domenica 26 agosto 2012

Disputationes: «Accordo (pratico) Roma-Ecône: avevano davvero scherzato». E perché?

Chi di machiavellismo ferisce
di machiavellismo perisce
Disputationes Theologicae aveva dichiarato di non lasciarsi imbavagliare nei confronti di un'invadenza della curia attraverso l'Ecclesia Dei. Peccato che il bavaglio non l'abbia conservato anche nei confronti della tormentata vicenda Santa Sede-FSSPX, uscendosene il 22 agosto scorso con un nuovo articolo, dal titolo: Accordo (pratico) Roma-Ecône: avevano davvero scherzato. Viene usata come immagine allusiva quella di Machiavelli, a sottolineare gli aspetti anche 'politici' della questione, ma non sottraendosi al machiavellismo attribuito ad altri.

La lettura è tutta in chiave critica dalla linea Fellay e mette in risalto, come contraddizioni, evidenti evoluzioni della posizione della Fraternità secondo le recenti valutazioni di Mons. Fellay e dell'ala più propensa a non dilazionare la soluzione del problema della regolarizzazione canonica, lasciando tuttavia aperta la possibilità di continuare a mantenere la propria posizione dottrinale e pastorale sui punti controversi determinati da alcune applicazioni post-conciliari: il falso ecumenismo, la libertà religiosa che mette sullo stesso piano tutte le religioni, l'uso esclusivo della Forma antica del rito romano, nonché alcune esigenze espresse dal Capitolo di luglio.

Mi chiedo cui prodest questa puntualizzazione che mette molti accenti critici sulla linea-Fellay e intende dimostrare la sagacità di precedenti valutazioni della stessa redazione nonché il non raggiungimento, da parte della Fraternità, di precisi obiettivi come questo: « L’obiettivo che si cerca di raggiungere con queste discussioni dottrinali è un importante chiarimento nell’insegnamento della Chiesa negli ultimi anni ». Di fatto, nel sottolineare che questo obiettivo non è stato raggiunto, si ignora che, pur ritenendo conclusi i 'colloqui' ufficiali, la Santa Sede non sembra abbia escluso che delle questioni controverse si possa continuare a discutere e questo lascia alla Fraternità, come a tutta la Tradizione, un largo margine di libertà teoretica e pratica, secondo una visuale realistica piuttosto che rigorosamente impositiva. Non solo, ma ciò consente di non ritenere definitivamente chiusa ogni possibilità di soluzione canonica. E questo spero non tarderemo a vederlo!

A questo punto non posso far a meno di estrarre dalla discussione precedente quanto sulla situazione in cui ci dibattiamo e sulle nostre risposte ha detto come meglio non avrei potuto Dante Pastorelli.

Punti fondamentali mi sembran proprio quelli più apertamente insistiti:
  • la mancanza di obbedienza ed unità del clero alto e basso intorno al Papa,
  • la cialtroneria di una Messa che tutto è ormai fuori che il rinnovamento sacramentale del Sacrificio salvifico,
  • l'assenza di formazione seria dei sacerdoti che a sua volta si riflette sulla famiglia, per cui non esiste più una sia pur piccola societas christiana.
Centrale, naturalmente è l'unità intorno al Papa. Esser cattolici significa esser col Papa. Ma qui il discorso diventa più complicato e delicato e si dev'affrontar con cautela filiale. Si dev'esser necessariamente sottomessi al papa, alla sua guida, ai suoi moniti, non solo quando parla ex-cathedra, ma anche quando si esprime nel magistero ordinario infallibile, ed anche in quello autentico. In quest'ultimo caso, tuttavia, l'obbedienza non può esser pronta, cieca ed assoluta. Poteva esserlo, salvo qualche rarissimo caso, in tutta la storia della Chiesa, al di là delle carenze umane dei Papi, ma oggi, dopo il concilio Vaticano II, assistiamo ad esternazioni, anche del dottore privato che si confonde col Sommo Pontefice nello svolgimento delle sue funzioni, fumose, contraddittorie, che ci appaion contrastanti col Magistero precedente il quale ci trasmetteva integra la Rivelazione scritta ed orale senza mutamenti di sostanza: i mutamenti eran solo apparenti, perché diversi eran i problemi che si presentavano nelle varie epoche, ma i Papi e la Gerarchia nella perenne dottrina via via approfondita eodem sensu eademque sententia sapevano interpretarli. Ora non più. 

Vorremmo tanto poterci dire: i nostri dubbi son tentazioni, la nostra lettura critica di certi documenti è faziosa e conseguenza di superbia, in certa prassi non vediamo il fine intimo perché troppo nascosto ai nostri occhi miopi. Vorremmo imporci: obbediamo sempre e comunque. Ed invece non possiamo farlo, perché i nostri dubbi, le nostre incertezze, il nostro sguardo critico non si distacca da ciò che ci è stato insegnato come verità. L'unità col passato molto spesso è di fatto spezzata. I pontefici stessi han parlato di fumo di Satana e di pensiero non cattolico penetrati nella Chiesa. Quali antidoti vi hann'inoculato, quali difese ci hann'approntato?

La nostra difesa è nella Verità immutabile. Fermi restando nella nostra indefettibile e piena disponibilità a seguire il Papa a costo della vita sulla via che ci traccia sulla scia di tutti i predecessori, non posiamo seguirlo ad esempio quando c'invita ad Assisi o a creder che tutte le religioni son via di salvezza. In queste strade contorte zeppe di buche e costeggiate da dirupi, noi rimaniamo fedeli alla strada luminosa che ci ha visto proceder fino ad oggi. Le nostre cadute le dobbiamo soltanto alla nostra cattiva volontà, alla nostra tiepidezza, alla nostra debolezza. Ma sul trono di Pietro c'era Chi ci chiamava con le sue parole di vita eterna, le stesse che Pietro riconosceva in Cristo.

10 commenti:

mic ha detto...

Se un obiettivo si rivela non raggiungibile nell'immediato in quanto comporterebbe un muro contro muro assolutamente invalicabile per chiunque, non rappresenta un fallimento, ma una presa d'atto che consente anche di modificarlo.

Col realismo e la fiducia nel Signore invocati da mons. Fellay.

DANTE PASTORELLI ha detto...

MIC, ti ringrazio per la lunga citazione di un mio commento scritto di getto e non riletto neppure.
Una cosa però non capisco: ma che titolo ha la redazione di DISPUTATIONES di sommerger le pur difficili relazioni Fraternità S. Pio X-S. Sede in un'alluvione di parole astiose, tipiche degli ex? Chi sono quest'illustri e dotti redattori, a parte don Carusi cui una volta scrissi per sapere quanti fossero in Italia i membri del Buon Pastore e mi rispose: solo io? Tu hai capito qual sia il fine di questo ed altri scritti (almeno un altro) dello stesso tenore?
Ho l'impressione che non la verità essi cercano, non l'unità ma la rivalsa e la divisione, forse per paura che la Fraternità possa far ombra, troppa ombra ed il Buon Pastore corra il rischio di restare allo stato lillipuziano.
Anche per questi preti privi di carità dobbiamo pregare, soprattutto perché conseguano quell'umiltà che non mi sembra sia una loro acclarata virtù.
E, naturalmente, per la S. Pio X si levino le nostre preghiere affinché le ombre da qualsiasi parte sollevate vengan fugate dalla luce il prima possibile.
Intanto quest'anno alla porta dell'Istituto di Cristo Re di Gricigliano han bussato ben 18 nuovi seminaristi: al Buon Pastre quane nuove entrate ci saranno?

mic ha detto...

Intanto quest'anno alla porta dell'Istituto di Cristo Re di Gricigliano han bussato ben 18 nuovi seminaristi: al Buon Pastre quane nuove entrate ci saranno?

Bellissimo!

Mi è spiaciuto molto incontrare questo scritto di Disputationes proprio in questo periodo e, soprattutto, coglierne gli accenti di critica non benevola.

Il commento con cui ho voluto condensare le nostre conclusioni che sostanzialmente riproducono anche l'atteggiamento di mons. Fellay nei confronti dell'Autorità del Papa, era semplicemente esemplare...

Anonimo ha detto...

Per quale strano motivo, secondo la redazione di DT, la FSPX non avrebbe diritto a cambiare idea?

Jacobus ha detto...

Ma perchè non si fanno i fatti loro?

DANTE PASTORELLI ha detto...

Leone X avrebbe detto: beghe tra frati. E le beghe furon tanto sottovalutate che ne derivò l'eresia protestante e conseguente enorme scisma.
Si può non esser d'accordo con mons. Fellay ed il suo modo di condur le trattative con Roma, ma esprimendosi in tono di carità.
In fondo cos'ha ottenuto il Buon Pastore più di altri istituti Ecclesia Dei? Più di quanto aveva già ottenuto, almeno solo verbo, la S. Pio X? E' su queste basi che pensano di promuover l'unità per il trionfo della Tradizione?

Luisa ha detto...

Brutto articolo, che non stupisce venga da quella fonte.

Invece di parlare o, meglio, di sparlare di Mons. Fellay, che don Carusi si occupi, e preoccupi, piuttosto delle querelles e dispute interne all`IBP di cui è uno dei principali protagonisti!

Mi ricordo di tempi non poi così remoti in cui lo stesso sito consigliava alla FSSPX di ammorbidire la sua posizione!

Luisa ha detto...

Condivido in toto il commento di Dante!

joseph ha detto...

Se si occupassero davvero delle cose di Dio e lasciassero perdere le miserande gelosie!

dura cervice ha detto...

Sì, ho letto anche io didivisioni all'Istituto del Buon Pastore. Non ho capito il motivo e non so cosa c'entri questo don Carusi. Ma se si è in questa situazione, che senso ha fare la morale agli altri ed interferire nella vita di altri Istituti?