sabato 29 settembre 2018

L’opzione Benedetto vale anche per la Dottrina sociale - Stefano Fontana

In questi giorni si riparla della “Opzione Benedetto” data la presenza in Italia dell’autore del libro Rod Dreher. La presentazione in Parlamento è stata poi coperta mediaticamente dalla relazione di Mons. Georg Gaenswein che ha parlato di un 11 settembre per la Chiesa cattolica, ma questo semmai ha ulteriormente dato risalto alla proposta di Dreher.

A renderla di grande attualità è la doverosa constatazione non solo degli attacchi al cristianesimo fuori della Chiesa [come una alluvione secondo l’immagine proposta da Dreher nel suo libro] ma soprattutto di quanto avviene dentro la Chiesa. È proprio nei confronti di un disastro interno che l’opzione Benedetto si rende necessaria e quasi si impone con la forza delle cose per le comunità cristiane che non si vogliano limitare a fronteggiare l’alluvione (interna) con i sacchetti di sabbia ma che intendano conservare il seme.

Nel suo libro “La Chiesa italiana e il futuro della pastorale sociale” (Cantagalli, Siena 2017) l’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi non parla direttamente della Opzione Benedetto né di Rod Dreher, però indica l’urgenza e la necessità di una strada – in questo caso nel settore della Dottrina sociale della Chiesa e della pastorale sociale – che ricominci dal basso, in piccole comunità riflessive, pur mantenendo un respiro universale. La situazione interna alla Chiesa, sostiene il vescovo di Trieste, non permette più di partire dal centro e di pianificare, come si sperava di fare con il direttorio “Evangelizzare il sociale” del 1991. Serve ripartire dal basso, soprattutto da parte dei laici, nella volontà di riappropriarsi dell’abc cattolico tradizionale senza tuttavia chiudersi in gruppi chiusi ed asfittici. In questo momento dall’alto sembra venire solo confusione.

Riporto qui di seguito alcuni passaggi di Mons. Crepaldi tratti dal libro sopra ricordato. Mi sembrano profondi contributi alla discussione sulla Opzione Benedetto.

“Quando la post-naturalità diventerà diritto, la naturalità diventerà reato. Se lo Stato garantisce alla donna il diritto di abortire, al medico non sarà più concessa l’obiezione di coscienza. Questo avverrà anche in molti altri campi e colpirà i cattolici nelle farmacie, negli ambulatori, negli ospedali, nelle scuole, negli uffici comunali, nei tribunali. I cristiani che vorranno ancora essere fedeli al principio che tra salvezza e creazione non c’è opposizione e che non si adatteranno alla tesi della “doppia verità” dovranno soffrire e combattere per poter fare obiezione di coscienza. Ebbene, da queste vicende di resistenza, attorno a queste battaglie di frontiera sorgeranno i nuclei di una nuova pastorale sociale che non vuole separare la carità dalla verità”.

“In Italia abbiamo già avuto molte esperienze di questo genere ed è già in atto un recupero di consapevolezza circa l’urgenza di riappropriarsi della Dottrina sociale della Chiesa assieme ad un progetto completo di pastorale sociale. Gran parte del clero e dell’episcopato sembra essere in ritardo rispetto a questo, rischiando di essere tradito da chi propone di accettare il pluralismo sulle questioni di natura e contemporaneamente superato da chi organizza la resistenza per trasformarla in ripresa”.

“Si tratta di prendere atto che oggi una pastorale universalistica, nel senso di sistematica, presente in ogni ambito ecclesiale e coordinata dal centro, non è possibile. Bisognerà ricominciare, ma dal basso e con una nuova coscienza. Ciò non significa che le nuove proposte non vengano rivolte a tutti e in prospettiva pienamente ecclesiale, non impedirà cioè che siano proposte in modo universalistico. L’universalismo è una prospettiva, un punto di vista, anche se a proporlo è un soggetto ecclesiale particolare”.

“Ribadisco che secondo me questo non è il momento del centro, ma delle periferie, non è il momento del clero ma del laicato, non è il momento del vertice ma della base”.

“Credo però anch’io che il prossimo futuro della pastorale sociale passerà attraverso “piccole comunità creative”, per usare l’espressione di Benedetto XVI. Sull’aggettivo “creative” però vorrei esprimere una mia osservazione. Oggi la creatività consiste, a mio avviso, nello sforzo di tenere insieme il tutto. Per la pastorale sociale la creatività consiste nell’intendersi dentro la vita della Chiesa, dentro la tradizione apostolica, dentro la dottrina della fede e dentro il rapporto confidente tra fede e ragione. Non consiste, come la parola creatività potrebbe far pensare secondo l’accezione in voga oggi del termine, in una corsa scriteriata verso il nuovo”.
Stefano Fontana - Fonte

30 commenti:

tralcio ha detto...

L'opzione Benedetto ha già suscitato incomprensioni e pregiudizi, anche in questo blog.

Premesso che il cristianesimo prevede la comunione ma non implica l'uniformismo (persino gli angeli sono differenti tra loro e i santi sono tutti originalmente santi in un modo speciale), sarebbe tempo che non imitassimo l'Accusatore nel trinciare giudizi su come un altro diventa santo, ma imitassimo e adorassimo l'Agnello come opportunità d'essere santi.

Il combattere polemicamente in contese tra fazioni che cercano di convincere l'altra urlando le proprie ragioni (celebre specialità del Nemico nell'agitare gli animi per sottrarli al silenzio in cui ascoltare Dio), sottrae energie all'essenziale: che in noi, dentro di noi, nulla venga prima di Cristo. Ripeto: in noi, senza preoccuparci subito di quel che accade negli altri. Il frutto spirituale più maturo di questa priorità è l'umiltà.

La resistenza al mondo che eleva la mente a Dio e ci rende capaci di perdere la nostra vita per amor Suo, rendendo la nostra carne indigesta al Nemico, è adattissima allo scenario attuale che c'è chi paragona all'Occidente all'indomani della fine dell'Impero Romano, nel 476 dopo Cristo, e chi addirittura simile a quello in cui Noè, deriso, costruiva l'arca.

La scelta del monaco è una scelta "strana": monaco è da monos, cioè solo, singolo. Ma i monaci vivono in comunità e con una regola ben precisa. E non se ne stanno là a guardare il campo o l'acqua zampillare da una risorgiva, bensì con l'acqua e il campo e la conoscenza del seme, salvata dallo studio dei testi sottratti alla barbarie, bonificano paludi e ridanno un senso ad intere città, risanandone anche l'economia, la cultura e la civiltà per gente che "non aspirava ad altro che a cercare e a servire Dio in una comunità di fede, costruita per resistere al caos e alla decadenza che la circondava”.

L’Opzione Benedetto mette al centro Cristo e automaticamente si estrania il più possibile dalla modernità anticristiana, decadente.

In effetti il "dialogo" fiducioso, ingenuo e sciocco in cui credeva la neo Chiesa ha prodotto evidenti macerie.

Anche le famiglie cristiane sono questi monasteri dove vivere la fede da certosini.

E' una ritirata? O sono velleitari i battaglioni di quelli che vorrebbero truppe cammellate vocianti per le strade? E guai a chi non si uniforma... C'è chi adora l'uniforme?
La regola dei certosini arriva ad annullare l'amor proprio, questo sì, ma è il contrario dell'uniformare lo spirito e i doni di Dio! "Nulla anteporre a Cristo" è la garanzia dell'unicità di ogni figlio di Dio! Oggi più che mai, per arrendersi alla volontà di Dio.

irina ha detto...

Questo ricominciare dal basso, significa anche scontrarsi con mentalità diverse e divergenti; nella crisi chiunque è stato chiamato a tamponare ovunque necessario, aldilà della sua stessa volontà che, in una situazione di calma ,avrebbe preso di certo altre strade.
Lo vediamo noi nel blog, dove siamo confluiti per caso e liberamente rimasti, quanto facilmente siamo presi dalla reciproca incomprensione e come, senza la moderazione pacata di Maria, molti sarebbe già altrove e comunque, molti altri altrove sono andati.
Quindi ricominciamo pure dal basso ma, diamoci una moderazione interna, riprendendo dalla festa degli Arcangeli,che sia perspicace nel conoscere la sapienza di Dio affinchè gli altri possano essere potenti nell'operare, zelanti nel servire.

Anonimo ha detto...

http://europa.today.it/attualita/salvini-fondi-migranti.html

L’Ue vuole bypassare Salvini: fondi direttamente agli enti locali che accolgono migranti

„L’Ue vuole bypassare Salvini: fondi diretti agli enti locali che accolgono migranti
Al Parlamento europeo passa un emendamento del Pd che stabilisce che le amministrazioni che offrono sostegno umanitario potranno chiedere finanziamenti comunitari senza passare per i ministeri“

Pepito Sbazzeguti ha detto...

"L’Ue vuole bypassare Salvini: fondi direttamente agli enti locali che accolgono migranti"

ok questo significa che alle prossime elezioni amministrative il PD perdera' anche quei pochi comuni che ancora gli restano....

Anonimo ha detto...

Tanto scalpore per il reddito di cittadinanza che non ha coperture e poi guarda quanti soldi hanno per i clandestini. E' evidente che in Europa odiano gli Italiani a prescindere. Bene ha fatto il governo ad alzare la percentuale. Vediamo ora che succede.

Anonimo ha detto...

Siamo dei fifoni impazziti e la pagheremo cara. I paesi stranieri stanno islamizzando l’Europa e noi occidentali a fare la claque. Merkel doveva dire a Erdogan di non venire oggi a Colonia, dove ha inaugurato la mega moschea, una delle più grandi d’Europa, dietro la più grande cattedrale gotica tedesca. Non è libertà religiosa, nè diplomazia, è conquista pura e semplice. I turchi fuori urlavano a Erdogan “siamo il tuo esercito e tu sei il nostro comandante”. Erdogan ha detto: “I minareti sono le nostre baionette, le cupole i nostri elmetti, le moschee le nostre caserme”. Questo satrapo costruisce moschee ovunque in Europa e agita le grandi minoranze turche in quei paesi, che votano per lui. L’Europa è la culla della democrazia, ma i soldi stranieri per farci islamizzare dobbiamo fermarli. È lo stesso Erdogan che, per la prima volta in 80 anni, ha riportato Corano e muezzin a Santa Sofia, la cattedrale di Istanbul simbolo della cristianità orientale. Ma a noi che importa, siamo tutti in fila per il nuovo Starbucks e l’Iphone dieci.
Giulio Meotti

Anonimo ha detto...

Replica all'intervento del capo dello Stato che richiama la costituzione per la manovra: "Stia tranquillo il Presidente - dichiara Matteo Salvini - dopo anni di manovre economiche imposte dall'Europa che hanno fatto esplodere il debito pubblico (giunto ai suoi massimi storici) finalmente si cambia rotta e si scommette sul futuro e sulla crescita". "La Costituzione - prosegue il ministro dell'Interno - impedisce forse di cambiare la legge Fornero, di ridurre le tasse alle partite Iva e alle imprese, di aumentare le pensioni di invalidità, di assumere migliaia di poliziotti, carabinieri e pompieri, di aiutare i giovani a trovare un lavoro? Non mi pare".

mic ha detto...

Ammettiamolo. Il Capo dello Stato, dal punto di vista formale, ha perfettamente ragione. Il primo comma dell’art. 97 della Costituzione – dopo le modifiche apportate dalla Legge costituzionale n. 1/2012 – recita: “Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico“.
Tralasciamo pure il fatto che il Capo dello Stato – in una Repubblica parlamentare – non debba intervenire nelle scelte politiche del governo e delle Camere, però una cosa va ricordata. L’art. 97 non prevede più l’originaria formulazione della Costituzione del 1948. Questo gli italiani devono saperlo. L’attuale versione fu introdotta nel 2012 dalla maggioranza parlamentare che sosteneva il governo Monti (Pd e Pdl), quindi dopo il Colpo di Stato del novembre 2011 ai danni dell’ultimo governo Berlusconi. Fu infatti proprio nell’aprile 2012 che venne inserito in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio (Legge costituzionale n. 1/2012 che modificò gli articoli 81, 97, 117 e 119 della Carta).
Un principio neo-liberista in forte contrasto con i principi inderogabili della Costituzione del 1948. Su tutti il diritto al lavoro, non un lavoro qualsiasi ma quello in grado di garantire un reddito dignitoso per il lavoratore e la sua famiglia. Peccato che, all’interno delle regole europee o di quelle costituzionali dopo la vigliaccata del 2012, il diritto al lavoro così come rubricato nei Principi Fondamentali e nella Parte Prima della Costituzione non sia in alcun modo realizzabile.
Ci dispiace che il Capo dello Stato, invece di richiamare i Principi Fondamentali, si sia limitato ad invocare i vincoli capestro introdotti in Costituzione nel 2012.
Peccato, inoltre, che non sia stato così vigile anche nel dicembre 2016 quando il governo Gentiloni, insediatosi da poche settimane, si faceva votare dalla maggioranza parlamentare dell’epoca (Pd-Ncd) un indebitamento di circa 20 miliardi per salvare le banche. E dov’era l’inquilino del Colle quando l’ex Presidente del Consiglio Renzi portava il rapporto deficit/pil al 2,5% nell’anno del referendum costituzionale?
Insomma, così non va bene.
L’attuale maggioranza parlamentare (Lega-M5S) si dia una mossa e presenti un disegno di legge costituzionale che preveda l’abrogazione della legge costituzionale n. 1/2012.
Togliere il vincolo del pareggio di bilancio dalla Costituzione deve essere una delle priorità dell’azione politica dell’attuale maggioranza parlamentare.
Giuseppe PALMA e Paolo BECCHI
https://scenarieconomici.it/le-parole-di-mattarella-sono-un-pugno-nello-stomaco-dei-principi-fondamentali-di-g-palma-e-p-becchi/

Ditelo a Mattarella ha detto...

Abbiamo visto che fine ha fatto la Grecia per tenere in ordine i conti pubblici.

Silente ha detto...

Erano mesi che non andavo a messa nella parrocchia vicino a casa. Grazie al cielo, ho alternative che mi consentono di partecipare alla vera S. Messa, con il rito tridentino. Ma oggi sono stato praticamente costretto a partecipare alla messa conciliare. Sempre peggio. La predica, durata più di venticinque minuti, si è conclusa con insulti per chi "non accoglie". Canti senili di dubbia dottrina nel contenuto. Inseguito nella chiesa per l'odioso, insopportabile, irritante "segno di pace". Mani pentecostalmente e quindi ereticamente aperte per il Padre Nostro. Nuova predica per i lunghissimi "avvisi parrocchiali".
Ovviamente non entro nel merito della messa conciliare in sé, dei suoi tradimenti dottrinali rispetto a quanto previsto dall'immodificabile rito tridentino, dalla sua bruttezza e sciatteria rispetto alla S. Messa di sempre. La nostra padrona di casa ha scritto un bel libro su questo (La questione liturgica). No, io mi fermo al dato estetico-antropologico. Esperienza deprimente. Ma c'è ancora qualcuno che osa sostenere, con frase fatta e fasulla, che "anche il Novus Ordo può essere ben celebrato?"
Silente

David Dario Carletti ha detto...

Bravissimo

fabrizio giudici ha detto...

O sono velleitari i battaglioni di quelli che vorrebbero truppe cammellate vocianti per le strade?

Premesso che il cristianesimo prevede la comunione ma non implica l'uniformismo.


San Paolo ha detto che uno è lo Spirito Santo, molti sono i carismi. Verissimo. Infatti c'è il monaco di clausura, che è ritirato dal mondo, ed è la colonna portante di tutto. Poi c'è anche il soldato che combatte in campo aperto. Io non critico i carismi degli altri e sono il primo a dire che il soldato non può far niente se non prega prima, e se non c'è il monaco di clausura. Il soldato non pensa che il monaco sia velleitario, il monaco non pensa che il soldato sia velleitario. Mi pare che l'ultimo scambio di commenti dell'altro giorno sui marinai di Lepanto fosse chiaro.

Ma leggo tralcio che insiste nel bollare come "velleitari" i carismi degli altri. Che senso ha lamentarsi delle divisioni e delle incompresioni, osservare giustamente la varietà di carismi, ma poi bollarne certi come velleitari?

Tanto per esser concreti: mons. Viganò è un velleitario? Tutti i giornalisti che stanno lavorando per far emergere gli scandali, sono velleitari?

Silente ha detto...

"Ditelo a Mattarella" delle 20:03 solleva meritevolmente un tema nascosto, dimenticato, occultato: la grande rapina alla Grecia. Si è trattato di uno degli atti più ignobili della storia: una piccola, grande nazione, culla della nostra civiltà, a cui tutto il mondo deve cultura, filosofia, pensiero, è stata miserabilmente depredata, derubata, affamata dalla maledetta "troika": Unione Europea, Fondo Monetario, Banca Centrale Europea. Una miserabile banda di usurai che meritano le maledizioni che agli usurai destinò Ezra Pound, non per nulla ingabbiato a Pisa e poi in un manicomio negli USA perché fascista. In Grecia le pensioni sono state ridotte per ben quattordici volte. Il sistema sanitario distrutto. I salari ridotti fino all'80%. Porti, aeroporti, industrie svenduti a tedeschi, cinesi, francesi. Contadini che sopravvivono perché mangiano ciò che coltivano. La classe media ridotta alla fame. Solo la Chiesa Ortodossa e il movimento politico di destra Alba Dorata provvedono ogni giorno a sfamare migliaia di persone che altrimenti morirebbero di fame. Questa è la Grecia oggi, governata da un partito di ultra-sinistra prono agli ordini degli euro-criminali.
Bene, quando qualcuno ci dice: "Ce lo chiede l'Europa", quando vediamo le gioconde facce di un Junker, di un Oettinger, di un Moscovici, di un Draghi, di un Tajani o peggio di una Merkel o di un Macron, che con il ditino alzato ci minacciano, pensiamo a un pensionato di Atene o a un operaio del Pireo e meditiamo sulla legittimità di queste eurocanaglie.
E dei milioni di euri pagati anche dai contribuenti italiani come "aiuti alla Grecia", si sappia che neppure uno è andati ai cittadini ellenici. Sono tutti andati a rimborsare le banche tedesche e francesi per i loro crediti nei confronti della Grecia. Sono le regole della grande finanza apolide e innominabile.
Ecco, in questo momento in cui una trentina di fondi avvoltoio à la Soros, che dominano le borse mondiali e che la stampa asservita si ostina a definire metafisicamente "il Mercato", sembrano determinare la politica degli Stati, ricordiamoci della Grecia, del suo martirio e di chi sono stati i suoi carnefici.
Prima o poi, dovremo trovare il modo di sconfiggere gli usurocrati dell'Unione Europea, del Fondo monetario, della Banca Europea e delle altre malefiche istituzioni mondialiste che alimentano e governano il "sistema per uccidere i popoli".
Silente

viandante ha detto...

@Fabrizio Giudici

A me non pare proprio che Tralcio stia bollando qualcuno di essere velleitario. Tutt'al più, e scusatemi se ritorna la solita tiritera, ma sia il soldato di Lepanto come tutti coloro che a casa recitavano il rosario, sapevano che la forza che combatteva per loro era Dio stesso, che tramite la divina Provvidenza sosteneva le loro armi e i loro attacchi quasi come nell'AT quando il Signore, alle mani alzate di Mosé, dava forza all'esercito degli ebrei. Quelle mani alzate sono i nostri rosari, digiuni ecc.. C'è anche chi va in guerra, ma se non fosse per queste mani alzate al cielo di Mosè, vano sarebbe il loro combattere ed il loro numero insignificante.
Evidentemente la diversità dei carismi si riflette sulle nostre vite, ma anche sulla nostra spiritualità. Anzi questi carismi sono importantissimi per poter combattere anche spiritualmente Satana: come diceva tralcio è da ingenui combattere Satana con le sue stesse armi, quando abbiamo mezzi soprannaturali molto più efficaci. Poi ognuno faccia nella vita ciò per cui dovrà rispondere a Dio per le sue personali responsabilità. Il medico quel che deve fare, l'ingeniere pure, il sacerdote allo stesso modo e il soldato in ugual misura. Non mi sembra nè irrealistico nè privo di buon senso. Certamente difficile senza la grazia di Dio, come tutte le cose umane.

Anonimo ha detto...


L'impressione che dà "Tralcio" (e altri che come lui intervengono su questo blog) è quella di considerare inutile l'impegno attivo dei fedeli contro la catastrofe incombente; questo impegno lui lo bolla con disprezzo "intervento delle truppe cammellate" o mettersi a fare le stesse cose dell'Avversario [sic]. Anche la presa di posizione di mons. Viganò sarebbe allora una cosa sgangherata, un andare all'attacco con le truppe cammellate. Quelli come Tralcio non pregano evidentemente per il successo dell'impegno attivo contro i colpevoli del degrado nella Chiesa, p.e. non pregano perché questo Papa se ne vada, assieme a tutto il gruppo che lo sostiene. INsomma, pregano perché abbia successo l'azione di pulizia dentro la Chiesa visibile? Sembra di no, a giudicare da quello che dice, e infatti gli piacciono gli interventi di don Elia, che è sulla stessa lunghezza d'onda. Bisogna "mettere Cristo al centro", qualsiasi cosa ciò voglia dire e disinteressarsi del resto.

Questo atteggiamento di Tralcio sembra non prender in considerazione la necessità dell'azione delle causae secundae, che Dio permette e pur vuole da noi.
Se poi l'impressione che si ricava dai suoi interventi non corrisponde al suo vero pensiero, come interpretato da "Viandante", allora forse Tralcio dovrebbe chiarire.
Z.

viandante ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
viandante ha detto...

Forse interpreto male io quello che Tralcio dice.
Però per cosa esattamente dobbiamo pregare? Certamente per la gloria di Dio e per il bene della Chiesa (oltre che per la nostra salvezza). In tempi di crisi o persecuzione cosa preghiamo? Perché Dio assista la Sua Chiesa e susciti santi in grado di risollevarne la sorte o, scusatemi l'iperbole, perchè gli usurpatori prendano un colpo apoplettico? La purificazione precede o è conseguenza del risollevamento della condizione della nostra amata Chiesa? Probabilmente entrambi.
Che comunque, Cristo vada messo al centro è indubbio, ma non è che noi lo vogliamo mettere al centro per fargli fare quello che noi vogliamo?
Un esempio che può facilmente essere attualizzato: mettiamoci nei panni dei cristiani di Damasco ai tempi di Saulo. Cosa avranno pensato e per cosa avranno pregato il Signore? Umanamente forse ci sono stati anche coloro che avranno pregato il Signore perché la malasorte colpisse Saulo. Lui, il Signore, preferì convertirlo in modo subitaneo e miracoloso. Forse è meditando su queste cose che anche noi possiamo purificare la nostra fede, che non vuol dire non essere previdenti e pronti sia alla difesa che all'attacco.

tralcio ha detto...

Se il Signore dovesse chiedermi d'essere un marinaio nella flotta di Lepanto, chiedo fin d'ora la grazia di esserne degno. Mi rifacevo al paragone con il tempo di Noè e con il 476, occasioni nelle quali non c'erano flotte, ma caso mai scialuppe di salvataggio per naufraghi.
Anche la tempistica ha il suo peso. Evidentemente c'è chi trova più verosimile l'Adriatico del 1571 o la Vienna del 1683... Lo situazione dell'occidente post cristiano dice altro: non ci sono più imperi cristiani, ma gente che rimuove croci, lavora di domenica e promuove eresie, sollazzando il sollazzabile. Non ho intenzione di offendere nessuno e se qualcuno si sente offeso chiedo scusa. Se posso permettermi: moderate anche voi i vostri termini. Non che ne sia offeso, che non è un problema, ma solo per non essere voi inutilmente ipertesi... Non fa bene.

Anonimo ha detto...

Vorrei spezzare una lancia in favore dell'opzione Benedetto, non fosse altro per la Speranza che infonde in molti cuori, compreso il mio, come una piccola fiammella che viene accesa e nel tempo maturo, potrà divenire un fuoco vivo che riscalda molti altri cuori. Immagino queste "piccole comunità creative" e nate "dal basso" come piccole arche di Noè, autonome, sparse un po' ovunque, ma ognuna dotata al suo interno di varie "Maria" e "Marta" di anime più contemplative e altre più dedite alle attività prettamente materiali, ma entrambe fondate sulla retta dottrina e comunque a loro agio, in entrambi i ruoli, di contemplazione e di azione. Questo tempo di preparazione, piuttosto, dovrebbe servire proprio a ben prepararci, soprattutto dove le "Marta" non hanno ancora ben imparato a comportarsi come "Maria" (dando per scontato che le "Maria" non hanno alcuna difficoltà a rivestire anche il ruolo di "Marta" e le varie incomprensioni che nascono, sono quasi sempre dovute alla non comprensione della spiritualità più elevata che alcune "Maria" hanno raggiunto e che è causa di inciampo, per chi si considera invece, come già arrivato, mentre il suo spirito, ha appena iniziato a muovere i primi passi, proprio come molte "Marta"). Azzardo una ipotesi: Tralcio, che vedo come una novella "Maria" può suscitare varie incomprensioni, ma è importante che persista nella sua testimonianza, potrebbe infatti stimolare una crescita spirituale nelle "Marta" un po' recalcitranti che spesso incontra e, a sua volta, imparare anche quei lavori di "Marta" che non avesse ancora imparato a ben svolgere, ad esempio: cucinare o che so, fasciare una ferita? Ho appena infornato una teglia di lasagne, come "Marta", ma il mio cuore cerca riposo in Dio ed oggi cercherò un posto solitario, in cui ritirarmi, per pregare Dio ed essere nutrita e fortificata nello spirito, per le prossime battaglie, che certo non mancheranno, in cucina, tra le mura domestiche e nel mondo.

Anonimo ha detto...


La replica di Tralcio non chiarisce, a mio avviso.
Allora, porrò la questione in modo più semplice e diretto.
Lui prega anche per quelli che "si rifanno a Lepanto e alla
battaglia sotto Vienna contro i turchi", per rifarsi alle sue
parole, oppure no? Prega, perché la loro lotta pubblica
abbia successo, anche se lui personalmente non la ritiene il
mezzo migliore per affrontare la situazione?
Sì o no? Non mi sembra una domanda da offendersi.
Si vorrebbe solo una risposta chiara.
Anche se fosse negativa, amici come prima, si intende.
Z.

fabrizio giudici ha detto...

Premetto che io non penso affatto che tralcio debba scusarsi, né mi sento offeso da lui: dovrebbe essere chiaro che la discussione verte su _comportamenti_ da tenere e non sulle persone; le persone concrete, come mons. Viganò, vengono chiamate in causa non per un giudizio personale positivo o negativo su di loro, ma sui comportamenti che tengono. Da questo punto di vista non ritengo che sia necessario smussare i toni, anzi, se tralcio ritiene che il combattimento è velleitario, è opportuno che usi quel termine, sennò c'è il rischio di cadere come fa la Chiesa da troppo tempo nello zuccheroso e di arrivare a quelle false conclusioni in cui si sostiene che tutti sono d'accordo, semplicemente perché ognuno interpreta le parole come gli pare.

Non c'è neanche da spezzare una lancia nei confronti dell'opzione Benedetto, almeno per quanto mi riguarda, perché certamente quell'idea esprime anche molte cose positive.

Credo che dovremmo anche tenere il focus della discussione ben fermo, senza divagare su quali sono le cose per cui preghiamo - o meglio, possiamo anche parlarne, certamente, ma rimane un tema indipendente da quello del combattimento. Così come il discorso dei tempi; sia cosa fare che quando farlo lo sa il Signore.

Rimane questo fatto: cosa sia la preghiera è ovvio, e tutto quello che non è preghiera (salvo cose come l'invito alla preghiera, finché nessuna forza esterna si oppone) è combattimento. Io contesto il fatto che ci siano momenti nella storia della Chiesa in cui si pregò soltanto, a differenza di quelli in cui si pregò e si combatté, tranne un caso. Anche la crisi ariana fu un combattimento, combattuto nei sinodi e nei concilii a suor di scomuniche e anche di ceffoni, secondo quanto ci ricorda la tradizione (p.es. l'episodio tra san Nicola e Ario).

(segue)

fabrizio giudici ha detto...

L'unico caso in cui c'è stata solo preghiera è quello citato da tralcio, della passione di Cristo. L'analogia con il momento della Chiesa è valida, così come s'è detto che la Chiesa sta vivendo il suo calvario. Ma l'analogia, come tutte le analogie, può avere un limite ed è il caso di investigarlo. Sostenere che questo limite non ci sia è legittimo, ma ha conseguenze molto pesanti e dovrebbe essere fondato su premesse inoppugnabili. Che mi pare non ci siano. Nell'Apocalisse, persino nel momento di massimo potere dell'Anticristo abbiamo gente che non si limita a pregare (dunque, per quanto ho scritto prima si ricade nel combattimento): Elia ed Enoch contrastano la predicazione dell'Anticristo in modo attivo. L'unico momento in cui forse non c'è combattimento è nel passaggio di Gog e Magog, quando eserciti di tutto il mondo cospirano contro la Chiesa e paiono invincibili, ma subito dopo c'è menzione della loro sconfitta che appare per pura opera di Dio. Questo lo dico con le pinze, sapendo quanto è difficile l'interpretazione dell'Apocalisse e quanto ne sono ignorante: sarebbe interessante leggere qualche approfondimento di chi ci capisce.

Detto questo, il mio discorso vuol portare alla constatazione che il sostenere che ci troviamo in un momento del tutto eccezionale in tutta la Storia, tanto da essere chiaramente identificato con un passaggio preciso dell'Apocalisse (e che sia chiaro che si tratta proprio di quel momento e non di un precursore) dovrebbe essere fondato in modo inoppugnabile.

Per quanto riguarda gli esempi, lasciamo pure perdere mons. Viganò, e andiamo più terra terra. Silvana de Mari è sotto processo per aver esposto in pubblico le teorie di un noto pervertito. Cosa dovrebbe fare? Rinunciare a difendersi, e solo pregare? Farsi incarcerare, magari in attesa di essere liberata da un angelo come San Pietro?

Veniamo a sapere, per rimanere in argomento, che la RAI sta preparando un'agiografia del noto pervertito. Dobbiamo lasciar fare, limitandoci a pregare perché - chissà come - l'iniziativa fallisca?? Oppure la nuova presidenza deve combattere per impedirlo, cassando il progetto?

Un genitore che scopre che il figlio è "ingenderato" a scuola, deve pregare o anche combattere perché il figlio riceva un'educazione corretta?

Un medico a cui si vuole togliere l'obiezione di coscienza deve rinunciare alla propria professione, per evitare di trovare ad ammazzare un bambino, o deve lottare attivamente per mantenerla?

Vorrei che si dessero risposte esplicite a queste domande.

viandante ha detto...

@Fabrizio Giudici
D'accordo tutto, ma ho l'impressione che ora tu stia esagerando! Abbiamo detto della priorità della preghiera sull'azione, ma senza escludere la seconda! Non mi pare che abbiamo scritto in cinese.

Anonimo ha detto...


Ma se l'azione viene definita "velleitaria", in generale, questo non significa forse escluderla di fatto?

tralcio ha detto...

Santa Teresina di Lisieux, Dottore della Chiesa, è patrona delle missioni senza mai essere stata in terra di Missione. Non è il "piccolo fiore" delle sdolcinerie ireniche dell'infanzia spirituale, ma un gigante roccioso della fede cristiana, non confinabile nell'infantile, nel femminile o nel ritiro dal mondo.

Lei è uno dei soldati più indigesti per l'Avversario, il quale non combatte soprattutto con eserciti e flotte, dal momento che la nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti (Ef 6,12).

Santa Teresina smaschera ogni velleità del fare rassegnata alla mediocrità spirituale.
Se poi il nostro lettore di codice a barre non riconosce la merce sul bancale secondo come l'avevamo etichettata, può essere semplicemente un problema della nostra logica binaria...

Anonimo ha detto...


"Se poi il nostro lettore di codice a barre non riconosce la merce sul bancale..."

Il nostro "Tralcio" ama esprimersi di frequente "in codice".
Forse il suo motto autentico dovrebbe essere "larvatus prodeo"...
Mi sembra inutile a questo punto insistere nel richiedergli una
risposta del tipo: "sì sì no no".
Z.

Anonimo ha detto...

Ma Sadràch, Mesàch e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: "Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito (Dn 3,16).

Larvatus prodeo

zzzz... ronf.... zzzz ronf....

fabrizio giudici ha detto...

Carissimi,

io vi dico che per me questa discussione è chiusa: tanto si capisce che non se ne cava più un ragno dal buco. Quel che dovevamo dire ce lo siamo detti e le posizioni di ognuno mi paiono chiare. Rimane immutata la stima per tutti voi.

Let's move on (scusate, ma non so come dirlo in latino: transeamus?).

viandante ha detto...

Eh sì, quante volte la nostra logica é solo binaria!
Invece la vita, le parole, sono ricche di sfumature. Quante volte la nostra incapacità nel cogliere queste sottigliezze ci impone semplificazioni che a volte non riescono a cogliere gli aspetti più significativi e gratificanti della realtà e della verità. Semplificazioni da non confondere con le sintesi risultanti da lunghe e profonde riflessioni.
E che grazia riuscire magari dopo anni a capire ciò che per lungo tempo ignoravamo e nemmeno suscitava il nostro interesse. Quante volte (quanti anni!) le stesse letture evangeliche ascoltate a Messa non ci hanno detto nulla di particolare, finché un bel giorno si accende in noi una luce che d'un colpo ci svela significati per decenni rimasti nascosti!
Che belle parole scriveva l'anonimo di ieri (30 settembre 2018 13:30) a proposito di Marta e Maria. Quante volte, specialmente negli anni dell'adolescenza e giovanili, eravamo pervasi dalla voglia di fare ed agire e solo quello era il linguaggio che riuscivamo a capire. Che dono il tempo che il Signore ci dona permettendoci di crescere, di maturare, di pentirci... e di capire qualcosa in più della vita naturale e soprannaturale.
Quante volte le nostre domande, come quelle dei farisei, sono volte a mettere in difficoltà l'altro più che a ottenere una informazione vera. Quante volte più che di domande abbiamo bisogno di riflessione e meditazione.

Anonimo ha detto...


Chissà perché chiedere a un cattolico dedito, secondo quanto lui stesso afferma, ad una vita di preghiera, se prega per la buona sorte di una certa battaglia pubblica fatta in difesa della fede da parte di altri cattolici, dovrebbe "mettere in difficoltà" questo stesso devoto, destinatario della domanda, come se gli si chiedesse di rivelare chissà quale segreto, da custodire gelosamente.
E nemmeno si capisce che bisogno ci sia di etichettare malignamente tale domanda come "farisaica" ovvero ipocrita, come se tale domanda non fosse legittimata da precedenti e ripetute affermazioni del suddetto devoto, giustificanti in quanto tali la richiesta di una chiarificazione.
Z.