sabato 29 giugno 2013

La discontinuità: cioè la devirilizzazione della Liturgia e del sacerdozio nel Novus Ordo Missae

Stavo traducendo il testo che segue, ripreso da Rorate Caeli in quanto interessantissimo; ma mi sono appena accorta che ha già fatto un grande lavoro Esistenzialmente periferico. E dunque ne approfitto e lo pubblico anche qui, con molta gratitudine, con alcune integrazioni iniziali:

1. C'è un grande articolo di don Richard G. Cipolla sulla "devirilizzazione" della liturgia Novus Ordo: che non ho il tempo di tradurre, ma di cui prendo appunti qui sotto.

Ciò a cui il cardinale si riferiva risiede nel nucleo stesso della forma Novus Ordo della Messa romana e nei scottanti e profondi problemi che hanno afflitto la Chiesa a partire dall'imposizione del Novus Ordo Missae nel 1970. Si potrebbe essere tentati di cristallizzare la constatazione del card Heenan come femminilizzazione della liturgia. Ma questo termine sarebbe inadeguato e alla fine ingannevole dato che esiste un aspetto mariano autentico della Liturgia che è senza dubbio femminile. La liturgia porta la Parola di Dio, la liturgia offre il Corpo della Parola all'Adorazione e lo dà come Cibo.

[...] Quando si parla della femminilizzazione della liturgia si rischia di essere fraintesi come se si volesse svalutare il significato dell'essere donna e della femminilità stessa. Pur senza adottare il punto di vista piuttosto macho di Cesare sugli effetti della cultura sui soldati, si può certo parlare di una devirilizzazione del soldato che assorbe la sua forza e la sua determinazione nel fare ciò che deve. Non si tratta di un rigetto del femminile: descrive piuttosto l'indebolimento di che cosa significa essere uomo.

Questo termine devirilizzazione, è quello che voglio utilizzare per descrivere ciò che il card. Heenan ha visto quel giorno del 1967 durante la celebrazione della prima messa sperimentale.
Il cardinale John C. Heenan, pur non ostile alla Novus Ordo, nel 1967 così si esprimeva: Da noi, a venire regolarmente a Messa sono non solo donne e bambini, ma anche padri di famiglia e uomini giovani. Se offrissimo loro il tipo di cerimonia che abbiamo visto ieri [la "Messa Novus Ordo", ndt] presto ci ritroveremmo [nelle parrocchie] un'assemblea composta solo da donne e bambini.
In latino, sia vir che homo significano "uomo". Ma vir riguarda l'uomo... "virile", virtuoso, serio, estraneo al sentimentalismo (attenzione: non al "sentimento", ma al "sentimentalismo"), capace di sacrificarsi, desideroso di darsi una disciplina, di sacrificarsi per un bene più alto, pronto anche al martirio. Per questo il sacerdote non può essere che vir.

Nella sua forma Novus Ordo - quella che il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI ha definito in un certo senso fumosamente anche se comprensibilmente forma ordinaria del Rito romano - la liturgia è stata devirilizzata. Bisogna ricordare il vero significato della parola vir in latino. Tanto vir quanto homo significano uomo; ma solamente la parola vir possiede la connotazione dell'uomo eroe ed è inoltre la parola più spesso utilizzata per "marito". L'Eneide comincia con le famose parole: arma virumque cano (canto delle armi e degli ereoi). 

Quanto il card Heenan vide profeticamente e correttamente nel 1967 fu l'eliminazione virtuale della natura virile della liturgia, la sostituzione dell'oggettività maschile, necessaria per il culto pubblico della Chiesa, con la morbidezza il sentimentalismo e la personalizzazione centrata sulla personalità materna del sacerdote. 

Il popolo radunato in Assemblea nella liturgia si colloca in una relazione mariana nei riguardi della liturgia: attenzione, apertura, ponderatezza, attesa di essere riempiti. All'interno della Liturgia il sacerdote come padre che annuncia pronuncia e confeziona la Parola in modo che la Parola possa divenire Cibo per coloro che si trovano all'interno di quella suprema attivazione dell'Ecclesia che è la liturgia. È il sacerdote che offre Cristo al Padre ed è questo l'atto che contiene il ruolo distintivo di cosa significhi essere un sacerdote. Pertanto la paternità del sacerdote rende il suo ruolo distinto non solamente in funzione della sessualità ma anche ontologicamente. Il sacerdote sta in pedi di fronte all'altare in persona Chirsti, cioè in persona Verbi facti hominem, non semplicemente come homo, parola che trascende la sessualità, ma in persona Christi viri: nel senso homo factus est ut fiat vir, ut sit vir qui destruat mortem, ut sit vir qui calcet portas inferi : Dio si è fatto uomo in modo da poter essere quell'uomo-eroe che avrebbe distrutto la morte e schiacciato sotto il suo piede le porte dell'inferno. 

Alcune caratteristiche della liturgia Vetus Ordo:
  • La liturgia Vetus Ordo è comunemente definita "austera", "concisa", "nobile", "semplice". In cui non c'è traccia di "sentimentalismo". Il card. Newman diceva che il sentimentalismo è velenoso per la fede: ebbene, la liturgia Vetus Ordo è come una medicina contro quel veleno.
  • Nella liturgia Vetus Ordo il silenzio è "centrale" nel rivolgersi a Dio. Le sue formule liturgiche sono fisse e concise. Mai una parola di troppo. Tra veri amici, ci si capisce anche stando uno di fronte all'altro in silenzio.
  • La liturgia Vetus Ordo è rigorosa, non solo nelle sue "rubriche" ma nella sua essenza. È l'uomo che si piega alla liturgia, non la liturgia che si piega all'inventiva umana. Scegliere di seguire una "regola", una "disciplina", è un atto virile. La liturgia è qualcosa che si riceve, non qualcosa che si crea al momento.
  • La liturgia Vetus Ordo riesce perfino a nobilitare gesti come il bacio (il sacerdote che bacia l'altare, i ministranti che baciano gli oggetti da porgere al sacerdote, eccetera) depurandoli dal sentimentalismo, dall'ambiguità e dalla carica erotica. Facendoli diventare gesti di adorazione. Il bacio si presta all'ambiguità solo in presenza di sentimentalismo.
Ancora d. Cipolla:
Non c'è nulla di più potente per la "devirilizzazione" del sacerdote che l'abitudine moderna di celebrare Messa rivolti verso il popolo. Al di là della sua natura non tradizionale, al di là dell'essere fondata su svenevoli e infondati appelli all'antichità (contro tali archeologismi liturgici si scagliò Pio XII nella Mediator Dei), al di là dell'imposizione forzosa di un terribile equivoco sull'essenza della Messa (ottenendo cioè che l'aspetto secondario di "pasto conviviale" praticamente eliminasse l'aspetto primario del Sacrificio), quest'abitudine di celebrare rivolti al popolo, slegata dalla Tradizione, è stata una delle prime cause della devirilizzazione del sacerdozio.

Durante uno dei miei numerosi viaggi in Italia notavo come molti dei passeggini per bambini fossero costruiti in modo tale che il bambino fosse seduto "di fronte" alla madre che spingeva il passeggino. Questo mi sembrava strano, dato che negli Stati Uniti il bambino siede nella stessa direzione in cui spinge la madre. Quando ho chiesto il perché ad un amica, mi ha detto che ci sono troppe mamme italiane che vogliono tenere continuamente a vista il bambino, in modo da potergli sorridere, parlare in maniera infantile, insomma essere sicure che il legame sia sempre fisso. La classica relazione madre-figlio viene portata in maniera perversa a livelli come questi, viene portata al punto che si pensa che ci sia un continuo bisogno di un contatto visivo tra madre e figlio, a scapito del contatto col mondo esterno che "danneggerebbe" la relazione.

Non pretendo che l'analogia appena descritta sia esatta o completa per spiegare l'orientamento del sacerdote verso il popolo; piuttosto, direi che quell'innovazione radicale nella celebrazione della Messa ha trasformato il ruolo del sacerdote da quello del "padre che offre il sacrificio al Padre" a quello della "mamma" bisognosa di dare contatto visivo, spiegazioni liturgiche e talvolta perfino gesti banali, come se i fedeli fossero bambini, riducendo così il suo ruolo da sacerdote a mamma ansiosa. Questa riduzione dell'assemblea a bambini obbligati a stare di faccia rivolti alla mamma-prete impedisce ai fedeli di vedere "al di là del sacerdote", impedisce di capire che è Dio ad essere adorato nel sacrificio di Cristo.

Per usare un'altra analogia: la celebrazione "di faccia" al popolo è come una recita scolastica dove ognuno ha un ruolo da seguire sotto la direzione del sacerdote-professore-regista che controlla che tutto fili liscio. Questo concetto viene descritto da alcuni liturgisti come "dimensione orizzontale" della liturgia, in opposizione alla dimensione "verticale" che dà il senso di trascendenza. Sono in fin dei conti stupide definizioni che partono dall'errato presupposto che la liturgia sia sotto il controllo del sacerdote e dei ministri e che uno dei loro compiti sia di assicurarsi che entrambe le "dimensioni" siano presenti e in qualche modo bilanciate.

È chiaro che questo approccio è profondamente opposto al fatto che la liturgia sia un dono ricevuto da Dio e che sia centrata sull'adorazione di Dio attraverso un sacrificio. Le rubriche del Novus Ordo incoraggiano questa visione, che è radicalmente non tradizionale, della liturgia, indebolendo continuamente le istruzioni delle rubriche con espressioni come «o con altre parole», «o in qualche altro modo», «o come da consuetudini del luogo». Al di là di quel romanticheggiante rifarsi alla frase di san Giustino martire sul celebrante che offre la Messa "secondo la sua abilità" (come se questa fosse una frase normativa della liturgia); al di là della discutibile idea di immaginare il sacerdote come capace di attingere dalla Tradizione o dalla propria sensibilità liturgica per supplire a ciò che manca nelle rubriche riguardo a ciò che si deve dire o fare: questa concezione in stile "recita scolastica" rende impossibile celebrare la liturgia nella maniera in cui è stata intesa nella Tradizione. Per la Tradizione la radice del termine "liturgia" riguarda un'adorazione pubblica intesa come un dovere, officium, un dovere certamente basato sull'amore, ma senza dubbio un dovere. È questo il senso tradizionale di liturgia come officium che si è consolidato ed è diventato visibile ed è stato vissuto nel rito romano tradizionale.
2. Traduzione/riassunto di alcuni pezzi della seconda parte dell'articolo.

Due risultati della "devirilizzazione" della liturgia e del sacerdozio.

Primo risultato: la musica che il Novus Ordo ha prodotto, sia quanto ad accompagnamento di particolari momenti della Messa, sia quanto ai canti da cantare durante la liturgia. Nel migliore dei casi si tratta di qualcosa di "funzionale" alla comodità della celebrazione, nel peggiore dei casi è spazzatura sentimentaleggiante che i vecchi inni protestanti sembrano corali di Bach. Quando la Messa è ridotta ad un'assemblea che celebra sé stessa, la musica si riduce ad un metodo per suscitare qualche sentimento della gente.

Lo stesso avviene con le letture della Messa, che nel Novus Ordo sono "funzionali" ad uno scopo didattico. La Messa non più intesa come liturgia (che va al di là della ragione, che "forma", che "in-forma", che richiede attenzione su qualcosa di soprannaturale, che va oltre le parole e il canto, e che perciò non è banalmente da "capire" o da "studiare"), ma come scuola, con il sacerdote-maestrina che deve continuamente spiegare agli alunni ciò che vedono e ciò che sentono. Dal punto di vista "funzionalista", il canto tradizionale va troppo al di là di quel che serve per la celebrazione.

Secondo risultato: l'abito sacerdotale, cioè l'abbandono della talare. La "devirilizzazione" del sacerdote passa anche per l'abbandono del suo abito distintivo, sostituito con camicie che oggi hanno il colletto "rimuovibile". Dunque il sacerdote non è più l'uomo che sta tra la Terra e il Cielo, non è più quello che offre il Sacrificio: ha drasticamente minimizzato il proprio ruolo, vuole "confondersi" nella società.

La veste talare è un'affermazione della virilità del sacerdozio, in forte contrasto col modello mondano (il rude giocatore di football o il modello di Armani in jeans attillati, con richiami animaleschi e sessuali). Il sacerdote non è un "clergyman" (letteralmente: una persona appartenente al clero), non è un "leader religioso", ma è colui che offre il Sacrificio, la cui vita è centrata sull'offrire il Sacrificio, e che non può essere in alcun modo "secolarizzato". La talare è come il mantello dei profeti, è il segno del distacco dal mondo.

Ed infatti il prete "devirilizzato" confonde il distacco con l'arroganza, la freddezza, il clericalismo: ironicamente, proprio l'opposto della verità. Il periodo post-conciliare ha visto la nascita di un clericalismo mascherato: il "presidente" dell'assemblea in realtà "presiede" tutto (come se fosse un wedding-planner).

Il più grave effetto della devirilizzazione della liturgia è la "discontinuità" (reale e percepibile) tra il Novus Ordo e il rito romano tradizionale.

La "discontinuità" nella liturgia è come la "discontinuità" nella matematica: un punto in cui la funzione non è continua, c'è un buco. I cattolici vissuti "dopo" il punto di discontinuità, cioè coloro che hanno esperienza del solo Novus Ordo, non hanno idea di cosa sia stata la liturgia "prima" della discontinuità: la considerano qualcosa di straniero, di esotico [giudicandola con parametri superficiali: "il latino non si capisce; la consacrazione detta a voce sommessa non si sente"...].

Nella matematica le funzioni "discontinue" possono avere la stessa formula prima e dopo il punto di discontinuità, ma possono anche avere formule diverse. Quest'ultimo è il caso della liturgia: il Novus Ordo è essenzialmente una nuova formula, che usa le stesse variabili ma per indicare qualcosa di diverso. L'apparenza, la forma, la struttura della nuova formula sono infatti ben diverse da quella precedente il "buco". Questo è un serio problema per l'integrità della fede cattolica espressa nella celebrazione della santa Messa. La Messa Tradizionale è stata descritta "potente e strana", come diceva san Benedetto; "semplice, sobria, a volte un po' austera, certamente bella, e che esprime una forte linearità, capace di dolcezza, grande espressività, adatta ad ogni temperamento, capace di smuovere i più intimi angoli dell'anima", come diceva un antico Antifonale Monastico. Da un lato abbiamo la Messa Tradizionale, e dall'altro abbiamo il Novus Ordo devirilizzato.

Questo è esattamente ciò che il cardinale Heenan vide quel giorno del 1967 con la Messa di collaudo del Novus Ordo a Roma. Vide già subito i risultati della mentalità "funzionalista" che non capisce il cerimoniale e confonde la semplicità con un semplicismo infantile. Vide la "novità" del Novus Ordo, una novità che non cresceva organicamente alla Tradizione ma piuttosto da un preciso ceppo della teologia liturgica costruita sul razionalismo post-illuminista. Vide la devirilizzazione della liturgia e previde il drammatico calo di frequenza alla Messa. Visse abbastanza a lungo da vedere pure l'inizio della perdita del senso del sacro, anche se non abbastanza da vedere la devirilizzazione del sacerdozio e le relative conseguenze quanto al calo di vocazioni e al crollo della castità e del celibato.

30 commenti:

rocco ha detto...

pagina da incorniciare.

hpoirot ha detto...

Nella matematica le funzioni "discontinue" possono avere...

Ma si va, facciamola un po' di matematica.

Come sappiamo il "beato" GPII é legato ben 2 volte agli allagamenti del santuario di Lourdes.

Primo allagamento il 19 ottobre 2012 - ESATTAMENTE il giorno in cui le sue reliquie di GPII arrivavano a Lourdes:

Secondo allagamento il 18 giugno 2013 - ESATTAMENTE il giorno in cui la Chiesa approvava il miracolo che lo farà presto santo.

Poiché GP2 é deceduto nel 2005, ovvero 8x365=2920 giorni fa', la probabilità che la 1a alluvione capitasse il giorno che le sue reliquie arrivano a Lourdes é 1/2920.

La probabilità che la 2a alluvione capitasse il giorno dell'approvazione del suo miracolo é 1/(2920-1).


Ora, siccome i due eventi sono indipendenti dobbiamo fare una moltiplicazioncina per trovare che la probabilità che entrambi gli eventi si producano dalla morte di GPII a oggi é di 1/1.7milioni !!!

I bookmakers smettono di scommettere a 1/80... (unità, non milioni!)

La Madonna non ha scelto a caso. Ci indica chiaramente chi ha devirilizzato liturgia e sacerdozio.

Anonimo ha detto...

Il NO è stato promulgato da Paolo VI non da GP II

hpoirot ha detto...

ma i contro-esempi liturgici lasciatici da GPII sono assolutamente imbattibili.

In lituirgia applicata é sicuramente e di gran lunga il peggior papa della storia (tocca ferro, fino ad oggi).

Vince in scioltezza contro tutti i papi precedenti il CV2 messi insieme ! Quello che ha fatto GPII in un trimestre qualunque non si era mai visto in 1965 anni di Chiesa...

Angelo ha detto...

Una domanda: la canonizzazione di GPII non pone un'ulteriore problema relativamente all'infallibilità della Chiesa, visto che le canonizzazioni sono ritenute infallibili?

Anonimo ha detto...

X hpoirot: questa è cabale, nulla a che vedere con la matematica!

Anonimo ha detto...

L'articolo merita riflessioni che non esulino da ciò che esprime.
Lascerei fuori il discorso sulla santificazione di Giovanni Paolo II, che apre altre voragini...

sam ha detto...

Non che ci capisca molto, ma mi ha colpito la profezia azzeccata circa la sparizione degli uomini dalla Messa e mi è venuto in mente questo:

 “Cristo ha bisogno di sacerdoti che siano maturi, virili, capaci di coltivare un'autentica paternità spirituale”.

Incontro col Clero polacco 25 maggio 2006

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/may/documents/hf_ben-xvi_spe_20060525_poland-clergy_it.html

rocco ha detto...

Mic , che dire , e' un articolo di una limpidezza unica. apre talmente tanti spunti , ma nella giusta direzione, che si fa fatica a commentare...

ho sempre pensato al prete come a un soldato, come ad un uomo virile e forte, come il don Camillo di guareschi. ma non nel senso che menava! era un uomo di cuore vero. proprio come dice l'articolo, di sentimenti ma non di sentimentalismo. la virilita del cane da pastore che non arretra e difende anche di fronte a 20 lupi. che ama chi gli e' stato affidato fino alla fine , dello stesso amore di Gesu'. l'uomo non deve essere "maschio", ma virile. tra l'altro in borgata dove vivo quando ci si rivolge ad un uomo apostrofandolo "maschio" in realta' si vuole mettere in risalto la sua virilita' solo ostentata, che all'atto pratico significa pallone gonfiato.

hpoirot ha detto...

Anonimo delle 19:44 non é certo un matematico altrimente verrebbe che non é per niente cabala, ma un calcolo preciso.

Anonimo ha detto...

Questo articolo, mi ha fatto venire in mente un intervento stupendo ascoltato nel primo Convegno Summorum Pontificum del settembre 2008.
Si tratta di quello di p. Massimiliano M. Zangheratti FI, "La Santa Messa alla radice della santità sacerdotale". Ci sono molti spunti che fanno respirare l'aria delle altezze... Vi anticipo tre sottotitoli: Il sacerdote-capo, il sacerdote-vittima, il sacerdote-sposo.

Vi prometto che lo scannerizzo e lo pubblico al più presto.

Anonimo ha detto...

Intanto, credo che il video sia disponibile a questo link

http://tvimmacolata.net/index.php?option=com_hwdvideoshare&task=viewvideo&Itemid=1&video_id=212

Anonimo ha detto...

Grazie cara Sam per il tuo link: un intervento stupendo!

Amicus ha detto...

Chiedo scusa per il fuori tema, ma è importante.
Proprio ieri accennavo al piano del "Vescovo di Roma" Bergoglio - che mi sembra abbastanza scoperto - di promuovere la falsa collegialità e la distruzione del primato giurisdizionale del Papa tramite l'ampliamento progressivo delle facoltà del Sinodo dei Vescovi.
Bene, anzi male. Guarda un po', proprio oggi nell'omelia durante la Messa, alla presenza della delegazione degli irriducibili scismatici di Costantinopoli, Francesco I ha cominciato ad unire esplicitamente sempre più il Sinodo dei Vescovi con il primato del "Vescovo di Roma": un 'primato' che (ovviamente) non ha specificato se di giurisdizione o di solo onore, ma che secondo lui deve avere sempre un maggior rapporto con la 'sinodalità':
"Il Vaticano II, riferendosi alla struttura gerarchica della Chiesa afferma che il Signore «costituì gli Apostoli a modo di collegio o gruppo stabile, a capo del quale mise Pietro, scelto di mezzo a loro» (ibid., 19). Confermare nell’unità: il Sinodo dei Vescovi, in armonia con il primato. Dobbiamo andare per questa strada della sinodalità, crescere in armonia con il servizio del primato."
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/homilies/2013/documents/papa-francesco_20130629_omelia-pallio_it.html

Iniziano le grandi manovre?

Amicus ha detto...

P.S. : C'è un articolo importante su "Il sismografo" dal titolo: Papa Francesco: sinodalità e primato ("cade un tabù epocale"), con significativi interventi di Tornielli e Melloni. http://www.ilsismografo.blogspot.it/2013/06/vaticano-papa-francesco-sinodalita-e.html

Anonimo ha detto...

Caro Amicus,
ho detto nel thread precedente che questa mi appariva come una pietra miliare di questo pontificato, che più durerà più sarà rovinoso.
Credo dovremo tornarci sopra con più ponderatezza.
Il fondamento mi pare sia stato il "consiglio della corona", ma l'elemento scatenante è la rinuncia di Benedetto!

Anonimo ha detto...

Ho paura che le grandi manovre, iniziate con quelle 'fessure' conciliari, stiano laxciando il passo alla vera guerra al Papato e alla Chiesa. Purtroppo non riesco a dare altra spiegazione.
Le cause vengono da lontano, hanno agito in maniera subdola (la collegialità diventata legge con l'inserimento nel Diritto Canonico da parte di Giovanni Paolo II) la desistenza dal governo a favore dei vescovi di Benedetto, questi ultimi atti allo scoperto di Bergoglio.
La vedo buia e dura.

Anonimo ha detto...

E forse il vero inizio della eclissi (perché non possiamo ipotizzare la fine) del Papato è stato il gesto, che non esito a definire terribile, della deposizione della tiara da parte di Paolo VI.

Anonimo ha detto...

Grazie, Amicus anche della seconda segnalazione.
Domani riordino le idee e approfondiremo.

Anonimo ha detto...

Romano dice,

Sembra che Francesco non crede nella dottrina cattolica definita di Vaticano II sulla autorità suprema del Successore di Petro...dire come ha fatto ieri (Festum Ss. Petri et Paoli) che il pallio è segno di unità con il Sinodo dei Vescovi!!!!

è assurdo in estremo...

Francesco, ma, tu sei Cattolico? stai provando di dimostrare con le tue parole che i sedevacantisti hanno raggione?

Anonimo ha detto...

No Romano, non hanno ragione i sedevacantisti. Nemmeno un papa che fosse eretico inficia il Papato. Cerca, con le paole chiave : certezza papato, l'articolo di don Curzio

Sine Timore ha detto...

I sedevacantisti non hanno ragione... semplicemente perchè il Papa legittimo c'è, ed è Benedetto XVI, anche se è stato messo da parte.

Papa Francesco può intendersi come Antipapa, così come in tutti i periodi storici della Chiesa in cui ci sono stati due o più papi, uno solo era il Papa vero, gli altri erano Antipapi.

Illuminante a proposito l'articolo di Enrico Maria Radaelli alla vigilia del Conclave, dal titolo
"EMINENTISSIMI CARDINALI,
NON RIUNITEVI IN CONCLAVE:
ELEGGERESTE UN ANTIPAPA"

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV433_EMR_Non_riunitevi_in_Conclave.html

In effetti, per quello che Bergoglio ha fatto, ha detto e ha distrutto nei suoi primi 100 giorni (e siamo solo ad un antipasto...), possiamo dire che Radaelli ci aveva visto giusto.

Anonimo ha detto...

Quella di Radaelli è una ipotesi di scuola, pubblicata anche qui, ma tale resta.
Perché nessuno che non abbia il munus magisteriale e dunque tanto meno noi possiamo fare una affermazione del genere.

Possiamo esprimere i nostri interrogativi e il nostro sconcerto, ma non abbiamo titolo per arrivare a simili conclusioni.

Del resto qualunque riflessione io esprimo qui, e condivido aperta alla discussione, non è che il frutto della mia formazione ed esperienza di Fede vissute nella Chiesa. E' innestata nel Magistero perenne; ma è e resta una visione personale, che spero sia d'aiuto per una lettura non superficiale della crisi nella Chiesa (non della Chiesa che è e resta Una Santa)...

Sine Timore ha detto...

Purtroppo questa "ipotesi di scuola" è confermata da varie profezie, una su tutte quella di Fatima, il famoso Terzo Segreto occultato...

Lo studioso di Fatima, Solideo Paolini, già in passato confermò che probabilmente il Terzo Segreto parlava di un futuro Antipapa massone.
Questo spiegherebbe anche il perchè il Segreto sia stato tanto alacremente occultato.

http://www.gloria.tv/?media=436155

(andare al minuto 40.00 per l'ipotesi antipapa)

Anonimo ha detto...

Non sottovaluto le profezie; ma non amo fondarmi su esse per trarre le mie conclusioni.
Certo il tema è inquietante, come inquietante è il periodo storico che stiamo vivendo.
Andiamo avanti e preghiamo di essere sentinelle, come ci ricordava ieri Louis Martin.

Anonimo ha detto...

la tesi di Radaelli, sostenendo l'impossibilità metafisica dell'abdicazione, contraddice il Magistero di Celestino V e Bonifacio VIII. E' un'ipotesi acattolica. Vedi
http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=903:osservazioni-metafisiche-e-giuridiche-sull-abdicazione-papale&catid=93&Itemid=149

Anonimo ha detto...

l'anonimo 20:53
non sta considerando un dettaglio importante:
il fatto che Celestino V depose TUTTI i titoli relativi al pontificato, tornò ad essere semplice monaco.

Invece BXVI ha voluto conservare i tioli pontificali: NOME SCELTO + SUA SANTITA'.
Non basta questo a segnalare la tremenda anomalia della situazione attuale, rispetto a quella di Celestino e successori ?

Inoltre assistiamo alla promulgazione di un'ENCICLICA scritta a 4 mani....come un pezzo di pianoforte, musica per rallegrare gli astanti con insolite ARMONIE.
Ci rendiamo conto della situazione grottesca ?
ma siccome ci abitueranno, come già per mezzo secolo, a tutte le stranezze e mostruosità giuridiche dottrinali e morali MAI VISTE,
allora diremo (tutti in coro come pecore cieche):

"Tutto va bene....si può fare, si faccia.....obbediamo!"
(senza guardare l'abisso a cui ci stanno trascinando, se saliremo, ciechi e passivi,inerti e INCOSCIENTI, su "quel treno" dove tutto è permesso, purchè sia imposto dall'alto)

Anonimo ha detto...

assistiamo alla promulgazione di un'ENCICLICA scritta a 4 mani....come un pezzo di pianoforte, musica per rallegrare gli astanti con insolite ARMONIE.
Ci rendiamo conto della situazione grottesca ?
ma siccome ci abitueranno, come già per mezzo secolo, a tutte le stranezze e mostruosità giuridiche dottrinali e morali MAI VISTE, allora diremo (tutti in coro come pecore cieche):


L'anomalia non risiede nel fatto che l'enciclica sia scritta "a quattro mani". Tanti documenti magisteriali, prima dell'avallo del Papa conoscono una stesura che ha visto e richiesto anche più di una collaborazione. Il problema risiede nel vederla come quella di "due papi"; ma non è esatto perché, anche se il suo testo è stato redatto integralmente (o quasi) dall'allora regnante Benedetto XVI, ora i papi non sono due e quello che promulgherà con il suo avallo è Francesco.
E' effettivamente anomala e senza precedenti la figura di "Papa emerito"; ma sono in molti ormai a definire Benedetto vescovo-emerito d Roma.

Faccio notare che se fossimo pecore-cieche, non staremmo qui a porci interrogativi e a trovare anche alcune risposte.

Anonimo ha detto...

Quanto a Celestino V lo stesso Radaelli a parlarne:

"...Papa Celestino V, a suo tempo, concepì a proprio frutto una legge, oggi recepita nel canone 332.2 del Codice di Diritto Canonico, che permette al Papa di recedere, per sua insindacabile e assoluta volontà, dal triplo mandato di munus docendi, regendi et sanctificandi datogli personalmente da Cristo: « Tu sei Pietro, e su questa Pietra fonderò la mia Chiesa » (Mt 16, 18). Il beato Celestino V usò assolutamente del potere conferitogli di monarca assoluto, ma di ciò, certo non volendo, abusò, perché – non è mai stato studiato a fondo questo istituto, proprio per il poco utilizzo che ebbe nella storia – vi è una legge metafisica che mostra che tale atto mette in contraddizione il papato con se stesso, e ciò non è possibile...."

Ribadisco inoltre che lo stesso Prof. Radaelli dichiara che la sua è un'ipotesi di coerenza che non è “una delle infinite ipotesi possibili”, ma è fondata su postulati metafisici certi. Sempre che la metafisica sia riconosciuta oggi realtà. Inoltre essa era e voleva essere unicamente uno stimolo a che le Autorità preposte alla dottrina dessero le giuste risposte.

Brontolo Sauro ha detto...

Allego 2 osservazioni che sono state postate sul mio blog, oggi all'articolo che ho ripreso da Muniat intrantes, riguardo alla traduzione.
Se può servire...
cordiali saluti


Anonimo10 agosto 2014 10:55
occhio al tuo latino arma virumque si traduce le armi e l' uomo - o l' eroe

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Anonimo10 agosto 2014 11:21
in persona Verbi facti hominem che latino é? Nella persona del Vebo che è stato fatto l' uomo ? factus è il participio passato di fio che è ANCHE il passivo di facio. Fio è un verbo semideponente della 4. Nel significato di "diventare" è intransitivo e pertanto non ha oggetto (hominem) .Se vuoi dire: nella persona del Verbo che si è fatto uomo o che è diventato uomo, devi dire: in persona Verbi quod homo factum est. ET VERBUM CARO ( e non carnem) factum est. Inoltre come fai a porre un complemento predicativo del soggetto in accusativo? e il complemento predicativo del genitivo (Verbi) non esiste. Se sbaglio correggimi. scusami e ciao