Concistoro o picnic che seppellisce una chiesa?
Alcune immagini valgono più di mille trattati teologici, e il concistoro che si sta tenendo a Roma ne offre proprio una. Cardinali della Chiesa romana – principi di un'istituzione bimillenaria, eredi del Concilio di Trento e del Concilio Vaticano I, uomini i cui predecessori un tempo facevano attendere gli imperatori nella neve – seduti a piccoli tavolini rotondi, sparsi qua e là come bambini dell'asilo in attesa di succo e biscotti, o ospiti a un sobrio picnic al chiuso. Nessun trono, nessuna gerarchia di precedenza, nessun senso di qualcosa di irrevocabile o sacro in corso. Solo informalità, presentata come una virtù in sé. Né si tratta del primo concistoro organizzato in questo modo – ed è proprio questo il punto. Ciò che un tempo sarebbe stato liquidato come un'eccezione sfortunata si è ormai consolidato nella consuetudine liturgica, e le abitudini, a differenza degli incidenti, rivelano ciò in cui un'istituzione crede realmente.
Sarebbe ingiusto attribuire troppa importanza alla messa in scena. Ma sarebbe ingenuo non attribuirvi alcuna importanza. La liturgia e la cerimonia non sono decorazioni aggiunte alla fede; sono la fede resa visibile. Una Chiesa che per secoli ha insegnato che il sacerdozio era ontologicamente diverso dai laici, che i sacramenti realizzavano ciò che significavano, che la gerarchia rispecchiava un ordine di grazia reale e oggettivo, non ha certo fatto sedere i suoi principi a tavoli da picnic. Non avrebbe potuto farlo, senza contraddirsi di fronte alle telecamere.
Ciò a cui stiamo assistendo, condotto con grande sincerità e senza alcun apparente senso di smarrimento, non è la riforma di una vecchia religione, bensì la lenta affermazione, in atto da decenni, di una nuova: seria, orizzontale, allergica al mistero, imbarazzata dalle proprie pretese di autorità e di verità. Parla il linguaggio dell'accompagnamento, del dialogo e del processo, piuttosto che quello del dogma, del giudizio e dell'eternità. È, per sua stessa natura, più benevola. Ed è anche, molto semplicemente, una fede diversa che indossa le vesti di quella antica.
Tutto ciò non significa negare la sincerità di coloro che siedono a quei tavoli, né fingere che ogni riforma degli ultimi sessant'anni sia stata frivola. Le istituzioni hanno bisogno di respirare. Ma c'è una differenza tra aggiornamento e auto-cancellazione, e una Chiesa che non sa più distinguere un concistoro da un'assemblea scolastica ha, a prescindere dalle sue intenzioni, cessato di incarnare la religione che afferma di professare ancora.

3 commenti:
Nella tempesta, mentre la barca rischia di affondare, Gesù sembra dormire, ma è in condizione di dire al mare quello che deve fare.
Però durante la tempesta i discepoli sono preoccupati e invocano l’aiuto. Provate a ingrandire la foto: vi pare che siano preoccupati di qualcosa? Un bel convegno, tavoli comodi, il maestro dorme e loro non lo svegliano…
Daily mail: a Belfast una regia occulta dietro la narrazione.
Succoso articolo di Formicola sulla NBQ di oggi, in merito alla strategia di addomesticare la massa sul tema immigrazione.
Chi vi scrive non è tradizionalista né, figuriamoci, un modernista fan dell'ultimo Concilio. Noto però questo: se la Fraternità Sacerdotale San Pio X oggi non avesse ordinato quattro vescovi, le cose sarebbero andate apparentemente bene come prima? Ossia: l'argomento del contendere, da parte dei modernisti, sono delle eventuali controversie dottrinali oppure il fatto che la Fraternità di cui sopra si è scelta "fra i suoi" i quattro vescovi testè ordinati? Mi spiego ancora meglio: se, per chissà quale incredibile alchimia, la Fraternità avesse accettato, dico per dire, quattro nomi scelti naturalmente da Roma, fra la vasta fauna di effiminati in tonaca che oggi i seminari producono a iosa, scisma e scomunica non ci sarebbero? A me pare che il problema sia anche e soprattutto questo, per la cricca che occupa il colle Vaticano: un problema ossia di tipo ideologico e di potere, in cui si devono occupare tutte le posizioni di influenza e comando possibili ed immaginabili, in una sorta di bieca quanto poco evangelica attuazione dell'egemonia culturale di gramsciana memoria. Qui non si tratta di scegliere fra un canto gregoriano - il quale comunque avvicina al Creatore - e le cacofoniche ed indigeste strimpellate dei cori improvvisati delle messe domenicali di provincia. Questa è la cara e vecchia lotta di potere, dove da un lato ci sono dei profani travestiti da consacrati che intendono fare l'all in pokeristico e prendersi tutto, rinnegando apertamente il bimillenario Depositum Fidei. È anche vero, infine, che la Chiesa non può nemmeno fossilizzarsi sui metodi verticistici e stantii del periodo della Controriforma, che hanno sclerotizzato consuetudini prive di pietà e misericordia. I tempi stringono: o l'Ecclesia Christi ritorna ad essere Cristocentrica, abbandonando le derive giudaizzanti ed islamofile, e soprattutto si lascia rinverdire e rafforzare dall'azione dello Spirito Santo oppure quando l'Anticristo si manifesterà ci ritroveremo con le brache calate.
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