martedì 11 novembre 2014

Ora tocca alla “rifondazione” della vita religiosa. E poi c'è il resto. E noi? E i pastori ancora 'sani'?

Su Libertà e persona [qui ] leggo un articolo che mi induce alla riflessione di oggi.
Ne riporto la prima parte con alcune chiose, per poi esprimere di seguito alcune osservazioni, allargando il discorso all'orizzonte ecclesiale più ampio.

L'evento da cui prendo le mosse
Dal 3 al 7 novembre, a Tivoli, si è tenuta la 54ma assemblea generale della CISM (Conferenza Italiana Superiori Maggiori) dal tema: “Missione della Chiesa e la vita consacrata. Una lettura dell’ Evangelii Gaudium”. Presenti, tra i relatori, Dom Manicardi, vice priore della Comunità di Bose, P. Fidenzio Volpi, Segretario Generale della CISM, ed attuale Commissario dei francescani dell’Immacolata, Sua Ecc.za Mons. José Rodriguez Carballo, Segretario Generale della Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (quello del concilio conditio sine qua non [qui]), Dom Innocenzo Gargano, calmaldolese, estimatore della Scuola di Bologna, [vedi qui come sta riprendendo quota] etc. Relatore unico, nella giornata di mercoledì 5 novembre, S. Ecc. Mons. Nunzio Galantino, attuale Segretario Generale della CEI, (quello dei volti inespressivi et alia [qui]) con un conferenza dal titolo molto significativo: “Una Chiesa in ‘uscita’ è una Chiesa dalle porte aperte. Il paradigma ecclesiologico della Evangelii Gaudium1 (per la lettura integrale, vedere qui).
Alcune significative e dirompenti indicazioni emerse

Premesso che i partecipanti sono già tutto un programma, vengono riportate quelle che attualmente sono considerate le tre tentazioni della vita religiosa, sottolineate da mons. Galantino.
  1. Sfiducia: «Francesco ci ha ricordato che a frenare il cammino è innanzitutto “la tentazione dell’irrigidimento ostile”, quello che prende quanti si chiudono nella lettera e non ne colgono più lo spirito: si può essere, allora, anche zelanti e scrupolosi, ma ci si condanna a non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio di Gesù di Nazaret…» [Mons. Gheradini stronca la cristologia liberale qui].
  2. Buonismo distruttivo, che spinge a «trattare i sintomi e non le cause e le radici».
  3. Considerarsi padroni e non custodi del depositum fidei, ossia, citando papa Francesco, «la tentazione di trascurare la realtà con l’utilizzo di una lingua minuziosa e di un linguaggio di levigatura per dire tante cose e non dire niente! Li chiamavano bizantinismi, queste cose…»
Ergo, secondo Galantino, il quale - oltre ad essere tra i propugnatori del post-umanesimo2, è colui che disprezza i volti inespressivi di chi recita il rosario pro-vita [qui] - non è un chierico qualunque, ma il segretario della CEI, pupillo del papa "regnante", i veri problemi della vita religiosa sarebbero l’irrigidimento di chi si ostina magari ad osservare letteralmente la propria regola, il buonismo e l’eccessiva minuziosità [che è anche accuratezza e quindi precisione] del linguaggio…
«Per vincere queste tentazioni, che si manifestano anche nelle diverse forme che degradano la vita religiosa confinandola nella meschinità e rendendola semplicemente infruttuosa, la via indicata dal Vangelo è riassunta in una parola, per la precisione in un verbo, che abbiamo imparato a riconoscere come uno dei capisaldi dell’insegnamento di Papa Francesco: uscire». E precisa: «Si tratta di uscire per abbracciare la prospettiva della periferia». Vogliamo sommessamente ricordare (come diceva il saggio: “a volte anche l’ovvio va detto”) che “la via indicata dal Vangelo” mette al centro innanzitutto quel “Convertitevi e credete al vangelo (Mc 1,15) che è l’inizio della predicazione di Nostro Signore. Solo così si può “uscire”.
Comunque sia da questo nuovo imperativo (Uscire! vedi riflessioni qui) derivano tre scelte precise da attuare nella vita religiosa:
  1. «un decentrarsi che comporta di saper prendere le distanze sia dalle proprie idee – quante volte indebitamente assolutizzate! – sia dalle stesse opere».
  2. «la disponibilità a vincere la paura rispetto a ciò che è altro da noi, specie quando la diversità si configura come complessità e problematicità. A tale proposito, Francesco richiamava la necessità di combattere il “fantasma” di una vita religiosa intesa come rifugio e consolazione. Del resto, siamo testimoni di quanto non regga più l’idea del religioso come di una sorta di artigiano che lavora in proprio, collocato in una dimensione “altra”, “speciale”, un “di più”, che dice separazione… L’intimismo, alla fine, si sposa con l’individualismo, malattie che – mentre chiudono – colpiscono tante relazioni…»
  3. «Infine, accanto al decentrarsi e al coinvolgersi, uscire significa anche rifarsi lo sguardo o, meglio, assumere lo sguardo di Cristo».
Ergo, dice il Segretario della CEI, urgono tre condizioni per una rifondazione (?):
  1. «La prima è una vita comunitaria, una vita di relazioni fraterne… l’altro diventa parte dell’identità di ciascuno, in una vita di comunione che non minaccia l’alterità, ma la genera…». [non chiedetemi cosa significhi, NdA]
  2. «Necessità di essere autenticamente radicati in un determinato carisma», che Galantino spiega in questo modo: «La vita religiosa si trova oggi a vivere un tempo di svolta, di riposizionamento, addirittura di rifondazione: ormai non si tratta più di adattarsi né semplicemente di aggiornarsi; occorre arrivare a cambiare gli stessi paradigmi della vita religiosa, se si vuole innescare un autentico processo di cambiamento. Non liberarsi dalle storicizzazioni che condizionano la fedeltà all’oggi sarebbe come arrivare in ritardo all’appuntamento con la storia e quindi rischiare di non esserci, di non venire riconosciuti come presenti, di sparire».
  3. «Necessità di essere profondamente immersi nella realtà, facendone esperienza… Quanto bisogno c’è di proporre una santità che non sia relegata tra gli incensi del tempio e che non sia spogliata della sua carica originaria, ma fatta di trascendenza e di esistenza quotidiana, indissolubilmente intrecciate tra loro: allora, è laboratorio di nuova umanità, capace di dar vita a strutture mentali, spirituali, affettive – e pure organizzative – semplici e accoglienti, poco pesanti e aperte, in cui non sia assente la gioia della comunione, perché una fraternità senza gioia è una fraternità che si spegne… L’alternativa è la sterilità, a cui siamo condannati quando il patrimonio della vita religiosa si blocca su un modello di società che non c’è più e su un modello di comportamenti che non esprimono più un valore avvertito come tale».
Ci stiamo avvicinando al 2015, anno dedicato alla vita consacrata, e avremo molto tempo per riflettere su queste piste di avvicinamento e per una “rifondazione” (?) della vita religiosa.
Osservazioni sull'evento segnalato

Innanzitutto sovviene che, tra i cambiamenti rivoluzionari in atto, in un'intervista del 1 agosto scorso sull'OR, il card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, afferma che Bergoglio lo ha incaricato di rivedere la costituzione Sponsa Christi di Pio XII perché preconciliare (discorso collegato con quanto sta accadendo alle Francescane dell'Immacolata).

Tornando all'articolo e prima di proseguire, visto che l’intervento di Mons. Galantino si proponeva di indicare parole chiave per un rinnovamento della vita religiosa, l'autrice ha fatto una statistica - eloquente di per sé e che non ha bisogno di commento - delle ricorrenze (assenti o presenti e in che misura), delle parole chiave che per millenni hanno fatto parte del senso cattolico della "vita religiosa", espropriato della sua realtà più profonda attraverso il nuovo linguaggio, che molti elementi, tralasciandoli, estromette mentre molto altro introduce.
Parto dalla parola più ricorrente e proseguo a scalare: Papa Francesco: 17Uscire/uscita: 6; Periferia/periferico: 6; Ascolto/ascoltare: 4; Gesù 3; Fede, Speranza: 1 (nel senso di “abbracciare il futuro con speranza”); Carità, Adorare/adorazione, Grazia: 1 (come “tempo di grazia”, riferito al prossimo anno della vita consacrata); Benedetto XVI: 1 (per dire che Papa Francesco riprendeva Benedetto XVI sul tema della testimonianza); Peccato: 0, Mortificazione: 0, Penitenza: 0; Pregare/preghiera: 0; Maria/Madonna/Immacolata: 0; Ascesi: 0.

Dunque questi personaggi (come faccio a chiamarli "pastori"?) si accingono a rivedere ulteriormente l'ecclesiologia secondo parametri rivoluzionari e con motivazioni fumose prive di riferimenti teologici fondanti e veritativi, senza più aggancio neppure ai precedenti pontefici post-conciliari, ritenuti superati anch'essi. Non è altro che il frutto maturo della ermeneutica storicista applicata alla Tradizione [qui].

Essi sono TUTTI scelti dal papa e quindi in linea con i suoi orientamenti. Ebbene, visto quanto hanno espresso nel corso dell'evento c'è da inorridire, nel rendersi conto di quanto il 'mondo' sia penetrato là dove non avrebbe dovuto. Il loro parlare all'insegna di termini enfatici infarciti dei più ricorrenti slogan bergoglieschi porta ben lontano da quello che è stato l'atteggiamento interiore derivante da leggi spirituali chiare ed immutabili che ha sempre caratterizzato il comportamento della Chiesa negli aderenti ai suoi Ordini religiosi, ognuno dei quali incarna un carìsma ben definito, non appiattibile né diluibile nel pot-pourri che ci viene propinato dai nuovi gerarchi, soprattutto da parte di quelli che non saranno di sicuro assoggettati ad alcuna 'purga', previa chiacchierata informale.

Osservazioni generali

Vorrei iniziare con una rapida scorsa da un inedito di Bergoglio, apparso su Repubblica in un articolo redazionale del 13 marzo scorso (ad un anno d'inizio del pontificato). Si tratta di uno stralcio tratto dal suo libro allora fresco di stampa: «La bellezza educherà il mondo» [educherà invece che salverà?], del quale ho appreso così l'esistenza e sul quale ho commentato [qui], sulla base delle citazioni presenti nell'articolo dal titolo già di per sé rivelatore: "Basta fondamentalismi e pensiero unico, la verità non esiste senza il dialogo". Ne riprendo una, con le chiose successive, rimandando al link per l'intero testo.
"Dialogo non significa relativismo, ma «logos» che si condivide, ragione che si offre nell’amore, per costruire insieme una realtà ogni volta più liberatrice". [...] Così appaiono tre dimensioni dialogiche, intimamente connesse: una tra la persona e Dio — quella che i cristiani chiamano preghiera — , una degli esseri umani tra loro, e una terza, di dialogo con noi stessi. Attraverso queste tre dimensioni la verità cresce, si consolida, si dilata nel tempo. […] A questo punto dobbiamo chiederci: che cosa intendiamo per verità? Cercare la verità è diverso dal trovare formule per possederla e manipolarla a proprio piacimento.
  1. «logos» che si condivide.
    il Logos, in senso giovanneo, che è la Ragion d'essere di tutte le cose, il Verbo, che ci si è rivelato in Cristo come Verbo incarnato, si può condividere solo tra chi lo ha accolto, altrimenti cosa o chi si condivide? Infatti un vero dialogo è possibile se si parte da presupposti comuni su cui proseguire l'approfondimento e la comune ricerca. Ma la Chiesa, come il Suo Signore, insegna non dialoga, perché ha fondamenti già dati che deve approfondire e dispensare, non cercare insieme ad altri. La cultura che scaturisce dalla Fede vissuta può dialogare con le altre culture ai fini della civile convivenza, ma non per la ricerca della verità.
  2. ragione che si offre nell’amore
    Noi parliamo, invece dell'amore che nasce dalla ragione e offriamo insieme alle ragioni che accendono in noi l'Amore anche la possibilità di riconoscere, accogliere ed amare lo stesso Amore. Dunque amiamo ciò che conosciamo, altrimenti amiamo l'amore come cosa astratta. Così come l'Amore (Spirito Santo) non precede ma procede dal Padre e dal Figlio. Per questo richiamo l'attenzione alla "dislocazione della divina Monotriade" denunciata da Romano Amerio : «Come nella divina Monotriade l’amore procede dal Verbo, così nell’anima umana il vissuto procede dal pensato. Se si nega la precessione del pensato dal vissuto, della verità dalla volontà, si tenta una dislocazione della Monotriade; allo stesso modo separare l’amore, la carità, dalla verità non è cattolico».3
  3. per costruire insieme una realtà ogni volta più liberatrice.
    Cos'è che libera, quello che costruiamo noi (insieme a chi? E con gli elementi comuni? Ma questo è "antropocentrismo") o il Vero Costruttore insieme a noi?
Lui sta ancora cercando la verità? Non l'ha ancora trovata? Non è il Vicario in terra di Colui che ha fondato la Sua Chiesa rivelandosi come Via Verità e Vita? Ed è una Persona che trasmette grazia e verità - Sé stesso appunto: il Signore - e non formule astratte. Anche se per annunciarla bisogna pur formulare espressioni umane chiare e comprensibili, che non risultano astratte proprio perché e quando sono permeate della grazia e della verità che le accompagna. A me sembrano molto più astratte queste elucubrazioni che hanno sempre un bersaglio in ciò che è cogente di per sé e non da parte di chi lo mostra e che viene confuso con manipolatorio. E trovo molto più manipolatoria questa liquidità dell'informe.

Agire al di fuori della verità non è un agire libero, bensì costretto: se non dal peccato, dalle convenzioni sociali o dalle pressioni ambientali. Una pastorale che non sia ancorata saldamente nella verità rivelata non conduce alla libertà e non porta alla salvezza. Qualunque “piano pastorale”, se non ha a monte le idee e i principi della dottrina cattolica divinamente rivelata, sarà inevitabilmente "altro". Magari più vicino alla Nuova Religione Mondiale della falsa "chiesa universale", che non viene da Cristo Signore.

Di certo le affermazioni in questione (come molte altre) non sono magistero, provenendo da un testo scritto come dottore privato; ma è questo che oggi viene veicolato su larga scala ad una massa sempre meno formata alla Fede dei Padri e da un clero sempre più conforme ai nuovi indirizzi, fatte salve rare eccezioni. Ormai sembra sparita dall'orizzonte ecclesiale la formulazione chiara e definitoria dalla Sede adeguata, che è il Soglio di Pietro e non tribune mediatiche di vario genere. Ma il fuoco delle verità perenni è ben vivo sotto la cenere e tornerà a risplendere...

Del resto, oltre che dai dati sopra esaminati nonché dagli ormai molti fatti e parole dal Soglio di Santa Marta, abbiamo conferma della rivoluzione innescata a ritmi ingravescenti anche dalle ultimissime dichiarazioni rese dal card. Kasper "il teologo di Papa Francesco", a Washington in una conferenza alla Catholic University of America. riportate da Repubblica [qui].
Per il Pontefice argentino, ha spiegato Kasper, "non si applicano gli schemi ormai logori di progressista o conservatore". Bergoglio "non è un liberal ma è un radicale, nel senso originale della parola di chi va alla radice". È "il Papa delle sorprese", ed "è riuscito a illuminare l'atmosfera cupa che si era posata sulla Chiesa come una muffa".
Aggiungo le parole di Bertinotti su Avvenire dell'8 novembre scorso in un articolo dal titolo significativo: "La rivoluzione la fa Francesco" [qui].
«...Sto con Papa Francesco che parla di ideologia del mercato; ripudia la guerra come strumento dei mercanti di armi e invita i poveri alla 'lotta', una parola che mi ha colpito, come strumento di affermazione della loro dignità senza aspettarsi da altri la liberazione [E Cristo Signore cos'è venuto a fare?]. Per me è suonato come una valorizzazione del movimento del sindacato di base, il sindacato dei consigli, dei preti operai, una vicenda per me molto significativa degli anni ’70. Una storia di dialogo intenso fra socialisti e cristiani in nome dell’egualitarismo».
Non è altro che una virata a 180° dai suoi predecessori, che già avevano impartito alla Barca di Pietro sterzatine fuori rotta di conio conciliare... Ma assolutizzare nei termini attuali un comportamento, peraltro fondato su elementi sentimentali e contingenti, oltre che decisamente populisti anziché soprannaturali, non può che portare alla dissoluzione dell'autentica vis liberante e trasformante del cristianesimo, portatore di una Presenza e della grazia vivificante, opera teandrica unica e definitiva di Cristo Signore nostro. E nessuno dice nulla?

C'è chi (penso ad Antonio Socci) - con argomenti di rispetto che meriterebbero adeguate competenti analisi e risposte - non riesce a digerire l'anomalia delle dimissioni di Benedetto XVI e le evoluzioni conseguenti: la figura inedita e senza fondamenti teologici del "Papa emerito" con ciò che essa ha posto in essere et alia, ripetutamente discussa anche qui [vedi link più recente, che contiene diversi altri rinvii]. Nel silenzio più totale della gerarchia.
Se pur vogliamo mettere tra parentesi i dubbi sul Conclave, che in ogni caso non andrebbero rimossi ma affrontati da chi di dovere, per il resto la consapevolezza sulla spaccatura già in atto ormai è presente in tutto l'Orbe cattolico ed oltre. Ma il nostro Atanasio, dov'è?

Conclusioni

Ciò che scompare definitivamente è il valore della contemplazione e dell'adorazioneche, se ci rifacciamo alle radici metafisiche e soprannaturali della spiritualità cristiana, sono il fondamento di tutto come ci ricorda sapientemente mons. Schneider [qui]:
Il primo comandamento che Cristo ci ha dato era di adorare Dio solo. La liturgia non è una riunione tra amici. È il nostro primo compito adorare e glorificare Dio nella liturgia e anche nel nostro modo di vivere. Da un vero amore e da una vera adorazione di Dio si sviluppa l’amore per il povero e per il prossimo. È una conseguenza. I santi in duemila anni di storia della Chiesa, tutti i santi che erano così devoti e pii, erano tutti estremamente misericordiosi con i poveri dei quali si prendevano cura. In questi due comandamenti sono contenuti tutti gli altri. Ma il primo comandamento è amare e adorare Dio e ciò è realizzato in modo supremo nella sacra liturgia. Quando si trascura il primo comandamento, allora non si sta facendo la volontà di Dio ma ci si compiace di sé. La felicità è realizzare la volontà di Dio, non la nostra.
La caratteristica principale dei gerarchi attuali è l'uso di affermazioni apodittiche, senza mai prendersi la briga di dimostrarle o con dimostrazioni monche e sofiste. Ma di dimostrazioni non hanno neppure bisogno, perché il nuovo approccio e il nuovo linguaggio hanno sovvertito tutto ab origine. E il non dimostrato dell'anomala pastoralità priva di principi teologici definiti è proprio ciò che ci toglie la materia prima del contendere. È l'avanzata del fluido cangiante dissolutore informe, in luogo del costrutto chiaro, inequivocabile, definitorio, veritativo: l'incandescente perenne saldezza del dogma contro i liquami e le sabbie mobili del neo-magistero transeunte.

Ed invece è la risposta fondata sulla dottrina perenne lo strumento decisivo – contro le dottrine relativiste dominanti – per innalzare l’uomo dalla vita terrena a quella eterna attraverso quella « adæquatio rei et intellectus » (conformità fra ciò che si pensa e la realtà, quindi adesione ad essa) intravista da Aristotele, affermata da San Tommaso con la sua esemplare chiarezza e compiuta da Cristo. Confermata dalla Fides et Ratio (superata anche questa?):
"n.82 ...appurare la capacità dell’uomo di giungere alla conoscenza della verità; una conoscenza, peraltro, che attinga la verità oggettiva, mediante quella adæquatio rei et intellectus a cui si riferiscono i Dottori della Scolastica. Questa esigenza, propria della fede, è stata esplicitamente riaffermata dal Concilio Vaticano II: «L’intelligenza, infatti, non si restringe all’ambito dei fenomeni soltanto, ma può conquistare la realtà intelligibile con vera certezza, anche se, per conseguenza del peccato, si trova in parte oscurata e debilitata». (Gaudium et Spes, 15)".
Anche se proprio in alcuni punti della Gaudium et Spes riconosciamo le radici dell'antropocentrismo richiamato da mons, Schneider nell'intervista già citata e sapientemente illustrate [qui] da Mons. Gherardini.

Ricordo come proprio Mons. Athanasius Schneider [qui], dopo un lungo e articolato excursus di taglio teologico pastorale sulle "luci del Concilio" - che si collocano in quel livello, citato da Mons. Gherardini5, nel quale il concilio riprende le verità già definite - ha affermato che la 'rottura' si manifesta nella svolta antropocentrica e nel campo Liturgico, mentre nella Sacrosantum Concilium non ce n'è traccia6, ed è individuabile nel chiasso ermeneutico delle applicazioni contrastanti e nei gruppi eterodossi. In conclusione, egli ha invocato un "sillabo" con valore dottrinale, con completamenti e correzioni autorevoli in campo liturgico e pastorale. Ma, prima di questo, tutta la sua trattazione è una sintesi mirabile e magistrale della missione e della realtà della Chiesa, operata riprendendo e tracciando il filo conduttore fornito dai testi selezionati del Concilio stesso e dei pronunciamenti dei Papi, seguendone il filo aureo attraverso citazioni puntuali e rivelative; il che non toglie valore alla invocazione conclusiva, evidentemente mossa dagli effetti, ormai sotto gli occhi di tutti, delle applicazioni sconsiderate che hanno vanificato quel vero spirito che animava i papi del Concilio e certamente la pars maior et sanior dei Padri Conciliari.

E, invece, finora gli stessi pastori più conservatori non si decidono ad ammettere che il concilio, cambiando il linguaggio [qui] e attraverso l'ermeneutica taroccata [qui], ha cambiato anche i parametri di approccio alla realtà propinando, attraverso le ambiguità di alcuni documenti, dosi di veleno apparentemente non letali. Queste - se adeguatamente e autoritativamente non neutralizzate - stanno continuando a ferire profondamente il corpo mistico di Cristo e, come afferma Mons. Gherardini:
Di tutte queste storture e devianze e ribellioni s'intesse, sì, la passio Ecclesiae, ma è una passione che non s'identifica mistericamente con quella di Cristo, non arricchisce e non dilata la Chiesa come il sangue dei martiri. La mortifica, anzi la strozza, le rifila l'aria che dovrebbe respirare, la riduce al rantolo. Contro questa passio, pertanto, occorre prender posizione, essa va neutralizzata, e l'unica maniera per farlo è quella d'una fedeltà a tutta prova: la fedeltà dei santi [qui].
Del resto una pastorale che non sia ancorata saldamente nella verità rivelata non conduce alla libertà e non porta alla salvezza. Qualunque “piano pastorale”, se non ha a monte le idee e i principi che non sono quelli della dottrina cattolica divinamente rivelata, sarà inevitabilmente "altro". E magari sempre più vicino a una Nuova Religione Mondiale, propria di una falsa chiesa universale, che non viene da Cristo Signore.
E noi? E i Pastori che sono i nostri punti di riferimento intervengono solo a proposito del sinodo? E chi va fino in fondo, oltre a sollevare le domande che sono in molti oggi a porsi sulle radici prossime e remote della crisi attuale? Tranne Mons. Schneider che le radici le ha indicate [qui] e gli scritti e le testimonianze di studiosi sulle variazioni indotte dal Vaticano II come Amerio, Spadafora, De Mattei, Lanzetta, Gnocchi & Palmaro, Pasqualucci, Gnerre, Viglione, Turco, Radaelli, Siccardi, Nitoglia, Gleize, Dumont, de Marco, Fontana e, nel suo piccolo, la sottoscritta (chiedo scusa a chi avessi dimenticato in questo excursus tanto denso quanto rapido nell'immediatezza dello strumento). E non dovranno essi, i Pastori, farsi carico anche dei seri pericoli derivanti dall'enfasi rivoluzionaria di un papa che sembra "regnante" solo per distruggere il Testamento: il "Nuovo ed Eterno Testamento" - parole forti e definitive, che risuonano ogni giorno su ogni Altare, l'Eredità inalienabile consegnata dal Signore alla Sua Chiesa - per sostituirlo con la sua visione intrisa dell'ideologia più retriva e dissolutrice dei valori e dei principi più sacri e fontalmente ineludibili custoditi e trasmessi da La Catholica?

L'ho detto e ripetuto e lo ribadisco ancora, martellando finché non usciranno le scintille, perché sono convinta che è questo il nodo di tutto. Finora le critiche dei cosiddetti conservatori si sono limitate al sinodo, anche se esso è il 'luogo' in cui sono confluiti molti 'nodi' che consentono di riaffermare il primato della Verità e della dottrina... Ma ci vuole un intervento a 360 gradi, anche da parte del card. Burke et alii, non solo sul sinodo - che non fa altro che riprodurre clima e metodi che hanno pervaso il concilio e ne perpetuano quello che Mons. Gheradini chiama il gegen-geist (il contro-spirito) [qui] - ma su tutto quanto sta succedendo e de-formando la chiesa visibile fino, sembrerebbe, al disfacimento. Il Signore ci ha promesso che non praevalebunt; ma, di questo passo, a che prezzo?
Maria Guarini
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1. Circa l'EG ricordo le parole di Mons. Burke: "Lo stesso Papa afferma al principio del documento che non è magisteriale, che offre solo indicazioni sulla direzione verso cui condurrà la Chiesa ...Nell'Evangelii gaudium ci sono affermazioni che esprimono il pensiero del Papa. Le riceviamo con rispetto, ma non insegnano una dottrina ufficiale". [qui]
2. «La Chiesa dovrà anche attrezzarsi per mostrare se stessa come esperta di post-umanesimo e così parlare all’uomo d’oggi illuminandone il destino alla luce dell’Evangelo», tirata fuori niente meno che da Mons. Galantino. [qui]
3. Romano Amerio, Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, Lindau, Torino 2009 [qui]
4. «Il problema dell’uomo è il problema dell’adorazione e tutto il resto è fatto per portarvi luce e sostanza». (Romano Amerio, Di un bisogno dei contemporanei, «Pagine nostre», giugno 1926 .
5. Monsignor Gherardini, nel suo Concilio Vaticano II. Un discorso da fare [qui] supplica il Santo Padre di mettere chiarezza in quale misura il Concilio è stato fedele alla Tradizione. Ma poi è costretto a prendere atto di un Discorso mancato [qui]. Insieme a lui e a Mons. Schneider, lo stesso padre Serafino Lanzetta FI auspica un documento metafisico-dogmatico del Magistero per definire l’interpretazione corretta del Concilio [qui] e questo ed altro gli è costato la deportazione...
6. Una traccia di rottura, purtroppo, è stata da me trovata [qui] dal raffronto con l'Enciclica di Pio XII sulla Sacra Liturgia Mediator Dei (1947), alla quale la Costituzione conciliare si rifà e cita espressamente, ma della quale ha espunto, al n.48, una premessa ineludibile. Non senza dover anche rilevare che il n.47 della stessa Costituzione, sulla "natura del sacrosanto mistero eucaristico", passa sotto silenzio sia il fine propiziatorio (espiatorio) del Sacrificio, che il termine transustanziazione, peraltro inopinatamente assente dall'intero documento.

53 commenti:

Emanuele ha detto...

"<<...si può essere, allora, anche zelanti e scrupolosi, ma ci si condanna a non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio di Gesù di Nazaret…>>"
Ma Gesù non è Dio? non è la seconda Persona della Santissima Trinità, che è Unico Dio?
Come può un vescovo della Chiesa Cattolica dire simili cose?

Anonimo ha detto...

La "Chiesa in uscita e dalle porte aperte" era il grido di battaglia del postconcilio. Abbiamo visto dove ha portato. Evidentemente non basta ancora, bisogna che il mondo cattolico si anemizzi ancora di più. E anche lì ci sarà qualcuno che spingerà per portarlo direttamente alla morte...

Luís Luiz ha detto...

un verbo, che abbiamo imparato a riconoscere come uno dei capisaldi dell’insegnamento di Papa Francesco: uscire…

Per un "vescovo di Roma" che vuole portare alle ultime conseguenze il CV2, non potrebbe essere altrimenti. L'uscita e l'apostasia di centinaia di migliaia di religiosi e sacerdoti, le chiese, i monasteri e i seminari vuoti sono il vero capolavoro del post-concilio, l'apoteosi del bergoglismo.

Anonimo ha detto...

C'è sinceramente da PIANGERE a vedere lo stato pietoso del mondo cattolico. Qui si dimentica il "custodirsi da questa generazione perversa" di evangelica memoria!
E, temo, siamo solo agli inizi!

murmex ha detto...

Del tutto condivisibili le considerazioni di mic .Rilevo l'uso della ormai consueta espressione , da parte di mons . Galantino di" Dio di Gesù (neppure più Cristo, ma )di Nazareth ", di cui mons Gherardini chiarifica la radice ideologica in senso antimetafisico . Coerente con lo svilimento della vita religiosa , appiattita alla dimensione orizzontale , e ampliando l'orizzonte , con l'antropocentrismo ormai pervasivo , tragicamente , anche di Liturgia (come ben mostra mons Schneider )e Dottrina . Tutto si tiene con coerente diabolicità . E qui sorge una domanda : i pur buoni Pastori , non dovrebbero , ,per sanare la piaga , incidere alla radice , mettendo in causa l'ultimo conc in toto ? Va bene il sillabo degli errori da esso propugnati , ma non occorrerebbe andare fin in fondo , denunciando come l'abusivo primato della pastorale è proprio lì che trova la sua origine ? Cioè nell'abbandono , voluto , del linguaggio veritativo , per l'assunzione di quello affabulatorio e cialtronesco quale quello di mons Galantino (e di Bergoglio stesso )? Capisco la prudenza , il non voler attaccare direttamente concilio e Papa , che non è viltà da parte di questi buoni Pastori ma timore di scandalizzare .Intanto però la confusione aumenta . Molto opportuna la citazione del compianto Palmaro . Ma quali strumenti abbiamo noi , insignificanti fedeli , per levare la nostra voce , tranne il sostegno a questo meritevole blog e pochi altri ?

RAOUL DE GERRX ha detto...

Chère Mic, "l’interpretazione corretta del Concilio" est qu'il fut l'œuvre du diable, par toutes les illusions et dévastations qu'il a engendrées.

Alors, pourquoi continuer de perdre son temps avec ce concile démoniaque, dont ne cessent de se réclamer les destructeurs de l'Église ?

La première chose que doit faire tout catholique fidèle — fidèle, d'abord, aux promesses de son baptême —, c'est de "renoncer à Vatican II et à ses œuvres".

L'évêque belge Suenens disait que Vatican II avait été « la révolution de 1789 dans l'Église ». Et le dominicain Congar, allant plus loin, a écrit, à propos du vote, le 30 octobre 1963, sur la collégialité — vote qui a soviétisé l’épiscopat : « L’Église a fait, pacifiquement, sa révolution d’octobre » (“Le Concile au jour le jour. Deuxième session”, p. 215). Quant à Ratzinger : « Le problème du Concile, ce fut d’assimiler les valeurs de deux siècles de culture libérale »…

N’est-ce pas clair ? Est-ce que ça ne vous crève pas les yeux ? Ou les mots n'ont-ils plus aucun sens ?

Renoncer, donc, à Vatican II et à ses œuvres. Parce que la Révolution est, par essence, satanique.

« Je demande la permission de le répéter : la révolution française ne ressemble à rien de ce qu’on a vu dans les temps passés [Vatican II non plus]. Elle est SATANIQUE dans son essence. Jamais elle ne sera totalement éteinte que par le principe contraire [Savez-vous lire, bonnes gens ?], et jamais les Français [les Catholiques] ne reprendront leur place jusqu’à ce qu’ils aient reconnu cette vérité » (Joseph de Maistre, “Du Pape”, t. I, Paris, 1821, p. XXXIV-XXXV).

Angelo ha detto...

Scusate il fuori tema. Mons. Gherardini avrebbe affermato, da qualche parte:
1) Che un Concilio che contiene errori cessa di essere tale;
2) Che c'è un legame, indiretto, tra VII e '68.
Potrei avere, se qualcuno li ha, dei riferimenti alle sue opere sul tema?
Grazie molte.

murmex ha detto...

Ecco , esattamente quello che dice Raoul io , per ora , lo pongo ancora in termini di domanda : non è troppo poco tentare di correggere , non bisognerebbe rifiutare tout court qualcosa che , visti i frutti sempre più marcescenti , si rivela nella sua essenza diabolica ?Spero che numerosi Pastori siamo in prudente ma vigile attesa (magari degli avvenimenti del 2015 o del 2017 ,sperando in un cambiamento di rotta )ma che , se tutto continuerà così , sorgano a difendere la Chiesa , i piccoli loro affidati

Annarè ha detto...

Verrebbe da recitare il dialogo di Enrico V detto prima della battaglia: (sintetizzato)" non desideriamo di essere di più di quelli che siamo, perchè se la battaglia verrà persa siamo già in troppi a morire, se verrà vinta quanta più gloria ad averla vinta in pochi?"
Aggiungo: quanta più gloria per Dio, perchè allora sarà ancora più visibile che il vincitore è Lui e non i pochi cattolici che ancora lo servono.

Latinista ha detto...

Permettetemi un fuori tema: segnalo un articolo di consigli, che mi paiono molto saggi e da seguire con attenzione, su come comportarsi nel caso puramente di scuola in cui si debba vivere ai tempi di un Papa disastroso.

http://conmilupa.blogspot.de/2014/10/diez-consejos-para-sobrevivir-un-papa.html

È in ispagnolo, e credo che gli Italiani lo possano leggere facilmente; ma se qualcuno preferisse una traduzione inglese, la troverà qui:

http://rorate-caeli.blogspot.com/2014/11/ten-tips-on-how-to-survive-calamitous.html

Il punto 4 è anche in tema col nostro contesto; ma permettetemi di sottolineare in particolare i punti 2, 3 e 9.

mic ha detto...

Per Angelo:

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/04/brunero-gherardini-rivoluzione-e.html

Angelo ha detto...

Grazie.

una nonna ha detto...

Tra le cose che si possono fare mi permetto di suggerirne una: perchè i giovani automuniti che seguono la Vera Messa con dispongono un servizio per quegli anziani e gli ammalati che vorrebbero partecipare alla Santa Messa ma non hanno come raggiungerla? Più saremo a partecipare e più il Signore ci salverà! Che Maria Nostra Madre Celeste ci sostenga in questa lotta con il male.

F. Valente ha detto...

Ben fatto Mic.
Grazie per l'indimenticabile Mario Palmaro. E' un grande e suoi insegnamenti gli sopravvivono.

Anonimo ha detto...

Gaudeamus igitur. Finalmente parte la rifondazione comunista avviata dal CVII. Prima parte prima fara' la stessa fine.mazzarino

Anonimo ha detto...

Tutto proposto a quella conferenza è fondata sulla reiezione di Dio come Essere supremo, necessario, unico, costante stabile...

propongono una spiritualità dove il fuggire via da Dio diviene la norma di santità, la condizione necessario per santificazione.

Ma qual'è tale spiritualità?

è ovvio che è la spiritualità dei Satanisti, del Lucifero stesso, che in ribellione sua non ha negato solamente l'autorità di Dio, a anche l'Essere Divino come Primo Essere davanti tutti e davanti tutte le azioni...

Quindi, nella conferenza è stata proposta una spiritualità di uscire, di cambiamento, negando quella che porta l'anima e lo spirito per inginocchiarsi davanti il Santissimo in una auto-umiliazione fatta in tempo per perfezionarsi in eterno.

Romano

Anonimo ha detto...

Cosa deve accadere? Piu' nulla penso. Il canone non prevede un papa emerito. O e' un protestante o la liberta' di coscienza (si sente cosi' avrebbe detto il suo segretario) vale solo per alcuni (gli emeriti appunto). Per gli altri ci ha gia' pensato il sant'uffizio.

Luís Luiz ha detto...

Perchè i laici dobbiamo parlare, secondo il grande profeta del bergoglismo, Blaise Pascal:

A quoi avez-vous pensé de donner le nom de suffisante à une grâce que vous dites qu'il est de foi de croire qu'elle est insuffisante en effet ? Vous en parlez, dit−il, bien à votre aise. Vous êtes libre et particulier; je suis religieux et em communauté. N'en savez-vous pas peser la différence? Nous dépendons des supérieurs; ils dépendent d'ailleurs. Ils ont promis nos suffrages : que voulez-vous que je devienne? Nous l' entendimes à demi mot, et cela nous fit souvenir de son confrère qui a été relegué à Abbeville pour un sujet semblable [e noi dei FI].

(Les Provinciales, lettre 2).

Anonimo ha detto...

Il nuovo corso della nuova chiesa: Luxuria diventa opinionista a Tv2000, canale della Conferenza Episcopale Italiana.

Josh ha detto...

La via del Vangelo è convertirsi a Cristo (che è comunque un'opera soprannaturale che agisce pur nella nostra dimensione, la Grazia che vince la natura) e non uscire in periferia.

Nel mio passato preconversione, andavo 'nelle periferie', eppure posso ben attestare che non ero convertito al Vangelo.

Dov'è andata l'ascesi?

che vergogna

Josh ha detto...

"il Dio di Gesù di Nazareth"
arriecoli con l'ossessione della differenza (immaginaria) tra il Kyrios Scritturale, il Cristo della fede, Figlio di Dio, e un preteso differente Gesù della storia (che assomiglia sempre più a un freakettone qualsiasi).

la neochiesa si autocondanna e non ha autorità d'insegnamento già a partire dalla gravissima eresia cristologica.

Josh ha detto...

ancora dal post:

_«la disponibilità a vincere la paura rispetto a ciò che è altro da noi, specie quando la diversità si configura come complessità e problematicità. A tale proposito, Francesco richiamava la necessità di combattere il “fantasma” di una vita religiosa intesa come rifugio e consolazione. Del resto, siamo testimoni di quanto non regga più l’idea del religioso come di una sorta di artigiano che lavora in proprio, collocato in una dimensione “altra”, “speciale”, un “di più”, che dice separazione… L’intimismo, alla fine, si sposa con l’individualismo, malattie che – mentre chiudono – colpiscono tante relazioni…»

non sono d'accordo con quasi nulla di quello che sostengono perchè il tutto è viziato alla base, dal punto di partenza;

a parte che vituperare il religioso che vive in dimensione altra: è la consueta condanna alla preghiera, all'ascesi e alla vita contemplativa, che sono invece parte integrante della vita cristiana, le azioni di grazie in cui riceviamo da Dio, e uniche che ci consentono l'azione corretta in questa vita.

ma nel caso vogliano leggere, oltre che ripeterlo da tempo a tutti gli ecclesiastici che s'incontrano del medesimo stampo ideologico, voglio specificare:

_non ho nessuna paura di ciò che è diverso da me - voglio fare esempi limite:
non ho paura di divorziati, di omosessuali nè di islamici o ebrei.
Con divorziati e omosessuali ho lavorato. Con ebrei ho studiato e lavorato. Con tutti è nato un rapporto umano non banale.

Ma in ambito di fede, Gesù si accosta ad ognuno ed offre la sua salvezza, anche a tutti loro. Una volta accolta, domanda a tutti la santificazione senza mezzi termini.

Se l'accettano si convertiranno e cambieranno vita e condotta.
Il divorziato si santificherà, l'omosessuale deporrà la sua condotta e potrà essere casto, l'islamico abbandonerà la sua fede precedente e così l'ebreo. A volte il miracolo è accaduto, A volte no.

C'è evidentemente chi è fedele al Concilio (sempre quello, l'ultimo quello solo pastorale) ma è infedele a Dio e alle sue chiarissime richieste.

ancora dal post
«un decentrarsi che comporta di saper prendere le distanze sia dalle proprie idee..."

sicuro Dio non domanda che io "decentrandomi e prendendo le distanze" dalla mia fede, mi uniformassi alla condotta peccaminosa di, cfr casi sopra, divorziati, omosessuali, ebrei e musulmani.

Josh ha detto...

Se è vera la "necessità di essere autenticamente radicati in un determinato carisma"
non trovo vero che sia necessario un "riposizionamento, addirittura di rifondazione" della vita religiosa.
Se la vita religiosa è tale, dev'essere fondata su Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e in eterno.

Nessun paradigma viene cambiato, perchè al più noi siamo tenuti a trovare sempre nuovi modi di santificazione, sì, nelle varie contingenze, ma abbeverandosi all'Unica Verità che è sempre quella: una fede viva nel Vivente.

Non potendo fare esempi di terzi, e pur non essendo mai troppo raccomandabile proporsi come esempio, che non è mia intenzione e sarebbe fuorviante, voglio però provare a dire qalcosa. Negli anni, anche se da 'laico' ho conosciuto esperienze varie nel cattolicesimo. La costante comunque era che, sia per me sia per molti abbastanza simili, s'è riconosciuto un, diciamo così, carisma di amore per le S. Scritture (sì, però lette in maniera amorevole, fedele alla Tradizione e al magistero, non demitizzante, non desoprannaturalizzante).
A quelli che hanno questa sensibilità, o questo dono....beh, sentir parlare sociologese, questo parlare orizzontale senza soprannaturale, questo relativismo dogmatico è una delle cose che più al mondo ci fa ribollire il...carisma! sono onesto....

Ci metteremo sempre in discussione con i confessori, ma non certo in vista di nuove eterodossie!

mic ha detto...

Grazie, caro Josh,
Concordo al 1.000 per 1.000 !!!

ilfocohadaardere ha detto...

Potrebbe/dovrebbe essere organizzato un convegno su questo botta e risposta tra Francesco (F) e Scalfari (S): "F: Le chiedo cosa pensa dell'essenza del mondo,anzi dell'universo.Si domanderà certo, come tutti, chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Se le pone anche un bambino queste domande. E lei?"; S: "Le sono grato di questa domanda.La risposta è questa: io credo nell'Essere,cioè nel tessuto dal quale sorgono le forme,gli Enti"; F: "E io credo in Dio.Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio.E credo in Gesù Cristo,sua incarnazione.Gesù è il mio maestro e il mio pastore, MA Dio, il Padre,Abbà,è la luce e il Creatore.Questo è il mio Essere.Le sembra che siamo molto distanti?". Ho scritto in stampatello la congiunzione avversativa "MA", perché l'uso della stessa nel discorso mi pare di una rilevanza enorme. Quel "MA" buttato lì, SE davvero attribuibile a Francesco, merita attenzione.Perchè, a fronte dell'Incarnazione professata pochi istanti prima,potrebbe ridimensionarne la portata tanto da addirittura mettere in discussione l'unione ipostatica delle due nature- umana e divina- in Cristo. E poi, "tutte le cose non sono state CREATE per mezzo di Cristo"? Mic, sono fuori strada?Cioè, la mia sottolineatura, è legittima oppure no? Questa stonatura mi ha colpito sin da subito, ma l'ho sempre "ricacciata" nell'inconscio...Mi pare che stranamente non sia stata messa in evidenza da nessuno, neppure nelle ottime "tavole sinottiche" fra dicta di Francesco e Magistero ufficiale,dell'ultimo libro di Socci.

mic ha detto...

Il cocohadaardere,
C'è da tener conto che si tratta di una conversazione non sappiamo se registrata e riportata fedelmente.
Certo che oltre a quel MA, mi colpisce Cristo "maestro e pastore" e non anche e soprattutto Signore. E, se la lingua parla dalla pienezza del cuore....
Ma, ripeto, questa è una conversazione informale.
Il resto che abbiamo evidenziato basta e avanza per incutere timori...

mic ha detto...

Chiedo scusa del refuso. Scrivo dal cell...

ilfocohadaardere ha detto...

E' vero quel che dice Mic, ma se l'insegnamento "discorsivo" diviene la regola, allora diviene un problema capirci qualcosa. Questa intervista è stata anche pubblicata sul sito vaticano, e adesso ripubblicata in un libro per i tipi della LEV. Mi pare inoltre che Bergoglio parli molto molto poco della SS.ma Trinità. Nell'Evangelii Gaudium (anche questa "non è magistero", eppure non è discorsiva..ma cosa è oggi il Magistero?) si dice ad esempio che la Fede no può e non deve contraddire la scienza: io mi sono chiesto allora: E I MIRACOLI? "Le parole sono i chiodi a cui si appende la Verità".....Naturalmente io permango nel mio interrogativo, che secondo me non deve essere accantonato, insieme a mille altri.

il COCO hadaardere ha detto...

il "coco" ha da ardere appare più un lapsus freudiano ahimè!! Inaudito! Sono ustionato :)

Francesco ha detto...

A mio avviso ormai non è neanche più questione di concilio o non concilio: il concilio, in questa balorda situazione che stiamo vivendo da quasi due anni, c'entra poco o nulla, tant'è che Francesco è il primo papa dai tempi di Paolo VI che non cita mai il concilio. Il concilio ormai è bello e superato, siamo andati ben oltre, anzi, esso è fin troppo conservatore e tradizionalista per una mente bacata come quella di Bergoglio, avanzo del '68 non si sa come eletto papa che tutto vuol cambiare e rivoluzionare nella Chiesa. L'unica speranza a cui ci si può appigliare, ormai, è che questo pontificato finisca presto, o perchè Bergoglio tira le cuoia, o perchè decida di dimettersi, magari dietro pressione di un episcopato e cardinalato ormai pentiti di aver mandato sul soglio di Pietro un elemento inetto del tutto inadatto a fare il papa. Ma non mi farei grosse illusioni: ormai la maggioranza dei vescovi non ha più il dono della fede, percui non è più interessata a questioni che riguardano la salvezza delle anime. La Chiesa è ormai una società filantropica in cui si insegna a volersi bene e a non fare la guerra e fintanto che Bergoglio rispetterà questi dettami, a buona parte dei vescovi, anche se certamente consapevoli dell'inettitudine di questo papa, egli va bene così com'è. Per quanto riguarda la vita religiosa, io non mi preoccuperei per le c-----e di Galantino e company, che lasciano il tempo che trovano. La verità è che se si ammodernano ulteriormente i pochi ordini rimasti ancora tradizionali, le vocazioni spariscono e questo lo sanno bene anche Galantino e company.

Josh ha detto...

Non solo si parla poco di SS.ma Trinità, si parla in modo improprio di Cristo e dello S.S.
Per es. non si potrebbe, in teoria, limitarsi nè a ridurre lo S.S. "risucchiandolo" dal suo ruolo e relegandolo a una comparsina,
nè a chiamarlo solo Spirito d'amore, perchè Gesù stesso ne parla come spirito di verità, "Colui che vi insegenrà la verità tutta intera", "Colui che vi rende testimonianza di me", Che "vi convince di peccato", che ricorda che Gesù se n'è andato al Padre, ma tornerà, quindi Redenzione e Giudizio (>2 grandi assenti dalle farneticazioni recenti)etc

La fede contraddice la scienza in realtà molte volte: Con la Resurrezione, con la Transustanziazione, con alcune Guarigioni tuttora inspiegabili, valutate le quali anche i medici si sono convertiti,
con i Miracoli Eucaristici > in questo ultimo caso è la scienza che spesso ha messo in evidenza alcuni elementi (dna, datazioni, vero sangue, organi palpitanti) in teoria impossibili a verificarsi, ma che ha dovuto registrare

Anonimo ha detto...

Per quelli Cattolici che chiedono l'intervento dei Cardinali

http://www.ipetitions.com/petition/petition2CardinalsReFrancis

purtroppo non è in Italiano...


Gaetano Romano

Josh ha detto...

Ancora Ratzinger sentiva di affermare:
«pastorale e dogma s’intrecciano in modo indissolubile; è la verità di Colui che è a un tempo “Logos” e “Pastore”, come ha profondamente compreso la primitiva arte cristiana, che raffigurava il Logos come Pastore e nel Pastore scorgeva il Verbo eterno che è per l’uomo la vera indicazione della vita».

ecco perchè siamo oltre, ma parecchio oltre adesso....

Logos infatti, "la luce che illumina ogni uomo"
non è Dialogos, cioè un'entità che comincerebbe ad esistere solo nel confronto con un suo opposto (chi, il demonio? che non è in realtà pari a Lui e che il Logos incarnato e risorto ha già vinto),
ma è, E',
oltre tutti i significati che già conosciamo, Verbo, "Colui per mezzo del quale sono fatte tutte le cose", E' il vero Essere.

Che per definirsi non ha ovviamente bisogno di un'antitesi. Che...se ci fosse fede, non ci sarebbe bisogno di filtrare con Hegel, Feuerbach o Freud o Bauman.

Le "cose" "insegnate" adesso non sono più veramente appoggiate nè alla Bibbia, nè alla Tradizione, nè al Magistero perenne, o nemmeno come nella frase di B XVI in cui appoggiandosi all'arte, la si cita per far capire come era intesa una verità in tempi meno bui, in cui spesso le agnizioni avvenivano anche per sola evidenza spirituale.

Oggi si cercano sempre nuovi paradigmi per dire altro, arrivare ad altro. Gesù è la scusa per parlare d'altro.

RAOUL DE GERRX ha detto...

La “rifondazione della vita religiosa” est une des “tartes à la crème” de Vatican II. Romano Amerio, dans “Iota unum”, en a parlé avec son acuité habituelle : cf. “Gli ordini religiosi”, § 139-146.

J’ai pu constater, dès 1965, les effets désastreux des réformes conciliaires dans ce domaine, en particulier à l’abbaye de Boquen, en Bretagne, que je fréquentais alors.

L’abbaye de Boquen, abbaye cistercienne détruite par la révolution, avait été relevée de ses ruines, à partir de 1936, par un ex-abbé trappiste, Dom Alexis Presse. Une petite communauté, agrégée au Saint Ordre de Cîteaux, y vivait. D. Alexis mourut en octobre 1965. Il fut remplacé par son jeune prieur, Bernard Besret, alors âgé de 29 ans. Celui-ci ne tarda pas, au nom de Vatican II, à transformer le monastère en “avant-garde de la nouvelle Église”, à en faire, en réalité, un authentique pandémonium.

M’entretenant souvent avec lui à Boquen, je n’avais pas tardé à comprendre qu’il s’agissait en fait d’un religieux sans vocation, entré au monastère pour des raisons qu’il ne savait pas trop lui-même expliquer, et qui avait été poussé en avant par D. Alexis dans l’espoir qu’il lui succède. Pour le préparer à sa tâche, D. Alexis, qui avait un doctorat romain de droit canon, l’avait envoyé à Rome.

Des années plus tard, Besret déclarera dans une émission télévisée qu’il avait choisit la vie monastique “comme d’autres choisissent d’aller à Katmandou”… Orphelin de mère, il avait été élevé par un père électricien à Loudéac, une petite ville non loin de Boquen, et le bruit courait, dans la région, que son père était franc-maçon.

RAOUL DE GERRX ha detto...

A Rome, Bernard Besret avait été pendant neuf ans secrétaire particulier de l’abbé général du Saint Ordre, D. Sighard Kleiner. Brillant sujet, il avait profité de ces années tranquilles pour décrocher un doctorat en théologie qui lui avait permis d’enseigner pendant quelque temps à Saint-Anselme. Au concile, ouvert en 1962, il fut le théologien privé de l’évêque d’Arras, Mgr Huyghe, connu pour ses thèses “progressistes”. Il fut aussi l’un des principaux rédacteurs du décret sur la réforme des ordres religieux, décret saintement (et habilement) intitulé “Perfectae caritatis”, mais où le lecteur attentif discerne sans difficulté la volonté des auteurs du texte d’en finir, sous le couvert d’un prétendu “retour à l’Évangile”, avec ce qui fait l’essence même de la vie religieuse.

“Perfectae caritatis” fut promulgué par Paul VI le 28 octobre 1965, après de nombreux “allers et retours” et modifications. En même temps qu’il y travaillait, Besret avait organisé, en 1964, un volume de commentaires où l’on expliquait, noir sur blanc, à ceux qui ne l’avaient pas encore compris (il y en avait beaucoup, à l’époque, et il y en a encore !), quel était le but de la réforme.

Le volume, de 215 pages, intitulé “Les Religieux aujourd’hui et demain — Problèmes de la vie religieuse”, parut à Paris, aux éditions du Cerf. Il incluait des textes de Karl Rahner, de Jerôme Hamer, de Mgr Huyghe, de Besret lui-même et d’autres sommités de l’époque.

Dans la conclusion de son texte, Mgr Huyghe ne cachait pas que ladite réforme allait faire des dégâts : « Nous ne nous dissimulons pas que les pages précédentes pourront parfois demander des choix angoissants [sic !] à ceux qui les liront. Qu’ils veuillent bien se souvenir cependant qu’elles ne sont que l’application pratique des critères de rénovation […] L’accent est mis aujourd’hui beaucoup plus sur l’esprit de l’Évangile que sur la lettre de la loi » (p. 208).

Eh oui, on ne fait pas d’omelette sans casser des œufs, même au nom de l’Évangile !

RAOUL DE GERRX ha detto...

Curieusement, la préface du volume avait été confiée au cardinal Achille Liénart, évêque de Lille, dont la biographie est bien connue. Je rappellerai seulement que le card. Liénart fut, au début du concile, le maître d’œuvre du “coup d’État” qui infléchit dans le sens qu’on connaît les assises conciliaires, et que, dès les années 30 (il avait été nommé à Lille en 1928), il traînait après lui une discrète réputation de franc-maçon.

La préface de Liénart s’achève par cette phrase en forme d’injonction : « Aller à l’essentiel, retrouver les vraies valeurs de la vie : telle nous semble être la fin de ce Concile Vatican II. Les religieux, comme tous les chrétiens doivent en bénéficier. »

On l’aura noté : Liénart ne parle pas de retrouver les vraies valeurs de la vie chrétienne (ce qui nous reconduirait sans doute au “ghetto” évoqué par Congar dans un de ses livres), mais simplement « les vraies valeurs de la vie ». Quelle vie ? Quelles vraies valeurs ? A chacun, sans doute, d’en décider selon sa conscience (pour parler comme Bergoglio)…

D. Sighard Kleiner, l’abbé du Saint Ordre de Cîteaux, mit longtemps à ouvrir les yeux sur ce qui se passait à Boquen sous la houlette de “Dom Bernard”, un Boquen transformé, à la faveur de Mai 68, en phalanstère “hippie” où la logorrhée révolutionnaire et le cidre coulaient en abondance…

En 1969, Besret fut finalement destitué de sa charge de “prieur”. Après avoir tenté d’organiser, dans toute la France, à coup de conférences et d’interventions médiatiques, un mouvement de révolte contre l’Église, il finit par y renoncer, ne se sentant pas la vocation d’un nouveau Luther, et il prit peu à peu ses distances avec le christianisme.

En 1970 ou 1971, il annonça son affiliation officielle à la maçonnerie (Grand Orient de France, un vieux secret de polichinelle pour ceux qui le connaissaient) ; il se maria, fit des enfants, se proclama bouddhiste, puis taoïste… A l’heure actuelle, âgé de 79 ans, il organise des voyages culturels en Chine, dans la province de Anhui. Pas très loin, finalement, de Katmandou…

Piave ha detto...

"L’alternativa è la sterilità, a cui siamo condannati quando il patrimonio della vita religiosa si blocca (...) su un modello di comportamenti che non esprimono più un valore avvertito come tale"

Per favore qualcuno mi può spiegare cosa vuol dire questa frase?

RIC ha detto...

Tosatti su Pell

http://www.lastampa.it/2014/11/11/blogs/san-pietro-e-dintorni/quanto-fastidio-d-george-pell-IVfBSxTXsofr78ajHGkOyN/pagina.html

Josh ha detto...

ogni tanto prendo un pezzetto, tanto è tutto talmente strano che ce ne sarebbe per mesi

dal testo: "L’alternativa è la sterilità, a cui siamo condannati quando il patrimonio della vita religiosa si blocca su un modello di società che non c’è più e su un modello di comportamenti che non esprimono più un valore avvertito come tale».

ma la sterilità si verifica solo se ci distachiamo da Gesù. Quando nell'immagine "Io sono la vite e voi i tralci", ecco, se siamo tralcio secco, non più dipendente dalla Vite-Gesù.
La vita religiosa non è modellata su "un modello di società" terrena, ma sulla santità, su un essere rigenerati dall'alto, santità senza la quale nessuno vedrà il Signore.(Eb, 12,14)

Per il resto la santità è senza età e senza epoca, è fedeltà a Dio e sempre quella, non certo "modello di comportamenti che non esprimono più un valore avvertito come tale". Avvertito come tale da chi, dal mondo, nemico di Dio?

E basta anche col Dio alla Hegel, che muta a seconda dei tempi e delle lune, al "dio" dialettico, al dio sintesi tra bene e male, al dio dell'immanenza.
Anche perchè davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. (cfr. salmo 89,4 e 2 Pietro 3,8). Altro che "dio-storia" mutevole, dialettico e transeunte....

Josh ha detto...

@Piave, sulla frase

"L’alternativa è la sterilità, a cui siamo condannati quando il patrimonio della vita religiosa si blocca (...) su un modello di comportamenti che non esprimono più un valore avvertito come tale"

vuole dire che secondo Galantino & co, (unendo a quanto ho provato a dire sopra, io stesso ne sono sempre più esterrefatto, per essere educati) che la vita religiosa si trasformerebbe in sterilità non perchè manca la santità (nemmeno presa in considerazione),
ma perchè
la vita religiosa -secondo l'augusto consesso di cui sopra- si sarebbe bloccato su un modello di comportamenti (che so, la clausura, l'Ordine dei francescani dell'Immacolata, i Carmelitani d'un tempo etc) che esprimerebbe un valore che OGGI, a tempi 'mutati', non sarebbe più riconosciuto al presente come un valore dalla scoietà.

I santi cioè ordinati, che vivono con onore la loro chiamata nell'Ordine di appartenenza (o quel che ne rimane), sarebbero anacronistici.

Vuol dire che devono modernizzarsi, "uscire" (...),
perchè la società non li riconosce come un valore,
e allora in virtù di questo mondo satanizzato da cui non si fanno più capire, sarebbero i consacrati che devono cambiare, sempre secondo l'augusto consesso di cui sopra. Sintonizzarsi al presente, sintonizzarsi ai non credenti di fuori.

Questa ipotetica sterilità della vita religiosa dipenderebbe dunque dal non essere più passo coi tempi, dal non essere più sintonia col mondo: Soluzione? aggiornarsi al mondo!

E perchè la società o il mondo di fuori non capirebbe più il bello della vita religiosa? Perchè sono atei? perchè lontani da Dio?
macchè.
Il mondo di fuori non capisce i religiosi tradizionali perchè i religiosi non seguono abbastanza il mondo nella sua modernità e nella sua infedeltà, e perchè l'augusto consesso legiferante di cui sopra è convinto che la sostanza degli Ordini esemplifichi un "modello di società" sacra che non c'è più.
Soluzione? mondanizzarsi tutti quanti.
Rinunciare a sè non in vista di Dio nella configurazione a Cristo, ma rinunciare alla propria fede -specie se mantiene forme tradizionali, lette come passate- per configurarsi al mondo. L'importante è che ci siano, infatti, "strutture leggere"....

Pietro C. ha detto...

"L’alternativa è la sterilità, a cui siamo condannati quando il patrimonio della vita religiosa si blocca (...) su un modello di comportamenti che non esprimono più un valore avvertito come tale"

Questa gente non crede più in Dio e nel ritirarsi nel deserto per incontrarLo ma nell'uomo e nella vanità mondana. Se la vanità mondana non sente più un valore come tale bisogna immediatamente adeguarsi.
Queste frasi e quest'incontro sulla riforma della vita religiosa sono di una gravità inaudita peggio, direi, del sinodo sulla famiglia! Chissà se c'è qualcuno che se ne accorger? Io temo di no, perché alla fine la vita religiosa non conta gran che nel Cristianesimo occidentale...

Anonimo ha detto...

Almeno Lutero è stato più coerente: ha abolito gli ordini religiosi! Ma con queste frasi emblematiche si prepara il terreno per fare altrettanto.
Il cattolicesimo modernista è veramente la cloaca di tutte le eresie!

Alessandro Mirabelli ha detto...

Le parole di Galantino sono prive di senso. Non hanno una logica, neppure diabolica. Lui riuscirebbe a parlare per ore ed ore senza dire nulla, proprio nulla. E' molto simile a Forte. Verbosità, illogicità, insensatezza. Queste sono le qualità che lo contraddistinguono. Direi come se fosse un discorso fatto da un ubriaco. Cioè il vuoto assoluto.

Rr ha detto...

MA mi chiedo: c'è un ordine del medico che obbliga uno a farsi religioso ? comincio a pensare che tutti questi hanno bisogno innanzitutto di uno psichiatra e poi di un esorcista.
Anch'io mi lamento abbastanza spesso dei problemi che incontro nella mia professione, che ho liberamente scelto, ma non mi passerebbe mai per l'anticamera del cervello di modificarne l' "essenza" (= il carisma). Un conto sono i problemi amministrativi, organizzativi, comunicativi, un conto è l' "arte" della Medicina in sè per sé.
Temo che quello che Raoul ha raccontato si sia verificato varie volte. Ragazzi con idee balzane in testa, troppo idealisti, troppo poco riflessivi, che si lasciano influenzare, affascinare, da qualche "guru" che è un religioso più anziano, o un pensatore, o uno alla Bergoglio, e scelgono la vita del consacrato. Poi scoprono che è difficile, richiede maturità, studi, preghiera, servizio, ma soprattutto amore di Dio, non di un uomo, e si perdono. MA PERCHE' NON SE NE ESCONO ? perché capiscono che, fuor,i non sarebbero nessuno, se non altri sbandati e spostati come tanti ce n'è, reduci del '68 e del '77, e successivi. Ce ne sono tanti, sapeste quanti ne arrivano in ambulatorio, di questi "spostati": mariti, mogli, adulti di 40-50 anni, che si rendono conto che la vita non era tutta rose e fiori come sognavano, ed ora non san che fare.
Se faccio il prete o il frate, e scrivo o dico certe cose, la gente, i media, le TV mi cercano e sono qualcuno, se non sono un consacrato, delle stupidaggini che dico o faccio (usando un temine elegante) non importa nulla a nessuno. Uno come Don Bruno, tanto per non far nomi; cosa sarebbe se non fosse un frate ? un DJ di provincia ? un pubblicista di un anonimo quotidiano di provincia, pagando un tanto (poco ) al pezzo? Chi mai lo inviterebbe ad un Convegno ??
E Galantino ? al massimo un professore di Lettere di una qualche scuola media dell'Appennino calabro-siculo, con tutto il rispetto per i VERI professori ed i VERI DJ, giornalisti, ecc.
Nullità, mediocrità, che sono diventati qualcuno, perché scelti e promossi da altre nullità (ogni riferimento al "caudillo" porteno e peronista è voluto). Perché quelli in gamba, quelli veramente in gamba, sono Patriarchi, Arcivescovi di metropoli, Prefetti di Congregazioni, Professori ordinari ed emeriti (ogni riferimento è puramente voluto).
Sempre che, oltre ad essere nulli, non siano anche viziosi, il che spiegherebbe certe carriere, altrimenti inspiegabili.
RR

Luís Luiz ha detto...

Perché quelli in gamba, quelli veramente in gamba, sono Patriarchi, Arcivescovi di metropoli, Prefetti di Congregazioni, Professori ordinari ed emeriti (ogni riferimento è puramente voluto).

In gamba e in parrucchino, come l'elegante cardenale Braz de Elvis.

mic ha detto...

ogni tanto prendo un pezzetto, tanto è tutto talmente strano che ce ne sarebbe per mesi

E' vero Josh, ci sarebbe da scrivere un volume solo sulle dichiarazioni di Galantino, per estrarne tutta la speciosità. Ma ho voluto andare oltre allargando il discorso, perché sono molte le storture da evidenziare e quelle sottolineate non sono da poco. Anzi, nel rileggere, ho aggiunto la nota 6. riguardante l'elemento di "rottura" più grave della Sacrosanctum concilium...

tralcio ha detto...

Sursum corda, gente!

Questa mattina alla Santa Messa delle 7,30 nel convento delle suore che c'è vicino al posto di lavoro, mi volto per lo scambio della pace e vedo tre panche piene di adolescenti...
Non li avevo mai visti prima; oggi erano lì, non ne so il perché, ma lo sa il Signore e mi basta.
Un bel segno, tanto più che hanno ricevuto la comunione sulla lingua (una rarità in città) e hanno fatto un ringraziamento composto e prolungato.

La sera precedente mi aveva telefonato una giovanissima sposa, raccontandomi di essere riuscita a portare una persona a lei cara dall'esorcista e di essersi a sua volta confessata. Era così felice che mi ha commosso, dicendomi che il sacerdote le ha promesso di mettere le sue intenzioni (lei in effetti ha il carisma di pregare tanto per tutti quelli che glielo chiedono, pur lavorando e avendo un giovane marito) nel calice della santa messa e così questa mattina ho messo anch'io tante intenzioni in quel calice, non avendo mai udito prima di poter vivere così l'eucaristia.

Potete immaginare la grazia che ho ricevuto, anche perché, proseguendo gli studi sull'articolata armonia tra anima e spirito, ieri mi ero imbattuto in uno scritto che spiega che quando San Paolo descrive l'uomo come tempio dello Spirito, è proprio vero! E' come il tempio gerosolimitano: il corpo è il vestibolo, il cortile, dove entrano tutti e dove le relazioni sono soprattutto orizzontali; l'anima è l'area dove accedono soli i sacerdoti, uno spazio che dovrebbe essere sacro (a meno che non si insista a viverlo come il cortile del tempio). L'anima è sede di memoria, intelligenza e volontà (il cuore biblico). A noi scegliere dove guardare, dove andare, chi o Chi adorare.
Tuttavia questo "spazio" dell'anima era ancora separato dal velo del tempio rispetto al "santo dei santi", dove c'è Dio. E' li che il nostro spirito Lo può incontrare: vi poteva entrare solo il sacerdote incaricato, una volta l'anno.

Gesù ha squarciato quel velo. E' venuto Lui, Dio fattosi uomo (non "un'idea umana su Dio", non un uomo che "ci spiega Dio"), a invitarci ad entrare con Lui, lì dov'è Lui, in eterno.
Ma bisogna entrare!
Così oggi, alla Santa Messa, mi sono messo lì, adorante davanti al Santissimo, sapendomi sacerdote (del sacerdozio regale di battezzato), offerente, versato nel calice, a celebrare nello spazio sacro della mia anima rivolta a Dio, entrando in comunione di spirito (il mio, solo umano, miseramente indegno) con lo Spirito di Dio, in una chiesa in cui ero entrato con il corpo per stare presso il Sacramento.

Sento un po' troppo spesso parlare di "uscire" dal sacro per incontrare il profano.
L'uomo, che non è solo un animale ma ha lo spirito datogli da Dio, viene spronato a farsi "animale da cortile", facendosi "sacerdote del mondo"?

Anonimo ha detto...

Cher Raoul de Gerxx, je lie toujour avec plaisir vos commentaries et je vous remercie. Sag

Anonimo ha detto...

Josh, non c'è contraddizione tra la fede e la ragione: questo è vero, e la Chiesa l'ha sempre insegnato.

Maso

Josh ha detto...

cara Maria, ho letto la nota 6 che porta a quel link così ben fatto sull'Oltrepassamento della Mediator Dei da parte della Sacrosanctum Concilium, è un'altra questione enorme.
Come rimuovere, sottrarre o annebbiare il fine espiatorio del Sacrificio, e poi anche la Transustanziazione, fingendo che le cose restino le stesse? solita protestantizzazione.
______________

certo Maso che non c'è contraddizione tra fede e ragione.

Più sopra, rispondevo genericamente a Foco sul tema fede e scienza e non fede e ragione, dove diceva giustamente:
"si dice ad esempio che la Fede non può e non deve contraddire la scienza: io mi sono chiesto allora: E I MIRACOLI?"

la pretesa del pensiero odierno che la scienza umana non debba esser contraddetta dalla fede, che la supera, è appunto una pretesa.
Alcune cose della vita di fede risultano non dimostrabili col metodo empirico in tutto.

E infatti "a questa generazione non sarà dato che il segno di Giona."
Ma la soluzione non è certo l'imbrigliare la fede sotto il dominio del dimostrabile predeciso dalla "scienza" umana. La quale ha a sua volta dimostrato cose incredibili però riguardo ai miracoli eucaristici, per es.
E' per quello che si tacciono queste dimostrazioni, e piuttosto ci si attacca alla "scienza" per impugnare l'evoluzionismo scimmiesco, pur di non ammettere la Creazione, e via così...

mic ha detto...

A propodito di miracoli eucaristici, avete letto l'ultimo libro gi Blondet su quelli di Baires?

mic ha detto...

Torno a dire che avrei potuto e forse dovuto sviluppare l'articolo sulle perplessità e il raccapriccio dei rischi che corre la Sponsa Christi con l'ulterore sovvertimento della vita religiosa, confutando le elucubrazioni a ruota libera di Galantino &C.
Ma la gravità degli effetti di tutto ciò che ci ha portati a questo punto nei confronti della Sponsa Christi che è la Sua Chiesa mi ha preso la mano.
Purtroppo questa non è che una sfaccettatura della mistificazione e dei guasti più grandi di cui abbiamo ben presenti cause e manifestazioni.
Continuiamo dunque a gridarle ai pastori perché se ne facciano carico.
Il Signore provvederà. La Verità splende tra le tenebre e le tenebre non la comprendono ma non possono avvincerla né vincerla....

Piave ha detto...

Ringrazio Josh e Pietro C per la loro spiegazione. E' talmente incredibile ciò che sta dietro a questa semplice frase che pare ancora incedibile che venga pronunciata da uno che si presenta al mondo come successore degli Apostoli.

X Rr delle 20.39
Ottimo commento che descrive le condizioni reali della Chiesa.