mercoledì 9 novembre 2022

La libertà della polis e della Gerusalemme celeste

San Bonaventura da Bagnoregio se ne esce[1] con una definizione della libertà che può suonare strana o riduttiva. Nel commentare il verso di san Paolo: «Ma quella Gerusalemme che è lassù, è libera, ed è la nostra madre», Bonaventura si chiede in che senso la Gerusalemme celeste sia libera. E si risponde che è libera in quanto sciolta dall’oppressione del denaro e dalla logica del dare-avere.

In particolare,[2] dice che sono tre i motivi per i quali la Gerusalemme celeste (cioè il paradiso) è «libera da ogni servitù» («ab omni servitute libera»), ovvero: l’assenza dell’assedio («a contraria impugnatione»), la libertà dall’oppressione tributaria («a tributaria vexatione») e la libertà dalla miseria e dalla corruzione («a miseria et corruptione»). Bonaventura non si limita a questo argomentare, ma aggiunge dell’altro. Aleksander Horowski scrive infatti che, secondo Bonaventura, «l’assenza dell’assedio significa che nessuno vieta il passaggio [«quia nemo potest eis passagium denegare»]; la libertà dall’oppressione tributaria corrisponde all’assenza del pedaggio [«quia nemo potest a civibus pedagium exigere»]; la libertà dalla miseria è un’altra faccia dell’abbondanza che si esprime nel ricevere ciò che si vuole senza il pagamento [«quia non oportet pretium solvere»]».

La dottrina bonaventuriana della libertà tratta, in apparenza, di tutt’altro. L’uomo libero di Bonaventura è chi, senza coazione alcuna, estende il dominio della propria volontà alle sue azioni. Sorge subito un primo dubbio: non c’è qualcosa di antitetico tra i concetti «senza coazione» e «dominio»? L’essere sciolti da un vincolo, infatti, contrasta con l’essere dominati da qualcosa o da qualcuno. Eppure, i momenti della libertà, secondo il Serafico, sono due e sembrano opposti. Il primo momento è quello della scelta, dell’arbitrio, in cui la volontà giudica sui dati della ragione: è appunto il momento del libero arbitrio, secondo cui la coscienza sceglie tra bene e male, senza coazione.

Ma nel secondo momento, immediatamente successivo al primo, avviene una sorta di sublimazione chimica: la volontà si cementa, si rapprende sulla scelta e si dice libera solo se, quanto vuole, si realizza. Se questo secondo momento fosse sciolto dalla coazione, la volontà potrebbe «volere e disvolere»[3] a piacimento, senza realizzare nulla. In questo senso, la libertà di Bonaventura è un «dominio» delle potenze dell’anima (volontà e ragione) su se stesse.

È abbastanza facile capire, secondo questa dottrina, che ci sono due domíni in gioco: quello della volontà su se stessa e quello imposto da una volontà altrui. È libero l’uomo, allora, che si sottrae al vincolo della volontà altrui o che, viceversa, accetta liberamente l’obbedienza, ovvero il dominio di una volontà seconda. Diversa, infatti, è la condizione dello schiavo, che è in questo stato per coazione, e del servo, che è nello stato di coazione per libera scelta. Questo secondo stato è quello dei santi, ad esempio, che rinunciano alla volontà propria a favore di quella di Dio, perché la ritengono superiore e liberante. Il santo è libero, seppure nella rinuncia alla propria volontà, perché lo stato di coazione in cui si trova è il frutto di una sua libera (e continua, quotidiana) scelta.

È evidente che la volontà, in Bonaventura, non ha nulla a che fare con il volontarismo degenere (sempre di scuola francescana) approdato in Ockham, che ammette la libertà anche nella rottura tra volontà e ragione. In Bonaventura, al contrario, la volontà cieca – dissociata dalla ragione – non solo non porta alla libertà, ma rende schiava l’anima ribelle delle passioni, del vizio, del peccato, dell’errore e della morte.

Ora però c’è da chiarire che l’uomo peccatore e viatore può sì esercitare la libertà d’arbitrio, ma non quella completa, antidiluviana e originaria (prima del peccato adamitico), che richiede anche il dominio. Finché l’uomo è in status viae verso la Gerusalemme celeste non può godere della libertà dei beati, ma si può limitare alla ricerca della liberazione, che si trova solo in Dio. C’è un prezzo da pagare, un debito da estinguere. Ecco, dunque, che la salvezza si esprime, da sempre, anche in termini economici: il Cristo ha pagato un prezzo di sangue, ci ha ricomprati, riacquistati. Non solo, ma l’intera vita umana è scandita dal lavoro, dal salario, dalla fatica, dal debito e dal credito.

La polis, insomma, è strutturata secondo un ordine politico, che non può prescindere dalla giustizia, dalla legge, dall’economia. Si dice libera quella città che garantisce un equilibrio tra norma e scelta, tra imposizione e liberalità. Tanto più che la norma e l’imposizione – per via del loro procedere dalla Provvidenza – sono forze liberanti, se conformi alla legge di Dio. È proprio nell’ottica della libertà secondo Bonaventura, la quale prevede il dominio, che la legge non è di ostacolo alla liberazione.

In questo modo, la Gerusalemme celeste è libera non solo perché l’uomo esercita finalmente e pienamente il dominio sulla propria volontà, che liberamente si è sottomessa – e in Paradiso coincide – a quella di Dio, ma anche perché si è liberata dalla coazione della legge e del prezzo. Tutto, in paradiso, è stato ricomprato e pagato: il debito e il credito sono estinti.

In questo senso sono più comprensibili le parole di Bonaventura sulla libertà, secondo la logica del dare-avere: la Gerusalemme del Cielo è libera dalla servitù, dalla miseria, dai tributi, dagli oneri del passaggio e della dimora, dalla vessazione e dalla corruzione, poiché libera dal prezzo e dal debito, contratti con il peccato. In essa non si corrompono né i corpi, né i giudici. Non c’è una vendita e non c’è chi compra. Le porte di Gerusalemme «non si chiuderanno mai»[4], perché non è previsto pedaggio o rapina.

La libertà sarà cementata alla volontà dei beati, la cui scelta è definitiva, così come quella dei dannati. È infatti schiava solo quella volontà il cui dominio dipende da una scelta altrui o dal rifiuto della verità. Per questo motivo la volontà libera è la volontà ferma al dato della ragione che riconosce il vero ed è schiava quando si ferma sulla ragione che mente.
Silvio Brachetta - Fonte
Vedi qui - qui l’ultimo libro di Silvio Brachetta: La fondata in Dio. Alle origini della Dottrina sociale della Chiesa, Cantagalli, Siena 2022.
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[1] Nel Sermone per la quarta domenica di Quaresima, sul tema: «Illa autem, que sursum est, Ierusalem, libera est, que est mater nostra» (Gal 4, 26), in Quadragesimale, III.
[2] Tutte le citazioni e traduzioni seguenti sono tratte da: Aleksander Horowski, “La Gerusalemme celeste in un discorso quaresimale di san Bonaventura”, «Doctor Seraphicus» del Centro Studi Bonaventuriani, Edizioni Biblioteca Francescana, a. LXVI, 2019, pp. 49-63.
[3] Francesco Corvino, Bonaventura da Bagnoregio. Francescano e pensatore, Città Nuova, 2006, p. 288.
[4] Ap 21, 25.

23 commenti:

Anonimo ha detto...

I classici cattolici da leggere rileggere studiare meditare per essere al passo dei tempi, come da citazione di un anonimo ieri.

Anonimo ha detto...


La libertà della polis

Acute osservazioni. Ma quando non c'è libertà di governare la polis?
Allora il nesso libera volontà-ragione? Occorre ricorrere alla forza?Lo vediamo nell'Italia di oggi.

Nella vicenda delle navi ONG. L'azione del nostro governo è stata beffata dalla macchina nazionale e internazionale che sostiene le ONG.
Quelli delle ONG si appoggiano a legali in Italia e alle ASL italiane, che hanno subito fatto certificati medici compiacenti, grazie ai quali i clandestini sono scesi ridendoci in faccia, praticamente tutti in ottima forma, di gente bene in carne, che viene a prendere possesso della nostra terra, come comanda la loro falsa religione, con la complicità dei traditori interni e dei nemici esterni dell'Italia (e della vera Europa, che non c'è).
Quindi: azioni legali da un lato, sorrette (si è scoperto) da precedenti sentenze favorevoli della Cassazione, governante il CS; aiuto immedidato da parte delle ASL locali; pressione internazionale sempre forte, che ora già accenna ai possibili ricatti sui fondi europei. Lo si capisce dalle dichiarazioni di un funzionario francese, ha detto che si aspettava maggiore solidarietà da parte di un paese come l'Italia che deve tanto alla solidarietà europea (prestiti, debito pubblico). Macron ha accettato di prendersi una nave ma sicuramente non è contento. Vedi il Giornale di oggi.
Si sapeva che era una strada molto in salita. Bisognerà vedere se il governo avrà la capacità di tener duro ma alzando la posta, cioè proibendo comunque l'ingresso e poi sequestrando le navi che forzeranno l'entrata o comunque disobbediranno agli ordini. INsomma, trovare il modo di bloccare le navi pirata ONG per via amministrativa.

Il governo dovrebbe però (in linea generale) uscire da una serie di accordi internazionali, a cominciare da quello di Dublino. Difficile. Insomma, per avere mano libera giuridicamente dovrebbe isolarsi, in questo senso. Poco probabile che un Berlusconi per esempio accetti una prospettiva del genere.
Manca finora il coraggio di prendere una posizione chiara sulla immigreazione. Un accenno l'ha fatto Salvini (traffico criminale che va stroncato). Ma bisognerebbe anche dire che si tratta di falsi migranti, che è un'invasione etc. Sai l'ira del Vaticano, nel caso..

Non diciamo comunque che tutto continua come prima, che il governo non sta facendo niente. Non è vero. Ma l'Italia è sempre l'Italietta serva di tutti. Anche perché i suoi cittadini non vogliono fare certi sacrifici economici indispensabili per diminuire la dipendenza dal debito pubblico, i cui interessi ci strangolano.
Politicus

Anonimo ha detto...

È tutto molto interessante, ma la realtà purtroppo è un'altra ed è molto diversa da queste dotte speculazioni filosofiche. Chiuso il libro, bisogna fare i conti con la realtà.

Anonimo ha detto...

Il 9 novembre 1846 il beato Pio IX pubblica l'enciclica Qui Pluribus in cui, facendo eco a Greogrio XVI, condanna l'indifferentismo religioso.

"Gregorio XVI di santa memoria, al quale seppure con minori meriti siamo succeduti, emulando gli esempi dei suoi Predecessori, con sua lettera apostolica riprovò tali società , e Noi parimenti le vogliamo condannate. Altrettanto diciamo di quel sistema che ripugna allo stesso lume della ragione naturale, che è l’indifferenza della Religione, con il quale costoro, tolta ogni distinzione fra virtù e vizio, fra verità ed errore, fra onestà e turpitudine, insegnano che qualsivoglia religione sia ugualmente buona per conseguire la salute eterna, come se fra la giustizia e le passioni, fra la luce e le tenebre, fra Cristo e Belial potesse mai essere accordo o comunanza."

tralcio ha detto...

A 13.05

Tipica frase modernista e insipiente.
E' proprio la mancanza di apertura mentale (e di verità) a rendere triste e penosa la realtà.
Nella creatura dopo il peccato originale non c'è l'intelligenza originaria.
Essa va continuamente purificata e perfezionata... Senza quel desiderio restano tre sciagure:
il delirio di onnipotenza, il quieto vivere e la banalità del male.

Anonimo ha detto...


Inutili "le dotte speculazioni filosoiche" di un san Bonaventura?

Inutili perché la realtà è molto diversa, come sappiamo? È Difficile metterle in pratica senza giungere a compromessi, ma non direi che queste "dotte speculazioni" sono "inutili". Bisogna avere dei concetti chiari, anche sul piano dei valori. Altrimenti non si sa nemmeno come affrontare la realtà.
Sarebbero allora tutti inutili i classici della politica? E quali utili, solo quelli di scuola realistica, come Machiavelli, Guicciardini, Hobbes, Pareto, Schmitt etc?
Allora smettiamo di leggere anche Platone ("Il politico", dialogo sull'uomo di Stato) o Aristotele ("Politica").
Piuttosto incrociamo le letture, dando a ciascun autore il suo.
L'osservazione perspicace e realistica di un Machiavelli e un Guicciardini è sempre utile, nonostante ecceda a volte in realismo sin ad apparire cinica, per renderci conto dei limiti che "il mal seme d'Adamo" impone sempre all'attuazione della politica come dovrebbe essere, secondo principi e valori positivi, che vanno costruiti con chiarezza sul piano concettuale.
Politicus

Anonimo ha detto...


Elezioni USA - ritiro russo - correttezza governo Meloni

Tutti i commentatori parlano di flop repubblicano perché non c'è stata la immaginata "onda rossa" fatta presagire dai sondaggi.
Intanto questa è la situazione, dati Reuters.
Al Senato, stallo: 48 contro 48. Per il momento.
Alla Camera (House) : 188 Dem --- 208 Rep.
La maggioranza è a 218 (217 + 1). Ai Rep mancano 10 seggi.
Se è a 218, vuol dire, penso, che il numero dei deputati è di 434.
Allora restano ancora 38 seggi da attribuire.
I Rep possono quindi sperare di ottenere la maggioranza.
Rispetto a stamattina mi sembra abbiano guadagnato dieci o dodici seggi.
Incrociamo le dita, come dicono gli Americani.

Il ritiro russo da Kherson è autentico. Lo ha lodato il ceceno Kadyrov, uno che non le manda a dire. Ha detto: c'erano 1000 soldati accerchiati, il ritiro è giusto, non è una resa. Quindi: niente "dietrologie". I russi sono due mesi che periodicamente si ritirano per non restare accerchiati. Questa la realtà. La perdita di Kherson,(il ritiro un fulmine a ciel sereno) è però un brutto colpo, che può avere conseguenze strategiche e psicologiche assai rilevanti sulla guerra. I russi hanno evidentemente bisogno urgente di riorganizzarsi, ma soprattutto di avere armi più moderne, da quello che si è capito.
L'armamento Nato (USA) si è dimostrato finora nettamente superiore, il che può provocare pericolose illusioni da parte nato e Usa, nonché ucraina. Saggezza vorrebbe che recuperata Kherson, gli ucraini pensassero a negoziare una pace dignitosa, anche per i russi.

Il governo italiano manderà per la sesta volta armi all'Ucraina. Però al contrario di quanto ha fatto il governo Draghi, ci sarà discussione in Parlamento, nel rispetto della correttezza costituzionale. L'ha detto Crosetto. Si dovrebbe quindi venire a sapere quali armi verranno inviate, forse sistemi di difesa antiaerea.

Da Fb ha detto...

NON SI GOVERNA SENZA OCCUPARE LO STATO
IL POTERE NON E' LE POLTRONE, MA LE CATTEDRE

Chi si siede su una poltrona, nei più casi sarà sempre un esecutore di qualche altro; chi siede in cattedra crea le idee, e le idee sono uomini, generazioni, classi dirigenti, materia grigia della nazione.

Uno dei pilastri della democrazia è che un governo debba avere una maggioranza eletta, onde il governo deve governare.
Per governare uno dei più controversi strumenti, che però in paesi come gli USA è normale e istituzionalizzato, dato per pacifico da tutti, è un radicale spoil system: ossia mettere alla guida di corpi dipendenti dal governo e man mano di corpi intermedi e questi a cascata nei mille rivoli che da loro secernono, persone non solo competenti, ma specialmente fidate, che rispecchino lo spirito politico generale di una maggioranza e del contesto civile che l'ha generata.
Governare non è solo un diritto, ma un dovere e un obbligo: chi non lo fa, ne risponde ai cittadini; chi lo fa male, e vale a dire in modo non efficace, ne risponde ai cittadini e inizia a smottare perdendo una elezione dopo l'altra.
Per governare la prima cosa che devi fare, in uno stato in cui si annida il verme solitario di un Partito-Stato come è il PD, che è lo strumento di interferenza di potenze straniere, devi dare una direzione allo Stato, guidarlo, e per guidarlo devi liberarti velocemente ma gradualmente di tutti quelli che dal suo interno remano contro, da una parte; dall'altra, devi venire a patti con lo Stato profondo, noto come Deep State, del quale il Partito Stato è solo longa manus, questi non li snidi facilmente semplicemente perché sono scarsamente individuabili e la loro postazione sfugge alle prerogative del governo.

In pratica, detto in parole povere, o hai un piano di occupazione sistematica della macchina-stato, che infine ti obbedisce e viaggi nella direzione immaginata dal governo, che grossomodo è la stessa desiderata dalla maggioranza degli elettori, o la macchina-stato resta in mano ad altri che ti verranno addosso arrotandoti.

Certo, la RAI deve essere in cima la lista, ma guidare la RAI senza un piano culturale e limitandosi a piazzarci i propri guitti, serve a poco. E comunque la cosa più importante in un paese bizantino come questo, non sono le direzioni e le presidenze; sono i portieri, le anticamere, le cancellerie, coloro che stanno lì e ci resteranno sino alla pensione perché assunti dallo Stato.

Poi ci stanno tutti quei corpi che finanziano le università, le private specialmente: il denaro muta il ferro del potere in acciaio.

Poi ci stanno quei corpi militari e paramilitari secondari che in realtà hanno la capacità, regno incontrastato dell'autotutela e del privilegio e d'ogni cooptazione, di far imbizzarrire il sistema, ad esempio come quello degli sbarchi, perché corpi militari dei quali non faccio nome rispondono ad altri padroni passati...

Non bisogna avere timore quando si ha il potere. Bisogna essere freddi e metodici e non lasciare niente al caso, nulla precipitare, tutto studiare. Ogni cosa occupare.

Diversamente ti ritrovi con una satrapia di autotutela che sfugge alla sua stessa ontologia, come un ordine dei medici qualsiasi, che ti boicottano e bloccano la più banale azione del governo. E se un topo è capace di arrestare un elefante, capisci che nessuno ti teme più e tutti ti salteranno addosso; lo stesso cittadino, lo stesso tuo elettore perderà il rispetto per te. Il potere non deve mai far ridere, oppure non è. Il potere deve far tremare. Ma ci vuole intelligenza per far cagar sotto, non il cittadino, i parassiti annidati nelle spire dello Stato.

Non si governa senza il potere; e il potere è fatto di uomini e cose, che lavorano a un fine. Ma prima devi prenderle quelle cose, formarli e metterceli quegli uomini.

Da Fb ha detto...

... segue
Per questo troppo tardi la destra capirà - come ogni giorno ripeto - che il centro di tutto è l'Università, in primis le facoltà giuridiche, i dipartimenti di filosofia del diritto, che dovrebbero essere le più "tutelate" direttamente dal governo.

Non è che ho scoperto niente: sta roba te la poteva dire pure Giuseppe Bottai tanti anni fa, come te la poteva dire un Vittorio Emanuele Orlando, o un Deprestis.

UNA PAROLA: LE CATTEDRE. Le cattedre universitarie, le presidenze di facoltà, dovrebbero essere più ambite di qualsiasi altra poltrona. Se hai una certa idea dello Stato.

Anonimo ha detto...

Ah ecco, mi pareva…l’unico commento sensato e non va bene.
Siete allucinanti! Prendete per programmi politici, robe scritte secoli e secoli fa con la scusa che sono scritti da dei santi che, come tutti, sono figli del loro tempo.

Anonimo ha detto...

Le università sono ormai perse da troppo tempo, hanno forgiato legioni di docenti di un ben determinato stampo, siamo già alla III generazione post '68, stesso discorso per le toghe rosse, temo non ci siano troppe speranze di inversione di marcia, i sotto sotto segretari et alii non solo giungono alla propria pensione, ma la mantengono anche per i posteri, vedi associazioni varie, mi spiace dirlo, ma l'idea dello stato in Italia ce l'avevano in pochi ed hanno fatto tutti una brutta fine. UA, i Russi arretrano lentamente, ma non è una fuga di disertori allo sbando come annunciava gaiamente Vespone ieri sera, può essere strategia, pare che al confine siano stati piazzati i missili a testata nucleare e non solo come deterrente, i Ceceni applaudono, aspettano di potersi scatenare sugli Ucraini che arriveranno baldanzosi nelle terre un tempo occupate dai Russi, VP è tutto fuorché pazzo e gli USA ed anche UK non possono sostenere ancora le folli spese di guerra, l'altro ieri a TG2Rai facevano finalmente vedere la miseria dilagante in America con aumenti vertiginosi di homeless e gente che vive in condizioni al di sotto della miseria, Biden non ha vinto, ha tenuto, ma non ha stravinto, i margini sono strettissimi, si attendono ulteriori sviluppi.

Murmex ha detto...

Invece secondo Lilin sono mosse tattiche, si sta preparando una grande offensiva russa a Kherson

mic ha detto...

Anonimo 13:08
I santi, sono figli del loro tempo come lo siamo tutti. La differenza consiste nel fatto che hanno sublimato la loro realtà terrena secondo la volontà del Signore...

Anonimo ha detto...

In Nevada la conta dei voti andrà avanti finché non farà comodo alla banda Biden. Con la scusa dei voti postali, come già nel 2020, negli stati in bilico, decisivi per la vittoria finale, la si tira in lungo finché non si ottiene quel che si vuole. La vittoria alla camera è un segnale importante ma non sufficiente per un cambio di marcia della politica internazionale. Con una vittoria risicata al senato, il congresso passerebbe in mano repubblicana e sarebbe l'inizio della fine della cosca dem. Come due anni fa mi sono, ci siamo illusi che fosse tutto facile, che gli americani avessero scelto Trump per i mille successi che nessuno può razionalmente contestare e che oggi avessero votato contro Biden che in meno di due anni ha sfasciato l'America e ha messo a repentaglio la sicurezza a livello mondiale. Come dico da anni, e per fortuna non sono il solo (sennò inizierei a preoccuparmi) questa battaglia è chiaramente di carattere soprannaturale. Il demonio sta giocando tutte le sue ultime carte. Lo stesso Biden l'ha dimostrato, promettendo, in caso di vittoria, di ripristinare la legge sull'aborto. Negli USA la gente è preoccupata per l'economia e Biden promette di legiferare per restituire l'aborto su tutto il territorio nazionale a prescindere dalle legislazioni statali? Non è strano tutto ciò? Non sa di patto col diavolo? Un paio di senatori, di persone sconosciute che manco sappiamo come si chiamano, sono diventate oggi l'ago della bilancia per le sorti del pianeta: non ho mai creduto al rischio nucleare ma se le redini della prima potenza mondiale sono nelle mani di un pazzo furioso, incapace di intendere e di volere, e se tutti i media mondiali, pagati da Soros e dalla sua fondazione criminale, sostengono questo pazzo, e se la scusa è che Biden è a favore dei "diritti", Trump no, beh, di fronte a questa sfida irrazionale in cui il male si propone come bene e il nemico di questa avanzata viene quotidianamente riempito di insulti e menzogne, c'è da temere il peggio. Andrà tutto bene, questo è sicuro, quindi basterebbe stare sul ponte in attesa delle salme di questi cialtroni, ma io ho fretta per il futuro dei miei figli e di tutti i ragazzi del pianeta. Stamattina una scia di studenti che non finiva più mi ha fatto aspettare un minuto, cioè un secolo, quando si ha fretta, alle strisce pedonali. Quando avevo la loro età volevo cambiare il mondo e si diceva che fosse una caratteristica dei giovani, che salendo di età ci si adegua e si inizia saggiamente a fregarsene un po' di tutto. Oggi vedo che quei ragazzi che si trascinano dal pullman alla scuola come zombie con lo sguardo fisso di tiktok se ne strafregano di tutto, e io voglio invece ancora, imperterrito, cambiare il mondo. Qualcosa non quadra, e credo che se un vecchio rincoglionito sta alla Casa Bianca il motivo sia questo. Forse ha ragione Biden a dire che l'hanno votato i giovani...

Anonimo ha detto...

Dagli anni Settanta la scuola italiana è stata trasformata in feudo, ora dal partito, ora dal sindacato, ora dalla burocrazia. Abbiamo bisogno di una rinascita culturale e per questo di un cambiamento

Anonimo ha detto...

Condivido tutto il suo ottimo commento e soprattutto che la conta in Nevada andrà avanti finché la banda Biden non avrà ottenuto il risultato desiderato. Sì, è vero che molti si sono illusi che fosse tutto facile e perseverano nell'illusione e guai a scrivere commenti non in linea con le illusioni. Io sono però fra i pochissimi che non si sono mai illusi e che non si illudono sul futuro, che sarà buio, nero nero.

Le soldat oublié ha detto...

E chi è Lilin? Non bisogna credere a nessuno. Dai discorsi di Putin sembrava che... invece... Il generale Armageddon sembrava che... invece... Non so, non me ne intendo di offensive tattiche, ma mi sa tanto che la Russia stia perdendo la guerra.
Cambiando discorso (tanto great reset e nuovo ordine mondiale sono inevitabili),
sulla campagna di Russia del secolo scorso esiste un romanzo-capolavoro di Guy Sajer intitolato "Le soldat oublié". Lo legga, è stupendo! Tanto, come ho appena scritto, il resto va per conto suo e non è il caso di piantare il muso e di addolorarci oltre misura.

Anonimo ha detto...

Macron in Francia non se la passa bene ed nel suo partito ci sono Le ministre che vogliono controllare il governo italiano.La verità che nessuno ha il coraggio di dire che i clandestini non li vuole nessun paese.Invece di difendere le frontiere dell'Europa da questa invasione si dicono un sacco di bugie e si litiga con i paesi vicini.Proprio come i capponi di Rrenzo,ci becchiamo fra di noi e nessun governo ha il coraggio di dire che di giovani che chiedono l'elemosina,spacciano la droga o rubano nessun paese civile ne ha bisogno.I minori non accompagnati poi non sono timidi fanciulli bisognosi di protezione ma molto spesso giovani che quasi sempre hanno un'età superiore a quella dichiarara ,esperti in tutti i vizi e delinquenti fatti e finiti.Infatti le cooperative che dovrebbero gestire questi innocenti bisognosi di protezione non trovano educatori(?)perchè giustamente i dipendenti dopo pochi giorni si licenziano per la paura.Queste cose non si possono dire ed allora si cerca di fregare il vicino povero:noi o la Grecia.

Anonimo ha detto...


Chi è Lilin? Mai sentito/a.
La Russia sta messa male militarmente, questa è la verità, sempre più difficile da nascondere.
Ha sottovalutato l'appoggio formidabile che l'intelligence e l'armamento americano avrebbero dato all'Ucraina inserendola di fatto nell'alleanza nato.
L'elettronica e le armi usa si sono rivelate ancora una volta superiori, come al tempo della prima guerra irakena.
Vediamo come fanno a finire le elezioni americane. Preghiamo san Giuda Taddeo che non ci siano brogli, che finiscano bene per i repubblicani.
Se Biden ha ancora un po' di sale in zucca, approfitta del ritiro russo da Kherson per congelare il conflitto ed imporre una pace negoziata che tenga conto anche delle legittime richieste russe, p.e. il possesso della Crimea.
Del resto, i due contendenti ad aprile, prima della battaglia di Mariupol, lo ha rivelato un articolo recente di Foreign Affairs, si erano accordati per una pace che avrebbe visto i russi tornare sulle linee di partenza dell'offensiva. Avrebbero conservato gran parte del Donbass e la Crimea, lasciando Kherson e senza continuità territoriale tra Crimea e Donbass. In cambio l'Ucraina si sarebbe impegnata a non entrare mai nella Nato. Se i russi accettavano queste condizioni, ciò significa che le perdite loro erano state pesanti.
Ma la Nato, ossia Biden, stopparono Zelensky, a quanto si dice.
Ora, con il ritiro da Kherson, si riproporrebbero condizioni simili a quelle dell'accordo sfumato di aprile.
L'occasione non dovrebbe esser persa. Crosetto ha dichiarato che l'Italia è pronta ad attivarsi per iniziative negoziali di pace.
Miles

Anonimo ha detto...

Caro Soldat oubliè, capisco che lei qui svolga la parte di dire il male inevitabile.
Anche il great reset secondo lei è inevitabile. Quindi, non c'è salvezza.
Bravo! Sta facendo il suo compitino... Da noi c'è il milite ignoto.
La sua militanza pare ignota, ma sembra un po' proprio da m-ignota.

Anonimo ha detto...


# Commento ore 06:31
Commento incomprensibile.

Anonimo ha detto...


Secondo Il Sole 24 ore, letto solo il titolo, Biden ha detto che "la guerra finirà quando la Russia lascerà l'Ucraina".

Dunque, avanti con la guerra sino alla vittoria finale degli Ucraini!
Atteggiamento irresponsabile quello del presidente americano.
I russi, da quello che si riesce a capire, si stanno trincerando sulla riva sinistra del Dnnieper. C'è da ritenere che la guerra non finirà tanto presto. Forse in primavera ricomincerà con maggiore violenza.
Ai russi occorrono alcuni mesi per riorganizzarsi e rimpolpare le scorte. E per avere migliori armi, cosa questa più difficile.
Gli ucraini, una volta ripresa Kherson, cercheranno probabilmente di isolare la Crimea dal resto della Russia. Una prospettiva, questa, che potrebbe rendere più vicina l'ipotesi dell'impiego dell'arma nucleare tattica da parte dei russi?
Tuttavia, difficile crederlo. Un'atomica, anche solo "tattica", incenerirebbe decine di migliaia di civili, ucraini e anche russi o filorussi. INsomma, non si deve usare mai un'arma del genere, a prescindere.
Però un governo ridotto allo stremo potrebbe perdere la testa e sragionare all'insegna del "muoia Sansone con tutti i filistei!".
In ogni caso, la politica americana è irresponsabile e cinica, non tenendo conto anche delle sofferenze delle popolazioni, ucraine e russe in primo luogo, ed europee in secondo, per via della crisi energetica.
Miles

Anonimo ha detto...

... e noi siamo senza spina dorsale.