domenica 9 agosto 2020

Rispettose osservazioni alla replica di S. Em. il cardinale Zen, se lui lo permette

Avevo ripreso e commentato qui recenti affermazioni del cardinale Zen Ze-kiun sul Concilio. Le stesse affermazioni sono state oggetto di un intervento del prof. De Mattei cui è seguito un ulteriore dibattito col Cardinale, ripreso qui. Nell'alveo dell'intero dibattito vuole inserirsi la replica che segue, nella quale ho integrato un commento di Paolo Pasqualucci con mie considerazioni in tema.

Rispettose osservazioni alla replica di S. Em. il cardinale Zen, se lui lo permette
di Paolo Pasqualucci e Maria Guarini

Abbiamo tutti grande rispetto per il cardinale Zen, che ha dimostrato un coraggio esemplare nel lottare contro l'implacabile regime comunista cinese e non ha esitato ad affrontare l'impopolarità all'interno della Gerarchia, criticando il pontefice regnante per la sua errata Ostpolitik asiatica.
A maggior ragione dispiace vedere come un uomo del valore del cardinale Zen non si renda conto del problema rappresentato dal Concilio, della devastazione che esso ha prodotto.
In sostanza egli non riconosce il fatto che il Vaticano II rappresenti una rottura definitiva con il precedente insegnamento e con l’autorità della Chiesa secondo l'interpretazione della cosiddetta “ermeneutica della rottura” [approfondimenti qui], affermando che certe interpretazioni sono estranee alla natura di un Concilio ecumenico.
Il cardinale sostiene la tesi dell'infallibilità del concilio. Ma la promulgazione di un Concilio ecumenico volutamente pastorale, che proprio in quanto tale dichiaratamente non ha voluto dotarsi del carisma dell’infallibilità che invece è intrinseco ad un Concilio ecumenico dal taglio dogmatico, non può sanare di per sé proposizioni difformi dall'immutabile Deposito della Fede contenute in qualche suo documento. Cosa che comunque la sua impostazione non gli fa neppure prendere in considerazione.

Nel novero delle varie posizioni che si vanno evidenziando, quella del cardinale Zen si inquadra nelle risposte motivate dal desiderio di "salvare la faccia ecclesiale" piuttosto diffuse. Sostanzialmente il cardinale, oltre ad essere un pastore di retta dottrina, difende coraggiosamente i cattolici cinesi e si oppone alla gerarchia ecclesiastica compromessa con le autorità comuniste. Appare dunque contraddittoria la sua difesa del Concilio che è alla base dell'attuale politica Sino-Vaticana, dal momento che è proprio la "libertà religiosa" di conio conciliare che giustifica il riavvicinamento con la Chiesa patriottica, che è quella di stato.

Quanto il cardinale afferma [a partire da qui] può esser preso in considerazione in teoria; ma di fatto il concilio - proclamandosi 'pastorale' sotto l'egida dell'aggiornamento operato attraverso la prassi - pur se proclama la continuità con la dottrina millenaria, è proprio attraverso la prassi che la altera. E qui il Card. Zen purtroppo (al pari di tutti i normalizzatori) mostra di non aver tenuto conto delle argomentate e articolate analisi del dibattito riaccesosi recentemente. Lo stesso vale per le altre affermazioni, estremamente generiche e apodittiche, che non entrano nel merito delle argomentazioni che respinge, con cui si sono ampiamente mostrate e dimostrate le manipolazioni, i circiterismi, le ambiguità disseminate nei vari documenti che, già in nuce (fessure allora, voragini oggi), hanno alterato in senso ereticale l’impostazione originaria dell'Assise conciliare.

Solo dopo il pastorale Vaticano II c'è stato un tale tracollo nella Chiesa. Solo colpa della cattiva applicazione delle "riforme" promosse da quel Concilio? Se i Papi, in tutti questi anni, non sono riusciti a raddrizzare la cattiva interpretazione del Concilio ed anzi la promuovono essi stessi, con Bergoglio per esempio, un motivo ci dovrà pur essere. E dove andarlo a cercare, se non nei testi del Concilio e anche nella ricostruzione esatta di ciò che è avvenuto al Concilio, quando schemi ortodossi preparati in tre anni di duro lavoro dalla Curia furono buttati a mare da una fronda, ben identificata, con la complicità di Giovanni XXIII, per sostituirli appunto con quelli ambigui, lacunosi e non privi di errori, confluiti attraverso i suoi documenti, all'origine delle presenti nequizie. Così come le applicazioni successive sono avvenute ad opera dagli stessi, che di quella fronda facevano parte, dalle loro posizioni gerarchicamente strategiche.

Il cardinale Zen con l'onestà e la parresia che lo contraddistinguono afferma di non aver fatto studi particolari sul Concilio. Giustamente, era impegnato in un'opera ben più difficile e vitale, nelle fauci del Drago comunista.

Vorremmo allora rispettosamente chiedergli: Eminenza, se Le è possibile, approfondisca ora la sua conoscenza dei testi del Concilio e della letteratura critica valida sul Concilio.

Lei ha citato a difesa del Concilio l'Allocuzione di apertura1 di Giovanni XXIII. Quel Papa disse, nella versione latina ufficiale, ora in vatican.va: "Occorre che questa dottrina certa ed immutabile alla quale si deve prestare un fedele ossequio, venga approfondita ed esposta in quel modo che i tempi richiedono". Ma nella versione italiana dello OR, confermata poi a voce da Roncalli: "anche questa [la dottrina] però studiata ed esposta attraverso le forme dell'indagine e della formulazione letteraria del pensiero moderno". Uguale la versione francese. Formulazione ambigua, che può intendersi nel senso di una attenzione rivolta alla capacità di comprensione degli uditori oppure di un allineamento alla forme culturali dominanti dell'Occidente.

All'interno della Chiesa già circolavano le « false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica » (Pio XII, Humani generis, 1950). Ci si era accorti che questi ultimi pericoli non erano illusori, ed erano presenti in tutti i campi della vita ecclesiale, nelle dottrine come nelle prassi « modernizzatrici » dell'Azione cattolica, dei sindacati, partiti politici, università considerate cattoliche, ormai in via di rapida secolarizzazione. Di tutto ciò molti erano consapevoli nel 1962, così come si sapeva con cognizione di causa che questo stato di cose in effetti veniva da molto lontano nel passato.

Nella Gaudet Mater Ecclesia, la missione attribuita al concilio era offrire risposte adeguate alle angosce nate da questa situazione, ma anche discernere le aspirazioni positive e dar loro una risposta in una formulazione appropriata. Tale era la ragion d'essere del carattere essenzialmente pratico di questo concilio, indicato con l'aggettivo « pastorale » ufficialmente attribuitogli. Giovanni XXIII era stato chiarissimo a questo riguardo : non si trattava di «discutere di alcuni capitoli fondamentali della dottrina della Chiesa, e dunque di ripetere con maggiore ampiezza ciò che Padri e teologi antichi e moderni hanno già detto», bensì di operare un aggiornamento (è uno dei significati della parola aggiornamento ripetuta così di frequente), un adattamento pedagogico. [vedi]

Ribadì poi che la Chiesa non avrebbe condannato gli errori, agendo con la sola misericordia. Disse che gli uomini del suo tempo già li condannavano gli errori, avendo scoperto il grande valore della dignità umana. Eminenza, ci rendiamo conto? Proprio allora la pillola anticoncezionale veniva distribuita nella farmacie americane, mentre i best-sellers delle femministe americane incitavano, ora che c'era la "pillola", tutte le donne a divertirsi, finalmente. Stava cominciando la Rivoluzione Sessuale, che ora ci sta distruggendo, ma Giovanni XXIII non se ne era accorto! Aveva lasciato buttare a mare quegli schemi nei quali l'edonismo di massa nascente in Occidente veniva già individuato e condannato!

Perché questa intenzione pastorale non ha mai dato frutti? Perché tanti sforzi dispiegati non hanno permesso di trovare i mezzi per elaborare un modello rinnovato di comprensione della modernità, e dare un impulso decisivo ad una rinascita della cultura cristiana tale da imporre rispetto?
Se non si riconosce che c'è stato un taglio che va sanato, come si potrà uscire dalla crisi dalle molte facce e su tutti i fronti? E non basterà riaffermare la verità ma sarà necessario condannare l'errore, interrompendo la nefasta deriva del "vietato vietare" e del valore della testimonianza separato da quello, ineludibile, dell'annuncio contrabbandato per proselitismo nel suo senso deteriore.

Ma se il Papa non condanna gli errori del Secolo, difendendo così il Deposito e i semplici fedeli, non viene meno al suo dovere di Vicario di Cristo in terra? 
Come notò R. Amerio, anche la condanna dell'errore, per salvare l'errante, è opera di misericordia.
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1. L'Allocuzione di apertura del concilio contiene i prodromi di quanto era già penetrato nella Chiesa attraverso il modernismo che diversi elementi confermano appartenere alle corde di colui che, forse non a caso, scelse il nome dell'ultimo papa conciliarista, Baldassarre Cossa, (papa negli anni 1410-1415) con una legittimità sospetta, che lo fece inserire tra gli antipapi (Giovanni XXIII), noto come esponente del cosiddetto movimento conciliare, una corrente che considerava il papa inferiore alla Chiesa universale ed anche all'autorità di un concilio.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo è lo stile con cui dovrebbero essere condotti tutti i dibattiti, concilio o non concilio...
Gianni T.B.

Anonimo ha detto...

chiedo conferma su una notizia di questi giorni: sta venendo di moda da circa 10 mesi la inaudita creatività di alcuni sacerdoti che nel Battesimo usano la seguente formula "collettiva" ad es.: "A nome dei genitori, del padrino e della madrina, di tutta la comunità ecc...NOI TI BATTEZZIAMO NEL NOME DEL PADRE etc." Pare che sia intervenuta la CdF dichiarandola invalida. Ma tutti quei battesimi si dovranno rifare ?
http://www.settimananews.it/liturgia/noi-ti-battezziamo-formula-invalida/

Anonimo ha detto...


Ma tutti quei battesimi si dovranno rifare?

Bisognerebbe sentire l'opinione di un teologo, esperto in materia.

Anonimo ha detto...

A questo punto, sì. Si rifanno i Battesimi. Nella formula del Battesimo dall'anno x vi furono imprecisioni quindi ogni sabato mattina dalle ore 8 alle 12 sarà possibile prenotarsi per ripetere il Sacramento.

Anonimo ha detto...

Sacramenti invalidi x la cdf che stavolta non erra di certo....altro frutto dell'albero concilio di Rincalli dal nome dell'antipapa Cossa ...non a caso....Il linguaggio della Chiesa sta nel vostro parlare Guarini e Pasqualucci.

Anonimo ha detto...

Dalla recente nota della Dottrina della fede (sembra più cattolica di quanto non si pensasse)

«Recentemente vi sono state celebrazioni del Sacramento del Battesimo amministrato con le parole: “A nome del papà e della mamma, del padrino e della madrina, dei nonni, dei familiari, degli amici, a nome della comunità noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”», tanta è la fantasia e la disobbedienza degli uomini. Le ragioni addotte per l’utilizzo di questa formula “familiare” poggerebbero sulla volontà di «sottolineare il valore comunitario del Battesimo, per esprimere la partecipazione della famiglia e dei presenti e per evitare l’idea della concentrazione di un potere sacrale nel sacerdote a discapito dei genitori e della comunità, che la formula presente nel Rituale Romano veicolerebbe».

La Nota denuncia che dietro queste «discutibili motivazioni di ordine pastorale» si nasconde di fatto «un’antica tentazione di sostituire la formula consegnata dalla Tradizione con altri testi giudicati più idonei». Si tratta di fatto di quel “secondo me”, che da decenni sta invadendo il mondo della liturgia, della fede e della morale, finendo inevitabilmente per disintegrare l’unità della Chiesa. In una nota a piè di pagina, il documento denuncia proprio una «deriva soggettivistica e una volontà manipolatrice», e indica il modo corretto di intendere e vivere la liturgia, richiamando un incisivo testo tratto dall’Introduzione alla preghiera di Romano Guardini: «[il credente] deve aprirsi a un altro impulso, di più possente e profonda origine, venuto dal cuore della Chiesa che batte attraverso i secoli. Qui non conta ciò che personalmente gli piace o in quel momento gli sembra desiderabile…».

Non solo il fedele o il sacerdote non possono imporre la propria convinzione o gusto personale nella liturgia e nella celebrazione dei Sacramenti, ma persino la Chiesa stessa «sebbene sia costituita dallo Spirito Santo interprete della Parola di Dio e possa in una certa misura determinare i riti che esprimono la grazia sacramentale offerta da Cristo, non dispone dei fondamenti stessi del suo esistere: la Parola di Dio e i gesti salvifici di Cristo». Perché la Chiesa è la Sposa di Cristo, non la sua padrona, e a Cristo dev’essere fedele. «Risulta pertanto comprensibile come nel corso dei secoli la Chiesa abbia custodito con cura la forma celebrativa dei Sacramenti, soprattutto in quegli elementi che la Scrittura attesta e che permettono di riconoscere con assoluta evidenza il gesto di Cristo nell’azione rituale della Chiesa». La formula del Battesimo è uno di questi elementi, e lo stesso si deve dire dell’ordinazione esclusiva di persone di sesso maschile o dell’indissolubilità del sacramento del matrimonio. La Chiesa non può cambiare, e perciò non vuole, per fedeltà a Cristo. Richiamando la profonda unità tra il Concilio di Trento (che evidentemente è ancora valido...) e il Vaticano II, la Nota ribadisce «l’assoluta indisponibilità del settenario sacramentale all’azione della Chiesa. I Sacramenti, infatti, in quanto istituiti da Gesù Cristo, sono affidati alla Chiesa perché siano da essa custoditi». Custoditi e non stravolti.

Anonimo ha detto...

Lette queste osservazioni, qualcosa non mi tornava. Cosa? Lì per lì non mi è stato chiaro. Ma la notte porta consiglio. Le osservazioni sarebbero dovute essere scisse in pubbliche, riguardanti il CVII e in private, riguardanti quello dovrebbe aver fatto o dovrebbe fare e quello che non dovrebbe aver fatto o non dovrebbe fare il Cardinale Zen.

Non è il Cardinale Zen a dover permettere le osservazioni, siete voi che vi siete permessi di fare osservazioni mischiate pubbliche e private che avrebbero dovuto appunto avere l'aspetto rivolto a tutti, quindi pubblicate e l'aspetto rivolto al Cardinale personalmente, quindi spedite per posta normale e/o elettronica.

Quando il Signore Gesù Cristo ne tratta in Matteo 18:15-18 così è scritto:
"...15 Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. 18 In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo..."

Con il Cardinale Zen siamo entro entro il primissimo caso del "...và e ammoniscilo fra te e lui solo..." Sarà il Cardinale, quando vorrà e lo riterrà opportuno, rispondere pubblicamente, citando passaggi o la lettera privata completa.

Qualche buon Cardinale oltre il Cardinale Zen, certamente è ancora in vita ed opera
discretamente con tutte le sue forze, cerchiamo di far loro capire che siamo ben consapevoli che l'errore personale si innesta anche negli errori del proprio tempo e del proprio ambiente. Insomma nel rigore sacrosanto che la situazione richiede cerchiamo di avere ogni cura verso quelli che sono stati e sono i nostri campioni.

Anonimo ha detto...


La sentenza che ribadisce la retta dottrina sul Battesimo, un raggio di luce nelle tenebre...

Quest'idea sbagliata che sia il soggetto comunitario a battezzarti, il Noi del "popolo di Dio", quando è invece Cristo NS a farlo attraverso la persona del sacerdote, non fa il pari con l'altra idea che si è diffusa, sempre sbagliata, e cioè che sia il Noi del Popolo di Dio a celebrare la S. Messa con il sacerdote, che si limiterebbe a "presiedere" la "sinassi eucaristica", onde la s. Messa viene ormai intesa, dai più, come un rito comunitario nel quale il Popolo di Dio celebra soprattutto la Risurrezione di Nostro Signore? Una celebrazione collettiva all'insegna della gioia, cui possono partecipare tutti i membri delle altre religioni?
Ed infine l'idea sempre sbagliata, che questo Noi del Popolo di Dio, che sarebbe poi la Chiesa (K. Rahner), entrerebbe tutto nel Regno di Dio, appena morto ognun se ne andrebbe "alla Casa del Padre", come se non esistesse più il giudizio individuale dopo la morte di ciascuno? Questo sarebbe il grave errore della "salvezza per tutti", garantita a priori, come se l'Inferno e il Purgatorio non esistessero più. Un'eresia spaventosa, a ben vedere.

Finalmente una sentenza, questa sulla validità del Battesimo, che ristabilisce la retta dottrina. Una sentenza dal carattere rivoluzionario, nella presente situazione. Vedremo gli sviluppi. Forse non mancheranno le contestazioni. Papa Francesco ha approvato e non poteva fare diversamente. Ne siamo comunque lieti, tutti, credo.
Per i sedevacantisti, quest'approvazione al ristabilimento della retta dottrina sul Battesimo e i Sacramenti, non dovrebbe considerarsi valida, visto che per loro la Sede è vacante? Non lo dico per far polemiche ma per sottolineare le difficoltà cui porta il sedevacantismo, che in pratica fa sparire la Chiesa visibile.
Senza venir meno al nostro dovere di denunciare gli errori che infestano la Chiesa, da chiunque propalati, preghiamo (continuiamo a pregare) perché cada il velo che attualmente oscura la vista di Papa Francesco, tutto preso dall' ecumenismo deleterio promosso dal Concilio.
PP

Anonimo ha detto...

"Verrà un giorno in cui per la Chiesa l’inchiostro dei suoi scrittori avrà quasi il valore del sangue dei suoi martiri" Tertulliano

mic ha detto...

Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello

Non c'è nessuna colpa da imputare al cardinal Zen. Né pubbliche osservazioni a sue altrettanto pubbliche affermazioni possono essere considerate arbitrarie o confuse con 'accuse'...
È la stessa cosa di quando si critica Bergoglio rispettosamente e con motivazioni desunte dal magistero e ti dicono che 'attacchi' il papa o affibbiano l'etichetta di 'nemico del papa....

Anonimo ha detto...

"...È la stessa cosa di quando si critica Bergoglio..."

Assolutamente no. Bergoglio è recidivo su tutti i fronti e parte pricipale della ghenga 'sfasciachiesa'. Ormai anche le pietre lo stanno gridando. Ne parlano tutti semplici o complessi che siano!

Anonimo ha detto...

"Non c'è nessuna colpa da imputare al cardinal Zen. Né pubbliche osservazioni a sue altrettanto pubbliche affermazioni possono essere considerate arbitrarie o confuse con 'accuse'..."

Si tratta di attenzioni, di gentilezza, di tatto, di riguardo. Come la giri come la metti se ti correggo, oltre la carità spirituale, implicito c'è dell'altro meno nobile che non stiamo qui a sondare.

A parer mio, così avrei fatto e farei. Sarebbe poi rimessa al Cardinale la decisione di rispondere pubblicamente citando anche per intero la lettera.

Infine una questione di forma.

mic ha detto...

Assolutamente no. Bergoglio è recidivo su tutti i fronti e parte pricipale della ghenga 'sfasciachiesa'.

Dovrebbe essere evidente che il mio riferimento fosse incentrato sulla sua reazione e non sulle critiche (ovvio che il cardinale e Bergoglio non sono sullo stesso piano)

Sulla 'forma' insisto: pubbliche sono le affermazioni del card. Zen, così come pubbliche le precedenti repliche di De Mattei. Inoltre -ribadisco- non si tratta di correzione, ma di osservazioni nell'ambito di un dibattito che si spera dia i suoi frutti...

Capisco la sua sensibilità ma credo di aver già fornito ragioni a sufficienza.
E se la piantassimo con queste scaramucce che mi sfiancano inutilmente e distolgono l'attenzione dai punti nevralgici?