domenica 2 agosto 2020

Dies irae - don Elia

Dies irae Quantus tremor est futurus, quando Iudex est venturus, cuncta stricte discussurus! (Missale Romanum, Sequenza Dies irae).
Quel giorno gli era toccato celebrare nella grandiosa cappella quattrocentesca in cui era avvenuta la sua elezione. L’altare attaccato al muro lo aveva obbligato, durante la parte sacrificale della Messa, a rimanere rivolto verso la parete di fondo, totalmente occupata dall’immenso, celeberrimo affresco dell’universale retribuzione. Il Giudice divino, mostrando la carne eternamente segnata dai Suoi patimenti, scacciava lontano da Sé, con tremendo e irrimediabile gesto, quanti li avevano disprezzati e resi infruttuosi, nei propri riguardi, con l’impenitenza finale. I demoni, ben identificabili per il mostruoso aspetto, trascinavano i dannati nel baratro del tormento senza fine, dove «saranno torturati giorno e notte per i secoli dei secoli» (Ap 20, 10). Caronte percuoteva i loro corpi risuscitati con un remo della sua barca, ma ciò non era nulla in confronto a quel che li attendeva: lo stagno di fuoco e zolfo, ovvero la seconda morte (cf. Ap 20, 14).
Visibilmente scosso, quasi contemplasse quello spettacolo per la prima volta nella vita, l’anziano pontefice non smetteva di occhieggiare in alto con l’inquietudine di uno scolaro impreparato che, da un momento all’altro, può esser chiamato alla cattedra per l’interrogazione. Rientrato in sagrestia, mentre, sempre immerso in un oscuro presentimento, si toglieva i paramenti, si rivolse d’un tratto al prelato che l’aiutava con una domanda inaspettata: «Monsignore, Lei pensa che sarà proprio così?». Colto di sorpresa, il buon curiale rifletté imbarazzato per qualche secondo; poi – per un colpo di genio o per un’illuminazione celeste – replicò candidamente: «Per qualcuno sarà meglio, per qualcun altro peggio!». Il suo augusto interlocutore non parve pago di tale risposta, ma si allontanò ancor più imbronciato, come chi non riesca a scacciare un orribile presagio.

«Quanto grande sarà il tremore quando il Giudice sarà alle porte, pronto a vagliare tutto con stretta misura!», recita il Dies irae, capolavoro della poesia liturgica attribuito a Tommaso da Celano. Non risulta che il nostro eroe sia a suo agio con il latino; ciononostante un’attenta e assidua meditazione di quel testo, possibilmente in una traduzione non troppo edulcorata, gli sarebbe di grande utilità. Qualora il tenore meramente verbale non lo impressionasse abbastanza, potrebbe rileggerlo proprio nella Cappella Sistina, magari con il sottofondo della formidabile musica di Giuseppe Verdi. Certe emozioni, a volte, fanno più effetto di un quaresimale o di un trattato, specie su chi per la teologia non ha gran propensione. Quanti son giunti a una certa età, statisticamente parlando, son più vicini di altri a quel temibile incontro, che sarà, a seconda dei casi, gioioso o spaventoso: Rex tremendae maiestatis… Chi meglio di Michelangelo ha saputo visualizzarlo?

L’interrogativo che sorge spontaneo, all’udire il racconto di tale episodio, concerne le credenze del succitato: conosce davvero la dottrina cattolica, aderendovi intimamente nella coscienza? Sotto la scorza della “rilettura” rahneriana della fede, che ne rappresenta in realtà un radicale svuotamento, sembrerebbe persistere una religiosità piuttosto puerile, un po’ superstiziosa, perciò ancora attaccata a vecchie abitudini e rituali, nonostante l’impianto ideologico di stampo rivoluzionario; le convinzioni intellettuali – si sa – raramente giungono a scalfire il nucleo profondo dei dati acquisiti nella prima infanzia. D’altra parte, per conquistare e mantenere il potere (unico vero obiettivo del Nostro), bisogna far mostra di accettare il pensiero dominante, proprio quello che è stato imposto a tutto il suo Ordine in nome dell’obbedienza. Così si spiega l’aria infastidita con cui, il 4 ottobre scorso, ha simulato un segno di croce sull’idolo davanti al quale, nei giardini di casa sua, prelati e religiosi s’eran prostrati col deretano all’insù.

In ogni caso, il giorno del redde rationem s’avvicina a grandi passi – e non ci sarà rilettura teologica che tenga… Nell’istante in cui l’anima abbandona il corpo si compie il giudizio particolare, nel quale essa, uscita dal tempo, rivede in un solo colpo d’occhio tutta l’esistenza terrena nella piena luce della verità. Quantus tremor… Il giudizio universale manifesterà pubblicamente, alla fine dei tempi, quello che sarà stato emesso singolarmente al momento della morte di ognuno. Ovviamente queste considerazioni devono anzitutto spingere ciascuno di noi a pensare ai propri peccati, più che a quelli degli altri, e a disporre tutti i mezzi utili per arrivare al grande passaggio in stato di grazia. Un’eccessiva concentrazione sulle carenze della gerarchia (per quanto – ahimè – reali) costituisce una sottile insidia del demonio, una pericolosa distrazione dalla cura dell’anima propria. A nessuno sfugge, tuttavia, fino a che punto i peccati dei Pastori possano influire sulla fede e sulla vita delle loro pecorelle, già esposte a molteplici inganni.

Considerato quel che aspetta le cattive guide, la fede, la speranza e la carità ci sollecitano a pregare per la loro conversione, unendo alla supplica accorati appelli perché ascoltino la voce del popolo, tanto esaltato a parole. A cominciare dal vertice, il salutare pensiero del Giudizio deve provocare un deciso cambio di rotta: «Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto Colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Mt 10, 28), «dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue» (Mc 9, 48). Gli uomini ai quali obbedite faranno la vostra stessa fine, se non si ravvedono insieme con voi: «Guai alle genti che insorgono contro il mio popolo! Il Signore onnipotente li punirà nel giorno del giudizio immettendo fuoco e vermi nelle loro carni; piangeranno nel tormento per sempre» (Gdt 16, 17) e «saranno un abominio per tutti» (Is 66, 24).

Abiurate le tranquillizzanti quanto esiziali menzogne della demitizzazione bultmanniana e rigettate una volta per tutte le pedanti disquisizioni dell’esegesi razionalistica, responsabile dell’annullamento di Scrittura e Tradizione quali canali della Rivelazione. Sapete bene che la seconda è il grembo da cui è stata partorita la prima, la quale non può esser correttamente interpretata e compresa se non alla sua luce e nell’alveo del Magistero perenne. A che vi serviranno le vostre sottigliezze farisaiche al cospetto del Giudice? Dove scapperete quel giorno? In quale nascondiglio vi rifugerete? «Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!” e ai colli: “Copriteci!”. Perché, se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?» (Lc 23, 30-31). Le sofferenze che il Salvatore ha patito per voi sono forse un genere letterario? E i Santi facevan penitenza perché non avevan capito nulla, ignari com’erano della vostra nuova teologia?

Voi siete vittima di un terribile equivoco: non c’è alcuna nuova Pentecoste prima della Parusia; non esiste un’età dello Spirito [qui - qui] da contrapporre a quella del Padre (l’epoca dell’Antico Testamento) e a quella del Figlio (l’epoca della Chiesa Cattolica). La dottrina di Gioacchino da Fiore fu condannata come eresia, già nel 1215, dal Concilio Lateranense IV. San Bonaventura, Dottore della Chiesa, da generale dell’Ordine punì severamente i membri che si ostinavano a seguirla, come gli aderenti al movimento dei fraticelli. Il Concilio Vaticano II non ha rappresentato affatto un nuovo inizio, ma l’inizio della fine: la realtà storica lo dimostra ormai inequivocabilmente. Abbandonate finalmente la vostra illusoria dialettica hegeliana (con cui giustificate tutto e il contrario di tutto) e assumete di nuovo il principio di realtà. Non basta colorare i problemi di belle parole per farli apparire come opportunità: così facendo, avete perso ogni credibilità e nessuno più vi ascolta. Abbiate dunque un sussulto di dignità, per la gloria di Dio nonché per la salvezza vostra e delle anime.

Verdi Requiem: 2 Dies Irae 

22 commenti:

Anonimo ha detto...

"Un' eccessiva concentrazione sulle carenze della gerarchia"...per don Elia è sconsigliata e già lo abbiamo capito da tempo, (ormai è il suo mantra come quello contro le apparizioni e contro i lefebvriani, e chiederei almeno di non porli come 3 dogmi, condivisibili o meno dall'uno o dall'altro, in quanto ad esempio sul terzo potrei anche concordare anche se sopprattutto per la dialettica hegheliana alla base dei 3 bicchieri. Però il foro interno, che è quello che conta, oggi più che mai è ingiudicabile se non si effonde in foro esterno evidente e pubblico), ma tuttavia , con la massima stima per l'autore, dissento. Infatti la misericordia spirituale vale anche nei confronti della gerarchia, che va quindi messa di fronte alle proprie responsabilità davanti a Dio, per la propria anima e per le anime che la seguono illudendosi di salvarsi sbavando nei vizi. Inoltre esiste un dovere verso il Corpo Mistico nel suo complesso unico che supera ancor maggiormente la responsabilità particolare trattandosi di porsi avanti al giudizio in tribunale di fronte al Cristo. Io sono la verità, ognuno sarà giudicata sulla verità e sulla carità, oltre che sulla giustizia.

Anonimo ha detto...

Concordo sul fatto che non sta scritto da nessuna parte che vi debba essere una nuova Pentecoste o un tempo dello Spirito. Il tempo dello Spirito è iniziato con l’unica vera Pentecoste 10 giorni dopo l’Ascensione.

Anonimo ha detto...

«[…] quando sappiamo che il nostro insegnamento è utile ai buoni, non dobbiamo tacere, anche se veniamo a sapere che i cattivi ne rimangono scandalizzati».
Sant'Agostino d'Ippona

Urgentissimo! ha detto...

"Considerato quel che aspetta le cattive guide..."

Non so se capisco l'importanza di quanto detto da don Elia ma a me pare più urgente pregare per le vittime delle cattive guide. Sarebbe una gioia se la cattiva guida si convertisse. Ma intanto io vedo soprattutto i danni incalcolabili fatti dalle cattive guide e la drammatica improbabilità che le cattive guide si convertano. In questa nostra epoca non si vedono molti Giuseppe Moscati in giro a convertire massoni in punto di morte...

Anonimo ha detto...

Per l'immigrazionista fanatico don Virginio Colmegna, ex braccio destro del cardinal Martini, oggi convertitosi alla "green economy" e alla svolta ecologista, "occorre ripartire da un Dio fragile, da un Gesù che si è svuotato".
L'Onnipotente quindi sarebbe "fragile" e "Gesù svuotato" (di cosa?). Insomma: la solita supercazzola modernista ai limiti dell'eresia. Questo mi riconferma nella mia tesi: l'immigrazionismo pseudocattolico non è casuale. E' sempre portato avanti da ecclesiastici di confusa o perversa dottrina. L'immigrazionismo e il mondialismo ecclesiastici non sono l'origine, ma la conseguenza di una perversione dottrinale.
Che dire a don Virginio? L'ignoranza è una brutta bestia. Torni subito a studiare. Il catechismo.
Martino Mora

Anonimo ha detto...

Lo svuotamento di Gesù (chenosi) è richiamato da san Paolo nella seconda Lettera agli Efesini "...Gesù pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio ma spogliò se stesso.........
Per questo il Padre l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome....(dopo la risurrezione)
Come se lei accettasse di essere trasformato in insetto per un'intenzione benefica. Ma la distanza uomo-Dio è più che quella uomo-insetto.
Molti mistici e qualche scrittore fanno riferimento alla chenosi di Gesù.
Il Padre l'ha abbondantemente ricompensato dopo la risurrezione.

Anonimo ha detto...

Ha sbagliato la Diocesi di Bergamo a chiedere ai parroci di condividere la «Festa del Sacrificio» islamica e a pregare per i credenti musulmani. La «Festa del Sacrificio» è un rito di estrema crudeltà nei confronti degli animali. È un errore accreditare come veritiero il racconto islamico che contrasta con il racconto della Bibbia secondo cui Abramo era intenzionato a sacrificare il figlio Ismaele anziché Isacco. Allah è un dio pagano e non è lo stesso Dio unico dell'ebraismo né il Dio uno e trino del cristianesimo. L'Abramo coranico non ha nulla a che fare con l'Abramo biblico, è un profeta musulmano e sarebbe il fondatore dell'islam. Maometto non ha nulla a che spartire con Gesù, è stato un criminale che ha personalmente combattuto, ucciso, sgozzato e decapitato i suoi nemici. L'islam, all'opposto del cristianesimo, ordina di discriminare, odiare e uccidere i «miscredenti», tutti i non musulmani. Gesù ci ordina di amare anche il musulmano come persona ma non a legittimare l'islam come religione. La Chiesa cattolica che legittima l'islam tradisce Gesù e delegittima il cristianesimo

Anonimo ha detto...

La Chiesa NON ha il compito di costruire un'umanità unita dal vincolo della carità fraterna, ma l'unità mistica in Cristo risorto
Carlo Viviani

Anonimo ha detto...

Ecco chi dice la verità sui falsi profughi (veri invasori musulmani sponsorizzati dalle sinistre e da Bergoglio) non certo i politici od i preti che fanno sit in contro Salvini ( anime perdute asservite alla massoneria adoratrice di Satana!)

https://gloria.tv/post/xsV8puQpLQaq1SpobDUDSTth9

Anonimo ha detto...

IL PIÙ GRANDE SPETTACOLO DEL MONDO

Rotola a valanga lo sciocchezzaio moralistico/psichiatrico sui tipi che, a Crema, si son limitati a filmare una povera donna che si dava fuoco.
Disperanti banalità d’accatto. “La colpa è dei telefonini.” “Che cosa siamo diventati?”

No. “Che cosa siamo? ”, semmai. I cellulari fanno fotografie da vent'anni, i nostri occhi di uomini - da Omero, passando per i circhi romani fino allo spettacolo delle pubbliche esecuzioni rivoluzionarie - cercano compulsivamente il più grande spettacolo del mondo: la morte.

La morte attrae: seguire la trasformazione di un essere vivente a cosa, eccita istinti primordiali, confusi e inestricabili: pietà e sadismo, curiosità sciocca e soddisfazione mediata dell’istinto distruttivo che appartiene al cuore dell’uomo.

Vedete: pochissimi conoscono la politica economica di Kennedy. Ma tutti hanno visto la sua testa esplodere a Dallas, in Dealey Plaza. Tutti hanno atteso quarant’anni per contemplare morbosamente il cadavere del presidente fotografato sul tavolo autoptico. E così per mille altre celebrità.
L’ho detto: l’essere umano che diventa oggetto attrae. Una pulsione orribile. Pagana. Contro cui i padri ella Chiesa combatterono la più dura e difficile battaglia contro una civiltà che o adorava il corpo – quella greca – o si eccitava per la sua pubblica distrazione: quella romana.

Accendete la TV: assisterete a un omicidio ogni minuto. Letteralmente. E spesso sono omicidi che coinvolgono donne. Sexy e cattive: la donna emancipata, insomma, che paga la sua libertà.
Che cos’è in fondo il cosiddetto giallo italiano – Argento ed epigoni - se non una sequenza di belle donne mezze nude e fatalmente scannate? E si seguita così, a livello planetario. Imitando goffamente l’allusivo paradigma di Psycho. Morte, orgasmo, penetrazione. Sesso. "Tutto quello che serve per fare un film sono una pistola e una donna": Jean-Luc Godard.

E dunque niente: chi si è fermato a filmare una donna che bruciava, non è figlio di questo tempo. E’ figlio della terra. Di questa terra che è il "mondo" – il kosmos di Giovanni - che non ha accolto la Luce.

Altro che cellulari.
Biagio Buonomo

Anonimo ha detto...

Ben detto !!!

Anonimo ha detto...

Comunque poche cose come i cellulari simboleggiano la post umanità che stiamo vivendo.
Venitemi a dire che si possono usare bene e che l'energia atomica non è solo la bomba...
Ditemi che ogni cosa non è male in sé ma per come viene usata e dal cuore che c'è dietro...
Tutto vero: ma un cellulare diventato quello che è tra le mani da 10 anni in su è un guaio.
Se la TV è stata ritenuta il "demonio in casa", il cellulare è il demonio ovunque.
Se la TV è stata usata per veicolare condizionamento, il cellulare ne è l'apoteosi.
L'aggeggio tra le mani può anche servire per pregare, è vero. Ma puoi pregare senza.
L'aggeggio ti porta in testa ogni sorta di porcheria e non avresti potuto senza.
L'aggeggio ti promette di connetterti e invece ti rende solo, coi tuoi selfie.
L'aggeggio ti rende "qualcuno" condividendo: raramente bellezza, quasi sempre sciocchezza.
L'aggeggio chiede sempre maggiori prestazioni e velocità, e pretende le onde del 5G.
L'aggeggio ti promette libertà e autonomia, servizi e comodità: e non hai più la privacy.
C'è uno che è famoso per promettere vantaggi e farti schiavo... Quello che usava la TV...

Aloisius ha detto...

Per quanto mi riguarda, nella mia esperienza misera, posso confermare che ha ragione Don Elia.
Per i piccoli fedeli come me, questo caos nella Chiesa è proprio un'insidia diabolica dannosa che fa il gioco del maligno, se non stiamo attenti.
Don Elia non dice, mi sembra, che sia sbagliato interessarsi, indignarsi e sostenere le gerarchie buone, ma che sia sbagliato eccedere in questa attività, di per sé giusta, perché assorbe energie preziose che il singolo fedele deve invece dedicare alla propria crescita spirituale per salvarsi l'anima propria. E possibilmente quella degli altri, ma con la preghiera e la vita di fede, non sconfinando in un'opera pastorale che non gli compete.
Evitare di eccedere in questioni che non ci competono e che non abbiamo il potere di cambiare.
Evitare l'eccesso, il troppo, lo sconfinamento oltre i propri limiti.

A livello terra-terra, posso confermare che il tempo giornaliero è sempre poco, soprattutto per chi lavora e tiene figli.
Se lo impiego per criticare le gerarchie, trascuro inevitabilmente la preghiera e la meditazione della Parola.
Il diavolo lo sa e mi tenta a criticare sempre più, pur di distrarmi dalla preghiera.
E lo fa usando un'intenzione di per se' buona e giusta: ecco l'insidia, il trabocchetto, la trappola spirituale.
Inoltre possono aumentare rabbia e frustrazione, perché nella Chiesa, giustamente, non sono previsti voti, manifestazioni, partiti e mozioni popolari.
Possiamo far sentire la nostra voce, ma non più di tanto e poi essere insistenti con il Signore, lasciare fare a Lui.

Alla fine del discorso, l'oggetto centrale del nostro dramma è l'alterazione della Parola del Signore e la sana Dottrina, perché svia le anime dalla vera via, quella stretta, impervia e spesso dolorosa.

Ma abbiamo ricevuto la Grazia di conoscere e difendere questa sana Dottrina.
La difesa e la guida delle anime, però, non è compito mio, non ho ricevuto questo talento, questo potere e devo stare al posto mio.
In fondo, perché il Signore e' nato come uomo, è stato massacrato da noi peccatori ed è risorto?
Per salvare le anime dei peccatori.
E qual'e' lo scopo della Dottrina? Dare alle anime le conoscenze e la via per seguire il Signore e salvare la propria anima, possibilmente senza passare per il Purgatorio (magari!).

Quindi, se impiego troppo tempo a puntare il dito contro i cattivi pastori, non faccio altro che trascurare quella sana Dottrina e, quindi, lo stesso insegnamento del Signore.
In altri termini, mi sono reso conto che l'intento di partecipare a salvare la sana Dottrina è buono e giusto, ma questo ha comportato anche, devo riconoscerlo, un aumento di rabbia e frustrazione, condannati dal Signore e da quella sana Dottrina che voglio veder salvata e ripristinata.

Quando ne parlo, i pochi sporadici amici e parenti mi guardano come un alieno perché non sanno, non gli interessa, vogliono tornare a 'dormire', non capiscono e, soprattutto, non vogliono capire. Talvolta percepiscono, forse riflettono, ma mi rimane sempre il dubbio di aver fatto più male che bene.

Per questo dovrei consultarmi con una guida spirituale che non ho e che magari mi rimprovera pure, perché svio le anime dalla 'la chiesa di Francesco' e dalla cura dei migranti.

Pertanto ha ragione Don Elia:attenzione all'insidia diabolica.
L'eccesso accusatorio diventa sterile, mi porta a trascurare la crescita spirituale e, talvolta, a sentirmi buono per il solo fatto di accusare i cattivi pastori e non per il mio dovere, quando lo faccio, di 'servo inutile'.

Presa coscienza della via giusta per seguire il Signore, mi impegnerò di più a mettere in pratica quell'insegnamento, che è già bello tosto e poi a dare il mio sostegno a chi può e deve ed è meglio di me e adatto a questo scopo.

E pregherò anche per i cattivi pastori, dopo le loro vittime, perché si ravvedano e non facciano altri danni.
Aloisius

Elle ha detto...

Solleva il pensiero ,sali in cielo , non ti angosciare per nulla , nulla ti turbi . Digiuna da tutto cio'che ti separa da Gesu': Riempiti di tutto cio'che a Lui ti avvicina .
S.Teresa d'Avila

Caro Aloisius , mi trova perfettamente d'accordo . Puliamo periodicamente la nostra aia in modo da fare entrare Gesu' in un cuore terso . FacciamoLo regnare in noi .Come S.Teresina del Bambino Gesu' ognuno di noi puo' "adottare" qualche anima .

Anonimo ha detto...

Dice Gesù a quell'uomo che restituisce il suo talento bello come ricevuto "via da me infinfardo e poltrone, sapevi che IO esigo il molto, potevi almeno metterlo in banca e far rendere l'interesse, togliete il suo talento e datelo agli altri che l'hanno fatto fruttare".

Dogma TV ha detto...

Castello Interiore - Catechesi 6 - Parte 2 di 2
https://www.youtube.com/watch?v=_oqji4VElFg

mic ha detto...

Ripeto ancora. Ogni generazione deve affrontare l'eterna lotta tra il bene e il male e le insidie e gli errori propri del tempo che, nell'oggi della storia, appaiono particolarmente difficili da riconoscere e per questo da combattere, anche perché capillarmente diffusi e la stessa Chiesa ci offre verità monche quando non ribaltate e tradite.
È ovvio che il nostro primo impegno è nella personale risposta al Signore e nella buona battaglia quotidiana, nella fedeltà, nella preghiera, nella vita sacramentale, indispensabili per approfondire e purificare la fede.
Altrettanto ovvio che, a seconda della situazione di ognuno e sempre con i limiti dei doveri di stato, dobbiamo dare testimonianza... innanzitutto nella vita quotidiana. Ed è evidente che, nell'incontro personale, ognuno innanzitutto dà quello che è nel Signore e, se capita un discorso sulla fede sulla morale o fatti annessi e connessi, partire dalla condanna degli errori rischia di far irrigidire l'interlocutore e dunque occorre solo riaffermare la verità con semplicità.
Diverso è questo impegno che ci coinvolge pubblicamente che, per quanto mi riguarda, non era pianificato ma si è sviluppato nell'ambito di un percorso di approfondimento - cui sono stata "costretta" per grazia di fronte a tante storture che mi mettevano in crisi, e confronto consequenziale -.
Ovvio che anche in questo ambito c'è bisogno di equilibrio e senso della misura e molta attenzione a non arrogarsi prerogative e funzioni che non ci competono. Il che, se non è frutto della preghiera e della fedeltà, facilmente può portarci fuori strada.
È con questo spirito che accolgo tutte le esortazioni di don Elia, che non penso invitino al disimpegno, ma conto anche nella Sua correzione come pure vostra correzione fraterna qualora fosse necessario.
È giusto il richiamo ai talenti dell'ultimo commento; ma occorre preghiera e discernimento e risposta continua per poter riconoscere e spendere i veri talenti secondo la volontà del Signore e non secondo il nostro possibile velleitarismo, sempre in agguato...

Anonimo ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=vR2S6WAz7yY

CRISTOFORO COLOMBO NON È MAI ESISTITO - Riccardo Magnani #Byoblu24

N.B. Chi ha tempo ascolti, mi sembra di capire che la battaglia culturale sarà su fatti e su interpretazioni in conflitto dei fatti. Negli ultimi minuti si accenna anche all'attualità nostra.

Anonimo ha detto...

Brava .Esattamente !
Con misura e prudenza ed esaminando se' stessi ,ognuno usi i propri talenti cooperando con NSGC , dietro al Suo comando .

Aloisius ha detto...

Carissima Maria, condivido, e aggiungo che il valore di questo blog e' fuori discussione.
Per me è stato ed è tuttora un riferimento importante nella mia vita spirituale.
Una miniera di articoli e fonti e
qanti approfondimenti, quanti aggiornamenti, quantivdibattiti di alto livello, quante occasioni di incontro, iniziative di preghiera e belle persone, anche dietro l'anonimato, per me è stato ed è veramente un mezzo di apprendimento e crescita.
Non dimentico la vicinanza e le preghiere per la morte di mio padre.
Le insidie stanno dappertutto, stare in guardia e attenti non vuol dire smettere di fare le sentinelle e far sentire la propria voce di sostegno ai buoni pastori che difendono la sana Dottrina.
Certamente, se il Mons. Viganò e il Mons. Shneider dicono cose vere e in contrasto con le gerarchie prevalenti, diciamo la nostra.
E sono convinto che se hanno trovato il coraggio di affrontare il tabù del CVII, è anche merito di questo blog e di tutti gli altri che svolgono la stessa tua opera meritoria: farsi portavoce del bisogno dei fedeli di parole di Verita' e Vita.
Qui si sono sempre aperti dibattiti costruttivi, fertili, nella libertà dei figli di Dio.
Se spesso mi sono lasciato andare a commenti eccessivi o sbagliati, cadendo nell'insidia di cui parla don Elia, la colpa è stata mia, non del certo del blog, sia chiaro.
Che il Signore ti renda merito dell'amore cristiano con cui sostieni la fatica che comporta gestirlo.
Un abbraccio fraterno
Aloisius

mic ha detto...

Caro Alousius, è sempre una gioia incontrare un fratello così vicino sia spiritualmente che concretamente!

Ave Maria ! ha detto...

http://blog.messainlatino.it/2020/08/gruppo-stabile-di-parma-scrive-alla.html#more

Quanto argomentato nella lettera del Comitato di Parma(16 luglio 2020 ), e' stato gia' appassionatamente trattato dettagliatamente da Don Elìa in data 02 Maggio 2020 . I fedeli cristiani sono stati istruiti sul contegno da tenere, sul modo di comportarsi , sul da farsi in questa determinata occasione .

" La cosa piu' importante e' di essere degni della vita eterna ".