Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

martedì 30 giugno 2026

“Beatissimo Padre”… / Don Pagliarani (FSSPX) risponde a Leone XIV

La risposta di don Pagliarani ala Lettera di Leone XIV.
“Beatissimo Padre”… /
Don Pagliarani (FSSPX) risponde a Leone XIV

Lettera del Superiore Generale in risposta a Sua Santità Papa Leone XIV

Il Superiore Generale
A Sua Santità
Santo Padre Leone XIV
Ecône, 30 giugno 2026
_____________________________
Beatissimo Padre,
La ringrazio moltissimo per la lettera che mi ha indirizzato.
Sono toccato dalla Sua sollecitudine paterna.
Da tempo avrei desiderato avere l’occasione di incontrarLa, per esprimerLe e manifestarLe personalmente il nostro desiderio sincero di servire la Chiesa. Purtroppo, non c’è stata l’occasione.

Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, che non è per nulla fittizia. Paradossalmente, ci sembra nostro preciso dovere, nel contesto attuale, fare il possibile per ricucire la tunica di Cristo, lacerata da forze e pressioni incompatibili con uno spirito autenticamente cattolico. Le chiedo solo di considerare l’autenticità di questa intenzione, prima di prendere una decisione sulla Fraternità San Pio X. Non è troppo tardi.

Due liturgie... Due Ecclesiologie?

La Lettera di Paix liturgique n. 1389 del 29 giugno 2026. Cosa risaputa; ma repetita iuvant. Sulle due ecclesiologie vedi. 249ª Settimana: Le Sentinelle continuano la loro preghiera per la difesa della Messa tradizionale davanti all'Arcidiocesi di Parigi.

Due liturgie...
Due Ecclesiologie?


Questa lettera vi giunge pochi giorni prima delle consacrazioni episcopali a Écône. Da un lato, Roma sta gestendo il problema della Fraternità Sacerdotale San Pio X solo mediante la minaccia di sanzioni, anziché instaurare un dialogo diretto e paterno con la Fraternità; dall'altro, sembra voler limitare la celebrazione ufficiale di questa liturgia (da parte dei sacerdoti delle comunità di Ecclesia Dei e dei sacerdoti diocesani), in fondo costringendoli ad adottare un approccio birituale.

Ma i vescovi francesi, sul campo, sanno che la questione non è così semplice e che la liturgia tradizionale è lì, al centro del paesaggio, ed è per sua natura una sorta di santuario con cui devono fare i conti.

Lettera di Leone XIV al Superiore generale della FSSPX

Finalmente Leone XIV si è fatto vivo qui. Ma perché solo proprio all'ultimo secondo? È strano. Sembra una mossa beffarda dopo un lungo intransigente mutismo e connessa indisponibilità condita di minacce da parte del porno Tucho, suo evidente portavoce!
Lettera di Leone XIV al Superiore generale della FSSPX
___________________________________
Al Reverendo
Don Davide Pagliarani
Superiore Generale
della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Con animo paterno desidero rivolgermi a Lei e, per mezzo Suo, ai vescovi, ai sacerdoti, ai seminaristi e ai fedeli legati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, consapevole della responsabilità che il Signore mi ha affidato come Successore dell’Apostolo Pietro.

La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Ciò ha motivato l’atteggiamento di attenzione e di benevolenza che i miei Predecessori vi hanno costantemente manifestato.

Il problema degli Scrovegni

Ciò che dobbiamo veramente alle fortune compromesse della storia
Il problema degli Scrovegni

La Cappella degli Scrovegni, Padova: un esterno in mattoni dall'aspetto modesto cela un interno affrescato da Giotto.
Questa non è una storia insolita. È la storia dell'Europa.

Padova, nell'Italia settentrionale, ospita una delle più grandi conquiste della civiltà europea: gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni.

La cappella esiste grazie al finanziamento di Enrico Scrovegni, uno dei più ricchi finanzieri della sua epoca. Suo padre, Reginaldo, era così noto per l'usura che Dante lo incluse tra i dannati nell'Inferno. Resta oggetto di dibattito se la cappella fosse intesa come atto di penitenza, prestigio o devozione. Ciò che è indiscutibile è che uno dei tesori artistici della cristianità fu finanziato con denaro che molti contemporanei consideravano moralmente discutibile.

Tradidi Quod et Accepi: Recensione di “Close the Workshop” di Peter Kwasniewski / insieme ad una professione di amore eterno per la liturgia medievale

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge. Robert Keim recensisce con appassionata efficacia un libro di Peter Kwasniewski sulla Liturgia. Purtroppo non esiste, che io sappia, la traduzione italiana. Ma il contenuto che segue ci interessa e ci edifica comunque.

Tradidi Quod et Accepi:
Recensione di “Close the Workshop” di Peter Kwasniewski

insieme ad una professione di amore eterno per la liturgia medievale

Ultimamente ho riflettuto, come spesso mi capita, sulla sacra liturgia. Ho anche riflettuto, come spesso mi capita, sul senso della vita. Man mano che invecchio, e spero di diventare più saggio, mi convinco sempre di più che siano la stessa cosa: la migliore risposta in una sola parola alla domanda "Qual è il senso della vita?" è "liturgia". Dico questo non per ciò che la liturgia cristiana è in sé, ma per tutto ciò che comprende, tutto ciò che significa e tutto ciò che fa – o meglio, tutto ciò che dovrebbe fare – per il corpo, la mente, il cuore e l'anima dell'uomo.

Tenendo presente ciò, vorrei condividere con voi una versione adattata di una recensione di un libro che ho scritto qualche tempo fa. Mi rendo conto che questa newsletter ha un pubblico eterogeneo, non solo per quanto riguarda le convinzioni liturgiche, ma anche per quanto riguarda l'affiliazione religiosa o il credo religioso in generale. Spero che questo post possa fornire indicazioni sul perché questo argomento sia importante per tutti , non ultimo perché la liturgia occidentale tradizionale è forse il più grande Poema, in senso lato, mai composto.

lunedì 29 giugno 2026

Dichiarazione di Adesione alla Professione di Fede Cattolica della ‘Fraternità Sacerdotale San Pio X’

Il prof. Pasqualucci interviene in vista della imminente consacrazione di nuovi vescovi della FSSPX.
Dichiarazione
di
Adesione alla Professione di Fede Cattolica
della
‘Fraternità Sacerdotale San Pio X’

Ma quand’anche noi stessi o un Angelo disceso dal cielo,
Vi annunziasse un Vangelo diverso da quello che noi
Vi abbiamo predicato, sia scomunicato! (Gal 1, 8)
* * *

Aderisco, in ogni sua parte, alla Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X per illuminare le anime di fronte agli errori moderni, pubblicata il 24 giugno 2026 a Menzingen, in Isvizzera.

Essa consta di ventotto pagine. È divisa in XVII sezioni e una Conclusione di quattro brevi articoli. È costituita da 154 articoli, in genere brevi, per un totale di venti pagine di testo e di sette pagine di note, seguite dall’indice. Le sezioni trattano praticamente di tutti gli aspetti fondamentali della dottrina cattolica, elencando e confutando partitamente i numerosi errori che attualmente la affliggono.

È un documento che offre un quadro dottrinalmente completo della vastità terrificante della crisi che, dal Concilio Ecumenico pastorale Vaticano II, sta sconvolgendo la Chiesa nel suo stesso essere, mettendone in forse la sua stessa ragion d’essere.

Per un dibattito serio e aperto nella confusione imperante

Per un dibattito serio e aperto nella confusione imperante

Nella Fraternità di San Pio X, come nel resto della Chiesa (sinodale e non) ci sono diverse anime. È il frutto della confusione mai sanata per effetto dell'assoluta impossibilità di mettere in discussione le derive di un concilio permeato dell'antropocentrismo storicista che, mentre ha messo in discussione i dogmi, è diventato paradossalmente un nuovo superdogma indiscutibile. 
Tutto questo — caduta la possibilità di raggiungere un accordo al quale aveva preparato la strada Benedetto XVI — col passare del tempo rischia di rendere la frattura sempre più insanabile. 
Di fatto, per effetto dell'imminente consacrazione dei vescovi e nonostante le Dichiarazioni ineccepibili della Fraternità (alle quali peraltro abbiamo aderito qui), nell'ambito della chiesa sinodale odierna è prevedibile che, nell'immediato, si impongano le spinte curiali e, in prospettiva, prendano sempre più piede le porno (et alia) derive alla Tucho. Per contro, nella FSSPX potrebbero rafforzarsi alcuni elementi di rottura di alcune ali più estreme (che non prevalgono ma ci sono) e che l'impossibilità di confronto rischia di rendere sempre più impermeabili. Tuttavia è un cane che si morde la coda perché non possiamo negare che oggi come oggi la Fraternità ce l'abbia messa tutta per cercare un dialogo e un confronto; ma ha trovato e trova un Tucho inamovibile con compagnia cantante curiale. compreso il Trono più alto, assolutamente coriacea. 
Gli amici di Disputationes Theologicae mi chiedono di pubblicare le loro Dieci domande ai sacerdoti della Fraternità San Pio X, delle quali per la verità abbiamo già parlato in recenti discussioni con alcune confutazioni pertinenti a da me condivise che riprenderemo. Aderisco alla richiesta inserendo il link al loro articolo, al fine di mettere in campo molti possibili elementi di discussione, aprendo un dibattito che può giovare alla Verità se animato dalle buone volontà di chi vi partecipa.

La nuova lingua di Papa Giovanni

Nella nostra traduzione da Substack.com. Con l'allocuzione di Giovanni XXIII in apertura del Vaticano II, "iniziò un processo per cui ogni singolo punto della dottrina, della liturgia e della morale cattolica, noto a tutti i cattolici prima del Concilio, fu sottoposto a una riformulazione". Vedi un precedente importante qui.

La nuova lingua di Papa Giovanni
A prescindere dalla posizione che si assume nello spettro teologico, queste parole, pronunciate quasi 70 anni fa, costituiscono un punto di svolta.

Nel suo discorso di apertura al Concilio Vaticano II, Papa Giovanni XXIII formulò questo principio: «È necessario che questa dottrina certa e immutabile, alla quale i fedeli devono obbedienza, venga studiata di nuovo e riformulata in termini contemporanei. Infatti, una cosa è questo deposito di fede, o le verità contenute nel nostro insegnamento consolidato nel tempo; un'altra è il modo in cui queste verità vengono esposte (con il loro significato preservato intatto) ».(1)

Con queste parole apparentemente innocue, si aprì una porta e iniziò un processo per cui ogni singolo punto della dottrina, della liturgia e della morale cattolica, noto a tutti i cattolici prima del Concilio, fu sottoposto a una riformulazione. Praticamente tutto ciò che grandi menti avevano faticato tanto ad articolare con grande precisione nel corso dei secoli fu in qualche modo affidato a un linguaggio contemporaneo incerto, nella speranza che la stessa cosa venisse detta, ma in un modo tale da attrarre e non respingere gli uomini del nostro tempo. Da qualunque lato dello spettro teologico ci si collochi, queste parole, pronunciate quasi 70 anni fa, costituiscono un punto di svolta. Sono il momento da cui tutto sembra essere cambiato, e ci siamo ritrovati tutti in quello che, senza esagerare, si può definire un pantano ecclesiologico da cui sembra non esserci via d'uscita.

domenica 28 giugno 2026

Mons. Viganò / Il cardinale Müller e quel conservatorismo pseudocattolico che fa il gioco della chiesa sinodale

Qui l'indice degli interventi precedenti e correlati.
Mons. Viganò / Il cardinale Müller e quel conservatorismo pseudocattolico che fa il gioco della chiesa sinodale

Il cardinale Müller, invece di prendere atto della situazione di crisi devastante in cui versa la Chiesa cattolica a causa della rivoluzione conciliare e sinodale, con sprezzo del ridicolo sostiene che la Gerarchia postconciliare non si è mai discostata dalla Tradizione, e che la Fraternità San Pio X si sbagli nell’affermare il contrario.

Müller propone una versione rinnovata del motu proprio “Ecclesia Dei adflicta”, con il quale replicare la frode del 1988, spacciando per scisma la fedeltà al Magistero immutabile e per ortodossia l’accettazione degli errori del Concilio.

Siamo al “credo quia absurdum”.

La chiesa conciliare e sinodale pretende di poter rimodellare la realtà addomesticandola alla propria narrazione. Essa esige dai fedeli un assenso acritico e contraddittorio, sotto pena di scomunica.

Sua Eminenza crede che i chierici e i laici legati alla Fraternità possano essere accontentati offrendo loro un surrogato di ciò che già hanno, come si getta un osso a un cane da tenere alla catena.

Müller scoprirà presto – e i membri degli istituti ex-Ecclesia Dei con lui – che ridurre la denuncia del golpe conciliare a una questione cerimoniale è scelta miope e ideologica, specialmente quando la Gerarchia non ha alcuna intenzione di cedere minimamente sui principi ereticali di cui si fa promotrice.

Chieda a Fernández: si può mercanteggiare sulla dottrina della Grazia con i luterani e tributare onori prelatizi a un’eretica anglicana, ma non è consentito esprimere la minima perplessità per il feticcio del Vaticano II.

Eppure Müller sostiene che la chiesa postconciliare non si sia allontanata dal solco della Tradizione…

Il conservatorismo pseudocattolico di questi gatekeeper è strumentale all’implementazione della sinodalità e va sdegnosamente respinto.
Mons.Carlo Maria Viganò su x.com  

Vescovo Strickland: L'amore, non la sfida, è stata la forza trainante dell'arcivescovo Lefebvre e della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Nella nostra traduzione da  Pillars of Faith. Sebbene la disciplina ecclesiastica "esista per la guarigione" e "per il bene delle anime", scrive il vescovo Strickland, "non dovrebbe mai essere usata per oscurare il sincero amore che molti nutrono per Cristo e la Sua Chiesa".  Qui l'indice dei precedenti interventi del vescovo che non tace.

Vescovo Strickland: L'amore, non la sfida, è stata la forza trainante dell'arcivescovo Lefebvre e della Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Se avessi tutta la fede, al punto da trasportare le montagne, ma non avessi l'amore, non sarei nulla . — (1 Corinzi 13:2)
Nei momenti di grande tensione all'interno della Chiesa, dobbiamo ricordare che ogni giudizio emesso deve in ultima analisi servire alla salvezza delle anime. La verità non può mai essere separata dalla carità, né la carità dalla verità.

Mentre proseguono le discussioni sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X, credo sia necessario porsi una domanda che vada oltre le argomentazioni canoniche o le controversie storiche. Cosa ha mosso questi sacerdoti e fedeli nel corso degli ultimi 50 anni?

Domenica quinta dopo la Pentecoste

Ripubblico per chi ci legge solo ora e anche per rinnovare il nostro approfondimento degli insegnamenti che nutrono la nostra fede, nell'ottica del valore maieutico della ripetizione per l'assimilazione sempre più profonda dei misteri pregati e contemplati. I frutti maturano nella ripetizione e nell'abitudine. L'atto spirituale non si esaurisce nell'essere compreso una sola volta: approfondito, sollecita nutre e trasfigura. Cogliamo in controluce la bellezza e l'insistente qualità dell'eternità sempre identica ed è la pratica costante che produce frutti. Per questo repetita iuvant...Qui trovate l'Ordinario e qui il proprio della Messa di oggi.

Domenica quinta dopo la Pentecoste

Intróitus
Ap. 5, 9-10 - Redemísti nos, Dómine, in sánguine tuo, ex omni tribu, et lingua, et pópulo, et natióne: et fecísti nos Deo nostro regnum.
Ps. 88, 2 - Misericórdias Dómini in aetérnum cantábo: in generatiónem et generatiónem annuntiábo veritátem tuam in ore meo. - Glória Patri
Ap. 5, 9-10 - Redemísti nos, Dómine…
Introito
Apoc. 5, 9-10 - O Signore, ci hai redendo col tuo Sangue, noi di ogni tribú, e lingua, e popolo, e nazione: e hai fatto di noi un regno pel nostro Dio.
Sal. 88, 2 - Le misericordie del Signore vanterò in eterno: di generazione in generazione la mia bocca annunzierà la tua verità.
Gloria al Padre…
Apoc. 5, 9-10 - O Signore, ci hai redento…

All'Ufficio.
La Chiesa ha iniziato questa notte la lettura del secondo libro dei Re, che comincia con il racconto della infelice morte di Saul e dell'avvento di David al trono d'Israele. L'esaltazione del figlio di Iesse segna il punto culminante della vita profetica dell'antico popolo; in lui Dio trova il suo servo fedele (Sal 88,21), e lo avrebbe mostrato al mondo come la più completa figura del Messia venturo. Un giuramento divino garantiva al nuovo re l'avvenire della sua stirpe; il suo trono doveva essere eterno (ivi 36-38), poiché doveva diventare un giorno il trono di colui che sarebbe stato chiamato Figlio dell'Altissimo senza cessare di avere David per padre (Lc 1,32).

sabato 27 giugno 2026

In Illo Tempore: IV Domenica dopo Pentecoste

Nella nostra traduzione da OnePeterFive la consueta circostanziata e profonda meditazione di P. John Zuhlsdorf, che ogni settimana ci consente di mantenere il cuore aperto ai tesori di grazia ricevuti nella celebrazione domenicale precedente qui. Mi spiace che sia uno degli articoli meno letti e commentati. Ma continuo a proporlo; personalmente ne traggo un grande giovamento spirituale...

In Illo Tempore: IV Domenica dopo Pentecoste

Proseguiamo il nostro progetto di approfondimento dei testi della Santa Messa della IV Domenica dopo Pentecoste nel Vetus Ordo del Rito Romano, in cui l’Apostolo delle genti ci offre una visione dell’intera creazione che geme anelando alla libertà, mentre l’Evangelista ci mostra Pietro che cade in ginocchio davanti a Cristo.

Le letture della Messa hanno certamente una finalità didattica, volta all’istruzione spirituale e morale; tuttavia esse sono anche offerte sacrificali innalzate al Padre attraverso la voce dell’alter Christus, l’altro Cristo, presso l’altare del Sacrificio. Per questo motivo, nel rito romano più antico, le letture vengono proclamate dal sacerdote all’altare, anche quando sono poi ripetute solennemente dal suddiacono e dal diacono oppure lette successivamente nella lingua del popolo.

Perché ho iniziato ad amare il rito romano tradizionale

Nella nostra traduzione da Substack.com un'esperienza molto personale, densa di dettagli che possono apparire ridondanti, ma servono da introduzione per chi è digiuno e interessato. È un excursus che, letto con pazienza, dispiega tutta la sua efficacia.

Perché ho iniziato ad amare il rito romano tradizionale
Il mio viaggio da bizantino a latino
Benjamin John, 8 maggio 2026

Dal rito bizantino al rito latino
Da quando sono diventato cristiano, il rito romano tradizionale è sempre stato qualcosa che mi ha lasciato perplesso. Quando ho iniziato ad approfondire la fede cattolica nel 2018, le comunità online presentavano la Messa in latino tradizionale come l'esperienza più bella e straordinaria che potessi mai vivere. La promessa sembrava essere che, partecipandovi anche solo una volta, avrei avuto un incontro così profondo con il divino da non desiderare nient'altro.

Purtroppo, ciò non è accaduto.

La prima Messa in rito tridentino a cui ho partecipato nella parrocchia di San Giovanni Cantius a Chicago mi ha lasciato deluso e confuso. Mi era stato detto che questa liturgia era il più grande tesoro della civiltà occidentale, ma non riuscivo nemmeno a seguire o a capire cosa stesse succedendo. Da persona che aveva abbracciato la massima dei Santi Tommaso e Agostino secondo cui "nessuno può amare ciò che non conosce", (1) questa mancanza di comprensione (e la mancanza di qualcuno che si impegnasse ad insegnarmi) mi ha profondamente turbato; soprattutto perché non trovavo nemmeno la mia parrocchia locale del Novus Ordo particolarmente edificante dal punto di vista spirituale (tenete presente che all'epoca ero uno studente liceale socialmente impacciato).

Il 'Praeceptis salutaribus'

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo su Il Praeceptis salutaribus. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Il 'Praeceptis salutaribus'

Dopo aver terminato il Canone, il sacerdote introduce il Padre Nostro. Invita l'assemblea a pregare con il familiare Oremus e poi dice o intona:
Praeceptis salutaribus moniti,
Et divina institutione formati,
Audemus dicere.
Che traduco come:
Istruiti con precetti salutari,
E formati per divina istruzione,
Osiamo affermare:
Esortati da comandi salutari,
E ammaestrati da divina istruzione,
Osiamo dire: [dal mio messale -ndT]

venerdì 26 giugno 2026

I responsabili delle religioni in Italia firmano un patto

Segnalazioni dei lettori. Non più Mater et Magistra, ma politicante. Rammento — è questo che la chiesa sinodale sembra aver dimenticato — che le opere compiute senza la grazia (senza il Signore) possono aiutare gli altri sul piano temporale e prima o poi degenerano. Le opere compiute nella carità, invece, diventano meritorie, ecclesiali, sacrificali, ordinate al Cielo.

I responsabili delle religioni in Italia firmano un patto

Chissà di chi è stata l'iniziativa di questo Patto.
Il cristianesimo ridotto ad essere soggetto di accordi politici fra religioni può essere considerata blasfemia.

Chi pensa che questo "patto" possa eliminare il rischio di islamizzazione dell'Italia si sbaglia sottovalutando il potenziale aggressivo di quella religione: i cristiani sono da sempre vittime dell'Islam. le altre religioni non rappresentano motivi di preoccupazione.

Questo "patto" è un atto politico, ma mischiare la politica con la religione non garantisce la pace e il rispetto reciproco. 
_____________
Adesso ho i dettagli: Fonte chiesacattolica.it
Insomma: Cristo Signore che è venuto a fare e chi l'annuncia? Senza di Lui dove arrivano le pur proclamate 'buone volontà'  umane? Notate nel testo: adesso il cammino sinodale coinvolge "le chiese che sono in Italia" (una volta la Chiesa era Una, le altre erano Confessioni diverse). E come la mettiamo con la teocrazia dell'islam?

Patto tra le religioni

La dialettica e l'arte di vivere bene

Nella nostra traduzione da Poetic Knowledge
La dialettica e l'arte di vivere bene
Saggezza: prestiamo attenzione
Tutte le cose buone mi sono giunte insieme a lei, e innumerevoli ricchezze per mezzo delle sue mani, e io mi sono rallegrato di tutte queste cose: perché questa sapienza mi precedeva, e io non sapevo che lei fosse la madre di tutte... Lei è un tesoro infinito per gli uomini. —Il Libro della Sapienza di Salomone, cap.7
Tutte le miniature presenti in questo articolo sono associate al Libro della Sapienza di Salomone nei manoscritti medievali.

Il termine "dialettica", apparentemente così modesto, è in realtà un peso massimo nella cultura occidentale. La sua origine, come per tante altre cose su cui vale la pena riflettere e discutere, è greca: dia- ("attraverso", "contro", ecc.) e lego ("parlare") ci danno ἡ διαλεκτικὴ τέχνη ( he dialektike tekhne ), l'arte dialettica, o in termini più familiari, l'arte della discussione e del dibattito.

Oggigiorno i dibattiti tendono ad essere incredibilmente sterili. Le discussioni sono spesso piacevoli, ma non esattamente illuminanti, e rischiano di essere sviate in qualsiasi momento da uno smartphone. Le cose erano diverse nell'antica Grecia, dove gli smartphone non erano ancora stati inventati e persino i vecchi cellulari, non dipendenti dalla tecnologia, erano, credo, piuttosto rari. La dialettica, per pensatori come Platone, era un mezzo per ricercare la saggezza, e la saggezza, sempre per pensatori come Platone, era eminentemente degna di essere ricercata: essere saggi significava comprendere la realtà e applicare questa comprensione al vivere una vita virtuosa. Nelle Leggi di Platone è la virtù suprema, ovvero "il capo e il principio guida della classe divina dei beni": "ogni Stato e ogni individuo dovrebbe pregare e sforzarsi per la saggezza".

Ma che cos'è la saggezza? Per i filosofi antichi era composta non solo di conoscenza ma anche di
  • profondità spirituale;
  • la capacità di sopportare serenamente i mali della vita; e
  • La phronesis, tradotta come "prudenza", suggerisce ben più di questo: qualcosa di simile alla virtù intellettuale che, per usare le parole di Aristotele, ci conferisce la "capacità di agire in relazione a ciò che è bene o male per l'uomo". La phronesis è la forma di saggezza posseduta da coloro che deliberano bene, dimostrano un sano giudizio e scelgono azioni che contribuiscono al benessere umano. Dev'essere stato piacevole vivere in un'epoca in cui il benessere umano era almeno l'obiettivo presunto delle decisioni politiche.
Credo che il modo più semplice per riassumere la ricerca della saggezza nella cultura antica sia dire che si è evoluta nella ricerca di Dio nella cultura cristiana. Tanta bontà era intessuta nella saggezza che, a tutti gli effetti pratici, essa era paragonabile alla Bontà stessa. Naturalmente, non posso attribuirmi il merito di questa idea, poiché l'Antico Testamento personifica la saggezza in un essere quasi divino, e nel Nuovo Testamento San Paolo si riferisce a Cristo come "la saggezza di Dio".

Aristotele fa un'interessante osservazione sulla fronesi: non si trova nei giovani. Ne dà la seguente ragione: "tale saggezza non riguarda solo gli universali, ma anche i particolari, che si acquisiscono con l'esperienza, e un giovane non ha esperienza, perché è il trascorrere del tempo che la conferisce". Qui semplifica eccessivamente, e non considera nemmeno il ruolo della grazia divina nel trasmettere la saggezza a un'anima fedele di qualsiasi età, ma il punto è comunque cruciale: saggezza ed età sono inseparabili, perché la fronesi, che è una componente fondamentale della saggezza, si acquisisce gradualmente nel tempo man mano che si fa esperienza della vita umana. Ma l'esperienza non si limita al fare o al vivere concretamente le cose. L'esperienza diretta dei "particolari" della vita è particolarmente preziosa, ma acquisiamo esperienza anche conversando con gli altri. E questo ci riporta alla dialettica, quell'incontro di menti e quella condivisione di anime che è così profondamente umana, e così feconda sia di amicizia che di saggezza. Non a caso Socrate, come riportato nell'Apologia, descrisse l'attività dialettica come il più grande dei beni umani:
Se ribadisco che discutere quotidianamente di virtù e di tutte quelle altre cose su cui mi sentite esaminare me stesso e gli altri è il sommo bene dell'uomo, e che una vita senza riflessione non vale la pena di essere vissuta, sarete ancora meno propensi a credermi. Eppure dico la verità.
La Sapienza è con te, e conosce le tue opere, ed era presente quando tu creasti il mondo, e sa ciò che è gradito ai tuoi occhi... Mandala dal tuo santo cielo e dal trono della tua maestà, perché sia con me. —Sapienza di Salomone, cap. 9
Nell'antichità, dunque, la dialettica era il "ragionamento nella conversazione": un pensiero collaborativo volto alla ricerca della verità, reso possibile dal linguaggio. La dialettica sopravvisse nella cultura postclassica del Medioevo cristiano, ma la sua portata e il suo significato si ridussero in qualche modo. "Dialettica" era spesso sinonimo di "logica", e sebbene la logica possa essere intesa come un fenomeno collaborativo e discorsivo, può anche essere un esercizio piuttosto solitario di sillogismi e fallacie. A peggiorare le cose, nell'ultimo secolo circa il concetto di logica è stato massacrato e alterato dalla proliferazione della "logica" booleana, ovvero l'algebra vero/falso su cui si basano i circuiti digitali e, di conseguenza, anche la civiltà umana come la conosciamo oggi. La logica booleana, nel suo contesto appropriato, è uno strumento utile; il problema è che la logica era precedentemente considerata "l'arte del ragionamento", vale a dire "l'arte di pensare bene", mentre ora la parola è irrimediabilmente legata a macchine elettroniche che non ragionano né pensano. Tutto ciò che fanno è seguire le istruzioni. La logica si riduce quindi a seguire istruzioni, privilegiando quelle che si possono ricondurre a operazioni vero/falso? Se così fosse, la logica sarebbe in realtà la nemesi del pensiero, inteso in senso umano e dialettico.

Passando oltre: ora ci troviamo nell'era moderna iniziale (o forse nella "media modernità"), e la dialettica, per Immanuel Kant (morto nel 1804), è un ragionamento che non conduce alla saggezza ma alla confusione. Egli usò il termine per identificare la logica mediante la quale "la mente giunge a credenze illusorie e affermazioni contraddittorie su entità al di là della portata dell'esperienza fisica". Una di queste entità, in linea con la traiettoria generale della filosofia moderna, è Dio. Come dice Kant,

Esiste una dialettica naturale e inevitabile della pura ragione... che aderisce irresistibilmente alla ragione umana, e anche quando ne abbiamo scoperto l'inganno, non cessa di giocarle brutti scherzi e di spingerla continuamente in errori momentanei.

Poco più tardi, nel periodo moderno medio, troviamo Hegel (morto nel 1831), che riporta la dialettica a una modalità più colloquiale. Questa conversazione, tuttavia, non si svolge tra due o tre esseri umani in cerca di saggezza, come nel dialogo platonico, bensì tra concetti socioculturali che sperimentano contraddizioni interne. Le contraddizioni interne portano alla dissoluzione di questi concetti e alla loro successiva riemersione, e poi il processo si ripete, cosicché la dialettica hegeliana costituisce la forza motrice del progresso intellettuale e storico.

Non so bene cosa pensare della dialettica hegeliana. Di certo, non è del tutto negativa. Il paradigma contraddizione-dissoluzione-riemersione ha una qualità resurrezionale che merita di essere ponderata, e il progresso dialettico può essere inteso come il movimento del mondo verso una sorta di telos, anziché verso un futuro senza scopo, infinito e informe che valorizza il progresso come preludio indispensabile a un ulteriore progresso. John Caird, eminente predicatore e accademico del XIX secolo, coglie l'idea di base e la rende piuttosto convincente:

Ma il pensiero è capace di un altro movimento, più profondo. Può elevarsi a... l’unità che è immanente nelle [cose in sé]..., a un’idea che esprime la dialettica interiore, il movimento o il processo verso l’unità, che esiste e costituisce l’essere degli oggetti stessi.

Questo “movimento verso l’unità” è, a mio avviso, una visione spiritualmente valida della storia come narrazione, plasmata dalla divina Provvidenza, in cui le varie tensioni e opposizioni della vita umana si sviluppano gradualmente verso la risoluzione e il compimento. La descrizione di Hegel, tuttavia, la trovo meno attraente:

La dialettica è... la vita e l'anima del progresso scientifico, la dinamica che sola conferisce una connessione immanente e una necessità alla materia di studio della scienza.

Molto meno attraente è invece ciò che Karl Marx fece della dialettica hegeliana: la adottò come una comoda clava con cui colpire l'ordine sociale dominante, che era ancora piuttosto religioso e monarchico, poiché religione e monarchia erano solo due momenti transitori nel grande sviluppo dialettico della storia umana. (A quanto pare, il marxismo è stato proprio quel momento transitorio: è quasi del tutto scomparso, ma monarchia e religione sono rimaste).

A questo punto abbiamo raggiunto la modernità e, poiché, come suggeriva Fukuyama, la postmodernità è "la fine della storia", ci fermeremo qui e torneremo verso un terreno più sicuro.

Questo saggio ha compiuto due cose che ritengo importanti (e spero che siate d'accordo): ha approfondito la natura e il significato della saggezza, un tema oggigiorno purtroppo trascurato, e ha richiamato l'attenzione sul ruolo centrale della dialettica – principalmente quella antica , ma anche quelle medievali e dell'età moderna – nella ricerca della saggezza e della felicità da parte del mondo occidentale (la prima essendo necessaria per la seconda).

Tuttavia, nessuno di questi è l'obiettivo principale che avevo in mente. Ultimamente abbiamo discusso di belle arti – musica , teatro shakespeariano, illustrazioni di manoscritti – e ho pensato che forse dovremmo fare un passo indietro e riflettere sulla natura dell'arte in generale. E ho pensato anche che potremmo farlo in un modo specifico e insolito: ovvero, esaminando la tensione socioculturale, intesa come una sorta di dialettica hegeliana, tra iconofilia e iconofobia. Quindi questo sarà il nostro argomento di domenica: l'amore per le immagini e l'odio per le immagini nella storia occidentale.
Robert Keim, 16 giugno

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

Crisi della Chiesa – III : Dobbiamo fuggire e combattere le eresie che infestano la Chiesa

Procede la minuziosa analisi di Paolo Pasqualucci sugli aspetti più controversi delle innovazioni conciliari. Precedenti qui - qui - qui - qui - qui - qui - qui

Crisi della Chiesa - III : Dobbiamo fuggire
e combattere le eresie che infestano la Chiesa

-Paolo Pasqualucci, 20 giugno 2026
Sommario : Eresie lampanti (estratti da papa Francesco) – Eresie sottili (estratti da Giovanni Paolo II – Il Figliol Prodigo secondo Wojtyla) – Definizione dell’eresia: il recente libro di mons. Athanasius SchneiderNecessità di mantenere la devozione a Maria Santissima sterminatrice di tutte le eresie, sicuro, potente e insostituibile ausilio nella buona battaglia.
* * *
Circolano impunemente nella Santa Chiesa da tanto tempo errori nella fede ed eresie lampanti. Errori più sottili, ma non meno gravi, sono più difficili da individuare. Difficili ma non impossibili. Cerchiamo di fare un minimo di chiarezza nell’oceano cupo e tempestoso delle eresie, servendoci anche di un recente, fondamentale testo di SE mons. Atanasio Schneider.

Eresie lampanti (estratti da papa Francesco).
Eresie lampanti nel senso di negazioni palmari di verità di fede sono ad esempio quelle di chi, pur essendo cattolico, sostiene che tutte le religioni salvano, che tutte possiedono la verità, sia pure in modo diverso; che pertanto la religione cattolica non è l’unica a possederla per divina rivelazione. Questa vera e propria eresia nega il Primo Comandamento (“Non avrai altro Dio al di fuori di me”) e il dogma secondo il quale fuori della Chiesa non c’è salvezza, tranne nei casi di battesimo di desiderio esplicito o implicito (una dottrina lasciata cadere nell’oblìo). 

giovedì 25 giugno 2026

Dichiarazione di Fede cattolica rivolta a Sua Santità il papa Leone XIV

Questa magnifica professione di fede, pubblicata dalla Fraternità il 24 giugno 2026, è una proclamazione di Credo ben formulata, completa, raffinata e precisa, decisamente cattolica. Ci sorge la domanda: quanti degli attuali gerarchi della Chiesa potrebbero, in buona coscienza, farla propria? Credo che la posta sia stata notevolmente aumentata: è come se la FSSPX stesse dicendo al Vaticano: "Ecco cosa crediamo, nel dettaglio. Diteci dove abbiamo sbagliato o perché questa non è una base più che sufficiente per lavorare insieme. "Più sottilmente, dicono: "Credete alle stesse cose che crediamo noi? Perché altrimenti siete voi che siete condannati, non noi."
Di particolare nota, il Vaticano II non viene attaccato nei noti dettagli; vien detto, più semplicemente: "Riconosco in particolare che gli errori moderni rappresentano una terribile minaccia per l'intero ordine cattolico, e che la loro penetrazione nella vita della Chiesa, sotto l'influenza del Concilio Vaticano II e le riforme post-conciliari, hanno provocato una crisi di gravità eccezionale."

Dichiarazione di Fede cattolica rivolta a Sua Santità il papa Leone XIV
don Davide Pagliarani Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Beatissimo Padre,
Da più di cinquant’anni la Fraternità San Pio X si sforza per manifestare alla Santa Sede il proprio caso di coscienza davanti ad errori che stanno distruggendo la fede e la morale cattoliche. Purtroppo, ogni discussione intrapresa è stata senza risultato, ogni perplessità espressa senza risposta effettiva. 

Il piano sinodale per la transizione: qualche concessione liturgica, ma la vecchia fede deve morire

Nella nostra traduzione da Substack.com una riflessione fondamentale su: la lettera del vescovo Medley; la nomina sinodale di Leone in Costa Rica e l'avvertimento di Melina secondo cui la rivoluzione morale sta sostituendo la verità con l'interpretazione. Non possiamo che constatare il progressivo inarrestabile attestarsi, senza se e senza ma anche sotto l'attuale pontificato, della chiesa sinodale. Conseguenza: la nuova lex orandi, che ha mutato la lex credendi [vedi], non può che espellere la Liturgia antica. Qui l'indice sulla Liturgia ai tempi di Leone. Qui l'indice degli articoli sul Sinodo.

Il piano sinodale per la transizione:
qualche concessione liturgica, ma la vecchia fede deve morire


Immagine emblematica della Messa tradizionale negata in Francia, celebrata tra le rovine

Il vescovo William Medley di Owensboro ha fornito ai cattolici una delle spiegazioni più chiare mai date finora su ciò che Roma vuole che venga fatto al rito romano tradizionale.

In una lettera del 18 maggio 2026 indirizzata a padre David Kennedy della parrocchia dell’Immacolata Concezione di Earlington, nel Kentucky, Medley lo ringrazia per aver discusso della celebrazione della messa secondo il Messale Romano del 1962 e spiega le condizioni a cui è soggetto il rinnovo dell’autorizzazione. Il vescovo dovrebbe inviare alla Santa Sede un ulteriore rapporto contenente il numero dei partecipanti alle messe e le misure adottate “per condurre i fedeli legati alla liturgia precedente alla celebrazione della liturgia secondo i libri liturgici riformati dal Concilio Vaticano II”.

Questa è un’intera politica riassunta in una sola frase.

Il Kyrie in nove parti: un esempio di "ripetizione inutile"?

Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement: interessante per approfondire le formule del Latino liturgico. L'ho inserito in questo indice dedicato. 

Il Kyrie in nove parti: un esempio di "ripetizione inutile"?
Peter Kwasniewski

Come la liturgia bizantina, anche la liturgia romana tradizionale è caratterizzata da numerosi esempi di quella che potremmo definire "ripetizione mirata".

L'antifona dell'Asperges e l'antifona dell'Introito vengono ripetute dopo i rispettivi versetti e dossologie. La dossologia viene recitata più volte durante la Messa. Il Salmo 42, come esposto all'inizio, presenta diverse frasi ripetute. Il Kyrie [qui], naturalmente, ha nove suppliche in tre sezioni (3 x 3), di cui le parti esterne sono verbalmente identiche. Il Confiteor viene recitato dal sacerdote, poi ripetuto dai ministranti con piccole differenze, e infine recitato di nuovo più avanti nella Messa, poco prima della comunione dei fedeli. Il Domine, non sum dignus viene recitato tre volte dal sacerdote e poi tre volte dai ministranti (da soli o insieme ai fedeli). Se guardiamo oltre la Messa, all'Ufficio Divino, troviamo molti altri esempi.

La maggior parte di queste ripetizioni furono eliminate o drasticamente ridotte nella riforma liturgica, presumibilmente in conformità con il Sacrosanctum Concilium 34, che chiedeva la riduzione delle “ripetizioni inutili” (repeantines inutiles, o ineptas come recitava la bozza originale).

mercoledì 24 giugno 2026

Il dogma più controverso della Chiesa, messo in discussione persino da buoni cattolici

Nella nostra traduzione da Crisis Magazine. Interessante perché ci fa render conto di quanto le innovazioni conciliari, spacciate per 'pastorale', abbiano lasciato il segno nella dottrina. L'ennesima riprova, direi, che lo stato di necessità non è un'illazione come molti sostengono... Una delle tante  riflessioni interessanti qui.

Il dogma più controverso della Chiesa, messo in discussione persino da buoni cattolici

La Chiesa cattolica è sempre stata oggetto di polemiche; in ogni epoca ha sfidato il mondo con insegnamenti difficili da accettare. Nel nostro tempo, a suscitare le maggiori polemiche, sono proprio gli insegnamenti riguardanti le questioni relative alle zone “pelviche” — contraccezione, aborto, omosessualità —. Ma direi che una dottrina in particolare mette alla prova la fedeltà dei cattolici più ferventi di oggi, perché è quella che più contraddice lo spirito del tempo, uno spirito che contagia la Chiesa tanto quanto il mondo. Qual è questo insegnamento cattolico così controverso?

Extra Ecclesiam nulla salus.
Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.

'Per omnia saecula saeculorum' e il grande Amen

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sul Per omnia saecula saeculorum e il grande Amen. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Per omnia saecula saeculorum e il grande Amen

Nel Canone Romano restano da esaminare cinque parole.

Per omnia saecula saeculorum
Il sacerdote conclude la dossologia del Canone (il Per ipsum qui) dicendo o intonando ad alta voce, per omnia saecula saeculorum, ovvero "nei secoli dei secoli". Questa espressione latina ha un'importante origine biblica. Appare in varie forme diciannove volte nella traduzione Vulgata del Nuovo Testamento come traduzione del greco eis tous aiōnas tōn aiōnōn. Nella maggior parte di questi casi, la frase è seguita dalla parola "Amen", il che suggerisce che avesse già un posto nel culto della Chiesa primitiva anche prima di essere messa per iscritto dagli autori del Nuovo Testamento.

martedì 23 giugno 2026

Dove la musica incontra il testo: Libri corali medievali

Nella nostra traduzione da Via Mediaevalis.
Dove la musica incontra il testo: Libri corali medievali
Graduali miniati e antifonari del tardo Medioevo

Ho pensato di concludere questa serie sulla musica, in modo un po' paradossale, con un post incentrato sulle arti visive, esplorando alcuni magnifici manoscritti medievali. Ho già scritto ampiamente sui Libri d'Ore, che rappresentano una fonte meravigliosa e abbondante di opere d'arte medievali. Oggi esamineremo una diversa categoria di manoscritti. Questi codici sono manufatti fisici che rappresentano, in modo particolare, l'incontro tra musica, pittura e testo nella cultura del Medioevo.

I libri corali miniati fecero la loro comparsa nel panorama religioso europeo alla fine del XIII secolo e continuarono a essere prodotti anche all'inizio del XVI secolo. La domanda, almeno in alcuni casi, era piuttosto elevata: il Duomo di Firenze, ad esempio, ne commissionò trentatré in un periodo di sedici anni a partire dal 1508. In questo articolo esamineremo i libri corali prodotti in Italia, dove la musica corale era fiorente e i libri corali godevano di grande popolarità.

Preghiere ai piedi dell'altare, parte 2: La Divina Aula di Tribunale

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulle Preghiere ai piedi dell'altare. (Parte 2). Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Preghiere ai piedi dell'altare,
parte 2: La Divina Aula di Tribunale

Parte 1

Il Giudizio Universale, di Michelangelo, 1536-41

Il Salmo 42 è stata una scelta ingegnosa per questa parte della Messa, poiché il salmista dichiara che: 1) salirà sul santo monte di Dio, 2) si avvicinerà ai suoi santi tabernacoli e 3) entrerà nell'altare di Dio. Questo è precisamente ciò che il sacerdote fa pochi istanti dopo quando: 1) sale i gradini dell'altare (tradizionalmente ce ne deve essere almeno uno), 2) si avvicina al tabernacolo sull'altare e 3) bacia l'altare e vi rimane.

Sotto processo
Il Salmo inizia anche con una richiesta di giudizio divino riguardo a una causa che abbiamo contro una nazione empia e un uomo ingiusto e ingannevole, e tale richiesta viene presto esaudita. Dopo aver recitato il Salmo 42 e ripetuto la sua antifona piena di speranza, "Andrò all'altare di Dio: a Dio che dà gioia alla mia giovinezza", il sacerdote e il ministrante/l'assemblea pregano il Salmo 123, 8: " ℣. Adjutórium nostrum in nómine Dómini. ℟. Qui fecit cælum et terram", che il Douay-Rheims traduce come: " ℣. Il nostro aiuto è nel nome del Signore. ℟. Che ha fatto il cielo e la terra".

La Chiesa usa questo versetto nel Rituale Romano per precedere una benedizione. Qui, serve a infondere coraggio prima di entrare nel tribunale divino, ricordandoci che Dio non è solo il nostro giudice, ma anche il nostro avvocato difensore." Adjutorium nostrum in nomine Domini" non ha un verbo, quindi può essere tradotto altrettanto accuratamente al congiuntivo, cioè "Sia il nostro aiuto nel nome del Signore". Tuttavia, credo che l'indicativo funzioni meglio in questo contesto, come segno di santa fiducia. È come se dicessimo: "Ho paura, ma so che Dio è il mio aiuto".

È quando il sacerdote recita il Confiteor che entra nella cosiddetta aula di tribunale.
Confíteor Deo omnipotenti, beátae Maríae semper Vírgini, beáto Michaéli Archángelo, beáto Joanni Baptistæ, sanctis Apóstolis Petro et Paulo, ómnibus Sanctis, et vobis, fratres: quia peccávi nimis cogitatióne, verbo, et ópere (percuotendo tre volte il petto) mea culpa, mea colpa, la mia massima colpa. Ideo precor beátam Maríam semper Vírginem, beátum Michaélem Archángelum, beátum Joannem Baptistam, sanctos Apóstolos Petrum et Paulum, omnes Sanctos, et vos, fratres, oráre pro me ad Dóminum Deum nostrum.
Che di solito viene tradotto come:
Confesso davanti a Dio onnipotente, alla beata Maria sempre Vergine, al beato Michele Arcangelo, al beato Giovanni Battista, ai santi Apostoli Pietro e Paolo, a tutti i Santi e a voi, fratelli, di aver peccato gravemente in pensieri, parole e opere (battendomi il petto tre volte) per mia colpa, per mia colpa, per mia gravissima colpa. Perciò supplico la beata Maria sempre Vergine, il beato Michele Arcangelo, il beato Giovanni Battista, i santi Apostoli Pietro e Paolo, tutti i Santi e voi, fratelli, di pregare per me il Signore nostro Dio.
Il pubblicano e il fariseo, 1886-94, di James Tissot

Padre Pius Parsch descrive questa preghiera come “una scena giudiziaria in due parti”. Vale la pena citare integralmente le sue riflessioni:
Quando recito il Confiteor, mi immagino trasportato nella corte celeste, dove mi trovo di fronte al tribunale di Dio. L'eterno Giudice siede in trono tra i santi; tra questi santi vedo la Beata Vergine, Michele, il capitano delle schiere celesti, Giovanni Battista, precursore del Signore, e Pietro e Paolo, i principi degli Apostoli. In piedi così di fronte a questa corte celeste, so che mi accusano perché sono stato infedele alla grazia del mio battesimo, comincio a rendermi conto della mia peccaminosità e desidero sprofondare nel nulla. "Per mia colpa, per mia colpa, per mia gravissima colpa". Ecco il culmine del Confiteor, o meglio il momento profondo in cui scendo in quella pozza in cui scorrono le lacrime di contrizione. Ora c'è un improvviso capovolgimento della scena: questi santi che un attimo prima erano i miei accusatori, ora sono i miei difensori e supplicanti, che si rivolgono all'onnipotente Giudice per implorare il mio perdono. Tale è il dramma del Confiteor. [1]
E il dramma, aggiungiamo, è aggravato dall'ironia del fatto che siamo stati noi, in primo luogo, a chiedere il giudizio. Una delle cose che convertì Aleksandr Solženicyn al cristianesimo nel campo di concentramento fu la consapevolezza che, sebbene fosse stato arrestato ingiustamente, era comunque colpevole di molte cose, che era un peccatore.

Allo stesso modo, abbiamo iniziato la Messa desiderando essere assolti da una persecuzione empia e ingiusta, ma una volta sotto processo, ci rendiamo conto di essere effettivamente colpevoli, forse non delle accuse mosse contro di noi, ma di altri peccati che ci rendono indegni di partecipare ai sacri misteri della Messa appena iniziata. Perciò ci affidiamo alla misericordia del tribunale.

Parsch definisce i santi i nostri accusatori, ma forse è più preciso descriverli come una giuria o come giudici. «Non sapete che i santi giudicheranno questo mondo?», ricorda san Paolo ai Corinzi (1 Cor 6, 2-3).

Per inciso, la presenza di un motivo giudiziario nella Messa non dovrebbe essere motivo di sorpresa. In un affascinante articolo intitolato "Courting Reverence", padre Paul Scalia, figlio del giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, sostiene che sia la Messa che la Corte trattano di perdono e punizione, innocenza e colpa, vita e morte, e che la risposta appropriata a entrambi è un senso di timore reverenziale e rispetto. [2]

E l'aula di tribunale occidentale tradizionale è stata senza dubbio ispirata dall'architettura sacra tradizionale. I posti a sedere del pubblico nella galleria di un'aula di tribunale, ad esempio, sono simili ai banchi della navata di una chiesa; lo spazio per gli avvocati e il giudice è simile al santuario dove tradizionalmente erano ammessi solo il clero e i loro ministri; questo spazio è delimitato da una bassa barriera, la proverbiale "barra", analoga alla balaustra dell'altare; il banco del giudice, rialzato e separato, assume la stessa importanza dell'altare maggiore, situato in posizione simile, al quale solo alcuni membri del clero sono autorizzati ad avvicinarsi e solo in determinati momenti; i banchi della giuria ricordano gli stalli del coro che si trovano in molte chiese medievali; e il personale che entra ed esce dall'area dei banchi, come gli ufficiali giudiziari, ricorda gli accoliti al servizio del sacerdote. E se il santuario ha ispirato l'aula di tribunale, possiamo usare l'aula di tribunale per ricordarci le connotazioni giudiziarie del santuario.

Aula di tribunale nella contea di Nuckolls, Nelson, Nebraska, 1890

Note sulla lingua
Il Confiteor invoca per nome cinque santi in ordine decrescente di santità, ma li suddivide in due categorie in virtù dei titoli “beatus - Beato” e “sanctus - Santo”. La Vergine Maria, l’arcangelo Michele e Giovanni Battista sono chiamati della prima categoria, mentre Pietro, Paolo e gli altri Santi sono chiamati della seconda. Oggi, un Beato è di rango inferiore a un Santo, ma nel Confiteor, “Beato” contraddistingue la Madre di Dio, il Capo degli eserciti celesti e il Precursore del Signore come intercessori particolarmente potenti. Tutti e tre hanno vissuto la loro vita senza peccato: la Beata Vergine fu concepita senza peccato originale e, secondo la tradizione, Giovanni Battista fu concepito con il peccato originale ma santificato in seguito mentre era ancora nel grembo materno, e non commise mai un peccato personale. Beate davvero le creature che ricevono tale grazia. [3]

Pala d'altare nella cattedrale di Braga (Portogallo) raffigurante la Beata Vergine Maria, San Michele Arcangelo e San Giovanni Battista che liberano le anime dal Purgatorio.

Il penitente confessa sinteticamente di aver peccato gravemente in pensieri, parole e azioni per sua colpa, per sua colpa, per la sua gravissima colpa. C'è un parallelismo tra le tre parole di pensieri, parole e azioni e il triplice uso di "colpa", e c'è un parallelismo simile tra le parole amplificanti "gravemente" e "gravissima". Maxima, che la maggior parte delle traduzioni - inclusa la traduzione inglese del 2011 del nuovo Messale - rende con "gravissima", è piuttosto difficile da tradurre. La traduzione più letterale (e accurata) sarebbe "per mia massima colpa", ma per qualche ragione suona strana in inglese. "È stata totalmente colpa mia" è più facilmente comprensibile oltre che accurata, ma questa espressione è troppo colloquiale per la preghiera liturgica. Qualunque sia la traduzione, la chiave è riconoscere che con la frase maxima culpa, rinneghiamo ogni razionalizzazione, evasione o giustificazione che possa attenuare la colpevolezza nei peccati che commettiamo. Adamo ed Eva aggravarono il loro peccato incolpando pusillanimemente qualcun altro per la loro caduta: Adamo arrivò persino a incolpare implicitamente Dio. "La donna che mi hai dato come compagna mi ha dato del frutto dell'albero, e io ne ho mangiato" - come a dire: "Se non avessi creato Eva, niente di tutto questo sarebbe accaduto". Nelle sue Ritrattazioni, Sant'Agostino afferma che rivedrà tutti i suoi scritti passati con una "severità giudiziaria" nella speranza che, se sarà severo con se stesso, Dio sarà indulgente con lui. [4] Il Confiteor ci invita a seguire esempi come quello di Agostino piuttosto che quelli dei nostri progenitori.

Osservazioni finali
Accusare se stessi è una cosa; accusare qualcun altro è un'altra. Il rito penitenziale delle Preghiere ai piedi dell'altare è una bellissima lezione di umiltà e di sostegno reciproco delle debolezze (cfr. Rom. 15, 1). Il sacerdote dà l'esempio, confessando personalmente i propri peccati, e nella sua confessione include l'assemblea tra i santi come suoi potenziali giudici, chiedendo le loro preghiere. Ma invece di giudicare il sacerdote, l'assemblea recita il Misereatur, chiedendo a Dio di avere misericordia del loro leader imperfetto, del loro guaritore ferito. La confessione del sacerdote, a sua volta, ispira l'assemblea a fare una propria confessione; anch'essi includono il sacerdote tra i loro potenziali giudici e gli chiedono di pregare per loro. Il sacerdote lo fa volentieri, recitando il Misereatur e concedendo loro l'assoluzione. Invece di pronunciare un giudizio, dispensa misericordia. Ma per comprendere appieno il significato della Miseria e dell'assoluzione, dobbiamo aspettare la prossima settimana.
Michael P. Foley
___________________
[1] Pio Parsch, La liturgia della messa, trad. Rev. Frederic C. Eckhoff (Londra: B. Herder Book Co., 1937), 70-71.
[2] Paul Scalia, “Courting Reverence: Why Has the Courtroom Retained the Reverence the Mass has Lost?” Adoremus Bulletin 7:6 (settembre 2001), p. 3, disponibile qui
[3] Nei primi secoli del cristianesimo si presumeva che Giovanni Battista fosse secondo solo alla Beata Vergine Maria in santità. Nel diciannovesimo e ventesimo secolo, diversi papi abbracciarono l'opinione che san Giuseppe fosse il secondo più santo. Come prodotto di un capitolo precedente della storia della Chiesa, il Confiteor riflette la visione più antica.
[4] Due libri di ritrattazioni, trad. suor Mary Inez Bogan, RSM (Washington, DC: Catholic University of America Press, 1968), prol.

lunedì 22 giugno 2026

Parole sconvolgenti di Leone sulle consacrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Un'altra reazione vibrante all'uscita del papa sulla FSSPX. P. Zuhlsdorf reagisce con ispirato e ironico sdegno alle parole di papa Leone qui. Mi sembra difficile contestare la sua critica [vedi qui]. Alcuni dei precedenti analoghi qui - qui - qui.

Parole sconvolgenti di Leone sulle consacrazioni
della Fraternità Sacerdotale San Pio X

Angosciante.

Ci sono molti buchi in questa fetta di formaggio.

Sto valutando…”.

Va bene, i giorni per fare shopping stanno per scadere.

Cerchiamo di vivere la comunione della Chiesa.”

Cosa significa “vivere la comunione”? E in che modo si manifesta concretamente? Incontrare una laica vestita da vescovo? Come si “vive la comunione”? Mi sembra di percepire un concetto piuttosto nebuloso di una parola che sentiamo spesso in questi giorni e che non sembra avere una definizione chiara: unità. Che cos'è “l'unità” nel 2026?

“cosa significa per loro e per la Chiesa”.

La sinodalità non è un segno distintivo della Chiesa

Nella nostra traduzione da Substack.com. Un precedente significativo sulla sinodalità qui. L'autrice afferma che "lo stato di necessità" esiste  e permane, a prescindere dalla FSSPX che lo ha invocato. Qui l'indice degli articoli sul Sinodo.

La sinodalità non è un segno distintivo della Chiesa
Amoris Laetitia, Abu Dhabi e Traditionis Custodes compongono la Troika Profonda Inquietudine
Credo in una Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. ~ Il Credo niceno (redatto nel 325)
Ciò che argomenterò qui non riguarda la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Non sono membro della Fraternità Sacerdotale San Pio X (avendo partecipato solo a una delle loro Messe durante un convegno e non avendo mai visitato nessuna delle loro cappelle). Auguro loro ogni bene (e sono consapevole delle critiche), ma questa è la mia tesi:

Potrebbero scomparire, e i problemi in cui ci troviamo rimarrebbero.

Cercherò di mantenere scorrevole la mia argomentazione sulla “Troika della profonda preoccupazione”. Metterò tutti i dettagli aggiuntivi nelle note a piè di pagina. Potete cogliere l'essenza anche dalla versione più breve, dato che probabilmente conoscete già i documenti e i fatti. Sapete qual è la controversia che riguarda la FSSPX.

Preghiere ai piedi dell'altare, Parte 1: Desiderio della Città di Dio

Conosciamo più a fondo le sublimi formule della Messa dei secoli e gli elementi che ne fanno un unicum irreformabile. Ogni semplice sfumatura è densa di significati per nulla scontati a prima vista. Non minuzie, ma patrimonio del passato, da custodire nel presente e per il futuro. Conoscerle non è ininfluente per una fede sempre più profonda e radicata. Grande gratitudine a chi ce le offre con tanta generosa puntualità. Nella nostra traduzione da New Liturgical Movement oggi ci soffermiamo sulla prima parte degli approfondimenti sulle Preghiere ai piedi dell'altare - Parte 1. Qui l'indice degli altri articoli sulle varie formule del latino liturgico.

Preghiere ai piedi dell'altare,
Parte 1: Desiderio della Città di Dio

Parte 2

Immagine: La Nuova Gerusalemme, 1645, di Malnazar e Aghap'ir, due miniatori armeni che lavoravano in Persia.

Le preghiere ai piedi dell'altare consistono nel Salmo 42 (43), nel Confiteor e nell'assoluzione, in diversi versetti e in due preghiere recitate dal sacerdote mentre si avvicina all'altare. La nota dominante di queste preghiere è malinconica ma al contempo piena di speranza, e si pone quindi in contrasto con il rito bizantino, che inizia con una proclamazione gloriosa: "Benedetto sia il Regno del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli". Mentre quest'ultimo inizia con una nota di arrivo, e chiarisce immediatamente che la sacra liturgia è una partecipazione al Cielo, il rito romano tradizionale inizia con una nota di alienazione ed esilio, drammatizzando una verità diversa, ovvero che siamo ancora pellegrini sulla terra, esiliati a est dell'Eden, e che la liturgia celeste è la nostra unica fonte di vera gioia.

Le preghiere ai piedi dell'altare si contrappongono anche al nuovo rito romano, che, come vedremo in un saggio futuro, inizia con un rito penitenziale abbreviato, più allegro, meno lamentoso e meno efficace.

domenica 21 giugno 2026

Niente permessi per Messe tradizionali a pellegrini FSSP in Italia

Ieri [qui] constatavamo la costante crescita della FSSP. E con rammarico riprendiamo da Infovaticana che Pellegrini della FSSP denunciano che è stata negata loro la Messa tradizionale in più santuari italiani. L'ostruzionismo nei confronti della Tradizione non accenna a mutare nonostante, in questo caso, la malleabilità, sia pure relativa, dei destinatari...

Niente permessi per Messe tradizionali a pellegrini FSSP in Italia

Un gruppo di fedeli che percorre l’Italia accompagnato da un sacerdote della Fraternità Sacerdotale di San Pietro (FSSP) denuncia di aver incontrato ostacoli per celebrare la liturgia tradizionale in alcuni dei santuari del paese.
Secondo quanto informa Rorate Caeli, i divieti si sono verificati a San Giovanni Rotondo, Assisi e, in un primo momento, anche a Loreto. I pellegrini sostengono che le autorizzazioni sono state rifiutate o ritirate una volta che i responsabili dei luoghi di culto sono venuti a conoscenza che le celebrazioni previste corrispondevano alla Messa tradizionale secondo il Messale del 1962-
La denuncia si aggiunge all’episodio avvenuto ad Ávila, dove un gruppo di pellegrini provenienti dagli Stati Uniti informa di aver ricevuto il divieto del vescovo di Ávila di celebrare la Messa tradizionale durante un pellegrinaggio, con la comunicazione che «questa Messa è proibita nella diocesi».