venerdì 24 agosto 2012

L'eremita del pensiero

Memento cuius capitis
et cuius corporis
sis membrum

S. Leone
Favola semiseria per persone sofferenti d’insonnia

L’Eremita del pensiero è uno che crede di essere rimasto solo a pensare “così”. Gli eremiti pensano sempre di essere soli perché vivono qua e là nel deserto. Sapeste che gioia quando s’incontrano!

Un eremita del pensiero … che? Sì un eremita del pensiero, dei nostri giorni, con tanto di moglie e figli, è un tale che crede di essere solo a pensare così.
Gli eremiti credono sempre di essere soli perché vivono qua e là nel deserto... sapeste che gioia quando si incontrano!
Dunque... un eremita del pensiero stava meditando sul Vangelo quando fu rapito in estasi ed ebbe un sogno. Rapito in estasi? Certo! Solo gli eremiti del pensiero credono che capiti così.
Gli eremiti credono sempre di essere soli... sapeste che gioia quando si incontrano!
Nel sogno gli sembrò di trovarsi in un’immensa cattedrale romanica. Agli eremiti del pensiero piacciono molto le cattedrali romaniche così solide e ancorate alla terra, ma con gli occhi dell’Abside sempre aperti a ricevere i primi raggi del sole che viene.

Gli eremiti del pensiero credono di essere soli a pensare così.
Gli eremiti credono sempre di essere soli perché vivono qua e là nel deserto... sapeste che gioia quando si incontrano!
La cattedrale era piena di alti prelati e vicino al trono vescovile c’era un Pastore della Chiesa in abiti pontificali con tanto di Mitria, Anello e Bastone, che rivoltosi all’eremita del pensiero, sorpreso e titubante, gli disse: “Tu terrai, per obbedienza, un sermone a tutti questi Servi di Cristo.” Lui? Un sermone ai Servi di Cristo, che quando ascoltiamo loro ascoltiamo Cristo? Non poteva essere vero! La Chiesa che impara che deve insegnare alla Chiesa che insegna?
Gli eremiti del pensiero credono di essere soli a pensare così. Gli eremiti credono sempre di essere soli perché vivono qua e là nel deserto... sapeste che gioia quando si incontrano!
L’eremita del pensiero si accorse subito di essere in un brutto dilemma. Non poteva tenere il sermone perché avrebbe peccato di superbia, ma non poteva nemmeno disubbidire perché pensava che la virtù dell’obbiedenza fosse la più grande virtù nella Chiesa e la disobbedienza la colpa più grave. Gli eremiti del pensiero credono di essere soli a pensare così.
Gli eremiti credono sempre di essere soli perché vivono qua e là nel deserto... sapeste che gioia quando si incontrano!
L’eremita del pensiero, turbato, invocò dallo Spirito Santo una soluzione che lo salvasse da quel guazzabuglio e fu esaudito. Decise di parlare confessando pubblicamente i propri peccati di incredulità commessi durante i sermoni di quei Servi di Dio. Essi avrebbero conosciuto la pochezza della sua anima e avrebbero studiato per fare sermoni che attizzassero sempre di più il fuoco dell’amore per il Signore. L’eremita del pensiero pensava di essere solo ad aver trovato una soluzione così. Gli eremiti del pensiero credono di essere soli a pensare così.
Gli eremiti credono sempre di essere soli perché vivono qua e là nel deserto … sapeste che gioia quando si incontrano!
L’eremita del pensiero si raccolse ancora di più, srotolò la sua coscienza sotto un raggio di luce che veniva da una vetrata istoriata con una colomba e tremando per la vergogna cominciò:
“Signori, non vedo l’anno, non vedo il giorno, non vedo il luogo, ma sento un sermone che suona così: ‘Noi non possediamo la Verità, dobbiamo piuttosto, dobbiamo piuttosto lasciarci possedere dalla Verità.’. Ed ecco invece io sono lì che dico: ‘Ma Signore, credevo di averti incontrato e Tu mi dicesti di essere la Verità, la Parola di Dio fatta carne; e io avevo accettato questa Verità che intendevo donare agli altri, perché anche loro avessero certezze, ma non posso dare di quel che non ho? Signore, quando parlava costui, che quando ascolto Lui ascolto Te. Io ho dubitato delle Tue parole che uscivano dalla bocca di Lui. Abbi pietà di me peccatore.

Ora questa luce mi fa vedere un luogo e mi fa sentire un altro sermone: ‘La Chiesa preconciliare, attardata nel suo conservatorismo e passata attraverso la purificazione dal Concilio diventa una Chiesa aperta alla verità del mondo’. Com’è tremendo il mio peccato! Ho dubitato ancora delle Tue parole che uscivano dalla bocca di costui che quando ascolto Lui ascolto Te. Scusami Signore, ma io non sapevo che c’erano due Chiese e nel Credo recitavo con convinzione: ‘Credo la Chiesa Una’.

Vedo ancora Signore, un altro luogo e ascolto un altro sermone: “La Chiesa è la Chiesa del dialogo. E’ il nostro stile di cristiani che non deve essere improntato all’integrismo, ma alla mediazione’. Ed io Signore che Ti avevo ascoltato quando dicevi: ‘Non si può servire a Dio e a Mammona. Chi non è con Me è contro di Me, chi non semina con Me disperde.’

Ho dubitato ancora una volta delle Tue parole che uscivano dalla bocca di costui che quando ascolto Lui ascolto Te. Perdona anche questa volta il mio peccato. Vedo ancora un’altra occasione e sento un altro sermone. Parla di due montagne; sono divaricanti, ma più si sale su quelle montagne, (l’una o l’altra non fa differenza), si arriva sempre alla luce. Ed io, avendo sentito dire che Tu eri la Via, una via stretta e piena di Croci, per la quale sola via stretta c’è salvezza, ho dubitato ancora una volta delle Tue parole che uscivano dalla bocca di costui che quando ascolto Lui ascolto Te. Perdona Signore... ”
Il povero eremita già sconcertato per tutti questi peccati, si spaventò quando vide che il rotolo della sua coscienza si stava sdipanando su una serie assai lunga di situazioni del genere, incominciò a sudar freddo e a tremare. Non ce la faceva proprio più. Lo salvò una provvidenziale voce di bimba: “Babbo, babbo!”. La visione sparì; l’eremita del pensiero abbassò gli occhi su due splendidi occhi di bimba (uno di quei fiori che nascono raramente tra i tanti recisi prima di sbocciare alla vita) e si rincuorò. “Babbo, - domandò la bambina – perché ripetevi di continuo: ‘Sapeste che gioia quando si incontrano?’.

L’eremita del pensiero abbassò gli occhi sul Vangelo che gli stava davanti e disse leggendo: “Quando due eremiti del pensiero saranno riuniti nel mio Nome, Io sarò in mezzo a loro”. “Chi sono babbo gli eremiti del pensiero?” “L’eremita del pensiero è colui che si crede di essere solo a pensare così.
Gli eremiti credono sempre di essere soli perché vivono qua e là nel deserto... sapeste che gioia quando si incontrano!”
Un eremita del pensiero

2 commenti:

DANTE PASTORELLI ha detto...

Bellissimo e commovente.
In qualche modo siamo anche noi eremiti del pensiero, eremiti della Fede, quella immutabile, quella che ben individuabili bocche dovremmo sentir scaturire per esserne confermati e rafforzati. Ed a volte ne siamo sviati.
Raramente c'incontriamo nelle chiese che per noi sono un deserto. Ancor meno nei locali delle parrocchie e nelle riunioni dove il ciarlar inconcludente è per noi il ghibli inconcludente. Ed infinitamente più amaro è il deserto in cui non scorgiamo più il lumino rosso, nostro faro che tutto illumina e dovrebbe esser lì ad illuminare, mentre la notte è già scesa e l'ombra ogni moto di cuore spegne.
Raramente c'incontriamo per strada quando non riconosciamo chi dovrebbe esser per la sua consacrazione testimone di Dio, e la città diventa un deserto della Fede tra fantasmi o vacui miraggi luminescenti.
C'incontriamo a volte nelle catacombe di qualche cappella, oratorio e la gioia ci pervade ed il viaggio, con le sue fatiche, è passato, passato, non trascorso. Non c'è bisogno di parole, la presenza è eloquente più d'una dotta omelia papale od episcopale.
Ed anche qui, nel deserto del web c'incontriamo, noi eremiti della Fede, e la nostra felicità, il gaudium silenzioso che si cova nell'anima, aumenta, s'arricchisce di nuovi motivi e divien indicibile quando s'affaccia qualche giovane che ha trovato ancor più di noi un deserto inattraversabile, perché il vento trsforma il paesaggio, spostando dune, in un attimo.
E da queste giovani sguardi limpidi in ricerca di altri coetanei eremiti della Fede, noi eremiti vecchi, che a qualche oasi perduta nel tempo e nello spazio abbiam bevuto l'acqua salutare, traiamo ulteriore forza di andar avanti, perché il nostro pellegrinaggio assetante si dimostra non vano.
Le montagne anche a noi si presentan dinnanzi: montagne di presunzione, di superbia, di malevolenza, di amicizie tradite, di irrisinoni e scherni da parte di falsi maestri e falsi compagni di strada. Cittadini del nulla. Ma le croci ci son leggere, le cicatrici non dolgono: son il dolce giogo, quando immaginiamo la purezza di quegli occhi giovani che guardan lontano per realizzar ciò che noi non abbiam saputo conseguire.

Anonimo ha detto...

Commovente e... vero!