martedì 3 maggio 2016

Si riapre il caso dell'infallibilità del Papa?

Il dogma stabilisce che il Papa è infallibile quando si pronuncia ex cathedra su questioni di fede e di morale o quando riafferma una verità già definita o dedotta dalle verità rivelate. Il problema è che oggi il papa non si pronuncia più in maniera definitoria e oggettiva, manifestando esplicitamente di parlare come “pastore e dottore di tutta la Chiesa” e dichiarando la sua intenzione “definitoria” e vincolante per tutti. Oggi il papa si pronuncia in maniera storicista e soggettiva. Quindi, il suo magistero non è più infallibile, tranne che per chi vuole imporlo secondo la propria ideologia; ma risulta comunque incisivo, attraverso la prassi che de facto instaura, anche attraverso l'enfasi mediatica e le sue ermeneutiche strumentali, mentre la confusione che crea è tanto diffusa quanto dannosa.

Il teologo Küng aveva scritto a Bergoglio chiedendogli una riflessione sull'infallibilità del Papa: «Mi ha risposto con una lettera fraterna, apprezzando le mie considerazioni. Non ha posto limiti alla discussione sul dogma» sancito dal concilio Vaticano I e da Pio IX il 18 luglio 1870
Tutti i giornali parlano della lettera di Francesco ad Hans Kung, grande avversario, teologicamente parlando, di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
In tale lettera dice che si può ben discutere il dogma dell’infallibilità pontificia.

Discutere un dogma, nella Chiesa, non è possibile. Mettere in discussione tutto, di continuo, affidando tutto alla imperizia dei giornali plaudenti, crea enorme confusione e smarrimento. Ma discutere su cosa sia l’infallibilità, è oggi più che opportuno.

Il dogma dell’infallibilità pontificia, generò infatti da subito molte discussioni, anche in chi lo approvava. Perchè si temette che potesse essere inteso in modo sbagliato.
Ci fu chi lo avversò, chi lo difese, e chi, difendendolo, disse che andava spiegato e ben compreso.

Se andava spiegato nell’Ottocento, immaginiamoci oggi, in un’epoca in cui la personalizzazione la fa da padrona in ogni campo, complice la potenza dei media.

Allora bisognerà comprendere un fatto: che l’infallibilità del papa, in quanto vicario di Cristo, appartiene alla fede della Chiesa anche prima della proclamazione del dogma.

Ma in cosa consiste? Questo è più difficile da capire, perchè appartiene ai misteri della fede. Quella fede che fa sì che i cattolici abbiano sempre creduto, giustamente, alla santità della Chiesa, anche di fronte a preti, vescovi, cardinali e papi pessimi.

Il fondamento sta nel Vangelo: “le porte degli Inferi non prevarranno contro di Essa”. Questo è certo.

Ciò non significa che il papa non sbagli: Pietro, il I papa, rinnegò Cristo, e fu ripreso da san Paolo, che gli “resistette in faccia”, salvando la Chiesa, già con i suoi problemi, dunque, sin dal principio.

Il papa può sbagliare sia nella vita personale (può anche essere un grande peccatore, un fariseo, un vanesio…), sia come teologo privato.

Vi sono vari casi, nella storia, in cui i papi hanno detto cose sbagliate, senza però impegnare la loro infallibilità.

Anche oggi un documento come Amoris laetitia, così discusso, non è presentato, da chi lo ha scritto, come dottrinale: non è dunque infallibile.

Scriveva san Vincenzo da Lerino: “Dio alcuni papi li dona, altri li tollera, altri ancora li infligge”.

La storia mostra quanto questo sia vero; e mostra anche che i papi inflitti, hanno fatto grandi guai, ma non sono riusciuti mai a distruggere la Chiesa.

Nè quelli che davano scandalo con la loro vita privata, nel Rinascimento, nè quelli che ne hanno fatto scempio, in verità assai di rado, con le loro dottrine errate.

Biffi



Il cardinal Gicomo Biffi, grande amico ed estimatore di Giovanni Paolo II, raccontava spesso, come cosa normale e giusta, di averlo criticato apertamente più volte, anche in privato. In particolare riguardo a come Giovanni Paolo II aveva gestito i mea culpa sulla storia della Chiesa, alimentando tanta confusione, e, soprattutto, riguardo all’ecumenismo.

Assisi 1986 era stata, per Biffi, come per Ratzinger, un involontaria propaganda all’indifferentismo religioso.

Giovanni Paolo II, di fronte a queste considerazioni di Biffi, non se la prese, ma, a quanto risulta, disse addirittura che in quelle critiche c’era del vero.

Nessun papa serio crede nell’infallibilità come onnipotenza: la fede, il Vangelo, non sono del papa, ma gli sono affidati.

Egli è colui che deve tramandare il depositum fidei: tramandare, significa che non crea nulla (tramanda, come scriveva san Paolo, ciò che ha ricevuto); depositum, significa che i dogmi sono già contenuti, esplicitamente o implicitamente, nel Vangelo.

E’ per questo che nella Chiesa ci si è posti spesso, nei secoli, la domanda: e se il papa non fosse cattolico?

Per Erasmo da Rotterdam, Giulio II non era papa; e il grande teologo, esprimendo il pensiero comune della Chiesa, sosteneva che quando il papa non ha la vera fede, non è papa, e decade, ipso facto, dalla sua carica. Il papa Paolo IV, infatti, sempre nel Cinquecento, nella bolla Cum ex apostolatus officio del 15 marzo 1559, affermava l’impossibilità di essere a capo della Chiesa, senza possederne la fede. Più avanti nel tempo San Roberto Bellarmino, nel De Romano Pontifice, scriverà: «un papa che sia eretico manifesto, per quel fatto cessa di essere papa e capo, poiché a causa di quel fatto cessa di essere un cristiano e un membro del corpo della Chiesa. Questo è il giudizio di tutti gli antichi Padri, che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente ogni giurisdizione»

Questo decadere è però molto problematico, perchè prima sedes a nemine indicatur: poichè il papa è superiore ai cardinali, o ai concili, non può essere da loro deposto.

Come conciliare la possibilità che un papa non sia papa, che decada ipso facto, e il fatto che non possa essere deposto da altri?

Qui sta evidentemente il caso, che nessun teologo, a quanto consta, ha mai risolto, da un punto di vista pratico.

Così anche il vecchio codice di diritto canonico parlava di decadenza ipso facto, e lì si fermava.

Ma torniamo all’infallibilità, e ai suoi limiti. Si sentono spesso commenti di questo genere: non si può criticare un documento del papa, una sua affermazione…

Non è così: in politica, nel campo scientifico, quando propone soluzioni pastorali… un papa può, senza dubbio, sbagliare, e di grosso. Se poi si contrappone ad un suo predecessore, non è lecito sfuggire al dilemma posto dalla ragione: chi ha ragione?

In caso di errore non è doverso obbedirgli, anzi. Si tratta di una dottrina che la Chiesa riconosce, per analogia, in ogni ambito: bisogna obbedire all’autorità dei genitori, ma non quando comandano qualcosa contro la legge di Dio (ad es. di rubare); bisogna obbbedire al potere politico, ma si deve avere il coraggio di opporsi, nel giusto modo, quando esso dia ordini iniqui (ad esempio uccidere l’innocente).

I medievali, che avevano del Vicario di Cristo un sommo rispetto, lo sapevano assia bene: Dante mette all’inferno diversi papi, eppure non smette mai di credere nel potere delle Somme Chiavi e nella Chiesa come Istituzione divina.

Come lui tutti i suoi contemporanei, se è vero come è vero che nessuno mai ebbe da dire, in punta di dottrina, contro le sua posizione, o quella di un Iacopone da Todi, che stimava Bonifiacio VIII ancora meno di quanto faceva Dante.

Un ultimo esempio dal lontano passato, tra i tanti possibili: Santa Caterina da Siena. Come si rivolgeva al papa?

Così: “Santissimo e carissimo e dolcissimo padre in Cristo dolce Gesù….”; eppure, nella stessa lettera lo invitava ad essere “uomo virile e non timoroso“, senza “timore servile“, e gliele suonava e gliele cantava…

E attingendo a tempi più recenti, come non ricordare il beato cardinal Newman, che dalla Chiesa anglicana a quella di Roma era tornato, che del Papato era grande difensore, quando difendendo il dogma dell’infallibilità pontificia, nella lettera al duca di Norfolk, scriveva: “Con tutto ciò sono lontano dall’affermare che i papi non abbiano mai torto; che non ci si debba mai oppore a loro, oppure che le loro scomuniche abbiano sempre effetto. Non sono tenuto a difendere la politica e gli atti di singoli Papi...

Il papa elogia Scalfari, Kung, Bonino, Pannella, Napolitano, Martin Lutero…?

In nessuno di questi atti o giudizi Egli gode dell’infallibiltà.
Gian Guido Vecchi - Fonte

Chi toglie al Papa le sue prerogative (magari quando si chiama Benedetto ed è avversato da mondo), come chi gliele aggiunge (quando gli torna utile unirsi al coro), fa un pessimo servizio al Papato.

89 commenti:

Anonimo ha detto...

"Assisi 1986 era stata, per Biffi, come per RATZINGER, un involontaria propaganda all’indifferentismo religioso."


D'accordo su tutto l'articolo, però riguardo questa affermazione bisogna dire a onor del vero che peccato però che nel 2011 Benedetto XVI abbia a sua volta indetto una terza Assisi sotto il suo pontificato proprio per celebrare il VENTICINQUENNALE dalla prima da parte del predecessore ("Fare memoria di quel GESTO STORICO voluto dal mio predecessore", dice testuale).

Anche se probabilmente non sarà pubblicata perché giudicata "fuori focus" rispetto all'argomento del thread, mi sembrava quantomeno doveroso per amor di verità e non per altro fare questa precisazione rispetto quella affermazione contenuta nel corpus dell'articolo.


Così BXVI annunciò la TERZA Assisi celebrativa della prima, il primo Gennaio dopo l'Angelus:


"Cari fratelli e sorelle, nel Messaggio per l’odierna Giornata della Pace ho avuto modo di sottolineare come le GRANDI RELIGIONI possano costituire un importante fattore di unità e di pace per la famiglia umana, ed ho ricordato, a tale proposito, che in questo anno 2011 RICORRERA' IL 25° anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace che il Venerabile Giovanni Paolo II convocò ad ASSISI NEL 1986.

Per questo, nel prossimo mese di ottobre, MI RECHERO' pellegrino nella città di san Francesco, invitando ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle TRADIZIONI RELIGIOSE DEL MONDO e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà, allo scopo di FARE MEMORIA DI QUEL GESTO STORICO voluto dal mio Predecessore e di rinnovare solennemente l’impegno dei CREDENTI DI OGNI RELIGIONE a vivere la PROPRIA FEDE RELIGIOSA "

http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/angelus/2011/documents/hf_ben-xvi_ang_20110101_world-day-peace.html

Anonimo ha detto...

E' vero: in nessuno di questi atti o giudizi Egli gode dell'infallibilità, tuttavia non si può nemmeno affermare che quando scrive "Amoris laetitia" lo faccia come "doctor privatus". Un conto è affermare certe cose in un colloquio privato, un conto è pubblicarle di fronte a tutto il mondo che attende il suo responso come normativo. Anche il magistero ordinario solitamente è ach'esso infallibile, salvo appunto scivoloni o ambiguità limitati a circostanze fortuite e non volutamente deliberate e non reiterate, ma quando un insegnamento papale insiste per circa cinquant'anni su insegnamenti palesemente erronei e in contrasto con l'eterna dottrina della Chiesa, per di più aggravandosi e solidificandosi col trascorrere del tempo, allora qualche grosso problema ci deve pur essere all'origine di ciò.
TEOFILATTO

Anonimo ha detto...

Il Papa non è infallibile nella misura in cui non impegna espressamente la propria infallibilitá, pronunciando cosí ex cathedra... questo è quanto mi disse un po' sbrigativamente un professore di diritto canonico cui posi la domanda tempo fa...ma nella mia ignoranza mi chiedo: cosa rende un documento " pronunciato ex cathedra"? Cosa lo rende "dottrinale" o "magisteriale"? E basta tale qualifica a coprire di infallibilitá quanto in esso si afferma? Oppure una affermazione è infallibile solo ed esclusivamente se il Papa afferma esplicitamente che essa lo sia, spendendo così la propria infallibilitá?
Cioè, l'infallibilitá dell'atto è solo legata alla qualifica di esso come magisteriale o a una esplicita pronuncia circa l'infallibilitá stessa di esso? E quindi, di conseguenza, sarebbe possibile che sia " infallibile" un atto che contenga invece contenuti in contrasto con la dottrina? In sostanza, l'infallibilitá per come è stata delineata dal Vaticano I , è legata alla correttezza dottrinale dei contenuti di quanto si afferma o solo alla sua spendita in termini formali? Me lo sono sempre chiesto

Renato

Anonimo ha detto...

C'entra niente col post, qui si mette in discussione il dogma dell'infallibilità papale, vecchio pallino di Kueng che l'ha sempre messo in programma in tutte le salse ed in vari suoi libri e pare che, finalmente, abbia avuto risposte incoraggianti, tanto da sbandierare la corrispondenza col vdr e, bontà sua, non ha pubblicato la lettera chirografa del jefe, ma se la matematica non è mai un'opinione, penso che si troverà un'escamotage casuale casuistico per cassarlo......noto che tutti i reietti di un tempo sono tornati a salire sul carro del vincitore e trionfano dappertutto, Tdl in primis ed ereticheggianti di varie etnie..... ventata fresca, aria pulita........soldi sporchi sempre ben custoditi..........Lupus et Agnus.

Luisa ha detto...

Dove si può leggere la risposta di Jorge Bergoglio?
Non basta che Küng abbia detto quel che ha detto bisogna averne la prova.

marius ha detto...

@ Renato

Anch'io me lo sono sempre chiesto.
E ora me lo chiedo ancor di più per capire meglio con che tipo di documento mons. Schneider chiede al vdr di rispondere in modo dogmaticamente vincolante sull'interpretazione da dare all'AL

Luisa ha detto...

Non la si può leggere, e qui sorrido, per una sedicente riservatezza, non la si può leggere ma Küng la usa comunque e approfitta del soffio di libertà che Bergoglio fa soffiare sulla chiesa, come si possa ancora dare credito ad un eretico dovrebbe essere un mistero ma non lo è nella "chiesa di Francesco", gli eretici son tornati all`assalto e gongolano, Küng non è il solo, la CdF è caduta in disgrazia.

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-infallibilita-kung-interpreta-a-suo-modo-il-papa-16001.htm

Luisa ha detto...

Un sorriso? Sì, perchè che altro si può fare quando si legge che Bergoglio riceverà un premio che lo ricompenserà per il suo impegno in favore dell`unificazione europea... ?
Ah, e chi celebrerà la Messa in San Pietro? Il card. Kasper:)

http://ilsismografo.blogspot.ch/2016/05/vaticano-le-pape-francois-recevra.html

E' così ? ha detto...

Mi sembra di ricordare che la infallibilita' del Papa e' stata "usata" solo tre volte : la1° nel pronunciamento sulla Immacolata Concezione , la 2° nel pronunciamento sull'Assunzione della Madre di Dio in anima e corpo ,la 3°..non ricordo.. .

mic ha detto...

Rispond emons. Gherardini:

... occorre riprendere il discorso sul magistero ordinario del Papa e verificare se esso pure sia o no infallibile. Sbaglierebbe chi giudicasse l’aggettivo “ordinario” come sinonimo di “meno importante e meno valido”. Il suo significato si desume dall’ufficio papale e dal suo riferirsi ad una forma certamente autentica di esso, anche se non solenne né straordinaria.

Ora, non essendo tenuto a trattare sempre “de fide vel moribus”, né soltanto in momenti e per motivi straordinari, e neanche a trattarne sempre nella forma solenne della “locutio ex cathedra” - di fatto ciò avviene raramente! - il Papa ne tratta il più delle volte nella forma ordinaria, ricorrendo in particolar modo alla Lettera enciclica, alla Bolla, alla Costituzione e via dicendo. Nella storia più recente della Chiesa, si conoscono encicliche sicuramente cattedratiche, dall’“Ineffabilis Deus” di Pio IX[27] alla “Miserentissimus Deus”di Pio XII[28], dedicate rispettivamente al dogma dell’Immacolata Concezione e a quello dell’Assunzione; qualcuno[29] annovera tra queste anche la “Humanae vitae”di Paolo VI[30] sulla salvaguardia della vita. Il Dublanchy[31], non senza qualche eccesso di zelo, riconosce il carattere dogmatico anche ad alcune encicliche di Leone XIII in forza del loro contenuto dottrinario: la dottrina relativa al matrimonio cristiano, nella “Arcanum” del 10.2.1880; l’origine divina del potere anche civile, nella “Diuturnum” del 20.6.1881; la sovrana e nativa indipendenza della Chiesa, nella “Immortale Dei” del 1.11.1885; l’ispirazione ed inerranza della Sacra Scrittura, nella “Providentissimus Deus” del 18.11.1893; il primato del Romano Pontefice e la natura della Chiesa, della “Satis cognitum” del 29.6.1896.

Il fatto è che il carisma dell’infallibilità può connotare anche il magistero ordinario del Papa, pur non rispondendo a tutte le condizioni della definizione cattedratica. Qualora il Papa volesse davvero proclamare una verità come dogma di fede, o determinarne il senso esatto e l’appartenenza alla fede cattolica, la “Locutio ex cathedra” sarebbe la forma più idonea allo scopo; in tal caso, il Papa è anche tenuto a manifestare esplicitamente la sua volontà e consapevolezza di parlare come “pastore e dottore di tutta la Chiesa” e a dichiarare la sua intenzione “definitoria”. Non sempre, però, proclama una verità “definitorio modo”, cioè “ex cathedra”. Qualora una verità sia già stata definita; o si tratti di verità dedotta da quelle rivelate, o sia con quelle rivelate e definite strettamente collegata; oppure, qualora il tenore dell’intervento papale sia, per circostanze e contenuto, di carattere ordinario, allora l’intervento stesso non oltrepassa il limite del “definitive tenendum”. Nell’uno e nell’altro caso, per l’insorgenza d’evidenti condizionamenti dogmatici, è però in atto il carisma dell’infallibilità papale. Nel “definitorio modo”, lo è direttamente ed immediatamente per il verificarsi in esso di tutte le condizioni alle quali è legato; nel “definitive tenendum”, indirettamente e quasi di riflesso. Il dato emergente è, comunque, la presenza di tale infallibilità.

Come, infatti, negarla ad un magistero che, sia pure in forma ordinaria, ripropone le verità contenute nel Credo e nelle varie professioni di fede, nel giuramento antimodernistico (della prima e della seconda stesura), nella sacra liturgia ch’è il dogma pregato, e nella vita sacramentale della Chiesa?

Anonimo ha detto...

"Ah, e chi celebrerà la Messa in San Pietro? Il card. KASPER:).."


Luisa, vedo che qua e là c'è la tendenza a battere molto (del tutto giustamente e legittimamente) sul tasto del card. KASPER: però mi permetto consensualmente di ricordare, se mi è permesso farlo, che non è che egli ci sia piombato giù dal cielo all'improvviso...


Regnante Giovanni Paolo II, il 17 aprile 1989 è nominato VESCOVO di Rottenburg-Stuttgart. Riceve l'ordinazione episcopale il 17 giugno 1989.

Nel 1998 è nominato consultore della Congregazione per la DOTTRINA DELLA FEDE e del Pontificio Consiglio per la Cultura.

Il 16 marzo 1999 Giovanni Paolo II lo nomina Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. Assume l'incarico il 1° giugno successivo.

Nel 2001 è stato nominato consultore della Congregazione per le Chiese Orientali.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato CARDINALE nel Concistoro del 21 febbraio 2001

http://www.vatican.va/news_services/press/documentazione/documents/cardinali_biografie/cardinali_bio_kasper_w_it.html


Da tali incarichi è stato sospeso il 2 aprile 2005, come d'uso, per la morte di papa Giovanni Paolo II e RICONFERMATO il giorno 21 dello stesso mese dal nuovo papa BENEDETTO XVI

Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, 1° luglio 2010.

E ricordiamo che l’allora card. Joseph Ratzinger, per la nomina a Vescovo di Water Kasper, si congratulava scrivendo: «Per la Chiesa cattolica in Germania, in un periodo turbolento, LEI E' UN DONO PREZIOSO»

vc0staff ha detto...

Fuori topic...

#ALConf – Conferenza internazionale per condannare “Amoris Laetitia”: 25 Giugno, 2016

https://vericatholici.wordpress.com/2016/05/03/alconf-conferenza-internazionale-per-condannare-amoris-laetitia-25-giugno/

mic ha detto...

OK, Anonimo
sappiamo che la 'carriera' di Kasper viene da lontano.
Ma di fatto sotto il pontificato di Benedetto XVI si è semplicemente mantenuto la status quo. E, ad esempio, per il rientro degli anglicani con la promulgazione dell'Anglicanorum coetibus, è stato preso in contropiede dallo stesso Benedetto XVI, dato che fino ad alcuni giorni prima non faceva altro che ribadire pubblicamente che non c'era bisogno di un 'rientro' in massa.
E' stato promosso "teologo in ginocchio" solo da Bergoglio...

marius ha detto...

Riassumendo, se escludiamo il caso classico quanto raro della pronuncia ex-cathedra, la questione dell'infallibilità non mi sembra ancora sufficientemente chiara. Rimango meravigliato del fatto che sembra non esistere un regolamento inconfutabile e vincolante e mi rimane l'impressione che occorra giudicare un po' come a stimo per sapere se una pronuncia papale può essere considerata infallibile o meno. A questa guisa chissà quanti modernisti ci possono andare a nozze col bailamme delle interpretazioni !

Mi pare di capire che un documento è infallibile nella misura in cui contiene gli elementi infallibili della dottrina di sempre. Dico bene? Chiedo lumi al riguardo.
Però mi stupisce che si debba ricorrere ad un parere teologico (seppur autorevolissimo senz'ombra di dubbio) in quanto sembra mancare un documento magisteriale vincolante su questa fondamentale questione.
Ciò dipende forse dal fatto che il CVI rimase incompiuto?

Se anche il magistero ordinario è infallibile, allora il magistero ordinario di Bergoglio è infallibile? (checché talvolta sia lui stesso a smarcarsene)
In caso affermativo bisognerebbe dar ragione i sedevacantisti, perché se un papa afferma delle eresie col carisma dell'infallibilità allora come potrebbe ancora essere considerato papa?
Si potrebbe obiettare che Gherardini, quando scrisse quanto sopra, non conosceva ancora il vdr. Ma sappiamo benissimo che altri papi precedenti dissero e fecero cose simili seppur con una minore frequenza e forse(?) in modo meno appariscente.

mic ha detto...

#ALConf – Conferenza internazionale per condannare “Amoris Laetitia”: 25 Giugno, 2016


Ho già manifestato le mie perplessità sulla motivazione della Conferenza.

Nel comunicato, tra le altre cose preferirei espressioni del genere:
[...]
E' arrivato il momento di una pubblico urgente appello alla suprema autorità di ribadire in modo inequivocabile l’immutabile dottrina della Chiesa secondo quanto già sapientemente tracciato da mons. Athanasius Schneider, al quale abbiamo espresso tutta la nostra gratitudine e tutto il nostro appoggio soprattutto nella preghiera.

Per questo, d'intesa con Veri Catholici, un’associazione internazionale che si impegna ad opporsi agli errori promossi dal Cardinal Kasper,
ci rivolgiamo a tutti i Cattolici del mondo perché si uniscano a noi a Roma per partecipare ad una pubblica conferenza allo scopo di focalizzare le ambiguità e i punti controversi del documento «Amoris Laetitia» e chiedere da parte del Papa e della Sacra Gerarchia di ribadire in modo inequivocabile l'insegnamento costante della Chiesa.
Desideriamo che questa conferenza sia una manifestazione universale del vero sensus fidelium del Corpo Mistico di Cristo. Crediamo che sia assolutamente necessario intraprendere questa iniziativa per il bene della Santa Madre Chiesa e per la salvezza delle anime.
etc.

mic ha detto...

Aggiungevo, in una precedente discussione:

E' il momento di dare la parola al popolo. Cercheremo però di garantire alla conferenza una direzione valida e capace, costituita da sacerdoti. E un'organizzazione a prova di possibili campagne polverizzatrici. Per questo lo stile di mons. Schneider ci pare quello più ecclesialmente corretto, soprattutto nel ruolo che ci è proprio.

mic ha detto...

A questo punto, penso sia utile render pubblica la bozza del nostro comunicato, lasciando aperta la discussione al riguardo:

"" La nostra associazione Roma Perenne, come appare dalle linee-guida del blog, ha come impegno l'informazione, il confronto, la riflessione, la proposizione di contenuti volti a difendere e diffondere la Fede sul fondamento delle due fonti della Rivelazione: la Sacra Scrittura e la Tradizione costante de La Catholica.

Ora il gioco si fa duro. Grandi e dolorose scelte ci stanno di fronte. Ma abbiamo la certezza che il Signore onnipotente ci guida per mezzo della Sua santissima Madre. E' arrivato il momento di una pubblico urgente appello alla suprema autorità di ribadire in modo inequivocabile l’immutabile dottrina della Chiesa secondo quanto già sapientemente tracciato da mons. Athanasius Schneider, al quale abbiamo espresso tutta la nostra gratitudine e tutto il nostro appoggio soprattutto nella preghiera.

Per questo, d'intesa con Veri Catholici, un’associazione internazionale che si impegna ad opporsi agli errori promossi dal Cardinal Kasper,
ci rivolgiamo a tutti i Cattolici del mondo perché si uniscano a noi a Roma per partecipare ad una pubblica conferenza allo scopo di focalizzare le ambiguità e i punti controversi del documento «Amoris Laetitia» e chiedere da parte del Papa e della Sacra Gerarchia di ribadire in modo inequivocabile l'insegnamento costante della Chiesa.
Desideriamo che questa conferenza sia una manifestazione universale del vero sensus fidelium del Corpo Mistico di Cristo. Crediamo che sia assolutamente necessario intraprendere questa iniziativa per il bene della Santa Madre Chiesa e per la salvezza delle anime.

Se desiderate unirvi a noi in questa iniziativa, potete intanto indicarlo nei vostri commenti. Nei prossimi giorni forniremo altre informazioni : una data approssimativa, dettagli organizzativi e i relatori che aderiranno.

Gli Autori che hanno esaminato il documento, « Amoris Laetitia », e l’hanno trovato mancante e pericoloso per la Fede e per l'unità della Chiesa, sono invitati a partecipare.
Per ulteriori informazioni, scrivete a
veri.catholici@gmail.com
romaperenne@gmail.com

L' hashtag ufficiale su Twitter per la conferenza è #ALConf ""

Valentina ha detto...

La notizia su Kueng è di alcuni gg fa. L'articolo di M. Schneider su Corripondenza romana è vecchio di alcuni giorni.
Finora, ne' in un caso, ne' nell'altro, sono giunti commenti, precisazioni, smentite, RISPOSTE ufficiali dalla S. Sede.
Hanno imparato molto bene da certi ambienti "maggiori": a volte è meglio lasciar calare il sipario, il silenzio assordante, piuttosto che rispondere. Cala l'oblio, la domanda finisce nel "memory hole" , l'importuno si acqueta ( v. Socci)e tutto va per il verso giusto.
Dov' è finito il " Bussate, e vi sarà aperto ? Chiedete, e vi sarà dato" ?

irina ha detto...

Con questo pontificato tutto è aperto, notte e giorno, caldo e freddo, siamo all'addiaccio, chi vive vive, chi muore muore. Importante, per animare e riscaldare l'ambiente, qualche colorato spettacolo notturno in mondovisione per la plebe...morta.

mic ha detto...

Proprio per questo silenzio assordante pensiamo sia arrivato il tempo di dire la nostra come sopra indicato.
Anche perché l'ermeneutica soggetti vista arrivata alle sue estreme conseguenze non credo sia facilmente smontabile se non con un martellamento costante.

Anonimo ha detto...

http://www.telecinco.es/informativos/sociedad/Cardenal-Muller-responsable-Doctrina-contradiccion_0_2173500396.html

gianlub ha detto...

Sono pienamente d'accordo con l'articolo scritto da Alessandro Gnocchi: nei tempi in cui siamo non possiamo permetterci di "lodare" gli interventi del Card Burke o Mons Shneider perchè non affrontano il nodo cruciale di questa diabolica situazione. Sono da criticare anche questi interventi che sono come un'aspirina ad un malato di cancro terminale

mic ha detto...

Gnocchi trascura il fatto che un passo ufficiale è stato fatto senza sconti nei contenuti ma con lo stile adeguato ad un vescovo della levatura di mons. Schneider.
Lo stesso card. Burke, di fatto e anche lui pubblicamente con un suo scritto, pur non essendo entrato nel merito, l'AL lo ha stroncato.
Abbiamo già detto che non basta dandone le motivazioni precise. Ma non credo che il card. Burke abbia ancor detto la sua ultima parola.

Oltre a pregare e ad offrire, in attesa di concordare il da farsi, continuiamo nel nostro impegno. Altro non vedo. E non mi sembra il caso di sparare a zero anche sui pochi punti di riferimento che ci sono rimasti.

Anonimo ha detto...

Ecco allora la parte finale dell'articolo di Gnocchi su Riscossa cristiana:


Quando si tratta di adesione all’errore, si sa che perseverare non è stupido, ma diabolico, e tanto dovrebbe bastare per capire quale sia l’ermeneutica di Amoris laetitia secondo il suo autore. E invece no, perché monsignor SCHNEIDER prosegue nell’elencare una serie di problemi che emergerebbero dal testo papale solo in virtù di una ermeneutica della discontinuità.

Ma è il finale, che lascia senza fiato anche un cattolico con i polmoni da fondista:

“Considerando la confusione venutasi a creare tra sacerdoti e vescovi nella pratica sacramentale per quanto riguarda i divorziati risposati e l’interpretazione di AL, si può considerare legittimo un appello al nostro caro papa Francesco, il Vicario di Cristo e ‘il dolce Cristo in terra’ (Santa Caterina da Siena), affinché ordini la pubblicazione di una interpretazione autentica di AL, che dovrebbe necessariamente contenere una dichiarazione esplicita del principio disciplinare del Magistero universale e infallibile riguardo l’ammissione ai sacramenti dei divorziati-risposati, così come è formulato nel n. 84 della Familiaris consortio. (…) Una interpretazione autentica di AL da parte della Sede Apostolica porterebbe una gioia nella chiarezza (“claritatis laetitia”) per tutta la Chiesa. Tale chiarezza garantirebbe un amore nella gioia (“amoris laetitia”), un amore e una gioia che non sarebbero secondo la mente degli uomini, ma secondo la mente di Dio (cf. Mt 16, 23). Ed è questo ciò che conta per la gioia, la vita e la salvezza eterna dei divorziati-risposati e di tutti gli uomini”.


A parte il fatto che l’interpretazione autentica è già stata esibita in più di una sede, siamo così sicuri di avere bisogno che venga ribadita, magari in altre 263 pagine di neomagistero? Siamo così certi che un pronunciamento in proposito da parte di questa Sede Apostolica “porterebbe una gioia nella chiarezza (‘claritatis laetitia’) per tutta la Chiesa”?

Non so voi, cari amici, ma io ne faccio rispettosamente a meno."


http://www.riscossacristiana.it/fuori-moda-la-posta-di-alessandro-gnocchi-5/

mic ha detto...

Cos'avrebbe dovuto fare, mons. Schneider, nel finale, riempirlo di insulti?
E' evidente che il suo è un primo passo, che andava comunque fatto.
Sono consapevole che non si può più star a dire vedremo... ma almeno è sensato contattarli i nostri pastori. Ed è quello che stiamo facendo.

Anonimo ha detto...

"Cos'avrebbe dovuto fare, mons. Schneider, nel finale, riempirlo di insulti?"

A insulti certo che no, ma evidentemente il dott. Gnocchi e magari pure altri si aspettavano già ben altro...

mic ha detto...

Cos'altro, trattandosi di una contestazione e riaffermazione della retta dottrina, rispettosa certamente, ma netta e senza sconti? E uscendo allo scoperto a differenza di altri?

mic ha detto...

Cos'altro, trattandosi di una contestazione e riaffermazione della retta dottrina, rispettosa certamente, ma netta e senza sconti? E uscendo allo scoperto a differenza di altri?

Paolo Pasqualucci ha detto...


@ Invito alla "conferenza" sull'Esortazione papale AL - Testo proposto da Mic

-- Ha ragione Mic nel togliere dall'invito il verbo "condannare". Per condannare, e in fatto di dottrina della Chiesa, bisogna aver l'autorita' necessaria. Ora, noi laici quest'autorita' non ce l'abbiamo. Ma nemmeno i singoli preti, se non mi sbaglio. Per quanti errori possano uscire dalla bocca di un Papa, non abbiamo l'autorita' per emettere una "condanna", in senso formale nei suoi confronti. Che autorita' abbiamo allora, nessuna? No. Un'autorita' ce l'abbiamo, ce la riconosce anche il Codice di Diritto Canonico. In quanto battezzati, quella di criticare i pastori se si allontanano dalla retta via. Criticarli anche pubblicamente, senza trascendere si capisce. Mi sembra lo dica anche s. Tommaso. E' questa l'autorita' che dobbiamo usare. Non e' meglio partire piano e con obiettivi alla nostra portata? Cominciare quindi con interventi mirati e l'eventuale "discussione" dottrinale (seria, non le sparate inutili dei sedevacantisti) per "mettere a fuoco" le ambiguita' del testo. Le eventuali "condanne" dovrebbero risultare di fatto, cioe' quale esito di una "discussione" condotta cosi' bene da far alla fine apparire l'incompatibilita' delle suddette ambiguita' con la vera dottrina della Chiesa. Da far capire, che certi passi della AL si condannano da soli.
-- Mi sembra che articoli come quello di Gnocchi eccedano nel cercare il pelo nell'uovo, per cio' che riguarda mons. Schneider. Per l'appunto, che cosa doveva dire, piu' di quello che ha detto? Non ha invitato apertamente i laici a farsi avanti, preparando loro il terreno con questo suo intervento c o n t r o la AL, cosi' ben ponderato? Bisogna accogliere l'invito (anche per non lasciar solo mons. Schneider) e prepararsi con la necessaria acribia e umilta' alla battaglia dottrinale. Se non ci si vuole limitare a sterili polemiche. C'e' un vescovo che ha preso posizione, con il massimo di liberta' al momento consentito. Ci lamentiamo sempre di esser soldati senza generali. Ora il generale c'e', sta a noi entrare in lizza come soldati semplici, che si schierano decisi ma "obbedienti agli ordini".

Justin ha detto...

Simply asking to take it away ?

Justin ha detto...

Perhaps he might ask that the document be retired.

Anonimo ha detto...

"Cos'altro, trattandosi di una contestazione e riaffermazione della retta dottrina, RISPETTOSA certamente, ma netta e senza sconti?"


Beh, forse il dott. Gnocchi a proposito di quel "RISPETTOSA" che ho evidenziato nel suo intervento poco sopra, indirettamente le ha risposto nel suo articolo su Riscossa cristiana, dott.ssa Guarini:


"Persino certe anime belle, nel segreto del circolino clericale dove Dio le vede e Bergoglio no, si sono dette deluse dall’intervento del cardinale. Ma si sono subito rinfrancate alla lettura di quello di monsignor Schneider, che hanno trovato “puntuale, equilibrato e, soprattutto, RISPETTOSO”.

Forse un po' troppo "RISPETTOSO" se inizia così:

“L’Esortazione Apostolica ‘Amoris Laetitia’ (AL) pubblicata di recente, che contiene una GRANDE RICCHEZZA SPIRITUALE E PASTORALE per la vita nel matrimonio e nella famiglia cristiana della nostra epoca, purtroppo ha già in poco tempo provocato interpretazioni contraddittorie perfino nell’ambiente dell’episcopato".

mic ha detto...

Perfetto, Paolo. È esattamente ciò che intendevo e che intendo.

mic ha detto...

Justin,
Con quale autorità potrei chiedere anche solo il ritiro?
E, per chiedere una simile cosa, bisogna pur fornire le ragioni.
In una pubblica conferenza mi sentirei di fornire, insieme ad altri, ragioni che difendono la verità con fedeltà e franchezza. Non sono io, non siamo noi laici, a dover trarre le conseguenze, come ha ben spiegato Paolo Pasqualucci.
Però è necessario e credo che sia arrivato il momento che il popolo di Dio o meglio chi appartiene al corpo mistico di Cristo faccia sentire la sua voce. E questo con Cristo per Cristo e in Cristo. Questo solo conta!

mic ha detto...

Mandarlo in pensione e farlo diventare emerito anche il documento?

mic ha detto...

Mandarlo in pensione e farlo diventare emerito anche il documento?

Anonimo ha detto...

"Ci lamentiamo sempre di esser soldati senza generali. ORA IL GENERALE C'E', sta a noi entrare in lizza come soldati semplici, che si schierano decisi ma "obbedienti agli ordini""

Però dott. Pasqualucci, con tutto il rispetto, non mi pare neanche opportuno però "eccedere" dalla parte opposta, cioè quella della prudenza e del dire che il "generale lo abbiamo", visto che un generale che volesse davvero lottare seriamente contro tale deriva pazzesca non è che scriverebbe a proposito di AL, proprio all'inizio:

"“L’Esortazione Apostolica ‘Amoris Laetitia’ (AL) pubblicata di recente, che contiene una GRANDE RICCHEZZA SPIRITUALE E PASTORALE per la vita nel matrimonio e nella famiglia cristiana della nostra epoca"

No, mi dispiace, su questo punto sono d'accordo con il dott. Gnocchi. E aggiungo: non si può scrivere questo di un documento simile. Non solo è insufficiente, è proprio sbagliato.

gianlub ha detto...

mic, la domanda di Justin era He (riferita a Mons Shneider) quindi come fai a rispondere con quali autorità io.....?

Anonimo ha detto...


@ Sull'infallibilita' del Papa.

Il concetto resta difficile per tutti noi. Vediamo se possiamo chiarire qualche aspetto. Il dogma del "magistero infallibile del Romano Pontefice" fu proclamato al Vaticano I nel cap. IV della Cost. dogm. Pastor Aeternus, 18.7. 1870.
Quand'e' che una pronuncia del Pontefice uti singulus ha valore dogmatico e quindi deve ritenersi infallibile? Deve cioe' ritenersi dogma di fede ed esser creduta come tale sulla base della sola autorita' di chi la pronuncia, se non si vuol peccare contro la fede, peccato mortale? Quando si realizza secondo le forme (secondo i segni) di un magistero straordinario. Tale segni sono quelli di un determinato linguaggio ("insegniamo e definiamo esser dogma divinamente rivelato che..") che rivela l'intenzione di "definire una dottrina circa la fede e i costumi come dottrina che dev'essere ritenuta da tutta la Chiesa", deve cioe' esser creduta da tutti i fedeli come dottrina di fede divina e cattolica ossia dogma.
Esempio, l'unico, finora, dopo il 1870, la proclamazione pacelliana del dogma mariano della Beata Assunzione, 1. 11. 1950: " [considerate tutte le autorita' necessarie etc.] Quapropter...auctoritate Domini Nostri Iesu Christi, Beatorum Apostolorum Petri et Pauli ac Nostra, pronuntiamus, declaramus et definimus divinitus revelatum dogma esse: Immaculatam Deiparam semper Virginem Mariam, expleto terrestris vitae cursu, fuisse corpore et anima ad caelestem gloriam assumptam". "E chi, Dio non voglia, osi negare o mettere in dubbio cio' che e'stato da noi definito, sappia di essersi in tal modo allontanato dalla fede divina e cattolica" (DS 2333/3903-4). Questa e' una dichiarazione dogmatica del Romano Pontefice, in applicazione di quanto stabilito dal Vaticano I.
Ma il dogma dell'infallibilita' sanzionava una tradizione sempre esistita nella Chiesa, sul magistero straordinario del Papa, non creava qualcosa di nuovo. E difatti Pio IX proclamo' il dogma dell'Immacolata Concezione l'8.12.1854, ben prima del VAticano I. La formulazione e' simile a quella appena citata per Pio XII. "[Viste tutte le autorita' e sulla della nostra apostolica etc.] declaramus, pronuntiamus et definimus doctrinam, quae tenet, beatissimam Virginem Mariam etc. ab omni originalis culpae labe praeservatam immunem, esse a Deo revelatam atque idcirco ab omnibus fidelium firmiter constanterque credendam" - segue l'anatema per chi non vorra' crederci]. (DS 1641/2803).
L'infallibilita' non concerne dunque ogni dichiarazione o atto del Papa (chi lo ritiene cade nell'errore detto dell'infallibilismo) ma solo quella dichiarazione sulla fede e i costumi che in modo chiaro e manifesto (con i segni linguistici e le formule solenni tradizionali) sia posta dal Papa come dogma di fede. Ma il magistero straordinario del Papa ha luogo anche con tutti i vescovi in Concilio (Concilio ecumenico), che puo' emanare dogmi (come ha fatto il Vaticano I) in costituzioni firmate dal Papa "con l'approvazione del Sacro Concilio". Queste sono le due forme del magistero straordinario. L'ordinaria amministrazione e' quella del magistero ordinario del Papa, nella sua opera di governo su tutta la Chiesa (lettere, esortazioni, encicliche etc.). Il dogma dell'Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX con una Bolla, la "Ineffabilis Deus" . Resta da vedere l'infallibilita' del magistero ordinario. HISTORICUS

Anonimo ha detto...

Comunque mi auguro che il dibattito su come farsi avanti per dire i nostri "no" a simile deriva non venga censurato laddove uno possa manifestare pareri diversi e discordanti rispetto alla direzione di questo blog (o di pareri similari) su alcuni punti, compresi quelli che concernono gli interventi dei cardinali suddetti. Auspico vivamente che si possa invece esprimere dissenso - naturalmente argomentato e rispettoso di tutte le altre posizioni - altrimenti ritengo che si inizierebbe subito con il piede sbagliato, e non si andrebbe molto lontano, temo.

mic ha detto...

mic, la domanda di Justin era He (riferita a Mons Shneider) quindi come fai a rispondere con quali autorità io.....?

gianlub,
Andavo di corsa. E' vero, mi sono confusa.

In ogni caso mons. Schneider ha fatto un passo importante e credo che chiedere il 'ritiro' sia irrealistico; ma ha chiesto quanto basta per "ripareggiare" la verità.

mic ha detto...

"“L’Esortazione Apostolica ‘Amoris Laetitia’ (AL) pubblicata di recente, che contiene una GRANDE RICCHEZZA SPIRITUALE E PASTORALE per la vita nel matrimonio e nella famiglia cristiana della nostra epoca"

No, mi dispiace, su questo punto sono d'accordo con il dott. Gnocchi. E aggiungo: non si può scrivere questo di un documento simile. Non solo è insufficiente, è proprio sbagliato.


OK. Lei non è d'accordo.
Tuttavia, la presa di posizione di mons. Schneider contiene anche molto molto altro. Fermarsi su questo incipit riferito ad alcuni tratti commestibili, mi sembra ingeneroso.

Anonimo ha detto...


@ Sull'infallibilita' del magistero ordinario

Questo sembra piu' difficile da capire. Non ho ovviamente la capacita' di esprimermi con la precisione teologica e la visione di mons. Gherardini. Partiro' quindi da un esempio pratico. Circa una decina d'anni fa, o anche prima, ci fu la pubblica ripulsa di GPII dell'ipotesi del sacerdozio femminile. Il Papa disse pubblicamente che la cosa era impossibile (cito a memoria) perche' contro la tradizione, l'insegnamento della Chiesa e si espresse (unica volta nel suo pontificato) come se stesse facendo una dichiarazione dogmatica in piena regola, pur senza anatemi ("definiamo, dichiariamo etc."). Ma il cardinale Ratzinger, allora ancora Prefetto dell'ex Sant'Uffizio, disse subito che la dichiarazione non era una definizione dogmatica. Non ce n'era bisogno, disse, perche' l'impossibilita' del sacerdozio femminile e' gia' sancita dal magistero ordinario infallibile. Ossia: da cio' che la Chiesa ha sempre creduto, su questo punto, perche' cosi' hanno creduto tutti i vescovi, tutti i Papi, senza bisogno di dichiarazioni ad hoc; cosi' hanno creduto i Papi con i vescovi non riuniti in Concilio ma sparsi per il mondo, contemporanemaente e in tempi diversi. Diacronicamente e sincronicamente. Stop.
Questa e' in sostanza l'infallibilita' del magistero ordinario: si basa sulla Tradizione della Chiesa, mantenuta su determinati articoli di fede per tutti questi secoli, anche tacitamente. Cosi' l'ho capita io. Elemento essenziale e' che si tratti di un articolo di fede creduto "semper et ubique" cioe' da tutti i vescovi s p a r s i nell'orbe cattolico.
E comunque s e m p r e, una volta risolte possibili dispute iniziali. P.e.: la validita' del battesimo degli eretici. Nei primi tempi qualche Padre pensava che non fosse valido. Ma, se non erro, prevalse rapidamente la tesi, ad opera dei Papi, che dovesse ritenersi valido, se amministrato correttamente. Tale credenza non puo' esser modificata, dopo tanti secoli, appartiene all'infallibilita' del magistero ordinario. Questa e' la forza della Tradizione.
Qualcuno potrebbe dire, nel nostro sciagurato oggi: vabbe' e a noi? Se vogliamo le sacerdotesse, chi ce lo puo' impedire? Il piccolo particolare che la "consacrazione" di una donna sarebbe di per se (ex sese) invalida, nulla a tutta gli effetti, con le ovvie conseguenze del caso, in questo mondo e nell'altro. HISTORICUS

mic ha detto...

Justin
Perhaps he might ask that the document be retired.

Mons. Schneider ha fatto un passo importante e credo che chiedere il 'ritiro' sia irrealistico; ma ha chiesto quanto basta per "ripareggiare" la verità.

mic ha detto...

Comunque mi auguro che il dibattito su come farsi avanti per dire i nostri "no" a simile deriva non venga censurato laddove uno possa manifestare pareri diversi e discordanti rispetto alla direzione di questo blog (o di pareri similari)

Non censuro mai il dissenso se motivato. Serve sempre il confronto e l'approfondire.

Sacerdos quidam ha detto...

Comprendo l'esasperazione che può prendere alcuni, tra i quali recentemente anche il dott. Gnocchi, ma - ripeto - non è questo il momento di cercare il 'vescovo perfetto', anche perché semplicemente non c'è.
Mons. Schneider ha avuto il merito di porre Papa Francesco con le spalle al muro: o precisa apertamente e chiaramente l'AL nel senso della dottrina tradizionale, modificando o togliendo dal testo i passi incriminati, oppure, mantenendo il silenzio, rende chiaro senza alcuna possibilità di equivoci il suo intento di corrodere la Fede e la morale e di danneggiare le anime.
L'avvertimento preliminare di Mons. Schneider era un atto dovuto.
Se Papa Francesco poi dovesse continuare a mantenere - come quasi certamente farà - un ostinato silenzio, ci saranno state le dovute premesse per un'azione pubblica, almeno in forma di appello ai vescovi, ai sacerdoti ed ai fedeli di fare pubblica opposizione. Un appello ad una generale 'disobbedienza civile', insomma, ma in forma plateale e 'dura', così come prevista da San Roberto Bellarmino nel suo 'De Romano Pontifice' in questi casi.
E speriamo che altri Vescovi si affianchino a Mons. Schneider in questa lotta.

Anonimo ha detto...

A proposito della carriera del card. Kasper. Il 5 marzo 2013 compì 80 anni, perdendo in quella data il diritto di partecipare a un conclave.
La sede divenne, per scelta volontaria, vacante il 28 febbraio.
E il cardinale si ritrovò elettore per cinque giorni.
E una coincidenza (?) che non mi è mai piaciuta, proprio per niente.
P Moscatelli

mic ha detto...

Adsumus, Domine Sancte Spiritus,
peccati quidem immanitate detenti,
sed in nomine tuo specialiter aggregati:
veni ad nos, adesto nobis;
dignare illabi cordibus nostris:
doce nos, quid agamus;
quo gradiamur ostende;
quid efficiamus, operare.
Esto solus et suggestor,
et effector judiciorum nostrorum,
qui solus cum Deo Patre, et ejus Filio
nomen possides gloriosum:
non nos patiaris perturbatores esse justitiae,
qui summe diligis aequitatem;
ut sinistrum nos non ignorantiae trahat;
non favor inflectat;
non acceptio muneris,
vel personae corrumpat:
sed junge nos tibi efficaciter
solius tuae gratiae dono,
ut simus in te unum,
et in nullo deviemus a vero;
quatenus in nomine tuo collecti,
sic in cunctis teneamus
cum moderamine pietatis justititiam,
ut hic a te in nullo
dissentiat sententia nostra,
et in futuro pro bene gestis
consequamur praemia sempiterna. Amen

Siamo qui, Signore Spirito Santo,
trattenuti dall'enormità del nostro peccato,
ma riuniti in maniera speciale nel tuo nome:
vieni, renditi tu presente a noi;
degnati di penetrare nei nostri cuori;
insegnaci cosa fare;
mostra dove incamminarci;
opera tu ciò che dobbiamo fare.
Sii tu solo l'ispiratore
e l'autore dei nostri giudizi,
tu che solo, con il Padre e il Figlio suo,
possiedi il nome glorioso:
tu che ami tanto l'equità,
non lasciare che turbiamo la giustizia;
il peccato non ci porti all'ignoranza;
l'umana simpatia non ci pieghi;
non ci corrompa
la preferenza per l'ufficio o le persone;
ma legaci a te efficacemente
con il dono della sola grazia tua,
perché siamo una sola cosa in te,
e in nulla ci discostiamo dalla verità;
e così raccolti nel tuo nome,
in tutto possiamo custodire
la giustizia moderata con la pietà,
perché adesso, in nessuna nostra decisione,
noi sentiamo diversamente da te,
e nel futuro possiamo conseguire
il premio eterno per il bene operato. Amen.

Luisa ha detto...

"Poveri vescovi" scrive Magister nel suo ultimo articolo riferendosi ai vescovi boliviani e alla quanto meno imbrazzante visita di Morales a Jorge Bergoglio, una delle tante dimostrazioni della dicotomia fra tante parole e gli atti di questo pontificato e di quasto papa leader-agitatore politico, populista e pauperista, questa volta sono i vescovi boliviani a farne le spese:

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/05/03/fratello-papa-i-retroscena-delludienza-di-francesco-a-morales/

Ma quei vescovi perchè non fanno sentire la loro voce in modo plateale, sono discreditati da chi dovrebbe, se fosse coerente, sostenerli nella loro lotta, e se ne stanno zitti? Perchè? Lo so è una domanda retorica.

Luisa ha detto...

Il silenzio dei Pastori cattolici, aggiungo cattolici nel senso di Pastori fedeli e obbedienti alla Parola del Signore, e non sono ahinoi legione, è una delle cose che più mi sconcerta in questo pontificato, SANNO, VEDONO, SONO CONSAPEVOLI e TACCIONO.
Tutti ammutoliti davanti allo strapotere di Jorge Bergoglio, tutti tetanizzati.
Anche per questo mi è totalmente indigesta e incomprensibile l`attitudine di chi critica duramente i soli Pastori, e penso in particolare a Mons. Schneider, che hanno avuto il coraggio di esprimersi e di avere una lettura critica e argomentata dell`AL.

Sto leggendo diverse reazioni all`AL di vescovi francesi e di casa mia, non uno, non uno, che metta il dito e nomini chiaramente la rottura tramite note a pié di pagina, i più "coraggiosi" (è ironia) si limitano a dire che quel testo deve essere letto in linea con la Dottrina, e riaffermano la Dottrina ( mons.Aillet), altri che Bergoglio nella sua bontà misericordiosa vede la situazione dei divorziati risposati con e da una perspettiva più larga, vede più lontano( mons. Rey), alcuni ammettono che quel documento è "flou"( vago), che le indicazioni e orientazioni di Bergoglio possono destabilizzare e non sono prive di rischio ( mons. De Germany), ma tutti ringraziano e lodano per quel documento che invita a ripensare la pastorale famigliare.

Allora, mi ripeto, che si critichi aspramente chi non mette miele e melassa nel suo discorso ma parla charo e forte e senza timore, mi sembra non solo ingiusto ma controproducente.

Anonimo ha detto...

"Ma quei vescovi perché non fanno sentire la loro voce in modo plateale, sono discreditati da chi dovrebbe, se fosse coerente, sostenerli nella loro lotta, e se ne stanno zitti? Perchè?"


Luisa, io prenderei come cosa non trascurabile il fatto che intanto qualcuno tra i vescovi c'è. Non sarà magari quel che ci aspetteremmo o che ci aspettavamo, però il più o meno granitico silenzio mi pare sia stato almeno intaccato. E di questi tempi non mi pare proprio cosa da sottovalutare, né ancor meno da disprezzare. Noi intanto continuiamo a far sentire forte la nostra voce, anche da questa sede che è un'ottima cassa di risonanza, e poi affidiamo al Signore il tutto. D'altra parte non è credibile né verosimile pensare che in quattro e quattr'otto si sblocchi una situazione così tanto dura e ingarbugliata che va avanti non da ieri ma da mezzo secolo, con dirompenti effetti negli ultimi tre decenni e accelerazioni impensabili in questi tre anni...

irina ha detto...

Gesù Cristo parlò alle folle con poche semplici parole chiare, usò immagini di vita quotidiana elementari e quando proprio lo ritenne opportuno rispiegò ai discepoli in separata sede e in aggiunta sottolineò il particolare dell'apice, benchè i suoi tempi fossero diversi da quelli di Mosè da nessuna parte nè Lui nè gli apostoli pensarono all'aggiornamento nè ebbero il problema di farsi intendere dai contemporanei. Lui disse che portava a compimento cioè,dico io nella mia pochezza, concludeva,limava,lucidava, faceva la sintesi,da allora tutto sarebbe stato chiaro e tale sarebbe dovuto restare.Come più volte ribadito l'uomo, dalla caverna al grattacielo, cade sempre sulle stesse bucce di banana. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, diceva la nonna analfabeta. Ora se il nostro Pontefice coadiuvato dai suoi esperti vuol scriver sulla famiglia una Enciclopedia Britannica, padronissimo di farlo, non se ne abbia a male se noi cristiani cattolici continuiamo ad abbeverarci alla nostra Fonte.Lor monsignori scrivano, scrivano, scrivano, la montagna di parole loro e di tutti noi scrivani mondiali non occluderà mai la Fonte della Parola.

Una nonna ha detto...

Gentili amici, mi auguro che questa iniziativa sia coronata da successo ma è anche vero che da due anni e mezzo sento dire che i cattolici si sono svegliati e finalmente c'è una critica ed una presa di coscienza. Dal mio piccolissimo osservatorio ( la mia parrocchia e qualcun altra di miei conoscenti) l'entusiasmo verso Papà Francesco e la Sua linea sembra sempre più crescente e raccoglie le istanze dei cosiddetti cattolici adulti che spesso forzano la mano agli stessi sacerdoti. Che la Vergine Maria ci sostenga

Angheran70 ha detto...

Con le scemenze sedevacantiste si può riempire un libro. In effetti c'è chi l'ha fatto
e da queste parti è stato prudentemente ignorato. Così le scemenze vengono fatte passare tranquillamente, soprattutto quando riguardano J.Ratzinger

PRIMA SCEMENZA : Assisi 2011

Benedetto XVI non ha indetto un bel niente. "Fare memoria del gesto storico indetto dal mio predecessore" sta a significare solo quello che c'è scritto. Ratzinger si è spesso ritrovato sul groppone la pesante eredità polacca e pur nel rispetto della figura di Wojtyla , ha voluto chiarire bene alcune cose.

Assisi 2011 è stato solo un pellegrinaggio dove ogni religione ha mantenuto la sua specificità. Non ci sono state preghiere comuni , nè gli obbrobri di Assisi '86.

CHI DICE IL CONTRARIO MENTE SAPENDO DI MENTIRE.

Perfino il Foglio rilevava la cosa:

"Che a Joseph Ratzinger l’incontro di preghiera interreligioso per la pace convocato da Karol Wojtyla ad Assisi nel 1986 non piacesse è certo. “Così si apre la strada all’indifferentismo e al relativismo religioso”, era il giudizio di molti all’interno della curia romana, secondo alcuni anche quello dell’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio. Il cardinale Ratzinger, che nel 2000 ha firmato la dichiarazione “Dominus Iesus” dedicata all’unicità e all’universalità salvifica di Gesù Cristo e della chiesa, ad Assisi nel 1986 non era andato".

Mentre in occasione del suo remake, l’incontro avvenuto nel 2002, salì sul treno assieme a Giovanni Paolo II soltanto all’ultimo momento: “L’inatteso arrivo di Ratzinger è maturato dopo che, la sera precedente l’happening, monsignor Stanislaw Dziwisz – segretario particolare di Papa Wojtyla, ndr – gli aveva espresso telefonicamente il desiderio del Papa di averlo al suo fianco durante l’evento interreligioso”, scrisse su 30Giorni nel gennaio del 2002 Gianni Cardinale. La presenza di Ratzinger non era prevista tanto che la cosa mandò in confusione l’Osservatore Romano che il giorno successivo nell’elenco stampato dei partecipanti non pubblicò il suo nome.


Anche oggi, ad Assisi, Benedetto XVI risolve alla radice il problema tenendo la barra del timone dell’evento saldamente in mano: “L’enfasi verrà messa sul pellegrinaggio e non sulla preghiera”, ha detto il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del dicastero vaticano Iustitia et Pax che ha organizzato un evento nel quale non vi saranno momenti di preghiera organizzata in comune o in parallelo.

Un’organizzazione – anche questo è un segnale importante – che non è stata affidata né al Dialogo interreligioso né al Dialogo ecumenico, sembra proprio per depotenziare l’idea che ad Assisi predominante sia il pregare assieme.

DICA L'ANONIMO SEDEVACANTISTA SE HA VISTO PREGHIERE SINCRETISTE SOTTO BENEDETTO XVI

Angheran70 ha detto...

Prima di indire conferenze dovresti chiarire la linea del blog che è ancora alla mercè delle c. sedevacantiste , di vecchi arnesi legati a fazioni politiche e non teologiche.

mic ha detto...

Angheran,
su Assisi 2011 sono testimone diretta per aver partecipato ad una riunione che manifestava le preoccupazioni e le perplessità dei credenti, sulle quali si erano avute rassicurazioni. Poi è andata com'è andata. E quanto è successo nell'abbinato "cortile dei gentili" ha vanificato ogni possibile cambiamento di segno.
Sul blog ne ho fatto la cronaca in diretta e ne ho parlato in una recente discussione. Non è possibile che io sia costretta a tornare e ritornare sempre sulle stesse questioni con chi legge a sprazzi e parla senza seguire.
Questo vale anche per quanto dici sulla linea del blog, che più chiara non si potrebbe e non può essere qualificata da alcuni sporadici interventi : ogni tanto 'passano' quelli meno deliranti allo scopo di rappresentare la realtà in cui siamo ma ne viene immediatamente aggiustato il tiro.
E de hoc satis

mic ha detto...

Se è vero che non ci sono state le preghiere comuni, quanto al resto non è venuto a mancare nulla!

Anonimo ha detto...

Già e' vero angheran, le preghiere comuni BXVI le ha fatte esplicitamente "solo" quando andava a far visita nei suoi consueti tour dei templi protestanti.

Ad Assisi invece si limitò a seguire scrupolosamente sul foglietto le "invocazioni-preghiere" di tutti i "rappresentanti religiosi" che gli sfilavano davanti in numero imbarazzante. E alla fine però ci scappò pure la bella visitina finale comunitaria alla tomba del poverello con "preghiera" silenziosa ognuno evidentemente a modo suo. Questo per la cronaca.

Tradizionista59 ha detto...

Per l'anonimo delle 9,53 aggiungo,a ciò che ha detto Mic, che sull'ecumenismo (quello conciliare non quello dello Mortalium Animos) Benedetto XVI disse che non si torna indietro.
Per non parlare del superamento della dottrina della sostituzione con quella delle salvezze parallele, per quanto riguarda l'Ebraismo.
Per non parlare della sua visione del concilio come superamento della Chiesa del Sillabo.
Cito Ratzinger:

"Se si deve offrire un'analisi del testo (Gaudium et Spes) nella sua interezza, bisognerebbe affermare che esso è (insieme ai testi sulla libertà religiosa e le religioni del mondo) una revisione del Sillabo di Pio Nono, una specie di Contro-Sillabo ... Lasciateci essere felici nel dire che il testo serve come Contro-Sillabo e pertanto rappresenta, da parte della Chiesa, un tentativo di riconciliarsi ufficialmente con la nuova era inaugurata nel 1789 ... (L'Illuminismo e la Rivoluzione Francese - ndr) la partigianeria della posizione adottata dalla Chiesa sotto Pio IX e Pio X in risposta alla situazione creata dalla nuova fase storica, inaugurata dalla Rivoluzione Francese, è stata corretta via facti in larga misura, specialmente in Europa Centrale, ma non esisteva ancora una base comune su cui fondare le relazioni tra la Chiesa ed il mondo che si era venuto a creare dopo il 1789. Infatti, un atteggiamento largamente contro-rivoluzionario ha continuato ad esistere tra nazioni a forte maggioranza Cattolica. Ormai quasi nessuno nega al giorno d'oggi che i concordati con la Spagna e l'Italia si sforzano di conservare un'impostazione del mondo che non corrisponde più ai fatti (cioé chiedere uno stato cattolico é da oggi superato! bisogna essere arrierati per chiedere che lo stato promuova e difenda delle scuole, delle feste, delle ricorrenze cattoliche ... ) E difficilmente si può negare che, per quanto riguarda l'educazione ed il metodo critico-storiografico della scienza moderna, vi è stato un anacronismo strettamente legato alla fedele adesione a questa vecchia impostazione di rapporti tra Chiesa e stato".
[ testo tratto dal capitolo “Il Vangelo ed il mondo. La questione della ricezione del secondo Concilio del Vaticano.” ]
prima di accusare gli altri di mentire consapevolmente, si guardi allo specchio.

Petrus LXXVII ha detto...

Il problema è che qui come altrove si lascia intendere come fatto assodato che gli incontri di Assisi riflettessero in qualche modo il pensiero teologico di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Che quegli incontri abbiano potuto aprire la strada all’indifferentismo e al relativismo religioso e che pertanto si possa rimproverare questi Papi dell'opportunità di averli consentiti o quanto meno delle modalità con cui furono condotti, è legittimo.. che quegli incontri vengano rimproverati a questi grandi Papi come espressione di una cosciente volontà di aprire la strada all’indifferentismo e al relativismo religioso, all'insegna di un ecumenismo che snaturerebbe il cristianesimo, è una ben più grave accusa e richiederebbe l'onere della prova da parte degli accusatori, ertisi a giudici dell'altrui intenzione!
La "Dominus Iesus" - questo documento "sì" espressione della loro volontà - scagiona entrambi i pontefici da queste infamanti e apodittiche accuse!!!

Tradizionista59 ha detto...

Che il pensiero di questi papi fosse intenzionalmente proteso all'indifferentismo, non mi sembra sia stato espresso da nessuno. Che eventi come Assisi, e non solo, abbiano favorito l'indifferentismo e oggettivo.
Le loro intenzioni non mi interessano, le giudicherà Dio.
Le ricordo, come diceva S.Teresa d'Avila, che di buone intenzioni è lastricato l'inferno.
Inoltre lei, come molti, isolano un unico punto, invece gli atti, i gesti, le parole e i documenti di questi due papi vanno oggettivamente nella direzione dell'indifferentismo e del falso ecumenismo.
Si legga "Stat Veritas" di Romano Amerio, poi ne parliamo.

tralcio ha detto...

Petrus LXXVII

quoto al 100%

Luisa ha detto...

Beh Petrus e Angheran come avete potuto constatare non si può dire una parola positiva su Benedetto XVI, rettificare gli errori, ricordare il suo Magistero, senza che immancabilemnte arrivi subito chi riduce Benedetto nei limiti angusti delle proprie certezze, lì è e lì deve restare, nel recinto di quelle certezze, lo sguardo di quei giudici resta fisso lì, non spazia, non tiene conto dell`insieme di una vita, di un`opera, a quei giustizieri di un nuovo tipo perchè sono, sembra, cattolici tradizionalisti, importa solo quel che viene a confermare le loro idee, i loro ferrei pre-giudizi, nel loro "studio" di quell`immensa opera, negli atti che da cardinale e Papa Joseph Razinger ha compiuto, cercano solo quel che vogliono trovare, ah vedete che avevo ragione?
Anathema sit, Ratzinger è un modernista, è un eretico e la messa è detta.
Quando ho voglia, quando il troppo storpia troppo, intervengo ancora, ma si finisce per diventare ripetitivi, per par condicio :) si potrebbe, e basterebbe, rispondere con il Magistero di Benedetto XVI, rispolverare la memoria di quei "tradizionalisti" puri e duri, sicuri di essere detentori della verità tutta intera, ma è un dialogo di sordi, dunque inutile, dunque sterile.

Anonimo ha detto...

Ma davvero la Luisa che molti stimiamo qua dentro e' convinta che citare a mani basse in gran copia documenti e link a filmati sia indice di "pre-giudizi", cioè giudizi precostituiti nei confronti di Ratzinger? E aggiungo amaramente: magari fosse così! Il che non significa, Luisa, che tutto sia da buttare: non si sta dicendo affatto che sia tutto da buttare, ma su certi temi mi sembra difficile non tener conto della semplice realtà dei fatti che si sono dipanati purtroppo sotto i nostri occhi.

mic ha detto...

Ognuno passa da una delusione all'altra a seconda del suo punto di vista.
E qui il discorso si riallaccia di nuovo anche alle comunicazioni in ordine alla Conferenza.
Pazienza. "Veri Catholici" insiste sulla linea di condanna, che non appartiene a noi laici. Peccato, perché viene a mancare una proficua sinergia. E francamente potrebbe mettere in imbarazzo per la possibilità di creare situazioni simultanee non convergenti, che non farebbero altro che annullarsi a vicenda. Non mancherà dunque la nostra attenzione per evitarlo e scegliere tempi, oltre che modi, "altri".
In ogni caso la situazione è talmente complessa che il moltiplicarsi di incontri e momenti di studio e di confronto - mai in contrapposizione ma comunque non necessariamente agganciati ad altri e non senza i nostri sacerdoti - non può che essere positivo ai fini della crescita comune nella consapevolezza e nell'impegno a partire da quello personale.
Dal canto nostro, attendiamo l'esito dei contatti, per noi ineludibili, con i nostri pastori.

Quanto alle delusioni, lo stesso Gnocchi, ottima persona e coraggioso nell'impegno, sembra anche lui propendere per una posizione estrema che non porta da nessuna parte.
Ottimo e condivisibilissimo l'intervento di "sacerdos quidam", equilibrato al punto giusto. L'approccio deve essere razionale e meditato.

Prima di "condannare" bisogna comunque far emergere bene l'errore. E il metodo praticato e indicato da mons. Schneider sembra l'unico percorribile, nella situazione attuale.

gianlub ha detto...

Mi può spiegare a cosa serve "far emergere l'errore" se poi si continua a restare in "comunione" con chi è in abominio al Signore? Forsechè quand'anche faccia emergere l'errore mi storni dall'essere in abominio al Signore continuando a restare in comunione con Bergoglio? E' un errore che non ci si può permettere di commettere ed infatti Alessandro Gnocchi propende per l'unica soluzione ragionevole perchè è proprio chi propende a limitarsi a "far emergere l'errore" che non và da nessuna parte.

usf ha detto...

"Quanto alle delusioni, lo stesso Gnocchi, ottima persona e coraggioso nell'impegno, sembra anche lui propendere per una posizione estrema che non porta da nessuna parte."

Ma sai, Maria, evidentemente Gnocchi ha superato il famoso livello soglia di sopportazione. Dopo tanti e tanti anni, può darsi che non ce l'abbia fatta più e abbia detto fuor dai denti ciò che pensava senza preoccuparsi troppo di eventuali reazioni. Non che prima non lo facesse anche assieme al compianto prof. Mario Palmaro, ma questo è un tempo davvero cattivo ormai, anche se la strada era stata ben preparata prima, consapevolmente o meno questo non sta a noi dirlo, e le reazioni sono ancor più esacerbate. Ma soprattutto ha, probabilmente, ritenuto che certe risposte date dai prelati di cui sopra (tra cui Schneider) non fossero affatto sufficienti, anzi, molto deludenti e fiacche, visto che cosa la Chiesa sta attraversando.

Però è anche chiaro che ognuno poi dà risposte diverse a problemi comuni (anche per temperamento ed esperienze personali le più diversificate), quindi tu a mio parere, Maria, intanto fai bene a organizzare incontri e conferenze che possano portare maggior consapevolezza di ciò che sta accadendo, coinvolgendo il più che si potrà pastori, a iniziare magari proprio da coloro che un primo "alt" - seppure con tutte le cautele e prudenze varie - almeno l'hanno opposto...

Luisa ha detto...


"Prima di "condannare" bisogna comunque far emergere bene l'errore. E il metodo praticato e indicato da mons. Schneider sembra l'unico percorribile, nella situazione attuale."

Condivido al 100%, certe posizioni eccessive e estremiste sono, a mio avviso, solo controproducenti, ce ne fossero di vescovi coraggiosi come mons. Schneider, e lo dice chi vive in un deserto spirituale dove sacerdoti e vescovi degni di questo nome sono una "derrata" molto rara.

A proposito di reazioni post AL avete letto quel che ha detto il card. Müller in Spagna?
Evidentemente non si mette in opposizione formale al papa, al contrario si protegge da chi vorrebbe metterlo nei ranghi dei critici, questo preambolo fatto parla comunque chiaramente e quel che dice, che lo voglia o no, va contro la volontà oramai palesata di Bergoglio di aprire, anzi, spalancare le porte ai divorziati risposati.

Il card. Müller ha avvertito che c`è una contraddizione fra essere divorziato e risposato e voler "prendere" la Comunione, ha anche dichiarato che nessun papa può cambiare la disciplina dei Sacramenti come il matrimonio e l`Eucaristia.


http://www.europapress.es/sociedad/noticia-cardenal-muller-responsable-doctrina-tacha-contradiccion-estar-divorciado-vuelto-casar-querer-comulgar-20160503150202.html

mic ha detto...

Mi può spiegare a cosa serve "far emergere l'errore" se poi si continua a restare in "comunione" con chi è in abominio al Signore?

Al nostro livello e secondo il nostro ruolo di laici ma testimoni, far emergere l'errore intanto serve a noi per prenderne le distanze e serve anche a metterne in guardia chi diversamente non lo riconoscerebbe.

E' un errore che non ci si può permettere di commettere ed infatti Alessandro Gnocchi propende per l'unica soluzione ragionevole perchè è proprio chi propende a limitarsi a "far emergere l'errore" che non và da nessuna parte.

Io non dico che bisogna "limitarsi a far emergere l'errore", se penso a momenti d'incontro pubblici da cui possono scaturire azioni che non siano però inconsulte ma razionali e meditate com'è giusto che sia.

Posto che riconosciamo che l'intervento di Mons. Schneider era un atto preliminare dovuto, è ovvio che permanendo il silenzio e dunque l'ostinazione, è da qui che scaturiscono le premesse per un'azione pubblica, anche in forma di appello ai vescovi, ai sacerdoti ed ai fedeli di fare pubblica opposizione, che potrà essere tanto più efficace se non saremo soli né noi né mons. Schneider nel pensare e nell'agire.

Tradizionista59 ha detto...

E' facile attaccare parlando di estremismo, ma la verità è che non rispondete mai nel merito.
La interpretazione del concilio da parte di Ratzinger che ho postato, non è una quisquilia, come direbbe totò.
Luisa, sei sicura di non essere proprio tu,attaccata a false e rassicuranti certezze?

Rr ha detto...

Mentre noi si discute come opporci o non opporci, condannare o non condannare, Monsignor Forte, pubblicamente, riferisce un aneddoto sul modo "gesuiticamente gesuitante" usato dal VdR per far passare la Comunione ai divorziati risposati. Ne parla su F B Campari e De Maistre.
"Dum Romae consulitur...."
Gnocchi ha perso un posto di lavoro per le sue prime critiche al Papa, avendo visto molto prima di altri ( per es. Gnocchi o Blondet) cosa sarebbe successo. Se ora è un pochino, come dire, impaziente, ne ha ben donde.
Il rischio è che, mentre si organizza e discute, in.modo piano e civile, very polite, sullo sfascio del Matrimonio cattolico operato dal VdR, questi abbia già messo mano al resto dell' agenda, per es.all'Ordinariato femminile.
Infatti stamattina, per la quotidiana "ora d'aria bergogliana" su Rai1 ( un tempo canale laico) parlavano appunto delle donne nella Chiesa, che è ora venuto il tempo di pensare a nuovi ruoli.
Ripeto la mia annosa domanda: ma se vogliono trasformare la Chiesa di Roma in una Chiesa all'Anglicana- praticamente fallita - perché non lo dicono e fanno chiaramente?
IPOCRITI, IPOCRITI, IPOCRITI !

marius ha detto...

Io non vedo opposizioni tra i diversi modi di reagire e di agire, tra quelli più "decisi" e quelli più "meditati".
Non solo ciascuno ha il suo specifico temperamento, ma anche un suo specifico ruolo che condiziona le modalità di azione.

È innegabile che sia Gnocchi che Mons. Schneider sono ambedue contrariati dalla situazione attuale:
il primo agisce tipicamente da laico,
il secondo tipicamente da vescovo;

il primo propaga una presa di coscienza tramite il mezzo di comunicazione che gli è proprio, ma non potrà ottenere niente di più,
il secondo procede con dei passi obbligati secondo una sequenzialità ed una crescita di intensità condizionata dalle reazioni che ne verranno da parte dell'interlocutore;

Io trovo dunque che le due modalità sono complementari.

La contesa mi sembra si svolga intorno alla modalità considerata più o meno decisa dei laici definite "anime belle".
Personalmente vedo inevitabile e per nulla controproducente che una porzione del laicato si associ ad una linea tipo Gnocchi, mentre un'altra porzione si coaguli intorno alla linea Schneider con lo scopo importantissimo di fornire un supporto, nel fare da collante per compattare il mondo del clero, coinvolgendo direttamente i sacerdoti.

Detto con un'immagine prosaica ma efficace, la vedo un po' come la classica scenetta dei due poliziotti, uno col ruolo del cattivo e l'altro del buono, ambedue che vogliono raggiungere il medesimo obiettivo.
L'importante è che i due non si lascino travolgere dalla diversità dei loro rispettivi ruoli entrando in conflitto tra loro, a beneficio di colui che, nella fattispecie, non chiede di meglio di applicare a suo vantaggio il machiavellico "divide et impera".

Paolo Pasqualucci ha detto...


@ gianlub etc - il giusto mezzo

Ma quale sarebbe la soluzione proposta dal nostro bravo Gnocchi, secondo lei: uscire dalla comunione con Bergoglio e quindi uscire dalla Chiesa? Dichiarare vacante la Sede? Non mi sembra che vi siano accenni del genere nel suo articolo.
Arricciare il naso di fronte all'uscita di mons. Schneider mi sembra del tutto errato, significa non cogliere l'importanza della sua presa di posizione. E proprio in relazione al ruolo del card. Schoenborn. Bergoglio ha indicato ( al popolo tramite i giornalisti) il suddetto quale interprete qualificato dei passi controversi; Schneider afferma a chiare lettere che e' proprio l'interpretazione di Schoenborn la fonte delle interpretazioni controverse; conclusione: chiede rispettosamente al Papa di chiarire. Questa richiesta e' gia', indirettamente, un mettere sotto accusa il Papa, per chi lo vuol capire. Anche perche' si chiede al Papa di chiarire, su un grave punto dottrinale, non cio' che hanno scritto terzi ma il Papa stesso. Traduzione in lingua popolare: ti sei espresso in modo da far dire a Schoenborn e & che e' passata la loro linea ereticale; adesso devi pero' assumerti in prima persona le tue responsabilita' e dirci chiaramente come stanno le cose. Se taci, acconsenti a cio' che strombazza Schoenborn; se confermi che la sua interpretazione e' quella valida, allora ti esponi all'accusa di eresia. Anche dal perdurante silenzio (primo caso) si puo' costruire una messa sotto accusa per eresia.
Chi se ne importa se Schneider ha fatto un elogio in generale della AL, il punto e' del tutto ininfluente. Del resto, come scriveva S. Pio X, nei testi dei modernisti si trova spesso un procedere a zig-zag: una pagina e' conforme al dogma, quella dopo lo contraddice. Concentriamoci sull'essenziale. Invece di sollevare inutili dubbi, meditate l'intervento di "sacerdos quidam" (qui sopra) a mio avviso esemplare. Indica bene la via del "giusto mezzo" da seguire in questa delicata situazione.
Ha ragione Gnocchi a scrivere che non si cavera' il ragno dal buco finche' non si affronteranno gli errori penetrati nel Vaticano II. Io lo dico e lo scrivo da piu' di 20 anni, se e' per questo. Ma non ha senso porre questa questione ora come pietra d'inciampo all'azione intrapresa da mons. Schneider.

tralcio ha detto...

http://www.iltimone.org/34632,News.html

Il tuo parlare sia sì, sì, no, no. Tutto il resto...

Che Forte sentire di certi retroscena... Che sagacia... Sorridiamoci su.

Erano secoli "bui" quelli delle dispute teologiche.
Oggi siamo brillantemente e luminosamente "alla frutta" teologica. In ginocchio.
Portatori di luce rigorosamente artificiale.
Se non pompa petrolio, rigorosamente da sottoterra, si spegne...

Anonimo ha detto...

Diciotto monaci Certosini di Londra morirono martiri tra il 1535 e il 1537, durante la persecuzione scatenata dal re d'Inghilterra Enrico VIII dopo lo scisma. Per aver rifiutato di disconoscere l'autorità del Papa i priori padre Roberto Laurance e padre Agostino Webster furono imprigionati nella Torre di Londra come ribelli e traditori. Al patibolo il 4 maggio 1535 salirono insieme a padre Giovanni Houghton che si presentò al boia pronunciando parole di perdono e di fiducia in Dio. Ma la persecuzione non si fermò: altri tre Certosini furono arrestati, torturati e martirizzati poche settimane dopo. E dieci ancora vennero imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate, dove morirono di stenti. Beatificati da Leone XIII il 9 dicembre 1886, tre di loro poi sono stati anche canonizzati da Paolo VI il 25 ottobre 1970. Sono comunemente festeggiati al 4 maggio, anniversario del martirio dei primi tre.

una sola fede ha detto...

Noi laici non possiamo prescindere dai sacerdoti, dai vescovi...Non possiamo guidare noi la Chiesa. Non siamo protestanti, vero? Ognuno di noi dovrebbe saperlo; perciò intanto, ripeto, non mi sembra cattiva cosa che dei pastori abbiano intanto detto la propria e incalzato su certe questioni - certo non con gli spilloni, d'accordo, ma siamo sicuri che gli spilloni non si sarebbero ritorti subito contro chi li avesse usati? E, se non siamo sicuri di questo, a chi dunque avrebbe giovato usarli, chiedo io?
Questo è un primo approccio, una prima presa di posizione inequivocabile. Siamo sicuri poi che non ne seguiranno altre e magari via via più incisive nel caso in cui - come assai probabile, inutile nasconderselo - questi non sortiscano l'effetto sperato? Io sinceramente non mi sento affatto di escluderlo. Intanto stiamo vicini piuttosto a coloro che hanno iniziato a mettere qualche puntino sulle "i" (tardivamente? magari sì, certo, ma meglio tardi che mai, no?) e non molliamo l'osso, nei modi che ci sono consentiti e che anche in questo blog sono stati via via proposti.
Questo sì possiamo e dobbiamo farlo, senza tentennamenti.

Gederson Falcometa ha detto...

Me domando:

Sarà che con Bergoglio non siamo davanti ad una 'teologia della praxis', una teoideologia?

Il vostro filosofo Augusto del Noce ha denunciato la "filosofia della praxis" de Gramsci, vede:

Il marxismo di Gramsci e la religione
http://www.totustuustools.net/pvalori/delnoce_gramsci.htm

Anonimo ha detto...

Col silenzio l'attuale stato pontificale .. va tranquillamente avanti imperterrito... che se avesse voluto di posizioni contrarie ce ne sono ed anche di clero.... ma se ne frega e così continuiamo a tenercelo come se fosse buono tutto.... come se fosse lui l'errore peraltro, lui è solo l'ultima ciliegina sulla torta conciliare...

Anonimo ha detto...

>Anonimo 4 maggio 2016 17:32: secondo la teologia di Papa Bergoglio quei poveri martiri sarebbero classificati come "duri di cuore" e "formalisti" perchè non andavano dove spirava lo Spirito.
Miles

Luisa ha detto...

Retroscena sinodali, chi ha detto:

“Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.” ?

Jorge Bergoglio, bien entendu, lo riporta mons. Forte che aggiunge: “Tipico di un gesuita.”

http://sinodo2015.lanuovabq.it/mons-forte-svela-un-retroscena-questi-non-sai-che-casino-ci-combinano/

Luisa ha detto...

E Socci commenta così sulla su apagina facebook:

"L'EX GESUITA BERGOGLIO E L'IMBROGLIO"

"La "Bussola quotidiana" c'informa che ad un recente incontro pubblico, presso il teatro Rossetti di Vasto, mons. Bruno Forte, protagonista del Sinodo, decantando l' "Amoris laetitia", ha rivelato un retroscena dei lavori sinodali che fa capire qual è il metodo di governo di Bergoglio (il sotterfugio, la dissimulazione e l'inganno), e anche quali erano, da sempre, le sue intenzioni (dare la comunione ai divorziati risposati).
Fa capire anche quale considerazione Bergoglio aveva del Sinodo e della maggioranza del Sinodo ("questi") che ha scaltramente preso in giro (imponendo alla Chiesa la sua idea minoritaria): APPARE CHIARO CHE LE CONCLUSIONI ERANO GIA' SCRITTE E BERGOGLIO NON AVEVA ALCUN INTERESSE AD "ASCOLTARE LO SPIRITO SANTO" PERCHE', ATTRAVERSO LA MAGGIORANZA DEI PADRI SINODALI, LO SPIRITO DICEVA COSE CHE BERGOGLIO NON VOLEVA SENTIRSI DIRE ("questi non sai che casino che ci combinano").
La "rivelazione" di mons. Forte fa capire pure qual è il contenuto reale della sua "Amoris furbizia".

SE QUESTE "FURBATE" SI ADDICANO A UN GESUITA NON LO SO, MA DI CERTO NON SI ADDICONO A UNO CHE DOVREBBE ESSERE IL VICARIO DI CRISTO E CHE DOVREBBE CUSTODIRE LA RETTA DOTTRINA E DOVREBBE RISPETTARE UN SANTO SINODO E ASCOLTARE LA VOCE DELLO SPIRITO SANTO CHE GLI GIUNGE ATTRAVERSO LA CHIESA.
OGNUNO POI PUO' CONSTATARE SE BERGOGLIO CONSIDERI IL CORPO E IL SANGUE DI GESU' CRISTO CON IL RISPETTO E LA GRAVITA' CHE MERITA LA PASSIONE DEL SIGNORE SULLA CROCE."

Luisa ha detto...

E qui Don Barthe intervistato da R. de Mattei, molto interessante:

"“Non si può interpretare secondo la tradizione il capitolo VIII di Amoris Laetitia”

http://www.corrispondenzaromana.it/r-de-mattei-intervista-il-teologo-barthe-non-si-puo-interpretare-secondo-la-tradizione-il-capitolo-viii-di-amoris-laetitia/

Luigi Rmv ha detto...

Sono interessato alla conferenza e spero di potervi partecipare presto.

Condivido in pieno la linea della dr.ssa Guarini, ormai ben precisata e mi sembra condivisa dalla maggior parte dei partecipanti.

Le "condanne" sarebbero un errore sciocco, un boomerang, un approccio sbagliato e un pretesto per screditare i Pastori di riferimento, gia' sicuramente sotto osservazione e forse mobbizzati.

Chi auspica attacchi diretti e aggressivi non si rende conto della delicatezza della situazione di dover dire al Papa, e ai suoi sostenitori, che sta andando contro la Chiesa e verso l'eresia.

Fermezza, chiarezza e determinazione, ma nell'umiltà, nel rispetto e nel buon senso.
Dobbiamo piacere a Dio uno e trino sotto la guida di Maria Santissima, senza cadere in tentazioni bellicose e polemiche contro chi, su questa terra, non dimentichiamolo, è più forte di noi.

Un appoggio dei piccoli in numero elevato attorno ai Pastori di riferimento, come impostato da Mic, è un passo importante.
Attendo quindi sue indicazioni sul blog e la ringrazio sempre, che Dio la benedica.

Luisa ha detto...

"Amoris lætitia" un labirinto a doppia via d'uscita.

"Istruzioni per non perdere la strada, nel labirinto di "Amoris lætitia""

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351288

Altro tentativo, lodevole in sé, di rimettere l`AL sui binari dell`ortodossia,
-il papa vuol dire che…
-il papa si riferisce a...
-Interpretati così, i punti più scottanti dell’esortazione non fanno difficoltà,
-ecc.

In fondo quegli ermeneuti obbligano l`AL a passare attraverso il filtro della continuità, come dire: se tu papa hai fatto apposta a pubblicare un documento ambiguo, io mi prendo la libertà, e sento come un obbligo, di farne una lettura e di attribuirti pensieri e intenti che, anche se molto probabilmente non sono i tuoi, sono i soli accettabili e conformi alla Dottrina.
A questo siamo ridotti nella "chiesa della misericordia".

Anonimo ha detto...

www.onepeterfive.com/cardinal-muller-communion-remains-off-limits-for-remarried/

Dante Pastorelli su Fb ha detto...

Vorrei proprio sapere quanti vescovi, cardinali e preti han letto questo malloppo. Tutt'al più la sintesi fuorviante della stampa.
Nel documento ci sono parti interessanti, addirittura un inno alla bellezza e santità del matrimonio, poi ci sono affermazioni che cozzano contro l'insegnamento perenne della Chiesa. Ma non è da oggi che accade questo, purtroppo. Indicatemi un Papa postconciliare che non presenti nei suoi documenti ed atti contraddizioni, ambiguità ove non proprio errori Dunque si prenda quel che di buono c'è nel documento e si tralasci il resto, che abbiamo tutto il diritto di disconoscere perché non è magistero infallibile.
Muller da quando è alla Dottrina della fede ha fatto passi giganteschi verso la sana dottrina. Ricordo certi suoi precedenti interventi che rasentavano od erano vere e proprie eresie.
Ciò che ha detto sul matrimonio è da giudicare positivamente nella parte dottrinale. Certo non si può pretendere che dica: il papa è in errore. Chi ha orecchie per capire intenderà. Non solo noi, ma molto più in alto. Non per nulla si parla di una sua sostituzione con Schomborn.
Peccatori, lo siamo tutti, e i vescovi e i cardinali non è che siano tutti più santi di noi.

Anonimo ha detto...

"Indicatemi un papa postconciliare che non presenti nei suoi documenti ed atti contraddizioni e ambiguità, ove non proprio errori"

Quel che ho sempre pensato pure io semplicemente leggendo, osservando e ascoltando chi ha preceduto negli ultimi cinque decenni l'attuale vdr. Dirlo di nuovo, ricordarlo ancora a costo di sembrare fissati credo però sia l'unico modo per cercare di andare oltre l'operato del buon ultimo tra di loro, che certo non si può dire che non abbia avuto la strada spianata, la porta spalancata, il posto già "in caldo".

Luigi Rmv ha detto...

Probabilmente se ne parlò e già lo sapete, non me ne vogliate, ma non dimentichiamo che c'è chi non si fermato alla pastorale ed è passato all'esegesi, dando una diversa intrpretazione del Vangelo.

È il monaco camaldolese Guido Innocenzo Gargano:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350967

L'argomentazione, pur essendo gra emente erronea, è stata ben supportata e per questo è molto più pericolosa.
In sintesi, siccome la legge di Mosè prevedeva il ripudio e Gesù non l'ha abolita ma completata, e siccome chi altera anche un solo iota sarà considerato 'minimo' nel Regno dei Cieli, ma non escluso da esso, allora il divieto di separare ciò che Dio ha unito non comporta l'esclusione dal Regno ma una condizione di inferiorità, l'essere minimo.
Quindi, nell'ottica 'dinamica' della misericordia, siccome è Gesù ha detto che il Sabato è per l'uomo e non viceversa e in vari passi ha completato e aggiunto, ma non abolito, allora il divieto di ripudiare non abolisce la legge del ripudio di Mosè per i "duri di cuore", comportando solo che saranno minimi nel Regno.

In pratica, sarebbe come insegnare a un figlio: 'non rubare, ma siccome hai un'inclinazione al furto, allora puoi farlo, tanto ti abbassano la pena e torni presto libero'.

Ma questi modernisti in mala fede non considerano una cosa:
che IL DIVIETO DI GESU' E' MISERICORDIA, non la sua trasgressione!!!

Ci invita a non ripudiare, e quindi a continuare ad amare anche quel coniuge che meriterebbe di esserlo!!!

NON DIVORZIARE È UN GESTO DI AMORE DIVINO che Gesù ci invita a fare, come amare un nemico e porgere l'altra guancia se ti danno uno schiaffo!
È un completamento dell'AT anche questo divieto, perfettamente coerente con gli altri e che li supera in grandezza e Amore.

Va oltre la nostra natura umana e ci si riesce solo vivendo in Cristo con grande fede, volonta', preghiera, sacramenti, Maria e mettendo Dio sopra ogni cosa.
Altrimenti è troppo per noi miseri peccatori figli di Adamo e naturalmente inclini al male.

Per questo Gesù ci ha detto che non possiamo fare nulla senza di lui.

Il Vangelo è perfetto, siamo noi a non esserlo.

Anonimo ha detto...


@ Porgere l'altra guancia, ma non al nemico della fede [Luigi etc.]

"Non divorziare e' come porgere l'altra guancia o amare un nemico". Continuare ad amare (di un amore evidentemente soprannaturale) il coniuge che meriterebbe il ripudio, da quanto e' carogna. Non e' bello? Si', ma possibile solo per Grazia di Dio.
Il "porgere l'altra guancia" ha evidentemente un singificato simbolico: Il Signore vuol dire che non dobbiamo replicare alla violenza con la violenza, non dobbiamo vendicarci. Alla vendetta legittima ci pensa Dio. E' lo stesso principio che applica quando, a coluic che gli chiese all'improvviso: "Maestro, di' a mio fratello che mi dia la mia parte (legittima) dell'eredita'", rispose: "Chi mi ha costituito giudice sopra di voi?" (cito a memoria). Cioe': non sono venuto in questo mondo per occuparmi di queste cose anche perche' non dovete esser posseduti dallo spirito di rivalsa e perdervi in queste dispute, che possono anche diventare terribili (le liti per le eredita' tra parenti sono notoriamente micidiali). Allora non dobbiamo difenderci dal male altrui? Non dobbiamo nel senso che non dobbiamo perseguire la vendetta privata ne' essere litigiosi, anche se siamo nel nostro diritto.

Quindi: evitare le dispute il piu' possibile e affidarsi alla Provvidenza per i propri bisogni (Discorso della Montagna). Se tuo fratello ti deruba della tua quota legittima, non andare in giudizio, lasciela pure: peggio per lui. Prega comunque per la sua anima.
Con questi insegnamenti, Nostro Signore non ci rende liberi? Se li seguiamo ci eleviamo al di sopra della realta' miserabile del mio e del tuo, del dare e dell'avere, del vendicarsi, del fare (infine) anche noi del male al prossimo.
Questo non significa non denunciare il ladro o l'assassino all'autorita', perche' lo punisca. Anche perche' la punizione e' opera di giustizia, che restaura l'ordine morale violato da chi delinque.
Ma il nemico della fede non e' il nostro avversario personale, come nei casi precedenti. Dobbiamo pregare perche' si converta e nello stesso difenderci con la forza dai suoi attacchi, quando usa la forza. Innanzitutto egli offende Dio, il vero Dio. Pensiamo solo alle falsita' propalate dal Corano, cioe' da Maometto, su Gesu' e la Madonna. E pretendono, i suoi seguaci, che dobbiamo imparare da loro chi erano veramente Gesu' e Maria!
Come cattolici, non ci riempie gia' questo di sdegno? Combattere i nemici della fede, che si comportano come tali, che vengono anche a distruggere la nostra civilta', e' un dovere. L'onore di Dio va vendicato, anche in nome di tutti coloro che nei secoli passati sono caduti nella lotta per difendere la nostra fede. A. P.