Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

giovedì 2 luglio 2026

Concistoro o picnic che seppellisce una chiesa?

Segnalazioni dei lettori
Concistoro o picnic che seppellisce una chiesa?

Alcune immagini valgono più di mille trattati teologici, e il concistoro che si sta tenendo a Roma ne offre proprio una. Cardinali della Chiesa romana – principi di un'istituzione bimillenaria, eredi del Concilio di Trento e del Concilio Vaticano I, uomini i cui predecessori un tempo facevano attendere gli imperatori nella neve – seduti a piccoli tavolini rotondi, sparsi qua e là come bambini dell'asilo in attesa di succo e biscotti, o ospiti a un sobrio picnic al chiuso. Nessun trono, nessuna gerarchia di precedenza, nessun senso di qualcosa di irrevocabile o sacro in corso. Solo informalità, presentata come una virtù in sé. Né si tratta del primo concistoro organizzato in questo modo – ed è proprio questo il punto. Ciò che un tempo sarebbe stato liquidato come un'eccezione sfortunata si è ormai consolidato nella consuetudine liturgica, e le abitudini, a differenza degli incidenti, rivelano ciò in cui un'istituzione crede realmente.

Sarebbe ingiusto attribuire troppa importanza alla messa in scena. Ma sarebbe ingenuo non attribuirvi alcuna importanza. La liturgia e la cerimonia non sono decorazioni aggiunte alla fede; sono la fede resa visibile. Una Chiesa che per secoli ha insegnato che il sacerdozio era ontologicamente diverso dai laici, che i sacramenti realizzavano ciò che significavano, che la gerarchia rispecchiava un ordine di grazia reale e oggettivo, non ha certo fatto sedere i suoi principi a tavoli da picnic. Non avrebbe potuto farlo, senza contraddirsi di fronte alle telecamere.

Ciò a cui stiamo assistendo, condotto con grande sincerità e senza alcun apparente senso di smarrimento, non è la riforma di una vecchia religione, bensì la lenta affermazione, in atto da decenni, di una nuova: seria, orizzontale, allergica al mistero, imbarazzata dalle proprie pretese di autorità e di verità. Parla il linguaggio dell'accompagnamento, del dialogo e del processo, piuttosto che quello del dogma, del giudizio e dell'eternità. È, per sua stessa natura, più benevola. Ed è anche, molto semplicemente, una fede diversa che indossa le vesti di quella antica.

Tutto ciò non significa negare la sincerità di coloro che siedono a quei tavoli, né fingere che ogni riforma degli ultimi sessant'anni sia stata frivola. Le istituzioni hanno bisogno di respirare. Ma c'è una differenza tra aggiornamento e auto-cancellazione, e una Chiesa che non sa più distinguere un concistoro da un'assemblea scolastica ha, a prescindere dalle sue intenzioni, cessato di incarnare la religione che afferma di professare ancora. 

3 commenti:

tralcio ha detto...

Nella tempesta, mentre la barca rischia di affondare, Gesù sembra dormire, ma è in condizione di dire al mare quello che deve fare.

Però durante la tempesta i discepoli sono preoccupati e invocano l’aiuto. Provate a ingrandire la foto: vi pare che siano preoccupati di qualcosa? Un bel convegno, tavoli comodi, il maestro dorme e loro non lo svegliano…

Anonimo ha detto...

Daily mail: a Belfast una regia occulta dietro la narrazione.
Succoso articolo di Formicola sulla NBQ di oggi, in merito alla strategia di addomesticare la massa sul tema immigrazione.

Anonimo ha detto...

Chi vi scrive non è tradizionalista né, figuriamoci, un modernista fan dell'ultimo Concilio. Noto però questo: se la Fraternità Sacerdotale San Pio X oggi non avesse ordinato quattro vescovi, le cose sarebbero andate apparentemente bene come prima? Ossia: l'argomento del contendere, da parte dei modernisti, sono delle eventuali controversie dottrinali oppure il fatto che la Fraternità di cui sopra si è scelta "fra i suoi" i quattro vescovi testè ordinati? Mi spiego ancora meglio: se, per chissà quale incredibile alchimia, la Fraternità avesse accettato, dico per dire, quattro nomi scelti naturalmente da Roma, fra la vasta fauna di effiminati in tonaca che oggi i seminari producono a iosa, scisma e scomunica non ci sarebbero? A me pare che il problema sia anche e soprattutto questo, per la cricca che occupa il colle Vaticano: un problema ossia di tipo ideologico e di potere, in cui si devono occupare tutte le posizioni di influenza e comando possibili ed immaginabili, in una sorta di bieca quanto poco evangelica attuazione dell'egemonia culturale di gramsciana memoria. Qui non si tratta di scegliere fra un canto gregoriano - il quale comunque avvicina al Creatore - e le cacofoniche ed indigeste strimpellate dei cori improvvisati delle messe domenicali di provincia. Questa è la cara e vecchia lotta di potere, dove da un lato ci sono dei profani travestiti da consacrati che intendono fare l'all in pokeristico e prendersi tutto, rinnegando apertamente il bimillenario Depositum Fidei. È anche vero, infine, che la Chiesa non può nemmeno fossilizzarsi sui metodi verticistici e stantii del periodo della Controriforma, che hanno sclerotizzato consuetudini prive di pietà e misericordia. I tempi stringono: o l'Ecclesia Christi ritorna ad essere Cristocentrica, abbandonando le derive giudaizzanti ed islamofile, e soprattutto si lascia rinverdire e rafforzare dall'azione dello Spirito Santo oppure quando l'Anticristo si manifesterà ci ritroveremo con le brache calate.