mercoledì 26 giugno 2019

La Presenza Reale di Gesù nell'Eucarestia - p. Tomas Tyn

Lo abbiamo già pubblicato, ma lo riproponiamo per approfondire come meglio non si potrebbe quanto già detto dopo aver dovuto segnalare questo doloroso Corpus Domini.

L’argomento da trattare oggi è tutt’altro che semplice, forse ne avremo ancora un pochino per la prossima volta. L’argomento è della presenza reale nel mistero eucaristico, la presenza reale del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, quanto alla sua umanità e divinità, quanto alla sua anima e quanto al suo corpo. Gesù è interamente, realmente, veramente, fisicamente, obbiettivamente presente nel sacramento dell’Eucarestia. Questa è la tesi, ora toccherà a noi, cercare non di dimostrarla che non è possibile, ma di spiegarla, cercare in qualche modo di renderla plausibile e non contraddittoria.

Abbiamo parlato la volta scorsa, se vi ricordate ancora, della sacramentalità dell’Eucarestia. Questo era l’inizio, assolutamente obbligatorio, perché l’Eucarestia appartiene al settenario sacramentale, è uno dei sacramenti e i sacramenti della nuova alleanza hanno un qualche cosa di particolare, qualche cosa di assolutamente unico, che è ovviamente mediato da Cristo Signore, dalla venuta di Cristo, vero Dio e vero uomo in questo mondo, l’incarnazione del Verbo. I sacramenti della nuova alleanza sono istituiti dall’autorità divina del Salvatore. Quindi non per autorità umana, nemmeno quella suprema, per autorità divina. Solo Dio santificatore, solo Dio può istituire i mezzi di santificazione.

Ora il nostro Salvatore ha conferito ai sacramenti della nuova alleanza non solo il potere di significare la grazia, ma anche di conferirla efficacemente. Perciò il concilio di Trento e il catechismo di San Pio X dicono che i sacramenti della nuova alleanza, sono dei segni efficaci di grazia, cioè producono efficacemente ciò che significano. Il che riguardo al sacramento dell’Eucarestia è qualche cosa di veramente stupendo. Vedete, miei cari, noi siamo veramente degli incoscienti (dico a me per primo, che io ho Gesù tanto spesso nelle mie povere mani e non penso alla grandezza di ciò che accade, che il Signore me lo perdoni), comunque diceva un santo, non ricordo chi fosse, ma aveva tanta ragione nel dirlo, che se noi capissimo che cosa c’è nell’Eucarestia, dovremmo morire dinanzi alla grandezza di questo mistero.

In ogni modo il fatto è che l’Eucarestia significa e quindi produce (perché, lo ripeto, nei sacramenti della nuova legge il significare è sempre legato inseparabilmente al produrre), quindi l’Eucarestia ciò che è detto nella forma sacramenti, la forma sacramentale, che sono, voi sapete, le parole di Gesù, le parole dell’istituzione. Ora che cosa dice il Salvatore nelle parole dell’istituzione? Gesù dice appunto: "Questo è il mio Corpo, questo è il calice del mio Sangue, del Sangue della nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per molti (per tutti, si può tradurre) per la remissione dei peccati. Quindi vedete importante questo fatto, che il Salvatore abbia detto: "Questo è il mio Corpo, questo è il calice del mio Sangue".

San Tommaso fonda la sua teologia della presenza reale sulla parola è, molto significativamente. Non dice "questo significa, è il simbolo del mio Corpo" e questo va preso sul serio, perché nelle parole del Salvatore si cela il significato dell’Eucarestia e quindi anche l’effetto dell’Eucarestia. Perciò quando Gesù ha detto: "Questo è il mio Corpo", il pane non solo significa, ma significando produce la realtà del Corpo di Gesù.

Allora quando Gesù (e la Chiesa cattolica in questo è stupenda, perché prende sul serio le parole di Gesù e questo sia detto con rispetto di tutti i fratelli separati), però è importante proprio notare questo, che mentre la Chiesa cattolica in altri brani del Vangelo è molto propensa anche ad interpretazioni spirituali, mai arbitrarie, capitemi bene, però c’è sempre una pluralità di interpretazioni, c’è l’interpretazione letterale, c’è poi l’interpretazione più larga e stranamente quelli che si sono staccati dall’unità cattolica rimproverano alla Chiesa questa larghezza nell’interpretare la scrittura, ebbene qui sono loro ad interpretare largamente, mentre la Chiesa interpreta ad litteram, cioè la Chiesa prende sul serio le parole di Gesù. La Chiesa dice che quando Gesù dice: "Questo è il mio Corpo", non può significare qualche cosa d’altro, questo è il simbolo del mio Corpo, no, questo è il Corpo di Gesù. Quindi bisogna proprio prendere ad litteram queste parole del Salvatore.

C’è però un’aggiunta che Gesù fa a queste parole di istituzione che talvolta turba un po’ le coscienze dei fedeli, perché potrebbe essere suscettibile di una interpretazione calvinistica, cioè Gesù aggiunge : "Ogni volta che farete questo, lo farete in memoria di me". Ebbene, ci sono molte tesi eucaristiche, ma essenzialmente ci sono queste tre. C’è la tesi dei cattolici, che spiegheremo adesso (che non è una tesi, è veramente un dogma), che è quella della transustanziazione. C’è la tesi luterana (è bene conoscere quello che pensano dell’Eucarestia anche i fratelli separati). Secondo Lutero l’Eucarestia non è solo simbolo, come si potrebbe pensare. Secondo Lutero avviene una compresenza nell’Eucarestia del pane e del Corpo di Gesù. Quindi il pane rimane, il pane continua ad essere pane, però in qualche modo, Lutero non spiega come, accanto al pane o nel pane c’è anche la sostanza del corpo di Cristo. Ecco perché questa teoria si chiama la "consustanziazione", non la transustanziazione. Certo che Lutero fa molto dipendere la presenza del Salvatore dalla fede della comunità credente, cosa che per i cattolici è un horribile dictu, nel senso che per noi la presenza di Cristo è assolutamente indipendente dal crederci o no. Se un non credente, assolutamente ateo, entra in una chiesa ove nel tabernacolo ci sono delle Ostie consacrate, Gesù c’è, anche se quel tale non ci crede. La teoria luterana è quella della consustanziazione o impanazione, cioè nel senso che il corpo di Gesù è immesso nel pane.

Poi c’è la tesi, contro la quale Lutero combatteva quasi quanto contro la dottrina cattolica, c’è la tesi dei calvinisti, dei riformati. Oggi che noi cattolici abbiamo un concetto abbastanza generico dei protestanti, diciamo "i protestanti", ma ce ne sono di tante specie. Ebbene le specie più fondamentali sono i luterani e i riformati. I riformati, che però hanno la loro origine storica in Svizzera, in dipendenza dalla riforma di Calvino e Zwingli. Contro questa dottrina calvinista e zwingliana, Lutero oppone la dottrina della consustanziazione, mentre i calvinisti insegnano un puro simbolismo, memoriale, nel senso di riproporre alla nostra memoria quello che Gesù fece nell’ultima cena.

Ora si potrebbe dire, ma se Gesù stesso disse : "Fate questo in memoria di me", vuol dire che i calvinisti hanno ragione. Invece il fatto è che noi diamo un’interpretazione assolutamente errata, niente affatto biblica, alla parola memoriale, che già nell’antica alleanza aveva un significato ben diverso da quello che pensiamo. Però memoriale significa per esempio scrivere un agenda, poi mi ricordo. Ebbene non è questo per la sacra scrittura, sarebbe una bestemmia tremenda, se uno avesse detto una cosa del genere nell’ambito dell’antica alleanza, sarebbe prevista la lapidazione. Voi sapete che i metodi erano sbrigativi. Ad ogni modo già nell’antica alleanza il ricordo non è semplicemente un ricordarsi, farsi venire in mente. Ad esempio l’agnello pasquale non è un agnello diverso da quello che celebravano i padri in Egitto, è lo stesso. E’ la figura identica misticamente con quella vittima che gli antichi hanno offerto.

Vedete quindi che quella parola di Gesù : "fate questo in memoria di me", non toglie nulla al realismo di quelle altre parole : "Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue", voi sentirete anche dire una capziosa obbiezione che nell’ambito dell’ebraismo, della lingua ebraica non esiste quella parola tanto cara a San Tommaso, cioè la parola "è". Una parola, semplice, ma significativa, una parola che esprime l’essere, la realtà dell’essere. San Tommaso poi continuerà dicendo "se Gesù parla del suo essere, vuol dire che, siccome l’essere riguarda la sostanza, che il cambiamento avviene in ciò cui spetta l’essere, cioè nella sostanza".

Allora si potrebbe dire, obbiezione, siccome la lingua ebraica non conosce la parola "è", allora crolla tutta questa teologia cattolica della transustanziazione. Risposta : "No!", ma come solitamente succede ne è addirittura rafforzata. Perché, pensateci bene, è vero che la lingua ebraica non conosce la parola "è", ma allora questi giudizi che noi chiamiamo esistenziali, che predicano l’essere di una determinata cosa, erano semplicemente espressi con la semplice indicazione della realtà. Vedete "questo qui" voleva dire questo esiste, oppure questo e quest’altra cosa, quindi Gesù diceva semplicemente "Questo mio Corpo", quindi capite quale perfetta identità Gesù pose tra quel pane e il suo Corpo. Quindi quel pane, non è più pane, ma dopo la consacrazione è il Corpo di Gesù. Così spero di avervi elencato alcune capziose obbiezioni contro la fede cattolica, che assolutamente rimane incrollabile dinanzi a tutte queste vicende.

Allora prendendo sul serio questo parlare di Gesù, questo dire : "Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue, se i sacramenti della nuova alleanza producono ciò che significano, vuol dire che in questo sacramento e solo in esso il Corpo di Gesù è realmente reso presente. Quindi solo l’Eucarestia ha questo privilegio, tra tutti i sacramenti, di rendere presente non solo la grazia di Dio, ma lo stesso Datore di grazia. Vedete la grandezza di questo sacramento! Sono grandi tutti, notate bene, guai a me se volessi asserire qualcosa di diverso, sono grandi tutti i sacramenti, però l’Eucarestia è il sacramento dei sacramenti, un sacramento proprio trascendente. Non a caso persino nell’arte sacra (i nostri antenati avevano molta sensibilità di questo), soprattutto nelle abbazie cistercensi voi potete vedere sette finestre in una parete. Una cosa bellissima, queste finestre gotiche che creano spazi di luce in quella parete. Ebbene vi è sempre una finestra centrale, la settima appunto, che in qualche modo è superiore a tutte le altre e che significa, nel settenario sacramentale, il sacramento dei sacramenti, il sacramento più eccelso, il sacramento della divina Eucarestia.

Allora bisogna che abbiamo questa profonda fede, che nell’Eucarestia, a differenza degli altri sacramenti, non ci viene data solo la grazia, ci viene data anche questa, non c’è dubbio, l’Eucarestia è per eccellenza comunione, nutrimento, cibo spirituale, ma guai a ridurla a questo, miei cari! Qui comincio un poco ad agitarmi, ma voi mi conoscete già, ma è proprio per l’attenzione a quel grande mistero, di cui temo molto la profanazione. Il fatto è che l’Eucarestia è anche questo, è anche nutrimento, Gesù disse chiaramente: "Prendete e mangiate, prendete e bevete", ma non è solo questo, è anche : "Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue", quindi è anche realmente il Corpo e il Sangue del Salvatore.

Quindi vedete ci sono delle teologie che talvolta dicono delle mezze verità, ma, notate bene, una mezza teologia è generalmente una intera bugia. Bisogna stare molto attenti a questo. Ci sono delle circostanze in cui non si è tenuti moralmente a dire tutta la verità, ma ci sono altre circostanze in cui dire metà della verità è dire proprio il falso e questo è il caso dell’Eucarestia. Quindi dire : "Finalmente l’era postridentina si è eclissata, noi abbiamo preso una nuova coscienza", tutte storie, guai a noi se dovessimo abbandonare questa profonda e viva fede cattolica nella presenza reale del Salvatore. Tutto il resto sono delle mode. Si dice : "Bè, gli antichi mettevano in evidenza la presenza reale, noi mettiamo invece in evidenza il banchetto conviviale". Per carità, cari fratelli, nel banchetto quello che conta è appunto il cibo che si prende, poi anche l’amicizia delle persone con cui affabilmente ci intratteniamo. Ebbene capite che il banchetto eucaristico perderebbe tutto il suo significato, se non ci fosse il nostro Amico celeste Gesù Cristo, nostro Signore, se Lui stesso non si costituisse nostro cibo.

Allora vedete come questi due temi, quello del banchetto conviviale, soprannaturale, si capisce e quello della presenza reale, questi due temi non si contraddicono, ma anzi si postulano a vicenda.

Quindi quando vi si dice : "Ma l’Eucarestia è banchetto, quindi tutti siamo invitati, quindi tutti mangiamo", per carità, miei cari, per carità! Alla mensa del Signore (non voglio suggerire scrupoli, guai a me, perché non bisogna avere coscienza angosciata, però bisogna avere coscienza pulita, onesta, anche giustamente severa con noi stessi. San Paolo giustamente dice: "Quel pane non è un pane comune", perché non è un pane comune? Perché quel pane non è più pane, c’è Gesù Cristo, nostro Signore realmente. Allora guai a colui che non vive di Cristo e pretende di nutrirsi di Cristo, mentre è cadavere quanto alla vita in Cristo. Lui anziché professare la sua fede, la rinnega. Quindi è gravissimo, quindi dice San Paolo : "Colui che fa così, mangia e beve la sua condanna". Vedete come il sacramento più sublime e santificatore tra tutti, può diventare un male per l’uomo. Perché lo dico? Non per dare degli scrupoli, miei cari, veramente per allontanarci dal banchetto eucaristico bisogna veramente che ne abbiamo combinata molto, ma molto grossa. C’è solo il peccato mortale. Ci sono fedeli che si fanno scrupolo di peccati che veramente ovviamente veniali e mi dispiace. Invece è solo il peccato mortale che separa, ma quello sì, sul serio, separa dalla mensa eucaristica, proprio per il rispetto della realtà di quel sacramento che è Gesù Cristo realmente presente.

Ora perché lo dico? Perché al giorno di oggi si sentono dare dei consigli, che io veramente, di nuovo, tremo. Cioè si sente dire, soprattutto nella catechesi dei giovani: "Ma il Signore ci invita tutti a mangiarlo, quindi vieni anche tu", senza esame di coscienza. Questo è assolutamente aberrante. Quindi partecipare alla santa Messa non comporta l’obbligo di comunicarsi. Certo è tanto meglio comunicarsi,. Ma questa presunta teologia della Messa convivio, costringe quasi i fedeli a comunicarsi comunque. Tanto per dire : "La Messa senza comunione non è Messa" Ebbene no, la Messa, anche senza comunione, là dove ci si astiene per motivi validi, ebbene la Messa è pienamente Messa e io ho adempiuto al mio precetto domenicale ed ho avuto anche il piacere di stare vicino al Signore, perché obbiettivamente il Signore mi è stato lì vicino, lì dinanzi a me, a distanza di pochi metri, lì sull’altare io ho incontrato il Figlio del Dio vivente.

Una volta che abbiamo affermato la realtà della presenza di Gesù nell’Eucarestia, bisogna subito eliminare le interpretazioni errate, cioè che diminuiscono in qualche modo il significato di questa presenza reale. Qui c’è il Papa Paolo VI,( potete poi leggerlo qui), che ci da una interessante interpretazione nella sua Enciclica "Misterium Fidei", il mistero della fede. Dice appunto il Papa: "Cristo è presente alla sua Chiesa che prega", vedete i diversi modi di presenza "alla Chiesa che prega, che esercita le opere di misericordia, alla Chiesa che predica, la Chiesa che regge il popolo di Dio. E’ presente alla sua Chiesa pellegrina, anelante al porto della vita eterna, è presente alla sua Chiesa che in suo nome celebra il sacrificio della Messa e amministra i sacramenti, ma in quest’ultimo caso della Messa la presenza è ben diversa. Ben altro è il modo", prosegue la "misterium Fidei", "veramente sublime con cui il Cristo è presente alla sua Chiesa nel sacramento dell’Eucarestia. Tale presenza si dice "reale" non per esclusione, quasi che le altre non siano reali" invece sono reali tutte "ma per antonomasia, per eccellenza, perché è anche corporale e sostanziale" E’ reale anche nel senso di essere corporale e sostanziale "e in forza di essa Cristo, Uomo Dio, tutto intero si fa presente"

Ora Gesù è certamente, come ci ha promesso (Gesù è sempre fedele alle sue promesse), quindi quando ci ha dato quella bella promessa dicendo appunto: "Quando due o tre sono radunati nel mio nome, là ci sono io in mezzo a loro" è verissimo, due o tre cristiani che pregano nel nome di Gesù, che sono uniti nella verità di Gesù (si capisce, non quando fanno un conciliabolo), quando proprio in qualche modo si radunano per pregare il vero Dio nella verità del suo Cristo, lì Gesù è in mezzo a loro, non ci sono dubbi. Però è una presenza non come quella Eucaristica. E’ reale anche quella, perché lo spirito è una realtà. E Gesù lì è presente pneumaticamente, spiritualmente. Mentre nell’Eucarestia Gesù è presente realmente non solo spiritualmente (questo lo è comunque), ma è anche presente, questa è la difficoltà da spiegare, è presente anche corporalmente e sostanzialmente. E’ come se Gesù fosse lì come persona, come gli apostoli che hanno avuto la fortuna di conversare con Lui, a noi per sfortuna nostra ciò non è dato, però la sua presenza reale, corporale è lì, anche se è diversa da quella in cui Gesù parlava con gli apostoli e si manifestava a loro.

Adesso, dopo aver escluso questa errata interpretazione, bisogna appunto dire questo, che la presenza corporale del Salvatore è possibile solo in un modo, cioè è possibile solo come una presenza sostanziale.

Quindi il concilio di Trento, quel grande concilio (oggi se ne parla tanto male, miei cari, ma non credeteci, il concilio di Trento è stato uno dei concili più sublimi che ci siano stati nella Chiesa di Dio), ebbene il concilio di Trento parla della transustanziazione, cioè la parola, non è dottrina del cinquecento, perché ci sono i nostri spavaldi teologi, i quali dicono che il magistero della Chiesa è determinato ad tempus, quindi queste cose, transustanziazione, valevano nel cinquecento, per qui sempliciotti, per noi che viviamo nell’epoca della meccanica quantistica, dell’esplorazione dello spazio, per noi invece queste cose non valgono più. Ecco questo magistero relativizzato, ad tempus. Ebbene, miei cari, ricordatevelo sempre, non solo nel contesto dell’Eucarestia, ma sempre, una cosa o è vera, ed è vera da sempre e per sempre, ovvero se muta allora o non è vera ora o non era vera prima. Quindi questa storicizzazione della verità è un togliere alla verità la sua caratteristica di essere vera. Una verità storica è una contraddizione. Notate poi che una cosa è la verità obbiettiva e un’altra cosa è il vivere soggettivo la verità, questo è chiaro, questo muta, per sfortuna, perché poi si diventa progressivamente infedeli alla verità. Ma la verità in sé non muta mai.

Quindi la transustanziazione è un dogma di fede. Ecco l’insorgere dei nostri teologi contemporanei che dicono: "Ma la Chiesa come si permette", vorrebbero dettare legge anche al magistero, altro che obbedienza e sottomissione, quindi : "la Chiesa come si permette di dogmatizzare in materia filosofica". Ed è vero. È proprio quello che mi piace tanto, come la stessa Chiesa in qualche modo ci spiega in questo dogma eucaristico, che le sta a cuore, perché è un dogma assolutamente essenziale, la Chiesa ci fa vedere come la teologia deve ricorrere alla sana ragione, ad una filosofia realistica, non ad una filosofia qualsiasi, ma ad una filosofia realistica, quella che corrisponde alla verità. Quindi il concilio non ha dogmatizzato la sostanza di Aristotele per compiacersi nel dogmatizzare la filosofia, no, ha dogmatizzato però la sostanza in chiave soprannaturale, come un interpretazione, un modo unico attendibile, per spiegare il mistero eucaristico.

Ora che ciò sia l’unico modo attendibile, caso mai ce ne fosse bisogno, Paolo VI, magistero recentissimo, torna a riprenderlo. Se la prende proprio in quella enciclica che ho citato, se la prende con quei teologi che dicono: "In fondo avviene una transignificazione, oppure una transfinalizzazione", no, dice il Papa, tuttora il teologo cattolico è tenuto a dire: "Si tratta di una transustanziazione". Vedete è una parola difficile da pronunciare, ma per amore di Dio e di Gesù e per amore dell’Eucarestia, noi impariamo questo e quest’altro, quindi anche le parole difficili. Vedete la parola trans, lo sapete bene, indica il passaggio, quindi transustanziazione significa il passaggio da sostanza a sostanza, il passaggio da una sostanza all’altra. E’ un processo assolutamente unico, della transustanziazione non si danno esempi nella natura delle cose, le cose cambiano, ma non si transustanziano. Solo nell’Eucarestia, solo in essa avviene la transustanziazione. Ecco vedete perché bisogna pensare bene a questo termine per darne una corretta interpretazione.

Allora anzitutto (studiamo prima l’errore, per dire poi la verità) perché bisogna escludere il termine transfinalizzazione o transignificazione? Perché non tiene sufficientemente conto della realtà della presenza di Gesù. Se cambia solo il significato, in realtà non cambia poi nulla. Vedete miei cari non voglio stancarvi con certe superficialità, ma a me è capitato persino (Non a Bologna, altrove, non vi dico dove) l’insegnamento di teologia di sentire delle eresie, perché al di là di essere false, sono anche veramente superficiali. L’esempio era quello: "Vedi figliolo, tu quando sei invitato da tua zia, che ti fa il the o il caffè" noi in Germania il pomeriggio si beve solitamente il caffè, quindi tu vai da tua zia che ti vuole bene e ti prepara il caffè. Ora è evidente che il caffè di per sé stesso ha un valore nutrimento, ma non ci sono molte calorie. Quindi che cosa c’è nel caffè? Al di là del caffè c’è tutto l’affetto della mia cara zia che me lo offre, su questo non c’è dubbio. Però andare a Messa non è come andare a prendere il caffè dalla mia cara zia. (Comincio di nuovo a tremare un tantino), ci sono delle differenze, ci sono delle differenze profondissime. Quindi niente transignificazione, transfinalizzazione, ma bisogna fare la fatica di pensare a quello che si chiama transustanziazione.

Allora per pensare a quello, bisogna partire dal concetto di sostanza, per forza e questo è tutt’altro che facile e che lo Spirito Santo ci aiuti. Almeno iniziamo, poi continueremo eventualmente la prossima volta.

Bisogna distinguere "sostanza" e "accidente". Escludo subito una obbiezione assolutamente inconsistente. Si dice : "Di sostanza ne parlava Aristotele, ma lui poverino" noi abbiamo questa compassione a luogo inopportuno "lui non ne capiva nulla ancora delle conquiste della scienza moderna". Ora il fatto è questo, che certamente Aristotele non poteva, non era colpa sua, capire nulla delle conquiste della scienza moderna, ma bisogna pure dire che le conquiste della scienza moderna non capiscono nulla della problematica aristotelica, proprio perché ogni scienziato intellettualmente onesto sa che tra la sua problematica e quella di Aristotele c’è un’abissale differenza. Quindi è un errore fin troppo superficiale quello che si dice : "Sostanza e accidenti, roba buona per cinquecento anni fa, ma al giorno di oggi non più proponibile, perché noi la materia la pensiamo in un altro modo. Certamente la pensiamo anche in un altro modo, perché abbiamo un’analisi della materia anche in chiave per esempio della fisica che si serve fortemente dello strumento matematico, cose che Aristotele non aveva ancora. Però proprio quelle domande che Aristotele si poneva, la scienza moderna non se le pone e quindi non può né confermarle, ma neanche smentirle. Questo si allarga ad un discorso ancora più generico, cioè la filosofia non sarà mai sostituita dalla scienza positiva. La scienza positiva è qualcosa di molto valido, di molto bello, tutti ce ne rallegriamo, però è un qualcosa che non ci potrà mai dispensare dal dovere e dal piacere, perché è un dovere piacevole, di pensare con la nostra testa anche delle verità sapienziali. Quindi analizzare la materia non solo sotto l’angolatura del fenomeno, dell’esperimento, della formula matematica, cose interessanti anche quelle, molto appassionanti, però bisogna pensare anche alle realtà materiali anche sotto l’aspetto ontologico, ponendo la domanda dell’essere : "che cosa sono". Questa domanda, finché l’uomo penserà, ebbene questa domanda sarà assolutamente perentoria.

Ora se ci si pone la domanda non solo come la materia appare e come è misurabile in termini spazio-temporali, ma se ci si pone la domanda: "Che cosa è un ente materiale in sé stesso?", subito ci si accorge della differenza tra ciò che è quell’ente materiale in sé e tra ciò che sono le sue proprietà. Per esempio il pezzo di legno è un qualche cosa che esiste in sé. Il suo colore, ad esempio che sia di un colore scuro, ebbene il suo colore non esiste in sé, esiste solo in quel pezzo di legno o in tanti altri oggetti similmente colorati. Quindi la qualità è un accidens, come dice Aristotele. Qualche cosa che sopravviene ad una realtà già costituita. Quindi una cosa è la sostanza, ciò a cui compete esistere in sé, e un’altra cosa è il suo accidens, ciò che sopravviene alla cosa, una volta che è costituita in sé. Vi faccio un altro esempio: tizio corre. Tizio esiste in sé stesso, tizio non esiste in qualche cosa d’altro, a tizio spetta l’essere in sé. Al correre spetta pure l’essere, perché il correre è una realtà, ma il correre non è una realtà in sé, ma è una realtà in tizio, ma se corre caio in caio, ma mai è una realtà a sé stante. Vedete poi che è più facile di quanto non si pensi. In fondo l’essere ci si manifesta. Quindi c’è da un lato l’essere sostanziale, cui compete l’essere in sé, poi c’è l’essere che dipende da un altro essere, cui compete l’essere in altro e questo è l’essere accidentale.

Applichiamolo adesso al pane. Il pane ha una determinata struttura che lo qualifica, quella struttura inerisce ad un soggetto, al pane, quel soggetto è la sostanza, ma la struttura ne è una proprietà. Quindi vedete la stessa struttura fisico chimica del pane, la sua bianchezza, la sua estensione, il suo gusto, tutte le sue proprietà sono non la sostanza del pane, bensì i suoi accidenti. Gli accidenti si vedono, la sostanza come tale non si vede, però ci si manifesta tramite gli accidenti. Se c’è uno che corre, bisognerà pure che sia qualcuno che sottostà al correre, ma io conosco tizio solo nelle sue manifestazioni accidentali, lo conosco come un buon atleta che corre veloce, un ragazzo simpatico, tante altre qualità, ma la sostanza di tizio rimane in qualche modo (scusate la parola, Aristotele mi scomunicherebbe) quasi sotto, ipocheimenon, direbbe Aristotele, la realtà sostanziale sottostà alle proprietà.

Ora bisogna spiegare una cosa, (bisogna spiegarla bene, che Dio mi assista) nelle sostanze materiali c’è da distinguere la forma sostanziale dalla così detta "materia prima". (Mi dispiace tartassarvi con tanta filosofia, ma bisogna pur farlo altrimenti non ci si capisce niente. Voi avete tanta pazienza con me e io ne abuserò ancora.)

Aristotele fa un’analisi molto interessante dell’ente corporeo che è sempre un ente in movimento. Gli enti corporei sono enti in movimento, che si muovono. Ora c’è il movimento accidentale, come il correre di tizio è un movimento accidentale, cioè lui cambia secondo il luogo, ma la sua essenza umana non cambia, rimane sempre la stessa. Tizio rimane sempre tizio, però si sposta correndo secondo il luogo.

Ora dice Aristotele (questo è molto bello, molto importante dal punto di vista filosofico), dice: "un movimento assoluto, non c’è. Un movimento assoluto è un non essere. Il movimento suppone sempre qualcosa che si muove, ma ciò che si muove, deve essere stabile, se no non può essere definito come un qualcosa che si muove. Quindi, se c’è un movimento, c’è sempre qualcosa di stabile che è sottoposto al movimento". Ci siamo? (ma siete proprio bravi, afferrate le cose ….è lei, Padre, bene, vuol dire che siamo bravi tutti e due)

Il fatto è questo che la sostanza (ipokeimenon) è il presupposto in ogni movimento. Ora in un movimento accidentale, come substrato, (chiamiamolo così per non usare la parola greca) il substrato nel movimento accidentale è la stessa sostanza. Al correre sottostà tizio. La cosa si fa più difficile in quel movimento che non è più quel movimento accidentale, ma è un movimento che cambia tutta la natura della cosa. Il cambiamento in qualche modo sostanziale. Per esempio nella nascita di un essere vivente. Non prendo ad esempio la nascita dell’uomo perché l’uomo ha la sua anima da Dio onnipotente. Ma prendiamo ad esempio la nascita di un animale. L’ovulo fecondato dallo spermatozoo, queste due cellule si costituiscono come entità sostanziali a sé stanti, l’una e l’altra hanno una sostanza. Entrambe hanno e una struttura, una forma si potrebbe dire (mi piace tradurre forma con struttura) e una certa materia. Però quando queste due cellule si fondano (notate, è una cosa stupenda), cioè la loro fusione non è una pura addizione matematica, prima c’era una cellula così, di un’altra dimensione, poi c’è una semplice somma di dimensioni, non è così, c’è qualcosa di radicalmente nuovo, un tertium quid, un terzo essere irriducibile alle cellule di partenza. Vedete come ha ragione Aristotele contro i meccanicisti! Non è mai riducibile il fenomeno vitale alla somma di due materie. In questo caso, cioè nella generazione, ciò che cambia è la stessa sostanza, non è qualcosa che cambi nella sostanza, come il correre o lo stare fermo in tizio, ma lì c’è una sostanza nuova che nasce, da due sostanze ne nasce una terza distinta da entrambe e superiore ad entrambe. Ora, dice Aristotele, perché ciò possa capitare bisogna che si passi da una forma o da una struttura, cioè quella delle cellule di partenza, ad un’altra struttura, a quella del feto, della cellula fecondata. Però anche questo passaggio anche esso deve avvenire in un substrato, che non è però tutta la sostanza, però quello che sottostà alla stessa forma che costituisce la sostanza. Quindi è uno strato ancora più profondo della sostanza, che si chiama materia prima. Quindi ci sono due materie, quella che Aristotele chiama la materia seconda, che è la materia del corpo, quello che si vede, si tocca etc., e poi c’è la materia prima, che ovviamente invisibile, però che è il substrato necessario per il movimento sostanziale. Ciò che accade poi nella generazione, accade pure nella morte. Vedete il cadavere non è più l’uomo, per fortuna la nostra anima se ne va per conto suo, il cadavere è proprio come una specie di vestito che abbiamo lasciato su questa terra, è qualcosa che era di noi, ma ormai non ci appartiene più, non è più noi stessi, vedete il cambiamento di sostanza, non cambiamento in una sostanza, ma cambiamento di sostanza. Però questo cambiamento di sostanza avviene in un substrato che è detto materia prima. Questo si chiama generazione e corruzione e questo esiste nella natura delle cose.

San Tommaso (vi lascio con questo perché ho già abusato fin troppo.. c’è ancora un po’ di tempo?), il fatto è questo, dice san Tommaso che la transustanziazione, per capirla bene, è giusto collocarla tra questi due termini estremi, la transustanziazione è un movimento, un divenire se volete, anche se del tutto particolare, che si situa tra la generazione e corruzione, cioè un divenire fisico sostanziale, e il "divenire ontologico" che è la creazione. Nella creazione, ne abbiamo parlato in altra circostanza, nella creazione non c’è nessun soggetto che rimane in comune a ciò che c’era prima e a ciò che c’è dopo, giacchè prima non c’era proprio nulla. Quindi dal nulla si passa al tutto, Iddio fa emergere tutta la sostanza, con tutti gli accidenti, cioè con tutte le proprietà, la fa emergere dal nulla, dandole l’essere. Quindi non c’è nulla in comune fra ciò che c’era prima e ciò che c’è dopo, giacché prima non c’era nulla.

Nella generazione c’è un substrato, la materia prima, che rimane e prima e dopo, cambia la forma sostanziale, la struttura che dà impronta alla materia. Quindi in un substrato preesistente cambia la forma sostanziale nella generazione e nella corruzione.

La tansustanziazione si situa quasi a metà strada, si potrebbe dire, tra questi due processi, tra quello della generazione e corruzione da un lato, e quello divino della creazione dall’altro lato, perché nella transustanziazione ciò che cambia non è solo la forma di una sostanza in una materia preesistente, ma tutta la sostanza e forma e materia. Nella generazione suppongo la materia e prima e dopo, ciò che cambia è la forma: prima era un ovulo non fecondato, dopo diventa fecondato e quindi diventa un essere umano, un feto umano. Quindi c’è un passaggio da una sostanza ad un’altra, ciò che è comune è il substrato materiale, detto "materia prima", cambia la struttura sostanziale.

Nell’Eucarestia non c’è materia in cui cambia forma, quindi non è una generazione, ma è transustanziazione, perché tutta una sostanza cambia in un’altra sostanza, tutta la sostanza del pane, forma e materia, anche materia prima, cambia in tutta la sostanza del Corpo di Cristo, forma e materia. Però a differenza della creazione, dove prima non c’era nulla e dopo c’è tutto, nell’Eucarestia prima c’è il pane, dopo c’è il Corpo di Gesù. Che cosa rimane? Una sola cosa, rimangono solo gli accidenti del pane, le proprietà del pane, questi c’erano prima e ci sono dopo, l’apparenza del pane. Il sacerdote che eleva l’Ostia Santa: ebbene quell’Ostia appare ancora bianca, di quelle dimensioni, di quella struttura chimica e via dicendo.

Allora nella transustanziazione (teniamo presente questo, il resto lo diremo la prossima volta) teniamo presente questo che nell’Eucarestia, nella transustanziazione avviene il passaggio di tutta una sostanza in tutta un’altra sostanza, quindi la sostanza del pane passa nella sostanza del Corpo di Gesù, quindi il pane sostanzialmente, nella profondità del suo essere pane, non è più pane, ma è profondamente, nella profondità dell’essere sostanziale tutta la sostanza del Corpo di Gesù. Ciò che rimane è solo quasi la superficie, solo le apparenze del pane, sotto le quali si cela l’altra sostanza, che non è più quella del pane, ma è quella del Corpo di Gesù.

Quindi a differenza della creazione c’è qualcosa che rimane, ma non rimane come nella generazione il substrato materiale, bensì gli accidenti, quindi le proprietà del pane rimangono tali e quali, la sostanza non è più quella. Quindi è errato, è sbagliato, è eretico, empio dire che questa determinata realtà, dopo la consacrazione, è pane, è sbagliato parlare così. Questo Corpo di Gesù, poi uno può dire "questo pane" senza intenzioni cattive, ma non è esatto, perché l’essere spetta alla sostanza e la sostanza non è più quella del pane, nonostante le apparenze.

Vi ringrazio della vostra pazienza, di cui tanto ho abusato.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ti rendiamo grazie, Signore Dio Onnipotente per tutti i tuoi benefici, Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli, amen.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Articolo superficiale del Secolo d'Italia in cui si nomina la dott.ssa Guarini:
https://www.secoloditalia.it/2019/06/dio-racchiuso-nel-pane-per-alcuni-sarebbe-eretica-lomelia-di-bergoglio-per-il-corpus-domini/

Anonimo ha detto...

L'articolo è superficiale e frutto di ignoranza o connivenza... La frase ripresa non solo è scorretta ma è propriamente eretica, chiaramente eretica! Mai nessun cattolico in passato e tanto meno i Padri Ecclesiastici hanno affermato che Gesù diventa pane, semplicemente perché è il pane che diventa il Corpo Santo di Gesù. Questo è il mistero della Transustanzazione. Il riferimento al Pane Santo dei Padri della Chiesa e al Canone Romano è un riferimento che che è sempre stato letto in questo modo: dato che anche dopo la consacrazione, ai nostri sensi appare sempre il pane, anche se tutti noi cattolici sappiamo che in realtà è il Corpo di Cristo, quel pane consacrato è ovviamente e per eccellenza Santo. Ma, ripeto, mai nessun Padre della Chiesa si è mai sognato di dire che Gesù diventava pane perché questa è una eresia bella e buona.

Anonimo ha detto...

Il problema non è la transustanziazione in cui ormai pochi credono,è che ormai tutti pensano sia solo la memoria dell'ultima cena, non viene percepito come Sacramento, ma come usanza, altrimenti non sarebbe distribuita l'ostia come una caramella, in mano, e nessuno si confessa mai perché nessuno parla più di peccato, tantomeno di quello un tempo ritenuto mortale di assumere le Sacre Specie senza la confessione e il proposito di non peccare più, nessuno sa più niente, anche coloro che, perlomeno per età anagrafica, qualche ricordo dovrebbero pure avercelo. Signori miei, questo è quanto, spiega la detronizzazione e quindi l'intronizzazione del prescelto, a noi resta solo pregare che passi la lunga notte.

irina ha detto...

https://www.uccronline.it/2013/07/03/il-miracolo-eucaristico-di-buenos-aires-e-le-analisi-scientifiche/

https://it.wikipedia.org/wiki/Miracoli_eucaristici_di_Buenos_Aires

https://www.aldomariavalli.it/2017/11/05/quel-miracolo-eucaristico-di-buenos-aires/

https://it.aleteia.org/2015/05/08/a-23-anni-dal-miracolo-eucaristico-di-buenos-aires/

https://www.maurizioblondet.it/i-miracoli-eucaristici-di-buenos-aires-il-silenzio-di-papa-bergoglio-e-le-favole-di-rete/

https://www.antoniosocci.com/una-clamorosa-e-sconosciuta-serie-di-miracoli-eucaristici-a-buenos-aires-con-bergoglio-vescovo/

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV521_Miracolo_eucaristico_Buenos-Aires.html

https://gloria.tv/article/aKkcNBj7oECQ4hzVPCXtMiZfb

id=1www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=255726&Item42

irina ha detto...

http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2014/10/il-miracolo-eucaristico-ignorato-quello.html#more

Il miracolo eucaristico ignorato: quello di Buenos Aires del 1992, nella diocesi di Bergoglio

Il libro è disponibile su
EFFEDIEFFE Edizioni
Inchiesta sul miracolo di Buenos Aires

Anonimo ha detto...

Detronizzazione autovoluta,anonimo 14,47. Ottima la lezione del Reverendo, splendida la definizione del Mistero come una terza via tra generazione o corruzione e creazione, una quasi creazione (se non fosse che prima non c'era il nulla, e chi viene è l'Eterno) sotto l'accidente del Pane, chè chiamarlo pane anche solo come accidente non è degno, è ormai Pane e solo nell'accidente: di conseguenza un ponte-fice tra Dio e l'uomo che si permetta di chiamarlo pane è grave, è Pane nell'accidente, è Corpo e Sangue e Anima e Divinità nella sostanza, è Dio stesso, un uomo di fronte a tale mistero a cui sospirano gli stessi Angeli non può permettersi di bestemmiarlo riducendolo alla pagnotta della tavola. Dio diviene la sostanza, il substrato sostanziale dell'accidente che appare ma non è. Inoltre il ruolo e lo status di chi parla sono determinanti, se neanche ad un ignorante deficiente (in cui peraltro se è fede supplisce lo Spirito Santo e certamente mai oserebbe insultare il Sacramento in tal modo) tanto più non è concesso né concedibile ad un ponte-fice primo ed assoluto bestemmiare il mistero: l'ignoranza non è concessa né concedibile, la deficienza sarebbe motivo di decadenza immediata, resta quindi solo in assenza di dimissioni o morte del detenente il ruolo che sia eretico e quindi non ponte-fice. Una mezza verità è bugia totale scrive il teologo e nel caso ancor di più, non trattandosi di silenzio onde evitare scandalo ma di parole latitanti, ed errate nel caso, che lo scandalo lo provocano e non solo: è bestemmia. Il Pane si fa Gesù non per opera propria ma di chi in persona Christi opera producendo ciò che dice. Delitto di bestemmia.