venerdì 7 agosto 2020

Perché il Vaticano II non può semplicemente essere dimenticato, ma deve essere ricordato con senso del peccato e pentimento

Dopo il notevole articolo a sostegno delle tesi di Mons. Viganò [qui] Peter Kwasniewski ne pubblica un altro molto interessante su LifeSiteNews (3 agosto).
Nella traduzione, riportata di seguito, ho inserito alcune osservazioni e citazioni - compresi i link a documenti presenti nel blog in tema con gli argomenti espressi - che ritengo utili per approfondire l'importante e provvidenzialmente diffuso dibattito sul Vaticano II, da ricordare, secondo Kwasniewski, come un momento in cui la gerarchia della Chiesa, a vari livelli, si è arresa a una forma più sottile (e quindi più pericolosa) di mondanità.
Proprio perché il dibattito ormai si va esponenzialmente allargando e gli interventi si accavallano, diventa necessario mettere al loro posto tutti i tasselli che configurano il quadro ordinato delle varie posizioni e relative argomentazioni che si vanno affermando. Da tener presente che sui vari punti qui considerati, nel corso degli anni si sono già scritti non solo articoli, ma volumi. Lo sviluppo di queste stesse considerazioni richiederebbe un volume con molti riferimenti incrociati. Ma ora ci limitiamo all'articolo e relativi rimandi più immediati.

Considerazioni di massima
Kwasniewski coglie come un "segno dei tempi" il fatto che
oggi, sul Concilio Vaticano II, si siano accese e moltiplicate le discussioni, la maggior parte delle quali affrontano la valutazione delle possibili anomalie di quell'Assise,  con maggiore realismo rispetto ai decenni passati, quando era d'obbligo celebrare il Concilio come una vera nuova Pentecoste o per lo meno come un momento di rettifica dei problemi lasciati in eredità da quattro secoli di cattolicesimo tridentino. E sottolinea anche il fatto che dobbiamo ringraziare l'arcivescovo Viganò per aver riacceso una discussione, potremmo dire, "meglio tardi che mai".
La prima constatazione è che sfortunatamente molte delle risposte pubblicate in seguito all'intervento di Viganò [qui] sembrano motivate dal desiderio di "salvare la faccia ecclesiale".
In proposito osservo:
  1. Kwasniewski lo ha ben presente ma giova ribadire che quella della cosiddetta "nuova Pentecoste" è una suggestione ingannevole perché la Pentecoste è una sola, avvenuta una volta per tutte con la fondazione della Chiesa e lo Spirito del Signore Risorto che la anima è sempre quello già effuso nel Cenacolo. E noi, dopo averlo ricevuto nel Battesimo e confermato nella Cresima, da Lui continuamente lo riceviamo e ne siamo animati, nella Sua Chiesa, perché Egli resta con noi fino alla fine dei tempi, come ha promesso. Nessun evento umano può aggiungere o rinnovarne uno iota...
  2. Le risposte motivate dal desiderio di "salvare la faccia ecclesiale" sono effettivamente diffuse e corrispondono ad un atteggiamento che ci ricorda in particolare il recente intervento del card. Zen [qui]. Sostanzialmente  il cardinale Zen, oltre ad essere un pastore di retta dottrina, difende coraggiosamente i cattolici cinesi e si oppone alla gerarchia ecclesiastica compromessa con le autorità comuniste. Appare dunque contraddittoria la sua difesa del Concilio che è alla base dell'attuale politica Sino-Vaticana, dal momento che è proprio la "libertà religiosa" di conio conciliare che giustifica il riavvicinamento con la Chiesa patriottica, che è quella di stato.
    Se tutto quanto il cardinale afferma può esser preso in considerazione in teoria, di fatto il concilio - proclamandosi 'pastorale' sotto l'egida dell'aggiornamento operato attraverso la prassi - pur se proclama la continuità con la dottrina millenaria, è proprio attraverso la prassi che la altera. E qui il Card. Zen purtroppo (al pari di tutti i normalizzatori e per questo lo cito qui) mostra di non aver tenuto conto delle argomentate e articolate analisi del dibattito riaccesosi recentemente. Lo stesso vale per le altre affermazioni, estremamente generiche e apodittiche, che non entrano nel merito delle argomentazioni respinte, con cui si sono ampiamente mostrate e dimostrate le manipolazioni, i circiterismi, le ambiguità disseminate nei vari documenti che hanno alterato in senso ereticale l’impostazione originaria dell'Assise conciliare - già in nuce contenute negli schemi preparatori sostituiti con un colpo di mano dalla fronda dei novatori - e le pessime conseguenze che ne sono derivate in tutta e per tutta la Chiesa.
Peter Kwasniewski  passa quindi in rassegna una serie di autori e corrispondenti risposte alla vexata questio e nota che :
George Weigel si rifugia in benigne generalità e nel culto dell'eroe Wojtyła. Adam De Ville fa appello a Volkanology per cancellare le critiche del Concilio come "chosen trauma"1 che causano crisi nel tempo. Il vescovo Barron fornisce ordinate risposte mordaci a domande enormi. Giovanni Cavadini esprime simpatia a Viganò ma, dopo aver catalogato tutte le cose meravigliose che si trovano nel Concilio, si rifugia semplicemente nell'affermazione di Benedetto XVI secondo cui la radice dei problemi non è da individuare nei documenti del Concilio, ma nella loro applicazione unilaterale o nello sviluppo da parte di teologi postconciliari, senza riconoscere che  si tratta degli stessi teologi che avevano redatto o influenzato i documenti conciliari e sapevano esattamente quali novità e ambiguità erano state in essi esposte [vedi successive considerazioni in: Una menzione particolare].
Secondo lui, solo Anthony Esolen e Hubert Windisch hanno dimostrato di aver compreso gli argomenti di Viganò: per Esolen, "il tempo del Concilio nella storia è tramontato", e deve essere "detronizzato", mentre per Windisch, le radici della crisi sono chiaramente visibili nel "riposizionamento” della Chiesa nei confronti del mondo che era il focus della strategia pastorale del Concilio.

Una menzione particolare
Per Kwasnieski particolare attenzione merita p. Thomas G. Weinandy, OFM, Cappuccino, inseritosi di recente nella discussione con un saggio intitolato "Il Vaticano II e l'Opera dello Spirito", dal sottotitolo: "La sua è stata una grazia severa, ma anche una grazia benevola".
Per Weinandy - la cui posizione di principio [qui - qui - quiqui] contro le deviazioni di papa Francesco gli è valsa sia l'inimicizia delle posizioni egemoni sia il grande rispetto da parte dei cattolici preoccupati per l'attuale crisi - il Vaticano II sembra aver scatenato una crisi perché ha reso evidenti mali a lungo scottanti e nascosti. Dunque era un male necessario, come l'incisione di un bubbone o la cauterizzazione di una ferita. Ad esempio, scrive: "È ingenuo pensare che così tanti sacerdoti, prima del Concilio, fossero uomini di profonda fede, e poi, improvvisamente, dopo il Concilio, siano stati corrotti dal Concilio stesso o dal cosiddetto spirito del Concilio, abbandonando la fede e rinunciando al sacerdozio”. P. Weinandy afferma inoltre che il Vaticano II ha dato il via a molte iniziative e processi positivi che stanno dando i loro frutti oggi.
All'affermazione di Weinandy che i mali che riscontriamo dopo il Concilio erano presenti prima del Concilio e dallo stesso semplicemente rivelati, Kwasniewski risponderebbe:
  1. Nella Chiesa preconciliare dobbiamo fare distinzioni tra tre gruppi. C'erano i corrotti, i confusi e i retti. Qual è stato l'effetto del Concilio su tutti e tre i gruppi? Il punto di Weinandy riguarda principalmente i corrotti: il Concilio li ha messi in luce. Ma non affronta l'effetto sui confusi, che era dare loro l'impressione che la via del corrotto fosse legittima. Né affronta l'effetto sui giusti, che era ridurre la loro capacità di sfidare i corrotti o influenzare i confusi. Pur se Weinandy può sostenere che è stata una grazia esporre tutto questo male, presente da tempo, ciò è del tutto compatibile col dire che portare tutto questo male alla luce ha anche aumentato il male.
  2. Non bisogna soccombere a un soggettivismo sottile. Supponiamo che in tutta la Chiesa vi fossero sacerdoti corrotti che nutrissero pensieri corrotti nel celebrare la Messa; supponiamo che la loro celebrazione fosse soggettivamente cattiva, sebbene esternamente buona. In effetti è un male peggiore avere anche le loro messe esteriormente cattive. Vale a dire, aggiungere la corruzione del rito visibile è in realtà l'aggiunta di un male. Sarebbe come il caso di molti che interiormente bramassero essere assassini di massa (gioco di parole intenzionale) e poi agire sulle loro voglie: la quantità netta di male non rimane la stessa solo perché le intenzioni non sono cambiate.
All'elenco di Weinandy di frutti positivi del Concilio, Kwanieski risponderebbe:
  1. Alcuni dei suoi elenchi corrispondono a verità, perché Dio trae sempre il bene dal male. Ad esempio, l'implosione di ordini religiosi ha lasciato il posto a ordini nuovi e migliori.
  2. Alcuni dei suoi elenchi corrispondono a verità, perché in effetti il ​​Concilio non era affatto male. In rapporto al grande schema delle cose, mi aspetto che il pontificato di Giovanni Paolo II porterà alla Chiesa più frutti teologici rispetto al Concilio stesso, ma p. Weinandy ha probabilmente ragione nel dire che il Concilio era una condizione per la sua elezione.
  3. Alcuni dei suoi elenchi non sono del tutto veri, perché molti frutti buoni germogliavano nella Chiesa già prima del Concilio, e il Concilio li ha fatti riecheggiare piuttosto che schiacciarli. Questo è un punto chiave: se p. Weinandy intende dire che i mali già presenti ma evidenziati dopo il Concilio non possono essere ad esso attribuiti, la stessa cosa dovrà dire per le cose buone che seguono il Concilio. Non tutte le cose buone che sono successe dopo il Concilio possono essere attribuite ad esso; questo sarebbe il caso dello stesso errore post hoc ergo propter hoc che gli anti-tradizionalisti amano scagliare contro i tradizionalisti! Ad esempio, il rinnovato uso della Scrittura in teologia e il rinnovamento della patristica erano ben avviati prima del Concilio e possono essere facilmente riconosciuti nell'opera di molti teologi che, tradotti nella scena ecclesiastica di oggi, si ritroverebbero senza dubbio più a loro agio tra i tradizionalisti.
In proposito osservo che il discorso degli errori già presenti prima del concilio è da riprendere per andare in profondità alle radici della terribile crisi attuale. Le affermazioni del punto 3. riguardano "le cose buone successive al concilio"; ma l'argomento principale è quello già sostenuto nei confronti di Giovanni Cavadini; e cioè, se è vero che molte idee e tendenze negative erano presenti prima del concilio, esiste una fronda che le ha fatte confluire attraverso i suoi documenti (mediante le famose fessure, ora divenute voragini, costituite da ambiguità e circiterismi del linguaggio o omissioni e tagli a prima vista non identificabili) così come sono state applicate dagli stessi che di quella fronda facevano parte, dalle loro posizioni gerarchicamente strategiche. Viene meno quindi anche l'ingannevole assunto di Ratzinger del concilio dei media distinto da quello reale [ne ho parlato diffusamente qui].

Ancora Peter Kwasniewski afferma: "in breve p. Weinandy ha sopravvalutato la ragione di mantenere il Concilio rilevante per la vita quotidiana della Chiesa". E aggiunge:
Non sottoscriverei l'idea che il Concilio debba essere "dimenticato" come se non fosse mai avvenuto. Non è così che funziona la storia. Piuttosto, deve essere ricordato con senso del peccato e pentimento come un momento in cui la gerarchia della Chiesa, a vari livelli, si è arresa a una forma più sottile (e quindi più pericolosa) di mondanità. Inoltre, gli errori contenuti nei documenti, così come i molti errori comunemente attribuiti al Concilio o da esso provocati, devono essere inseriti in un sillabo e anatemizzati da un futuro papa o concilio in modo che le questioni controverse possano essere risolte, come hanno fatto saggiamente e caritatevolmente gli ex concili riguardo agli errori dei loro tempi.
Sostanzialmente Kwasniewski, nell'ipotesi del Sillabo, condivide la posizione da sempre tenuta [vedi] da mons. Schneider [il quale ribadisce argomentando chiaramente qui]. Stralcio:
[inizio citazione Schneider] - Il discorso di “aprire le finestre” prima e durante il Concilio era una sorta di illusione e una causa di confusione. Da queste parole, molta gente ha avuto l’impressione che lo spirito di un mondo non credente e materialista, che era già evidente in quei tempi, poteva trasmettere alcuni valori positivi per la vita della Chiesa. Invece, le autorità della Chiesa in quei tempi avrebbero dovuto dichiarare espressamente il vero significato delle parole “aprire le finestre”, che consiste nell’aprire la vita della Chiesa all’aria fresca della bellezza e della chiarezza inequivocabile delle verità divine, ai tesori di santità sempre giovane, alle luci soprannaturali dello Spirito Santo e dei Santi, ad una liturgia celebrata e vissuta con un senso sempre più soprannaturale, sacro e riverente. Nel corso del tempo, durante l’era postconciliare, il portone aperto parzialmente ha lasciato spazio ad un disastro che ha provocato danni enormi alla dottrina, alla morale e alla liturgia. Oggi, le acque di inondazione che sono entrate stanno raggiungendo livelli pericolosi. Ora stiamo vivendo l’apice del disastro.
Oggi il velo è stato sollevato ed il modernismo ha rivelato il suo vero volto, che consiste nel tradimento di Cristo e nel diventare amico del mondo, adottando allo stesso tempo il suo modo di pensare. Una volta terminata la crisi nella Chiesa, il Magistero della Chiesa avrà il compito di respingere formalmente tutti i fenomeni negativi, presenti nella vita della Chiesa negli ultimi decenni. La Chiesa lo farà, perché è divina. Lo farà con precisione e correggerà gli errori che si sono accumulati, iniziando con alcune espressioni ambigue nei testi del Concilio Vaticano II stesso. [fine cit. Schneider]
Mons. Viganò aveva successivamente precisato [qui]:
Il solo fatto che il Vaticano II sia suscettibile di correzione dovrebbe essere sufficiente a decretarne l’oblio, una volta fatta chiarezza sugli errori più evidenti. Non a caso il prof. Pasqualucci lo definisce conciliabolo, al pari di quello di Pistoia, il quale meritò una condanna globale, oltre alla confutazione dei singoli errori in esso formulati. Faccio mia questa sua frase: «Dopo averne messo bene in evidenza le nefandezze procedurali e gli errori contro la fede sparsi nei documenti, un Papa può benissimo cassare l’intero Concilio, “confermando così nella fede i suoi fratelli”, finalmente. Ciò rientrerebbe perfettamente nella sua summa potestas iurisdictionis su tutta la Chiesa, iure divino. Il Concilio non è superiore al Papa. Se il Concilio ha deviato dalla fede, il Papa ha il potere di invalidarlo. Anzi, è un suo dovere».
Poi sono intervenute le affermazioni sul pentimento, che stralcio dalle risposte di Mons. Viganò in un'intervista a Phil Lawler su Catholic Culture [qui]
[inizio citazioni Viganò] - "la soluzione a mio parere, risiede prima tutto in un atto di umiltà che ognuno di noi, a partire dalla gerarchia ecclesiastica e dal Papa, deve porre: riconoscere l'infiltrazione del nemico all'interno della Chiesa, l'occupazione sistematica di posizioni chiave nella Curia romana, nei seminari e nelle università, la cospirazione di un gruppo di ribelli - tra cui, in prima linea, la deviata Compagnia di Gesù - che è riuscito a dare l'apparenza di legittimità e legalità a un atto sovversivo e rivoluzionario. Dobbiamo anche riconoscere l'insufficienza della risposta dei buoni, l'ingenuità di molti, la paura degli altri, l'interesse di coloro che, attraverso questa trama, potrebbero aver guadagnato un certo vantaggio".
Fondamentalmente, Mons. Viganò vuole un atto di pentimento:
"Di fronte alla tripla negazione di Cristo nella corte del sommo sacerdote, Pietro 'flevit amare', pianse amaramente. La tradizione ci dice che il Principe degli Apostoli aveva due solchi sulle guance a causa delle lacrime versate abbondantemente nel resto della sua vita, pentendosi del suo tradimento. Spetterà a uno dei suoi successori, il Vicario di Cristo, nella pienezza del suo potere apostolico, raccogliere il filo della Tradizione dove è stato tagliato. Non sarà una sconfitta, ma un atto di verità, umiltà e coraggio".
In un successivo importante intervento ben argomentato [qui] Viganò conclude:
Concludo con una richiesta a quanti stanno proficuamente intervenendo nel dibattito sul Concilio: vorrei che cercassimo anzitutto di proclamare a tutti gli uomini la Verità salvifica, poiché da ciò dipende la loro e la nostra salvezza eterna; e che solo secondariamente ci occupassimo delle implicazioni canoniche e giuridiche poste dal Vaticano II: anathema sit o damnatio memoriae, cambia poco. Se davvero il Concilio non ha cambiato nulla della nostra Fede, prendiamo in mano il Catechismo di San Pio X, torniamo al Messale di San Pio V, rimaniamo dinanzi al Tabernacolo, non disertiamo il Confessionale, pratichiamo con spirito di riparazione la penitenza e la mortificazione. Da qui scaturisce l’eterna giovinezza dello Spirito. E soprattutto: facciamo in modo che a quel che predichiamo diano solida e coerente testimonianza le nostre opere. [fine citazioni Viganò]
Continua Kwasnieski:
E Viganò, proprio come ha fatto nel mettere in luce la complicità col male del Vaticano e di gran parte della gerarchia nel caso di Theodore McCarrick, così ha acceso una luce brillante anche sui mali dottrinali e liturgici che affliggono la Chiesa a causa degli orientamenti, delle decisioni e dei testi del Concilio. Deve essere preso sul serio. Non è più sufficiente indicare alcune cose belle che il Vaticano II ha detto, o alcune cose buone accadute nell'ultimo mezzo secolo. Lo sappiamo già. È anche più che sciocco a questo punto dire: "Sai, la Chiesa non era perfetta prima del Concilio", come se qualcuno affermasse che lo era.
La maggior parte di coloro che hanno "risposto" a Viganò hanno, a vari livelli, hanno sorvolato sulle domande più importanti. È come se fossero arrivati ​​molto tardi a una festa in cui è in corso da molto tempo una conversazione approfondita - in questo caso, da quando Il cavallo di Troia nella città di Dio di Dietrich von Hildebrand e Iota Unum di Romano Amerio, fino alla Fenice delle ceneri di Henry Sire e al Concilio Vaticano II: una storia non scritta di Roberto de Mattei - e si sono scatenati in osservazioni già riprese e smontate ore prima. Dopo una pausa imbarazzante, la conversazione riprende tra partecipanti seri, mentre i normalizzatori si allontanano per un cocktail, sentendosi soddisfatti di aver "fatto il punto". Ahimè, il punto era del tutto irrilevante; non ha fatto avanzare la discussione, l'ha semplicemente interrotta.
Ciò è molto vero e riscontrabile anche qui da noi. Al momento abbiamo presente una sola risposta indiretta a mons. Viganò, nel flebile tentativo di difesa del concilio di Sergio Centofanti, vicedirettore del Dicastero per la Comunicazione, in un articolo pubblicato il 22 giugno su Vatican News, intitolato " Lo sviluppo della dottrina è fedeltà nella novità " [qui]. Di fatto Centofanti risponde a Viganò senza nominarlo. Non a caso l'agenzia svizzera cath.ch il 23 giugno: "la Santa Sede reagisce alle critiche formulate contro il Concilio Vaticano II da Mons. Carlo Viganò, ex nunzio negli Stati Uniti". Ma non pare certo una reazione convincente e significativa. Tra l'altro Centofanti dichiara:
"Alcune critiche di carattere dottrinale all’attuale pontificato stanno mostrando una graduale ma sempre più netta presa di distanza dal Concilio Vaticano II. Non da una certa interpretazione di alcuni testi, ma dai testi conciliari stessi. Alcune letture che insistono nel contrapporre Papa Francesco ai suoi immediati predecessori finiscono così per criticare apertamente anche san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI o comunque fanno passare sotto silenzio alcuni aspetti fondamentali del loro ministero che rappresentano evidenti sviluppi dell’ultimo Concilio".
Centofanti fa il paio con coloro che considerano ogni critica all'attuale pontificato, per quanto rispettosa e motivata, come 'attacchi' alla persona del papa. Se si documentasse meglio potrebbe comprendere che le critiche non sono attacchi e, oltre a parole e atti di Bergoglio, si riferiscono all'insegnamento conciliare e postconciliare conseguente e non al magistero antecedente o successivo alla sua elezione.
Quella di Centofanti è una difesa che la FSSPX [qui] definisce più retorica che teologica e che dunque è ben lontana dal chiudere il dibattito; anzi lo richiede e addirittura lo esige. Un dibattito dottrinale che, secondo la Fraternità, dovrebbe svolgersi con la Congregazione per la Dottrina della Fede e non con il Dicastero per la Comunicazione.

Conclude Kwasniewski:
Ciò che non può essere negato da alcuna valutazione obiettiva è che, tra il 1962 e il 1965, si è verificato un "cambio di paradigma" in relazione al rapporto intimo tra identità, continuità, tradizione e cultura, dissociati in termini radicalmente non cattolici e radicalmente instabili.

Proprio alla fine di questo articolo, la mia attenzione è stata attratta da “Il Vaticano II e il Calvario della Chiesa ” di Stefano M. Lanzetta (Catholic Family News, 3 agosto) [è in corso la traduzione, lo pubblicherò a breve -ndT]. Lo consiglio vivamente come uno dei migliori interventi in questo dibattito ancora da pubblicare: un esempio di tipo di intervento, di trattazione equilibrata e profondità di pensiero, richieste dalla gravità del soggetto.
[Traduzione e osservazioni: Maria Guarini]
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1. Vamik D. Volkan è un professore emerito di Psichiatria presso l' Università della Virginia. Per "chosen trauma" si intende la rappresentazione mentale condivisa di un grande trauma ancestrale subìto da un gruppo di persone. La sua ricerca si concentra sull'applicazione del pensiero psicoanalitico tra paesi e culture, il lutto individuale e sociale, trasmissioni transgenerazionali di trauma e l'approccio terapeutico a stati mentali primitivi - ndT.

19 commenti:

Anonimo ha detto...

Un semplice ma importante consiglio liturgico
La Congregazione per la Dottrina della Fede ha stabilito che il Battesimo ricevuto in forme anche lievemente differenti e "creative" in rapporto al rito ufficiale non è valido e va ripetuto.
Ho letto che una madre si chiedeva, giustamente preoccupata, come si potesse fare a saperlo prima di far fare il battesimo a sacerdoti "creativi".
Possiamo rispondere a questa madre che vi è un sistema infallibile: il Rito Romano antico.
E tutto è risolto. E non solo: il bambino riceve anche protezioni esorcistiche che nel rito nuovo sono state ovviamente tolte.
Basti fare questa semplice, ma illuminante, considerazione: nel rito nuovo, il battesimo è sempre unito alla Messa. Perché? Perché altrimenti durerebbe pochi minuti in tutto. Nel Rito Romano antico non vi è Messa. Perché? Perché il rito stesso del battesimo è talmente ricco di grazie, di simbolismi, di esorcismi, di preghiere, che da solo dura quanto una Messa.
Non sto affermando, sia chiaro, che il battesimo con il rito nuovo non sia in sé valido. Sto solo dicendo come stanno le cose e basta. E dando un consiglio spassionato e importante.
Ricordiamo che dal battesimo dipende la salvezza eterna, l'essere cattolici e figli della Chiesa, uniti a Cristo nella comunione dei santi.
Poi ognuno faccia come vuole. (MV)

Anonimo ha detto...

La verità viene alla luce.Si tratta ora di prendere il toro x le corna e rimandarlo da dove è venuto.

Anonimo ha detto...

Il Vaticano mette in riga i preti che danno il Battesimo "creativo" subito dopo avergli imposto l'Eucarestia "creativa" (nelle mani e pure, se vogliono, ai divorziati).
Insomma: la schizofrenia regna sovrana.
Martino Mora

mic ha detto...

Mons. Viganò appare più incisivo rispetto al Sillabo quando dice:
"Spetterà a uno dei suoi successori [di Pietro], il Vicario di Cristo, nella pienezza del suo potere apostolico, raccogliere il filo della Tradizione dove è stato tagliato. Non sarà una sconfitta, ma un atto di verità, umiltà e coraggio".

Significa consapevolezza che c'è stato un taglio che va sanato. E non basterà riaffermare la verità ma sarà necessario condannare l'errore, interrompendo la nefasta deriva del "vietato vietare" e del valore della testimonianza separato da quello dell'annuncio...
Piuttosto il discordo degli errori già presenti prima del concilio, va ripreso perché appare la possibilità che alcuni bachi siano già presenti nel magistero precedente. È un discorso da riprendere per andare in profondità alle radici della terribile crisi...

Da Fb ha detto...

Autunno 2020. Cambiamenti epocali davanti a noi.

Non ci saranno elezioni politiche in Autunno perché così vogliono i potenti, il cambiamento globale del paradigma politico sociale deve continuare, lo vuole la massoneria anticristica e gnostica.

Non ci sarà ulcun cambiamento ad opera del Garante Istituzionale perché è giocatore non arbitro.

Non ci sarà alcuna rivoluzione di popolo perché il popolo italiano è lobotomizzato da un sistema mass mediatico che lavora quotidianamente da 50 anni alla creazione della cultura di morte, finalizzata a mantenere lo stesso blocco di potere.

Non ci sarà alcun cambiamento ad opera delle opposizioni perché esse sono tenute al guinzaglio dal potere politico transnazionale, dal potere giudiziario, dal potere culturale, dal potere economico e dal potere massmediatico ed alcune di esse sono parte del problema.

Non ci sarà alcun cambiamento ad opera delle minoranze creative cattoliche e non, in quanto limitate nella forza, prive di organizzazione, prive di leadership, prive di sostegno da un solo potere reale.

Non ci sarà alcun cambiamento ad opere delle forze militari in quanto adeguate al mondo politico e al blocco di potere.

Non ci sarà alcun cambiamento ad opera dell'Europa perché l'Europa non esiste.

L'unico fattore destabilizzante arriverà da Washington se verrà confermato Trump, diversamente andrà tutto molto peggio.

Se il potere temporale è profondamente anticristico e la Chiesa (tutta la Chiesa laici compresi) non fa da argine al male o non lo fa con la chiarezza e la forza necessaria, il popolo soffrirà.

Confido in Dio, la Storia della Chiesa e del Popolo Cattolico e Cristiano e sempre stata legata al rapporto con il potere temporale.

" Ecco cosa accadde, dalla Breve storia della Chiesa di August Franzen: «Papa Urbano II (1088-1099) indirizzò, nel 1095, nei sinodi di Piacenza e di Clermont, un appassionato appello alla cristianità latina, che risvegliò enormi energie. La grande idea religiosa, superando ogni confine nazionale, unì insieme tutti i popoli dell’Occidente cristiano, che si allearono per venire in aiuto dei cristiani orientali e per strappare all’islam il Paese dove Cristo aveva vissuto e aveva diffuso il suo messaggio di salvezza. Con un grido ardente, DEUS VULT (Dio lo vuole), il Papa trascinò con sé i cristiani e si mise egli stesso a capo del movimento»"

Anonimo ha detto...


Non ci sarà questo, non ci sarà quest'altro...
Si sputano sentenze, si fanno profezie in serie...
Calma e sangue freddo, no?
Le Crociate suscitarono all'inizio grandi entusiasmi ma
non erano amate dai bizantini e furono spesso organizzate
in modo sgangherato.

Anonimo ha detto...

https://www.youtube.com/watch?v=_AYiuKj5-DY

Alessandro Meluzzi: "Se la chiesa diventa una ONG muore"

Anonimo ha detto...

SABATO 8 AGOSTO

"Glorioso S. Domenico,
che riceveste dalle stesse mani della Vergine il Rosario e diffondeste in tutto il mondo, secondo la sua raccomandazione, la devozione efficacissima del Rosario che operò fin dal suo principio innumerevoli prodigi, otteneteci di essere sempre,
a vostra imitazione, ferventi devoti di Maria SS. e specialmente del suo Rosario,
da Lei stessa chiamato:
“Lo strumento più adatto per confondere gli eretici, per consolidare la fede, per togliere gli scandali, per promuovere le virtù, per meritare la divina misericordia, per sostenere e difendere la S. Chiesa”
Amen!

Anonimo ha detto...

Dalla «Storia dell’Ordine dei Predicatori»
(Libellus de Principiis O.P.; Acta canoniz. sancti Dominici;
Monumenta O.P. Mist. 16, Romæ 1935, pp. 30 ss., 146-147)

O parlava con Dio, o parlava di Dio

Domenico era dotato di grande santità ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Bastava vederlo per rendersi conto di essere di fronte a un privilegiato della grazia.
V’era in lui un’ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell’uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell’aspetto.
Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. Di notte nessuno era più assiduo e più impegnato nel vegliare e pregare.
Era assai parco di parole e, se apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio. Questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli.
La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente alla salvezza degli uomini. Riteneva infatti di poter arrivare a essere membro perfetto del corpo di Cristo solo qualora si fosse dedicato totalmente e con tutte le forze a conquistare anime. Voleva imitare in ciò il Salvatore, offertosi tutto per la nostra salvezza.
A questo fine, ispirato da Dio, fondò l’Ordine dei Frati Predicatori, attuando un progetto provvidenziale da lungo accarezzato.
Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l’Antico e il Nuovo Testamento. Portava continuamente con sé il vangelo di Matteo e le lettere di san Paolo, e meditava così lungamente queste ultime da arrivare a saperle quasi a memoria.
Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiutò, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Conservò illibato sino alla fine lo splendore della sua verginità.
Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo. Gregorio IX ebbe a dire di lui: «Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non v’è dubbio che egli in cielo sia associato alla loro gloria».

mic ha detto...

https://fsspx.news/it/news-events/news/il-cardinal-sch%C3%B6nborn-lapostasia-fa-parte-della-libert%C3%A0-religiosa-59619

Per il cardinal Schönborn, l'apostasia fa parte della libertà religiosa

Anonimo ha detto...

Questa gente alla Schonborn e Bergoglio può in verità essere valutata come cristiana? ..si tratta di riprendere velicemente il filo là dove fu troncato ....prima che sia tardi,troppo tardi. MA necessita individuare il punto...preparato a priori ed esplicato a posteriori ma il punto deve esistere...

Anonimo ha detto...

Passo in avanti per la cultura della morte: con la dotazione di pillole consegnate in ospedale si potrà abortire farmacologicamente. Il ministro della "Salute" Roberto "Speranza", su Twitter, comunica che nelle nuove linee guide sarà previsto l'aborto farmacologico in day hospital, fino alla nona settimana di gravidanza. "Se Dio non esiste - diceva Dostoevskij - tutto è permesso".

Anonimo ha detto...

Coloro che rimangono nel silenzio, sono responsabili.
(Edith Stein)

Oggi più che mai!

Anonimo ha detto...

Falsi ecclesiastici, commedianti o utopisti incalliti, ma non cattolici né cristiani, questo è certo...

Bruno ha detto...

Buongiorno,
volevo soltanto segnalare che l'articolo di padre Serafino Maria Lanzetta di cui si parla in coda all'articolo, come risulta dalla nota dell'editore alla versione inglese ivi riferita, è già presente in versione italiana qui. Pare, anzi, che quella italiana sia la versione originale.
Grazie

Anonimo ha detto...

Le Razze, Le Religioni, I Partiti Politici, I Ricchi E I Poveri, La Destra e La Sinistra, I Grassi e I Magri, Gli Eleganti e I Pezzenti...
Non rientrano nel SECONDO COMANDAMENTO DELLA CARITA'? che recita:

AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO.

Dove il PRIMO COMANDAMENTO DELLA CARITA' recita:

AMERAI IL SIGNORE TUO DIO CON TUTTO IL TUO CUORE, CON TUTTA LA TUA ANIMA E CON TUTTA LA TUA MENTE.

N. B. Bisogna oggi solo intendersi sulla parola amore, che i Cristiani intendono come donazione e sacrificio di sé.
Mentre il mondo intende con amore la goduria e la corruzione, la compera, la manipolazione degli altri.

Anonimo ha detto...

Le regole generali, come i comandamenti, lasciano grandissimo spazio alla libertà individuale, quindi agli ostacoli ed ai punti di forza interiori di ciascuno.
Più le regole scendono nel particolare più ammettono che una formazione morale al popolo non è stata data, non è stata affinata, non è stato trasmesso 'un criterio' duttile capace di valutare situazioni e fatti pur diversi tra loro ma, che contengono la stessa imperfezione, lo stesso tipo di errore.
L'aver voluto, il voler ora cancellare il Cristianesimo, che è più sintetico e puntuale ad un tempo di quanto la Sacra Scrittura non lo sia nell'Antico Testamento, ha privato il famoso 'popolo di Dio' sia dell'esame particolare e vario dell'A.T., sia dell'esame sintetico, sì sì, no no, del N.T. lasciando ogni popolo senza saper e potere districarsi nella vita vera e in balia degli imbonitori della finanza internazionale.
La scomparsa ormai quasi completata del Cristianesimo Cattolico, sta privando, priva, priverà tutte le genti del mondo perfino dell'eco lontana della PAROLA di DIO ma...questa sarà la rovina non solo per gli umili, ma anche per i superbi superuomini, pretesi creatori, in proprio, del mondo nuovo, migliore e futuro, mai sazi, mai fermi, in moto ansiogeno perpetuo.

mic ha detto...

Ringrazio di cuore Bruno, Ho pubblicato!

Aloisius ha detto...

Ha ragione Shonborn, ma più che far parte della libertà religiosa, l'apostasia è la conseguenza della libertà religiosa.
La libertà religiosa è stata sancita e accolta solennemente dal CVII.
Ne consegue che quest'ultimo ha generato apostasia.
E i fatti lo dimostrano