lunedì 4 marzo 2013

Enrico Maria Radaelli, Eminentissimi Cardinali, non riunitevi in Conclave: eleggereste un Antipapa

Pubblico di seguito l'icastico testo scritto da Enrico Maria Radelli sulle gravi conseguenze che potrebbero avere la rinuncia del Papa e il Conclave che ne sta seguendo, dal titolo: Eminentissimi Cardinali non riunitevi in Conclave: eleggereste un Antipapa.

Mi pare che nessun altro sostenga le stesse tesi o per lo meno con la stessa contundenza e linearità, ma non c'è da stupirsi: la metafisica non è frequentata. Chissà che qualcuno non possa trovarvi argomenti per corroborare maggiormente il proprio pensiero informe, ma che vuole essere retto.

Lo scritto infatti merita attenzione perché tocca il cuore del problema ed il suo fascino risiede nell'applicazione di una teologia fondata su eccelsi modelli storici, scritturistici, patristici e tomistici. Con un rigore logico che non può essere dismesso facilmente neppure da chi propugna un'opinione più smussata.

Preciso che lo stesso Prof. Radaelli dichiara che la sua è un'ipotesi di coerenza che non è “una delle infinite ipotesi possibili”, ma è fondata su postulati metafisici certi. Sempre che la metafisica sia riconosciuta oggi realtà. Inoltre essa è e vuole essere unicamente uno stimolo a che le Autorità preposte alla dottrina diano le giuste risposte. [Vedi l'Osservazione conclusiva, formulata a seguito degli interventi e del dibattito di cui alla discussione.]

 Eminentissimi Cardinali, non riunitevi in Conclave: eleggereste un Antipapa.

1. Pietro e il primo tentativo di scendere dalla croce.

Sull’Appia antica, all’incirca all’incrocio con la via Ardeatina, ai tempi della prima persecuzione di Nerone, gli Atti di Pietro, pur apocrifi, narrano comunque di un Pietro fuggiasco, che, impaurito, terrorizzato dalla ferocia neroniana scatenata come fuoco contro la nuova setta dei Cristiani, temendo di presto perdere la vita, corre sulla strada che porta a Brindisi, per poi lì imbarcarsi verso Israele, verso Ierusalem, ma si imbatte in Gesù, che cammina in direzione contraria, verso l’Urbe: « Quo vadis, Domine? », « Dove vai, Signore? », stupefatto gli dice. E Gesù: « Vado a morire al posto tuo, Simone ».
Papa Celestino V, a suo tempo, concepì a proprio frutto una legge, oggi recepita nel canone 332.2 del Codice di Diritto Canonico, che permette al Papa di recedere, per sua insindacabile e assoluta volontà, dal triplo mandato di munus docendi, regendi et sanctificandi datogli personalmente da Cristo: « Tu sei Pietro, e su questa Pietra fonderò la mia Chiesa » (Mt 16, 18). Il beato Celestino V usò assolutamente del potere conferitogli di monarca assoluto, ma di ciò, certo non volendo, abusò, perché – non è mai stato studiato a fondo questo istituto, proprio per il poco utilizzo che ebbe nella storia – vi è una legge metafisica che mostra che tale atto mette in contraddizione il papato con se stesso, e ciò non è possibile.

2. VERO E FALSO concetto di “potere assoluto del papa”.

Infatti, nemmeno Dio usa assolutamente del suo potere assoluto, né lo potrebbe, ma solo relativamente, come ben spiega san Tommaso, che in primo luogo ricorda: « Nulla si oppone alla ragione di ente, se non il non-ente » e spiega: « Dunque, alla ragione di possibile assoluto, oggetto dell’onnipotenza divina, ripugna solo quello che implica in sé simultaneamente l’essere e il non-essere. Ciò, infatti, è fuori del dominio della divina onnipotenza, non per difetto della potenza di Dio, ma perché non ha la natura di cosa fattibile o possibile. Così, resta che tutto ciò che non implica contraddizione, è contenuto tra quei possibili rispetto ai quali Dio si dice onnipotente » (S. Th., I, 25, 3).
Solo la nozione ‘Dio’ degli Islamici è una nozione assolutista, perché per essa Dio sarebbe onnipotente nel senso che può persino – per tale sua illimitata potenza – volere non essere Dio. San Tommaso mostra che Dio, Essere tutto in atto, non può volere ciò che ripugna all’essere: lui, l’Essere, non può voler non essere (e neanche lo può pensare).

Solo un Papa, si dice, può avere il potere di rinunciare al proprio ministero, ma tale potere non l’ha neanche il Papa, perché sarebbe l’esercizio di un potere assoluto che contrasta con l’essere di se stesso medesimo, di voler non essere il proprio essere, di voler non essere quel che si è, e si vedrà fra poco che l’elezione papale conferisce uno status sostanziale, non accidentale, e che precisamente per ciò è indistruttibile.
Infatti, imporre a se stesso di non essere se stesso è impossibile, come si è visto essere impossibile persino a Dio, perché, come a Dio, ciò implica la contraddizione dell’essere.
Un occhio non può dire a se stesso di accecarsi, né un piede di rattrappirsi, né un’anima, libera per definizione, di annullarsi. Essi ricevono da “altri da sé” vista, moto e vita, e da altri ancora ne riceveranno l’annichilimento. Certo, altri sono i datori di vista, moto e vita e altri i distruttori, come nel caso di un Papa i datori del suo status sono i cardinali elettori e Dio il suo rapitore, ma, come si vede, i soggetti: occhio, piede, anima o Papa che siano, per quanto perfetti in ciascuna delle specifiche loro forme di occhio, piede, anima e Papa, sono del tutto impotenti in quanto a ricevere o viceversa a vedersi sottrarre il proprio specifico status.
Preciso: in realtà a togliere il proprio specifico status è sempre e solo Dio: « Il Signore fa morire e fa vivere, scendere agli inferi e risalire. Il Signore rende povero e arricchisce, abbassa ed esalta » (1 Sam 2, 6). Che vuol dire: il Signore, attraverso i cardinali elettori, innalza al “quasi sacramento” della vicarietà, e il Signore, con la morte, quella vicarietà toglie. Con la propria volontà lo status di Vicario di Cristo nessuno può né da sé darselo, né da sé toglierselo: vita e morte nostre sono nelle mani del Signore e non mai nelle nostre. Anche vita e morte di un Papa. Anche vita e morte dello status di Papa.
Cosa vuol dire infatti “essere Papa”? Ecco cosa vuol dire: come il sacerdote riceve uno status, un marchio – l’ordine del sacerdozio – che rimane in eterno, perché riceve dal vescovo la partecipazione al sacerdozio di Cristo che è sacerdozio eterno, e dunque, ricevendo il sacerdozio di Cristo lo deve ricevere tutto intero, con tutta la sua eternità, così anche la papalità riceve da Dio un munus spirituale: la vicarietà di Cristo Capo della Chiesa in eterno, che solo Dio può togliere. E Dio la toglie solo con la morte. Ma la toglie solo al corpo che muore, non all’anima che non muore. È solo in questo senso che si dice che Dio fa scendere dalla Croce: perché il corpo ha smesso di soffrire, ma l’anima rimane in eterno sigillata nella vicarietà – per sua natura eterna – di Gesù Cristo. Questo vale per tutti i sacramenti, in quanto tutti i sacramenti trasformano l’uomo in una realtà sostanzialmente diversa da quella precedente al sacramento, e a essa superiore; la vicarietà è un ‘ad instar sacramenti’, un ‘quasi sacramento’, perché imprime anch’essa un carattere eterno. quello papale, nel potere delle chiavi (Munus clavium) è un supersacramento, dato direttamente da Cristo a Pietro e solo a Pietro con il cambio di nome (unico degli Apostoli) e la consegna delle chiavi: “Ego tibi dabor…” (Mt 16, 18). Quindi “quasi” nel senso di “più che”, data la perentorietà univoca e personale con la quale il Cristo investe Simone di Giona conferendogli in tal modo un potere assoluto, monarchico, universale, pieno e immediato. Questo supersacramento non ha corrispettivi perché in realtà è il fondamento di tutti gli altri: senza di esso, si noti, non si avrebbe né santificazione, né governo (da cui l’unità), né dottrina (a causa dell’infallibilità solo petrina). Questo superpotere va difeso a tutti i costi. Anche dimostrando come infondato il Rifiuto: Pietro infatti non può recedere dall’essere Pietro e tornare Simone, perché la qualità sostanziale di cui è stato investito non può più non essere, per sua propria decisione, come asserisco nell’articolo, in analogia con la relatività del potere “assoluto” dell’essere.

I poteri che implicano l’eternità possono essere interrotti solo materialiter, non substantialiter, infatti chi è consacrato sacerdote rimane sacerdote in eterno, che egli sia post mortem eletto al Regno dei Cieli o gettato nelle fiamme perenni, e, per il caso del Papa, chi è eletto Vicario di Cristo resta Vicario di Cristo in eterno, a meno che si voglia credere che non sia eterno l’amore garantito a Cristo con le parole di Mt 16,16: « “Simone di Giovanni, mi ami tu?” “Signore, tu lo sai che ti amo”. ».
Nella Chiesa esiste un solo sacerdozio in Cristo, come sappiamo, ma i gradi di sacerdozio sono due: uno universale, al quale partecipano tutti i battezzati, e uno sacramentale, conferito con l’Ordine. Ma anche questo grado di sacerdozio, metafisicamente parlando, si distingue, nel pur unico sacramento, in due gradi giurisdizionali: uno è quello di tutti i chierici e vescovi, l’altro quello conferito al Vicario di Cristo, al Papa, in virtù della sua vicarietà: egli solo è rappresentante di Cristo in terra. Dunque quello papale non è eo ipso un sacramento, ma è ad instar sacramenti, quasi un sacramento, perché Cristo stesso lo ha voluto per sua stessa natura “pieno, immediato,  universale” (cfr. Can. 331).

Il Papa, inoltre, riceve da Dio ad personam un vincolo mistico tra sé e il Corpo mistico della Chiesa che lo lega a essa con un laccio divino unico, che non ha assolutamente nessun altro membro della Chiesa: esso è il medesimo e identico laccio con cui ad essa con il suo amore divino – e dunque legame divino – è legato Cristo stesso.
La Chiesa ne è tanto consapevole, che, giusto in questi giorni (il 22 febbraio!), fin dal IV secolo celebra la festa della Cattedra di Pietro, fondamento su cui poggia e in cui è raccolta l’unità della sua dottrina e di essa stessa medesima.
Questo vincolo, tre volte stretto all’essere dal laccio perentorio della risposta « Signore, tu lo sai che ti amo » alla perentoria domanda di Cristo: « Simone di Giovanni, mi ami tu? », lo può togliere solo la morte. Ma è un’interruzione materiale: l’amore proclamato, dunque affermato come ‘fatto presente nell’essere’, nell’essere rimane in eterno. È il carisma di Pietro.

3. la rinuncia di un papa davanti alla legge canonica
    e davanti alla legge metafisica dell’essere.


La rinuncia del ministero petrino non è permessa metafisicamente, e nemmeno misticamente, perché nella metafisica è legata al laccio dell’essere, che non permette che una cosa contemporaneamente sia e non sia, e nella mistica è legata al laccio del Corpo mistico che è la Chiesa, per il quale la vicarietà assunta con il giuramento dell’elezione pone l’essere dell’eletto su un piano ontologico sostanzialmente diverso da quello vescovile: dal piano già alto del sacerdozio sacramentale di Cristo lo pone sul piano ancor più metafisicamente e misticamente alto – e unico – di Vicario di Cristo.
Dunque la legge è sovrastata dalla metafisica: la storia (la legge positiva, fosse anche canonica, appartiene alla storia) è sovrastata dalla metafisica, dall’ontologia, ossia dalla verità delle cose, dalla legge naturale, ovvero, in primis, dalla legge del principio di non-contraddizione, cui tutto deve sempre e assolutamente obbedire.

Il Papa giustifica il suo atto per « essere stato chiamato da Dio a salire sul Monte » (Angelus di domenica 24-2-13), ma, con il rispetto più profondo per il teologo e per il Papa, teologo e Papa dovranno sovvenirsi che Dio “chiama” solo con atti esterni e ben distinguibili da quelli che potrebbero essere scambiati per impulsi della propria volontà, proprio per non permettere né al soggetto né a chi gli è attorno di confondere una scelta divina e soprannaturale con una scelta umana e soggettiva: questi atti esterni e oggettivi sono la nascita, la morte, eventi naturali, circostanze storiche manovrate da terzi (come un’elezione papale), e mai fatti come voci interiori, sogni o anche molto ponderate e ragionevolissime valutazioni, le quali comunque, se avvenute, debbono poi essere sempre suffragate da avvenimenti oggettivi.
Il Santo Padre sostiene che « resta in modo nuovo presso il Signore Crocifisso nel recinto di san Pietro » (Udienza generale del pontificato, giovedì 27-2-13), ma, Dio mi perdoni, va detto invece che questo « modo nuovo » confligge esplicitamente e palesemente, lo dice la stessa espressione, con il semper et ubique di Leriniana memoria (criterio recepito dal Vaticano I, Cost. Dogm. Dei Filius), cui deve essere improntato ogni atto magisteriale che vuol avere un qualche fondamento in Magistero, Sacra Scrittura e Tradizione. Tale « modo nuovo » è una figura incompossibile con la dottrina cattolica, adattando con evidente arbitrarietà al caso specifico attuale – un Pontefice che vuole sottrarsi a un ruolo di governo per il quale ritiene inidonea la sua indole di studioso; ma allora perché non rifiutare l’elezione, a suo tempo? Il canone 332.1 gliene dava la più ampia facoltà – una legge canonica che già di suo fuoriesce in tutto dall’ordinamento metafisico. Perché dico “evidente arbitrarietà”? Perché neanche l’Altissimo Soggetto che oggi lo ha congetturato e deciso lo ha saputo supportare con un qualche precedente, anche solo analogico.
Egli, nella citata Udienza generale, specifica il « modo nuovo » nell’« esercizio passivo del ministero petrino », figura appunto del tutto nuova di ministero, che dovrebbe a suo dire avvicinarsi alla via di san Benedetto da Norcia, di cui porta il nome pontificale, ma tralascia che la via indicata dal grande Patrono d’Europa, distinta in « attiva e passiva », era tracciata per la vita ritirata di preghiera del monachesimo, non per il carisma di triplice e universale munus tutto proiettato sulla res publica Ecclesiæ che si è visto attinente al Vicario di Cristo.

Sta forse entrando subdolamente nel Ministero sacro una nuova forma di ministero? Si direbbe di sì: quello “attivo”, a termine, e quello “passivo”, « ultimo tratto di strada » dopo l’“attivo”, come se quest’ultimo potesse prevedere un “dopo”. Tutto ciò – lo dico solo per dare un nome alle cose, lontano da me ogni desiderio di scandalo – è solo un gigantesco monstrum, una terribile figura ministeriale, ripeto, incompossibile con la realtà. Giuridicamente, metafisicamente, misticamente, un qualcosa che non si sa dove collocare, perché il luogo logico dove dovrebbe trovarsi, se per ipotesi essa si trovasse ancora nella realtà, è sbarrato dal principio di non-contraddizione visto sopra allorché è stato congetturato come possibile: è stato congetturato possibile, ma non lo era, e volendolo egualmente, chi lo ha in tal modo voluto ha forzato la realtà, ha creato una irrealtà, una nuvola, per così dire, che però di suo non si trova in nessun luogo.

4. il conflitto tra legge canonica e legge metafisica
    genera relativismo e perdita del senso di autorità.

Non considerare questi fatti è a mio parere un colpo micidiale al dogma, rinunciare è perdere il nome universale di Pietro e regredire nell’essere ‘privato’ di Simone, ma ciò non può metafisicamente darsi, perché il nome di Pietro, di Cephas, di Roccia, è dato su un piano divino a un uomo che, ricevendolo, non è più solo se stesso, ma “è Chiesa”: « Tu sei Pietro, e su questa Pietra fonderò la mia Chiesa » (Loc. cit.). Rinunciare, poi, è far decadere nel relativismo e nel transeunte un munus, un carisma, di per sé, come visto, assoluto. Tanto più grave, il colpo, se dato da un uomo di Chiesa, da un Papa, che ha fatto della battaglia contro il relativismo un punto d’onore: la rinuncia è una esplicita e dichiarata « desistenza dell’autorità », come la chiamava Romano Amerio, con quel che segue: soggettivismo, imperio di sé, arbitrarietà, liquefazione e perdita, alla fine, in questa omologazione ai principi liberali ultimi della “società liquida” in cui stiamo con gran difficoltà vivendo, dell’attaccamento, dell’amore al dogma.
Il dogma rigetta il colpo, e non ne risente, perché l’atto non è stato formalizzato dogmaticamente, ma ne risente la Chiesa nel suo ambito umano, che difatti accusa il colpo nella sua confusione estrema, nella prostrazione e nel turbamento massimi subito corsi per tutta la cattolicità.
Perdita ulteriore dell’identità delle cose, per cui un Papa può affermare come « modo nuovo » quello che sarebbe solo un « modo proibito »; un « esercizio passivo del ministero petrino » quello che di suo sarebbe in realtà, drammaticamente, solo un « esercizio mancato ». Bisogna ricordare infatti che quando si dissuggella il principio di non-contraddizione, da tale prima falsificazione si è costretti a passare a una sequela di altre alterazioni sempre più inverosimili che non avrà fine se non con il ripristino della verità, del dogma.

5. ultima conseguenza del non rispetto del principio di non-contraddizione potrebbe essere la creazione, imprevista e non voluta, di un antipapa.

Senza contare che si sta realizzando la probabilità che, lasciando che una legge positiva permanga nell’ordinamento canonico malgrado sia in patente contrasto con una legge metafisica che le è superiore e che deve governarla, ciò porta a conseguenze ancor più gravi della gravità dell’atto compiuto a mezzo di quella legge: non potendo in realtà dimettersi il Papa autodimessosi, il Papa subentrante, suo malgrado, in realtà, metafisicamente parlando, che vuol dire nella realtà più vera e che di per sé sorpassa ogni legge storica, non sarà che un antipapa. Ma regnante sarà lui, l’antipapa, non il vero Papa, ora “dimesso”. Siamo tornati ai secoli atri di Guiberto e di Maginulfo, ma ribaltati; dunque ora, di quelli, questo nostro secolo parrebbe anche peggiore.
“Peggiore”, perché in questo secolo, al contrario dei precedenti, tutto ciò si sta compiendo operando in una specie di “terra di mezzo”, come dico anche nel mio recente Il domani – terribile o radioso? – del dogma (p. 197), nella quale il magistero fluttua da cinquant’anni, ovvero dal concilio Vaticano II, tra il sì e il no, nel dire senza dire, nel grigio acquoso della non-identificazione delle cose, delle dottrine, dei costumi e degli atti, senza prendere posizione ma prendendo una nuova posizione, e questa rinuncia papale è simbolicamente paradigmatica di quella universale rinuncia sotterranea al magistero che in tutta la Chiesa ha caratterizzato questo cinquantennio: che alla fine del cinquantennio il risultato sia un antipapa neanche identificato come tale è sufficiente per riconoscere in tutta la sua universalità il magistero di questo drammatico periodo come magistero ipodogmatico e dedogmatizzante, come magistero rinunciatario di sé: una agonizzante, se non morta, maceria di sé.
E si noti bene: la rinuncia del Papa è stata accettata da tutti, ovvero da tutti i cardinali e vescovi del mondo, da tutti i fedeli del mondo, da tutti i movimenti ecclesiali del mondo (tranne Militia Christi, che seppe militare contro) e persino – e più ancora – da tutti i relativisti “laici”, cioè agnostici e atei, massoni e non massoni, del mondo. Nessuno dei cardinali e dei vescovi si è levato a obiettare l’ingiustizia metafisica e mistica dell’atto, nessuno ha alzato la sua voce per gridare il vuoto di realtà che esso produceva nel magistero, nell’identità delle cose e nel concetto di autorità. Come faccio notare in Il domani del dogma, dal Vaticano II in poi il linguaggio del magistero è universalmente atono, ipodogmatico, sotto il livello della qualità “aletica”, ossia « conduttrice sana di verità » (p. 237), per il quale è stato istituito. Ma che vi sia quasi universalmente un’omologazione all’errore è dato solo dal ruolo dei media e dalla oggi distorta e interessata obbedienza alla Cattedra.

6. il vero atto di coraggio, scandalo del mondo,
    è non scendere dalla croce a nessun costo.

Il Santo Padre Benedetto XVI ha compiuto e formalizzato il suo atto di rinuncia, si è « ritirato sul Monte ». Ora i cardinali elettori stanno per riunirsi in Conclave. Ma non tutto è perduto: fino a che non viene eletto, la Chiesa non subisce il rovescio di un nuovo antipapa, la sciagura di una « desistenza dell’autorità » tale da trovarsi con due autorità, di cui una metafisicamente e misticamente del tutto nulla. E l’altra, e uso un eufemismo, ma mi si intenda, come minimo in conflitto col principio di non-contraddizione.
Con nell’animo queste considerazioni, non le “dimissioni”, ma il loro ancora possibile ritiro diventa sì un atto di soprannaturale coraggio, e Dio solo sa quanto la Chiesa abbia bisogno di un Papa soprannaturalmente, e non umanamente, coraggioso. Un Papa cui non inneggino i liberali di tutta la terra, ma gli Angeli di tutti i Cieli.
Un Papa martire in più, giovane leoncello del Signore, porta più anime al Cielo che cento Papi dimissionati (quanti potrebbero essere da oggi in futuro i Papi).

Atto dunque dettato da argomenti soprannaturali, riconoscendo che dalla Croce gloriosa non si scende perché comunque non si può scendere, meglio: perché, pur tentati, non c’è la strada per scendere, e la strada che si intravvede esservi non è vera, non è reale, ma è una strada di nuvole, è strada di niente, e tanto più non può scendere e percorrere quella strada inconsistente la persona del Papa: la propria libertà, in specie se libertà di Papa, è affissata, è inchiodata alla volontà divina, unica, potente e vera Realtà che sulla Croce mistica ha voluto con sé il suo Vicario.

7. Osservazione conclusiva.

In generale, quello che parrebbe il punto debole del mio discorso, come avviene spesso per le osservazioni teoretiche, metafisiche – lo si è visto tutte le volte che si è voluto ribadire il primato petrino contro le ventate del conciliarismo –, sembrerebbe la storia, come si evidenzia allorché lo si confronta con i dati storici (i “precedenti”). Così è avvenuto però anche nel concilio Vaticano I, quando i Padri “conciliaristi”, contrari all’infallibilità, portarono in evidenza le diverse cadute quasi ereticali compiute dai Papi nella storia; ciò non ostò che venisse riconosciuto il carattere infallibile dell’oracolo papale, se enunciato in certe condizioni, non presenti in quei precedenti.

La mia ipotesi, mirata a bloccare il tentativo conciliarista tutt’ora in atto, di equiparare il papato a un mero “primus inter pares” onorario o poco più, specie con la sordina messa al dogma negli ultimi cinquant’anni anche dallo stesso Benedetto XVI, sembrerebbe franto dai precedenti di Celestino V e Gregorio XII, ma non è così, come ho mostrato sopra.

Ritengo necessario, in conclusione, che sia esaminata la problematica dell’istituto della Rinuncia per sese, in se stessa, affinché venga chiarito ogni suo aspetto, fin qui non fatto emergere come dovuto, e anche ciò non deve scandalizzare, perché il dogma avrà bisogno di essere chiarito finché ci sarà la storia a metterlo in difficoltà.

Forse queste considerazioni non dovrebbero essere portate nella piazza di internet, che a volte si trasforma in cortile, in aia? Questa può essere una scelta da riconsiderare, certo, ma ci perderebbe la mise en comune della verità, o almeno di quelli che si ritiene siano dei suoi buoni e solidi bordoni.
Enrico Maria Radaelli
_______________________________________
Director of Department of Æsthetic Phylosophy
of International Science and Commonsense Association (Rome)
www.enricomariaradaelli.it

71 commenti:

Rafminimi@infinito.it ha detto...

Amici,
Papa Celestino NON ha abusato del potere petrino, altrimenti la Chiesa non lo avrebbe canonizzato. E poi non è stato il solo caso. L'estremo rigore del testo, mi conferma che il tomismo troppo "sfegatato" mette limiti all'onnipotenza divina.
Premesso queste ossevazioni, in definitva di "metodo", sul merito è il caso di farci qualche riflessione.

Roberto ha detto...

Articolo interessante.
Tuttavia, mi permetto due osservazioni da non esperto in materia.
1) Mi sembra che il carattere sacramentale della vicarietá venga presupposto ma non dimostrato.
2) Ammesso che effettivamente la vicarietá abbia un valore sacramentale, perché non si potrebbe paragonare la rinuncia del papa, e dunque la dimensione “passiva” del papato, alla laicizzazione di un sacerdote o alla separazione tra coniugi? Se questo é veramente il nuovo stato del papa “passivo” non credo si possa affermare che l’elezione di un nuovo papa “attivo” implichi una contraddizione o il sorgere di un antipapa.

Resta il fatto che la situazione é contorta e drammatica.
Roberto

Thaddeus ha detto...

Infatti, può la Chiesa aver accettato una legge del genere per tutti questi anni, fosse stata un abuso?

Anonimo ha detto...

Mi sembra che il carattere sacramentale della vicarietá venga presupposto ma non dimostrato.

La dimostrazione risiede nei presupposti metafisici espressi.
Tra l'altro viene indicato esplicitamente : "Dunque quello papale non è eo ipso un sacramento, ma è ad instar sacramenti, quasi un sacramento, perché Cristo stesso lo ha voluto per sua stessa natura “pieno, immediato, universale” (cfr. Can. 331).

Ammesso che effettivamente la vicarietá abbia un valore sacramentale, perché non si potrebbe paragonare la rinuncia del papa, e dunque la dimensione “passiva” del papato, alla laicizzazione di un sacerdote o alla separazione tra coniugi? Se questo é veramente il nuovo stato del papa “passivo” non credo si possa affermare che l’elezione di un nuovo papa “attivo” implichi una contraddizione o il sorgere di un antipapa.

La "laicizzaizone di un sacerdote" non cancella il "carattere" impresso dal Sacramento dell'Ordine, così come il Matrimonio, se non dichiarato nullo (cioè se ne ratifica la 'nullità' ab initio), non viene mai sciolto (essendo eventualmente possibile una separazione per motivi gravi che però penso non renda disponibili a un nuovo matrimonio: non siamo nel campo del diritto civile)

Luisa ha detto...

Non ho ancora letto il testo, ma così in un primo getto mi vien da dire: il Conclave ci sarà, un Papa sarà eletto, che faranno Radaelli e chi condivide il suo pensiero? Diventeranno tutti sedevacantisti?

Jacobus ha detto...

Benedetto XVI ha voltato una pagina e nessuno potrà fare in modo che si possa tornare indietro.

Solo Dio conosce se ha bene o mal fatto. Ciò che ne sappiamo noi è che tutti si rallegreranno del nome che uscirà dal prossimo conclave, ma non possiamo avere la certezza che la Chiesa non ne risulterà ferita.

Certo l'impressione di molti è che si tratterà di un semplice "pastore" e non del "Buon Pastore"!

Anonimo ha detto...

Non ho ancora letto il testo, ma così in un primo getto mi vien da dire: il Conclave ci sarà, un Papa sarà eletto, che faranno Radaelli e chi condivide il suo pensiero? Diventeranno tutti sedevacantisti?

Io di certo, no!

In ogni caso, i sedevacantisti ritengono appunto la sede vacante, mentre Radaelli, dalla coesistenza di "due papi", deduce che quello subentrante potrebbe essere un "antipapa".

Tuttavia è e resta un'ipotesi di studio, non una scelta di campo.

Domenicano ha detto...

una cavolata pazzesca quest'articolo. L'istituto della renuntia è vecchio di secoli. E basta con Celestino V, visto che non fu né il primo né l'ultimo. E' curioso voler esser più papisti del Papa: quest'istituto è talmente regolare che era previsto pure nel Codex del '17 e nessuna norma che non sia teologicamente valida può esser inserita nel Codex (almeno in quello del '17), altrimenti il Codex stesso sarebbe fonte di errori e la causa di tutto risiederebbe nell'Autorità che lo ha emanato, ma così non può essere. Questo gioco alla presunta vacanza della sede vien portato avanti in maniera pervicace dall'area williamsoninana della Fraternità San Pio X e mi stupisca che qui venga sponsorizzata. Capisco aver paura per la situazione che ne verrà fuori (io stesso ho tanto timore), ma da qui a sposare dottrine palesemente eretiche ce ne corre. Il Papa ha legittimamente rinunciato, ripeto l'avverbio "legittimamente". Sta al Signore giudicare se abbia fatto bene o male. A noi spetta pregare per il prossimo Papa.

Felice ha detto...

Non condivido. L'ufficio del Romano Pontefice e' appunto un ufficio, un incarico stabilmente conferito per disposizione divina o ecclesiastica, da esercitarsi per un fine spirituale (canone 145 par. 1), ufficio che si acquista con l'accettazione dell'elezione e si perde per morte o rinuncia. Non e' un sacramento, ma e' legato ad un sacramento, l'essere vescovo di Roma. Tale ufficio e' rinunziabile al pari di qualunque altro ufficio, ed essendo primaziale la rinuncia non deve essere accolta da alcuno.

Anonimo ha detto...

Mic ma che ipotesi di studio! E' una fesseria!

Non merita di perderci tempo, stai attenta che su certi sentieri ci si perde!

Te lo dico brutalmente, non e' perche' il prossimo Papa potrebbe essere filo gruppi ereticali, che mettiamo le mani avanti, accodandoci a castronerie.

Animo!

Sara' il Pontefice giusto per questo tempo e per la Chiesa.

giovanna ha detto...

Immagino che sia altamente improbabile che quest’appello trovi seguito. E certamente Radaelli lo sa, lo si desume peraltro dall’articolo, dove nota d’essere stato l’unico o quasi ad alzare la voce contro questa rinuncia. E dunque perché quest’appello? Accendere l’allarme? Affilare le armi per il futuro prossimo? E se, come pretende di dimostrare, il prossimo sarà un antipapa, che ne sarà della Chiesa? Dell’agognata unità della Chiesa? Vorrei chiedere al professore Radaelli, che ne sarà dei cattolici, chi dovranno seguire, come, per quale via, in quale chiesa?

Se il prossimo sarà un antipapa, allora invano abbiamo corso fin qui. Invano abbiamo creduto, difeso, combattuto. Letto, studiato, pianto, e poi ricominciato. I

Anonimo ha detto...

Questo gioco alla presunta vacanza della sede vien portato avanti in maniera pervicace dall'area williamsoniana della Fraternità San Pio X e mi stupisca che qui venga sponsorizzata.

Non esiste alcun gioco alla sede vacante né vera né presunta ma, al contrario, si illustrano le ragioni per cui il Papa è "per sempre". Né Williamson né la FSSPX c'entrano per nulla, neppure di striscio...

Del "dopo Celestino V" si afferma che il caso non è stato sufficientemente studiato in quanto praticamente ritenuto un caso limite.

Capisco aver paura per la situazione che ne verrà fuori (io stesso ho tanto timore), ma da qui a sposare dottrine palesemente eretiche ce ne corre. Il Papa ha legittimamente rinunciato, ripeto l'avverbio "legittimamente". Sta al Signore giudicare se abbia fatto bene o male. A noi spetta pregare per il prossimo Papa.

E' un'ipotesi di studio che nasce dalla padronanza della metafisica non più frequentata, non da sentimenti di "paura" o altro, perché alla resa dei conti quel che c'è da dire è solo "Sia fatta la volontà del Signore" anche per questo momento storico tremendo. Di certo quel che accade nostro malgrado Egli lo permette. Sta a noi leggerne le ragioni: castigo, purificazione, qualcosa d'altro... e comunque di Provvidenziale.

Tutti noi stiamo pregando per il prossimo Papa.

Domenicano ha detto...

Non è stato studiato lo dice lui. Gregorio XII non me lo sono inventato io eppure ha abdicato, fu ricompensato per il suo gesto e fu nominato cardinale (quindi, alla renuntia, ricopriva la posizione di vescovo, in automatico). I precedenti ci sono, c'è solo un problema di linguaggio (è stato infelicemente scelta la definizione di Papa emerito, ma diversi canonisti si sono dichiarati contrari). Il lessico potrà pure variare ma la situazione non cambia.
Cosa c'entra Williamson? Lui -direttamente- nulla. E io infatti non l'ho detto. Tuttavia sono i suoi fiancheggiatori per primi che intasano la rete con profezie di antipapa. Non sono io. Gli stessi che -per esempio- si son visti costretti a eliminare il simbolo della Fraternità per non incorrere in una denuncia.
Ripeto: c'è solo un problema di definizione infelice. Per il resto le cose non cambiano: Benedetto XVI ora ha la medesima posizione dei Patriarchi orientali dimessisi o dei vescovi che hanno presentato le dimissione dall'esercizio attivo della propria posizione.

Seraafino ha detto...

So di sacerdoti Sede-"AFFOLATISTI", che celebrano con un canone della Messa "affollato"ovvero citando "UNA CUM *FAMULI* TUI" e giù un elenco.

lister ha detto...

"E' un'ipotesi di studio che nasce dalla padronanza della metafisica..." e le critiche dei vari commentatori nascono dall'ignoranza in materia.
Come si può confutare in termini fisici ciò che è stato enunciato in termini metafisici, addirittura tacciandoli di "fesserie"?!

Anonimo ha detto...

Alle domande di Giovanna e alle altre certamente risponderà direttamente Radaelli.

Per quanto riguarda me, non scendo in campo per meno che la causa della Chiesa e della verità, come sempre e senza derive di alcun genere.

Vista la rosa degli elettori, non sono la sola a nutrire timori realistici sul nome del prossimo Papa; ma credo nella grazia di stato che chiunque può ricevere se non vi si sottrae. E non ho nessuna difficoltà a considerarlo il Papa "di tutti" perché la Chiesa è Una e Cattolica e, quindi, anche il mio.
Siamo tutti in attesa e dunque vedremo.

Anonimo ha detto...

Ripeto: c'è solo un problema di definizione infelice. Per il resto le cose non cambiano: Benedetto XVI ora ha la medesima posizione dei Patriarchi orientali dimessisi o dei vescovi che hanno presentato le dimissione dall'esercizio attivo della propria posizione.

Appunto, ha la stessa posizione dei "patriarchi orientali" (a proposito, si dimettono i patriarchi orientali?) o dei semplici vescovi "emeriti" cattolici e anche protestanti...

Anonimo ha detto...

Non è stato studiato lo dice lui. Gregorio XII non me lo sono inventato io eppure ha abdicato, fu ricompensato per il suo gesto e fu nominato cardinale

Questo lo sappiamo più o meno tutti. Ma potresti citarmi gli studi sull'istituto della "rinuncia"?

Anonimo ha detto...

Te lo dico brutalmente, non e' perche' il prossimo Papa potrebbe essere filo gruppi ereticali, che mettiamo le mani avanti, accodandoci a castronerie.

L'articolo fa un discorso serio, che si può condividere o meno e non dice castronerie. Occorrerebbe dimostrarlo con argomenti altrettanto pertinenti.

Il discorso delle "mani avanti" l'ho detto e lo ripeto non esiste. Ho detto e ripeto che il discorso nasce e si fonda su postulati metafisici.
Io non ho né l'autorità né mi prenderei la briga di portare fino in fondo le conseguenze di questa ipotesi. La registro e la soppeso; ma la conclusione non spetta a me né ho intenzione di assumermi prerogative che non mi spettano.

Quanto ai timori espressi nell'articolo precedente, ci sono e restano quelli che sono, ma ribadisco quanto ho detto nel post sopra.

giuseppe ha detto...

L'ipotesi non risulta più plausibile di quanto già non lo fosse.
Il Papa non "é" Dio, e la teologia sacamentaria non si può stiracchiare per creare il "quasi-sacramento"... ma scherziamo? Tanto meno quindi un nuovo carattere indelebile.

Il Matrimonio è indissolubile per natura e tale l'ha dichiarato nostro Signore. Lo stesso Signore che ha dato a Pietro le chiavi: "tutto ciò che legherai...". Sono scelte non sindacabili, e in questo non c'é nulla di arbitrario. E' chiaro che la rinuncia è un fatto eccezionale, ma questo non vuol dire che resti sottomessa alle ipotesi teologihe o metafisiche più strampalate.

E infine, mic, perdona ma, visto che la consideri meritevole di studio, perché non provi a studiarla tu questa ipotesi per prendere posizione chiaramente? Non si può stare in eterno a soppesare tutte le ipotesi possibili e immaginabili.

Anonimo ha detto...

E infine, mic, perdona ma, visto che la consideri meritevole di studio, perché non provi a studiarla tu questa ipotesi per prendere posizione chiaramente? Non si può stare in eterno a soppesare tutte le ipotesi possibili e immaginabili.

04 marzo 2013 17:04
Chi ti dice che la cara Mic non la sta studiando? E che a prescindere da ciò che ne pensa personalmente, il suo scopo è di sottoporla alla riflessione?

Domenicano ha detto...

ma non ci son tanti studi da fare. Questo è diritto canonico puro e semplice. Quindi tutto ciò che non riguarda il diritto canonico non consta di autorevolezza letteraria. E' come voler analizzare la Costituzione dal punto di vista letterario: si confonde la chiave di interpretazione.

Ripeto, Mic: ma perché questo stracciarsi le vesti se la norma è già nel Codex del '17? Qualcuno forse dubita dell'ortodossia di Benedetto XV?

Anonimo ha detto...

"E' chiaro che la rinuncia è un fatto eccezionale, ma questo non vuol dire che resti sottomessa alle ipotesi teologihe o metafisiche più strampalate."

Se si afferma che un'ipotesi teologica o metafisica è strampalata, correttezza vuole che lo si dimostri.

Japhet ha detto...

Oggi su Vatican Insider:

...
Benedetto XVI ha visto lo scontro fra la luce e le tenebre, ha detto sabato scorso l'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra: «dentro la Chiesa e nel mondo. E ha chiamato le tenebre col loro nome. Nella Chiesa: l'immoralità e l'ambizione dei chierici; nel mondo: il rifiuto di Dio». Il «governo della Chiesa» sarà la chiave di volta del conclave, conferma il direttore de «L'Osservatore Romano» Gian Maria Vian intervistato dal «National Catholic Reporter». Mentre lo storico Alberto Melloni spiega a La Stampa che «sarebbe auspicabile una maggiore collegialità: in futuro il Papa potrebbe essere affiancato da un "senato di comunione" che lo possa aiutare, mentre la Segreteria di Stato andrebbe affiancata da un "consiglio della corona"»...

Felice ha detto...

Anche perche', in forza di questo ragionamento, Bonifacio VIII sarebbe stato un antipapa.....

giovanna ha detto...

rinunciare è perdere il nome universale di Pietro e regredire nell’essere ‘privato’ di Simone

Lo stesso Benedetto XVI ha detto che non è così: Il "sempre" è anche un "per sempre" - non c’è più un ritornare nel privato. Quel ‘sempre e per sempre’ così tanto contestato a me sembra invece il nodo che lega la rinuncia al ‘laccio’ metafisico del principio di non contraddizione invocato da Radaelli. Egli è sempre e per sempre l’eletto, è papa per sempre; rinuncia legittimamente e liberamente alla potestà di governo, conservando però in sé e su di sé l’elezione che lo associa a Cristo Crocifisso. In un modo nuovo, certamente, che la teologia potrebbe aiutarci ad esplorare e capire.

Anonimo ha detto...

Ripeto, Mic: ma perché questo stracciarsi le vesti se la norma è già nel Codex del '17? Qualcuno forse dubita dell'ortodossia di Benedetto XV?

OK che la norma è anche nel Codex precedente; ma non tieni conto dell'affermazione che avevo già sottolineato e cioè che l'istituto della rinuncia non è mai stato studiato a fondo proprio per il poco utilizzo che ebbe nella storia.

I postulati metafisici restano. Sono questi che andrebbero discussi e approfonditi nelle sedi adeguate. Il problema sta nel fatto che la metafisica non va più di moda.

A questo riguardo riporto una delle considerazioni di P. Serafino Lanzetta FI nel suo intervento nel Convegno del 2010 sul Concilio (vedi molti interessantissimi documenti sulla colonna destra del blog):

"...
nella difficoltà ermeneutica si nasconde la carenza della metafisica: problema di forma e di sostanza (la modernità fa perdere chiarezza accusando il dogmatismo normativo, ma accantonare la metafisica è significato accantonare la fede che è messa in un angolo)."

e "... La teologia stava già da tempo coniando un nuovo linguaggio, accantonando per lo più quello metafisico-scolastico, per fare posto a quello più moderno, che diventerà poi, in alcuni teologi, l’adottare una filosofia esistenzialista e fenomenica. Questo principio, dunque, si è prestato a svariate letture, anche contraddittorie: da una teologia rinnovata basata sulle fonti del sapere rivelato, ad una teologia rinnovata, diventata pluralista in ragione del pluralismo filosofico, ebbra nel recepire il dato della modernità e senza troppe remore circa la sua fedeltà alla Rivelazione di Dio. Gran parte della teologia è divenuta un’antropologia. La Chiesa si è mondanizzata, secolarizzata. Sembra strano, ma il grimaldello è stato in gran parte la teologia: quella che in larga misura ha fatto il Concilio."

Anonimo ha detto...

L'articolo è interessante. Si ha però l'impressione che Radaelli parli, per così dire, con lingua biforcuta (forse suo malgrado, nel qual caso non sarebbe esattamente lui a parlare, bensì qualcuno in lui). Nel suo precedente contributo, infatti, aveva presentato il suo interessante paradosso come un'ipotesi di lavoro, mentre ora sembra essersene invaghito al punto da conferirvi ben altro statuto.
L'argomentazione tomisticheggiante di Radaelli presenta diverse smagliature (in primo luogo nell'equiparazione dell'impossibilità che l'Essere decida di non essere con la presunta impossibilità che il Papa decida di non essere più papa; nel primo caso siamo di fronte a un impossibilità logica - senza neppure bisogno di chiamare in causa Dio (l'essere non può non essere) - la quale non ha alcun bisogno di dimostrazione, essendo autoevidente; mentre nel secondo tale impossibilità andrebbe dimostrata eccome, cosa che Radaelli si ingegna in effetti di fare, con un processo e un approdo non proprio ineccepibili, ancorché di primo acchito persuasivi. Bisognerebbe aprire un complesso discorso sull'aristotelo-tomismo, croce e delizia della mente cattolica da otto secoli in qua, e non è certo questa la sede per farlo. Vale però la pena di suggerire molta, molta cautela, certo più di quanta Radaelli mostra di osservare in questa sua sortita esortativa.

Domenicano ha detto...

scusa, cara Mic, ma citarmi Padre Lanzetta non porta a nulla, tanto più che in quel caso si parla del Concilio...
Tu sostieni che non si sia studiato abbastanza al riguardo. Se così fosse, la colpa affonda fin da dopo il Concilio di Costanza e Gregorio XII. Quindi non solo avrebbero peccato di superficialità svariati santi Papi, ma pure 3 concili ecumenici (Trento, V1 e V2). Non è che forse la cosa è semplicissima da capire e invece ci affanniamo in spiegazione da busillis? Non è che la cosa è chiarissima ma fa molto male? Io penso, modestamente, che stia in questi termini. Tuttavia, spesso alcuni settori trovano la loro ragion d'esistere nella strenue opposizione a tutta la categoria del reale, per cui si arroccano in eburnee torri di sapienza ai più incomprensibile. E qui ci risiamo. Tanto più che la questione non è mai affrontata da un punto di vista canonico, ed è come parlare di liturgia senza mai citare studi di liturgia.

Anonimo ha detto...

Va aggiunto, non inutile inciso, che metafisica non significa tout court scolastica (e tanto meno neoscolastica), anche se la scolastica è indubbiamente una delle voci significative del pensiero metafisico.

Anonimo ha detto...

scusa, cara Mic, ma citarmi Padre Lanzetta non porta a nulla, tanto più che in quel caso si parla del Concilio...

Domenicano, per caso ragioni a compartimenti stagni?
Il fatto che si parli del concilio cosa toglie all'affermazione, che non ho fatto altro che inserire nel contesto in cui è stata fatta?
Tra l'altro non è proprio dal concilio che è partita la sindrome di rigetto per la metafisica?

viandante ha detto...

Mi sembra che vi siano troppi interventi isterici.
Non pretendo di leggere il futuro o di poter giudicare con cognizione di causa e senza errori tutto quanto sta avvenendo, ma ritengo che dobbiamo almeno saper riflettere anche su questi aspetti in modo lucido e libero da preconcetti o paure.
D'altronde se questi fossero veramente i tempi ultimi la nostra fiducia non può essere riposta che su Dio e solo su di Lui!

E poi la Provvidenza potrebbe giocare tanti giochetti all'uomo intellettualmente troppo arrogante:
- ad esempio potrebbe impedire l'elezione di un papa fino alla morte di papa Benedetto XVI
- potrebbe indurci al ravvedimento con castighi
- potrebbe imporci una sede vacante a tempo indeterminato (basta che nessun candidato raggiunga i 2/3 dei voti)
- potrebbe infliggerci un antipapa talmente fuori strada da essere considerato tale anche dai più tiepidi
- potrebbe regalrci un papa di notevole santità di fronte al quale le anime sono obbligate a prendere una posizione netta pro o contro (alimentando l'apostasia ormai dilagante con scismi ormai sempre più inevitabili)
- e potrebbe fare tante altre cose per noi inimmaginabili.

Chi lo sa? Certo che se crediamo che Cristo é Re del cielo e della terra, dobbiamo credere maggiormente a Lui e alla sua Provvidenza più che ai cardinali elettori!

Anonimo ha detto...

Bisognerebbe aprire un complesso discorso sull'aristotelo-tomismo, croce e delizia della mente cattolica da otto secoli in qua, e non è certo questa la sede per farlo. Vale però la pena di suggerire molta, molta cautela, certo più di quanta Radaelli mostra di osservare in questa sua sortita esortativa.

Più che di cautela parlerei di prudente discernimento che parte da chi ce l'ha e poi deve coinvolgere le sedi opportune. Penso che questo sia già messo in bilancio da Radaelli.

Lei che parla di "processo e approdo non ineccepibili", non si prende la briga di dirci il perché.

Va aggiunto, non inutile inciso, che metafisica non significa tout court scolastica (e tanto meno neoscolastica), anche se la scolastica è indubbiamente una delle voci significative del pensiero metafisico.

Ovvio. Ma non mi sembra un buon motivo per buttare a mare la scolastica.

Anonimo ha detto...

Tuttavia, spesso alcuni settori trovano la loro ragion d'esistere nella strenue opposizione a tutta la categoria del reale, per cui si arroccano in eburnee torri di sapienza ai più incomprensibile.

Resta da capire cosa intendi tu per "reale".

E qui ci risiamo. Tanto più che la questione non è mai affrontata da un punto di vista canonico, ed è come parlare di liturgia senza mai citare studi di liturgia.

La questione è evidentemente affrontata da un punto di vista filosofico e teologico. Ovvio che i risvolti canonici, se dovessero esserci, vanno previsti. Il tutto, ovviamente, nelle sedi opportune.
Noi stiamo semplicemente cercando di riflettere di più, oltre l'ovvio e lo scontato della superficialità e della manipolazione imperanti...

I termini in cui ti esprimi sul mancato approfondimento non convincono, così come non convince il dato che la cosa sia chiarissima. Non lo diventa solo perché lo dici tu.
Fai affermazioni apodittiche che non dimostri. Il qui ci risiamo a questo punto lo dico io...

Luisa ha detto...

Io, mi fermo davanti al "per sempre" detto dal Santo Padre Benedetto XVI e rifletto, se da un canto sono stata lieta che abbia ricordato che il mandato ricevuto dal Signore è appunto per sempre, se sono stata confermata nel mio pensiero che avevo subito espresso, dopo il trauma dell`11 febbraio, con parole semplici "Papa una volta Papa per sempre", escludendo che Papa Benedetto potesse ritornare ad uan vita "normale" e privata, se con il cuore, l`intelligenza del cuore...capisco e non posso che accettare la sua decisione, è anche vero che sono ancora turbata in mezzo a questa realtà in cui avremo un Papa che non esercita più il suo mandato in moto attivo , ma che resta sempre investito di quel mandato, e un Papa che gli succederà, nominato dal Conclave, e che eserciterà il suo mandato in modo attivo.
Che lo si voglia o no è un precedente, è una situazione nuova e di cui non si può ancora misurare l`impatto e le conseguenze, non mi è facile smentire chi afferma che avremo fra qualche giorno, "due Papi", uno che ritirato in preghiera conserva il suo mandato senza più esercitarlo, e uno che sarà alla guida attiva e effettiva della Chiesa.
Vedremo, ciò che è certo per quel che mi riguarda, e malgrado le mie apprensioni per il nome che uscirà dalle urne nella Cappella Sistina, è che considererò quella persona come il nuovo Papa, nella speranza che non sarà un Papa che Dio ci infligge...

Marco Marchesini ha detto...

Non ho controllato il Codex del '17. Dato che, come afferma Domenicano, prevedeva la possibilità dell'abdicazione del Papa, allora non possono sorgere dei dubbi di natura metafisica.

Il Cartechini parla ad esempio di infallibilità del Codex, nel senso che le sue leggi universali non possono essere contro la Fede e la Morale.

Per cui se ne deduce che l'abdicazione del Papa non è una qualcosa di teologicamente assurdo.

Per il Codex del '17 non ho dubbi, per quello attuale i dubbi possono venire su alcuni punti che riprendono dettami del Concilio Vaticano Secondo. Il caso dell'abdicazione del Papa però non è uno di questi.

Ormai siamo in Sede Vacante, a meno che Papa Benedetto XVI sia stato costretto contro la sua volontà ad abdicare. In tal caso davvero sarebbe ancora Papa ed il "Papa" che sarà eletto un antipapa.

Però bisogna stare all'oggettività delle dichiarazioni ufficiali. Siamo in Sede Vacante ed il nuovo Papa sarà Papa vero e proprio anche nel caso in cui, Dio non voglia, dovessero eleggere un modernista.

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe sapere come mai mons. Gherardini non ha pronunciato una sola sillaba riguardo alla situazione di eccezionale gravità e complessità, a partire dall'11 febbraio!
ne avete qualche notizia ?

Anonimo ha detto...

Mons. Gherardini è stato poco bene a lungo. Ora si sta rimettendo.
L'ho sentito molto addolorato per la rinuncia del Papa, ma non gli faccio domande precise finché non starà davvero ancor meglio.

Juan DE SAN MATTIA ha detto...

Rabbrividisco all'idea del "quasi sacremento" espressa in questo articolo così contorto che per accreditarsi un pò nella mente ragionevole di chi legge si è appoggiato traballando alla scolastica evocando la metafisica dell'essere. Suvvia! Procedendo con argomentazioni del genere l'autore potrebbe trovarsi assunto presso qualche commissione teologica pro concilio per coniare un nuovo pensiero: dopo l'ermeneutica della continuità potremo assistere alla "metafisica dell'instar traditio" del concilio vaticano II.

claudio ha detto...

Scusate l'OT: perchè su questo sito, Benedetto XVI viene raffigurato sempre si spalle??

Anonimo ha detto...

- Lei che parla di "processo e approdo non ineccepibili", non si prende la briga di dirci il perché. -

Rilegga meglio il mio breve commento e vedrà che almeno uno dei diversi perché vi è contenuto.

- Ovvio. Ma non mi sembra un buon motivo per buttare a mare la scolastica -

Buona cosa che le sia ovvio (per altri non lo è). Ma anche qui, rilegga bene il rilievo, e noterà che non si esorta affatto a buttare a mare la scolastica.

*

A Radaelli va comunque riconosciuto il merito di avere tentato un'analisi, sia pure presentata come ipotesi e poi accreditata al punto da trasformarsi nientemeno che in ammonimento ai Signori Cardinali affinché non si riuniscano in conclave (un passo straordinariamente ardito o temerario, secondo il punto dal quale lo si considera).
Aggiungerei tuttavia che tali tesi tendono a convincere chi è già convinto e a non convincere chi già non è convinto (persino un prodigio di logica e di intelligenza com'è l'argomento ontologico di Anselmo non riesce a discostarsi di molto da quest'esito). Difficilmente la cogenza del logo riesce a determinare un drastico mutamento di opinione, specie nelle menti che non vi sono particolarmente addestrate (alle quali è facile avere l'impressione di scorgere ciò che non è affatto in vista). Certo non sarà il suo caso, mic, ma come già accennato, le sortite nel campo della logica e dell'ontologia, o della metafisica ("come?! ma ontologia e metafisica non sono la stessa cosa, secondo ne insegna Aristotele?"), sono escursioni in terreno minato, e il rischio di dare scandalo, oltre che di prendere ficcare il tacco su qualche mina, è estremamente alto e decisamente eccessivo per l'orizzonte di un pur encomiabilissimo blog. Forse è più saggio affidarsi all'esperienza, terreno nel quale siamo tutti senz'altro più destri, e valutare l'albero del prossimo papa in base ai suoi frutti, come a suo tempo ci fu suggerito da Qualcuno.

Non voglia cogliere in queste parole alcuna vena polemica. Non sono che sommesse riflessioni ad alta voce, da prendere per quel poco - nulla dirà forse qualcuno - che valgono.

Anonimo ha detto...

Certo non sarà il suo caso, mic, ma come già accennato, le sortite nel campo della logica e dell'ontologia, o della metafisica ("come?! ma ontologia e metafisica non sono la stessa cosa, secondo ne insegna Aristotele?"), sono escursioni in terreno minato, e il rischio di dare scandalo, oltre che di prendere ficcare il tacco su qualche mina, è estremamente alto e decisamente eccessivo per l'orizzonte di un pur encomiabilissimo blog. Forse è più saggio affidarsi all'esperienza, terreno nel quale siamo tutti senz'altro più destri, e valutare l'albero del prossimo papa in base ai suoi frutti, come a suo tempo ci fu suggerito da Qualcuno.

Accetto questa sua osservazione che è anche un garbato consiglio e la ringrazio. Le confesso che non avevo considerato le implicazioni che suggerisce.

Ero consapevole dell'arditezza e anche della contundenza della tesi e tuttavia ho accettato di affrontarla insieme alle persone con le quali condivido questo percorso perché ritengo ineludibile e quindi necessario portare il discorso sul piano metafisico, anche se riconosco che questo non è lo strumento più adatto e nemmeno la sede più propria. Ma l'arditezza mi ha contagiata e in un momento come questo ho preferito non sottrarmi a possibili approfondimenti che possono consentire di volare più in alto e anche uscire dall'impantanamento cui mi pare che siano in molti a voler costringere noi fedeli e la Chiesa tutta.

Per quello che ci attende, ci affidiamo al Signore cercando di custodire, col suo aiuto, la nostra fedeltà, come ho già indicato nel pensiero pubblicato qualche ora fa.

Anonimo ha detto...

Scusate l'OT: perchè su questo sito, Benedetto XVI viene raffigurato sempre si spalle??

Non sempre Claudio! Se ci fai caso è solo dall'11 febbraio e mi sembra intuitivo il perché. Il nostro Papa ha voltato pagina e ci sta costringendo a fare altrettanto e con grande dolore e apprensione.

Ora continuiamo nella preghiera e nell'attesa.

Anonimo ha detto...

L'articolo è interessante. Si ha però l'impressione che Radaelli parli, per così dire, con lingua biforcuta (forse suo malgrado, nel qual caso non sarebbe esattamente lui a parlare, bensì qualcuno in lui).

Vorrei tornare su questo punto che non avevo notato, presa dal discorso successivo, per dirle che non tollero a nessun titolo l'ironia insultante, che non ammetterò possa ripetersi.

Benissimo esprimere divergenze su cui ci si confronta, ma insulti gratuiti NO.

Anonimo ha detto...

andate un po' a vedere sul blog di Tornielli il modo in cui un "sapiente" blogger confuta la tesi di Radaelli:
2 commenti delle
ore 23.26
e 23.28

nel thread
"diario del conclave/2"

a un certo punto il blogger dice:
La teologia di Redaelli dimostra quindi un fondo idolatrico. Perchè alla base dell’idea che la diversità dei doni di Dio equivalga ad una differenza di unione a lui sta una visione classista, una divisione del paradiso in “classi spirituali”.
etc....
non so perchè, ma qualcosa farebbe pensare che si tratti dello stesso blogger che qui sopra accusa Radaelli di avere "lingua biforcuta", proveniente da (suggerisce) dallo spirito di menzogna !

se qualcuno si sente capace di argomentare rettamente, provi a rispondere al blogger portante nick "cherubino", la cui confutazione "di ferro" non è facile da controbattere da parte di anime semplici.....

http://2.andreatornielli.it/?p=5775#comment-137729

Anonimo ha detto...

C'era dell'umorismo (non dell'ironia), che non intendeva in alcun modo essere un insulto, e l'espressione "lingua biforcuta" era pronunciata con simpatia, come locuzione scoutistica.

Ad ogni modo, tolgo volentieri il disturbo e la lascio a proseguire la discussione con i suoi ospiti.

Anonimo ha detto...

A Radaelli va comunque riconosciuto il merito di avere tentato un'analisi, sia pure presentata come ipotesi e poi accreditata al punto da trasformarsi nientemeno che in ammonimento ai Signori Cardinali affinché non si riuniscano in conclave (un passo straordinariamente ardito o temerario, secondo il punto dal quale lo si considera).

Sarà anche un passo ardito e temerario, ma l'audacia che lo accompagna è direttamente proporzionale alla gravità della situazione in cui si trova la Chiesa.

Quanto al sedicente 'umorismo' insultante, non è comunque tollerato. E di certo sarà più produttivo proseguire la discussione con chi eventualmente dissente, ma lo fa motivando e argomentando con sapiente efficacia e non con pregiudiziale rifiuto.

Anonimo ha detto...

se qualcuno si sente capace di argomentare rettamente, provi a rispondere al blogger portante nick "cherubino", la cui confutazione "di ferro" non è facile da controbattere da parte di anime semplici.....

Sono reduce da estenuanti 'battaglie' su diversi fronti, portate aventi proprio pensando a molte anime semplici che si affacciano sui blog, la cui portata divulgativa è innegabile, ma spesso purtroppo pari alla confusione che ingenerano se non interviene una moderazione attenta e rettamente orientante.

Solo il nick del blogger citato, onnipresente e logorroico frequentatore del blog di Tornielli, mi dà la nausea.

giovanna ha detto...

Sarà anche un passo ardito e temerario, ma l'audacia che lo accompagna è direttamente proporzionale alla gravità della situazione in cui si trova la Chiesa.

La teologia, e in special modo quella che usa del linguaggio della metafisica, dovrebbe fornire ipotesi di studio e approfondimento, esegesi della chiesa e dei fenomeni che la affannano. Quando, come in questo caso, approda a giudizi estremi e disperanti, finisce per smentire se stessa e la sua ragion d’essere, e per porsi in una via parallela al magistero della chiesa, al servizio non della chiesa ma di una idea di chiesa preconcetta. La tesi dell’anti-papa, innalzata su piedistalli ultralogici, pone infatti le premesse a quella via parallela, già peraltro intrapresa e praticata. E’ lecito questo, è giusto, è opportuno? Io non ho gli strumenti culturali, i titoli, le competenze per oppormi efficacemente, ma vorrei, e vorrei che bastassero le ragioni semplici e nude della mia fede e della mia appartenenza a questa chiesa.

Anonimo ha detto...

la premessa di Radelli è non certa, anzi penso probabilmente errata, che cioè il pontificato di un nuovo carattere metafisico, come dice lui, che non si può più cancellare; il papa non è ontologicamente papa, non è papa di per sé ma solo per accidens. E anche se "ad instar sacramenti" bisogna tener conto che non tutti i sacramenti danno un carattere ontologico: battesimo, cresima, ordine...matrimoinio?Non saprei, ma opino per il no

Anonimo ha detto...

In risposta ad un rilievo, ho detto:

Più che di cautela parlerei di prudente discernimento che parte da chi ce l'ha e poi deve coinvolgere le sedi opportune. Penso che questo sia già messo in bilancio da Radaelli.

Il prof. Radaelli conferma tutte le mie puntualizzazioni aggiungendo a questa sopra riportata:

La mia ipotesi di coerenza è e vuole essere unicamente uno stimolo a che le Autorità preposte alla dottrina diano le giuste risposte.

Inoltre interverrà presto personalmente per dare alcuni riscontri e fare delle precisazioni.

E.M. Radaelli ha detto...

Non condivido. L'ufficio del Romano Pontefice e' appunto un ufficio, un incarico stabilmente conferito per disposizione divina o ecclesiastica, da esercitarsi per un fine spirituale (canone 145 par. 1), ufficio che si acquista con l'accettazione dell'elezione e si perde per morte o rinuncia. Non e' un sacramento, ma e' legato ad un sacramento, l'essere vescovo di Roma. Tale ufficio e' rinunziabile al pari di qualunque altro ufficio, ed essendo primaziale la rinuncia non deve essere accolta da alcuno.

L’ufficio del Romano Pontefice non è un ufficio, ma un carisma fondato su Mt 16, 16 e sul triplice amore garantito da Pietro a Cristo. Ora, l’amore, fondamento a tale carisma, è eterno. O non è eterno? “Pasci il mio gregge”, poi, è formula che non prevede un “modo passivo”: come ho già detto, o si pasce o non si pasce.

E.M. Radaelli ha detto...

Mi sembra che il carattere sacramentale della vicarietá venga presupposto ma non dimostrato.

La dimostrazione risiede nei presupposti metafisici espressi. Tra l'altro viene indicato esplicitamente : "Dunque quello papale non è eo ipso un sacramento, ma è ad instar sacramenti, quasi un sacramento, perché Cristo stesso lo ha voluto per sua stessa natura “pieno, immediato, universale” (cfr. Can. 331). Meglio ancora: quello papale, nel potere delle chiavi (Munus clavium) è un supersacramento, dato direttamente da Cristo a Pietro e solo a Pietro con il cambio di nome (unico degli Apostoli) e la consegna delle chiavi: “Ego tibi dabor…” (Mt 16, 18). Quindi “quasi” nel senso di “più che”, data la perentorietà univoca e personale con la quale il Cristo investe Simone di Giona conferendogli in tal modo un potere assoluto, monarchico, universale, pieno e immediato. Questo supersacramento non ha corrispettivi perché in realtà è il fondamento di tutti gli altri: senza di esso, si noti, non si avrebbe.

E.M. Radaelli ha detto...

L'articolo è interessante. Si ha però l'impressione che Radaelli parli, per così dire, con lingua biforcuta (forse suo malgrado, nel qual caso non sarebbe esattamente lui a parlare, bensì qualcuno in lui). Nel suo precedente contributo, infatti, aveva presentato il suo interessante paradosso come un'ipotesi di lavoro, mentre ora sembra essersene invaghito al punto da conferirvi ben altro statuto.
Sorvolo sulle insinuazioni. Chiaro che le doverose premesse fatte nel primo articolo sono valevoli per ogni successivo, che integra, consegue e completa le prime considerazioni. La mens è la stessa, e così pure l’intenzione: di dare un senso non contraddittorio, ma coerente e veritativo, ai fatti che ci si presentano dinanzi.

Vale però la pena di suggerire molta, molta cautela, certo più di quanta Radaelli mostra di osservare in questa sua sortita esortativa.

Se non altro Radaelli, alle sue “sortite”, ci mette la faccia.

E.M. Radaelli ha detto...

ma perché questo stracciarsi le vesti se la norma è già nel Codex del '17? Qualcuno forse dubita dell'ortodossia di Benedetto XV?

Il Codex non è la Sacra Scrittura, il Codex è un libro storico e oggi, che si toglie l’inerranza alla Sacra Scrittura, la si vuole dare a un Codex?

Inoltre sopra il diritto canonico (storico) c’è la filosofia dell’essere (metafisica).

E.M. Radaelli ha detto...

Ripeto: c'è solo un problema di definizione infelice. Per il resto le cose non cambiano: Benedetto XVI ora ha la medesima posizione dei Patriarchi orientali dimessisi o dei vescovi che hanno presentato le dimissione dall'esercizio attivo della propria posizione.

Questa riduzione di Pietro al rango degli altri vescovi e dei Patriarchi ortodossi conduce la Chiesa fuori del dogma. È il motivo che ha fatto nascere le mie prime perplessità, ancora in sede teorica, quando anni fa affrontai il problema, non incalzato da circostanze clamorose come le attuali, ma dalla problematica petrina in sé, sic et simpliciter. Oggi non faccio che applicare conclusioni cui avevo avuto modo di pervenire freddamente e serenamente, mosso solo dar ragionamento in sé, come si raccomanda il Manzoni nelle sue Osservazioni sulla morale cattolica.

Quanto alla riduzione al rango dei patriarchi e dei vescovi, che è proprio ciò che vogliono i conciliaristi: equiparare il Papa ai Patriarchi orientali, che però, sulla positio petrina, sono fuori del dogma (si veda il telegramma di apprezzamento fatto avere dal Patriarca di Mosca Kirill I a Benedetto XVI, molto caloroso: l’Ortodosso vede nel gesto del Cattolico un avvicinamento sensibile alle proprie istanze).

E.M. Radaelli ha detto...

Te lo dico brutalmente, non e' perche' il prossimo Papa potrebbe essere filo gruppi ereticali, che mettiamo le mani avanti, accodandoci a castronerie.

Il discorso delle "mani avanti" non esiste. Come già osservato il discorso nasce e si fonda su postulati metafisici. Elaborati a mente fredda, ripeto io, ancora anni fa, lontano da pressioni emotive e di glamour: nel 2008, quando produssi Sacro al calor bianco, un libro sulla liturgia in cui era giocoforza incontrarsi con la potestà papale e le sue prerogative, per via del Novus Ordo Missæ.

E.M. Radaelli ha detto...

...L'istituto della renuntia è vecchio di secoli. E basta con Celestino V, visto che non fu né il primo né l'ultimo. E' curioso voler esser più papisti del Papa: quest'istituto è talmente regolare che era previsto pure nel Codex del '17 e nessuna norma che non sia teologicamente valida può esser inserita nel Codex (almeno in quello del '17), altrimenti il Codex stesso sarebbe fonte di errori e la causa di tutto risiederebbe nell'Autorità che lo ha emanato, ma così non può essere...

Perché non esiste un governo passivo, né una paternità passiva (‘Papa’ significa Padre, e ha ragione Marcello Veneziani allorché dice: Semel Abbas, semper Abbas, ossia: Una volta Padre, si è sempre Padre). O si governa, o non si governa. O si è padre o non si è padre. La paternità, poi, uno non se la può levare: se la tiene per sempre.

E.M. Radaelli ha detto...

Lo stesso Benedetto XVI ha detto che non è così: Il "sempre" è anche un "per sempre" - non c’è più un ritornare nel privato. Quel ‘sempre e per sempre’ così tanto contestato a me sembra invece il nodo che lega la rinuncia al ‘laccio’ metafisico del principio di non contraddizione invocato da Radaelli. Egli è sempre e per sempre l’eletto, è papa per sempre; rinuncia legittimamente e liberamente alla potestà di governo, conservando però in sé e su di sé l’elezione che lo associa a Cristo Crocifisso. In un modo nuovo, certamente, che la teologia potrebbe aiutarci ad esplorare e capire.

Ma lo si è già visto: un modo “passivo” di governare è un controsenso. O si governa attivamente o non si governa. Se poi egli dice di essere “per sempre” “pubblico”, lo faccia: resti pubblico. Ritirarsi in un monastero di clausura è palese contraddizione con quanto asserisce. È il Santo Padre che deve spiegare che non vi è contraddizione nel suo operato, non i fedeli, che nel suo operato vedono palese contraddizione.

E.M. Radaelli ha detto...

Immagino che sia altamente improbabile che quest’appello trovi seguito. E certamente Radaelli lo sa, lo si desume peraltro dall’articolo, dove nota d’essere stato l’unico o quasi ad alzare la voce contro questa rinuncia. E dunque perché quest’appello? Accendere l’allarme? Affilare le armi per il futuro prossimo? E se, come pretende di dimostrare, il prossimo sarà un antipapa, che ne sarà della Chiesa? Dell’agognata unità della Chiesa? Vorrei chiedere al professore Radaelli, che ne sarà dei cattolici, chi dovranno seguire, come, per quale via, in quale chiesa?

Oltre le considerazioni di cui sopra, sono le stesse domande che corsero per la Chiesa e dilaniarono gli animi tutte le volte che si creò la situazione incresciosa di più Papi. La situazione attuale – come d’altronde le precedenti – è frutto di una caduta di magistero, quella degli ultimi cinquant’anni, non tenuto nell’ambienza dogmatica e non parlante il linguaggio dogmatico dovuto.

Se il prossimo sarà un antipapa, allora invano abbiamo corso fin qui. Invano abbiamo creduto, difeso, combattuto. Letto, studiato, pianto, e poi ricominciato.

Non è la prima volta che la Chiesa e i suoi fedeli corrono “invano”: è la loro croce.

E.M. Radaelli ha detto...

Papa Celestino NON ha abusato del potere petrino, altrimenti la Chiesa non lo avrebbe canonizzato. E poi non è stato il solo caso. L'estremo rigore del testo, mi conferma che il tomismo troppo "sfegatato" mette limiti all'onnipotenza divina.

Il beato Papa Celestino abusò di una legge storica perché non conosceva e non gli era dato di conoscere quella metafisica, altrimenti non ne avrebbe abusato, per cui la sua eroicità di beato permane. È discutibile anche la sua elezione, evidentemente forzata, e all’estremo, per cui se gli storici faranno ulteriori indagini, non escluderei che si possa dimostrare la sua non-elezione.
Il rigore del testo è condizione a scrivere, e ciò che è scritto sull’onnipotenza divina è corretto in sé, non perché è rigoroso, ma perché si piega ai principi della logica aletica.

E.M. Radaelli ha detto...

Benedetto XVI ha voltato una pagina e nessuno potrà fare in modo che si possa tornare indietro.

Anche questa è cosa tutta in essere: abbiamo davanti un futuro in evoluzione, e non lo conosciamo affatto.

Solo Dio conosce se ha bene o mal fatto. Ciò che ne sappiamo noi è che tutti si rallegreranno del nome che uscirà dal prossimo conclave, ma non possiamo avere la certezza che la Chiesa non ne risulterà ferita.

La Chiesa è ferita da qualsiasi perdita o mancamanto della verità. Questi cinquant’anni di dedogmatizzazione forzata della Chiesa a opera del suo magistero anche più alto è certamente un vulnus alla Chiesa che la rende anche più esposta a ulteriori attacchi. Come sta avvenendo.

E.M. Radaelli ha detto...

Non è stato studiato lo dice lui. Gregorio XII non me lo sono inventato io eppure ha abdicato, fu ricompensato per il suo gesto e fu nominato cardinale (quindi, alla renuntia, ricopriva la posizione di vescovo, in automatico). I precedenti ci sono, c'è solo un problema di linguaggio (è stato infelicemente scelta la definizione di Papa emerito, ma diversi canonisti si sono dichiarati contrari). Il lessico potrà pure variare ma la situazione non cambia.

La rinuncia di Gregorio XII fu salutata da tutta la cattolicità con un sospiro di sollievo. Non era certo la Rinuncia a creare problemi, ma, al contrario, li risolveva, i problemi, e che problemi. E che ieri si sia voluto riconoscere lo status di vescovo al Rinunciatario cui oggi è invece negato la dice lunga sullo stadio di rozzezza di approfondimento che l’istituto ancora presenta: “già Papa”? “Papa emerito”? “Vescovo di Roma emerito”? (e perché solo ‘di Roma’: non era anche vescovo ‘del mondo’? Non c’è un titolo soddisfacente, perché è il luogo metafisico in cui si è posto il Rinunciato che è insoddisfacente: è un luogo che, se pure c’è nel Codex, non c’è però nell’essere.

Marco Marchesini ha detto...

Gentile Prof. E.M. Radaelli,

i Sacramenti comunicano la Grazia Divina, tuttavia sono necessarie le buone disposizioni della persona ricevente per portare frutto.

Il parallelo con il papato è interessante, tuttavia tutte le Grazie divine esigono la libera collaborazione umana. La Grazia non toglie il libero arbitrio.
Se il Papa abdica al suo altissimo ruolo, non ha più quindi le disposizioni richieste perché la Grazia possa portare frutto.
Il Sacramento dell'Ordine imprime un carattere. Però non esiste un carattere indelebile legato al papato.

Un altra osservazione: il Papa è Papa con giurisdizione universale e con carisma di infallibilità di Magistero perché è Vescovo di Roma. Si può dire che è Vescovo universale perché la sua giurisdizione universale è veramente episcopale. In questo senso il Papa è Vescovo universale. Gli altri Vescovi infatti non sono semplici delegati del Papa.

Non capisco come mai il Codex preveda l'abdicazione del Papa se questa fosse assurda metafisicamente. Il Codex non può contenere errori di fede o morale.

Anonimo ha detto...

Se il Papa abdica al suo altissimo ruolo, non ha più quindi le disposizioni richieste perché la Grazia possa portare frutto.

Caro Marco,

di certo il prof. Radaelli ti risponderà.

A me viene così a caldo una osservazione. Se anche il Papa, abdicando non avesse più le disposizioni richieste, non per questo cessa di essere Papa, per l'elemento fondante della sua elezione: l'investitura divina che gli conferisce un quid che prima non aveva (emblematico il cambiamento del nome che non è deponibile) che appartiene al luogo metafisico dell'essere da cui proviene... il "per sempre" richiamato anche da Benedetto XVI, con l'anomalia del "servizio attivo" e di quello "passivo", che di fatto esprimono la com-presenza, di due soggetti...

Certo è una mia povera riflessione, che va passata al vaglio di più solide a autorevoli argomentazioni.

giovanna ha detto...

Come ho detto, vorrei avere gli strumenti giusti per poter collocare questa rinuncia nella chiesa senza distruggerla. La prospettiva dell’anti-papa va invece nella direzione opposta. E innesta tremila dubbi sul futuro. Per cui ringrazio il professore per la replica, ma resto con le mie domande: che fine fa l’unità della Chiesa, come perseverare in essa se chi la pascerà è già macchiato di discredito? D’altra parte, l’ignobile spettacolo del collegio cardinalizio deprime ogni speranza. Resta il Vangelo, che almeno parla la mia lingua.

Marco Marchesini ha detto...

Ti rigrazio per le tue riflessioni mic.

Il "quid" in questione dovrebbe essere una sorta di carattere, di sigilli spirituale indelebile, come per il Battesimo, per l'Ordine e per la Cresima.

E.M. Radaelli ha detto...

i Sacramenti comunicano la Grazia Divina, tuttavia sono necessarie le buone disposizioni della persona ricevente per portare frutto.
Il parallelo con il papato è interessante, tuttavia tutte le Grazie divine esigono la libera collaborazione umana. La Grazia non toglie il libero arbitrio.
Se il Papa abdica al suo altissimo ruolo, non ha più quindi le disposizioni richieste perché la Grazia possa portare frutto.
Il Sacramento dell'Ordine imprime un carattere. Però non esiste un carattere indelebile legato al papato.


Sì: è il carattere, o carisma, o trans-sacramento delle Chiavi, come ho già detto, fondamento a tutti gli altri sacramenti e senza il quale trans-sacramento i sette sacramenti non si danno e non si dà la stessa Chiesa (Mt 16, 18: "Tu sei Pietro, e su questa Pietra fonderò la mia Chiesa"). E' indelebile perché è indelebile il nuovo nome dato a ogni "Simone" che lo riceve e questo nome è a sua volta indelebile perché è indelebile l'amore tre volte affermato appena prima da Simone a Cristo, per il quale il suo nome è trasmutato in Roccia. "Roccia", non "Sabbia". "Roccia", non "Acqua". Col nome di Roccia, di Cephas, simbolo e realtà al tempo stesso, l'immutabilità è non solo assicurata, ma è dovuta.

Un altra osservazione: il Papa è Papa con giurisdizione universale e con carisma di infallibilità di Magistero perché è Vescovo di Roma. Si può dire che è Vescovo universale perché la sua giurisdizione universale è veramente episcopale. In questo senso il Papa è Vescovo universale. Gli altri Vescovi infatti non sono semplici delegati del Papa.

Essere vescovo di Roma e universale è la stessa cosa: "Roma" vuol dire in se stessa (Caput mundi) universalità, anche se vescovo di Roma lo si è immediatamente, e del mondo mediatamente, cioè per il fatto di esserlo di Roma.

Non capisco come mai il Codex preveda l'abdicazione del Papa se questa fosse assurda metafisicamente. Il Codex non può contenere errori di fede o morale.

Non sapevo che esistesse un altro testo inerrante oltre la Sacra Scrittura e le proposizioni dogmatiche. Che un testo discenda da proposizioni inerranti non vuol dire di per sé che sia esso stesso inerrante, perché l'estensore, non più condotto e protetto dall'infallibilità, lo dice la logica formale, può errare.

Anonimo ha detto...

Il "quid" in questione dovrebbe essere una sorta di carattere, di sigilli spirituale indelebile, come per il Battesimo, per l'Ordine e per la Cresima.

Caro Marco,
vedo che il prof. Radaelli ha già risposto.

Sul "quid" cui accennavo, se crediamo che si tratta di qualcosa che, provenendo direttamente dal Signore, ha in sé la sua vis Soprannaturale, non ci sono dubbi sulla indissolubilità.

I precedenti storici di dimissioni, a parte Celestino V, se non ricordo male sono collegati a cause di forza maggiore (mi viene in mente quelle programmate da Pio XII nella ventilata ipotesi di suo rapimento da parte dei tedeschi).

Se non ci si crede più, allora si possono fare tutte le ipotesi di vario genere, tutte di conio giuridico-amministrativo, alle quali assistiamo dall'11 febbraio...

Marco Marchesini ha detto...

Ho compreso la posizione del Prof. Radaelli che ringrazio dei chiarimenti. E' una posizione interessante sopratutto riguardo al "carattere" indelebile del papato, pur tuttavia non è condivisa da autorevoli canonisti come ad esempio il Card. Palazzini nel suo dizionario di teologia morale (v. Pontefice Sommo).
Rimane un interessante opinione privata che può essere approfondita alla luce della Rivelazione e delle fonti.

Ora se si esaminano le fonti si scopre che il Codice di diritto canonico ed i testi di teologia ammettevano e ammettono il caso di rinuncia del Papato. Correggetemi se sbaglio, ma potete citarmi dei testi in cui si affermava che il Papa ha un carattere indissolubile che dura fino alla morte?

Per quanto riguarda il Codex riporto il testo del Cartechini, uno dei più chiari sull'argomento:

*******************************************************************************************************************

Quanto alla vita giuridica della Chiesa, bisogna dire che i concili generali e il papa non possono
stabilire leggi la cui osservanza sia peccato. Cristo, infatti, dette alla Chiesa la potestà di
giurisdizione per condurre gli uomini alla vita eterna; ma se la Chiesa nelle sue leggi includesse il
peccato mortale, obbligherebbe gli uomini a perdere la vita eterna. Né, d’altra parte, Dio può
dispensare dalla legge naturale. Perciò la Chiesa non può definire come vizio ciò che è onesto, né, al
contrario, onesto ciò che è vizio; non può approvare ciò che sia contrario al Vangelo o alla ragione.

Quindi nel Codice di Diritto Canonico non può esservi nulla che si opponga in qualche modo
alle regole della fede e alla santità del Vangelo, poiché la legislazione ecclesiastica deve
necessariamente avere un nesso di dipendenza dai principi morali rivelati, che la Chiesa ha il
compito d’interpretare e applicare per tutti i fedeli. Anzi nel Codice, in quanto la Chiesa vi insegna
alcune verità pratiche e speculative come contenute nel deposito della rivelazione, le spiega e le
propone in modo obbligatorio, non si può negare che si trovano chiaramente espressi alcuni dommi.
Di più vi sono nel Codice alcune cose che possiamo chiamare fatti dommatici, in quanto la Chiesa
determina in specie alcune osservanze che nella legge divina o naturale sono promulgate soltanto in
termini generali, come, per esempio, il precetto di accostarsi alla santa comunione. E finalmente la
Chiesa nel Codice deduce anche delle conclusioni più o meno necessarie dalle verità rivelate e le
impone. Perciò ogniqualvolta il Codice propone qualche dottrina riguardante la fede e la morale
come fondamento delle sue prescrizioni, questa dottrina va ritenuta come insegnata infallibilmente
dal magistero ordinario.

**********************************************************************************************************************

Per quanto riguarda le varie ipotesi. Se mons. Ratzinger fosse ancora Papa Benedetto XVI andrebbe nominato nel Canone della Messa fino alla sua morte. Si avrebbe il caso in cui per un periodo di tempo tutte le Messe cattoliche sarebbero illecite.
Dopo questa rinuncia, in quale Santa Messa viene nominato nel Canone Benedetto XVI?
L'autorità ecclesiastica si è già espressa sulla validità e liceità di questa rinuncia.



Scusami cara Maria se vado OT. Posso approfittare della presenza del Prof. Radaelli su questo blog per quel discorso sull' "Apologia dell'inferno" di Romano Amerio in "Iota Unun"?

Saluti.

Anonimo ha detto...

E SE FOSSIMO GIA' DENTRO IL DENTRO SEGRETO DI FATIMA?
E SE FRANCESCO FOSSE QUEL "VESCOVO VESTITO DI BIANCO"
DELLA RIVELAZIONE DI FATIMA? Purtroppo Francesco non solo non ha consacrato la Russia ma neppure il mondo...
si è limitato ad un generico affidamento...non ha usato la parola "consacrare o consacrazione"...il suo è stato un atto giusto, utile, bello e una bella predica e ha fatto benissimo a ricordare l'importanza di Fatima ma ancora una volta la richiesta del Cielo non è stata ascoltata...l'aspetto profetico, metafisico ed escatologico di Fatima, il cuore essenziale del messaggio cioè,è finito omesso e silenziato...il tutto si è ridotto ad una bella devozione...pur utile e necessaria...il messaggio di Fatima non è stato ricordato e si è ridotto ad un titolo mariano e ad un invocazione priva di quello spessore che Giovanni Paolo II gli aveva riconosciuto (anche nel suo "salvaci dalla guerra nucleare" e "salvaci dalla facilità di cadere nel peccato"...) Francesco ha ridotto Fatima ad una dimensione interiore e individuale...omettendo il cuore sacrificale, penitenziale e ascetico della rivelazione mariana mentre Fatima è anche e specialmente un messaggio mondiale ed ecclesiale....e poi non si è neppure inginocchiato davanti alla statua come aveva fatto Giovanni Paolo II.....tempi bui...
firmato: Giacomo Maria Prati
nato il 13 maggio...