Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

mercoledì 6 febbraio 2013

Lettera aperta alle Congregazioni vaticane

Ci viene segnalato il caso di un giovane desideroso di ricevere il battesimo, che vede dilazionato il suo desiderio al cammino biennale di preparazione in genere previsto per i catecumeni secondo le norme del RICA. I pastori in questo caso non fanno altro che richiamarsi alle "regole", che ovviamente hanno il loro valore; ma nel caso di specie, si tratta di una persona che mostra di conoscere la Fede che è giustamente impaziente di ricevere nel Battesimo. Basterebbe un po' di buona volontà da parte dei pastori: un colloquio preliminare e poi rispondere al grande desiderio... Perché appellarsi sempre alla "burocrazia", quando un pastore ha tutta la discrezione per valutare casi del genere?

Adesioni da tutto il mondo per la Marcia per la Vita 2013

In occasione della Giornata per la Vita, celebrata in tutta Italia dalla Cei il 3 febbraio, il Comitato organizzatore della Marcia per la Vita ha diffuso il seguente comunicato.

Straordinario il numero di adesioni giunte da tutto il mondo alla terza Marcia Nazionale per la Vita, che si terrà a Roma il prossimo 12 maggio, con inizio alla 9.00 al Colosseo e conclusione alle 11.30 a Castel Sant’Angelo. Lunghissimo l’elenco delle realtà pro-life internazionali che hanno assicurato la loro partecipazione alla mobilitazione italiana a favore della vita. Tra queste si segnalano le statunitensi American Life League, Americans United for Life, Human Life International, Catholic Family E Human Rights Institute, Choose Life America, Catholics for Freedom of Religion, Moral Consensus Forum, CrossRoads-Pro-life Walks Across America, Alabama Physicians For Life, Family of the Americas Foundation, Life Site News, Precious Life Missions, Priests for Life, The Life Guardian Foundation, World Congress of Family News; le francesi Chosir la Vie, Chrétienté-Solidarité, Droit de Naître, Livres en Famille, Renaissance Catholique, SOS-Tout Petits; l’Australian Family Association e l’Accademia Letteraria Italo-australiana Scrittori (Australia); le associazioni Belgian March for Life, Fédération Pro-Europa Christiana, Katholiek lebenforum (Belgio); la tedesca Aktion SOS Leben, le polacche Civitas Christiana e Piotr Skarga, la portoghese Alternativa Portugal, la Czech Association for Life (Repubblica Ceca), le spagnole Derecho a vivir-Barcelona e Sacerdotes por la Vida.

La Marcia per la Vita si rivela così sempre più inserita nell’insieme delle manifestazioni pro-life che si tengono in tutta Europa e negli Stati Uniti. A parlare della validità di queste marce è stato recentemente mons. Ignacio Carrasco de Paula, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Riferendosi alla storica marcia tenutasi a Washington lo scorso 25 gennaio, mons. Carrasco de Paula ha dichiarato: “La Chiesa sostiene le marce in tutto il mondo, perché coloro che vi partecipano sono parte della stessa Chiesa”. Il Vescovo ha pure detto che la Santa Sede è consapevole che tali azioni “diventano visibili in tutto il mondo” e che il Vaticano aiuta coloro che sono impegnati nella battaglia culturale per la difesa del nascituro, aggiungendo che le marce sono una testimonianza storica della santità della vita umana. Un incoraggiamento alla March for Life di Washington e indirettamente a tutte le altre manifestazioni di tal genere è venuto anche da Papa Benedetto XVI, che su twitter ha scritto: “Mi unisco a quanti marciano per la vita e prego affinché i leader politici proteggano i bambini non nati e promuovano una cultura della vita”.

Molte le iniziative previste per il giorno precedente la Marcia: un convegno al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, con la partecipazione del card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, e di mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, e una veglia di preghiera con il card. Raymond Leo Burke a S. Maria Maggiore. Come lo scorso anno, la Marcia conta sull’adesione di un grandissimo numero di vescovi e cardinali, alcuni dei quali hanno assicurato la loro presenza a Roma il 12 maggio.

martedì 5 febbraio 2013

13 febbraio, Le Sacre Ceneri. Santa Messa Rito Romano usus antiquior a S. Nicola in Carcere



Mercoledì 13 Febbraio
Le Sacre Ceneri Digiuno e Astinenza

Alle ore 18 nella Basilica di San Nicola in carcere 
Via del Teatro di Marcello, 46 Roma
inizieranno i Riti della Santa Quaresima con 

Possibilità di confessarsi, e assistere alla Santa Messa 
con l'imposizione delle Sacre Ceneri

Vai alla Mappa, nella quale trovi anche il link per le indicazioni

lunedì 4 febbraio 2013

Paolo Pasqualucci, Ancora sulla c.d. "interpretazione eretica" del Concilio Vaticano II

Un'ottima puntualizzazione, interessante per ribadire e fissare alcuni punti-chiave sul concilio e la sua pretesa infallibilità.

Sul sito “Riscossa Cristiana”, l’11 gennaio del corrente anno, il P. Giovanni Cavalcoli OP è intervenuto a favore della straordinaria opinione espressa di recente (sull’Osservatore Romano del 29.11.12) da S.E. Mons. Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (opinione già criticata sul presente sito), [vedi anche nostre puntualizzazioni] secondo la quale chi propone “l’ermeneutica della rottura” nell’interpretare il Vaticano II, sia sul versante “tradizionalista” che su quello “progressista”, si rende per ciò stesso colpevole di una “interpretazione eretica”.

Il P. Cavalcoli OP ha ritenuto opportuno sottolineare la novità che sarebbe qui apparsa: “per la prima volta si parla di ‘interpretazione eretica del Concilio’ in riferimento all’esegesi della rottura, che viene addebitata tanto ai “tradizionalisti” quanto ai “progressisti” ”.  Tralasciando i “progressisti”, questa taccia di eresia affibbiata a chiunque critichi il pastorale Vaticano II, che cosa implica per i “lefevriani”, che rappresentano notoriamente il ferro di lancia dello schieramento rimasto fedele alla Tradizione della Chiesa?  È presto detto.  “Le posizioni di Mons. Lefèbvre e dei suoi seguaci non sono semplicemente “scismatiche”, come per molto tempo si è creduto e la stessa S. Sede ha detto, ma sono eretiche”.

domenica 3 febbraio 2013

Mons. Morerod spiega...

Le Forum Catholique riporta questa dichiarazione fatta da Mons. Morerod oggi pomeriggio su Facebook in ordine al provvedimento riguardante l'interdizione delle Chiese della sua diocesi alla FSSPX. (testo originale inglese - traduzione mia)
Le norme che ho pubblicato sono solo un aggiornamento deciso dalla Conferenza Episcopale Svizzera nel settembre del 2011 (prima che io ne facessi parte). In realtà ho aspettato un anno in più rispetto agli altri vescovi della Svizzera francese (Sion, Basilea, Abbazia di Saint Maurice) perché speravo che il dialogo funzionasse. Dopo che il Vescovo Fellay, nella sua predica dell'11 novembre 2012, ha affermato che la "nuova messa" è pericolosa e che il dialogo è tornato indietro al 1974-75, e dopo che egli, nel suo discorso del 28 dicembre 2012 a New Hamburg, ha definito gli ebrei "nemici della Chiesa", ho deciso di non aspettare più... La differenza tra l'uso delle chiese da parte dei protestanti o degli ortodossi da un lato e da parte della FSSPX dall'altro, risiede nel fatto che i sacerdoti della FSSPX sono considerati cattolici ma senza legittimo ministero: l'effetto di questa situazione è che essi dividono la Chiesa dall'interno e dicono cose che io non pronuncerei all'interno di chiese cattoliche.
Dunque la decisione è del vescovo in tandem con altri vescovi Svizzeri, ai quali egli si trova perfettamente allineato. Ma il suo chiarimento aggrava e non poco la situazione, almeno nella visuale che lui stesso dichiara di averne. Dice di aver atteso un anno sperando che il « dialogo funzionasse ». Intanto sembra già proiettato in una conclusione negativa che potrebbe apparire nell'aria, ma che nessuno lo autorizza a dare per scontata, oltretutto in contrasto con lo stile-Di Noia, molto più rispecchiante la mens e il cuore del Papa, che non chiude affatto sulla prosecuzione delle discussioni.
Inoltre c'è molto da osservare sulle motivazioni che adduce:
  1. « Fellay, nella sua predica dell'11 novembre 2012, ha affermato che la "nuova messa" è pericolosa ». Strano che uno che ha partecipato ai colloqui ne parli come se lo sentisse per la prima volta, mentre è noto a tutti che il rifiuto di adottare il messale del 1970 è stato la ragione dell'erezione della Fraternità.
  2. Mons. Fellay ha detto anche che « il dialogo è tornato indietro al 1974-75 ». E allora? Evidentemente non ha fatto altro che prender atto con rammarico di certi nodi che anziché sciogliersi si sono andati ingarbugliando, provocando una regressione, anziché un progresso. Sta di fatto che, inspiegabilmente c'è un prima e un dopo il nefasto 13 giugno...
  3. Mons. Fellay « il 28 dicembre 2012 a New Hamburg, ha definito gli ebrei "nemici della Chiesa" ». In questo caso Mons. Morerod sembra aver dato peso a ragioni politico-diplomatiche piuttosto che teologiche come ci si aspetterebbe da un vescovo, tanto più che il Distretto USA della Fraternità  (ma Morerod lo ignora o non condivide) non ha mancato di precisarlo con una dichiarazione ufficiale:
    « La parola nemici utilizzata qui da Mons. Fellay è, naturalmente, un concetto religioso e si riferisce a qualsiasi gruppo o setta religiosa che si oppone alla missione della Chiesa cattolica e ai suoi sforzi per compierla: la salvezza delle anime. Questo contesto religioso si basa sulle parole di Nostro Signore Gesù Cristo come tramandate nei Santi Vangeli: "Chi non è con me, è contro di me: e chi non raccoglie con me, disperde." (Matteo 12:30) In riferimento agli ebrei, il commento Mons. Fellay era rivolto ai leader delle organizzazioni ebraiche, e non al popolo ebraico, come è stato insinuato da parte dei giornalisti. Di conseguenza, la Fraternità di San Pio X denuncia le ripetute false accuse di antisemitismo o di espressioni di odio rivoltele nel tentativo di mettere a tacere il suo messaggio ».
  4. Infine, la discriminazione rispetto alle comunità acattoliche dipende dal fatto che - dice il vescovo - : « i sacerdoti della FSSPX sono considerati cattolici ma senza legittimo ministero: l'effetto di questa situazione è che essi dividono la Chiesa dall'interno e dicono cose che io non pronuncerei all'interno di chiese cattoliche ».
    Dunque, la celebrazione della Santa Messa che il Papa ha dichiarato « mai abrogata » e la contestazione di alcuni punti controversi del concilio sarebbero forieri di divisione dall'interno, mentre la difesa dei dogmi cattolici (quella della Fraternità non è altro che questo) non può essere pronunciata all'interno di Chiese cattoliche? O meglio lui non lo farebbe mai... Però chi professa un cristianesimo eretico può tranquillamente esprimere i suoi errori in un luogo sacro cattolico!
Si tratta di un atteggiamento di totale rifiuto che, se giuridicamente fondato su un documento del 1993, non può non esser visto come pastoralmente disastroso.

La FSSPX rilancia il rito ambrosiano antico!

10.11.2012: Don MT altra celebrazione in Rito Ambrosiano
Sabato 2 febbraio, don Mauro Tranquillo (sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pio X) ha celebrato – presso la cappella di Maria SS.ma Immacolata, a Seregno (MB) – una santa Messa in rito antico. E allora – direte voi – dove sta la notizia? La notizia sta nel fatto che don Mauro ha celebrato la Santa Messa secondo il rito ambrosiano antico e non secondo quello romano (abitualmente utilizzato dai sacerdoti della FSSPX quando celebrano Messa a Seregno).

Con questa iniziativa, don Mauro Tranquillo intende rilanciare la tradizione liturgica ambrosiana, che – dopo la morte di mons. Angelo Amodeo – si trova priva di un punto di riferimento. Se si esclude il gruppo del Gentilino – molto spesso considerato un gruppo di serie B all'interno della Diocesi – e quello di Legnano – che ha dovuto/voluto subire anni di Messa ibrida confezionata da mons. Manganini – non esistono altre oasi tradizionali all'interno della Diocesi di Milano.

Questa disastrosa situazione è dovuta all'infinita discussione sull'applicabilità del Motu proprio (anche se la partita dovrebbe esser chiusa da un pezzo, dato che il Summorum Pontificum è legge universale della Chiesa e la Diocesi di Milano fa o, meglio, dovrebbe far parte della Chiesa Cattolica) e alle minacce che alcuni sacerdoti, che avrebbero voluto celebrare la Santa Messa secondo il rito ambrosiano antico, hanno subito.

Alla Santa Messa celebrata da don Mauro erano presenti numerose persone che non sono affatto legate  alla Fraternità san Pio X. E questo dovrebbe far riflettere chi – in Arcivescovado – si ostina a pensare che i fedeli ambrosiani legati al rito antico siano ormai condannati «a morire per eutanasia».

Il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede all’attacco dalle colonne del quotidiano Die Welt

Continuano le performances mediatiche del prefetto della Dottrina della fede. Questa volta su Die Welt affronta i principali nodi della crisi che la Chiesa sta vivendo; ma non emerge da parte sua alcuna consapevolezza che questa crisi ha delle cause, che molti studiosi e fedeli hanno individuato come le più serie dalla crisi ariana ad oggi: 
  • la perdita della fede da parte del clero,
  • la trasformazione dello sguardo della Chiesa sul mondo,
  • la modifica del suo ruolo nel mondo e la sua trasformazione in una semplice ONG,
  • la trasformazione della messa, sacrificio propiziatorio, in una semplice assemblea che "festeggia l'eucaristia" nel quadro di una condivisione del pane, sotto la presidenza di un animatore spirituale!
Tutto ciò è unico nella storia della Chiesa ed è gravissimo ! Questa crisi tocca l'essenza stessa della Chiesa, la sua identità e la sua ragion d'essere!

E, invece, insieme ad affermazioni condivisibili, il richiamo al non sequestrare la parola "riforma" - che sempre più appare come il  vero leitmotiv del Concilio -, comincia ad essere deprimente e sempre più frustrante. Ci dà l'impressione che ormai il Vaticano II (che di per sé rappresenta solo una vaga denominazione e non può esser visto come un unicum a sé stante ma è l'insieme dei suoi documenti), è l'unico e solo superdogma del cattolicesimo e sostanzialmente ciò sta a significare che ognuno può credere e fare quello che vuole fino a quando non mette in discussione l'idolo-concilio. Inoltre nessuno potrà mai sapere in cosa davvero consiste quel vago rinnovamento in Cristo, non meglio identificato, che può voler dire tutto e il suo contrario...

Certamente la parola "riforma" suona un po' sinistra... Non potrà aver luogo nessun "rinnovamento" nella vita della Chiesa fino a quando non sarà recuperato il giusto senso del culto liturgico! E fino a quando la "morale" non sarà di nuovo agganciata alla "Verità", da cui scaturisce. Se la verità è oscurata, come oggi, la morale è solo un richiamo alla "legge" e non decisione viva di cuori redenti.

Dulcis in fundo - si fa per dire - l'ennesimo ultimatum alla FSSPX! Dopo Di Noia in modo apparentemente soft, il provvedimento tranchant di Morerod, ecco il Capo-dicastero che dice la sua (e credevamo che il peggio fosse Levada!).

Campagne mirate per screditarci” [parole di Müller]

Contro la Chiesa cattolica c'è un “clima da pogrom”. È molto duro l'attacco lanciato dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Gerhard Ludwig Müller, dalle colonne del quotidiano tedesco Die Welt. «Delle mirate campagne per screditare la Chiesa cattolica in America del Nord e anche qui da noi in Europa hanno fatto sì che già adesso in alcuni settori i religiosi vengano insultati pubblicamente in modo volgare», nota l'ex vescovo di Ratisbona. «Qui monta una rabbia provocata artificialmente, che di tanto in tanto ricorda già oggi un clima da pogrom», ha aggiunto. Su molti blog e anche in tv vengono avanzati attacchi contro la Chiesa i cui strumenti «risalgono alla lotta delle ideologie totalitarie contro il cristianesimo».

Nel colloquio con la Welt Müller si esprime in modo critico anche sul processo di dialogo tra vescovi e laici attualmente in corso nelle diocesi tedesche. È positivo che ci sia un dialogo, ma bisogna affrontare le questioni essenziali «e non scodellare ogni volta gli stessi problemi». Quali? Müller cita ad esempio la richiesta dei laici di aprire il sacerdozio anche alle donne: questo «non è possibile», non perché le donne valgano di meno degli uomini, ma perché «è nella natura del sacramento dell'Ordine che Cristo sia rappresentato in esso come sposo in rapporto alla sposa».

Altrettanto netto il rifiuto delle unioni omosessuali: «Per la Chiesa cattolica non è possibile accettare le relazioni tra persone dello stesso sesso, simili relazioni non vanno in alcun modo equiparate al matrimonio», nota Müller. Il quale chiude la porta anche a un'eventuale abolizione del celibato: «Il celibato dei sacerdoti corrisponde all'esempio e alla parola di Gesù e ha trovato nell'esperienza spirituale della Chiesa latina una sua particolare espressione». Non ci sono segnali, ha aggiunto, che i responsabili della Chiesa vogliano cambiarlo, partendo da certe idee sbagliate, come se praticare la sessualità, dentro o fuori il matrimonio, fosse una necessità naturale.

Secondo Müller se proprio si vuole parlare di un ristagno delle riforme all'interno della Chiesa, ciò riguarda semmai i «temi essenziali che non vengono affrontati: la partecipazione ai sacramenti, la conoscenza della fede». La parola “riforma” «non può essere sequestrata per frenare il vero rinnovamento in Cristo».

Müller ricorda poi che non si può parlare di una «Chiesa tedesca», bensì della Chiesa cattolica in Germania, e nega che esista un “centralismo romano”: patiamo il fatto che «abbiamo troppa poca unità, la Chiesa non soffre di centralismo, bensì del fatto che le forze centrifughe sono troppo forti».

Il prefetto per la Dottrina della Fede ha infine lanciato un chiaro messaggio ai lefebvriani: abbiamo proposto loro un preambolo dottrinale, ma «finora non c'è stata nessuna risposta. Noi però non aspettiamo all'infinito».
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Fonte Vatican Insider, da Berlino Ferdinando Alviani.

Arnaldo Xavier da Silveira, Infallibilità monolitica e divergenze tra gli antimodernisti

Riprendo da Una Vox.
Gli articoli dell'Autore sono disponibili nel sito Bonum Certamen

1. Il mondo cattolico deve molto alle persone semplici che conservano la vera fede, come anche agli scrittori e agli uomini d’azione antimodernisti che negli ultimi decenni hanno ampiamente sviluppato le dottrine e le attività in difesa del sacro deposito della Tradizione. Nei vari campi della teologia e soprattutto nell’ecclesiologia e nella liturgia, l’approfondimento dei principi tradizionali è stato notevole; e anche nell’ambito pratico della vita cattolica, gli antimodernisti hanno lottato con un’eroica audacia che in futuro verrà ricordata con evidenza nella storia della Chiesa.

sabato 2 febbraio 2013

Come accogliere calvinisti, luterani, ortodossi, anglicani - e la FSSPX

Riprendo da Rorate Caeli. Ne hanno già parlato diffusamente in Francia (TradiNews, ad esempio)...
Non riesco a trovar parole per esprimere la frustrazione di un cattolico di fronte all'applicazione della rigorosa gelida burocrazia nei confronti di una realtà cattolica - sia pur nelle more della regolarizzazione canonica - e la calorosa accoglienza senza condizioni a quelle che Mons. Gherardini chiama con adamantina definitoria chiarezza "comunità cristiane acattoliche". Ciò che assolutamente non si riesce a capire è come mai le "questioni dottrinali" vengano fatte valere per la FSSPX, mentre non entrano in campo per gli eretici che hanno sfigurato il volto di Cristo - combattendo i dogmi che la FSSPX invece difende - e rigettato la Sua Chiesa. Temo molto che con questi segnali poco rassicuranti, ma anche poco caritatevoli (alla faccia della Lettera di Mons. Di Noia!) alla fine ottengano quello che di fatto hanno provocato con Mons. Lefebvre: la spinta -ché tale è, nonostante i proclami in contrario- ad allontanarsi definitivamente. Spero ardentemente che chi ha responsabilità, Deo adiuvante, non cada in questa, di trappola... 

Il Domenicano svizzero Charles Morerod ha partecipato come rappresentante del Vaticano nei colloqui dottrinali con la Fraternità San Pio X, nel periodo 2009-2011, ed è stato nominato poi vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. Mons. Morerod ha recentemente firmato un documento circa l'uso di chiese e cappelle della diocesi da parte « di altre religioni, confessioni, o gruppi religiosi, così come da parte della Fraternità San Pio X » ( 20 gennaio 2013 - disponibile qui, in francese ).

Il documento contiene quanto segue:
[...]
2. Uso da parte di altre chiese cristiane e comunità ecclesiali

2.1 In base alle indicazioni del Direttorio per l'applicazione dei principi e delle norme sull'ecumenismo, del 25 marzo 1993 (n. 137), l'autorizzazione per l'immissione chiese e cappelle a disposizione delle comunità di altre confessioni cristiane può essere concessa per motivi di necessità pastorale.

Se si presenta la necessità pastorale di cui sopra, chiese e cappelle cattoliche possono essere messe a disposizione di cristiani-cattolici, evangelico-riformati, luterani, ortodossi e anglicani.

3. Uso da parte di membri della Fraternità San Pio X

3.1 La scomunica dichiarata il 30 giugno 1988 per quanto riguarda i vescovi della Fraternità, è stata revocata con decreto della Congregazione per i Vescovi, del 21 gennaio 2009.

3.2 Nella sua lettera "riguardo alla remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati dall'Arcivescovo Lefebvre" , del 10 marzo 2009, Papa Benedetto XVI ha scritto ai vescovi: « Il fatto che la Fraternità San Pio X non possieda una posizione canonica nella Chiesa, non si basa in fin dei conti su ragioni disciplinari ma dottrinali. Finché la Fraternità non ha una posizione canonica nella Chiesa, anche i suoi ministri non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa ». [suspensio a divinis].

3.3 Per le ragioni di cui sopra, è vietato ai sacerdoti della Fraternità San Pio X utilizzare le chiese e le cappelle cattoliche per tutti i servizi sacerdotali, in particolare per la somministrazione dei sacramenti.

4. Uso da parte di comunità religiose non cristiane

4.1 Le richieste da parte delle comunità appartenenti a religioni non cristiane per l'uso di una chiesa o di una cappella riceveranno una risposta negativa. [...]

Aggiornamento: Commentario de La Porte latine
Come rapportato dall'APIC, [...] Mons. Fellay e i suoi preti devono celebrare sul marciapiede, mentre Mons. Nourrichard, dopo aver onorato della sua presenza i simulacri d'ordinazione di donne anglicane, può vantarsi di essere in perfetta comunione e di essere ricevuto dal Sovrano Pontefice con tutti gli onori dovuti al suo rango.
Si poteva sognare che Mons. Morerod somigliasse a Mons. Charrière [vescovo della stessa diocesi che firmò il Decreto di erezione della Fraternità], e invece egli si rivela degno erede di Mons. Mamie : d'un rigore intransigente nei confronti dei tradizionalisti e d'una clemenza senza limiti verso i luterani e gli evangelici. 
In ogni caso grazie a questo vescovo, da alcuni sognatori visto come "conservatore", perché dimostra con la sua franchezza la realtà dei fatti. Egli ha appena costituito una gerarchia tra coloro che non sono in comunione con Roma. I tradizionalisti della FSSPX vengono dopo le altre comunità (luterani, ortodossi, anglicani, vecchi-cattolici, calvinisti) e non hanno diritto alla stessa indulgenza. Li si tratta in realtà non come fratelli separati, ma come i non-cristiani.

venerdì 1 febbraio 2013

Editoriale di febbraio di Radicati nella Fede

Si è così insistito sul Concilio pastorale in questi cinquant'anni, che a molti, nati dopo il Concilio, sarà venuto il dubbio che prima, nel passato, la Chiesa non abbia fatto veramente pastorale. In verità, la dizione “Concilio pastorale” nasconde un cambiamento così profondo che si potrebbe esprimere meglio con la frase “un Concilio per cambiare la pastorale”. Invece di dire “Concilio pastorale”, dovremmo forse dire che dopo il Concilio è cambiata la pastorale della Chiesa così tanto da non riconoscerla quasi più.

 Ma certo che si faceva pastorale prima del Concilio Vaticano II, e con che risultati splendidi!: il nostro mondo era diventato tutto cristiano! E nelle terre di missione quante conversioni e che opere!  E quante vocazioni! E che famiglie cristiane!

 E si parlava con chiarezza e si agiva di conseguenza!

 Dopo il Concilio, il Modernismo pratico ha complicato tutto e falsificato tutto: ci si è persi in logorroici discorsi fumosi, con interminabili analisi sulla società moderna, degni dei congressi dei partiti politici, ma non della Sposa di Cristo. E questo deriva dalla reinterpretazione delle verità di fede operata dal modernismo e dal neo-modernismo: si salvano apparentemente le verità del credo, ma le si svuota di contenuto dall'interno, così che non vogliono dire più nulla.

 Anni fa sentimmo dire, alla festa dell'Assunta, che la Madonna non era “salita in Cielo” come si intendeva con semplicità una volta, ma era “entrata nella realtà più vera”, “aveva preso coscienza fino in fondo della realtà più vera e che quindi compito dei cristiani era “coscientizzare il mondo sul valore della vita”. Qualche fedele alla fine della messa domandò con semplicità : “...ma per voi c'è ancora il Cielo?”  Qualcun altro brontolò: “Speriamo che il prossimo anno si faccia davvero la festa dell'Assunta!”.

 È proprio così: questa terribile predicazione che vuole rendere interessanti i dogmi alla modernità, ha prodotto lo scandalo, la perdita della fede e in ultimo una noia mortale.

 Il cristianesimo, quello vero, che accoglie con intelligente ubbidienza la verità rivelata da Dio e trasmessa dalla Santa Chiesa, quello che non vuole rendere alla moda i dogmi, ha prodotto invece una predicazione e una cura d'anime sommamente efficace, che non ha bisogno di adattarsi ai tempi, perché converte i tempi. È tutto un apostolato che parla di verità eterne, di quelle verità che l'uomo di tutti i tempi cerca assetato. È un apostolato che non invecchia perché nasce dalla fede e si nutre della grazia soprannaturale. È un apostolato in cui si permette a Dio di agire nelle anime.

 Ci siamo imbattuti in un bella predica di un santo vescovo, mons. Aurelio Bacciarini di Lugano. Una delle tante prediche fatte da questo instancabile Pastore, in visita pastorale in una delle tante parrocchie della sua diocesi.

 La predicazione di questo santo vescovo era eminentemente pratica: “Più volte, predicando, come adesso predico, all'ingresso della Visita, mi è capitato di vedere alla porta della chiesa gruppi di uomini che si affacciavano a sentire; poi appena io accennavo alla confessione ed alla comunione, li vedevo ritirarsi uno dopo l'altro e sparire. Certamente quegli uomini ragionavano così: “Ma come? Noi pensavamo di venire a sentire un discorso speciale e solenne, un discorso da Vescovo, ed ecco che viene a dirci la più vecchia e più comune cosa: viene a dirci di andare a confessarci ed a comunicarci! Se è così, tant'è che ritorniamo a casa nostra perfettamente delusi!”

“Miei cari: se io non dovessi morire, e se anche voi non doveste morire, e se né io né voi non avessimo un'anima da salvare, e se non esistesse né un paradiso da conquistare, né un inferno da evitare; allora, sì, invece di esortarvi alla Confessione e alla Comunione vi terrei ben altro discorso, che meglio accarezzi l'orecchio, e meglio soddisfi la umana curiosità. Anzi, allora, sapete che farei? Me ne starei tranquillamente nella residenza vescovile e non mi darei neppure la pena di pellegrinare di parrocchia in parrocchia, e lascerei che ognuno viva a proprio talento.

 “Ma invece, miei cari: ho il dovere di salvare l'anima mia non solo, ma anche le anime vostre. Guai a me, se al tribunale di Dio non potrò dire di aver fatto tutto per condurre a salvezza le anime di tutti voi! Per conseguenza io devo, anzitutto, indicare al mio popolo le vie della salvezza che sono i Sacramenti di Dio: la Confessione, la S. Comunione.”

 Forse che questa non era pastorale? Anzi, questa è la sola vera, perché parte dalla questione della salvezza delle anime.

 Non lasciamoci ingannare: chi pensa che la Chiesa abbia iniziato a fare pastorale con il Concilio, ha voluto in verità cambiare la pastorale cattolica, perché fosse adatta alle nuove ereticali idee che hanno invaso la Chiesa. Non hanno più ricordato le verità eterne agli uomini... e non hanno più insegnato la via della grazia e dei sacramenti.

 Hanno iniziato la rivoluzione dicendo che la pastorale non era fatta per salvare le anime, perché quelle le salva Dio, anzi sono già salvate! Hanno detto e fatto l'esatto contrario di quello che la Chiesa ha detto e fatto per diciannove secoli... ma... con quale autorità?

 E il mondo e la Chiesa si sono intristiti, perché invasi dalle sciocchezze degli uomini.

 Ma di tutto questo la Chiesa e il mondo sono ormai stanchi.
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[Fonte: Radicati nella Fede, Vocogno]