Beatissimo Padre,
da più di cinquant’anni la Fraternità San Pio X si sforza per manifestare alla Santa Sede il proprio caso di coscienza davanti ad errori che stanno distruggendo la fede e la morale cattoliche. Purtroppo, ogni discussione intrapresa è stata senza risultato, ogni perplessità espressa senza risposta effettiva.
Da più di cinquant’anni, l’unica soluzione veramente presa in considerazione dalla Santa Sede sembra essere quella delle sanzioni canoniche. Con nostro grande rammarico, ci sembra che il diritto canonico sia dunque utilizzato non per confermare nella fede, ma per allontanare da essa.
Attraverso il testo che segue, la Fraternità San Pio X è lieta di esprimerLe filialmente e sinceramente, nelle circostanze attuali, il proprio attaccamento alla fede cattolica, senza nascondere nulla né a Sua Santità né alla Chiesa universale.
La Fraternità rimette questa semplice Dichiarazione di Fede nelle Sue mani. Essa ci sembra corrispondere al minimo indispensabile per poter essere in comunione con la Chiesa, per professarci cattolici e dunque figli Suoi.
Non abbiamo altro desiderio se non quello di vivere e di essere confermati nella fede cattolica romana.
«E così, rimanendo fondati e saldi nella vera fede cattolica, sforzatevi di essere sempre degni ministri del sacrificio divino e della Chiesa di Dio, che è il Corpo di Cristo. Infatti, come dice l’Apostolo: “Tutto ciò che non procede dalla fede è peccato 1”, scismatico e fuori dell’unità della Chiesa 2.»
DICHIARAZIONE DI FEDE CATTOLICA
Nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo, Sapienza Divina, Verbo Incarnato, che ha voluto una sola religione, che ha reso l’Antica Alleanza caduca per sempre, che ha fondato una sola Chiesa, che ha trionfato su Satana, che ha vinto il mondo, che sarà con noi fino alla fine dei tempi, che tornerà a giudicare i vivi e i morti.
Egli, Immagine perfetta del Padre, Figlio di Dio fatto uomo, è stato costituito unico Redentore e Salvatore del mondo, attraverso l’Incarnazione e attraverso l’offerta volontaria del sacrificio della Croce. Nostro Signore soddisfa la giustizia divina versando il Suo Preziosissimo Sangue e nel Suo Sangue fonda la Nuova ed Eterna Alleanza, abrogando l’Antica. Egli è per conseguenza l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini e l’unica via per giungere al Padre. Solamente chi Lo conosce, conosce il Padre.
Per un decreto divino Maria Santissima è stata associata direttamente e intimamente a tutta l’opera della Redenzione; pertanto, negare questa associazione – nei termini ricevuti dalla Tradizione – significa alterare la nozione stessa di Redenzione tale quale la Divina Provvidenza l’ha voluta.
Esiste una sola fede ed una sola Chiesa attraverso cui possiamo salvarci. Al di fuori della Chiesa Cattolica Romana e senza professare la fede che Essa ha sempre insegnato non c’è salvezza né remissione dei peccati.
Di conseguenza ogni uomo necessita di essere membro della Chiesa Cattolica per salvare la propria anima ed esiste un solo battesimo quale mezzo per essere incorporato ad Essa. Questa necessità tocca tutta l’umanità senza eccezione e quindi include indistintamente cristiani, ebrei, musulmani, pagani, atei.
Il mandato ricevuto dagli Apostoli di predicare il Vangelo a ogni uomo e di convertirlo alla fede cattolica è valido fino alla fine dei tempi e risponde alla necessità più assoluta e più imprescindibile che esista al mondo. «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà condannato 3.» Pertanto, rinunciare a compiere questo mandato rappresenta il delitto più grave contro l’umanità.
La Chiesa Romana è la unica a possedere al contempo le quattro note che caratterizzano la Chiesa fondata da Gesù Cristo: Unità, Santità, Cattolicità, Apostolicità.
La sua Unità deriva essenzialmente dall’adesione di tutti i suoi membri all’unica vera fede, fedelmente custodita, insegnata e trasmessa dalla gerarchia cattolica attraverso i secoli.
La negazione di una sola verità di fede distrugge la fede stessa e rende radicalmente impossibile qualunque tipo di comunione con la Chiesa Cattolica.
L’unica via possibile per ristabilire l’unità tra cristiani di diverse confessioni è l’invito pressante e caritatevole rivolto agli acattolici a professare l’unica vera fede nel seno dell’unica vera Chiesa.
In nessun modo la Chiesa Cattolica può essere considerata o trattata alla pari di un falso culto o di una falsa chiesa.
Il Romano Pontefice, Vicario di Cristo, rappresenta l’unico soggetto che detiene l’autorità suprema su tutta la Chiesa. Solamente Egli attribuisce direttamente agli altri membri della gerarchia cattolica la giurisdizione sulle anime.
«Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire scrupolosamente e per far conoscere fedelmente, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede 4.»
Ad un’unica fede corrisponde un unico culto, espressione somma, autentica e perfetta della fede stessa.
La Santa Messa è la perpetuazione nel tempo del sacrificio della Croce, offerto per molti e rinnovato sull’altare. Quantunque offerto in modo incruento, il Santo Sacrificio della Messa è essenzialmente espiatorio e propiziatorio. Nessun altro culto procura l’adorazione perfetta. Nessun altro culto, che non sia in relazione ad esso, è accetto a Dio. Nessun altro mezzo è sufficiente alla santificazione delle anime.
Pertanto, in nessun modo il Santo Sacrificio della Messa può essere ridotto a una pura commemorazione, a una cena spirituale, a un’assemblea sacra celebrata dal popolo, alla celebrazione del mistero pasquale senza sacrificio, senza soddisfazione della giustizia divina, senza espiazione dei peccati, senza propiziazione, senza Croce.
L’ausilio fornito alle anime attraverso i sacramenti della Chiesa Cattolica è sufficiente in qualunque situazione ed in qualunque momento storico per permettere ai fedeli di vivere in stato di grazia.
La legge morale contenuta nel Decalogo e perfezionata nel Sermone della Montagna è la unica praticabile per ottenere la salvezza delle anime. Ogni altro codice morale, per esempio fondato sul rispetto della creazione o sui diritti della persona umana, è radicalmente insufficiente per santificare e salvare un’anima. In nessun modo può sostituire l’unica vera legge morale.
Sull’esempio di San Giovanni Battista, la vera carità ci obbliga ad ammonire i peccatori e a mai rinunciare a prendere i mezzi necessari per salvare le loro anime.
Chi mangia il corpo di Nostro Signore e beve il Suo sangue trovandosi in stato di peccato, mangia e beve la propria condanna e nessuna autorità può cambiare questa legge contenuta negli insegnamenti paolini e nella Tradizione.
Il peccato impuro contro natura è di tale gravità che grida sempre e in ogni circostanza vendetta al cospetto di Dio ed è radicalmente incompatibile con qualsivoglia forma di amore autentico e cristiano. Pertanto, un tale “modo di vita” in nessun modo può essere riconosciuto come un dono di Dio. Una coppia che pratichi tale vizio deve essere aiutata a liberarsi da esso e in nessun modo può essere benedetta – formalmente o informalmente – dai ministri della Chiesa.
La sottomissione delle istituzioni e delle nazioni come tali all’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo è conseguenza diretta dell’Incarnazione e della Redenzione. Pertanto, la laicità delle istituzioni e delle nazioni rappresenta la negazione implicita della divinità e della regalità universale di Nostro Signore.
La Cristianità non è un semplice fenomeno storico, ma l’unico vero ordine voluto da Dio tra gli uomini.
Non è la Chiesa a doversi conformare al mondo, ma il mondo a dover essere trasformato dalla Chiesa.
In questa fede e in questi principi chiediamo di essere istruiti e confermati da Colui che ha il carisma per farlo. Con l’aiuto di Nostro Signore, preferiamo la morte piuttosto che rinunciarvi. In questa fede immutabile desideriamo vivere e morire, attendendo che essa lasci il posto alla visione diretta dell’immutabile Verità Eterna.
Menzingen, 14 maggio 2026,
nella festa dell’Ascensione di Nostro Signore.
Davide Pagliarani
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1. Rm 14, 23.
2. Pontificale Romano, Ammonizione agli ordinandi al suddiaconato.
3. Mc 16, 16.
4. Pastor Aeternus, cap. 4.

17 commenti:
Given that the Pope ( for whatever “reasons” will not meet privately with the SSPX and its leadership, this Declaration of Faith , an Open Letter as it were for both the Pope and the Catholic world,en masse , seems apropos and timely. Firm but humble it’s really an act of filial charity to one’s father, so to speak…
La FSSPX hs fatto una Dichiarazione di fede basata sulla Tradizione, il Vaticano ha fatto una dichiarazione di scisma basata sul modernismo.
Esatto
Risposta consona.
Il "papa" del mondo, teologo della liberazione, Leone XIV è stato accolto con tutti gli onori alla Sapienza.
Il papa Benedetto XVI Insigne teologo, è stato costretto a rinunciare a fare una lectio magistralis a causa delle proteste di studenti e docenti della Sapienza. Università fondata da un altro Papa Bonifacio VIII nel 1303
Se uno più uno fa due, 2 + 2 fa 4.
E ho detto tutto.
C'e' da sottolineare che su tot docenti, quelli che non vollero che
entrasse "la sapienza" di quel Papa furono una minoranza e che con la pompa di giornali e varie ed eventuali fecero un tal fumo di Londra....che sarebbe stato pericoloso
per la sua persona. Il clima e' cambiato? NO! Da tempo la " cultura" non era piu' tale
e con le qualifiche che spesso usa la Maionchi direi che era/ ed e' " una merdaccia".
Più che una "dichiarazione di fede", è un atto d'accusa.
Qualche giorno fa il Parolin diceva che riguardo alla benedizione degli omosessuali, coi vescovi tedeschi si sarebbe proceduto al "dialogo".
Ora, in una Chiesa normale, il Papa avrebbe strigliato per bene sia il Parolin che i vescovi tedeschi. Diamine, stiamo parlando del peccato che "grida vendetta al cospetto di Dio", non del colore delle scarpe da usare per fare jogging.
"Fuori della Chiesa non c'è salvezza". Giusto. Va comunque ricordato che esiste l'eccezione rappresentata dal c.d. "battesimo di desiderio", esplicito o (persino) implicito. Essa ha tuttavia valore solo individuale, è conseguibile (a certe condizioni) all'individuo nonostante la sua appartenenza ad un'altra religione, non rivelata da Dio, quindi non vera (vedi: Denz.-Schoenm., 3866-3872, Lettera di Pio XII all'arciv. di Boston, 8 agosto 1949, condannate il rigorismo).
Kierkegaard credeva che il cristianesimo iniziasse proprio laddove la sintesi fallisce.
Contro la vasta architettura di mediazione hegeliana – in cui le contraddizioni vengono assorbite nella storia e risolte attraverso la dialettica – lo scrittore danese insisteva sull'irriducibile severità della decisione. La fede non era un atto di equilibrio, ma un aut aut : verità o errore, credenza o offesa, obbedienza o rifiuto. Il cristianesimo non poteva sopravvivere indefinitamente alla traduzione nel rassicurante linguaggio della riconciliazione.
Gran parte del lessico religioso contemporaneo, al di là delle divisioni confessionali, sembra inequivocabilmente hegeliano nel temperamento. Le contraddizioni diventano "tensioni"; le incompatibilità vengono ridefinite come opportunità di "dialogo"; dottrine un tempo difese come verità vincolanti vengono riformulate come prospettive complementari in attesa di una più piena integrazione. Sotto la superficie di molti discorsi ecclesiastici si percepisce il lontano mormorio di Aufhebung : il paradosso non come scandalo ma come motore, la verità che emerge attraverso l'assorbimento e la trascendenza degli opposti. La congiunzione prediletta della nostra epoca non è più aut aut ma et et .
Questo è uno dei motivi per cui la Dichiarazione di fede cattolica indirizzata ieri a Papa Leone XIV dal Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha colpito molti lettori con una forza insolita.
Liquidare il documento semplicemente come una messa in scena reazionaria sarebbe troppo semplicistico – e forse intellettualmente disonesto.
Ciò che cattura l'attenzione del lettore non è tanto il contenuto, quanto la grammatica della convinzione.
Il suo autore mostra di credere che la dottrina si riferisca a realtà che sono vere o false; che il linguaggio teologico abbia un contenuto stabile; che l'errore sia importante perché la salvezza è importante. Scrive, inoltre, senza la nebbia protettiva della prosa ecclesiastica manageriale. Nessun linguaggio da consulente ne smussa gli angoli. Nessun eufemismo pastorale offusca il disaccordo. Si termina la lettura del testo sapendo esattamente cosa viene affermato, rifiutato, difeso, temuto.
Eppure, l'ambiguità porta con sé i suoi pericoli. Le istituzioni religiose che perdono la capacità di affermare chiaramente ciò in cui credono, finiscono per perdere anche la capacità di spiegare perché la fede sia importante. Una chiesa può sopravvivere alla contraddizione più a lungo di quanto sopravviva alla vaghezza. Il credente può confrontarsi con dottrine rigorose; non può però rimanere indefinitamente immerso in una nebbia di indeterminatezza.
Parte del disagio che circonda il cristianesimo contemporaneo – e che, ancora una volta, va ben oltre Roma – deriva proprio da questa erosione della franchezza teologica. Le chiese appaiono sempre più come istituzioni che cercano di preservare le alleanze piuttosto che come comunità a cui è affidata la rivelazione. Il risultato è spesso una curiosa combinazione di serietà morale ed esitazione metafisica: sentimenti forti legati a pretese sempre più deboli.
In un contesto simile, persino le voci più severe acquistano una strana attrattiva. Non perché i cristiani moderni anelino segretamente all'integralismo o alla militanza confessionale, ma perché bramano la comprensibilità. Meglio una fede che si possa rifiutare che una fede che non si riesca a definire con precisione.
Segue
Kierkegaard aveva compreso che il cristianesimo diventa particolarmente fragile quando cerca soprattutto di apparire ragionevole agli occhi del tempo. Lo sforzo di eliminare l'offesa spesso finisce per eliminare anche la sostanza. Una religione imbarazzata dal dogma finisce per essere imbarazzata dalla trascendenza stessa.
Ciò non significa che la Chiesa debba scegliere tra crudeltà e confusione, tra certezza autoritaria e incoerenza liberale. La verità cristiana ha sempre richiesto sia convinzione che carità. Ma la carità non si realizza con l'opacità concettuale, né l'unità con un'elasticità verbale illimitata.
Anche per chi non condivide le affermazioni teologiche avanzate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, la loro dichiarazione rappresenta un monito scomodo. E lo è per tutti: la fede, se ha un significato, deve a un certo punto rischiare di dire sì e no con inequivocabile serietà.
Il vecchio scrittore danese avrebbe colto immediatamente il tono. In fin dei conti, ogni teologia viene illuminata – o tradita – dalla congiunzione che non riesce a smettere di usare.
Sembra incredibile, ma è così! Si minaccia la scomunica ...solo a chi segue la Tradizione di sempre! A tutti altri invece...dialogo, comprensione, accoglienza!!
La dichiarazione è una dichiarazione di fede e, come ha osservato E.P., è un atto di accusa. Può anche essere una risposta diretta a Roma riguardo a conversazioni private. È da ricordare che alla FSSPX è già stato chiesto di accettare il Concilio senza la sua interpretazione, il preambolo dottrinale e la professio fidei conciliare.
La dichiarazione di Don Davide è un Sì Sì No No.
Leone sì, Benedetto no: la Sapienza a confronto con due Papi
Prof.Stefano Fontana
Rispetto alla visita pastorale di Prevost nell'ateneo romano, il discorso "mancato" di Ratzinger poneva precise esigenze al mondo accademico toccando il nodo del rapporto tra ragione, fede e verità. Rileggere i due testi aiuta a capire il perché dell'accoglienza riservata all'attuale Pontefice e negata al predecessore.
https://lanuovabq.it/it/leone-si-benedetto-no-la-sapienza-a-confronto-con-due-papi
Non e' consentito dissodare un terreno usato come vivaio per ideologie di vario colore.
Meglio mettergli una calda copertina.
Piangiamo per noi e per chi non e' in grado di vedere,
Compatiamo e non recriminiamo.
Affidiamo tutta la nostra e altrui sofferenza a Colei che tutto puo'!
@ Anonimo 21:32 : sappiamo bene, amico mio, che a Satana vanno bene tutti, purché non stiano con Cristo ( anche lui crede quindi alla parole di Cristo "chi non è con Me è contro di Me"), ragion per cui gli ecclesiastici a lui fedeli (e in Vaticamo lo sono pressoché tutti, così come negli episcopati, le eccezioni infatti si contano sulle dita di una mano) seguono anch'essi questa linea : porte aperte, accoglienza, accompagnamento, dialogo inutile, sterile e infruttuoso, con tutti : protestanti Luterani, Anglicani, Battisti, ecc., talmudisti, islamici, induisti, buddisti, tutti, todos, todos, come ripeteva Bergoglio, purché non siano cattolici, non siano rimasti fedeli alla Chiesa precinciliare, al Cristo bimillenario, ai martiri, santi, papi di due millenni di Cristianesimo. Ecco risolto il problema, caro amico, inutile scervellarsi, rischiando angoscia ed emicrania, basta seguire il "si si, no no" e constatare che i modernisti non lo seguono più da decenni. Pace e bene.LJC
È un documento notevole la professione di fede della SSPX, rivolta al Santo Padre come prova del loro sincero attaccamento alla fede cattolica. In breve spazio riesce ad affrontare quasi tutte le questioni controverse sorte dall'ultimo Concilio.
Padre Chad Ripperger, esorcista, ha avvertito in un'intervista pubblicata giovedì che tutto è quasi pronto per l'arrivo dell'Anticristo.
https://www.lifesitenews.com/news/exorcist-fr-ripperger-the-situation-for-the-antichrist-is-just-about-present/
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