Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 9 luglio 2026

Per smontare le calunnie nei confronti di mons. Lefebvre basta una foto

Per smontare le calunnie nei confronti di mons. Lefebvre basta una foto

Scrive un lettore:
"Mi è capitato di imbattermi stamattina presto in un finale di articolo di un noto scrittore su un altrettanto noto sito conservatore in cui si citava il (presunto) colloquio avvenuto tra Padre Pio e Mons. Lefebvre, nel quale il primo avrebbe messo in guardia Monsignore e profetizzato il male che sarebbe sortito dalla divisione della Chiesa per via delle sue scelte in contrasto con Roma.
Molto perplesso circa tale fatto mi sono documentato velocemente, imbattendomi peraltro in un articolo di pochi giorni fa di Radio Spada nel quale, pur confermando l'avvenuto incontro storico tra i due personaggi, si spiega tuttavia come tale fatto sia ripescato ciclicamente ad uso improprio da chi vuole trarne giovamento e danneggiare la Fraternita'. In proposito, viene citata la dichiarazione di Mons.Lefebvre del 1990 in cui escludeva ogni colloquio e profezia in merito di Padre Pio. Vista la rilevanza della vicenda sarebbe bene fare chiarezza anche su questo stimato blog."
Mi limito a riprendere, insieme alla foto, quanto da noi pubblicato anni fa. E aggiungo, per chi obietta che il momento dell'incontro è precedente alla consacrazione dei vescovi, che padre Pio è ben noto per il suo discernimento degli spiriti e anche per la sua preveggenza.  Mi pare evidente che, se avesse avuto da obiettare, non avrebbe baciato la mano e qualcosa avrebbe detto. Oppure, come in altri casi, avrebbe rifiutato l'incontro...
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« È venuto in visita da padre Pio monsignor Marcel Lefebvre, arcivescovo di Synnada (Frigia), superiore generale della Congregazione dello Spirito Santo, e inoltre consultore della Congregazione di Propaganda Fide. Monsignor Lefebvre ha assistito alla Messa di padre Pio e s'è quindi incontrato con lui (vedere foto)» (dal bollettino ufficiale della Casa Sollievo della Sofferenza, 31 marzo 1967).
« L'incontro ebbe luogo dopo la Pasqua del 1967 e durò due minuti. Ero accompagnato da Padre Barbara da un Frate dello Spirito Santo, frate Felin. Ho incontrato Padre Pio in un corridoio, mentre si dirigeva verso il confessionale, accompagnato da due cappuccini. Gli ho detto in poche parole lo scopo della mia visita: che lui benedicesse la Congregazione dello Spirito Santo che doveva svolgere un capitolo generale straordinario, come tutte le società religiose, per un aggiornamento, incontro che temevo avrebbe condotto a dei problemi. Allora Padre Pio gridò: 'Me, benedire un Arcivescovo, no, no, è lei che dovrebbe benedire me!' E si chinò, per ricevere la benedizione. Io lo benedissi, lui baciò il mio anello e continuò il suo cammino verso il confessionale... Questo è stato tutto l'incontro, né più né meno » (da una lettera di Marcel Lefebvre, 8 agosto 1990)

A dieci anni dalla pubblicazione, il Vaticano rivisiterà Amoris Laetizia

Come già accennato qui, sinodalità a tutto campo per la rivisitazione di Amoris Laetitia. Qui l'indice dei precedenti sull'esortazione post sinodale. Qui l'indice degli articoli riguardanti il Sinodo sulla famiglia. 

A dieci anni dalla pubblicazione,
il Vaticano rivisiterà Amoris Laetizia


Il prossimo messe di Ottobre l'incontro dei vescovi in Vaticano discuterà temi pastorali come il divorzio e la vita familiare, in occasione del decimo anniversario di Amoris Laetitia, l'esortazione apostolica post-sinodale del 2016 di Bergoglio sull'amore nella famiglia e sulla cura pastorale delle famiglie [qui uno degli innumerevoli commenti critici.  Per il resto potete consultare il nutrito indice nell'incipit -ndr], che molte controversie ha suscitato in merito alla questione se il capitolo otto modificasse l'insegnamento della Chiesa sulla Comunione per i divorziati risposatisi civilmente.

L'incontro, convocato dal Papa, si terrà dal 7 al 14 ottobre con i capi delle Chiese cattoliche orientali e i presidenti delle conferenze episcopali per approfondire l'attuazione del documento.

9 Luglio/ Il Sangue che riscatta l'uomo

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
9 Luglio Luglio/ Il Sangue che riscatta l'uomo intero

Sangue di Cristo, senza il quale non vi è perdono
C’è una verità che non lascia spazio alle illusioni: senza il Sangue di Cristo non vi è perdono.

L’invocazione proposta dalle litanie è forte, quasi severa. Ci ricorda che il perdono non è una semplice cancellazione emotiva, né una dimenticanza benevola da parte di Dio. Il perdono cristiano nasce dal Sangue di Cristo. Là dove il peccato ha rotto la comunione con Dio, il Figlio ha offerto se stesso per riaprire la via della misericordia. Il perdono non è economico, non è banale, non è automatico. È gratuito per noi, perché Cristo lo ha pagato con il suo Sangue.

Leone XIV, le “Chiavi di San Pietro” e la Fraternità San Pio X

L'ennesima riflessione interessante sulla quale vale la pena soffermarsi.
Leone XIV, le “Chiavi di San Pietro” e la Fraternità San Pio X

Una predica del Papa mostra che la vera posta in gioco dello scontro fra Vaticano e la Fraternità è rappresentata dal mutato concetto di verità e dal corretto rapporto fra obbedienza e verità

Il 29 giugno, nella Messa solenne per la festa dei Santi Pietro e Paolo, il Papa ha tenuto un’omelia, nel corso della quale si è soffermato sul tema dell’unità, dando una particolare interpretazione della simbologia delle “chiavi di san Pietro”. Penso non sia temerario pensare che, implicitamente, abbia cercato di parlare della situazione della Fraternità San Pio X e delle consacrazioni del 1 luglio:

mercoledì 8 luglio 2026

Luglio 2026. Calendario delle Sante Messe antiquior a Bergamo

Carissimi amici in Cristo,
sperando di fare cosa gradita, allego il calendario delle Sante Messe di luglio celebrate a Bergamo secondo il Missale Romanum del 1962.
In particolare segnalo che la Santa Messa di domenica 19 luglio (VIII domenica dopo Pentecoste) inizierà alle ore 9:00 per evitare la sovrapposizione con l’attività parrocchiale.
Inoltre segnalo che dopo la Messa di venerdì 3 luglio (I venerdì del mese) sono previste l’esposizione del Santissimo Sacramento, l’adorazione e la recita delle Litanie del Sacro Cuore di Gesù.
Ricordo che prima della Messa è possibile confessarsi ed è prevista la recita del Santo Rosario.
Ringrazio e vi invito a pregare per mons. Francesco Beschi, Vescovo di Bergamo, mons. can. Michelangelo Finazzi, Vicario episcopale per i laici e per la pastorale, mons. can. Giovanni Carzaniga, Prevosto di Sant’Alessandro in Colonna, e per i sacerdoti.

È possibile scaricare e leggere l’Ordinario ed il Proprio delle Sante Messe ai seguenti link:

8 Luglio / Il prezzo della nostra salvezza

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
8 Luglio / Il prezzo della nostra salvezza

Sangue di Cristo, prezzo della nostra salvezza
Oggi l’invocazione delle Litanie apre una verità decisiva: il Sangue di Cristo è il prezzo della nostra salvezza.

Comprendo che la parola “prezzo” può sembrare dura. Nel linguaggio quotidiano richiama lo scambio, il costo, il valore misurabile delle cose. Nella fede, invece, essa ci porta dentro il mistero del riscatto. L’uomo non si è salvato da solo. Non ha potuto liberarsi con le sue forze dal peccato, dalla morte, dalla lontananza da Dio. Aveva bisogno di essere riscattato, e il prezzo di questo riscatto è stato il Sangue di Cristo.

Questa verità va custodita con attenzione. Parlare del Sangue come prezzo della salvezza non significa immaginare il Padre come un creditore severo che esige il sangue del Figlio per placarsi. Questa sarebbe una caricatura indegna della fede cristiana. Il Padre dona il Figlio. Il Figlio offre se stesso nello Spirito. La redenzione nasce dall’amore trinitario, non da una necessità crudele. Il prezzo della nostra salvezza è il valore infinito dell’amore con cui Dio ha voluto raggiungerci fino all’estremo.

Il card. Ratzinger e la questione lefebvriana

Lo avevo pubblicato all'epoca sul mio sito Internetica. L'allora card. Ratzinger parla della questione lefebvriana et alia... Lo avevo citato in un commento; ma ora lo estraggo. Lo storicismo conciliare purtroppo può andare oltre perché non riconosce la Verità oggettiva e applica interpretazioni transeunti secondo le mode del tempo; ma alla fine la Verità sa farsi riconoscere ed imporsi...

Il card. Ratzinger e la questione lefebvriana
Dall'Indirizzo del Card Ratzinger alla Conferenza Episcopale Cilena, 13 luglio 1988

Negli ultimi mesi abbiamo lavorato molto intorno al caso Lefebvre, con l'intenzione sincera di creare per il suo movimento un spazio all'interno della Chiesa, spazio che sarebbe stato sufficiente perché esso potesse vivere. La Santa Sede è stata criticata per questo. Si dice che non ha difeso il Concilio Vaticano II con energia sufficiente; che, mentre ha trattato i movimenti progressisti con severità grande, ha mostrato una simpatia esagerata con la rivolta tradizionalista. Lo sviluppo degli eventi è sufficiente per confutare queste asserzioni. L'[accusa di] rigorismo del Vaticano di fronte alle deviazioni dei progressisti, presentato in modo mitico, è apparsa essere soltanto un discorso vuoto. Finora, infatti, sono stati pubblicati soltanto dei moniti; in nessun caso ci sono state pene canoniche rigorose in senso stretto. Ed il fatto che, quando le cose si sono messe male, Lefebvre ha ritrattato un accordo che già era stato firmato, indica che la Santa Sede, se ha fatto concessioni davvero generose, non gli ha garantito quella licenza completa che egli desiderava. Lefebvre ha visto che, nella parte fondamentale dell'accordo, era obbligato ad accettare il Vaticano II e le affermazioni del Magistero post conciliare, secondo l'autorità propria di ogni documento.

Mons. Schneider: le consacrazioni episcopali della FSSPX non saranno in alcun caso scismatiche

Un testo più articolato della posizione di mons. Schneider già segnalata qui e qui.

Mons. Schneider: le consacrazioni episcopali della FSSPX
non saranno in alcun caso scismatiche


Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, ha concesso lunedì 9 marzo 2026 una lunga intervista al giornalista Andreas Wailzer sul canale YouTube Kontrapunkt. In essa ha esposto il suo pensiero riguardo alla Fraternità San Pio X e alle consacrazioni episcopali che questa prevede di effettuare il prossimo 1° luglio. Ecco alcuni passaggi.

Mons. Schneider ha ricordato su Kontrapunkt di aver rivolto, lo scorso 24 febbraio, un appello a papa Leone XIV affinché concedesse il mandato apostolico per le consacrazioni episcopali della FSSPX: «Bisognerebbe essere magnanimi in questo caso, tanto più che la Fraternità San Pio X ha la stessa fede. Non ha inventato una nuova fede, non ha inventato una nuova liturgia, non ha inventato una nuova formazione sacerdotale; ha esattamente la stessa fede, la stessa liturgia, lo stesso catechismo, la stessa formazione sacerdotale che la Chiesa universale, in tutto il mondo, aveva fino al Concilio Vaticano II, e che addirittura imponeva rigorosamente da secoli. È semplicemente logico, ed è anche conforme al buon senso: non può essere falso. La Chiesa non può comunque aver avuto, per secoli, una tale formazione sacerdotale, aver annunciato una fede così concreta e aver celebrato una tale liturgia, con frutti così evidenti, perché ora si dica che era carente. E quando una comunità chiede semplicemente: «Lasciateci fare ciò che la Chiesa ha ritenuto sacro per secoli», e non le viene concesso, è proprio questo il problema. »

martedì 7 luglio 2026

19° anniversario del motu proprio Summorum Pontificum

Qui la rievocazione della sua prima applicazione, il 14 settembre 2007 a Santa Maria Maggiore. Io c'ero.
19° anniversario del motu proprio Summorum Pontificum

Si compie il 19° anniversario del motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI [qui uno dei precedenti], che ha concesso libertà alla Messa tradizionale in latino e pace liturgica alla Chiesa.  Deo gratias! Il resto non praevalebunt!
Potete consultare i prodromi dei recenti sviluppi a partire da qui. Qui e qui indici più attuali.

Luglio 2026. Calendario Sante Messe antiquior a Pavia

Carissimi,
ecco il calendario delle Sante Messe nella forma straordinaria del rito romano per il mese di Luglio, che si svolgono sempre nella chiesa di San Luca, in corso Garibaldi 59 a Pavia.
È possibile scaricare e leggere l’Ordinario al seguente link:
- ORDINARIO DELLA SANTA MESSA;

Un cordiale saluto nel Signore,
don Fabio e don Marino

Müller, cura te ipsum!

Mi accingevo a scriverne; ma lo trovo ben argomentato su Radio Spada.
Müller, cura te ipsum!
di Red.

Tra critici i più duri delle consacrazioni episcopali della FSSPX spicca il cardinale Müller, esponente di punta del “tradi-conservatorismo”. che ha paragonato i continuatori dell’opera di mons. Lefebvre all’eresiarca Lutero e allo scismatico Enrico VIII[1].

Ebbene alle due accuse si può tranquillamente rispondere «Medico, cura te stesso!»

Quanto a Enrico VIII, che, com’è noto diede origine a uno scisma e a una gerarchia antiromana perché fosse legittimato il suo adulterio e concubinato, ricordiamo che l’Eminentissimo fu tra i difensori dell’ortodossa di Amoris laetitia (approvazione pratica del concubinato[2]) e tra i critici delle modalità di presentazione dei famigerati dubia [3].

7 Luglio /Il Sangue dell'Amore crocifisso

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
7 Luglio /Il Sangue dell'Amore crocifisso

Sangue di Cristo, effuso sulla croce
Cari amici, buongiorno. Oggi la Litania ci porta al Calvario dove tutto converge. Il Getsemani, la flagellazione, la corona di spine, il cammino doloroso, gli insulti, l’abbandono, la sete, il perdono offerto ai carnefici. Sulla croce il Sangue di Cristo viene versato fino al compimento. Il Figlio non trattiene nulla. Dona il corpo, dona il respiro, dona la Madre, dona il perdono, dona la vita. L’amore, arrivato alla croce, non parla più con molte parole. Si lascia inchiodare.

La croce è il luogo nel quale il peccato mostra tutta la sua violenza e Dio manifesta tutta la sua misericordia. Gli uomini alzano la croce come strumento di condanna, Dio la trasforma in trono di salvezza. Gli uomini pensano di aver eliminato Gesù, il Padre rivela proprio lì la fecondità del Figlio obbediente. Il Sangue che cade dalla croce non è il segno di una sconfitta subita. È il dono libero dell’Agnello.

Gustavo Corção. Il valore del Concilio Vaticano II

Ringrazio Gederson Falcometa che, alla luce dei recenti avvenimenti che coinvolgono la FSSPX, della crisi della Chiesa e dell'attuale sviluppo della cosiddetta Chiesa sinodale, e considerando che ci troviamo nel mese dedicato al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore, ci segnala il testo che riporto di seguito. È di , uno dei maggiori intellettuali cattolici brasiliani del XX secolo e vigoroso difensore della dottrina tradizionale della Chiesa.

Premessa di Gederson Falcometa
Gustavo Corção (1896–1978) è stato uno dei maggiori intellettuali cattolici brasiliani del XX secolo. Convertitosi al cattolicesimo in età adulta, divenne uno dei più vigorosi difensori della dottrina tradizionale della Chiesa. Filosofo, saggista e polemista di grande talento, affrontò con particolare lucidità la crisi postconciliare, sempre ponendo al centro delle sue riflessioni la fedeltà al deposito della fede e il fine soprannaturale della Chiesa: la salvezza delle anime.
Mi ha colpito soprattutto il criterio con cui egli afferma che debba essere giudicato un Concilio Ecumenico:
«Ci sembra evidente che il valore principale di un Concilio Ecumenico possa essere misurato soltanto secondo un criterio essenzialmente cattolico: quello dell'applicazione del Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo per la salvezza delle anime, e non secondo criteri desunti dal mondo o dalla storia
Credo che questo principio racchiuda, in poche righe, una prospettiva profondamente cattolica: il valore di un Concilio non può essere misurato dal suo impatto storico, culturale o mediatico, ma unicamente dalla sua ordinazione al fine proprio della Chiesa, cioè l'applicazione dei meriti della Redenzione e la salvezza delle anime.

lunedì 6 luglio 2026

Lettera di Monsignor Carlo Maria Viganò a don Davide Pagliarani

Qui l'indice dei precedenti e correlati.
Lettera di Monsignor Carlo Maria Viganò
a don Davide Pagliarani:

Spirituale vicinanza e pieno sostegno

Reverendo e caro Don Davide,
desidero esprimere a Lei, agli Ecc.mi Vescovi – in particolare ai Confratelli neo-consacrati – e a tutta la Fraternità Sacerdotale, la mia spirituale vicinanza e il mio pieno sostegno in quest’ora così travagliata e drammatica.
Ho particolarmente apprezzato la Sua Lettera a Leone, commosso per il profondo spirito sacerdotale che la pervade.
Lo spietato Decreto e la Nota dell’ex-Sant’Uffizio, con la loro durezza verso chi ha la sola “colpa” di voler rimanere Cattolico, rivelano ancora una volta lo scisma in atto tra il Papa e il Papato stesso: la chiesa conciliare-sinodale che tenta di eclissare la Chiesa Cattolica.
Mentre si mostra indulgenza, se non aperta complicità, verso veri scismi e abusi di ogni genere, si riservano le pietre a chi custodisce e trasmette la Fede. Ed è proprio la vostra fedeltà a rendere evidente il fallimento della rivoluzione conciliare e la vitalità della Tradizione.
Ai sacerdoti, ai chierici e ai fedeli laici della Fraternità fondata dal Venerato Mons. Marcel Lefebvre, mi permetta, caro Don Davide, di dire con affetto: Non lasciatevi turbare. Rimanete saldi nella Fede, nella Dottrina immutabile, nel Sacerdozio e nella Santa Messa di sempre, fedeli a Santa Romana Chiesa, nella luminosa testimonianza a Cristo Re e Pontefice.
La Santissima Vergine Maria, Ausiliatrice dei Cristiani e debellatrice di tutte le eresie, vi protegga sempre e vi confermi nella Verità.
Cum Benedictione + Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
Viterbo, 4 luglio MMXXVI

Da Gerusalemme a Gerico e il "Non venite" mancato

Lo estraggo dai commenti perché è quanto mai significativo e condivisibile sotto molti aspetti che non trascura. Ricordo che il papa è criticabile perché, nella chiesa sinodale, non parla più ex cathedra. Qui l'indice degli articoli dedicati all'immigrazionismo.
Da Gerusalemme a Gerico e il "Non venite" mancato

"Non venite". Questo avrebbe potuto dire il Papa a Lampedusa, se avesse veramente voluto salvare vite e combattere il traffico di esseri umani.

Non per cinismo, ma per quella verità elementare che ogni operatore di frontiera conosce e nessun pulpito pronuncia.

Ogni messaggio di accoglienza senza deterrenza, senza rimpatri e senza un confine credibile diventa un volantino pubblicitario nelle mani dei trafficanti libici.

Invece Leone XIV ha scelto il copione opposto. Lo stesso copione di tredici anni fa. Stessa isola, stesse tombe, stesse lacrime, stesse parole. E lo stesso risultato: nessuno.

Oggi l'aereo papale è atterrato alle 8.54 su un'isola che conosce il copione a memoria.

Inginocchiamento al cimitero dei senza nome. Sosta alla Porta d'Europa. Stretta di mano ai migranti dell'hotspot. Giro in papamobile. Messa con quattromila fedeli. Omelia. Decollo alle 12.54. Quattro ore esatte. Il tempo di una compassione cronometrata.

6 luglio /Il Sangue del Re umiliato

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
6 luglio /Il Sangue del Re umiliato

Sangue di Cristo, effuso nella coronazione di spine
Cari amici, buongiorno e buon inizio di settimana. Dopo la flagellazione, i soldati intrecciano una corona di spine e la pongono sul capo di Gesù. Gli mettono addosso un mantello, gli danno una canna come scettro, si inginocchiano davanti a Lui per deriderlo. È una scena di crudele parodia regale. L’uomo prende il Re vero e lo trasforma in oggetto di scherno. Il potere umano, quando perde il timore di Dio, diventa spesso teatro di umiliazione. E gli uomini, quando si sentono forti in gruppo, riescono a diventare terribilmente piccoli. Mistero sociologico? No, vecchia miseria del peccato.

La corona di spine ferisce il capo di Cristo. Il Sangue scende dal volto del Re umiliato. Quel volto che aveva guardato Pietro, Zaccheo, la Maddalena, i malati, i peccatori, ora viene coperto di sangue e sputi. Eppure proprio lì si rivela la regalità di Gesù. Non una regalità fondata sulla forza, sul dominio, sulla capacità di schiacciare i nemici. La regalità di Cristo è la signoria dell’amore che resta fedele mentre viene disprezzato.

La crisi della FSSPX è una crisi epistemologica

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge una trattazione interessante sulla vicenda della FSSPX.
La crisi della FSSPX è una crisi epistemologica
Le consacrazioni episcopali rappresentano un'opportunità
per confrontarsi con un'incertezza irrimediabile.
Parole, parole, parole, sono così stufo delle parole!
Ricevo parole tutto il giorno, prima da lui, ora da te!
—Eliza Doolittle
Abbandonando la mia consueta indifferenza per l'attualità, oggi oso proporre alcune riflessioni sulle consacrazioni episcopali recentemente celebrate – o perpetrate, dal punto di vista di Roma – dalla Fraternità Sacerdotale di San Pio X. La mia analisi sarà atipica, in parte perché il suo scopo è quello di stimolare la riflessione piuttosto che persuadere.

domenica 5 luglio 2026

In Illo Tempore: Sesta Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente . Stavolta siamo riusciti a tradurre in contemporanea.

In Illo Tempore: Sesta Domenica dopo Pentecoste

Mentre scrivo, è proprio il giorno – il 2 luglio 2026 – in cui, dopo le consacrazioni episcopali di ieri da parte della Fraternità San Pio X, la Santa Sede ha dichiarato la stessa Fraternità scismatica, i suoi vescovi scomunicati, i loro matrimoni e le loro confessioni invalidi, e avverte il clero e i fedeli laici che l'adesione formale alla Fraternità San Pio X comporta la scomunica. Che tristezza.

Nel frattempo, leggiamo di vescovi statunitensi che reprimono coloro che desiderano i riti liturgici tradizionali, sopprimendone la celebrazione. In realtà, la questione riguarda le persone, non solo i riti. La celebre frase di Tertulliano ci colpisce: “ Plures efficimur, quotiens metimur a vobis: semen est sanguis Christianorum … Diventiamo più numerosi ogni volta che veniamo falciati da voi: il sangue dei cristiani è seme” ( Apologeticum 50.13). Queste brave persone non stanno subendo un sanguinoso martirio. La loro prova è una sorta di martirio bianco, reso più acuto dal fatto che proviene da coloro il cui ruolo dovrebbe essere paterno. Se uno sconosciuto ti ferisce, soffri. Se ti ferisce qualcuno a cui sei stato affidato, soffri di più.

5 Luglio. Il Sangue della mitezza ferita

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
5 Luglio. Il Sangue della mitezza ferita

Sangue di Cristo, nella flagellazione versato
Cari amici, buon giorno e buona domenica. La preghiera delle Litanie ci conduce oggi davanti a una delle scene più dolorose della Passione: la flagellazione.

La flagellazione è un mistero duro da contemplare. Il corpo di Gesù, già consegnato all’ingiustizia, viene esposto alla violenza degli uomini. Non siamo davanti a una sofferenza generica, né a un dolore spiritualizzato fino a perdere concretezza. Qui il Verbo incarnato porta sulla sua carne il peso del peccato, della crudeltà, dell’umiliazione. Colui che ha guarito i malati viene ferito. Colui che ha toccato i lebbrosi viene colpito. Colui che ha usato le mani per benedire, rialzare, spezzare il pane, viene ridotto a corpo inerme davanti alla brutalità.

Domenica VI dopo Pentecoste (Dóminus fortitúdo)

Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Santa Messa. Meditiamo sulla Liturgia del giorno con dom Prospero Guéranger, quasi come una lectio divina e assimilandone anche il valore pedagogico. Lo ripropongo perché dà l'opportunità di approfondire per chi già conosce o di conoscere per chi leggesse solo ora.

Dominica VI post Pentecosten
("Dóminus fortitúdo")

Intróitus
(Ps 27:8-9) - Dóminus fortitúdo plebis suæ, et protéctor salutárium Christi sui est. Salvum fac pópulum tuum, Dómine, et bénedic hereditáti tuæ, et rege eos usque in sæculum.
(Ps.27:1) - Ad te, Dómine, clamábo, Deus meus, ne síleas a me: nequándo táceas a me, et assimilábor descendéntibus in lacum. Glória Patri… V Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculorum. Amen.
Dóminus fortitúdo (usque ad Ps.).
Introito
(Sl 27:8-9) - Il Signore è la forza del suo popolo, e presidio salutare per il suo Unto: salva, o Signore, il tuo popolo, e benedici i tuoi figli, e govérnali fino alla fine dei secoli.
Sl 27:1 - O Signore, Te invoco, o mio Dio: non startene muto con me, perché col tuo silenzio io non assomigli a coloro che discendono nella tomba. V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo. R. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.
- Il Signore è la forza del suo popolo...

Il peccato di David.
L'Ufficio della sesta Domenica dopo la Pentecoste si apriva ieri sera con l'esclamazione vibrante d'un profondo pentimento. David, il re-profeta, il vincitore di Golia, vinto a sua volta dall'attrattiva dei sensi e da adultero divenuto omicida, esclamava sotto il peso del suo duplice delitto: "Ti prego, o mio Dio, perdona l'iniquità del tuo servo poiché ho agito come un insensato!" (Antifona dei Vespri).
Il peccato, quali che siano il colpevole e la colpa, è sempre debolezza e follia. L'orgoglio dell'angelo ribelle o dell'uomo decaduto non impedirà mai che la putredine di queste due parole si applichi, come una stigmata umiliante, alla ribellione contro Dio, all'oblio della sua legge, a quell'atto insensato della creatura che, chiamata ad elevarsi nelle serene sfere dove risiede il suo autore, si sottrae e fugge verso il nulla, per ricadere più in basso ancora di quel nulla da cui era uscita. Follia volontaria tuttavia, e debolezza inescusabile, poiché se l'essere creato non possiede nel suo intimo che tenebre e miseria, la somma bontà mette a sua disposizione, mediante la grazia che non manca mai, la forza e la luce di Dio.

sabato 4 luglio 2026

Anche Leone a Lampedusa/ Migrante santificato

Inquietante la ripetizione, oggi, dell'analogo gesto di Bergoglio [qui evento - qui commento] da parte di Leone XIV, che non tiene in alcun conto l'invasione di orde islamiche che stanno cambiando il volto dell'Europa e costituiscono una seria minaccia alla nostra identità, alla nostra fede, alla nostra cultura. Qui l'indice degli articoli sull'immigrazionismo.

Migrante santificato
Una teologia della santità che deve più alla politica che alle Scritture.

Una nuova figura ha cominciato a insinuarsi nel discorso cristiano occidentale, e non giunge portando tanto una dottrina quanto uno status. Attraversa un confine e, così facendo, viene trasfigurato. Agli occhi di una certa teologia progressista, diventa qualcosa di più di una persona a cui spetta giustizia e accoglienza: diventa un ricettacolo del sacro, un'icona vivente la cui stessa condizione di sradicamento gli conferisce una sorta di santità. Chiamiamola, in mancanza di un'espressione migliore, la santificazione del migrante. È un'idea seducente. È anche, a mio avviso, un errore teologico, con conseguenze che vanno ben oltre le aule di un seminario.

Il cardinale Koch ritiene che sia ancora possibile riconciliare la FSSPX con Roma

Notizia di oggi su Infovaticana. Intanto prendiamo atto, Ci sono molte cose da puntualizzare sulle sue affermazioni, tra cui quella dell'Extra ecclesia nulla salus secondo la FSSPX.

Il cardinale Koch ritiene che sia ancora possibile riconciliare la FSSPX con Roma

Le recenti consacrazioni episcopali effettuate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) senza mandato pontificio non chiudono definitivamente la porta a una futura riconciliazione con Roma. Lo ritiene il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, che si è detto convinto che sarà ancora possibile riaprire il dialogo con la Fraternità fondata da monsignor Marcel Lefebvre.

Nell’ultima puntata del podcast della rivista tedesca Communio, il porporato svizzero ha affermato che una scomunica ha come finalità invitare al pentimento e favorire il ritorno alla piena comunione ecclesiale. Per questo ha espresso la speranza che in futuro si possano riprendere le conversazioni «affinché ritrovino nuovamente la via verso la Chiesa cattolica».

Vescovo Schneider su X: “La Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è scismatica!”

Il Vescovo Schneider su X: “La Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è scismatica!” Uno dei pochi ragionevoli. Sua chiara presa di posizione precedente qui. Di seguito la trascrizione del suo messaggio registrato:

“La FSSPX non è affatto scismatica. E dobbiamo correggere il significato stesso di “scismatico”.
Negli ultimi secoli abbiamo avuto una visione molto riduttiva di ciò che è scismatico, una visione completamente legalistica. E abbiamo avuto una visione riduttiva anche di ciò che è l’obbedienza. Abbiamo persino assolutizzato l’obbedienza al papa, che è una creatura, non è Dio. Il Papa non è Dio. E in realtà, di fatto, devo affermare che nella psicologia di tante persone, tradizionali o conservatrici, persino vescovi e cardinali dei nostri giorni, c’è un’implicita divinizzazione del Papa. Dico implicita. Non formale, non esplicita, implicita. Pertanto, qualsiasi disobbedienza viene immediatamente etichettata: sei scismatico, perché sei disobbediente.
Ciò era estraneo alla grande tradizione della Chiesa. Era del tutto estraneo ai Padri della Chiesa. Sono uno studioso di patristica e, pertanto, quando sant’Atanasio disobbedì al papa, questi lo scomunicò. E così fece papa Liberio. Ritengo che quella scomunica fosse di natura formale. Naturalmente, secondo la legge si trattava di una scomunica. Ma ritengo che questa scomunica fosse, agli occhi di Dio, invalida. Come ha potuto papa Liberio, che ha collaborato in qualche modo con gli ariani, con tanta ambiguità, come ha potuto scomunicare il più grande difensore dell’ortodossia? Agli occhi della storia, questa scomunica di papa Liberio nei confronti di sant’Atanasio fu ingiusta e, credo, agli occhi di Dio invalida.
Penso che ora la questione della consacrazione della Fraternità San Pio X sia in qualche modo provvidenziale. Dio la permette perché siamo una grande famiglia e la Fraternità San Pio X appartiene alla nostra famiglia. Non è al di fuori della Chiesa.”
+Athanasius Schneider (vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana)
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4 Luglio. Il Sangue di Cristo dell'agonia

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
4 Luglio. Il Sangue di Cristo dell'agonia

Sangue di Cristo, scorrente a terra nell’agonia
Cari amici, buongiorno e buon fine settimana. Le Litanie ci conducono nel Getsemani. Dopo aver contemplato il Sangue di Cristo come Sangue dell’Unigenito del Padre, del Verbo incarnato e della nuova alleanza, entriamo nella notte dell’agonia.

Il Getsemani è uno dei luoghi più sacri e più tremendi del Vangelo. Gesù vi entra dopo l’Ultima Cena, quando ormai la Passione è vicina. Ha consegnato ai suoi il pane e il calice. Ha parlato di amore, di servizio, di fedeltà. Ora si ritira a pregare. La notte si fa pesante, i discepoli cedono al sonno, Giuda si avvicina con il tradimento, e il Figlio si dispone a bere il calice che il Padre gli affida.

Qui il Sangue di Cristo comincia a manifestarsi in modo misterioso. Non siamo ancora alla flagellazione, non siamo ancora alla corona di spine, non siamo ancora ai chiodi della croce. Eppure il suo corpo già partecipa interiormente al peso della Passione. L’evangelista Luca dice che il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra. La Chiesa ha contemplato in questa scena l’intensità dell’agonia del Signore, il suo combattimento interiore, la sua obbedienza filiale portata fino al dono totale.

Il Padre nostro

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla Preghiera del Signore. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.
Il Padre nostro

Dopo aver pronunciato il Praeceptis salutaribus [qui], il sacerdote recita o intona la Preghiera del Signore:
Pater noster, qui es in cælis, sanctificetur nomen tuum. Adveniat regnum tuum. Fiat voluntas tua, sicut in cælo et in terra. Panem nostrum quotidianum da nobis hodie, et dimitte nobis debita nostra sicut et nos dimittimus debitoribus nostris. Et ne nos inducas in tentationem.
℟. Sed libera nos a malo.
Che tradizionalmente si traduce come:
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione.
℟. Ma liberaci dal male.
Esula dagli scopi di questo breve studio esaminare la lunga e solida tradizione di commentari sul Padre Nostro dei Padri della Chiesa e dei Dottori medievali. Qui, limitiamo la nostra attenzione a due aspetti: la collocazione della preghiera dopo il Canone e come tale collocazione influenzi la nostra ricezione di essa.

Dopo il canone 
Nel difendere la sua decisione di seguire l'usanza orientale di recitare il Padre Nostro dopo il Canone, Papa San Gregorio Magno sostiene che sarebbe inappropriato far seguire al Canone [di origine umana] una preghiera diversa da quella composta da Nostro Signore stesso. Tale abbinamento risulta appropriato anche se si considera un nome alternativo del Canone utilizzato nel Medioevo: "La temibile preghiera del Signore".

La preghiera del Signore è legata al Canone anche in altri modi: così come il Prefazio [qui] è il prologo del Canone [qui e l'intero indice], la preghiera del Signore ne è l'epilogo. Lo si può notare nelle somiglianze tra il Prefazio e il Padre nostro. Entrambi sono introdotti dopo un periodo di silenzio, con il sacerdote che dice o intona ad alta voce: "per omnia saecula saeculorum". Entrambi presentano splendidi canti liturgici eseguiti dal solo sacerdote, entrambi prevedono risposte da parte dell'assemblea (il Sanctus [qui] e il Sed libera nos a malo) ed entrambi usano la parola "salutare". Si potrebbe dire che il Prefazio è il prologo, la preghiera del Signore è l'epilogo, e in mezzo c'è il Logos, fatto carne e ora presente sacramentalmente tra noi sull'altare. Nelle parole di Padre Pius Parsch:
Secondo il grande Papa [Gregorio Magno], il Padre Nostro non è tanto una preparazione al Santo Banchetto, quanto una preghiera di consacrazione, nell'antico senso di una preghiera per l'offerta del sacrificio. Per questo motivo, nella liturgia romana, viene recitato solo dal celebrante, mentre nella liturgia greca è considerata la preghiera della tavola dell'assemblea, che quindi la recita in comune come una famiglia che si appresta ad avvicinarsi al sacro banchetto. Secondo Gregorio I, dunque, il Padre Nostro dovrebbe essere considerato il completamento del Canone, corrispondente al Prefazio, in quanto il Prefazio e il Padre Nostro segnano l'inizio e la fine del Canone, che viene recitato in silenzio mistico. [1]
Inutile dire che questa antica disposizione del Rito Romano viene indebolita quando l'intera assemblea recita il Padre Nostro, una pratica che riduce la somiglianza tra il prologo e l'epilogo. Tale pratica costituisce inoltre una violazione di una tradizione antica quanto il Padre Nostro stesso nel Rito Romano, poiché Gregorio Magno afferma che, a differenza dei Greci, a Roma il Padre Nostro viene recitato solo dal sacerdote.

Un'ulteriore indicazione, incidentalmente, del fatto che il Canone e il Padre Nostro siano pensati per operare in sinergia è la collocazione della Benedizione Nuziale Solenne sugli sposi durante la Messa nuziale. L'intenzione sembra essere stata quella di collocare la preghiera in prossimità della Consacrazione, nel momento liturgico più vicino possibile. Il fatto che la benedizione fosse posta dopo il Padre Nostro anziché dopo il Grande Amen [qui] suggerisce che il Canone e il Padre Nostro fossero considerati un'unità praticamente indivisibile.

Significato contestuale
La preghiera del Signore è anche, naturalmente, l'inizio del rito della Comunione, fungendo così da ponte tra la Consacrazione e la ricezione dell'Eucaristia. È quando consideriamo la preghiera del Signore come preparazione alla Santa Comunione che le sue suppliche assumono un significato ancora più profondo.

«Padre nostro che sei nei cieli». Quando il sacerdote pronuncia queste parole, dovrebbe fissare l'Ostia. C'è qualcosa di quasi ironico nel rivolgersi al Padre guardando il Figlio e affermando che Dio è in cielo quando Egli è anche proprio davanti ai nostri occhi. Ma in un certo senso l'Eucaristia, seppur in modo velato, è il compimento di Giovanni 14,9: «Chi vede me, vede anche il Padre».

«Sia Santificato il tuo nome». La preghiera non dice «Santo è il tuo nome» (sebbene lo sia certamente), ma «Sia santificato il tuo nome» (sanctificetur nomen tuum), come se potessimo accrescere la santità del nome di Dio. Dio è massimamente santo e nulla sulla terra può cambiarlo. Ma il Suo nome può essere reso meno santo venendo «profanato» nella misura in cui il Suo popolo eletto, che in un certo senso è il Suo rappresentante sulla terra, Gli dà un «cattivo nome» con il proprio comportamento. In Ezechiele 43, 8 leggiamo: «Essi hanno profanato il mio santo nome con le abominazioni che hanno commesso; per questo motivo li ho consumati nella mia ira». La chiave, quindi, è «santificare» il nome di Dio con un buon comportamento, ma come possiamo essere buoni senza Dio? Non possiamo, e quindi preghiamo per avere aiuto. Come osserva san Cipriano di Cartagine, quando diciamo: «Sia santificato il tuo nome», intendiamo: «Il tuo nome sia santificato in noi», cioè che possiamo essere trasformati dalla grazia santificante o dalla santità per non profanare il nome di Dio. [2] E per essere ulteriormente trasformati dalla grazia santificante, partecipiamo all'Eucaristia.

«Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra». Entrambe queste suppliche possono essere viste alla luce di ciò che è accaduto prima e alla luce di ciò che sta per accadere. Quando il sacerdote ha trasformato il pane e il vino in Corpo e Sangue, in un certo senso ha già portato il Regno di Dio sulla terra e ha già compiuto la volontà di Dio, ovvero ha obbedito al comando: «Fate questo in memoria di me». Ma quando lui e noi riceviamo la Santa Comunione, anche noi compiamo la volontà di Dio e rafforziamo il legame tra Lui e noi e tra di noi, il Corpo Mistico di Cristo, contribuendo forse alla venuta del Regno.

«Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Non sorprende che questa preghiera sia stata interpretata dai Padri della Chiesa come riferita all'Eucaristia, anche quando il Padre Nostro veniva recitato al di fuori della Messa. Il legame eucaristico è ancora più forte nella versione del Padre Nostro menzionata nel Vangelo di Matteo: «Dacci oggi il nostro pane sovrasostanziale» (6, 11). Con la Santa Comunione Dio sta per esaudire questa nostra preghiera.

«Perdonaci i nostri peccati». Prima dell'epoca del secondo Confiteor [qui a proposito del Confiteor], si credeva che recitare questa frase prima di ricevere la Santa Comunione assolvesse dai peccati veniali. In un sermone sant'Agostino dice:
Se per caso, a causa della fragilità umana, il nostro pensiero si è soffermato su qualcosa di indecente, se la nostra lingua ha pronunciato qualcosa di ingiusto, se il nostro sguardo si è rivolto a qualcosa di sconveniente, se il nostro orecchio ha ascoltato con compiacimento qualcosa di superfluo, tutto ciò viene cancellato dal Padre Nostro nel passo: «Perdonaci i nostri peccati», affinché possiamo avvicinarci in pace e non mangiare né bere ciò che riceviamo come giudizio. [3]
«Non ci indurre in tentazione». Questo è uno dei versetti più affascinanti del Nuovo Testamento su cui meditare, perché si collega a molti altri. Qui chiediamo al Padre di non fare ciò che fece a Suo Figlio, «che fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo» (Mt 4,1). (Sì, fu lo Spirito a guidare Gesù, ma chi mandò lo Spirito se non il Padre?). Eppure leggiamo anche che Dio «non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze» e vi aiuterà «a sopportarlo» (1 Cor 10,13). «Non ci indurre in tentazione» è sicuramente uno dei «detti difficili» della Scrittura (cfr. Gv 6,61), e invece di storcere il naso di fronte a esso, dovremmo accogliere la sfida di confrontarci con esso [vedi].

Purtroppo, non tutti sono d'accordo. Nel 1969, il Consilium ad Exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia pubblicò Comme le Prévoit sulla traduzione di testi liturgici per Celebrazioni con l'Assemblea, che contiene la seguente affermazione:
Il corretto significato biblico o cristiano di certe parole e idee richiederà sempre spiegazioni e istruzioni. Tuttavia, non dovrebbe essere richiesta alcuna formazione letteraria specifica al popolo; i testi liturgici dovrebbero normalmente essere comprensibili a tutti, anche ai meno istruiti. Ad esempio, la traduzione di tentatio nella preghiera del Signore, "tentazione" , è imprecisa e può essere fuorviante solo per chi non è uno studioso della Bibbia. [4]
Le ipotesi degli autori sono discutibili, ovvero che il termine "tentazione" sia inesatto e che solo gli studiosi biblici possano comprendere il Padre Nostro (ci chiediamo se il Signore sarebbe d'accordo: comanderebbe forse a tutti i suoi discepoli di usare questa preghiera per sempre, sapendo che solo un'élite la comprenderebbe?). 
Forse è per questi motivi che nessuna delle traduzioni ufficiali "in lingua volgare" ha seguito il consiglio di questo documento, almeno fino al 2019, quando Papa Francesco ha approvato la richiesta dei vescovi italiani di cambiare "e non ci indurre in tentazione" in "non abbandonarci alla tentazione". La parola "tentazione", presumibilmente problematica, rimane, ma il ne nos inducas (Mē eisenkēs hēmas in greco) è stato modificato, nonostante il verbo greco in questione eispherói (eis+phero, condurre dentro) sia inequivocabile. «Ma liberaci dal male». Una petizione che ammette valide interpretazioni è questa. Poiché il latino non ha l'articolo determinativo, libera nos a malo può significare «liberaci dal male» o «liberaci dal Maligno». L'originale greco ha l'articolo determinativo in questo versetto, motivo per cui le chiese orientali usano quest'ultima traduzione. Le versioni orientali, quindi, hanno il vantaggio di essere più fedeli al testo biblico, più vivide e più evocative della tentazione di Cristo nel deserto, quando sconfisse il Maligno. Il latino, d'altra parte, è più ampio, chiedendo protezione non solo dal Maligno, ma da tutti i mali: peccato, sventura, malattia, ecc. [vedi anche]

Il fatto che “Ma liberaci dal male” sia una risposta del popolo (respondentibus omnibus, come dice Giovanni l'Arcicantore nell'VIII secolo) conferisce a questo momento un significato speciale. I fedeli laici, ascoltando il Padre Nostro come avevano ascoltato il Prefazio, ora affermano tutto ciò che hanno udito. “In sostanza, dunque”, conclude Josef Jungmann, “il popolo recita il Padre Nostro insieme al celebrante. È la preghiera di Comunione del popolo”.[5]
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[1] Parsch, La liturgia della messa, trad. Frederic C. Eckhoff (St. Louis, Missouri: Herder, 1940), 284. Vedi Michael Fiedrowicz, La messa tradizionale: storia, forma e teologia del rito romano classico, trad. Rose Pfeifer (Brooklyn: Angelico Press, 2020), 107.
[2] Cipriano di Cartagine, Trattato IV.12.
[3] Agostino, Sermone Denis 6 (229): Perché, come è nella fragilità umana, se forse il nostro pensiero ha concepito qualcosa di sconveniente, se la lingua ha pronunciato qualcosa di inappropriato, se l'occhio ha guardato qualcosa di inappropriato, se l'orecchio ha udito qualcosa di inappropriato, se forse alcune di queste cose sono state contratte dalla tentazione di questo mondo e dalla fragilità della vita umana, esse vengono cancellate dalla preghiera del Signore, dove si dice: «Perdonaci i nostri debiti, affinché possiamo avvicinarci in sicurezza, affinché non mangiamo e beviamo ciò che riceviamo per la nostra condanna».
[4] [ Come previsto in 15. a.
[5] Josef Jungmann, SJ, La Messa del Rito Romano: Origini e Sviluppo, vol. 2 (New York: Benzinger Brothers, 1951), 288.
Pubblicato venerdì 3 luglio 2026
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venerdì 3 luglio 2026

FSSPX. Lettera al Santo Padre in merito al decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede

Ed ecco la risposta della FSSPX alla scomunica.
Lettera al Santo Padre in merito al decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede
3 Luglio 2026

Il Superiore Generale
A Sua Santità
Santo Padre Leone XIV

Ecône, 3 luglio 2026

 
« Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! » (Lc 11, 11-13)   

Beatissimo Padre,
La notifica della decisione presa dalla Santa Sede verso la FSSPX e firmata da Sua Eminenza il Cardinale Fernández ci è pervenuta ed è già di dominio pubblico.

Ci sembra che tale decisione metta in luce, una volta di più, il contesto estremamente tragico in cui si trova la Chiesa universale. Ciò che la FSSPX ha fatto e continuerà a fare non è altro che un'iniziativa estrema di soccorso alle anime, nella confusione dottrinale e morale in cui versa la Chiesa. In nessun modo pretendiamo sostituirci alla Chiesa e non abbiamo nessun'altra pretesa, se non quella di restarle fedeli.

3 luglio. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue.
3 luglio. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza

Sangue di Cristo, della nuova ed eterna alleanza
Cari amici, la preghiera delle Litanie ci conduce nel cuore della storia della salvezza: la nuova ed eterna alleanza fatta da Gesù col suo sacrificio.

La parola alleanza attraversa tutta la Scrittura. Dio non si limita a creare il mondo e poi ad abbandonarlo al suo destino. Dio cerca l’uomo, gli parla, lo chiama, gli apre una strada. Con Abramo promette una discendenza e una terra. Con Mosè libera il popolo dalla schiavitù e dona la Legge. Con i profeti annuncia un’alleanza nuova, scritta non più soltanto su tavole di pietra, ma nel cuore.

Tutto questo trova compimento in Cristo. Nell’Ultima Cena, Gesù prende il calice e lo consegna ai discepoli dicendo che quel calice è la nuova alleanza nel suo Sangue. Non si tratta di una semplice immagine religiosa. Gesù sta dicendo che il suo Sangue sarà il sigillo definitivo del rapporto tra Dio e l’umanità. Non un patto provvisorio, non un tentativo destinato a essere sostituito, non una promessa fragile appesa alla nostra incostanza. È un’alleanza nuova ed eterna, perché nasce dal dono irrevocabile del Figlio.

La formula utilizzata da Tucho per scomunicare sacerdoti e laici è priva di efficacia penale

Una gestione dilettantesca e semplicistica — e dunque con elementi di invalidità — di documenti importanti da parte delle autorità preposte, oltre alla inusitata severità rispetto ai precedenti storici...

La formula utilizzata da Tucho per scomunicare sacerdoti e laici è priva di efficacia penale

I due documenti pubblicati il 2 luglio dal Dicastero per la Dottrina della Fede — un Decreto [qui] e una Nota Esplicativa (Prot. N. 99/2009) [qui], entrambi firmati dal cardinale Víctor Manuel Fernández e dai segretari Armando Matteo e John J. Kennedy — presentano difetti di tecnica canonica che ne limitano drasticamente la portata reale. Analizzati conformemente al Libro VI del Codice di Diritto Canonico, il loro effetto giuridico si riduce alla dichiarazione di sei scomuniche. Riguardo ai più di settecento sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X e ai loro fedeli, la formula impiegata è priva di efficacia penale.

Due strumenti di natura giuridica distinta
Da un lato il Decreto dichiara «a tutti gli effetti giuridici» che mons. Alfonso de Galarreta e i quattro consacrati il 1° luglio — Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier — sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica (cann. 1387 e 1364 § 1 CIC), e che mons. Bernard Fellay, in qualità di co-consacrante che ha aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica del can. 1364 § 1. Si tratta di un decreto dichiarativo di censure già contratte: l’unica figura, insieme alla sentenza, idonea a dichiarare pene latae sententiae (cann. 1341, 1720). Il suo ambito soggettivo è tassativo: sei vescovi.

È vero scisma? Il corto circuito tra conservatori e comunicazione pressappochista o di parte

Mi segnalano la riflessione di un canonista, che riporto di seguito, in merito agli eventi di Ecône. Non tarderemo ad occuparci di Decreto e Nota esplicativa, confrontsta con la precedente. 

È vero scisma? Il corto circuito tra conservatori
e comunicazione pressappochista o di parte

Mi è stato chiesto da alcuni amici di esprimermi se le consacrazioni episcopali compiute ad Econe, costituiscano un atto di scisma e se l'eventuale comminanda formalizzazione della scomunica sia valida o no.
Il tema è complesso.

Papa S. Clemente I nella sua Epistola ai Corinzi aveva profetizzato che gli Apostoli ben sapevano, su divina ispirazione, che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale.
E così è stato nel corso dei secoli.

Un saggio del cardinale Fernández, scoperto di recente, rivela la sua convinzione che tutti siano salvati.

Nella nostra traduzione da Lifesitenews una carrellata di aggiornamento sugli scritti anomali dell'altrettanto anomalo prefetto della Dottrina della Fede. Osservo che molti hanno sottolineato, a proposito dell'evento di Écône, il "CHI scomunica", insieme all'elenco delle sue derive sia dottrinali che morali; il che è efficace dal punto di vista dialettico ma non ha valenza giuridica. Ha il suo peso per valutare in che situazione e in che mani è la chiesa; ma, quanto alla scomunica, occorrerà esaminare e valutare i testi della Dichiarazione e della Nota esplicativa (che presentano peraltro anomalie già evidenti). È quello che faremo nei prossimi giorni.

Un saggio del cardinale Fernández, scoperto di recente,
rivela la sua convinzione che tutti siano salvati.


Il futuro cardinale Víctor Manuel Fernández ha appoggiato apertamente l'universalismo, ovvero l'idea che tutti siano salvati, in un documento ritrovato di recente, scritto più di 30 anni fa.

In un saggio del 1995 di 46 pagine, dal titolo “Romanos 9-11: gracia y predestinación” (Grazia e predestinazione), riportato per la prima volta da El Wanderer, il futuro Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha scritto ampiamente sull'insegnamento della Chiesa in materia di salvezza e predestinazione, citando le opere di Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino, sebbene l'allora sacerdote si concentrasse su quanto da loro scritto sulla misericordia di Dio, ignorando in gran parte la Sua giustizia. Infine, Fernández ha concluso il suo lavoro sottolineando di avere “ferma fiducia” nel fatto che “tutti saranno salvati”, aggiungendo che questo non è un “mero desiderio”, ma si basa su ciò che “so di Dio e dei Suoi piani specifici”.

giovedì 2 luglio 2026

2 luglio. Il Sangue nato nel tempo per salvare il tempo

Qui le Litanie del Preziosissimo Sangue
2 luglio. Il Sangue nato nel tempo per salvare il tempo

Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato
Sanguis Christi,
Verbi Dei incarnáti, salva nos
Cari amici, dopo aver contemplato il Sangue di Cristo come Sangue dell’Unigenito dell’Eterno Padre, la preghiera delle Litanie ci porta al centro del mistero cristiano: il Verbo di Dio incarnato.

Questa invocazione ricorda che il Sangue di Gesù non è un simbolo vago, non è un’immagine poetica, non è una metafora religiosa utile a commuovere i devoti. È il Sangue reale del Figlio di Dio fatto uomo. Il Verbo eterno ha assunto una carne vera, una storia vera, un corpo capace di stanchezza, fame, pianto, ferita. Dio non ci ha salvati restando lontano. È entrato nel nostro tempo, nella nostra povertà, nella nostra fragilità.

Qui si apre una verità grande, che spesso rischiamo di dimenticare proprio perché la ripetiamo da sempre. Il Figlio di Dio si è incarnato. Ha preso carne dalla Vergine Maria. Ha avuto un cuore che batteva, mani che toccavano, occhi che guardavano, piedi che percorrevano le strade degli uomini. E in quel corpo umano scorreva il Sangue della nostra redenzione.

La devozione al Preziosissimo Sangue custodisce con forza la concretezza dell’Incarnazione. Ci impedisce di trasformare il cristianesimo in un’idea, in una morale, in un sentimento spirituale ben confezionato. Cristo non ci ha salvati con un pensiero elevato. Ci ha salvati assumendo la nostra carne e versando il suo Sangue.

I Samurai di Écône

I Samurai di Écône

Tra i dettagli più suggestivi delle consacrazioni episcopali di ieri a Écône non figuravano né i sontuosi paramenti, né la coreografia del rito, né tantomeno la familiare serenità alpina del luogo. Erano le fasce per il capo. Bianche, austere, annodate con una fermezza quasi monastica sulla fronte dei nuovi vescovi, conferivano all'intera scena un'inaspettata risonanza culturale.
Per ragioni che non so spiegare del tutto, quella vista mi ha subito fatto venire in mente l'hachimaki giapponese : la semplice fascia bianca indossata dagli studenti prima degli esami, dagli artigiani al banco di lavoro e, nell'immaginario popolare, dai samurai che si preparano alla battaglia. L'hachimaki simboleggia la massima concentrazione: una silenziosa dichiarazione di essere pronti ad affrontare un momento che richiede tutte le proprie forze. È meno una spacconata di guerra che un gesto di risolutezza interiore.

Il Vaticano scomunica anche i laici della FSSPX con la misura più dura della storia recente

Riprendiamo da Infovaticana. Intanto può essere utile rileggersi quedo precedente: La FSSPX non è mai stata fuori della Chiesa e non può considerarsiscismatica” [vedi]. Purtroppo certi discorsi, nella chiesa sinodale, restano un dialogo tra sordi....

Il Vaticano scomunica anche i laici della FSSPX
con la misura più dura della storia recente

La risposta di Roma non si è fatta attendere ed è la più dura da quasi quarant’anni [vedi]. Meno di ventiquattr’ore dopo le consacrazioni episcopali celebrate ieri a Écône da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato questo 2 luglio una Nota Esplicativa firmata dal cardinale Víctor Manuel Fernández che dichiara consumato il delitto di scisma ed estende le sue conseguenze canoniche non solo ai vescovi e ai sacerdoti della Fraternità, ma — ed è questa la novità più grave — anche ai fedeli laici.

Il documento, datato nel Palazzo del Dicastero e sottoscritto insieme al prefetto da mons. Armando Matteo (segretario per la Sezione Dottrinale) e dall’arcivescovo John J. Kennedy (segretario per la Sezione Disciplinare), constata che «i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani» e che le consacrazioni «senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre» hanno «configurato il delitto di scisma».

La misericordia nella liturgia antica

Nella nostra traduzione da Missa gregoriana
La misericordia nella liturgia antica

Nel Missale Romanum il termine misericordia ricorre circa 420 volte; i composti di miserere 118 volte. Una ricorrenza ogni due pagine. Tra gli attributi più frequenti l’attributo di Dio misericorso…

ORDO MISSAE

Nell’ Ordo Missae, che si ripete sempre uguale in pressoché tutte le celebrazioni dell’anno, la misericordia si incontra nei seguenti passaggi:

Preghiere ai piedi dell’altare
Misereatur tui omnipotens Deus… Misereatur vestri omnipotens Deus… Indulgentiam… misericors Dominus. Ostende nobis, Domine, misericordiam tuam…
Salendo all’altare
Aufer a nobis, quaesumus, Domine, iniquitates nostras…
Kyrie eleison
Gloria
…qui tollis peccata mundi, miserere nobis… suscipe deprecationem nostram… miserere nobis.
Al Vangelo
…tua grata miseratione dignare mundare…
l’Offertorio
...pro innumerabilibus peccatis et offensionibus et neglegentiis meis…
…tuam deprecantes clementiam…
…redime me et miserere mei…
il Canone
…de multitudine miserationum tuarum sperantibus, partem aliquam et societatem donare digneris, cum tuis sanctis Apostolis et Martyribus…
Comunione
…ope misericordiae tuae adiuti, et a peccato simus semper liberi et ab omni perturbatione securi…
Agnus Dei… miserere nobis (bis)
…mihique et omnibus, pro quibus illud obtuli, sit, te miserante, propitiabile.
MISSAE PROPRIE
Vagliamo assieme alcuni formulari propri di Missae particolarmente significative in relazione al tema della Misericordia.

PRO REMISSIONE PECCATORUM

Oratio
Deus, qui nullum respuis, sed quantumvis peccantibus per paenitentiam pia miseratione placaris: respice propitius ad preces humilitatis nostrae, et illumina corda nostra; ut tua valeamus implere praecepta. Per Dominum nostrum.
Secreta
Praesens sacrificium, Domine, quod tibi pro delictis nostris offerimus, sit tibi munus acceptum: et tarn viventibus quam defiinctis proficiat ad salutem. Per Dominum.
Postcommunio
Exaudi preces familiae tuae, omnipotens Deus: et praesta; ut sancta haec, quae a te sumpsimus, incorriipta in nobis, te donante, serventur. Per Dominum nostrum.
PRO INIMICIS

Oratio
Deus, pacis caritatisque amator et custos: da omnibus inimicis nostris pacem caritatemque veram; et cunctorum eis remissionem tribue peccatorum, nosque ab eorum insidiis potenter eripe. Per Dominum.
Secreta
Oblatis, quaesumus, Domine, placare muneribus: et nos ab inimicis nostris clementer eripe, eisque indulgentiam tribue delictorum. Per Dominum nostrum.
Postcommunio
Haec nos communio, Domine, eruat a delictis: et ab inimicorum defendat insidiis. Per Dominum.
IN MISSA DEFUNCTORUM

Oratio
Deus, cui proprium est misereri semper et parcere, te supplices exoramus pro anima famuli tui N. (famulae tuae N.), quam hodie de hoc saeculo migrare iussisti: ut non tradas earn in manus inimici, neque obliviscaris in finem, sed iubeas earn a sanctis Angelis suscipi et ad patriam paradisi perduci; ut, quia in te speravit et credidit, non poenas inferni sustineat, sed gaudia aeterna possideat. Per Dominum.
In die tertio, septimo et trigesimo:
Oratio
Quaesumus, Domine, ut animae famuli tui N. (famulae tuae N.), cuius depositionis diem tertium (vel septimum vel trigesimum) commemoramus, Sanctorum atque electorum tuorum largiri digneris consortium: et rorem misericordiae tuae perennem infundas. Per Dominum.
Postcommunio
Suscipe, Domine, preces nostras pro anima famuli tui N. (famulae tuae N.): ut, si quae ei maculae de terrenis contagiis adhseserunt, remissionis tuae misericordia deleantur. Per Dominum.
Die 17 octobris, S. Margaritas Maria Alacoque Virginis

Oratio
Domine Iesu Christe, qui investigabiles divitias Cordis tui beatae Margaritas Marias Virgini mirabiliter revelasti: da nobis eius meritis et imitatione; ut, te in omnibus et super omnia diligentes, iugem in eodem Corde tuo mansionem habere mereamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
Secreta
Accepta tibi sint, Domine, plebis tuae munera: et concede; ut ignis ille divinus nos inflammet, quo, de Corde Filii tui emisso, beata Margarita Maria vehementer aestuavit. Per eundem Dominum nostrum.
Postcommunio
Corporis et Sanguinis tui, Domine Iesu, sumptis mysteriis: concede nobis, quassumus, beata Margarita Maria Virgine intercedente; ut, superbis saeculi vanitatibus exutis, mansuetudinem et humilitatem Cordis tui induere mereamur: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
FERIA SEXTA POST DOMINICAM II POST PENTECOSTEN IN FESTO SACRATISSIMI CORDIS IESU

Oratio
Deus, qui nobis, in Corde Filii tui, nostris vulnerato peccatis, infinitos dilectionis thesauros misericorditer largiri dignaris: concede, quaesumus; ut, illi devotum pietatis nostrae prsestantes obsequium, dignae quoque satisfactionis exhibeamus officium. Per eundem Dominum.
Secreta
Respice, quaesumus,- Domine, ad ineffabilem Cordis dilecti Fflii tui caritatem: ut quod offerimus sit tibi munus acceptum et nostrorum expiation delictorum. Per eundem Dominum.
Prefatio de Sacratissimo Corde Iesu
Vere dignum et iustum est, aequum et salutare, nos tibi semper et ubique gratias agere: Domine, sancte Pater, omnipotens aeterne Deus: Qui Unigenitum tuum in Cruce pendentem lancea militis transfigi voluisti, ut apertum Cor, divinse largitatis sacrarium, torrentes nobis funderet miserationis et gratiae, et, quod amore nostri flagrare numquam destitit, piis esset requies et paenitentibus pateret salutis refugium. Et ideo cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia caelestis exercitus, hymnum…
Postcommunio
Praebeant nobis, Domine Iesu, divinum tua sancta fervorem: quo, dulcissimi Cordis tui suavitate percepta; discamus terrena despicere, et amare caelestia: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate.
LA LITURGIA ANTICA, LEZIONE DI MISERICORDIA

Dopo aver celermente guardato ai testi del rito, offriamo alcuni spunti di riflessione. I riferimenti alla Misericordia si concentrano in due momenti: le preghiere ai piedi dell’altare e le fasi precedenti la Comunione, dunque i fedeli – sacerdote e laici – sono invitati ad invocare la Misericordia prima di accedere all’altare e prima di accedere alla Comunione; il sacerdote la impetra anche durante i riti offertoriali che preparano e introducono il centro del Divin Sacrificio. Interessante poi vedere come il tema non manchi nei culti più significativi, come quello per i fedeli defunti, né in una forma propria, che è l’esaltazione del Sacro Cuore di Cristo: se misericordia è avere a cuore il misero, tutto è detto e dato nel momento in cui l’umanità mantiene il coraggio di confessare la propria miseria, mentre accoglie il dono del Cuore per eccellenza, quello in cui anche il Padre si è compiaciuto (Tu es Filius meus dilectus; in te complacui mihi – Lc 3,22).

Più in generale possiamo muovere l’osservazione che l’intero rito nella [cosiddetta] Forma Extra-ordinaria risulta capace di esprimere intensamente il mistero della Misericordia divina, in quanto è sempre grandemente accentuato il tema della peccaminosità dei fedeli e la richiesta di soccorso. I numerosi gesti di penitenza – genuflessioni, inchini di vario grado, protratti silenzi – rimarcano tale intenzionalità. La differenziazione netta tra ruolo del christifidelis e ruolo del sacerdos intensifica l’impressione relativa al moto penitenziale dell’uomo che va incontro al suo Signore, non diversamente dalle icone scritturistiche in cui gli antichi profeti salivano scalzi verso il monte della presenza divina, portando con sé le richieste del popolo. In tale rito rimane chiaramente attestato il valore espiatorio del sacrificio – purtroppo grandemente sfumato nel contesto della [cosiddetta] Forma Ordinaria – e con esso la consapevolezza della colpevolezza umana e del relativo bisogno di ottenere un perdono. Il fatto che la Missa sia intessuta di testi scritturistici, elemento rinforzato dal fatto che il Rito della Messa e il Lezionario sono fusi in un unico testo (il Missale), crea un dinamico movimento in cui i sentimenti religiosi si arricchiscono e si bilanciano con sapienza, sì che i temi centrali del Peccato e della Salvezza non manchino mai, né perciò si insista stucchevolmente su di essi, rischiando forme opinabili di amartiocentrismo (rischio prevalente nella teologia classica) o di irenismo (rischio prevalente nella teologia nuova). In sintesi: la Misericordia si impone quale tema fondamentale che scandisce il rito antico e perenne, risulta teologicamente ben presentata, infine sostiene lo sviluppo del movimento annuale liturgico senza oscurarne i variegati temi del Temporale o del Santorale.

La pulizia teologica del concetto liturgico di misericordia si apprezza anche valutandone la studiata assenza. Presente nell’inno angelico del Gloria, la supplica non è presente nel Credo, in cui pure ci si inginocchia a riconoscere lo straordinario evento della incarnazione, estremo gesto del “Buon Samaritano” che si piega sulle nostre ferite umane. Essa soprattutto latita in tutta la lunga preghiera del Canone, ove lo stupore per la Grazia divina che scende a inebriare la Chiesa in tutte le sue membra – terrestri e celesti, vivi e defunti, santi e peccatori – non concede luogo che all’adorazione della Vittima, ammutolendo i sentimenti troppo umani di cui sopra. Annotiamo l’assenza anche nel Pater noster, a buon diritto, in quanto la piena relazione filiale esclude quel distacco intrinseco alle dinamiche della misericordia, per quanto del compimento di esse la figliolanza sia il frutto maturo e definitivo. Da ultimo le richieste di misericordia – fatta salva la preghiera del celebrante che si umilia davanti a Dio al termine dell’immenso Ufficio adempiuto – non ricorrono in tutte le fasi finali della cerimonia. I fedeli, purificati dall’Offerta divina, godono della Grazia e inneggiano alla loro rinascita non ex sanguinibus… sed ex Deo, in questo momento essi non sono più peccatori bisognosi di soccorso, bensì, a motivo della presenza sacramentale di Cristo nei loro cuori, sono figli della luce in opposizione alle tenebre del mondo (cfr. l’ultimo Vangelo). La misericordia dunque pertiene al peccatore, al misero lontano da Dio, il quale su di sé la invoca (Missa dei fedeli), dopo averla riconosciuta presente e rivelata al mondo (Missa dei catecumeni), sapendo di poter essere efficacemente restaurato da essa. Uomo e Dio, peccato e purificazione, merito e Grazia, cura e missione si alternano nel trascorrere della celebrazione: il fedele esce rinnovato dal rito, pronto per portare al mondo quanto egli ha ricevuto dalla Chiesa Madre.