Peregrinatio Summorum Pontificum 2022

lunedì 5 maggio 2014

Bergoglio, «La bellezza educherà il mondo». Immortalata l'uscita del papa umile

Mi segnalano un inedito di Bergoglio, apparso su Repubblica in un articolo redazionale del 13 marzo scorso. Si tratta di uno stralcio tratto dal suo libro fresco di stampa: «La bellezza educherà il mondo», del quale apprendo così l'esistenza.
Il titolo reca il verbo "educherà" abbinato alla bellezza, ben diverso dal "salverà" usato da Dostoewskij e da noi sottolineato in articoli precedenti [qui] nelle sue ricche e nutrienti accezioni metafisiche.
Colpisce la tribuna che lo diffonde e la sottolineatura laicista offerta dal titolo del quotidiano: Basta fondamentalismi e pensiero unico, "la verità non esiste senza dialogo".
Già questo titolo, che è redazionale ma coglie il succo del discorso, ci mostra la Chiesa dialogante non più docente [qui], che rinuncia al suo ruolo di Mater et Magistra. Anche in questo caso si  tratta della diffusione dell'ennesimo contenuto attribuibile al dottore privato e dunque non assurgibile a Magistero; ma esso, di fatto, va a costituire il nuovo magistero liquido, che purtroppo fa ben più presa sull'opinione pubblica - compresi i fedeli meno attenti e quelli già deformati - rispetto a qualunque pronunciamento solenne riguardante fede e morale, al quale  soltanto si deve aderire de fide purché non in contrasto con la Tradizione perenne.
Volevo proporvi il testo senza commenti, lasciando a voi le osservazioni; ma poi alcune chiose si sono imposte nell'immediata contundenza di certe espressioni. E di certo le osservazioni non finiscono lì.
Dico inoltre che rabbrividisco, nel riconoscere l'espressione di verità contemporaneamente alla loro "deformazione". Ormai siamo in fase di decollo verso lidi impraticabili. Alla fine mi sono accorta di aver fatto una essenziale vivisezione del testo, estraendone alcuni dati di evidente e ineludibile dissonanza, senza costruire un discorso sistematico, che richiederebbe maggior tempo che al momento non ho.
Ho inserito a lato la foto che immortala l'uscita del "papa umile" dalla Sistina, senz'alcun 'segno' della sua alta Funzione; il che 'stride' con l'ambiente pregno di storia, di Bellezza e di solennità che sfida il tempo e i tempi. Attenzione a non confondere il semplicismo, che non è semplicità, con il rischio di 'dismissione', paradossalmente legato non all'esercizio dell'Autorità scaduta in un evidente autoritarismo, ma alla sfaldatura della 'sostanza' attraverso il rifiuto ostentato della 'forma', non solo nei simboli ma, come stiamo verificando, nella confusione e nel disorientamento vieppiù ingravescenti, anche nei gesti e nelle parole.

Il rito autentico, l'educazione, la conversione.

Editoriale di Radicati nella Fede, Maggio 2014

  Non c'è nessun fatto puramente esterno a noi che possa garantire il rinnovamento della Chiesa o la rinascita della vita cristiana.

  Quando parliamo della crisi della fede nei tempi moderni, quando desideriamo il rifiorire della vita cristiana del nostro popolo, dobbiamo avere ben presente che non è possibile affidarci a nessun automatismo garantito da qualcosa che accade solo fuori di noi: la rinascita partirà sempre dal nostro nascere di nuovo alla grazia di Dio. Sì, è dalla conversione personale che dobbiamo sperare il rifiorire della Chiesa tra noi.

  È proprio partendo da un errore di prospettiva che si è pensato di diffondere il cristianesimo a suon di riforme. È stato, crediamo, l'errore degli anni conciliari. Cerchiamo di spiegarci.

domenica 4 maggio 2014

Misericordia o soviet? impedita a p.Stefano Manelli la visita alla tomba dei genitori

Riprendo da MiL, perché la notizia e ciò che rivela abbia il rilievo che merita e far da moltiplicatore a preghiere e speranze per veder rettificato uno scempio inaudito.

“(ANSA) - Napoli, 2 maggio - Religioso non può visitare tomba padre. Padre Manelli fondatore Ffi, bloccato da Commissario Ordine.
Al fondatore dei Frati Francescani dell' Immacolata, Padre Stefano Maria Manelli, 81 anni, è stato vietato dal Commissario apostolico dell'Ordine, Fidenzio Volpi, di recarsi il 1 maggio a Frigento (Avellino) per visitare la tomba dei genitori, riconosciuti dalla Chiesa come Servi di Dio e celebrare una Messa. Lo ha reso noto l'avvocato Bruno Lucianelli. Il divieto sta provocando forti reazioni. Alcuni fedeli stanno valutando una denuncia alla Corte europea dei diritti dell' uomo”. © Copyright ANSA
Il compleanno di Padre Stefano Maria Manelli, uomo di grande Fede, sacerdote esemplare, infiammato di amore per l’Immacolata, la Santa Chiesa ed il Papa è stato il 1 maggio, primo giorno del mese mariano.
In molti odiano P.Manelli e l'Ordine dei  Francescani dell'Immacolata, ricco di vocazioni, perché quei Consacrati e quelle Consacrate  vivono  di carità volgendo lo sguardo solo a Colui che è stato trafitto sulla Croce per la nostra salvezza.

La cocciuta ricerca di santificazione, nella semplicità e nella povertà di altri tempi, dei Frati e delle Suore Francescani dell'Immacolata  che attingono la loro alta spiritualità dal Serafico Padre San Francesco e da San Massimiliano Maria Kolbe,  fa infuriare, con odio quasi diabolico, tutti quelli che vorrebbero trascinare i Consacrati  verso la voragine della sterilissima e nirea mondanità, anticamera della dissoluzione spirituale della Chiesa attraverso il solito iper - ossequio alla modernità fatto di adeguamenti e di aggiornamenti...

Disprezzando dunque le mode effimere e passeggere i frati dell'Immacolata (come il popolino ama chiamarli) sono ossequiosi del Magistero autentico della Chiesa di sempre senza giammai cadere nelle trappole della spettacolarizzazione della vita religiosa.

Preghiamo per l’anziano uomo di Dio P.Stefano Manelli affinché la sua sofferenza, obbedientemente accettata nel più assoluto riserbo, riceva la consolazione dalla Madonna Santissima Immacolata;  in questo mese mariano abbiamo però il dovere di pregare cristianamente  anche per i persecutori di P.Manelli, pochi e piccoli uomini in cerca di visibilità,  perchè  il Signore Risorto faccia loro riscoprire  la vera via nella  gioia e nella carità dell’amore fraterno.

Nella foto sopra : Un giovane studente romano si è recato ad ossequiare P.Manelli nel giorno del suo compleanno.

Benedetto XVI e il latino

Un'occasione, l'invito di bedwere, per richiamare il l'attenzione sul Latino, lingua sacra da preservare. Per chi dovesse affacciarsi solo ora al blog aggiungo il link a questo testo e, se hanno interesse ad approfondire altro, li invito a consultare il motore di ricerca interno per trovare ulteriori riferimenti utili.

Intervista a Ivano Dionigi, magnifico rettore dell'Università di Bologna

Nello scrigno dei tesori che il pontificato di Benedetto XVI lascia in eredità alla Chiesa c’è anche una rinnovata attenzione al latino. Un amore, quello per la classicità, coltivato a lungo dal teologo Joseph Ratzinger e culminato nell’istituzione della Pontificia Accademia di latinità. Secondo il presidente del nuovo organo, Ivano Dionigi, rettore dell’Università di Bologna, quella auspicata dal Pontefice tedesco non è un’attività da archeologi ma un’opera «di cultura» in grado di dare solide fondamenta a tutta la Chiesa e di rispondere alle domande del tempo attuale.

Professore, da dove nasce questa premura per il latino da parte di Ratzinger?
Da uomo colto quale è, nasce di certo dalla sua sensibilità, dal suo gusto estetico letterario. Ma a questo si aggiunge la consapevolezza che il latino nella storia è stato la lingua dell’«imperium», dello «studium» e dell’«ecclesia». Inoltre questa lingua ha in sé tre proprietà che trovano corrispondenza nelle caratteristiche della fede: l’eredità, l’universalità e l’immutabilità. Innanzitutto, infatti, essa è stata la lingua dei Padri della Chiesa, la lingua dei teologi, la lingua del diritto canonico, la lingua dei Concili, la lingua della liturgia. Poi è la lingua con cui la Chiesa si è rivolta a tutti i popoli. Infine, nella fissità di quella che tutti considerano una lingua morta si rispecchia l’immutabilità del nucleo della fede. È chiaro quindi che alcune letture della scelta di Ratzinger di rilanciare il latino sono limitate e banali. A spingere Benedetto XVI in questa direzione non è stata, come qualcuno ha detto, la volontà di ricomporre la frattura con i lefebvriani o un semplice ritorno al passato, ma qualcosa di più grande e complesso, qualcosa che viene da lontano. D’altra parte l’attenzione alla lingua e alla cultura latine – che andrebbero accompagnate anche con quelle greche classiche – è un’eredità che Benedetto XVI ha raccolto dai Pontefici suoi predecessori. E forse l’allarme è partito anche dal fatto che oggi pure tra il clero il latino è poco conosciuto.

Invitatio ad Cenaculum Familiae Sancti Hieronymi

Monasterium Visitationis
In situ Familiae Sancti Hieronymi invitatio invenitur ad hujus anni Cenaculum, quod fiet apud Monasterium Visitationis, Mobili, in urbe Alabamae, in Civitatibus Foederatis, a pridie Kalendas Augustas usque ad Nonas Augustas (a 31-7 ad 5-8).  Jam vero bis adfuimus apud monasterium illum, cujus moniales erga nos valde benigne se gesserunt. Brevis autem pellicula ista apud Monasterium Visitationis anno MMXI facta est. 


Nam fortasse non omnes jam sciunt sodales Familiae per Cenaculum non solum Latine orare, sed etiam allocutiones audire et  inter se loqui. Cotidie autem unus saltem sacerdos Missam ritu antiquo offert. Deo volente, adero. Spero autem et plurimos vestri adfuturos.

sabato 3 maggio 2014

Ancora sulla nota teologica delle canonizzazioni

Ringrazio il Prof. Pasqualucci che ci fa pervenire questo suo lavoro, lieta di condividere e approfondire

Ancora sulla nota teologica delle canonizzazioni 
–  Estratto da:  Bernard Bartmann, “Précis de théologie dogmatique” (1926), tr. fr. a cura dell’abbé Marcel Gautier, Ed. Salvator, Mulhouse, 1951, vol. 1, pp. 58-59.  Traduzione italiana di Paolo Pasqualucci, seguita da un “Appunto per un’interpretazione” dello stesso.

* * *
Data l’attualità e l’importanza del tema, mi sembra utile proporre alla riflessione generale ciò che la sana dottrina di un tempo insegnava sulla nota teologica delle canonizzazioni. In tal modo, la discussione su internet potrebbe basarsi su fondamenti dottrinali certi. Il manuale di teologia dogmatica di Bartmann (morto nel 1939) è sempre stato considerato un classico. Si distingueva non solo per la grande erudizione ma anche per la capacità di sintesi dell’autore, oltre che per la precisione nei concetti. Non potendo disporre dell’originale tedesco, ho tradotto dalla versione francese, da me acquistata in antiquariato, e ciò rappresenta un limite del quale il lettore deve tener conto. Esiste anche una vecchia traduzione italiana, da scovare in qualche biblioteca o sul mercato antiquario. Ho dovuto apportare alcuni ritocchi di carattere editoriale. Le frasi o parole tra parentesi quadre sono mie.

venerdì 2 maggio 2014

La solita borghesissima rivolta antiborghese ha instaurato una sorta di eresia dell’informe che si nutre di esegesi del brutto come unica lettura del Vangelo.

Un sentito grazie ad Alessandro Gnocchi per questa condivisione.

Uno spettro si aggira laicamente per il secolo: è lo spettro della mala educazione. Ma, per quanto sia baldanzoso, avrebbe vita grama se non trovasse alimento nel confratello che si aggira religiosamente per i documenti ecclesiali col nome di ”emergenza educativa”. L’uno e l’altro, più che nei programmi di educazione civica o nei piani pastorali di nuova generazione, potrebbero trovare almeno un po’ d’argine in quei libricini di formazione del laicato cattolico finiti nei mercatini di antiquariato. Erano  pubblicati da diocesi, ordini religiosi, confraternite, pie unioni e persino da singoli sacerdoti ad uso dei loro parrocchiani. Hanno titoli come “Educazione della giovinetta cattolica”, “Manuale del giovane cristiano”, “Decoro della sposa cristiana” o “Doveri, responsabilità e precetti del capofamiglia”: roba da far ridere i pedagoghi d’oggi, ma formavano l’ambiente in cui ragazzini come Domenico Savio si santificavano preferendo la morte al peccato, oppure fanciulle come Maria Goretti e Pierina Morosini sceglievano la purezza a costo della vita, e tanti altri, senza oltrepassare la soglia di una santità conclamata, mettevano su famiglie in cui l’emergenza non riguardava il degrado dei costumi.

Loreto, 9 maggio. Anticipazione recensoria della Lectio magistralis di E.M. Radaelli

Venerdì 9 maggio prossimo, su invito dell'Osservatorio Medico "Ottaviano Paleani" (organo del Centro Studi Lauretani), con il patrocinio della Delegazione Pontificia, a Loreto, nella Sala Pomarancio alle ore 18, il filosofo Enrico Maria Radaelli terrà una Lectio magistralis su un tema inconsueto, proposto dallo stesso studioso, Il sorriso di Dio, il sorriso dell’uomo. Il sottotitolo - Genesi metafisica, sviluppo teleologico, suo stato attuale -, per chi conosce le guides lines su cui da anni lavora il discepolo più noto di Romano Amerio, aiuta a capire subito dove l’oratore andrà presumibilmente a parare, specie se si considera che oltretutto egli è Direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Estetica dell’ISCA, l’International Science and Commonsense Association, piccolo ma combattivo circolo filosofico cattolico fondato da monsignor Antonio Livi (oggi Decano emerito di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense) ancora quando questi era colà docente di Filosofia della Conoscenza. Fu appunto all’“Università del Papa” che il filosofo del Senso comune conobbe Radaelli e fu lì che gli fece tenere per tre anni delle importanti lezioni - il saggio di Radaelli Ingresso alla Bellezza fu inserito come uno dei testi del Corso di Livi - per avvalorare i risvolti “estetici” della metodologia per una sana filosofia gnoseologica.

Si può ben immaginare, dunque, il percorso della Lectio, perché quando Radaelli parla di “genesi metafisica”, sicuramente parla di san Tommaso - s'intende d'Aquino - e certamente parla della SS. Trinità. Da convinto filosofo “realista” qual è, egli parlerà di qualcosa che si può definire come “sorriso di Dio” in relazione a ciò che si può ricavare solo compulsando il De Trinitate di san Tommaso.

Ricordo un articolo apparso su l'Espresso del febbraio 2008 dal titolo: Tutti a vedere il "sacro teatro dei cieli". Un teologo fa da guida. Sandro Magister, nel presentare il saggio di Radaelli "Ingresso alla bellezza", vi riportava il testo pubblicato in quei giorni dall'Osservatore Romano [qui], in cui il filosofo partecipava di quella "mirabile estasi di massa alla quale accedono adoranti i fedeli da duemila anni" sotto la volta della cupola della chiesa del Gesù a Roma. Oltre a non dimenticare "le pareti e le volte delle sacre stanze destinate all'Eucaristia", egli proponeva con notevole suggestione, a metafora della Trinità, le cupole delle chiese barocche, con i loro cieli affollati di nuvole, di angeli, di santi; cupole specialmente “affollate”, per così dire, di Dio, dove la Mente del Padre - spiegava il filosofo - era significata evidentemente dai potenti muri della volta, il “moto” dello Spirito Santo era significato dalla “trasudazione” delle figure che venivano “emanate” dai muri di volta agli affreschi, e la Parola, il Logos, era significato infine proprio dagli affreschi e dalle figure rappresentate. Era qui lo scatto in più dello studioso: molto tomisticamente, egli faceva osservare che quelle meraviglie che si potevano rimirare sulle sacre cupole, né ci sarebbero e né si vedrebbero, se a integrare i due classici “nomi” con cui siamo abituati a chiamare da secoli l’Unigenito - Figlio e Parola (o anche Logos, Pensiero, Verbo, Verbum) -, che poi non sono altro che le qualità sostanziali che Lo riguardano, non vi fossero altri due di questi nomi, o qualità che dir si voglia. Questi nomi sono, secondo Radaelli, compulsata la Summa theologiæ di san Tommaso, Imago e Splendor, Immagine e Splendore. Il primo, spiega, per poter configurare, delineare la Parola, il secondo per poterla rendere visibile. Riconoscere nel Figlio tanto la "Imago" quanto il "Verbum" del Padre, permette di ristabilire un legame forte, soprannaturale, tra Bellezza e Verità; il che diventa tanto più salutare in un tempo scoordinato, di disorientamento ma anche di deformazione, come il nostro.

giovedì 1 maggio 2014

Adorazione notturna 2 maggio ad Albano e Rimini

« Fra tutte le devozioni, quella di adorare Gesù Sacramentato è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi » (Sant'Alfonso Maria dè Liguori)

Adorazione notturna
Primo venerdì di ogni mese 
Priorati di Albano e
Madonna di Loreto di
Rimini



Da più di un anno si registra la presenza costante, oltre che dei tanti fedeli della FSSPX, di persone che provengono da parrocchie del circondario e si sono avvicinate alla tradizione grazie a questo momento di grazia che termina con la celebrazione della Santa Messa nel rito Romano antiquior
Sacerdoti sempre disponibili per le confessioni.

L'appuntamento di questo mese è per 
Venerdì 2 alle ore 21

Ricordiamo che sempre venerdì 2 maggio, ore 18:00 Santo Rosario 
- ore 18:30 segue la Santa Messa in Rito Antiquior
Confessioni dalle 17:45
Roma - Cappella di santa Caterina da Siena via Urbana 85 

E.M. Radaelli. Come scoprire nell'edificio sacro il volto dell'Eterno

Nella Chiesa c'è sempre chi pensa adora contempla e condivide. E noi ci ristoriamo un attimo dalla cronaca incombente con i frutti di questa contemplazione. Mi vengono in mente le parole del Signore ai suoi discepoli: Requiescite pusillum (Mc 6,31). Ne abbiamo bisogno per trarre linfa e fortezza.

Alzare lo sguardo e trovarmi come in paradiso fu un tutt'uno: santi e sante, angeli, potenti arcangeli, cherubini, serafini giocosi, rosei, veloci; una festa radiosa, schiere lontane e vicine; tra le nubi papi eccelsi, giovani martiri, severi dottori, estatiche vergini, austeri eremiti; tutti lì, uomini e angeli innumerevoli, sparsi nell'aere dei cieli fino a salire ai cerchi più alti: ecco i patriarchi antichi, il Battista, la Maddalena, gli Apostoli, lo splendore della Vergine, e, al centro, il cuore abbagliante della vita: l'eterna Trinità. 

Non ero "fuori di me", ma sotto la volta della cupola della chiesa del Gesù a Roma, a rimirare il grande affresco del Baciccia a nome appunto "La visione del Cielo", uno tra i più belli e ricchi tra tutti quelli disseminati nella Città dei Papi.