mercoledì 19 settembre 2018

Comunicato finale dell’incontro dei rappresentanti delle Conferenze episcopali dell'Europa centro-orientale - Bratislava, 6-7 settembre 2018.

Istanze e preoccupazioni che non riguardando solo l'Europa centro-orientale, ma che vedono quei Paesi in prima linea per analisi coraggiose e soluzioni adeguate. Riprendo il testo che segue, in quanto citato in un articolo del National Catholic Register, pubblicato contestualmente [qui], riguardante la politica ungherese su Europa, identità europea e immigrazione, nell'ottica della preservazione del patrimonio cristiano ungherese ed europeo.

Comunicato finale dell’incontro dei rappresentanti delle Conferenze episcopali dell'Europa centro-orientale patrocinato dal CCEE. Bratislava, 6-7 settembre 2018

Incontro dei rappresentanti delle conferenze episcopali
dell'Europa centro-orientale

I rappresentanti degli Episcopati della Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Croazia, Ucraina, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina, la Conferenza internazionale dei SS. Cirillo e Metodio, insieme con la Presidenza del CCEE, si sono radunati a Bratislava tra il 6 e 7 settembre 2018. 
I partecipanti all'incontro, in presenza del nunzio apostolico in Slovacchia, hanno celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di San Martino, presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, Presidente del CCEE.
Per approfondire le diverse questioni che riguardano la missione della Chiesa tra le attuali circostanze culturali e sociali dell'Europa Centro-orientale, essi hanno preso atto dei seguenti problemi:

Negli ultimi anni, le diocesi della regione hanno svolto diverse azioni - come per esempio la comune raccolta organizzata nel 2017 a favore delle vittime delle guerre in Medioriente - e contribuiscono alla ricostruzione delle case, ospedali, scuole e interi villaggi, per rendere possibile il ritorno dei profughi nelle loro patrie. Gli organi della Chiesa cattolica hanno prestato un valido aiuto anche ai profughi e migranti che attraversavano il territorio dei loro paesi. 

I paesi dell'Europa centro-orientale sono negativamente colpiti dall'esodo dei loro giovani all'estero. Non si può ignorare che la causa principale di questo fenomeno risiede nel fatto che i paesi dell'Europa centro-orientale, nonostante la loro adesione al mondo occidentale, nel corso degli ultimi trent'anni ancora non sono stati integrati come partner uguali - e le differenze negli stipendi medi tra i paesi dell'Occidente Europeo e del Centro-est Europeo sono rimaste enormi. Sarà, quindi, necessario trovare un altro modo d'integrazione di questi paesi nel mondo occidentale: un modo che meglio garantisca l'uguale dignità di questi paesi e dei loro cittadini.

I vescovi si rivolgono anche ai governi delle loro nazioni, per chiedere loro di dedicare una maggiore attenzione alla riforma dell'educazione, come anche ai giovani che tante volte lasciano i propri paesi a causa delle scarse condizioni sociali, cercando il lavoro all'estero, dove possono trovare sicurezze sociali migliori per matrimonio e famiglia. I vescovi hanno la speranza che anche il prossimo sinodo dei vescovi sulla gioventù e pastorale delle vocazioni porterà tanti impulsi utili per la vita della Chiesa.

La società, nella quale molti cedono al consumismo, è sempre più confrontata con il rischio di essere ingiusta verso coloro che – nello spirito della mentalità odierna - sembrano inutili, perché incapaci di prestare rendimento. La società non può disfarsi dei propri membri solo perché non sono in grado di fornire prestazioni. I vescovi fanno appello ai rappresentanti pubblici perché assicurino condizioni adeguate per offrire una cura dignitosa dei malati, degli anziani e delle persone alle periferie della società. Bisogna fare tutto il possibile perché questi possano avere una vita degna, e nonostante le loro limitazioni siano percepiti dalla società come membri uguali. Per migliorare tutte queste prestazioni è, però, necessario che i paesi dell'Europa centro-orientale siano trattati equamente nei rapporti economici del mondo occidentale.

L'Europa è radicalmente cambiata dopo la caduta della cortina di ferro. La libertà riacquistata dalle nazioni dell'Europa Centro-orientale è motivo di gioia. Allo stesso tempo i vescovi si rendono conto che tanti cittadini dei loro paesi percepiscono una grande incertezza. La crisi migratoria ha mostrato che non è facile superare le differenze mentali e culturali che esistono tra Oriente e Occidente. I vescovi, però, osservano di essere tenuti a collaborare.

Non è possibile essere indifferenti nei confronti delle persone che - cercando un futuro migliore per se stessi e per le loro famiglie – si trovano in pericolo di morte o soffrono di fame e carestia. Bisogna fare tutto il possibile per aiutare i loro paesi d'origine, per risolvere i problemi che causano le migrazioni.

I vescovi sono preoccupati per la diffusione dell'ideologia gender, nascosta tra altro anche nel noto Protocollo di Istanbul. Bisogna fare del tutto affinché l'Europa torni alle radici naturali e cristiane. Le sue istituzioni, comprese le corti, dovrebbero rispettare l'autonomia dei paesi dell'Europa centro-orientale nella sfera culturale ed etica.

Inquietano le decisioni sovranazionali che impongono, a volte in modo indiretto, soluzioni in contrasto alle costituzioni e culture dei singoli paesi, approfondendo così le alienazioni e agendo contro l'integrazione. I vescovi chiedono i rappresentanti dei governi di rifiutare la ratifica del Protocollo di Istanbul, o di revocare la firma.

La Chiesa cattolica ha desiderio di contribuire all'integrazione europea e di alleviare la tensione sociale. Ricordando le parole di papa Francesco che "Dio è lontano dal male, ma vicino a chi soffre," (Omelia, Santa Messa a Carpi, 2 aprile, 2017) i vescovi pregano per ciascuno che si trova in difficoltà e vogliono sempre aiutare chi ne ha bisogno.
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Per ulteriori informazioni:
Martin Kramara, Conferenza episcopale slovacca (Italiano e Inglese) mobile: +421 904904410 - email: kramara@kbs.sk

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Nell'epoca della grande menzogna, dire la verità è un atto rivoluzionario

Anonimo ha detto...

Il solo, oltre a Mic, a riprendere "il tema dello ‘spirito di solidarietà in Europa’, ascoltato il ‘grido di dolore’ (diversamente motivato, spesso ignorato e a volte demonizzato) delle Chiese centro-orientali e di quelle balcaniche, nonché quello del fenomeno consistente del volontariato cattolico", è Giuseppe Rusconi :

https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/808-ccee-vescovi-europei-poznan-spunti-dall-assemblea.html

Da Poznan ha detto...

BAGNASCO E GADIECKI SU SOLIDARIETA' E MIGRAZIONI

Restando sul tema del rapporto tra solidarietà e migrazioni, il cardinale Bagnasco – ancora nella conferenza-stampa conclusiva – ha detto tra l’altro: “Dimenticare la solidarietà significa negare la nostra umanità; anche gli Stati negano se stessi se la dimenticano”. Gli abbiamo allora chiesto se era in grado di farci qualche esempio odierno di Stati che negherebbero la solidarietà. Ecco la sua risposta: “Fare nomi significa fare una cosa pericolosa e ingiusta nello stesso tempo. Non sono stati fatti dei nomi all’interno della nostra assemblea plenaria, sapendo che il nostro compito è di annunciare i principi fondamentali, in modo che gli Stati possano continuare ad esistere e crescere in modo armonico. Quello che ho detto può essere sintetizzato con la frase del punto 5 del nostro Messaggio: la solidarietà è la strada maestra irrinunciabile per affrontare i problemi nazionali, internazionali e mondiali”. Rammentiamo l’incipit del punto 5 del Messaggio finale: “I vescovi hanno affrontato anche il fenomeno delle migrazioni alla luce delle diversificate situazioni e delle scelte dei rispettivi governi, e alla luce del Vangelo. Noi non siamo degli esperti di geopolitica, ma – come Pastori – siamo nel campo delle nostre comunità in ogni circostanza. Rileviamo la grande complessità del fenomeno”. Ancora sulla questione l’arcivescovo Gadiecki ha rilevato che “l’atteggiamento cristiano è quello di aiutare i bisognosi, senza distinzioni, piaccia o non piaccia. Anche noi vogliamo farlo, ma sul posto. (…) Si tratta di trovare un equilibrio tra gli interessi nazionali e quelli comunitari”.

Avrete capito che di carne al fuoco ne è stata rosolata molta a Poznan. Tra l’altro l’arcivescovo Gadiecki ha voluto evidenziare nella seduta d’apertura di giovedì 13 settembre che la Polonia “è orgogliosa” di aver “contribuito” per ben tre volte “alla difesa cristiana dell’Europa contro un’invasione ostile: nel 1241 di fronte ai mongoli nei pressi di Legnica, nel 1683 contro i turchi nei pressi di Vienna, nel 1920 contro i sovietici vicino a Varsavia”.

Come arginare lo sfacelo? ha detto...

Salvini è nel mirino della magistratura? Se lo sono chiesti in tanti dopo che è finito sotto indagine per il blocco della nave Diciotti che trasportava migranti.

Ma potrebbe andare peggio e forse andrà molto peggio. Pochi sanno che nel silenzio generale l'Italia rischia di perdere la sua sovranità anche in campo penale. E' da diversi giorni che si stanno tenendo le riunioni preparative per il prossimo Gai, sigla poco nota al grande pubblico e che indica il Consiglio europeo di giustizia e Affari interni. Obiettivo è il lancio della nuova Procura europea (EPPO, che sta per European Public Prosecutor Office). “Un vero ufficio di procura addetto a condurre indagini penali”, su scala europea, ha spiegato sul sito di Magistratura indipendente Andrea Venegoni, giurista addetto all'ufficio del Massimario e del ruolo della Corte di Cassazione, “non un ufficio di coordinamento, quindi, come Eurojust; non un ufficio per indagini amministrative, come l'OLAF, ma, appunto, un ufficio di indagini penali.”

http://www.affaritaliani.it/politica/salvini-a-rischio-nasce-procura-ue-potrebbe-decidere-su-italia-immigrazione-560986.html

irina ha detto...

"...“Dimenticare la solidarietà significa negare la nostra umanità; anche gli Stati negano se stessi se la dimenticano”..."

"...“Fare nomi significa fare una cosa pericolosa e ingiusta nello stesso tempo. Non sono stati fatti dei nomi all’interno della nostra assemblea plenaria, sapendo che il nostro compito è di annunciare i principi fondamentali, in modo che gli Stati possano continuare ad esistere e crescere in modo armonico..."

"...Quello che ho detto può essere sintetizzato con la frase del punto 5 del nostro Messaggio: la solidarietà è la strada maestra irrinunciabile per affrontare i problemi nazionali, internazionali e mondiali..."

"...“I vescovi hanno affrontato anche il fenomeno delle migrazioni alla luce delle diversificate situazioni e delle scelte dei rispettivi governi, e alla luce del Vangelo. Noi non siamo degli esperti di geopolitica, ma – come Pastori – siamo nel campo delle nostre comunità in ogni circostanza. Rileviamo la grande complessità del fenomeno”..."

Foto di gruppo.

Altri tempi, altro Papa ha detto...

“Lo spirito maligno, che non si dà mai per vinto, raddoppia in questo tempo i suoi sforzi nella lotta contro la Santa chiesa e contro ogni società umana ben ordinata, contro Dio stesso e contro Cristo. È l’accanimento che vi mette sembrerebbe far presagire la soluzione definitiva in suo favore, se non sapesse che la lotta durerà fino alla fine del mondo e si risolverà nella vittoria di Cristo e nel trionfo finale della Sua Chiesa. Intanto, lo spirito del male dissemina rovine, fa innumerevoli vittime: vittime quelli che, ciecamente, si lasciano vincere, deportare, rendere schiavi da lui; vittime pure, – fortunate sì, ma doloranti -, quelli che perseverano nella santa libertà dei figli di Dio, a prezzo di eroici sacrifici.

Chi vincerà? I forti! E i forti siete voi, voi, i giovani, i veri giovani, la cui giovinezza si sviluppa sana e vigorosa, il cui spirito sale senza tergiversazioni nella luce della parola di Dio, il cui cuore puro, fiero e generoso sa vincere, in sé prima di tutto, lo spirito del male. Fortes estis, verbum Dei manet in vobis, vicistis malignum”.
Pio XII, ai giovani, 1947