) l'uno con l'altro. Sono

don Camillo ha detto...

Monsieur hpoirot,

ma qui confondiamo i piani di attacco perchè i rev.di sacerdoti affermano che

Messa del Messale di P6 "non è buona" elencando una serie di obiezioni (che io condivido in tutto ovviamente) soggettive non oggettive.
a queste obiezione i "nemici" (chiamiamoli così perchè non so come chiamarli) ridono di noi, e fanno bene, (aggiungo io) e spiego un po' su il perchè.
Sostanzialmente il Messale di P6 è composto sa una serie di orazioni e norme giuridiche-liturgiche che consentono i Sacerdoti Cattolici di Celebrare il culto Sacrificale Cattolico.
Il Messale di P6 è cattolico piaccia o no. E' efficace, almeno finchè verrà mantenuto l'impianto SACRIFICALE IMPETRATIVO, SOTISFATORIO, espresso nelle Parole "questo è il mio Corpo.... questo è il mio Sangue offerto per il perdono dei Peccati. STOP

Altra è contestare l'intenzione dei legislatori, anzi DEL LEGISLATORE: il PAPA Romano. Poteva fare quello che ha fatto? sì. Chi lo può contestare? NESSUNO... eccetto un altro Papa romano.

L'errore (se si può dire così) di B16 è stato quello di dichiarare che P6 NON avrebbe avuto l'intenzione di abrogare il Rito Tridentino (quando non è vero P6 l'ha detto e la scritto), sancendo la DOPPIA vigenza di due norme giuridico-liturgiche che si contrappongono ogni giorno. (Come dire un giorno agisco come se fosse in vigenza il Codice Rocco, quindi non sputo per terra se no sono soggetto a contravvenzione, il giorno dopo sputo per terra tanto per il codice civile italiano non sono più punibile)

Chi ha ragione:
1. Tutti Papi che hanno tramandato un'unica e omogenea Chiesa Cattolica con una sua Teologia e Liturgia fino al 1952?
2. P6?
3. B16?

Marco Marchesini ha detto...

Delle critiche rivolte al Novus Ordo da parte del Card. Ottaviani e Bacci è stata presa in considerazioni solo la parte riguardante la definizione di Santa Messa. Tutto il resto conserva il suo valore. Tuttavia il BEC mai mette in dubbio la validità della Santa Messa.

C'è un punto che vorrei sottolineare. La Chiesa è infallibile nel promulgare leggi universali, ovvero queste leggi mai possono essere contro la Fede e la Morale.

Marco Marchesini

Dante Pastorelli ha detto...

E inoltre il Breve Esame Critico fu scritto nel 1969, non nel 1967, firmato nella festa del Corpus Domini.

don Camillo ha detto...

Si chiedo scusa per la svista, e ringrazio per la segnalazione. Questo mi ha dato modo di ri-leggere il BEC.
Che dire: dei santi tradizionalisti che cercano di evidenziare le incongruenze, le rotture evidenti con il passato... ma non trovano elementi oggettivi per dire che non può essere nè cattiva, nè invalida!

Ho poi riletto la nota (15), tanto cara ai Tradizionalisti in genere che ripetono a mo' di mantra "ex vi verborum" per dire che la Messa nuova "potrebbe essere invalida" in virtù del cambiamento delle parole della Consacrazione, così come ho riportato sopra.

cito

(15) - Le parole della Consacrazione, quali sono inserite nel contesto del Novus Ordo, possono essere valide in virtú dell’intenzione del ministro. Possono non esserlo perché non lo sono piú ex vi verborum o piú precisamente in virtú del modus significandi che avevano finora nella Messa. I sacerdoti, che, in un prossimo avvenire, non avranno ricevuto la formazione tradizionale e che si affideranno al Novus Ordo al fine di «fare ciò che fa la Chiesa» consacreranno validamente? È lecito dubitarne.

"consacreranno validamente? È lecito dubitarne"?????

Per via della mancanza dell'"ENIM" (che significa infatti, davvero) (e qualche punteggiatura fuori posto) nella formula consacratoria del Pane/SS.Corpo di Cristo MAI presente nel Vangelo??? ma scherziamo!
Può essere potenzialmente invalida tale formula pura pura presente nel Nuovo Testamento "SOLO" QUATTRO VOLTE! Mt 26:26, Mc 14:22, Lc 22:19 e 1Cor 11:24,

Dopo questa nota i liturgisti di allora e di oggi ci accusarono anche di "magismo"... ma a mente lucida e ragionante mi domando, avevano/hanno torto?

Serafino ha detto...

Mi si potrà dire: c'è il Breve Esame Critico, ed io rispondo che il BEC fu presentato nel 1967 nel 1970 P6 nella promulgazione del suo Messale tenne conto delle critiche al punto che Ottaviani dovette in seguito cedere.
aMICO,
P6 modificò la definizione di Messa, data nell'articolo 7, MA NON IL NO, Che era stato concepito ed elaborato sulla basa delle defizione ereticale della prima stesura ed Ottaviani NON HA MAI CEDUTO. PER TUTtA LA VITA HA continuato a celebrare con il Rito Tridentino, servendosi del messale edizione 1965.

Anonimo ha detto...

i si potrà dire: c'è il Breve Esame Critico, ed io rispondo che il BEC fu presentato nel 1967.
Mi risulta che il BEC è del 1969. Andate un po' a consultare www.unavox.it

don Camillo ha detto...

Serafino,
non fu il solo, ma celebrare con il Messale del 1965 (!) fu una cosa sensata? So di altri sacerdoti che per "ex vi verborum" utilizzavano sì il messale di P6 ma cambiando le parole della consacrazione con le formule del Messale precedente.
Ma mi domando: che cosa volevano dire? cosa volevano insegnare con quella scelta, con quel gesto?

E poi... possiamo forse noi fare un processo alle intenzioni di P6?
Si dice che il Messale l'hanno fatto i protestanti perchè c'è una foto ricordo di P6 e cinque o sei uomini in cravatta... "ecco le prove!!!!" di cosa, mi domando?
Ah, c'è la dichiarazione (!) privata (!) di Bugnini sulla sua Rivista liturgiche che afferma che con questo Nuovo Messale anche i protestanti possono utilizzarlo senza problemi... eh allora? Nel Messale c'è forse scritto esplicitamente che si nega che la Messa è un Sacrificio?

Dante Pastorelli ha detto...

Come fanno ora soprattutto con il canone V (svizzero)

Dante Pastorelli ha detto...

Giacché citate il Grande Ottaviani ricordo che nel 1971 a domanda rispose: non mi risulta che il rito di S. Pio V sia stato abrogato.
Dello stesso avviso la Commissione cardinalizia ad hoc convocata da G.P.II (Stickler, Palazzini, Ratzinger, Casaroli, Tomko, Oddi, Mayer, Gantin, Innocenti).

Dante Pastorelli ha detto...

Giacché citate il Grande Ottaviani ricordo che nel 1971 a domanda rispose: non mi risulta che il rito di S. Pio V sia stato abrogato.
Dello stesso avviso la Commissione cardinalizia ad hoc convocata da G.P.II (Stickler, Palazzini, Ratzinger, Casaroli, Tomko, Oddi, Mayer, Gantin, Innocenti).

Marco Marchesini ha detto...

Per quel poco che so il Messale del '65 fu l'ulitma edizione del Messale tradizionale prima di quello riformato. E' del tutto normale che il card. Ottaviani abbia continuato ad usare quel Messale.
Ora il Messale tradizionale al 100% è quello precedente la riforma della Settimana Santa operata dagli stessi soggetti, che poi avrebbero fatto la riforma liturgica, con gli stessi criteri.

Come mai quindi Papa Benedetto XVI ha "liberalizzato" l'edizione del '62 o non quella del '65 o quella ancora prima? D'altronde quale è l'edizione del Messale tradizionale che non è mai stata abrogata? A rigor di logica non si dovrebbe parlare di quella del '65, anziché di quella del '62?
Se giustamente si vuole la Santa Messa con il Rito tradizionale perché non usare l'edizione precedente la riforma della Settimana Santa?

Un saluto a tutti.
Marco Marchesini

don Camillo ha detto...

E' un tabù mettere in discussione il Messale del 1962. Tutti sanno che è sostanzialmente na mezza porcheria, ma tutti alla fine "l'aggiustano" avvicinandolo al Messale del 1952.

Perchè è un tabù? ancora non l'ho capito so solo che un gruppo nutrito di felebvriani perchè ufficialmente la Fraternità adottò PER COMPROMESSO il Messale del 1962, si staccò (anche per altri motivi temo) costituendo la Fraternità San Pio V (ora più o meno sedevacantista).

Mi fa piacere che UnaVoce internazionale voglia costituire una commissione per affrontare serenamente uno studio filologico liturgico sulla Settimana Santa che porterà quasi sicuramente a chiedere di riadottare LA SETTIMANA SANTA Tradizionale.... o almeno me lo auguro quindi sostanzialmente il Messale del 1952.

Spero che la FSSPX, abbia ora il coraggio di approfondire la questione al suo interno... (la San Pietro e la Buon Pastore si sono arresi) so che non sarà facile, ma hanno degli esperti molto qualificati... li utilizzassero!... non ci si può concentrare SOLO sul Magistero e sulla Teologia, per vivere in modo autentico la Fede senza ambiguità, per poi vivere l'orazione e la Sacrosanta Liturgia nel COMPROMESSO... è un controsenso che va sanato.

per approfondire rimando al una pagina FB, molto esaustiva.

http://www.facebook.com/pages/Missale-Romanum-1952-editio-VI-iuxta-typicam/353757121315226

Dante Pastorelli ha detto...

Il Messale del 65 in realtà era la prima tappa della riforma della messa.
Cerchiamo di moderare il linguaggio parlando del Messale del 62. Non è con il berciume che si difendono le cause.

Anonimo ha detto...

65 è la seconda tappa.

Dante Pastorelli ha detto...

Se parlo di seconda tappa è perché era in vista da allora un cambiamento del rito.
Eventuali piccole modifiche del messale detto per comodità di S.Pio V nel corso del tempo e neppure la settimana Santa di Pio XII possono definirsi tappe per una riforma della messa.

Marco Marchesini ha detto...

Il rito del'62 e anche quello del '56 non erano anch'esse tappe vero una riforma generale del Rito? Prima della riforma della Settimana Santa c'erano state solo delle piccole modifiche e veri arricchimenti. La riforma della Settimana Santa non fu il vero inizio di un processo che poi sarebbe sfociato nel '69 con il NOM?

Marco Marchesini

don Camillo ha detto...

P6 in Cost. Ap. Missale Romanum" del 3 aprile 1969.

"Ma da quando si è sviluppato e diffuso nel popolo cristiano il movimento liturgico che, secondo l'espressione del Nostro Predecessore Pio XII, di venerata memoria, deve essere considerato come un segno della provvidenziale disposizione di Dio per gli uοmini del nostro tempo, un passaggio salutare dello Spirito Santo nella sua Chiesa (Cf PIO ΧII, Allocuzione ai partecipanti al primo Convegno nazionale di Liturgia pastorale, tenuto ad Assisi il 22 settembre 1956: AAS 48, 1956, p. 712), si è sentita l'esigenza che le formule del Messale Romano fossero rivedute e arricchite. Primo passo di tale riforma è stata l'opera del Nostro Predecessore Pio XII con la riforma della Veglia Pasquale e del Rito della Settimana Santa (Cf. S. CONGREGRAZIONE DEI RITI, Decr. Dominicae Resurrectionis, 9 febbraio 1951: AAS 43, 1951, pp. 128 ss.; Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria, 16 novembre 1955: AAS 47, 1955, pp. 838 ss.), che costituì il primo passο dell'adattamento del Messale Romano alla mentalità contemporanea."

e poi...

Mons. Klaus Gamber. In Die Reform der Römischer Liturgie. Vorgeschichte und Problematik. pagg. 22 e ss. dell'ed. italiana

"Il primo Pontefice che abbia apportato un vero e proprio cambiamento al Messale tradizionale fu Pio XII, con l'introduzione della nuova liturgia della Settimana Santa. Riportare la cerimonia del Sabato Santo alla notte di Pasqua sarebbe stato possibile senza grandi modifiche. A lui seguì Giovanni XXIII con il nuovo ordinamento delle rubriche.
Anche in queste occasioni, comunque, il Canone della Messa restò intatto (Quasi. Ricordiamo l'introduzione del nome di San Giuseppe nel Canone, voluta da Giovanni XXIII durante il Concilio, contro la tradizione che vuole nel Canone solo nomi di Martiri, da unire al Grande Martire Gesù nel Suo Sacrificio N.d.R.), non venne minimamente alterato, ma dopo questi precedenti, è vero, furono aperte le porte a un ordinamento della Liturgia Romana radicalmente nuovo".

Anonimo ha detto...

Bravo don Camillo!!!!!!