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giovedì 30 luglio 2026

Incredibile /Il Vaticano esorta le diocesi a invitare le altre religioni a partecipare al processo sinodale

Una Chiesa sempre più sfigurata, irriconoscibile dalle generazioni che hanno conosciuto la Tradizione! Apprendiamo da AdVaticanum (nella nostra traduzione) che il Vaticano ha pubblicato, per la prossima fase del Sinodo sulla Sinodalità, nuove linee guida che propongono alle diocesi di valutare la possibilità di invitare rappresentanti di altre comunità cristiane e di altre religioni a partecipare, sia pure in qualità di osservatori. Il documento definisce inoltre le modalità con cui ogni diocesi dovrà valutare l'attuazione del Sinodo in vista dell'Assemblea Ecclesiale del 2028. Qui trovate commenti interessanti. Qui l'indice degli articoli dedicati al Sinodo sulla sinodalità.

Incredibile /Il Vaticano esorta le diocesi a invitare
le altre religioni a partecipare al processo sinodale


Il Vaticano ha pubblicato nuove linee guida per le diocesi di tutto il mondo, in vista della prossima fase del Sinodo sulla Sinodalità, invitando le diocesi a valutare la possibilità di invitare rappresentanti di altre Chiese e comunità cristiane o di altre religioni in qualità di "osservatori".

Il 27 luglio, la Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato il documento "Raccogliere: Accompagnare la preparazione dell'Assemblea di valutazione della Chiesa locale". Il testo, destinato principalmente a vescovi, eparchi e gruppi sinodali diocesani, offre una guida pratica e spirituale per la prima metà del 2027, periodo in cui ogni Chiesa locale è chiamata a tenere un'assemblea di valutazione per verificare le modalità  del consolidamento del processo sinodale, dal suo inizio nel 2021.

Anziché introdurre una nuova fase di consultazione, il documento chiede alle Chiese locali di esaminare l'attuazione del Sinodo con gratitudine, onestà e discernimento, individuando dove si è verificato un autentico rinnovamento ecclesiale e dove è necessaria un'ulteriore conversione.

Il segretario generale del Sinodo, cardinale Mario Grech, ha affermato che il processo [termine e modalità introdotti da Bergoglio ed in evidente evoluzione-ndT] non intende essere una revisione amministrativa. Queste le sue parole: "La valutazione non è un esercizio tecnico, ma un'esperienza di gratitudine e di verità". "Ritirarsi significa riconoscere ciò che il Signore ha fatto giungere a maturazione nel cammino delle nostre comunità e lasciarci guidare verso i passi successivi".

Le linee guida si basano sul Documento finale del Sinodo del 2024 e sui testi attuativi pubblicati nel giugno 2025 e nel maggio 2026, presentandoli come principali riferimenti per le diocesi che preparano le proprie assemblee. Piuttosto che imporre un modello universale, il Segretariato generale sottolinea ripetutamente che i vescovi dovrebbero adattare il processo alle circostanze locali, pur rimanendo fedeli ai principi stabiliti durante il Sinodo.

Il documento pone inoltre al centro del processo la concezione di sinodalità di Papa Leone XIV, citato direttamente: «La sinodalità non è una serie di incontri, né un metodo di lavoro. È uno stile spirituale. Nasce dall'incontro, cresce attraverso l'ascolto e matura nel discernimento [Storicismo in piena regola -ndT].

Tale enfasi permea l'intero documento. Invece di trattare la valutazione come una misurazione di programmi o iniziative pastorali, la guida la presenta come un esercizio spirituale volto a riconoscere l'azione di Dio nella vita della Chiesa locale. Secondo il testo, il "raccontare" nel senso biblico è più che ricordare eventi passati. Significa riconoscere la fedeltà di Dio nel corso della storia, permettendo alla Chiesa di discernere più chiaramente il presente e di prepararsi fedelmente al futuro.

Ogni diocesi ed eparchia è pertanto incaricata di istituire o riattivare un gruppo sinodale, qualora non ne esista già uno operativo. Il vescovo dovrà nominare i membri, supervisionarne il lavoro e approvare i documenti finali che verranno poi presentati.

La prima fase si concentra sulla redazione di una relazione narrativa. Anziché riaprire la consultazione svoltasi durante la prima fase del Sinodo tra il 2021 e il 2024, le diocesi sono invitate a raccogliere riflessioni dagli anni successivi, esaminando come i principi sinodali siano stati implementati nella vita parrocchiale, nelle strutture diocesane e nell'attività pastorale.

Il documento sollecita testimonianze da diverse sfere della vita ecclesiale. Fa riferimento alle comunità parrocchiali, alla vita consacrata, alle associazioni, agli organismi partecipativi, alla pastorale giovanile, alla pastorale familiare, all'iniziazione cristiana, alla liturgia, alla formazione, all'opera missionaria, alle attività caritative, all'educazione, alla cultura e alle iniziative ecumeniche e interreligiose. Chiede inoltre alle diocesi di prestare particolare attenzione alle esperienze dei giovani, di coloro che vivono ai margini della vita ecclesiale, alle aree in cui si sono registrati significativi investimenti pastorali e ai luoghi in cui sono emerse resistenze o difficoltà.

Anziché filtrare immediatamente queste esperienze, i team sinodali sono incoraggiati a registrare innanzitutto tutto ciò che emerge, prima di intraprendere un periodo di riflessione in preghiera.

La fase successiva richiede a questi gruppi di esaminare il materiale attraverso ciò che il Sinodo continua a descrivere come “conversazione nello Spirito”. Il processo ha lo scopo di identificare quelli che il documento chiama i “segni” dell’azione di Dio prima di discernere i processi di trasformazione più profondi che si verificano all’interno della Chiesa locale.

Questi sviluppi vengono interpretati attraverso le tre forme di conversione individuate dal Documento Finale del Sinodo. La prima riguarda le relazioni, esaminando se l'ascolto, la collaborazione, il riconoscimento dei carismi e la responsabilità condivisa si siano approfonditi all'interno della Chiesa. La seconda riguarda i processi ecclesiali, tra cui il discernimento, il processo decisionale, la trasparenza, la responsabilità, la formazione e le strutture organizzative. La terza riguarda i legami, guardando oltre la Chiesa locale stessa, alle relazioni con altre diocesi, altre comunità cristiane, i credenti di diverse religioni e al contributo della Chiesa al bene comune.

La Segreteria presenta queste tre conversioni come il quadro principale attraverso il quale le diocesi dovrebbero valutare i frutti della sinodalità, anziché basarsi su indicatori numerici o misure amministrative.

Una volta concluso il periodo di discernimento, il gruppo sinodale è tenuto a redigere una relazione narrativa di sei-otto pagine, ovvero circa 3.000-4.000 parole. Le linee guida affermano che la scrittura stessa fa parte del processo spirituale, consentendo alla Chiesa locale di riconoscere il significato della propria esperienza condivisa. La relazione può includere una breve spiegazione dei metodi utilizzati, la narrazione principale emersa dall'esperienza diocesana e una riflessione conclusiva che descriva il profilo di una Chiesa sinodale missionaria, unitamente alle sfide che rimangono da affrontare. Esempi limitati di buone prassi, immagini simboliche o passi biblici possono essere inclusi, ove opportuno.

La responsabilità finale, tuttavia, rimane in capo al vescovo diocesano o all'eparca, che deve approvare la relazione completa e può richiedere delle revisioni prima che venga distribuita ai partecipanti in vista dell'assemblea di valutazione.

A ciascun vescovo viene richiesto di convocare un'assemblea di valutazione della durata di almeno un giorno intero. La preparazione dovrebbe includere una formazione spirituale incentrata sulla preghiera, il silenzio e l'ascolto delle Scritture, oltre a disposizioni pratiche quali facilitatori qualificati, gruppi di discussione attentamente organizzati e un programma che bilanci preghiera, sessioni plenarie e conversazioni in piccoli gruppi.

Il resoconto narrativo deve essere distribuito con largo anticipo per consentire ai partecipanti di avere tempo sufficiente per una lettura in preghiera prima di riunirsi. L'assemblea stessa continua a utilizzare il dialogo nello Spirito come principale metodo di discernimento. I partecipanti esaminano insieme il resoconto narrativo, assicurandosi che diventi il riflesso condiviso dell'intera Chiesa locale e non semplicemente il lavoro del gruppo sinodale diocesano.

Oltre a rivedere il rapporto, i partecipanti sono invitati a preparare una Lettera alle Altre Chiese. Ispirato alle litterae communionis, ovvero le lettere di comunione scambiate dalla Chiesa primitiva, il documento ha lo scopo di condividere quanto appreso dalla Chiesa locale, individuare i prossimi passi che intende compiere e offrire incoraggiamento alle altre comunità cristiane che intraprendono lo stesso cammino.

Le linee guida suggeriscono che la lettera debba presentare brevemente la Chiesa locale e le sue circostanze, descrivere le principali lezioni apprese durante l'attuazione del Sinodo, delineare le priorità future e concludersi con un messaggio di speranza. Come la relazione narrativa, richiede l'approvazione del vescovo prima dell'invio.

Entrambi i documenti dovranno poi essere trasmessi al rispettivo gruppo sinodale nazionale o regionale e inviati al Segretariato Generale del Sinodo entro e non oltre il 30 giugno 2027. Tali documenti costituiranno la base per le fasi successive dell'attuazione del Sinodo. Le conferenze episcopali nazionali e le strutture gerarchiche delle Chiese cattoliche orientali terranno le proprie assemblee nella seconda metà del 2027, prima delle assemblee continentali previste per l'inizio del 2028. Il processo culminerà con l'Assemblea Ecclesiale in Vaticano nell'ottobre del 2028.

Nel corso del documento di orientamento, la Segreteria ritorna ripetutamente sulla distinzione tra valutazione e amministrazione. Le assemblee locali non sono presentate come una verifica dell'attività diocesana, bensì come un momento di discernimento ecclesiale radicato nella preghiera, nella memoria e nella gratitudine. Il documento descrive la raccolta di idee come il riconoscimento dell'azione di Dio nella storia, che permette alla Chiesa di discernere più chiaramente la propria vocazione futura.

Tale enfasi spiega anche perché le linee guida evitino di prescrivere procedure dettagliate per ogni diocesi. Pur fornendo suggerimenti pratici, i vescovi sono incoraggiati ad adattare il processo alle esigenze locali, alle culture e alle realtà pastorali, purché rimangano all'interno del quadro stabilito dal Documento Finale del Sinodo e dai successivi testi di attuazione.

Inoltre, le linee guida propongono di aprire le fasi formali del processo sinodale anche ai non cattolici. Alle pagine 15-16 (C.2 c), si afferma che ai gruppi sinodali "potrebbe anche valere la pena di invitare rappresentanti di altre Chiese e comunità cristiane o di altre religioni in qualità di osservatori", mentre a pagina 18 (E.2) si raccomanda che, "ove opportuno", le assemblee di valutazione prevedano la partecipazione di rappresentanti di altre Chiese, comunità cristiane e altre religioni.

Il documento amplia anche la sua comprensione della “conversione” ecclesiale. A pagina 8, afferma che la conversione delle relazioni include i legami “con altre Chiese locali, con altre Chiese e comunità cristiane, con i credenti di altre religioni, con istituzioni e organizzazioni all'interno del contesto locale”.

Il documento descrive inoltre i gruppi sinodali come luoghi in cui la sinodalità può essere messa in pratica. Alle pagine 15-16 (C.1 e C.2) si afferma che i gruppi con una “composizione adeguatamente diversificata” possono diventare “laboratori di sinodalità”, “sperimentando internamente le dinamiche che sono chiamati a promuovere tra il Popolo di Dio”. La stessa sezione prevede una composizione eterogenea e suggerisce la possibilità di osservatori non cattolici.

Nel loro insieme, questi passaggi rischiano di rafforzare le preoccupazioni dei critici, secondo i quali la sinodalità potrebbe evolversi da strumento consultivo a principio fondante del governo ecclesiale.
Niwa Limbu
Corrispondente vaticano per Advaticanum

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi specificate cosa intendete con il Vaticano esorta?
Chi?
Il papà? Chi è il Vaticano?

tralcio ha detto...

Incredibile? No: plateale.
Con la fantasia che li contraddistingue quando non serve per dare gloria a Dio, le “chiese locali” sapranno sorprendere per interpretazione, questo si’.

Già mi immagino l’imam e il rabbino che a braccetto spiegano al consiglio pastorale che Gesù non è affatto Dio e che il vescovo è d’accordo, per cui cantiamo tutto insieme l’inno alla gioia…

mic ha detto...

Alle 11:30 trovate dei commenti interessanti su questa situazione.

mic ha detto...

Il papa di certo non è estraneo; il che significa "continuità " (anzi avanzamenti dei processi) ma con Bergoglio...