venerdì 4 novembre 2022

«Tanti oggi restano colpiti dal mistero della fede nella liturgia»

Notizie che rinfrancano. E il risveglio della Tradizione attraverso la Santa Liturgia dei secoli è trasversale... Qui l'indice degli articoli sulla questione liturgica dopo Traditionis Custodes e successivi.

«Tanti oggi restano colpiti dal mistero della fede nella liturgia»

C’era una volta il Nord Europa laicissimo e secolarizzato…Chissà se un giorno si potrà raccontare così, quanto sta accadendo in Paesi dalla fama quasi atea eppure oggi, incredibile ma vero, testimoni di una rifioritura e di un rinnovato interesse verso la fede cattolica e verso la sua liturgia più tradizionale. Lo testimonia una lunga intervista rilasciata al National Catholic Register da monsignor Erik Varden, vescovo di grande interesse già per la sua storia: cistercense, convertito al cattolicesimo dal luteranesimo, è a capo della diocesi norvegese di Trodheim.

Ma soprattutto a rendere rilevanti le parole di questo pastore è la sua osservazione di un fenomeno in assoluta controtendenza: l’aumento di fedeli. Proprio così: nell’insospettabile Norvegia. Lo dicono, prima delle parole, i numeri: i membri registrati della Chiesa cattolica da quelle parti sono aumentati da 95.655 che erano nel 2015 a 160.884 nel 2019. Un aumento sbalorditivo, che sfiora il 70%, e che si accompagna ad un rinnovato interesse, come si diceva poc’anzi, per la liturgia.

«Sono molto incoraggiato nel vedere così tante persone desiderose di saperne di più sulla fede e di trovare il mistero della fede nella liturgia», ha dichiarato mons. Varden, sottolineando che come pastori c’è il massimo impegno per «celebrare con cura e dignità. Inoltre, mi piace promuovere esperienze di incontro e di servizio. Essere membro della Chiesa significa essere membro di Cristo. È anche essere un membro di una comunità. Dobbiamo rendere tutto ciò esplicito. Stiamo non a caso sperimentando modelli di comunità sacerdotale, di comunità laicali di studenti e giovani adulti, di comunità di giovani famiglie».

D’accordo, potrebbe chiedersi il lettore, ma questo aumento di fedeli esattamente come si spiega? La parola, ancora una volta, al vescovo norvegese: «La crescita è avvenuta principalmente attraverso l’immigrazione, in particolare dalla Polonia e dalla Lituania, ma c’è anche un flusso costante di conversioni. In passato, i cattolici convertiti provenivano da altre denominazioni cristiane. A volte lo è ancora, ma la tendenza generale è che le persone si avvicinino alla Chiesa da un contesto non religioso. La scoperta della Chiesa cattolica coincide con un risveglio alla fede».

Insomma, neppure nella ipertecnologica età contemporanea il secolarismo non sa dare risposte alle persone che, anche per questo, tornano alla fede. Possibilmente, ad una fede senza aggettivi ma cattolica, sic et simpliciter. Sentiamo ancora mons. Varden: «Essere cattolico, da quello che vedo, è allontanarsi dagli eccessi, siano essi progressisti o di altro tipo. Ciò che conta è ricevere la pienezza della tradizione per trasmetterla, con gratitudine e umiltà, senza dispersioni. Il sostantivo traditio, non dimentichiamolo, indica anzitutto un processo dinamico». Considerazioni che, evidentemente, non si possono che sottoscrivere.

Da notare come la crescita dei fedeli cattolici in Norvegia stia avvenendo con un significativo apporto di giovani. «Noto con gratitudine che c’è una grande vitalità nella Chiesa di Trondheim, soprattutto tra i giovani», ha chiosato al riguardo il vescovo di Trodheim. Un pastore la cui esperienza andrebbe letta e riletta, per il semplice fatto che trasmette qualcosa di molto importante: la speranza. La fede cattolica – è quello che ci racconta anche questa vicenda – non è infatti il fanalino di coda della storia ma, al contrario, si sta già candidando a diventarne la guida. (Fonte)

9 commenti:

Ri-ascoltiamo. ha detto...

da un piccolo libro scomparve il cattolicesimo
Don Alberto Secci. Vocogno, 15 Maggio 2020.
https://www.youtube.com/watch?v=THa-XQVMqbA&t=457s

Anonimo ha detto...

Lodiamo e ringraziamo sempre la SS Trinità.
Oggi la Chiesa Cattolica per commemora SAN CARLO BORROMEO, auguri a quanti portano questo nome.

S. Carlo, fulgida gloria della Chiesa, nacque ad Arona sul Lago Maggiore il giorno 2 ottobre 1538 dal conte Gilberto Borromeo e Margherita de' Medici.

Dopo i primi studi, fu inviato all'Università di Pavia per il diritto; qui gli giunse notizia che un suo zio materno, il cardinal de' Medici, era stato fatto Papa col nome di Pio W. Dobbiamo riconoscere che egli cedette alquanto alle consuetudini mondane del suo secolo; ma la morte del fratello Federico gli mostrò la vanità delle cose umane, ed egli docile alla voce di Dio riformò completamente se stesso e i suoi familiari, dandosi ad una vita austera e penitente.

Poco più che ventenne fu creato cardinal segretario del Papa ed in seguito fatto arcivescovo di Milano. Come segretario lavorò con zelo indefesso per il Concilio di Trento, e poi per la pratica attuazione dei decreti di quel concilio.

Morto Pio IV, suo zio, S. Carlo lasciò Roma per recarsi alla sua sede arcivescovile allora ridotta in tale stato da scoraggiare qualsiasi tentativo di riforma; ma l'Arcivescovo non indietreggiò. Con prudenza e con fortezza si diede ad abbattere e poi a riedificare. Pubblicò subito i decreti del Concilio di Trento, praticandoli egli per primo : eliminò dal suo palazzo ogni pompa secolaresca e vendette quanto aveva di superfluo, dandone il ricavato ai poveri.

Sapeva che il mezzo migliore per riformare il popolo era quello di formare dei buoni sacerdoti, ed a questo scopo, seguendo le norme del concilio, fondò diversi seminari ed istituì la Congregazione degli Oblati.

Infiammato dal suo zelo apostolico percorse più volte la sua vasta archidiocesi per le visite pastorali. Sarebbe certo suggestivo poterlo seguire nei suoi innumerevoli viaggi a Roma, in Piemonte, a Trento, nella Svizzera e dovunque vi fosse del bene da compiere. Visitava i più celebri santuari che incontrava sul suo cammino, lasciando ovunque segni di grande pietà.

Però dove maggiormente rifulsero la sua carità e il suo zelo, fu nella terribile peste scoppiata a Milano, mentre egli si trovava in visita pastorale nel 1572. Tutti i personaggi più distinti fuggivano terrorizzati: San Carlo invece, tornato prontamente in città, organizzò l'assistenza agli appestati, il soccorso ai poveri, l'aiuto ai moribondi, dappertutto era il primo, ovunque dava l'esempio. Per invocare poi l'aiuto divino, indisse processioni di penitenza, alle quali partecipò a piedi scalzi e prescrisse preghiere e digiuni. Alla peste seguì la più grave miseria, e il santo prelato, dopo aver dato quanto possedeva, vendette i mobili dell'arcivescovado, contraendo anche forti debiti.

Nell'ottobre 1584 si ritirò sul monte Varallo per un corso di esercizi spirituali. Ivi s'ammalò e trasportato a Milano spirò il giorno 3 novembre.

Riconosciamo nei sacerdoti, e specialmente nei vescovi, il diritto di pascere le anime e condurre i popoli a Dio, e siamo docili alle loro direttive quando sono conformi al Vero Magistero della Chiesa e alla Dottrina Cristiana.

Possa la Vergine Santa farci comprendere che è meglio obbedire a Dio e non agli uomini specie quando gli ordini toccano la FEDE, LA MORALE E LA CARITA' e siano lodati e ringraziati Gesù e Maria.

pero',pero',pero'... ha detto...

figli della Chiesa
La vita cristiana non si ferma.
Don Alberto Secci. Vocogno, 10 Giugno 2020.
https://www.youtube.com/watch?v=Hd0hBZ7KREc&t=8s

Anonimo ha detto...


Fatti storici rilevanti nella storia d'Italia nel campo civile.
Il 4 novembre 1918 è il giorno nel quale entrò in vigore l'armistizio sul fronte italiano. Un tempo celebrato come festa nazionale, sino agli anni Settanta del secolo scorso.

Fine della I gm sul nostro fronte. L'armistizio fu concesso dalla Commissione militare interalleata che risiedeva a Parigi-Versailles solo in cambio della resa incondizionata dell'esercito Austro-Ungarico, peraltro in via di dissoluzione, inizialmente per cause interne, successivamente soprattutto in seguito all'offensiva italiana, con il supporto di due divisioni britanniche, una francese, una cecoslovcca, un reggimento americano. L'offensiva, iniziatasi il 24 ottobre a un anno esatto dall'inizio della 12a battaglia dell'Isonzo (Caporetto), bloccata sul Grappa, provocò lo sfondamento irreparabile del fronte nemico sul Piave, in direzione di Vittorio Veneto. Il 29 ottobre, con lo sfondamento avvenuto il giorno prima, l'imperatore Carlo ordinò si iniziassero trattative con l'Intesa, che la Commissione militare interalleata ordinò dovessero aver luogo con l'Italia. Dopo cinque giorni di convulsi colloqui, con la dirigenza austro-ungherese sempre più in preda al caos, l'armistizio fu firmato il 3, in vigore a partire dal 4 successivo.
La mentalità c.d. pacifista oggi dominante, diffusa ampiamente anche tra i cattolici, rinnega oggi questa vittoria. Si è anzi diffusa una vulgata bugiarda secondo la quale la I gm sarebbe finita per noi con la sconfitta di Caporetto. Una tesi sostenuta in perfetta malafede anche da ambienti austriaci e tedeschi, nonché italiani.

Con la vittoria nella Igm l'Italia poneva fine a quattro secoli di dominazione straniera, iniziatasi con le Guerre d'Italia (1494-1559) che imposero all'Italia (esclusa la Repubblica di Venezia) il predominio asburgico. La "libertà d'Italia" dei piccoli e deboli Stati rinascimentali veniva ora ristabilita ma nell'ambito di uno Stato unitario, che ora prendeva finalmente possesso di tutto l'arco alpino, so confine naturale e strategico. Era l'Italia della dirigenza liberale e anticlericale, non possiamo nascondercelo. L'ostinata opposizione secolare della Chiesa ad ogni forma unitaria di Stato in Italia aveva alla fine prodotto un conflitto tra Stato e Chiesa che fu risolto solo nel 1929, con la Conciliazione.

Com'è la situazione oggi ai nostri confini? Pessima. A parte gli sbarchi incontrollati, in Alto Adige e al confine sloveno com'è la situazione? Ricordiamoci: il controllo della Valle dell'Adige sino al Brennero è un'esigenza strategica irrinunciabile per lo Stato italiano. Per il nazionalismo austro-tedesco (pangermanesimo) il confine con l'italia dovrebbe essere addirittura al Mincio. Per il nazionalismo sloveno Trieste dovrebbe essere slava. E il Friuli? I francesi sul monte Bianco non hanno un anno fa (silente il CS) tracciato unilateralmente dei confini che violavano un accordo tacito che vigeva da più di un secolo?
H.

4 novembre. San Carlo Borromeo ha detto...

San Carlo Borromeo, prima di confessarsi, si fermava a meditare su tre quadri che aveva fatto mettere nella sua cappellina.

Il primo quadro rappresentava l’Inferno, con i reprobi straziati orribilmente: ciò serviva a incutere un salutare timore.

Il secondo quadro rappresentava il Paradiso, con i beati pieni di gioia: ciò gli infondeva una carica di impegno per evitare il peccato per non perdere la Vita Eterna con Dio.

Il terzo quadro raffigurava il Calvario con Gesù Crocifisso e l’Addolorata: ciò gli riempiva il cuore di dolore per le sofferenze causate a Gesù e a Maria con i peccati, spingendolo a fare fermi propositi di fedeltà e di amore.

Confessarsi in questo modo significava per il Santo purificarsi dalle colpe, ma anche crescere nella Vita di Grazia.
E si ricordi che san Carlo Borromeo si confessava ogni giorno!

Anonimo ha detto...

Il nome di San Carlo BORROMEO è associato alla riforma. Ha vissuto ai tempi della Riforma protestante e ha avuto voce in capitolo nella riforma di tutta la Chiesa negli ultimi anni del Concilio di Trento.
Pur appartenendo alla nobiltà milanese ed essendo parente della potente famiglia Medici, desiderava dedicarsi alla Chiesa. Quando suo zio, il cardinale de Medici, fu eletto papa nel 1559 come Pio IV, nominò Carlo-diacono e amministratore dell'arcidiocesi di Milano mentre era ancora laico e giovane studente. Per le sue qualità intellettuali gli sono state affidate diverse importanti cariche legate al Vaticano e successivamente nominato segretario di Stato responsabile degli Stati pontifici. La morte prematura del fratello maggiore ha portato Carlo alla decisione definitiva di essere ordinato sacerdote, nonostante l'insistenza dei parenti che si sposasse. Subito dopo essere stato ordinato sacerdote all'età di 25 anni il 4 settembre 1563, fu consacrato vescovo di Milano il 7 dicembre dello stesso anno.
A causa del suo lavoro presso il Concilio di Trento, non gli è stato permesso di prendere la residenza a Milano fino alla fine del Concilio. Carlo aveva incoraggiato il Papa a rinnovare il Concilio nel 1562 dopo una sospensione di 10 anni. Lavorando dietro le quinte, San Carlo ha il merito di aver tenuto in sessione il Concilio quando in diversi punti era sull'orlo dello scioglimento. Si è assunto il compito di tutta la corrispondenza durante la fase finale.
Alla fine gli fu permesso di dedicare il suo tempo all'arcidiocesi di Milano, dove il quadro religioso e morale era tutt'altro che luminoso. La riforma necessaria in ogni fase della vita cattolica tra clero e laici è stata avviata in un consesso provinciale di tutti i vescovi sotto di lui. Sono state elaborate norme specifiche per i vescovi e gli altri clero. Se il popolo doveva essere convertito, egli doveva essere il primo a dare il buon esempio e rinnovare lo spirito apostolico.
Carlo ha preso l'iniziativa nel dare il buon esempio. Ha assegnato gran parte del suo reddito in beneficenza, si è proibito ogni lusso e si è imposto severe pene. Ha sacrificato ricchezza, alti onori, stima e influenza per diventare povero. Durante la peste e la carestia del 1576, ha cercato di sfamare da 60.000 a 70.000 persone al giorno. Per fare questo ha preso in prestito grosse somme di denaro il cui rimborso ha richiesto anni. Mentre le autorità civili fuggivano la peste, lui rimase in città, dove assisteva i malati e i moribondi, aiutando i più bisognosi.
Il lavoro e i pesanti fardelli del suo alto incarico iniziarono a influenzare la sua salute. Morì a 46 anni il 3 novembre 1584.

Anonimo ha detto...

se non fai il pagliaccio, forse qualcuno ti prende sul serio e arriva a porsi qualche domanda di senso
Alberto Lacchini

Anonimo ha detto...

La conclusione del vescovo è incoraggiante e, soprattutto, profetica.
Raffaele Vargetto

Anonimo ha detto...

Domenico Condito
CHIESA CATTOLICA

Bisogna ricominciare dai fondamentali: una catechesi permanente sulla Santa Messa. La stragrande maggioranza dei cattolici non sa più cosa sia, non la frequenta più, e non se ne preoccupa più nessuno. Sembra quasi che i nostri pastori abbiano perso l'ansia di salvare le anime. L'evento centrale della vita cristiana, della nostra salvezza e della storia del mondo, ridotto a un deserto. Forse, è questo il peccato più grande della Chiesa del nostro tempo.