mercoledì 29 agosto 2012

Il Cardinal Walter Brandmüller sul Giubileo d’oro dell’apertura del Vaticano II

Molte Agorà della rete, compreso Rorate Caeli, hanno ripreso una recente intervista rilasciata a Vatican Insider dal card. Walter Brandmüller, storico ecclesiastico ed ermeneuta del Concilio, sul Giubileo d’oro dell’apertura del Vaticano II.

Se se ne parla - e si continuerà a parlarne soprattutto nei peana celebrativi che seguiranno - significa che il problema c'è e scotta. Ma finché non si prenderà atto pienamente dei punti controversi e non si farà nulla per attuare soluzioni, le cose non solo non cambieranno, ma il degrado sarà ulteriore.

Anche se la Riforma liturgica di Paolo VI è andata effettivamente al di là della Sacrosanctum Concilium, La Costituzione Dogmatica sulla liturgia alla fine è stata "veramente" attuata. Il Novus Ordo è il risultato di scappatoie ben documentate o di "bombe a tempo" innescate dal documento stesso nonché di atti della commissione ufficiale che aveva l'autorità, conferitale dal Pontefice, per l'introduzione delle modifiche liturgiche, atti poi approvati da Paolo VI. È vero unicamente che il Novus Ordo è in contraddizione con "l'intento originario" della maggioranza dei Padri conciliari che hanno firmato la Costituzione. Ma è storia antica. Il Novus Ordo è stato "realmente" attuato dalle autorità competenti. Recentemente l'Ecclesia Dei ne ha riconosciuto la legittimità quanto allo ius ecclesiasticum: affermarne lo ius divinum era davvero difficile!

Sottolineare poi, come intento principale, il desiderio di Padri Conciliari « di volgersi all’opinione pubblica della Chiesa e al mondo intero nello spirito dell’annunciazione », lascerebbe forse intendere che in due millenni è mancato alla Chiesa lo spirito dell'Annunciazione? Il paradosso, invece, frutto della nuova concezione della libertà religiosa, è che di fatto nella Chiesa che sbandiera ai quattro venti la cosiddetta "Nuova Evangelizzazione" è sparito l'Annuncio ai non-credenti o diversamente-credenti e, sotto l'etichetta della nuova evangelizzazione, viene lasciato campo libero, senza minimamente preoccuparsene, ad errori e prassi, non più condannati né riconosciuti, anche macroscopicamente non-cattolici. Fino a quando?

Il Vaticano Secondo è stato un Concilio Pastorale che ha fornito anche spiegazioni dogmatiche. Vi era mai stata una cosa simile in precedenza nella storia della Chiesa?

In effetti sembrerebbe proprio che con il Vaticano II si sia inaugurato un nuovo tipo di concilio. Già il linguaggio in sé che è venuto ad espressione, nonché l’esaustività dei testi dimostrano che i padri conciliari non erano mossi tanto dall’intento di sentenziare rispetto alle nuove questioni controverse sul piano ecclesiastico e teologico, quanto piuttosto dal desiderio di volgersi all’opinione pubblica della Chiesa e al mondo intero nello spirito dell’annunciazione.

Se a distanza di cinquant’anni un Concilio non è stato recepito in maniera idonea dal popolo della Chiesa, non è il caso di dichiararlo fallito? Benedetto XVI ha ammonito da una ingannevole lettura del Concilio, nello specifico relativamente all’ermeneutica della rottura...

Questa è una di quelle domande ormai cliché/di repertorio, dettate dal nuovo sentimento esistenziale, da quel sentire convulso tipico dei nostri tempi. Ma cosa sono in fin dei conti cinquant’anni?! Riporti la mente al Concilio di Nicea del 325. Le dispute attorno al dogma di quel concilio – la natura del Figlio ovvero se questi fosse della stessa sostanza del Padre o meno – sono durate per più di cento anni. In occasione del cinquantesimo anniversario del Concilio di Nicea Sant’Ambrogio fu ordinato Vescovo di Milano e fino alla fine dei suoi giorni dovette lottare strenuamente contro gli ariani che rifiutavano l’accettazione delle disposizioni nicene. Di lì a breve un nuovo Concilio: il Primo di Costantinopoli del 381, resosi necessario per completare la professione di fede di Nicea, quando toccò a Sant’Agostino farsi carico delle ambasce e contrastare gli eretici fino a quando non si spense nel 430. Anche il Concilio di Trento - detto francamente - fino al giubileo d’oro del 1596 portò pochi frutti. Si dovette aspettare che una nuova generazione di Vescovi e di prelati maturasse nello “spirito del Concilio” affinché esso potesse espletare il suo effetto. Dovremmo concederci un po’ più di respiro.

Parliamo ora dei frutti che ha sortito il Vaticano II. Cosa Le viene in mente in proposito?

Prima di tutto ovviamente il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, in analogia con quello tridentino: a seguito del Concilio di Trento fu varato il Catechismus Romanus inteso a fornire a parroci, predicatori eccetera i parametri per la predicazione e l’annunciazione o evangelizzazione.

Anche il Codice di Diritto Canonico del 1983 può essere definito un portato del Concilio. Sarebbe appena il caso di enfatizzare che la forma di liturgia postconciliare con le sue distorsioni e i suoi stravolgimenti non è imputabile al Concilio o alla costituzione liturgica che detto Concilio ha statuito e che peraltro tuttora non è mai stata davvero attuata. La rimozione indiscriminata del Latino e dei Canti Gregoriani nonché l’erezione di altari popolari pressoché a tappeto non possono in alcun modo richiamarsi alle prescrizioni del Concilio.

Col senno di poi volgiamo lo sguardo indietro in particolare alla scarsa sensibilità con cui si è portata avanti la cura delle anime, alla noncuranza pastorale nella forma liturgica. Pensiamo solo agli eccessi consumatisi nella Chiesa che ricordano la Beeldenstorm (tempesta delle immagini) dell’VIII secolo, eccessi che hanno catapultato innumerevoli credenti nel caos più totale/che hanno fatto sì che innumerevoli credenti a un certo punto si siano trovati a brancolare nel buio.

Ma sull’argomento si è già detto di tutto e di più. Frattanto si è affermata la concezione per cui la liturgia è una esternazione speculare della vita della Chiesa, subordinata invero ad un’organica evoluzione storica, ma che non può, come in realtà è accaduto, essere decretata di punto in bianco per ordre de mufti. E tuttora ci troviamo a pagarne le conseguenze.
Guido Horst

8 commenti:

mic ha detto...

dalla prima domanda:
".. Il Vaticano Secondo è stato un Concilio Pastorale che ha fornito anche spiegazioni dogmatiche..."

Questa non è del tutto nuova?
Nel senso che ci è dimenticati di dire che si devono intendere come dogmatiche solo le spiegazioni in continuità col Magistero perenne. E invece sono state introdotte nova cose nuove e non date spiegazioni in modo nuovo nove... il problema è qui e nessuno lo affronta.

Anonimo ha detto...

NULLA mi toglie dalla testa che i 50 anni del Vaticano II, siano correlati con i 50 anni di DIABOLIK in edicola!

Catholicus ha detto...

E' più facile per costoro portare avanti le novità conciliari che strizzano l'occhio al mondo, compresi i membri delle sette eretiche e delle false religioni che hanno il potere all'interno della Chiesa post-conciliare, che ammettere che ci sia bisogno di una marcia indietro o, piuttosto, di un cambiamento di rotta.

Anonimo ha detto...

Leggete qui:
50 anni non sono nulla?

http://www.remnantnewspaper.com/Archives/2012-0831-dupuy-fifty-years-is-nothing.htm

Perplesso ha detto...

"Sarebbe appena il caso di enfatizzare che la forma di liturgia postconciliare con le sue distorsioni e i suoi stravolgimenti non è imputabile al Concilio o alla costituzione liturgica che detto Concilio ha statuito e che peraltro tuttora non è mai stata davvero attuata."

Ah sì?

E' il solito ritornello della "cattiva applicazione" e della non completa attuazione della Costituzione. Cos'è, prelude all'ibrido?

viandante ha detto...

Ammesso e non concesso che che le colpe siano da imputare al postconcilio e non al Concilio, cosa ha fatto la Santa Sede e (quasi) tutta la gerarchia cattolica per rimediare a questo danno?
Poco o niente, perché in fondo alla gran parte di loro va bene così e perché sanno, anche se non si può dire, che anche il Concilio non é immune da sviste (eufemismo).
D'altronde gli abusi continuano e nessuno interviene...

Luisa ha detto...

Sarebbe appena il caso di enfatizzare che la forma di liturgia postconciliare con le sue distorsioni e i suoi stravolgimenti non è imputabile al Concilio o alla costituzione liturgica che detto Concilio ha statuito e che peraltro tuttora non è mai stata davvero attuata." Scrive il card. Brandmüller.

Alla pagina 15 del libro "La Riforma liturgica" di Annibale Bugnini leggo:

"Il volume vuole essere un omaggio riconoscente e filiale a Paolo VI, il vero realizzatore delle riforma liturgica.
Se mai un Papa ha dedicato tutte le sue energie ad un lavoro specifico, questi è stato Paolo VI nei riguardi della liturgia. Nelle pagine che seguono ho voluto mostrare proprio questo e smentire quanti, per ignoranza, o per faciloneria, o per spirito critico o prevenuti, hanno affermato e forse ancora pensano che un manipolo di sconsiderati abbia potuto imporre al Papa le proprie idee.
Il Papa ha visto tutto, ha seguito tutto, ha esaminato tutto, ha approvato tutto.
"

Risulta chiaramente che senza l`appoggio di Paolo VI, Bugnini e gli altri membri del Consilium non avrebbero potuto partorire quella riforma che considero un tradimento della Sacrosanctum Concilium, anche se so che la Costituzione conciliare sulla Liturgia è il frutto di un compromesso e che contiene quegli spiragli o fessure che sono diventate brecce nelle menti e mani di chi è stato incaricato di applicarla.
Chi ha letto il libro di Bugnini vede come, passo dopo passo, concessione dopo concessione di Paolo VI, i membri del Consilium con l`aiuto dei consultori protestanti ( dei protestanti per riformare la liturgia cattolica...) si sono allontanati dal testo conciliare considerando le loro interpretazioni estensive espressione di un dovuto e normale sviluppo progressivo permanente.
Sono uscita da quella lettura sconvolta perché l`applicazione di quella riforma l`ho vissuta in diretta con tutta la sua violenza rabbiosa e distruttrice, chi osa dire che quel che hanno fatto quei demolitori era in continuità con la Tradizione mente e inganna chi non c`era, chi non ha ascoltato e visto la furia devastatrice di chi imponeva quella riforma piombata dall`alto.
Chi legge la Sacrosanctum Concilium non vede tutti gli abusi che son stati commessi in nome del "Concilio", anche se chi la legge con occhi esperti o semplicemente attenti individua subito le parole o frasi che hanno permesso a quei novatores, degni allievi e emuli di Annibale Bugnini, di partire nelle loro devastanti interpretazioni estensive.
Colpendo la sacra Liturgia è la Fede ad essere stata colpita nel suo cuore, la crisi ecclesiale dipende in gran parte dal crollo della Liturgia disse l`allora card. Ratzinger, ma che cosa è stato fatto, che cosa è fatto per porre termine a questa devastazione che continua ancora oggi?

bedwere ha detto...

Se 50 anni non sono nulla, vuol dire che posso aspettare 50 anni per fare l'offerta per il sostentamento del clero?